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	Commenti a: Di quand’ero poeta (e non lo sapevo)	</title>
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		<title>
		Di: Massimo Vaj		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Vaj]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 19:30:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il mio &quot;non importa&quot; sta a significare che non è mia intenzione perdermi nell&#039;analisi soggettiva di uno scritto particolare, perché in questo contesto si sarebbe trattato di traslare un senso che deve restare confinato nel generale. È ovvio che a chiunque debba interessare la qualità, ma a me premeva sottolineare che anche una poesiola ridicola ha significato più di qualcosa per chi l&#039;ha scritta, e che l&#039;autore gli ha attribuito un senso per lui abbastanza importante da convincersi che sarebbe valsa la pena di comporla. A nessuno deve essere concesso di giudicare una poesia oltre i propri canoni personali, se non fosse così la poesia sarebbe mutilata della propria libertà di essere significativa, persino dell&#039;idiozia che non si accorge di esporre. Ciao Diamante]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio &#8220;non importa&#8221; sta a significare che non è mia intenzione perdermi nell&#8217;analisi soggettiva di uno scritto particolare, perché in questo contesto si sarebbe trattato di traslare un senso che deve restare confinato nel generale. È ovvio che a chiunque debba interessare la qualità, ma a me premeva sottolineare che anche una poesiola ridicola ha significato più di qualcosa per chi l&#8217;ha scritta, e che l&#8217;autore gli ha attribuito un senso per lui abbastanza importante da convincersi che sarebbe valsa la pena di comporla. A nessuno deve essere concesso di giudicare una poesia oltre i propri canoni personali, se non fosse così la poesia sarebbe mutilata della propria libertà di essere significativa, persino dell&#8217;idiozia che non si accorge di esporre. Ciao Diamante</p>
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		Di: Diamante		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Diamante]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 08:01:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Massimo, a me importa eccome se i nostri migliori pensieri siano &quot;meditazioni profonde&quot; o &quot;sdolcinature banali&quot;. Al ristorante, preferisci mangiare un piatto prelibato oppure pesce guasto? 
Ancora: non è vero, a mio avviso, che la poesia &quot;pare sempre una creazione di verità che ci dispone all&#039;esaltazione di ciò che ci manca.&quot; La poesia pare (a me, sia chiaro: qui scatterebbe il discorso sull&#039;infinita soggettività del giudizio in arte) quel che è: poesia appunto, o molto più spesso una menzogna estetica (e quindi anche etica), come ho spiegato nel post precedente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Massimo, a me importa eccome se i nostri migliori pensieri siano &#8220;meditazioni profonde&#8221; o &#8220;sdolcinature banali&#8221;. Al ristorante, preferisci mangiare un piatto prelibato oppure pesce guasto?<br />
Ancora: non è vero, a mio avviso, che la poesia &#8220;pare sempre una creazione di verità che ci dispone all&#8217;esaltazione di ciò che ci manca.&#8221; La poesia pare (a me, sia chiaro: qui scatterebbe il discorso sull&#8217;infinita soggettività del giudizio in arte) quel che è: poesia appunto, o molto più spesso una menzogna estetica (e quindi anche etica), come ho spiegato nel post precedente.</p>
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		Di: Massimo Vaj		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Vaj]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 06:22:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non essendo io un poeta che stravede per la poesia, posso azzardarmi a darle una definizione senza che la descrizione sia di parte.

La poesia nasce da una fonte silenziosa e sconosciuta, dalla quale anche noi proveniamo. Questo non conoscere dimora in noi come fosse un vuoto da colmare, e quando proviamo a farlo con quelli che pensiamo essere i nostri migliori pensieri, diamo a quei pensieri il nome di poesia. Non importa se siano meditazioni profonde o sdolcinature banali, perché a noi, quel riempire il vuoto col vuoto, pare sempre una creazione di verità che ci dispone all&#039;esaltazione di ciò che ci manca.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non essendo io un poeta che stravede per la poesia, posso azzardarmi a darle una definizione senza che la descrizione sia di parte.</p>
<p>La poesia nasce da una fonte silenziosa e sconosciuta, dalla quale anche noi proveniamo. Questo non conoscere dimora in noi come fosse un vuoto da colmare, e quando proviamo a farlo con quelli che pensiamo essere i nostri migliori pensieri, diamo a quei pensieri il nome di poesia. Non importa se siano meditazioni profonde o sdolcinature banali, perché a noi, quel riempire il vuoto col vuoto, pare sempre una creazione di verità che ci dispone all&#8217;esaltazione di ciò che ci manca.</p>
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		Di: Diamante		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Diamante]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 08:57:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Va bene, dato che non basta un commento asciutto per essere approvato dai moderatori, spiegherò meglio perchè, a mio avviso, non stiamo parlando di poesia. Spero che l&#039;autore non la prenda a male, e che la mia sincerità e passione vengano apprezzate a onta della mia crudezza. Copio e incollo, ma senza l&#039;a capo, il primo brano, L&#039;OPZIONE:

Il poster d’un clown bislacco alla parete era il tuo doppio fidato e silente con la lacrima aggrappata al ciglio che rifiutava di scivolare giù per l’abbrivo della guancia mal rasata preferendo la penombra truffaldina degli occhi all’ingloriosa agonia sulla stoffa della giacca o tra le fessure
impietose del parquet.

