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	Commenti a: Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 16	</title>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 08:10:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Maria,

Ammo la lengua napoletana. Mi parla al core.

Un vaso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Maria,</p>
<p>Ammo la lengua napoletana. Mi parla al core.</p>
<p>Un vaso.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: soldato blu		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 06:37:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Perché mi strazi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché mi strazi?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maria v		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[maria v]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 06:28:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro soldato
sei premuroso, ma ...(le) liti non c&#039;entrano niente:
Rinaldo, Enea, Teseo, Giasone... avevano progettato le loro fughe con largo anticipo. tutti  &quot;dovevano&quot; partire.

almeno questa, che è troppo bella, davvero non resisto ;-)
(gli uomini tollereranno, spero, almeno UNa voce di donna ;-)

&lt;i&gt;Forsennata gridava: &quot;O tu che porte
parte teco di me, parte ne lassi,
o prendi l&#039;una o rendi l&#039;altra, o morte
dà insieme ad ambe: arresta, arresta i passi,
sol che ti sian le voci ultime porte;
non dico i baci, altra piú degna avrassi
quelli da te. Che temi, empio, se resti?
Potrai negar, poi che fuggir potesti.&quot;
[…]
XLIV
Poi cominciò: &quot;Non aspettar ch&#039;io preghi,
crudel, te, come amante amante deve.
Tai fummo un tempo; or se tal esser neghi,
e di ciò la memoria anco t&#039;è greve,
come nemico almeno ascolta: i preghi
d&#039;un nemico talor l&#039;altro riceve.
Ben quel ch&#039;io chieggio è tal che darlo puoi
e integri conservar gli sdegni tuoi.

Se m&#039;odii, e in ciò diletto alcun tu senti,
non te &#039;n vengo a privar: godi pur d&#039;esso.
Giusto a te pare, e siasi. Anch&#039;io le genti
cristiane odiai, no &#039;l nego, odiai te stesso.
Nacqui pagana, usai vari argomenti
che per me fosse il vostro imperio oppresso;
te perseguii, te presi, e te lontano
da l&#039;arme trassi in loco ignoto e strano.

Aggiungi a questo ancor quel ch&#039;a maggiore
onta tu rechi ed a maggior tuo danno:
t&#039;ingannai, t&#039;allettai nel nostro amore;
empia lusinga certo, iniquo inganno,
lasciarsi còrre il virginal suo fiore,
far de le sue bellezze altrui tiranno,
quelle ch&#039;a mille antichi in premio sono
negate, offrire a novo amante in dono!

Sia questa pur tra le mie frodi, e vaglia
sí di tante mie colpe in te il difetto
che tu quinci ti parta e non ti caglia
di questo albergo tuo già sí diletto.
Vattene, passa il mar, pugna, travaglia,
struggi la fede nostra: anch&#039;io t&#039;affretto.
Che dico nostra? ah non piú mia! fedele
sono a te solo, idolo mio crudele.

Solo ch&#039;io segua te mi si conceda:
picciola fra nemici anco richiesta.
Non lascia indietro il predator la preda;
va il trionfante, il prigionier non resta.
Me fra l&#039;altre tue spoglie il campo veda
ed a l&#039;altre tue lodi aggiunga questa,
che la tua schernitrice abbia schernito
mostrando me sprezzata ancella a dito.

Sprezzata ancella, a chi fo piú conserva
di questa chioma, or ch&#039;a te fatta è vile?
Raccorcierolla: al titolo di serva
vuo&#039; portamento accompagnar servile.
Te seguirò, quando l&#039;ardor piú ferva
de la battaglia, entro la turba ostile.
Animo ho bene, ho ben vigor che baste
a condurti i cavalli, a portar l&#039;aste.

Sarò qual piú vorrai scudiero o scudo:
non fia ch&#039;in tua difesa io mi risparmi.
Per questo sen, per questo collo ignudo,
pria che giungano a te, passeran l&#039;armi.
Barbaro forse non sarà sí crudo
che ti voglia ferir, per non piagarmi,
condonando il piacer de la vendetta
a questa, qual si sia, beltà negletta.

Misera! ancor presumo? ancor mi vanto
di schernita beltà che nulla impetra?&quot;
Volea piú dir, ma l&#039;interruppe il pianto
che qual fonte sorgea d&#039;alpina pietra.
Prendergli cerca allor la destra o &#039;l manto,
supplichevole in atto, ed ei s&#039;arretra,
resiste e vince; e in lui trova impedita
Amor l&#039;entrata, il lagrimar l&#039;uscita.

