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	Commenti a: Su Jacques Rancière &#8220;Politique de la littérature&#8221;	</title>
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		<title>
		Di: Ariemma		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ariemma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 16:54:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ranciere non è paragonabile a Compagnon. Quest&#039;ultimo realizza poco più che un manuale. Il primo, invece, è un notevole e stimolante filosofo. Speriamo venga tradotto presto in italiano. è tra i riferimenti fondamentali delle mie più recenti ricerche sulla nudità e sull&#039;esposizione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ranciere non è paragonabile a Compagnon. Quest&#8217;ultimo realizza poco più che un manuale. Il primo, invece, è un notevole e stimolante filosofo. Speriamo venga tradotto presto in italiano. è tra i riferimenti fondamentali delle mie più recenti ricerche sulla nudità e sull&#8217;esposizione</p>
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		Di: Alessandro Raveggi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Raveggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 15:11:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molto interessante, assieme a questo vorrei segnalare il caotico ma &quot;necessario&quot; &quot;Le Démon de la théorie&quot; di Antoine Compagnon, tradotto in Italia e a mio avviso ignorato da molta critica. Ciao Andrè!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto interessante, assieme a questo vorrei segnalare il caotico ma &#8220;necessario&#8221; &#8220;Le Démon de la théorie&#8221; di Antoine Compagnon, tradotto in Italia e a mio avviso ignorato da molta critica. Ciao Andrè!</p>
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		<title>
		Di: gherardo bortolotti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/01/23/su-jacques-ranciere-politique-de-la-litterature/#comment-104531</link>

		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 18:21:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@andrea:
ribadisco che mi sembra davvero un testo molto interessante. rileggendo la scheda però mi vien da chiedere un chiarimento.

Cito: &quot;l’abbandono del concetto di “letterarietà”, al quale sostituisce una concezione che s’interessa agli scambi continui tra parola letteraria e parola d’uso comune&quot;. L&#039;abbandono del concetto di letterarietà è uno dei motivi per cui il libro mi attira ma mi chiedo su che base, se non quel concetto, viene intesa la &quot;parola letteraria&quot;, distinta da quella di &quot;uso comune&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@andrea:<br />
ribadisco che mi sembra davvero un testo molto interessante. rileggendo la scheda però mi vien da chiedere un chiarimento.</p>
<p>Cito: &#8220;l’abbandono del concetto di “letterarietà”, al quale sostituisce una concezione che s’interessa agli scambi continui tra parola letteraria e parola d’uso comune&#8221;. L&#8217;abbandono del concetto di letterarietà è uno dei motivi per cui il libro mi attira ma mi chiedo su che base, se non quel concetto, viene intesa la &#8220;parola letteraria&#8221;, distinta da quella di &#8220;uso comune&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: vito		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[vito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 17:22:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@andrea 
Quando dicevo &quot;... non si erano occupati in tanti? ...&quot; pensavo a Luperini, ad esempio... 
La tua scheda critica non dice poco, anzi... mi sembra che sottolinei un aspetto assolutamente interessante del testo, e apprezzo molto la possibilità di avere notizia del dibattito internazionale (quando in Italia alcuni testi arrivano se sono già dei classici riconosciuti in mezzo mondo)...
Non avevo intenzione di sminuire l&#039;interesse della questione che pone Rancière ... e forse &quot;arriva in ritardo&quot; è troppo. Me lo rimangio volentieri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@andrea<br />
Quando dicevo &#8220;&#8230; non si erano occupati in tanti? &#8230;&#8221; pensavo a Luperini, ad esempio&#8230;<br />
La tua scheda critica non dice poco, anzi&#8230; mi sembra che sottolinei un aspetto assolutamente interessante del testo, e apprezzo molto la possibilità di avere notizia del dibattito internazionale (quando in Italia alcuni testi arrivano se sono già dei classici riconosciuti in mezzo mondo)&#8230;<br />
Non avevo intenzione di sminuire l&#8217;interesse della questione che pone Rancière &#8230; e forse &#8220;arriva in ritardo&#8221; è troppo. Me lo rimangio volentieri.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/01/23/su-jacques-ranciere-politique-de-la-litterature/#comment-104524</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 14:36:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[vito non ho ben capito le tue osservazioni
&quot;Ma della centralità della funzione comunicativa del linguaggio non si erano occupati, nel frattempo, in tanti? Non mi sembra che il concetto di letterarietà, tra l’eltro, la negasse.&quot;