Mancano solo le virgole, per ottenere un brano in prosa costellato d&#039;immagini un po&#039; straniate (neanche troppo), la qual cosa non sarebbe originale ma avrebbe pur sempre una ragion d&#039;essere. Il secondo brano, ULTERIORI PROPONIMENTI:

Sì, qui vi dico - e ve lo giuro: mollo tutto al suo destino barloccio, pianto in asso l’avveduto scalpiccio dei doveri, lascio le albe alle loro smorfie di ventriloqui tristi e scevro di rimorsi salto il fosso, mi disfaccio a cuor leggero di ricordi fasulli come rimpianti, prendo il largo senza scorta di crucci né sirene nostalgiche a sera, quando il vento liquefa i colori e agita l’insegna del discount. 

Qui le virgole ci sono, le immagini sono meno ardite che nel brano precedente ma compaiono più assonanze e mezze rime, e insomma abbiamo (avremmo) di nuovo una prosa in qualche modo originale, benché di un&#039;originalità che non porta da nessuna parte. E dove avrebbe da portarci?, mi chiederete forse, se avrò l&#039;onore della positiva moderazione. Rispondo: a un senso che sta oltre una certa quotidiana banalità. Per me, poesia vera è costruzione di senso. Il poeta edifica senso per sè e per la collettività, tiene in qualche modo un diario spirituale per l&#039;umanità, è medico dell&#039;umano nel senso metafisico del termine. E sono profondamente convinto che l&#039;arte, l&#039;arte vera, sia e sia stata indispensabile alla sopravvivenza dell&#039;umano come e più della scienza. L&#039;uomo ha bisogno di fabulare, di raccontare e di creare. Se crea verità (la quale sta nella bellezza, ma pure in una bruttezza esteticamente &quot;bella&quot;, se mi spiego: penso a Bernhard, tanto per citarne uno), l&#039;uomo starà meglio, perchè sarà più prossimo a se stesso. Ma se crea menzogna (e quel che non è vera poesia e vera arte è menzogna), l&#039;uomo starà male, perchè s&#039;allontanerà dalla verità, ovvero dal se stesso di cui è da sempre (dalla famigerata Caduta) in cerca. 
Dunque l&#039;uomo non ha bisogno del &quot;chiacchiericcio&quot;, della gerede, della parola inflazionata, della galleria del vento del pettegolezzo, dell&#039;autoreferenzialità che non prova (o non riesce) a spingersi oltre una comunicazione puntuale di stati d&#039;animo personali e circostanziali, nonché circostanziati. Non si scrive tanto per, si scrive sotto la pressione d&#039;un&#039;urgenza ontologica, la quale chiama a sè necessariamente un&#039;urgenza de-ontologica. Scrivo perchè ho qualcosa da dire, non perchè so scrivere. E benché non a tutti possa venire in mente che &quot;il vento liquefà i colori&quot;, oppure che una lacrima preferisca la &quot;penombra degli occhi&quot; a &quot;l&#039;ingloriosa agonia sulla stoffa della giacca&quot;, ciò non autorizza a metterlo su carta pretendendo di fare poesia. Già nel 1872-1874 Rimbaud inventava, con le ILLUMINAZIONI, una prosa &quot;altra&quot;, apparentemente gratuita, in cui gli oggetti e i concetti più lontani erano accostati con fulminea subitaneità. Ma in quel caso (a parte l&#039;altezza somma del risultato estetico), la grandezza consisteva nell&#039;esplorazione di nuovo senso, in una novità che ancora oggi, a distanza di 140 anni, è tale. Oggi, anno 2009, abbiamo bisogno di nuove idee, o di tacere, in attesa d&#039;una più vera ispirazione. Come cantava Celan, &quot;Tu giaci sporgendoti fuori/sopra di te,/in fuori, sopra di te,/ giace il tuo destino&quot;.
Occorre sporgersi, non stare alla finestra, i gomiti sul davanzale dell&#039;ovvio, gli occhi puntati su di un paesaggio che tutti (dico tutti) possono vedere.
Spero d&#039;essermi spiegato a sufficienza.