Non entra Amor a rinovar nel seno,
che ragion congelò, la fiamma antica;
v&#039;entra pietate in quella vece almeno,
pur compagna d&#039;Amor, benché pudica
e lui commove in guisa tal ch&#039;a freno
può ritener le lagrime a fatica.
Pur quel tenero affetto entro restringe,
e quanto può gli atti compone e infinge.

Poi le risponde: &quot;Armida, assai mi pesa
di te; sí potess&#039;io, come il farei,
del mal concetto ardor l&#039;anima accesa
sgombrarti: odii non son, né sdegni i miei,
né vuo&#039; vendetta, né rammento offesa;
né serva tu, né tu nemica sei.
Errasti, è vero, e trapassasti i modi,
ora gli amori essercitando, or gli odi;

ma che? son colpe umane e colpe usate:
scuso la natia legge, il sesso e gli anni.
Anch&#039;io parte fallii; s&#039;a me pietate
negar non vuo&#039;, non fia ch&#039;io te condanni.
Fra le care memorie ed onorate
mi sarai ne le gioie e ne gli affanni,
sarò tuo cavalier quanto concede
la guerra d&#039;Asia e con l&#039;onor la fede.

Deh! che del fallir nostro or qui sia il fine
e di nostre vergogne omai ti spiaccia,
ed in questo del mondo ermo confine
la memoria di lor sepolta giaccia.
Sola, in Europa e ne le due vicine
parti, fra l&#039;opre mie questa si taccia.
Deh! non voler che segni ignobil fregio
tua beltà, tuo valor, tuo sangue regio.

Rimanti in pace, i&#039; vado; a te non lice
meco venir, chi mi conduce il vieta.
Rimanti, o va per altra via felice,
e come saggia i tuoi consigli acqueta.&quot;
Ella, mentre il guerrier cosí le dice,
non trova loco, torbida, inquieta;
già buona pezza in dispettosa fronte
torva riguarda, al fin prorompe a l&#039;onte:

&quot;Né te Sofia produsse e non sei nato
de l&#039;azio sangue tu; te l&#039;onda insana
del mar produsse e &#039;l Caucaso gelato,
e le mamme allattàr di tigre ircana.
Che dissimulo io piú? l&#039;uomo spietato
pur un segno non diè di mente umana.
Forse cambiò color? forse al mio duolo
bagnò almen gli occhi o sparse un sospir solo?

Quali cose tralascio o quai ridico?
S&#039;offre per mio, mi fugge e m&#039;abbandona;
quasi buon vincitor, di reo nemico
oblia le offese, i falli aspri perdona.
Odi come consiglia! odi il pudico
Senocrate d&#039;amor come ragiona!
O Cielo, o dèi, perché soffrir questi empi
fulminar poi le torri e i vostri tèmpi?

Vattene pur, crudel, con quella pace
che lasci a me; vattene, iniquo, omai.
Me tosto ignudo spirto, ombra seguace
indivisibilmente a tergo avrai.
Nova furia, co&#039; serpi e con la face
tanto t&#039;agiterò quanto t&#039;amai.
E s&#039;è destin ch&#039;esca del mar, che schivi
gli scogli e l&#039;onde e che a la pugna arrivi,