La questione che pone Rancière non è quella della funzione comunicativa del linguaggio, che dovrebbe essere più o meno assodato da quando il linguaggio esiste. Semmai riavvicinare due universi separati proprio dal concetto di letterarietà: il discorso comune e quello letterario. In ogni caso, anche se una scheda critica dice poco, Rancière ha davvero da dire e cose nuove.
A meno di pensare che in Italia la produzione filosofica e critica sia talmente splendida da non meritare che ci si interessi di quanto si fa altrove....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>vito non ho ben capito le tue osservazioni<br />
&#8220;Ma della centralità della funzione comunicativa del linguaggio non si erano occupati, nel frattempo, in tanti? Non mi sembra che il concetto di letterarietà, tra l’eltro, la negasse.&#8221;</p>
<p>La questione che pone Rancière non è quella della funzione comunicativa del linguaggio, che dovrebbe essere più o meno assodato da quando il linguaggio esiste. Semmai riavvicinare due universi separati proprio dal concetto di letterarietà: il discorso comune e quello letterario. In ogni caso, anche se una scheda critica dice poco, Rancière ha davvero da dire e cose nuove.<br />
A meno di pensare che in Italia la produzione filosofica e critica sia talmente splendida da non meritare che ci si interessi di quanto si fa altrove&#8230;.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/01/23/su-jacques-ranciere-politique-de-la-litterature/#comment-104523</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 14:31:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ vito

questione vecchia, è vero, ma sempre viva.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ vito</p>
<p>questione vecchia, è vero, ma sempre viva.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: vito		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[vito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 14:17:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[... forse Rancière arriva in ritardo... forse. E per questo pongo alcune questioni.

1) Nel 1968 o &#039;69 Argan inaugurava la rivista &quot;Storia dell&#039;arte&quot; (sulla quale poi ha scritto Calvesi, tanto per fare uno dei nomi più conosciuti), che poneva il problema implicitamente della distinzione dell&#039;oggetto artistico dall&#039;oggetto comune arrivando all&#039;idea che conta l&#039;immagine (e cioè che la storia dell&#039;arte ottocentesca doveva fare i conti con l&#039;iconologia)... fra i vari suggerimenti che sono presenti nel saggio emerge la possibilità di degerarchizzare i generi classici della produzione artistica considerando la centralità comunicativa delle immagini con tutti i problemi che pone (il ruolo della sociologia, della psicanalisi, di qulli che in America chiamano cultural studies...) lungo una tradizione che arriva a Warburg passando per Panofshy. 

Seconda questione: ma non esisteva già la sociologia della comunicazione e della letteratura?

Terza questione: Ma della centralità della funzione comunicativa del linguaggio non si erano occupati, nel frattempo, in tanti? Non mi sembra che il concetto di letterarietà, tra l&#039;eltro, la negasse.  

@macondo... &quot;uno scarto che ha che fare con la verità&quot;, dici, ma forse anche con la mistificazione, spesso... non lo so: a me sembra un casino questa vicenda!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; forse Rancière arriva in ritardo&#8230; forse. E per questo pongo alcune questioni.</p>
<p>1) Nel 1968 o &#8217;69 Argan inaugurava la rivista &#8220;Storia dell&#8217;arte&#8221; (sulla quale poi ha scritto Calvesi, tanto per fare uno dei nomi più conosciuti), che poneva il problema implicitamente della distinzione dell&#8217;oggetto artistico dall&#8217;oggetto comune arrivando all&#8217;idea che conta l&#8217;immagine (e cioè che la storia dell&#8217;arte ottocentesca doveva fare i conti con l&#8217;iconologia)&#8230; fra i vari suggerimenti che sono presenti nel saggio emerge la possibilità di degerarchizzare i generi classici della produzione artistica considerando la centralità comunicativa delle immagini con tutti i problemi che pone (il ruolo della sociologia, della psicanalisi, di qulli che in America chiamano cultural studies&#8230;) lungo una tradizione che arriva a Warburg passando per Panofshy. </p>
<p>Seconda questione: ma non esisteva già la sociologia della comunicazione e della letteratura?</p>
<p>Terza questione: Ma della centralità della funzione comunicativa del linguaggio non si erano occupati, nel frattempo, in tanti? Non mi sembra che il concetto di letterarietà, tra l&#8217;eltro, la negasse.  </p>
<p>@macondo&#8230; &#8220;uno scarto che ha che fare con la verità&#8221;, dici, ma forse anche con la mistificazione, spesso&#8230; non lo so: a me sembra un casino questa vicenda!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: wedekind93		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/01/23/su-jacques-ranciere-politique-de-la-litterature/#comment-104503</link>