Un cordiale saluto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Va bene, dato che non basta un commento asciutto per essere approvato dai moderatori, spiegherò meglio perchè, a mio avviso, non stiamo parlando di poesia. Spero che l&#8217;autore non la prenda a male, e che la mia sincerità e passione vengano apprezzate a onta della mia crudezza. Copio e incollo, ma senza l&#8217;a capo, il primo brano, L&#8217;OPZIONE:</p>
<p>Il poster d’un clown bislacco alla parete era il tuo doppio fidato e silente con la lacrima aggrappata al ciglio che rifiutava di scivolare giù per l’abbrivo della guancia mal rasata preferendo la penombra truffaldina degli occhi all’ingloriosa agonia sulla stoffa della giacca o tra le fessure<br />
impietose del parquet.</p>
<p>Mancano solo le virgole, per ottenere un brano in prosa costellato d&#8217;immagini un po&#8217; straniate (neanche troppo), la qual cosa non sarebbe originale ma avrebbe pur sempre una ragion d&#8217;essere. Il secondo brano, ULTERIORI PROPONIMENTI:</p>
<p>Sì, qui vi dico &#8211; e ve lo giuro: mollo tutto al suo destino barloccio, pianto in asso l’avveduto scalpiccio dei doveri, lascio le albe alle loro smorfie di ventriloqui tristi e scevro di rimorsi salto il fosso, mi disfaccio a cuor leggero di ricordi fasulli come rimpianti, prendo il largo senza scorta di crucci né sirene nostalgiche a sera, quando il vento liquefa i colori e agita l’insegna del discount. </p>
<p>Qui le virgole ci sono, le immagini sono meno ardite che nel brano precedente ma compaiono più assonanze e mezze rime, e insomma abbiamo (avremmo) di nuovo una prosa in qualche modo originale, benché di un&#8217;originalità che non porta da nessuna parte. E dove avrebbe da portarci?, mi chiederete forse, se avrò l&#8217;onore della positiva moderazione. Rispondo: a un senso che sta oltre una certa quotidiana banalità. Per me, poesia vera è costruzione di senso. Il poeta edifica senso per sè e per la collettività, tiene in qualche modo un diario spirituale per l&#8217;umanità, è medico dell&#8217;umano nel senso metafisico del termine. E sono profondamente convinto che l&#8217;arte, l&#8217;arte vera, sia e sia stata indispensabile alla sopravvivenza dell&#8217;umano come e più della scienza. L&#8217;uomo ha bisogno di fabulare, di raccontare e di creare. Se crea verità (la quale sta nella bellezza, ma pure in una bruttezza esteticamente &#8220;bella&#8221;, se mi spiego: penso a Bernhard, tanto per citarne uno), l&#8217;uomo starà meglio, perchè sarà più prossimo a se stesso. Ma se crea menzogna (e quel che non è vera poesia e vera arte è menzogna), l&#8217;uomo starà male, perchè s&#8217;allontanerà dalla verità, ovvero dal se stesso di cui è da sempre (dalla famigerata Caduta) in cerca.<br />
Dunque l&#8217;uomo non ha bisogno del &#8220;chiacchiericcio&#8221;, della gerede, della parola inflazionata, della galleria del vento del pettegolezzo, dell&#8217;autoreferenzialità che non prova (o non riesce) a spingersi oltre una comunicazione puntuale di stati d&#8217;animo personali e circostanziali, nonché circostanziati. Non si scrive tanto per, si scrive sotto la pressione d&#8217;un&#8217;urgenza ontologica, la quale chiama a sè necessariamente un&#8217;urgenza de-ontologica. Scrivo perchè ho qualcosa da dire, non perchè so scrivere. E benché non a tutti possa venire in mente che &#8220;il vento liquefà i colori&#8221;, oppure che una lacrima preferisca la &#8220;penombra degli occhi&#8221; a &#8220;l&#8217;ingloriosa agonia sulla stoffa della giacca&#8221;, ciò non autorizza a metterlo su carta pretendendo di fare poesia. Già nel 1872-1874 Rimbaud inventava, con le ILLUMINAZIONI, una prosa &#8220;altra&#8221;, apparentemente gratuita, in cui gli oggetti e i concetti più lontani erano accostati con fulminea subitaneità. Ma in quel caso (a parte l&#8217;altezza somma del risultato estetico), la grandezza consisteva nell&#8217;esplorazione di nuovo senso, in una novità che ancora oggi, a distanza di 140 anni, è tale. Oggi, anno 2009, abbiamo bisogno di nuove idee, o di tacere, in attesa d&#8217;una più vera ispirazione. Come cantava Celan, &#8220;Tu giaci sporgendoti fuori/sopra di te,/in fuori, sopra di te,/ giace il tuo destino&#8221;.<br />
Occorre sporgersi, non stare alla finestra, i gomiti sul davanzale dell&#8217;ovvio, gli occhi puntati su di un paesaggio che tutti (dico tutti) possono vedere.<br />
Spero d&#8217;essermi spiegato a sufficienza.<br />
Un cordiale saluto.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Diamante		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/02/11/di-quand%e2%80%99ero-poeta-e-non-lo-sapevo/#comment-106772</link>

		<dc:creator><![CDATA[Diamante]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 13:27:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[D&#039;accordo, mi spiace, con Luigi Socci e Andrea Ponso. Nè dignità estetica, nè acutezza cognitiva. Non piaciute.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo, mi spiace, con Luigi Socci e Andrea Ponso. Nè dignità estetica, nè acutezza cognitiva. Non piaciute.</p>