là tra &#039;l sangue e le morti egro giacente
mi pagherai le pene, empio guerriero.
Per nome Armida chiamerai sovente
ne gli ultimi singulti: udir ciò spero.&quot;
Or qui mancò lo spirto a la dolente,
né quest&#039;ultimo suono espresse intero;
e cadde tramortita e si diffuse
di gelato sudore, e i lumi chiuse.&lt;/i&gt;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro soldato<br />
sei premuroso, ma &#8230;(le) liti non c&#8217;entrano niente:<br />
Rinaldo, Enea, Teseo, Giasone&#8230; avevano progettato le loro fughe con largo anticipo. tutti  &#8220;dovevano&#8221; partire.</p>
<p>almeno questa, che è troppo bella, davvero non resisto ;-)<br />
(gli uomini tollereranno, spero, almeno UNa voce di donna ;-)</p>
<p><i>Forsennata gridava: &#8220;O tu che porte<br />
parte teco di me, parte ne lassi,<br />
o prendi l&#8217;una o rendi l&#8217;altra, o morte<br />
dà insieme ad ambe: arresta, arresta i passi,<br />
sol che ti sian le voci ultime porte;<br />
non dico i baci, altra piú degna avrassi<br />
quelli da te. Che temi, empio, se resti?<br />
Potrai negar, poi che fuggir potesti.&#8221;<br />
[…]<br />
XLIV<br />
Poi cominciò: &#8220;Non aspettar ch&#8217;io preghi,<br />
crudel, te, come amante amante deve.<br />
Tai fummo un tempo; or se tal esser neghi,<br />
e di ciò la memoria anco t&#8217;è greve,<br />
come nemico almeno ascolta: i preghi<br />
d&#8217;un nemico talor l&#8217;altro riceve.<br />
Ben quel ch&#8217;io chieggio è tal che darlo puoi<br />
e integri conservar gli sdegni tuoi.</p>
<p>Se m&#8217;odii, e in ciò diletto alcun tu senti,<br />
non te &#8216;n vengo a privar: godi pur d&#8217;esso.<br />
Giusto a te pare, e siasi. Anch&#8217;io le genti<br />
cristiane odiai, no &#8216;l nego, odiai te stesso.<br />
Nacqui pagana, usai vari argomenti<br />
che per me fosse il vostro imperio oppresso;<br />
te perseguii, te presi, e te lontano<br />
da l&#8217;arme trassi in loco ignoto e strano.</p>
<p>Aggiungi a questo ancor quel ch&#8217;a maggiore<br />
onta tu rechi ed a maggior tuo danno:<br />
t&#8217;ingannai, t&#8217;allettai nel nostro amore;<br />
empia lusinga certo, iniquo inganno,<br />
lasciarsi còrre il virginal suo fiore,<br />
far de le sue bellezze altrui tiranno,<br />
quelle ch&#8217;a mille antichi in premio sono<br />
negate, offrire a novo amante in dono!</p>
<p>Sia questa pur tra le mie frodi, e vaglia<br />
sí di tante mie colpe in te il difetto<br />
che tu quinci ti parta e non ti caglia<br />
di questo albergo tuo già sí diletto.<br />
Vattene, passa il mar, pugna, travaglia,<br />
struggi la fede nostra: anch&#8217;io t&#8217;affretto.<br />
Che dico nostra? ah non piú mia! fedele<br />
sono a te solo, idolo mio crudele.</p>
<p>Solo ch&#8217;io segua te mi si conceda:<br />
picciola fra nemici anco richiesta.<br />
Non lascia indietro il predator la preda;<br />
va il trionfante, il prigionier non resta.<br />
Me fra l&#8217;altre tue spoglie il campo veda<br />
ed a l&#8217;altre tue lodi aggiunga questa,<br />
che la tua schernitrice abbia schernito<br />
mostrando me sprezzata ancella a dito.</p>
<p>Sprezzata ancella, a chi fo piú conserva<br />
di questa chioma, or ch&#8217;a te fatta è vile?<br />
Raccorcierolla: al titolo di serva<br />
vuo&#8217; portamento accompagnar servile.<br />
Te seguirò, quando l&#8217;ardor piú ferva<br />
de la battaglia, entro la turba ostile.<br />
Animo ho bene, ho ben vigor che baste<br />
a condurti i cavalli, a portar l&#8217;aste.</p>
<p>Sarò qual piú vorrai scudiero o scudo:<br />
non fia ch&#8217;in tua difesa io mi risparmi.<br />
Per questo sen, per questo collo ignudo,<br />
pria che giungano a te, passeran l&#8217;armi.<br />
Barbaro forse non sarà sí crudo<br />
che ti voglia ferir, per non piagarmi,<br />
condonando il piacer de la vendetta<br />
a questa, qual si sia, beltà negletta.</p>
<p>Misera! ancor presumo? ancor mi vanto<br />
di schernita beltà che nulla impetra?&#8221;<br />
Volea piú dir, ma l&#8217;interruppe il pianto<br />
