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	Commenti a: o tempora o mor(t)es!	</title>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 16:22:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono andata a veder su google le immagini del paese Taburno. E&#039; un paesaggio meraviglioso come amo: alta solitudine, antiche case, memoria dei radici.
Mi rammento qualche paese della mia terra natale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono andata a veder su google le immagini del paese Taburno. E&#8217; un paesaggio meraviglioso come amo: alta solitudine, antiche case, memoria dei radici.<br />
Mi rammento qualche paese della mia terra natale.</p>
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		Di: effeffe		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 23:07:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ panta rei
sul Taburno
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ panta rei<br />
sul Taburno<br />
effeffe</p>
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		Di: Tashtego		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 22:08:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ieri sulle strisce di piazza mazzini vedo la mia amica p.
come sta? le dico.
male, risponde.
muore?
sì.
è in ospedale?
sì. dovevamo tenerlo a casa. aveva trenta battiti, se ne sarebbe andato. invece adesso che lo tengono in vita, soffre inutilmente.
è una macchina infernale, penso. e glielo dico.
già, dice lei e vedo che piange.
dammi un bacio le chiedo senza togliermi il casco.
mi bacia sulla guancia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ieri sulle strisce di piazza mazzini vedo la mia amica p.<br />
come sta? le dico.<br />
male, risponde.<br />
muore?<br />
sì.<br />
è in ospedale?<br />
sì. dovevamo tenerlo a casa. aveva trenta battiti, se ne sarebbe andato. invece adesso che lo tengono in vita, soffre inutilmente.<br />
è una macchina infernale, penso. e glielo dico.<br />
già, dice lei e vedo che piange.<br />
dammi un bacio le chiedo senza togliermi il casco.<br />
mi bacia sulla guancia.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/03/o-tempora-o-mortes/#comment-99929</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 20:33:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sul monte Taburno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul monte Taburno.</p>
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		<title>
		Di: Alcor		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 20:33:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non farlo Arminio, c&#039;è la pantera.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non farlo Arminio, c&#8217;è la pantera.</p>
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		<title>
		Di: plessus		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/03/o-tempora-o-mortes/#comment-99903</link>

		<dc:creator><![CDATA[plessus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 14:57:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il sogno di una morte perfetta, senza ambiguità, senza incomprensioni, che si presenta all’improvviso non preannunciata, magari nel sonno, priva del dolore di un cammino che la precede, poco si presta a riflessioni su di essa. Poco spazio lascia alla poesia. 
Meditazioni sulla vita che l’ha preceduta, sulle conseguenze che ha apportato, sulle possibilità nascoste che una concatenazione diversa di eventi avrebbe potuto generare al posto della morte, sono invece preda dei pensieri dell’intellettuale più acuto come di quelli appartenenti ad un uomo ugualmente abile, ma in possesso della licenza di quinta elementare.
Spostare la morte dai suoi non luogo e non tempo per mescolarla alla vita da respirare tutti i giorni come un aerosol, è come pretendere di spostare la notte nel giorno e mescolarla ad esso creando un gioco infinito di forti contrasti ed illimitate sfumature. Di luci, di ombre, di bui. Dove non si capisce se sono più utili gli occhiali chiari, gli occhiali scuri o un antidoto al trip.
Troppo flusso emozionale, quasi provocatorio, troppa soggettività pessimistica in cerca – apparentemente - di condivisione con gli altri. Vedi l’uso del voi, e del noi. 
Forse, non so, è un modalità difensiva dell’autore contro un’inevitabile angoscia che lo accompagna nella percezione della propria &quot;finità&quot;, nella conduzione della propria continuità. 
Rappresentazioni magari interessanti, ma che stimolano una reazione uguale e contraria, tanto sono lontani dallo spirito di appartenenza.
