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	Commenti a: Wow!- Howard Jacobson	</title>
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		<title>
		Di: benedetta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/26/wow-howard-jacobson/#comment-101572</link>

		<dc:creator><![CDATA[benedetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 22:17:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bell&#039;articolo. Ho letto &quot;Kalooki nights&quot; ad ottobre, mi ha lasciata esterrefatta. Un romanzo che va a fondo, che contiene in sé tantissime cose diverse. Un capolavoro assoluto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bell&#8217;articolo. Ho letto &#8220;Kalooki nights&#8221; ad ottobre, mi ha lasciata esterrefatta. Un romanzo che va a fondo, che contiene in sé tantissime cose diverse. Un capolavoro assoluto.</p>
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		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/26/wow-howard-jacobson/#comment-101058</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 19:03:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dopo &quot;abitare&quot;, &quot;irredimibile&quot;.


Così Sergio Garufi.

&quot;mi ricorda molto l’aggettivo “irredimibile”, che usò una volta gadda e che ora si trova dappertutto, spesso, per es., nelle recensioni di un critico che stimo e che leggo con attenzione come linnio accorroni. in gadda, ai suoi tempi e col suo particolarissimo stile, per me aveva un senso, oggi e in altri contesti mi pare gratuita e anacronistica&quot;.


Così io, in un mio racconto (non si perda mai un&#039;occasione per mettersi in mostra).

&quot;[...] fu sempre e solo Gio’condo. A causa di un altro episodio, questa volta avvenuto in pubblico, e in questo nome cosí perfettamente specchiato, da essere subito accolto da tutti, in quasi piena e immediata unanimità.
Stava passando, quel giorno, per l’affollata piazza al centro del paese, davanti a tre giovani molto piú grandi di lui seduti sullo zoccolo di una striminzita aiuola, quando uno di questi, dopo aver trasferito con un gesto tipico tutto il prodotto catarroso delle sue vie respiratorie, attraverso il naso, nello spazio delimitato dalla congiunzione dell’indice col pollice della mano destra, glielo scagliò diritto in faccia.
Colpendolo vischiosamente tra la bocca e il naso.
Sopra la bocca e sotto il naso.
Dove in genere si portano i baffi.
Lui non seppe fare altro che un affrettato gesto di pulizia, mentre quelli lo schernivano. Rinunciando ad altre reazioni che per la rabbia e l’umiliazione non potevano essere che di tipo fisico, presentandosi l’invettiva come debole compromesso, oltre che di scarsa soddisfazione.
Un’aggressione dunque, ma alla quale dovette rinunciare nella certezza che, dato il numero e la maggior mole degli avversari, non si sarebbe potuta risolvere se non in un altro danno, fisico questa volta, dopo quello morale già patito.
L’espressione di irredimibile stupore che gli si trovò stampata sul viso, venne scambiata da allora in poi, sempre, per una specie di incurabile gaiezza, inscalfibile per quanto efficaci strumenti la realtà si fosse data in seguito la pena di approntare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo &#8220;abitare&#8221;, &#8220;irredimibile&#8221;.</p>
<p>Così Sergio Garufi.</p>
<p>&#8220;mi ricorda molto l’aggettivo “irredimibile”, che usò una volta gadda e che ora si trova dappertutto, spesso, per es., nelle recensioni di un critico che stimo e che leggo con attenzione come linnio accorroni. in gadda, ai suoi tempi e col suo particolarissimo stile, per me aveva un senso, oggi e in altri contesti mi pare gratuita e anacronistica&#8221;.</p>
<p>Così io, in un mio racconto (non si perda mai un&#8217;occasione per mettersi in mostra).</p>
<p>&#8220;[&#8230;] fu sempre e solo Gio’condo. A causa di un altro episodio, questa volta avvenuto in pubblico, e in questo nome cosí perfettamente specchiato, da essere subito accolto da tutti, in quasi piena e immediata unanimità.<br />
Stava passando, quel giorno, per l’affollata piazza al centro del paese, davanti a tre giovani molto piú grandi di lui seduti sullo zoccolo di una striminzita aiuola, quando uno di questi, dopo aver trasferito con un gesto tipico tutto il prodotto catarroso delle sue vie respiratorie, attraverso il naso, nello spazio delimitato dalla congiunzione dell’indice col pollice della mano destra, glielo scagliò diritto in faccia.<br />
Colpendolo vischiosamente tra la bocca e il naso.<br />
Sopra la bocca e sotto il naso.<br />
Dove in genere si portano i baffi.<br />
Lui non seppe fare altro che un affrettato gesto di pulizia, mentre quelli lo schernivano. Rinunciando ad altre reazioni che per la rabbia e l’umiliazione non potevano essere che di tipo fisico, presentandosi l’invettiva come debole compromesso, oltre che di scarsa soddisfazione.<br />
Un’aggressione dunque, ma alla quale dovette rinunciare nella certezza che, dato il numero e la maggior mole degli avversari, non si sarebbe potuta risolvere se non in un altro danno, fisico questa volta, dopo quello morale già patito.<br />
L’espressione di irredimibile stupore che gli si trovò stampata sul viso, venne scambiata da allora in poi, sempre, per una specie di incurabile gaiezza, inscalfibile per quanto efficaci strumenti la realtà si fosse data in seguito la pena di approntare.</p>
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		<title>
		Di: orsola puecher		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/26/wow-howard-jacobson/#comment-101033</link>

