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	Commenti a: A gamba tesa: Michele Sovente	</title>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/12/12/a-gamba-tesa-michele-sovente/#comment-102026</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 09:53:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[se è per questo, neanche io. Ma vale la pena capirlo? Meno, sicuramente del &quot;capire&quot; una voce come quella di Michele Sovente, così poco &quot;letterata&quot;, così unica e viva.
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>se è per questo, neanche io. Ma vale la pena capirlo? Meno, sicuramente del &#8220;capire&#8221; una voce come quella di Michele Sovente, così poco &#8220;letterata&#8221;, così unica e viva.<br />
effeffe</p>
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		<title>
		Di: isabella		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/12/12/a-gamba-tesa-michele-sovente/#comment-101977</link>

		<dc:creator><![CDATA[isabella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Dec 2008 16:51:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non sarò mai in grado di capire fino in fondo come si può nascere,vivere e morire solo ed unicamente da letterati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non sarò mai in grado di capire fino in fondo come si può nascere,vivere e morire solo ed unicamente da letterati.</p>
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		<title>
		Di: Natàlia Castaldi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/12/12/a-gamba-tesa-michele-sovente/#comment-101863</link>

		<dc:creator><![CDATA[Natàlia Castaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 22:51:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[merita di più del mio commento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>merita di più del mio commento.</p>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/12/12/a-gamba-tesa-michele-sovente/#comment-101775</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 15:17:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bellissima poesia, molta ispirata.
&quot;Sull&#039;orlo esatto del cratere&quot;, la parola, tra il vuoto, tra due verbi, la parola in nascita, la parola del trasloco; la sento cosi. 
Sento la parola in movimento
&quot;le forme non amano stare ferme
quasi mai, 
teatrale.&quot;
Bellissima l&#039;ultima poesia che vedo come in guerra,
in un grido posseduto dalla cosa criminale ,
che circonda, strangola,
una poesia di lettere infuocate.

Ho scoperto un poeta.

Grazie effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissima poesia, molta ispirata.<br />
&#8220;Sull&#8217;orlo esatto del cratere&#8221;, la parola, tra il vuoto, tra due verbi, la parola in nascita, la parola del trasloco; la sento cosi.<br />
Sento la parola in movimento<br />
&#8220;le forme non amano stare ferme<br />
quasi mai,<br />
teatrale.&#8221;<br />
Bellissima l&#8217;ultima poesia che vedo come in guerra,<br />
in un grido posseduto dalla cosa criminale ,<br />
che circonda, strangola,<br />
una poesia di lettere infuocate.</p>
<p>Ho scoperto un poeta.</p>
<p>Grazie effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/12/12/a-gamba-tesa-michele-sovente/#comment-101759</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 05:17:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Subito dopo l&#039;immediato e meritato applauso.

Qual è  la parola che qui si &quot;ripresenta&quot;?

Disabituati a tanta chiarezza - si pensi
alla parola strizzata, occultata, di tanta
poesia dell&#039;oggi - ci illudiamo che il poeta
abbia voluto &quot;dire&quot;.

Ma non è questo. 

&quot;Con le parole io, perdendomi
nell’intrico di oscure lettere&quot;

Lo stesso poeta lo dichiara.

E allora come districarsi dalla luce
per raggiungere l&#039;oscuro?

&quot;Il dio non dice, accenna.&quot;

Oggi molti accennano, ma soltanto a ciò che si può dire.
Scambiano la poesia per sfocamento.

Michele Sovente dice per accennare a ciò che non si lascia dire.


Grazie, Michele.
Grazie, Effeffe.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Subito dopo l&#8217;immediato e meritato applauso.</p>
<p>Qual è  la parola che qui si &#8220;ripresenta&#8221;?</p>
<p>Disabituati a tanta chiarezza &#8211; si pensi<br />
alla parola strizzata, occultata, di tanta<br />
poesia dell&#8217;oggi &#8211; ci illudiamo che il poeta<br />
abbia voluto &#8220;dire&#8221;.</p>
<p>Ma non è questo. </p>
<p>&#8220;Con le parole io, perdendomi<br />
nell’intrico di oscure lettere&#8221;</p>
<p>Lo stesso poeta lo dichiara.</p>
<p>E allora come districarsi dalla luce<br />
per raggiungere l&#8217;oscuro?</p>
<p>&#8220;Il dio non dice, accenna.&#8221;</p>
<p>Oggi molti accennano, ma soltanto a ciò che si può dire.<br />
Scambiano la poesia per sfocamento.</p>
<p>Michele Sovente dice per accennare a ciò che non si lascia dire.</p>
<p>Grazie, Michele.<br />
Grazie, Effeffe.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Natàlia Castaldi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/12/12/a-gamba-tesa-michele-sovente/#comment-101754</link>

		<dc:creator><![CDATA[Natàlia Castaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 21:20:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[andrebbe recitato, è un monologo della coscienza e dell&#039;anima. Un frullato di immagini, situazioni, constatazioni, delusioni e incertezze.
La precarietà dell&#039;essere uomini in un presente confuso, oscuro seppur luccicante, dorato, placcato, ... grigio piompo.

