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	Commenti a: &#8220;Vincent, in nostalgia della terra dei dipinti&#8221;, di Peter Gizzi	</title>
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		<title>
		Di: francesca matteoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/12/23/vincent-in-nostalgia-della-terra-dei-dipinti/#comment-102382</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 23:50:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Prima di tutto è un testo bellissimo e quindi grazie Andrea per la proposta e la traduzione.  Alcune note confuse: intanto una cosa notevole mi sembra il modo in cuiil poeta porta avanti il suo dialogo immaginario con l&#039;opera pittorica di Van Gogh. Non solo sperimenta la luce della pittura che esce dal quadro o ci tira dentro il paesaggio - in un sogno, un desiderio di unità con le tutte le cose viste, un bisogno sensoriale di essere nel mondo - ma lo fa riproducendo nella poesia quello che è il tratto di Vicent:  denso circolare, premuto sulla tela. Avete presente i vortici di Van Gogh, i soli, gli azzurri del cielo, dipinti con tale forza e foga che ci attraggono verso un centro e nel far questo annullano ogni ragione, ci denudano fino all&#039;animale? Ecco questa poesia, almeno per me, lo rende benissimo. Entra da un paesaggio naturale (gli alberi, del giardino botanico) nel gesto umano della pittura e tutto questo spinto dalla medesima luce, dal sole più forte del pensiero, simbolo del bene, della ricerca e anche del dubbio nella sua assenza, punto fisso del ritorno. La luce nei quadri di Van Gogh c&#039;è anche quando non sembra: penso ad un quadro apparentemente distante da questa poesia, come I mangiatori di patate, un quadro &quot;povero&quot;, buio e molto piccolo, che pure ci abbaglia con quella lampadina tremula sui volti ritratti. E non penso sia un caso postare ora questo testo, alla fine dell&#039;anno, nella festa della luce. Natale è principalmente questo: il primo momento dopo il solstizio in cui è percepibile l&#039;allungarsi del giorno, un cerchio che si chiude per ricominciare, un&#039;attesa del bene quando la luce si ricompone, ma per far questo deve sempre rifrangersi nelle foglie e negli alberi, sparire tendere al viola (penso ad un altro poeta, Montale, &quot;tendono alla chiarità le cose oscure&quot;), all&#039;interno, all&#039;esperienza del tutto privata di certi scambi silenziosi, come qui tra una pagina ed una tela, creando un paesaggio mentale dove essere riconosciuti.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di tutto è un testo bellissimo e quindi grazie Andrea per la proposta e la traduzione.  Alcune note confuse: intanto una cosa notevole mi sembra il modo in cuiil poeta porta avanti il suo dialogo immaginario con l&#8217;opera pittorica di Van Gogh. Non solo sperimenta la luce della pittura che esce dal quadro o ci tira dentro il paesaggio &#8211; in un sogno, un desiderio di unità con le tutte le cose viste, un bisogno sensoriale di essere nel mondo &#8211; ma lo fa riproducendo nella poesia quello che è il tratto di Vicent:  denso circolare, premuto sulla tela. Avete presente i vortici di Van Gogh, i soli, gli azzurri del cielo, dipinti con tale forza e foga che ci attraggono verso un centro e nel far questo annullano ogni ragione, ci denudano fino all&#8217;animale? Ecco questa poesia, almeno per me, lo rende benissimo. Entra da un paesaggio naturale (gli alberi, del giardino botanico) nel gesto umano della pittura e tutto questo spinto dalla medesima luce, dal sole più forte del pensiero, simbolo del bene, della ricerca e anche del dubbio nella sua assenza, punto fisso del ritorno. La luce nei quadri di Van Gogh c&#8217;è anche quando non sembra: penso ad un quadro apparentemente distante da questa poesia, come I mangiatori di patate, un quadro &#8220;povero&#8221;, buio e molto piccolo, che pure ci abbaglia con quella lampadina tremula sui volti ritratti. E non penso sia un caso postare ora questo testo, alla fine dell&#8217;anno, nella festa della luce. Natale è principalmente questo: il primo momento dopo il solstizio in cui è percepibile l&#8217;allungarsi del giorno, un cerchio che si chiude per ricominciare, un&#8217;attesa del bene quando la luce si ricompone, ma per far questo deve sempre rifrangersi nelle foglie e negli alberi, sparire tendere al viola (penso ad un altro poeta, Montale, &#8220;tendono alla chiarità le cose oscure&#8221;), all&#8217;interno, all&#8217;esperienza del tutto privata di certi scambi silenziosi, come qui tra una pagina ed una tela, creando un paesaggio mentale dove essere riconosciuti.</p>
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		Di: nadia agustoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/12/23/vincent-in-nostalgia-della-terra-dei-dipinti/#comment-102369</link>