		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 14:43:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[se posso - ché dire cose colte è ormai rischioso qui e ovunque - e proprio per questo ben venga farlo per dispetto e per contrapposizione (in spite of) alla volgarità e al basso volo - questo &lt;b&gt;abitare&lt;/b&gt; che ha soggetti inconsistenti e luoghi metaforici di residenza - lo trovo affatto fastidioso ma anzi molto classico - c&#039; è di molto più fastidioso: un testo dove ci sono 770 punti su 3867 parole - o certi giochetti di scambio consonantico molto in voga - o la parolaccia messa d&#039;ordinanza a cadenze regolari 

non c&#039;è momento come questo che si è abitati da una folla di cose astratte e con frequentativa insistenza
&lt;p ALIGN=&quot;center&quot;&gt;&#160;&lt;/p&gt;

&lt;p ALIGN=&quot;center&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.etimo.it/gifpic/00/2ca9a8.png&quot;/&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p ALIGN=&quot;center&quot;&gt;&#160;&lt;/p&gt;

questo abitare riporta ad una lingua che batte sotto l&#039;attuale in silenzio, strisciante ancora, concreta e stringata ma non meno poetica:

(l&#039;antro del Sonno)



&lt;p ALIGN=&quot;center&quot;&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;em&gt;Muta quies habitat; saxo tamen exit ab imo
rivus aquae Lethes, per quem cum murmure labens
invitat somnos crepitantibus unda lapillis.&lt;/em&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/p&gt;



&lt;p ALIGN=&quot;right&quot;&gt;&lt;strong&gt;Ovidio&lt;/strong&gt;
&lt;em&gt;Metamorfosi&lt;/em&gt;
[ libro XI, vv. 602- 604]&lt;/p&gt;

&lt;p ALIGN=&quot;center&quot;&gt;&lt;blockquote&gt;[ Una muta quiete l’abita; solo sgorga alla base della roccia
un rivolo del fiume Lete e fluente il mormorio
dell’onda invita al sonno con crepitio di sassolini. ]&lt;/blockquote&gt;&lt;/p&gt;