che qual fonte sorgea d&#8217;alpina pietra.<br />
Prendergli cerca allor la destra o &#8216;l manto,<br />
supplichevole in atto, ed ei s&#8217;arretra,<br />
resiste e vince; e in lui trova impedita<br />
Amor l&#8217;entrata, il lagrimar l&#8217;uscita.</p>
<p>Non entra Amor a rinovar nel seno,<br />
che ragion congelò, la fiamma antica;<br />
v&#8217;entra pietate in quella vece almeno,<br />
pur compagna d&#8217;Amor, benché pudica<br />
e lui commove in guisa tal ch&#8217;a freno<br />
può ritener le lagrime a fatica.<br />
Pur quel tenero affetto entro restringe,<br />
e quanto può gli atti compone e infinge.</p>
<p>Poi le risponde: &#8220;Armida, assai mi pesa<br />
di te; sí potess&#8217;io, come il farei,<br />
del mal concetto ardor l&#8217;anima accesa<br />
sgombrarti: odii non son, né sdegni i miei,<br />
né vuo&#8217; vendetta, né rammento offesa;<br />
né serva tu, né tu nemica sei.<br />
Errasti, è vero, e trapassasti i modi,<br />
ora gli amori essercitando, or gli odi;</p>
<p>ma che? son colpe umane e colpe usate:<br />
scuso la natia legge, il sesso e gli anni.<br />
Anch&#8217;io parte fallii; s&#8217;a me pietate<br />
negar non vuo&#8217;, non fia ch&#8217;io te condanni.<br />
Fra le care memorie ed onorate<br />
mi sarai ne le gioie e ne gli affanni,<br />
sarò tuo cavalier quanto concede<br />
la guerra d&#8217;Asia e con l&#8217;onor la fede.</p>
<p>Deh! che del fallir nostro or qui sia il fine<br />
e di nostre vergogne omai ti spiaccia,<br />
ed in questo del mondo ermo confine<br />
la memoria di lor sepolta giaccia.<br />
Sola, in Europa e ne le due vicine<br />
parti, fra l&#8217;opre mie questa si taccia.<br />
Deh! non voler che segni ignobil fregio<br />
tua beltà, tuo valor, tuo sangue regio.</p>
<p>Rimanti in pace, i&#8217; vado; a te non lice<br />
meco venir, chi mi conduce il vieta.<br />
Rimanti, o va per altra via felice,<br />
e come saggia i tuoi consigli acqueta.&#8221;<br />
Ella, mentre il guerrier cosí le dice,<br />
non trova loco, torbida, inquieta;<br />
già buona pezza in dispettosa fronte<br />
torva riguarda, al fin prorompe a l&#8217;onte:</p>
<p>&#8220;Né te Sofia produsse e non sei nato<br />
de l&#8217;azio sangue tu; te l&#8217;onda insana<br />
del mar produsse e &#8216;l Caucaso gelato,<br />
e le mamme allattàr di tigre ircana.<br />
Che dissimulo io piú? l&#8217;uomo spietato<br />
pur un segno non diè di mente umana.<br />
Forse cambiò color? forse al mio duolo<br />
bagnò almen gli occhi o sparse un sospir solo?</p>
<p>Quali cose tralascio o quai ridico?<br />
S&#8217;offre per mio, mi fugge e m&#8217;abbandona;<br />
quasi buon vincitor, di reo nemico<br />
oblia le offese, i falli aspri perdona.<br />
Odi come consiglia! odi il pudico<br />
Senocrate d&#8217;amor come ragiona!<br />
O Cielo, o dèi, perché soffrir questi empi<br />
fulminar poi le torri e i vostri tèmpi?</p>
<p>Vattene pur, crudel, con quella pace<br />
che lasci a me; vattene, iniquo, omai.<br />
Me tosto ignudo spirto, ombra seguace<br />
indivisibilmente a tergo avrai.<br />
Nova furia, co&#8217; serpi e con la face<br />
tanto t&#8217;agiterò quanto t&#8217;amai.<br />
E s&#8217;è destin ch&#8217;esca del mar, che schivi<br />
gli scogli e l&#8217;onde e che a la pugna arrivi,</p>
<p>là tra &#8216;l sangue e le morti egro giacente<br />
mi pagherai le pene, empio guerriero.<br />
Per nome Armida chiamerai sovente<br />
ne gli ultimi singulti: udir ciò spero.&#8221;<br />
Or qui mancò lo spirto a la dolente,<br />
né quest&#8217;ultimo suono espresse intero;<br />
e cadde tramortita e si diffuse<br />
di gelato sudore, e i lumi chiuse.</i></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/12/lettere-alla-reinserzione-culturale-del-disoccupato-16/#comment-100488</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 05:45:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/11/12/lettere-alla-reinserzione-culturale-del-disoccupato-16/#comment-100488</guid>