		<dc:creator><![CDATA[wedekind93]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 19:16:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;E in quest’ottica, Rancière ci offre una via ermeneutica importante, seppure ardua: confrontarsi con la politica letteraria del non-senso, ossia con quegli eventi molecolari che precedono ogni figura di soggetto e di mondo.&quot;

Bello. Mi chiedo quali editori e soprattutto quali scrittori italiani stiano al momento lavorando in tal senso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;E in quest’ottica, Rancière ci offre una via ermeneutica importante, seppure ardua: confrontarsi con la politica letteraria del non-senso, ossia con quegli eventi molecolari che precedono ogni figura di soggetto e di mondo.&#8221;</p>
<p>Bello. Mi chiedo quali editori e soprattutto quali scrittori italiani stiano al momento lavorando in tal senso</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: macondo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/01/23/su-jacques-ranciere-politique-de-la-litterature/#comment-104500</link>

		<dc:creator><![CDATA[macondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 17:05:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Inglese,
meglio lasciarle formulate, quelle domande, come una sorta di spada di damocle, perché a dirimerle ci si prova già da migliaia di anni la teoria letteraria. Cmq, per non glissare, posso dare qualche mia opinione. Rancière parla di &quot;funzione poetica&quot; distinguendola, pur nell&#039;intreccio o magma comune, dalla &quot;funzione comunicativa&quot;. E la &quot;funzione poetica&quot; funziona (appunto) secondo una pluralità di &quot;procedure&quot;. Da un lato c&#039;è la tradizione (un sonetto, poniamo, è appunto tale perché segue convenzionalmente - ma non pefettamente: allora si parla di &quot;licenza&quot; -una serie di &quot;leggi&quot; poetiche quali la misura endecasillaba o la suddivisione strofica, a prescindere dal contenuto). Dall&#039;altro c&#039;è la sua &quot;modalità&quot; moderna, che, venuta a seguito di una ribellione (avanguardie, sperimentalismo) e di un rifiuto-rimescolamento delle norme, ha avvicinato la &quot;funzione poetica&quot; al parlato, al linguaggio ordinario, puntando di più sulla &quot;funzione comunicativa&quot;.  Ma senza appiattirvisi. Sulla base, appunto, di una deviazione, su cui anch&#039;io mi interrogo. E qui, a mio avviso, si inserisce anche il caso di Tarantino (un regista che non mi fa impazzire), il quale fa del meta-cinema, ossia, fingendo di adeguarsi alla &quot;funzione comunicativa&quot; (la conversazione sugli hamburger), in realtà allude, cita, fa il verso ecc. (tutte procedure post-modern), al genere gangsteristico, quindi al canone, quindi alla &quot;funzione poetica&quot;. Quanto al fatto se la letteratura sia di per sé dissidente, amo pensare che la &quot;grande letteratura&quot; lo sia, a prescindere dal tapino (sia Eliot o Céline o Majakowskij) che la scrive, per il fatto che la letteratura, quando è tale, è sempre il prodotto di una coupure, di uno scarto, che ha a che fare con la verità, e la verità è sempre... rivoluzionaria. Non vorrei averla fatta lunga. Si asi es, disculpen]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Inglese,<br />
meglio lasciarle formulate, quelle domande, come una sorta di spada di damocle, perché a dirimerle ci si prova già da migliaia di anni la teoria letteraria. Cmq, per non glissare, posso dare qualche mia opinione. Rancière parla di &#8220;funzione poetica&#8221; distinguendola, pur nell&#8217;intreccio o magma comune, dalla &#8220;funzione comunicativa&#8221;. E la &#8220;funzione poetica&#8221; funziona (appunto) secondo una pluralità di &#8220;procedure&#8221;. Da un lato c&#8217;è la tradizione (un sonetto, poniamo, è appunto tale perché segue convenzionalmente &#8211; ma non pefettamente: allora si parla di &#8220;licenza&#8221; -una serie di &#8220;leggi&#8221; poetiche quali la misura endecasillaba o la suddivisione strofica, a prescindere dal contenuto). Dall&#8217;altro c&#8217;è la sua &#8220;modalità&#8221; moderna, che, venuta a seguito di una ribellione (avanguardie, sperimentalismo) e di un rifiuto-rimescolamento delle norme, ha avvicinato la &#8220;funzione poetica&#8221; al parlato, al linguaggio ordinario, puntando di più sulla &#8220;funzione comunicativa&#8221;.  Ma senza appiattirvisi. Sulla base, appunto, di una deviazione, su cui anch&#8217;io mi interrogo. E qui, a mio avviso, si inserisce anche il caso di Tarantino (un regista che non mi fa impazzire), il quale fa del meta-cinema, ossia, fingendo di adeguarsi alla &#8220;funzione comunicativa&#8221; (la conversazione sugli hamburger), in realtà allude, cita, fa il verso ecc. (tutte procedure post-modern), al genere gangsteristico, quindi al canone, quindi alla &#8220;funzione poetica&#8221;. Quanto al fatto se la letteratura sia di per sé dissidente, amo pensare che la &#8220;grande letteratura&#8221; lo sia, a prescindere dal tapino (sia Eliot o Céline o Majakowskij) che la scrive, per il fatto che la letteratura, quando è tale, è sempre il prodotto di una coupure, di uno scarto, che ha a che fare con la verità, e la verità è sempre&#8230; rivoluzionaria. Non vorrei averla fatta lunga. Si asi es, disculpen</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/01/23/su-jacques-ranciere-politique-de-la-litterature/#comment-104497</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 16:18:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a macondo:
qual è il percorso di &quot;deviazione&quot;? Che cosa fa di una comunicazione ordinaria un testo poetico? Che cosa fa di un urinatoio un&#039;opera d&#039;arte? Almeno, le arti plastiche ci riflettono su da un po&#039; di tempo... Che cosa fa si che una conversazione sugli hamburger in un film di gangster di Tarantino sia più efficace di tanti dialoghi dove i gangster parlano da gangster durante tutto il film... Insomma, già ponendosi in questo modo la domanda, si orienta anche il lavoro critico nella buona direzione.