,\\&#039;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>se posso &#8211; ché dire cose colte è ormai rischioso qui e ovunque &#8211; e proprio per questo ben venga farlo per dispetto e per contrapposizione (in spite of) alla volgarità e al basso volo &#8211; questo <b>abitare</b> che ha soggetti inconsistenti e luoghi metaforici di residenza &#8211; lo trovo affatto fastidioso ma anzi molto classico &#8211; c&#8217; è di molto più fastidioso: un testo dove ci sono 770 punti su 3867 parole &#8211; o certi giochetti di scambio consonantico molto in voga &#8211; o la parolaccia messa d&#8217;ordinanza a cadenze regolari </p>
<p>non c&#8217;è momento come questo che si è abitati da una folla di cose astratte e con frequentativa insistenza</p>
<p ALIGN="center">&nbsp;</p>
<p ALIGN="center"><img src="http://www.etimo.it/gifpic/00/2ca9a8.png"/></p>
<p ALIGN="center">&nbsp;</p>
<p>questo abitare riporta ad una lingua che batte sotto l&#8217;attuale in silenzio, strisciante ancora, concreta e stringata ma non meno poetica:</p>
<p>(l&#8217;antro del Sonno)</p>
<p ALIGN="center">
<blockquote><p><em>Muta quies habitat; saxo tamen exit ab imo<br />
rivus aquae Lethes, per quem cum murmure labens<br />
invitat somnos crepitantibus unda lapillis.</em></p></blockquote>
<p ALIGN="right"><strong>Ovidio</strong><br />
<em>Metamorfosi</em><br />
[ libro XI, vv. 602- 604]</p>
<p ALIGN="center">
<blockquote><p>[ Una muta quiete l’abita; solo sgorga alla base della roccia<br />
un rivolo del fiume Lete e fluente il mormorio<br />
dell’onda invita al sonno con crepitio di sassolini. ]</p></blockquote>
<p>,\\&#8217;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/26/wow-howard-jacobson/#comment-101023</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 10:43:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Abitare un&#039;ossessione; in francese &quot;une obsession me hante&quot;. Mi sembra che il francese svela la parte incantata dell&#039;ossessione: la mente diventa fantasma. E&#039; una verità osservata nell&#039;ossessione amorosa.
Abitare un ossessione mi sembra più equilibrato.
L&#039;inizio del brano di effeffe entra nella sua sperienza di lettore. Parla in amico, non forse come uno scrittore questa volta.
Amo ascoltare la sua voce di scrittore, ma anche la sua voce di amico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abitare un&#8217;ossessione; in francese &#8220;une obsession me hante&#8221;. Mi sembra che il francese svela la parte incantata dell&#8217;ossessione: la mente diventa fantasma. E&#8217; una verità osservata nell&#8217;ossessione amorosa.<br />
Abitare un ossessione mi sembra più equilibrato.<br />
L&#8217;inizio del brano di effeffe entra nella sua sperienza di lettore. Parla in amico, non forse come uno scrittore questa volta.<br />
Amo ascoltare la sua voce di scrittore, ma anche la sua voce di amico.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/26/wow-howard-jacobson/#comment-101016</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 09:22:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[...del resto per me rimane un mistero la tua decisione di non abitare più questa casa (Nazione Indiana)
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;del resto per me rimane un mistero la tua decisione di non abitare più questa casa (Nazione Indiana)<br />
effeffe</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/26/wow-howard-jacobson/#comment-101015</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 09:21:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro sergio tu lo sai - ma vale la pena ribadirlo- che le tue note &quot;inattuali&quot; per quanto non sempre condivisibili sono , qui e altrove più che necessarie.
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro sergio tu lo sai &#8211; ma vale la pena ribadirlo- che le tue note &#8220;inattuali&#8221; per quanto non sempre condivisibili sono , qui e altrove più che necessarie.<br />
effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sergio garufi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/26/wow-howard-jacobson/#comment-101014</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio garufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 09:17:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[la mia personale idiosincrasia verso l&#039;espressione &quot;abitare un&#039;ossessione&quot;, e più in generale verso l&#039;associazione di quel verbo a dei sostantivi apparentemente incongrui (&quot;abitare una soglia&quot; ecc.), dipende dal fatto che la considero uno stilema abusato, talmente consunto da essere ormai privo di senso. ai miei occhi è &quot;poetese&quot;, ossia il tentativo di nobilitare il proprio discorso con l&#039;inserzione di qualche parola dal tono lirico. non era un attacco personale a francesco, tant&#039;è che la scrissi paro paro 5 anni fa in relazione a degli scritti di emanuele trevi e di altri, come si evince da questo link:

http://groups.google.com/group/it.cultura.libri/browse_thread/thread/b8a11a9e794edd45?ie=UTF-8&#038;oe=UTF
8&#038;q=abitare+un%27ossessione+group:it.cultura.libri