Viene in mente, per esempio, la terapia del sorriso che personale specializzato mette in opera in alcuni reparti di ospedali pediatrici, e non, italiani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sogno di una morte perfetta, senza ambiguità, senza incomprensioni, che si presenta all’improvviso non preannunciata, magari nel sonno, priva del dolore di un cammino che la precede, poco si presta a riflessioni su di essa. Poco spazio lascia alla poesia.<br />
Meditazioni sulla vita che l’ha preceduta, sulle conseguenze che ha apportato, sulle possibilità nascoste che una concatenazione diversa di eventi avrebbe potuto generare al posto della morte, sono invece preda dei pensieri dell’intellettuale più acuto come di quelli appartenenti ad un uomo ugualmente abile, ma in possesso della licenza di quinta elementare.<br />
Spostare la morte dai suoi non luogo e non tempo per mescolarla alla vita da respirare tutti i giorni come un aerosol, è come pretendere di spostare la notte nel giorno e mescolarla ad esso creando un gioco infinito di forti contrasti ed illimitate sfumature. Di luci, di ombre, di bui. Dove non si capisce se sono più utili gli occhiali chiari, gli occhiali scuri o un antidoto al trip.<br />
Troppo flusso emozionale, quasi provocatorio, troppa soggettività pessimistica in cerca – apparentemente &#8211; di condivisione con gli altri. Vedi l’uso del voi, e del noi.<br />
Forse, non so, è un modalità difensiva dell’autore contro un’inevitabile angoscia che lo accompagna nella percezione della propria &#8220;finità&#8221;, nella conduzione della propria continuità.<br />
Rappresentazioni magari interessanti, ma che stimolano una reazione uguale e contraria, tanto sono lontani dallo spirito di appartenenza.<br />
Viene in mente, per esempio, la terapia del sorriso che personale specializzato mette in opera in alcuni reparti di ospedali pediatrici, e non, italiani.</p>
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		<title>
		Di: Leo Bloom		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/03/o-tempora-o-mortes/#comment-99901</link>

		<dc:creator><![CDATA[Leo Bloom]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 14:44:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro arminio, in effetti avrei voluto scrivere un post di risposta al tuo post. un ris-post. lo farò sul mio blog... anche se mi piacerebbe postare qui, ovviamente. è vero quando parli della morte come &quot;legame tra un respiro e l&#039;altro&quot;. la morte è in fondo quell&#039;essere mancante (per dirla alla Lacan) che mai colmeremo e che pure siamo spinti a colmare. La dissocietà del mediale viene dopo la società dello spettacolo. E proprio di dissocietà parlavo nel 2003 e proprio la dissocietà vivo ora nel 2008. Vero è anche quando scrivi dell&#039;illusione di molti che credono di vivere sempre lo stesso mondo, mo(n)do. Per me non è così. Io stesso sono Leo Bloom, Bimodale, gg. Io sono i miei altri. Io sono continuamente la morte dei miei altri. Questo è il postdigitale: quando l&#039;avatar diventa l&#039;anima di corpi temporali e il digitale è quello che è, non una traduzione dell&#039;esperienza analogica, eccetera. Basta con l&#039;analogia io non esisto!
per ridirla alla Carmelo Bene.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro arminio, in effetti avrei voluto scrivere un post di risposta al tuo post. un ris-post. lo farò sul mio blog&#8230; anche se mi piacerebbe postare qui, ovviamente. è vero quando parli della morte come &#8220;legame tra un respiro e l&#8217;altro&#8221;. la morte è in fondo quell&#8217;essere mancante (per dirla alla Lacan) che mai colmeremo e che pure siamo spinti a colmare. La dissocietà del mediale viene dopo la società dello spettacolo. E proprio di dissocietà parlavo nel 2003 e proprio la dissocietà vivo ora nel 2008. Vero è anche quando scrivi dell&#8217;illusione di molti che credono di vivere sempre lo stesso mondo, mo(n)do. Per me non è così. Io stesso sono Leo Bloom, Bimodale, gg. Io sono i miei altri. Io sono continuamente la morte dei miei altri. Questo è il postdigitale: quando l&#8217;avatar diventa l&#8217;anima di corpi temporali e il digitale è quello che è, non una traduzione dell&#8217;esperienza analogica, eccetera. Basta con l&#8217;analogia io non esisto!<br />
per ridirla alla Carmelo Bene.</p>
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		Di: franco arminio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/03/o-tempora-o-mortes/#comment-99890</link>

		<dc:creator><![CDATA[franco arminio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 12:27:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro francesco 
so come potrei intervenire sul pezzo della policastro e sui commenti. forse questo testo che ho messo qui è anche una risposta a quella discussione. è che io scrivo per visioni,  per dettagli, per getti di umore. le teorie su cosa debba essere la letteratura preferisco leggerle dagli altri più che farle io.