La letteratura è ipso facto dissidente? Dipende che cosa s&#039;intende per dissidente. Se si intende in senso strettamente politico, non lo è sempre. E anzi, conta poco che lo sia. Ma quest&#039;idea della letteratura dissidente in quanto tale è una specie di tranello concettuale: non si sa bene che cosa si sta dicendo con questa formula, ma vi è una sorta di grande godimento nell&#039;usarla. Anche a me capita. Se poi ci penso un po&#039; su, mi sembra che sia una formula comunque troppo riduttiva e forse anche confusa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a macondo:<br />
qual è il percorso di &#8220;deviazione&#8221;? Che cosa fa di una comunicazione ordinaria un testo poetico? Che cosa fa di un urinatoio un&#8217;opera d&#8217;arte? Almeno, le arti plastiche ci riflettono su da un po&#8217; di tempo&#8230; Che cosa fa si che una conversazione sugli hamburger in un film di gangster di Tarantino sia più efficace di tanti dialoghi dove i gangster parlano da gangster durante tutto il film&#8230; Insomma, già ponendosi in questo modo la domanda, si orienta anche il lavoro critico nella buona direzione.</p>
<p>La letteratura è ipso facto dissidente? Dipende che cosa s&#8217;intende per dissidente. Se si intende in senso strettamente politico, non lo è sempre. E anzi, conta poco che lo sia. Ma quest&#8217;idea della letteratura dissidente in quanto tale è una specie di tranello concettuale: non si sa bene che cosa si sta dicendo con questa formula, ma vi è una sorta di grande godimento nell&#8217;usarla. Anche a me capita. Se poi ci penso un po&#8217; su, mi sembra che sia una formula comunque troppo riduttiva e forse anche confusa.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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