					<description><![CDATA[@ maria v

Se continui con questo tono, meriti davvero di essere punita.

Per esempio: mettendo in evidenza la superba parolatrice 
che si nasconde dietro questa frase:

e [le] liti deserti, ultimamente così sovraffollati dei tanti, troppi...


&quot;Sol lodandoti godo&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ maria v</p>
<p>Se continui con questo tono, meriti davvero di essere punita.</p>
<p>Per esempio: mettendo in evidenza la superba parolatrice<br />
che si nasconde dietro questa frase:</p>
<p>e [le] liti deserti, ultimamente così sovraffollati dei tanti, troppi&#8230;</p>
<p>&#8220;Sol lodandoti godo&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maria v		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/12/lettere-alla-reinserzione-culturale-del-disoccupato-16/#comment-100481</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria v]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 20:14:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/11/12/lettere-alla-reinserzione-culturale-del-disoccupato-16/#comment-100481</guid>

					<description><![CDATA[@ Soldato Blu

ripulsa? 

Medaglia al valore per essere stato, anche se per ischerzo, il primo uomo a tanto osare.. ;-))
non nego che a me, almeno un paio di volte, mi sia proprio scappata... col risultato di far scappare gli altri (a gambe levate;-))
- a proposito di pusillanimi- sì, va beh, consoliamoci così ;-)

Soldato, oggi mi hai reso una donna felice! posso morire in pace e dire vaffanculo a tutti, una volta almeno l&#039;ho sentito anch&#039;io il vecchio adagio ;-)

sei uomo d&#039;altri tempi e d&#039;altra tempra tu

@ Véronique

...con tutti questi amici del Sud, che ti fanno faticare il doppio, hai dovuto imparare 2 lingue, eh? ;-)
un caro abbraccio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Soldato Blu</p>
<p>ripulsa? </p>
<p>Medaglia al valore per essere stato, anche se per ischerzo, il primo uomo a tanto osare.. ;-))<br />
non nego che a me, almeno un paio di volte, mi sia proprio scappata&#8230; col risultato di far scappare gli altri (a gambe levate;-))<br />
&#8211; a proposito di pusillanimi- sì, va beh, consoliamoci così ;-)</p>
<p>Soldato, oggi mi hai reso una donna felice! posso morire in pace e dire vaffanculo a tutti, una volta almeno l&#8217;ho sentito anch&#8217;io il vecchio adagio ;-)</p>
<p>sei uomo d&#8217;altri tempi e d&#8217;altra tempra tu</p>
<p>@ Véronique</p>
<p>&#8230;con tutti questi amici del Sud, che ti fanno faticare il doppio, hai dovuto imparare 2 lingue, eh? ;-)<br />
un caro abbraccio</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/12/lettere-alla-reinserzione-culturale-del-disoccupato-16/#comment-100465</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 14:39:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/11/12/lettere-alla-reinserzione-culturale-del-disoccupato-16/#comment-100465</guid>

					<description><![CDATA[Grazie, delicata Maria.
In realtà volevo scrivere con una parola tesoro della lingua napoletana: palummella, per farfalla.
Mi sono sbagliata nella parola.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, delicata Maria.<br />
In realtà volevo scrivere con una parola tesoro della lingua napoletana: palummella, per farfalla.<br />
Mi sono sbagliata nella parola.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/12/lettere-alla-reinserzione-culturale-del-disoccupato-16/#comment-100464</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 14:38:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ maria v

Mi pare che questo sia argomento di un &quot;femmine toste&quot;
qua a fianco. Quindi in quello spirito.

Prima mi corazzo: certo a te può non fregare niente,
addirittura provocare ripulsa: ma.

Quanto ti amo! 

Quanto vi amo!