		<dc:creator><![CDATA[nadia agustoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 18:25:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bellissima, grazie anche da me.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bellissima, grazie anche da me.</p>
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		Di: orsola puecher		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/12/23/vincent-in-nostalgia-della-terra-dei-dipinti/#comment-102354</link>

		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 15:12:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[versi abbaglianti

grazie

,\\&#039;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>versi abbaglianti</p>
<p>grazie</p>
<p>,\\&#8217;</p>
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		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/12/23/vincent-in-nostalgia-della-terra-dei-dipinti/#comment-102353</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 15:09:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bellissimo.
I versi sono la contemplazione puro dell&#039;universo. Grande pace che viene nel cuore a seguire i colori della notte e del sole. La violetta è il fiore dell&#039;oscurità, un pensiero meditativo, comme maturito alla pena.
Si pensa alla guarigione nel confronto della natura ( sono incerta dell&#039;interpretazione), respiro questi versi come un vento di libertà, vista della vigna, come ricordo dell&#039;esultanza.

Grazie a Andrea per la traduzione di un poeta che io credo ho letto una volta su NI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissimo.<br />
I versi sono la contemplazione puro dell&#8217;universo. Grande pace che viene nel cuore a seguire i colori della notte e del sole. La violetta è il fiore dell&#8217;oscurità, un pensiero meditativo, comme maturito alla pena.<br />
Si pensa alla guarigione nel confronto della natura ( sono incerta dell&#8217;interpretazione), respiro questi versi come un vento di libertà, vista della vigna, come ricordo dell&#8217;esultanza.</p>
<p>Grazie a Andrea per la traduzione di un poeta che io credo ho letto una volta su NI</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: Andrea Raos		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/12/23/vincent-in-nostalgia-della-terra-dei-dipinti/#comment-102326</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 09:21:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[il primo è giusto così. il secondo è un refuso che ho corretto, grazie mille!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il primo è giusto così. il secondo è un refuso che ho corretto, grazie mille!</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: sparz		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/12/23/vincent-in-nostalgia-della-terra-dei-dipinti/#comment-102324</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 09:06:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molto notevole. Mi pare che una delle parecchie chiavi di lettura stia in quella parola, più volte presente, &quot;connessi&quot;, che dà come l&#039;idea di un mondo intero e non separabile in compartimenti stagni, al quale egli sente di appartenere e al quale ci invita a appartenere.
(Quel &quot;io&quot; ripetuto al quinto verso è voluto? E l&#039;&quot;e&quot; ripetuto al decimo?)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto notevole. Mi pare che una delle parecchie chiavi di lettura stia in quella parola, più volte presente, &#8220;connessi&#8221;, che dà come l&#8217;idea di un mondo intero e non separabile in compartimenti stagni, al quale egli sente di appartenere e al quale ci invita a appartenere.<br />
(Quel &#8220;io&#8221; ripetuto al quinto verso è voluto? E l'&#8221;e&#8221; ripetuto al decimo?)</p>
]]></content:encoded>
		
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