Non mancano riecheggi di tipo &quot;classico&quot;, come in questi versi:

Striscia alle tempie un sordo dolore.
Sulle mani si muovono
strane formiche. Il glicine
di fronte manda segni di una inquietudine
vitale. In natura
le forme non amano stare ferme: quasi
mai. Teatrale
è la natura (e spettrale)
soprattutto quando
per virgiliane o lucreziane visioni
congiunge il senso delle cose
e le illusioni.

oppure qui:

Lacerìo per sfuggenti coltelli
stropiccìo di occhi in budelli
dondolìo di massacrati cervelli:
e le Pleiadi e l’Orsamaggiore
e Andromeda e Marte
d’un soffio compaiono
d’un soffio svaniscono
e per vaporose sostanze
si scompaginano condomìni
quartieri periferie
in una processione infinita
di guerre guerreggiate
di ineffabili idiozie.

...

Ma la seconda parte è quela che preferisco, l&#039;immagine del ragno &quot;serafico architetto&quot; che non curante del &quot;bailamme&quot; continua a &quot;ridefinirsi lo spazio&quot; ...:

E penso all’onda che parla con la sabbia,
al ragno che si ostina- serafico
architetto- a ridefinire lo spazio,
alla clessidra dove
muore e rinasce il respiro. 
[...]
Mio andare e andare mio
cancellare tracce
accumulando amnesie e paure dacché
io più fuggo da me stesso
e più resto incapsulato in me.
E sento che la luce mi sfugge. Questa
fluttuante controversa luce
che mi fa da manto e schermo
che silenziosa si adagia
sulla rosa e la mimosa. Oppure
lei la luce abbaglia.

***
tnx. n.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>andrebbe recitato, è un monologo della coscienza e dell&#8217;anima. Un frullato di immagini, situazioni, constatazioni, delusioni e incertezze.<br />
La precarietà dell&#8217;essere uomini in un presente confuso, oscuro seppur luccicante, dorato, placcato, &#8230; grigio piompo.</p>
<p>Non mancano riecheggi di tipo &#8220;classico&#8221;, come in questi versi:</p>
<p>Striscia alle tempie un sordo dolore.<br />
Sulle mani si muovono<br />
strane formiche. Il glicine<br />
di fronte manda segni di una inquietudine<br />
vitale. In natura<br />
le forme non amano stare ferme: quasi<br />
mai. Teatrale<br />
è la natura (e spettrale)<br />
soprattutto quando<br />
per virgiliane o lucreziane visioni<br />
congiunge il senso delle cose<br />
e le illusioni.</p>
<p>oppure qui:</p>
<p>Lacerìo per sfuggenti coltelli<br />
stropiccìo di occhi in budelli<br />
dondolìo di massacrati cervelli:<br />
e le Pleiadi e l’Orsamaggiore<br />
e Andromeda e Marte<br />
d’un soffio compaiono<br />
d’un soffio svaniscono<br />
e per vaporose sostanze<br />
si scompaginano condomìni<br />
quartieri periferie<br />
in una processione infinita<br />
di guerre guerreggiate<br />
di ineffabili idiozie.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>Ma la seconda parte è quela che preferisco, l&#8217;immagine del ragno &#8220;serafico architetto&#8221; che non curante del &#8220;bailamme&#8221; continua a &#8220;ridefinirsi lo spazio&#8221; &#8230;:</p>
<p>E penso all’onda che parla con la sabbia,<br />
al ragno che si ostina- serafico<br />
architetto- a ridefinire lo spazio,<br />
alla clessidra dove<br />
muore e rinasce il respiro.<br />
[&#8230;]<br />
Mio andare e andare mio<br />
cancellare tracce<br />
accumulando amnesie e paure dacché<br />
io più fuggo da me stesso<br />
e più resto incapsulato in me.<br />
E sento che la luce mi sfugge. Questa<br />
fluttuante controversa luce<br />
che mi fa da manto e schermo<br />
che silenziosa si adagia<br />
sulla rosa e la mimosa. Oppure<br />
lei la luce abbaglia.</p>
<p>***<br />
tnx. n.</p>
]]></content:encoded>
		
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