per fare un parallelo che spieghi meglio questa mia allergia, &quot;abitare un&#039;ossessione&quot; mi ricorda molto l&#039;aggettivo &quot;irredimibile&quot;, che usò una volta gadda e che ora si trova dappertutto, spesso, per es., nelle recensioni di un critico che stimo e che leggo con attenzione come linnio accorroni. in gadda, ai suoi tempi e col suo particolarissimo stile, per me aveva un senso, oggi e in altri contesti mi pare gratuita e anacronistica. stesso discorso per l&#039;esempio di cioran. ad ogni modo questa mia allergia non pretende di essere condivisa, e l&#039;ho scritta anche come memento personale, perché è una tentazione che sento anche mia e alla quale forse in passato qualche volta ho ceduto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la mia personale idiosincrasia verso l&#8217;espressione &#8220;abitare un&#8217;ossessione&#8221;, e più in generale verso l&#8217;associazione di quel verbo a dei sostantivi apparentemente incongrui (&#8220;abitare una soglia&#8221; ecc.), dipende dal fatto che la considero uno stilema abusato, talmente consunto da essere ormai privo di senso. ai miei occhi è &#8220;poetese&#8221;, ossia il tentativo di nobilitare il proprio discorso con l&#8217;inserzione di qualche parola dal tono lirico. non era un attacco personale a francesco, tant&#8217;è che la scrissi paro paro 5 anni fa in relazione a degli scritti di emanuele trevi e di altri, come si evince da questo link:</p>
<p><a href="http://groups.google.com/group/it.cultura.libri/browse_thread/thread/b8a11a9e794edd45?ie=UTF-8&#038;oe=UTF" rel="nofollow ugc">http://groups.google.com/group/it.cultura.libri/browse_thread/thread/b8a11a9e794edd45?ie=UTF-8&#038;oe=UTF</a><br />
8&amp;q=abitare+un%27ossessione+group:it.cultura.libri</p>
<p>per fare un parallelo che spieghi meglio questa mia allergia, &#8220;abitare un&#8217;ossessione&#8221; mi ricorda molto l&#8217;aggettivo &#8220;irredimibile&#8221;, che usò una volta gadda e che ora si trova dappertutto, spesso, per es., nelle recensioni di un critico che stimo e che leggo con attenzione come linnio accorroni. in gadda, ai suoi tempi e col suo particolarissimo stile, per me aveva un senso, oggi e in altri contesti mi pare gratuita e anacronistica. stesso discorso per l&#8217;esempio di cioran. ad ogni modo questa mia allergia non pretende di essere condivisa, e l&#8217;ho scritta anche come memento personale, perché è una tentazione che sento anche mia e alla quale forse in passato qualche volta ho ceduto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/26/wow-howard-jacobson/#comment-101009</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 07:57:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;On n&#039;habite pas un pays, mais une langue&quot;: bellissima parola.
Ma penso che la lingua è fatta dal paesaggio.
La lingua raccoglie un lembo della terra, del suo colore, della sua sostanza. La lingua natale vola dentro noi, accompagna il nostro esilio.
Quelli che hanno sperduto la terra, l&#039;abitano nel paese della lingua natale, nella resistanza a dire  la luminosità della terra di nascita.

Bellissimo anche le parole di Soldato Blu.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;On n&#8217;habite pas un pays, mais une langue&#8221;: bellissima parola.<br />
Ma penso che la lingua è fatta dal paesaggio.<br />
La lingua raccoglie un lembo della terra, del suo colore, della sua sostanza. La lingua natale vola dentro noi, accompagna il nostro esilio.<br />
Quelli che hanno sperduto la terra, l&#8217;abitano nel paese della lingua natale, nella resistanza a dire  la luminosità della terra di nascita.</p>
<p>Bellissimo anche le parole di Soldato Blu.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/26/wow-howard-jacobson/#comment-101005</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 07:19:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=11479#comment-101005</guid>

					<description><![CDATA[Quanto poi tutto questo abbia e abbia avuto importanza lo si può dedurre da quello che dicono Giorgio de Santillana e Herta von Dechend nel &quot;Mulino d&#039;Amleto&quot; a proposito  del nome  di &quot;mondo abitato &quot;:
   