Tutte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ maria v</p>
<p>Mi pare che questo sia argomento di un &#8220;femmine toste&#8221;<br />
qua a fianco. Quindi in quello spirito.</p>
<p>Prima mi corazzo: certo a te può non fregare niente,<br />
addirittura provocare ripulsa: ma.</p>
<p>Quanto ti amo! </p>
<p>Quanto vi amo!</p>
<p>Tutte.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maria v		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/12/lettere-alla-reinserzione-culturale-del-disoccupato-16/#comment-100461</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria v]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 13:38:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[eh Véronique, cara la mia palomella negra, che ti devo di’? la mia gamba si sente un po’ lobotomizzata in questi giorni, come tutto il resto ;-)
siccome ho il cervello  in pappa, perdonate se rovescio un poco qui le sue escrescenze, non sapendo dove altro mai e dal momento che molte sollecitazioni ai suoi squilibri è sempre da qui che promanano.
Io ragionava su questi rettili ed anfibi e bacini d’acque lacustri e liti deserti, ultimamente così sovraffollati dei tanti, troppi Crusoe e Palomar e palombari vari…
e domandavami che fine avesser fatto tutte quelle superbe eroine da battigia in tempesta, che sbraitando e pestando i piedi a terra, ora supplici ora in tono di sfida, fecero sfigurare i loro più amati rivali, senza confronto, tutti dei pusillanimi.
dove sono le voci delle donne? dappertutto assenti. non le fanno più le penne d&#039;una volta, ahimé! di quelle che sapevano parlare anche da donne...
io, se avessi spazio a sufficienza e certezza di non annoiare, ve li trascriverei uno ad uno quei versi, ma mi accontento di lasciare le tracce delle mie preferite &lt;i&gt;tigri ircane&lt;/i&gt;, di cui io sento l&#039;eco su tutte le spiagge, e per render loro giustizia, perché, come recita la chiusa:
c&#039;è un intero silenzio da colmare... 

&lt;i&gt;non avendo tu
mai avuto voce
corde vocali
trachea
polmoni
aria dentro o fuori
da far vibrare&lt;/i&gt;


dalla pagana Armida (canto XVI della Liberata, XL- LX)
alla fenissa Dido (Eneide IV , 295- 392)
alla labirintica Arianna (Catullo, 64  v116-169)
alla barbara Medea …
(alle voci delle donne)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>eh Véronique, cara la mia palomella negra, che ti devo di’? la mia gamba si sente un po’ lobotomizzata in questi giorni, come tutto il resto ;-)<br />
siccome ho il cervello  in pappa, perdonate se rovescio un poco qui le sue escrescenze, non sapendo dove altro mai e dal momento che molte sollecitazioni ai suoi squilibri è sempre da qui che promanano.<br />
Io ragionava su questi rettili ed anfibi e bacini d’acque lacustri e liti deserti, ultimamente così sovraffollati dei tanti, troppi Crusoe e Palomar e palombari vari…<br />
e domandavami che fine avesser fatto tutte quelle superbe eroine da battigia in tempesta, che sbraitando e pestando i piedi a terra, ora supplici ora in tono di sfida, fecero sfigurare i loro più amati rivali, senza confronto, tutti dei pusillanimi.<br />
dove sono le voci delle donne? dappertutto assenti. non le fanno più le penne d&#8217;una volta, ahimé! di quelle che sapevano parlare anche da donne&#8230;<br />
io, se avessi spazio a sufficienza e certezza di non annoiare, ve li trascriverei uno ad uno quei versi, ma mi accontento di lasciare le tracce delle mie preferite <i>tigri ircane</i>, di cui io sento l&#8217;eco su tutte le spiagge, e per render loro giustizia, perché, come recita la chiusa:<br />
c&#8217;è un intero silenzio da colmare&#8230; </p>
<p><i>non avendo tu<br />
mai avuto voce<br />
corde vocali<br />
trachea<br />
polmoni<br />
aria dentro o fuori<br />
da far vibrare</i></p>
<p>dalla pagana Armida (canto XVI della Liberata, XL- LX)<br />
alla fenissa Dido (Eneide IV , 295- 392)<br />
alla labirintica Arianna (Catullo, 64  v116-169)<br />
alla barbara Medea …<br />
(alle voci delle donne)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tashtego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/12/lettere-alla-reinserzione-culturale-del-disoccupato-16/#comment-100458</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 13:18:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[si scrive &quot;colomba&quot;, véronique.
hai mai visto una larva di farfalla, véronique?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>si scrive &#8220;colomba&#8221;, véronique.<br />
hai mai visto una larva di farfalla, véronique?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/12/lettere-alla-reinserzione-culturale-del-disoccupato-16/#comment-100455</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 12:45:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[palomma, mi sono sbagliata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>palomma, mi sono sbagliata.</p>
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