armin]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro francesco<br />
so come potrei intervenire sul pezzo della policastro e sui commenti. forse questo testo che ho messo qui è anche una risposta a quella discussione. è che io scrivo per visioni,  per dettagli, per getti di umore. le teorie su cosa debba essere la letteratura preferisco leggerle dagli altri più che farle io.<br />
armin</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/03/o-tempora-o-mortes/#comment-99886</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 12:05:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bellissimo il ricordo di effeffe riscaldato alla memoria dell&#039;amicizia. C&#039;è un dolce asilo nelle parole da cui viene risplendere l&#039;immagine della neve e il cuore della casa: il focolare.
Il focolare dei cuori nel canto a sotto voce dell&#039;emozione, nel brusio della fiamma, nel suo sospiro.
Quando si cammina ( e penso che forse il paesaggio di Campoli monte taburno porta i tratti rudi del monte) nel freddo, il dolore si sente acuto, poi intorpidisce.
Allora si entra nella casa, e il fuoco brucia l&#039;intorpedimento, si sveglia nella dolcezza il rintorno alla vita.

Questo post e i commenti sono bellissimi perché parlano con pudore delle cose importante della vita e anche della sensibilità maschile. fa bene.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissimo il ricordo di effeffe riscaldato alla memoria dell&#8217;amicizia. C&#8217;è un dolce asilo nelle parole da cui viene risplendere l&#8217;immagine della neve e il cuore della casa: il focolare.<br />
Il focolare dei cuori nel canto a sotto voce dell&#8217;emozione, nel brusio della fiamma, nel suo sospiro.<br />
Quando si cammina ( e penso che forse il paesaggio di Campoli monte taburno porta i tratti rudi del monte) nel freddo, il dolore si sente acuto, poi intorpidisce.<br />
Allora si entra nella casa, e il fuoco brucia l&#8217;intorpedimento, si sveglia nella dolcezza il rintorno alla vita.</p>
<p>Questo post e i commenti sono bellissimi perché parlano con pudore delle cose importante della vita e anche della sensibilità maschile. fa bene.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: effeffe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/03/o-tempora-o-mortes/#comment-99867</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 10:18:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a me sia franco che Tash fanno una tenerezza infinita. Di là (nelle altre stanze e post) si parla di loro e loro se ne stanno qui tranquilli. E&#039; inverno e leggere le vostre parole mi ricorda quando per preparare gli esami tosti in tre si andava a casa di un amico che abitava a Campoli Monte taburno (assai straordinario come paesaggio Frà se puoi facci un salto). e si restava dentro al salotto col camino acceso - fuori c&#039;era la neve- in un tepore che lasciava che le ferite si aprissero alle parole e le parole ricucivano gli strappi, le lacerazioni, purificate dal fuoco.
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a me sia franco che Tash fanno una tenerezza infinita. Di là (nelle altre stanze e post) si parla di loro e loro se ne stanno qui tranquilli. E&#8217; inverno e leggere le vostre parole mi ricorda quando per preparare gli esami tosti in tre si andava a casa di un amico che abitava a Campoli Monte taburno (assai straordinario come paesaggio Frà se puoi facci un salto). e si restava dentro al salotto col camino acceso &#8211; fuori c&#8217;era la neve- in un tepore che lasciava che le ferite si aprissero alle parole e le parole ricucivano gli strappi, le lacerazioni, purificate dal fuoco.<br />
effeffe</p>
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