&quot;non indicava in nessun modo per gli antichi il nostro globo terrestre. Esso è dato alla fascia dello zodiaco, che occupa circa ventiquattro gradi a destra e a sinistra dell&#039;eclittica, al percorso dei &quot;veri abitanti&quot; di quel mondo, i pianeti. Essa comprende tutte le oscillazioni e i ghirigori che i pianeti ricamano sulla loro rotta, nonché il *drago*, ben noto fin da tempi molto antichi, che causa le eclissi ingoiando il sole e la luna.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto poi tutto questo abbia e abbia avuto importanza lo si può dedurre da quello che dicono Giorgio de Santillana e Herta von Dechend nel &#8220;Mulino d&#8217;Amleto&#8221; a proposito  del nome  di &#8220;mondo abitato &#8220;:</p>
<p>&#8220;non indicava in nessun modo per gli antichi il nostro globo terrestre. Esso è dato alla fascia dello zodiaco, che occupa circa ventiquattro gradi a destra e a sinistra dell&#8217;eclittica, al percorso dei &#8220;veri abitanti&#8221; di quel mondo, i pianeti. Essa comprende tutte le oscillazioni e i ghirigori che i pianeti ricamano sulla loro rotta, nonché il *drago*, ben noto fin da tempi molto antichi, che causa le eclissi ingoiando il sole e la luna.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/26/wow-howard-jacobson/#comment-101003</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 06:43:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=11479#comment-101003</guid>

					<description><![CDATA[Dice Véronique: &quot;Ci sono voci di terra o di mare.&quot;

Sino a una decina d&#039;anni fa - ora non mi riesce più, con la nuova poesia - non sapendo spiegare le mie preferenze, le mie passioni, dividevo i poeti
in poeti che &quot;abitano il mare&quot; e poeti che &quot;abitano la terra&quot;.

Naturalmente non esisteva nessuno &quot;luogo&quot; di questo tipo. 
Ero cosciente però che significava soltanto che i &quot;miei&quot; poeti abitavano il mare e quelli che invece non mi piacevano abitavano la terra. 

Sono ancora sicuro che, se dovessi essere costretto a spiegare il mio disincanto attuale, non potrei fare a meno di dire che l&#039;attuale poesia raramente &quot;abita&quot;.
E che per questo trovo molte difficoltà nel riuscire a capire dove oggi &quot;abito&quot; io.

Rifiutare questa parola, non solo impedisce di costruire case, ma significa anche rifiutare il ponte tra linguaggio e mito. 
Tra il caos assoluto del mondo dove viviamo - dove impazziremmo in pochi istanti senza l&#039;altro - e il &quot;Mondo abitato&quot; che ci preserva dalla follia dell&#039;adesso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dice Véronique: &#8220;Ci sono voci di terra o di mare.&#8221;</p>
<p>Sino a una decina d&#8217;anni fa &#8211; ora non mi riesce più, con la nuova poesia &#8211; non sapendo spiegare le mie preferenze, le mie passioni, dividevo i poeti<br />
in poeti che &#8220;abitano il mare&#8221; e poeti che &#8220;abitano la terra&#8221;.</p>
<p>Naturalmente non esisteva nessuno &#8220;luogo&#8221; di questo tipo.<br />
Ero cosciente però che significava soltanto che i &#8220;miei&#8221; poeti abitavano il mare e quelli che invece non mi piacevano abitavano la terra. </p>
<p>Sono ancora sicuro che, se dovessi essere costretto a spiegare il mio disincanto attuale, non potrei fare a meno di dire che l&#8217;attuale poesia raramente &#8220;abita&#8221;.<br />
E che per questo trovo molte difficoltà nel riuscire a capire dove oggi &#8220;abito&#8221; io.</p>
<p>Rifiutare questa parola, non solo impedisce di costruire case, ma significa anche rifiutare il ponte tra linguaggio e mito.<br />
Tra il caos assoluto del mondo dove viviamo &#8211; dove impazziremmo in pochi istanti senza l&#8217;altro &#8211; e il &#8220;Mondo abitato&#8221; che ci preserva dalla follia dell&#8217;adesso.</p>
]]></content:encoded>
		
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