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		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 01:06:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;I commenti sono qui anche per imparare&quot; è una frase di un surrealismo hard che commuoverebbe Magritte in punto di morte:-) (Comunque s&#039;è capito, spero, cosa volevo dire.)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;I commenti sono qui anche per imparare&#8221; è una frase di un surrealismo hard che commuoverebbe Magritte in punto di morte:-) (Comunque s&#8217;è capito, spero, cosa volevo dire.)</p>
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		<item>
		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/02/11/di-quand%e2%80%99ero-poeta-e-non-lo-sapevo/#comment-105571</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 01:02:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ha ragione Bugliani. I commenti sono qui anche per imparare, e se c&#039;è onestà intellettuale (come mi pare ci sia nel caso di Ponso e Socci - con tutte le lacune &quot;da blog&quot; e le &quot;tirate via&quot; insite nei loro interventi), deve andare bene per forza. A me queste cose di Bugliani piacciono e anche molto, per esempio; poetichese più &quot;citato&quot; che veramente utilizzato, a mio avviso, un certo grado di autoironia che per me non stona davvero mai. E dunque? Niente, si esprimono pareri, si lanciano da parte di qualcuno che non gradisce anche sassate. Si colpisce l&#039;autore? Inevitabilmente, non facciamo finta che non sia così. E dunque (ancora): avanti, i blog sono anche questo, ed è anche il loro bello. Ed è sempre bene - come ha rilevato Ponso - che ci si metta il nome, che qui è la faccia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha ragione Bugliani. I commenti sono qui anche per imparare, e se c&#8217;è onestà intellettuale (come mi pare ci sia nel caso di Ponso e Socci &#8211; con tutte le lacune &#8220;da blog&#8221; e le &#8220;tirate via&#8221; insite nei loro interventi), deve andare bene per forza. A me queste cose di Bugliani piacciono e anche molto, per esempio; poetichese più &#8220;citato&#8221; che veramente utilizzato, a mio avviso, un certo grado di autoironia che per me non stona davvero mai. E dunque? Niente, si esprimono pareri, si lanciano da parte di qualcuno che non gradisce anche sassate. Si colpisce l&#8217;autore? Inevitabilmente, non facciamo finta che non sia così. E dunque (ancora): avanti, i blog sono anche questo, ed è anche il loro bello. Ed è sempre bene &#8211; come ha rilevato Ponso &#8211; che ci si metta il nome, che qui è la faccia.</p>
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		<title>
		Di: roberto bugliani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/02/11/di-quand%e2%80%99ero-poeta-e-non-lo-sapevo/#comment-105555</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto bugliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 20:11:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ringrazio tutti coloro che hanno letto, e quelli che hanno voluto lasciare il loro commento a questi testi. Anche i neo-fortiniani che dissentono dalla mia leggerezza &quot;poetichese&quot;. Perché si impara un po&#039;, sempre e comunque.
@ alcor,
per questa ragione, trovo i commenti tutti importanti. L&#039;autore scrive per esporsi, per sottoporsi al giudizio, per ascoltare la voce del lettore. Se no, è meglio che alzi i glutei (il termine è in poetichese, noblesse oblige) dalla sedia e vada a farsi una sana passeggiata.
all&#039;impareggiabile funiculì funicolà, un grazie speciale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio tutti coloro che hanno letto, e quelli che hanno voluto lasciare il loro commento a questi testi. Anche i neo-fortiniani che dissentono dalla mia leggerezza &#8220;poetichese&#8221;. Perché si impara un po&#8217;, sempre e comunque.<br />
@ alcor,<br />
per questa ragione, trovo i commenti tutti importanti. L&#8217;autore scrive per esporsi, per sottoporsi al giudizio, per ascoltare la voce del lettore. Se no, è meglio che alzi i glutei (il termine è in poetichese, noblesse oblige) dalla sedia e vada a farsi una sana passeggiata.<br />
all&#8217;impareggiabile funiculì funicolà, un grazie speciale</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/02/11/di-quand%e2%80%99ero-poeta-e-non-lo-sapevo/#comment-105513</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 09:22:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ma se i commenti restano aperti l&#039;autore deve armarsi di pazienza e coraggio, prendendo esempio dal prode Arminio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ma se i commenti restano aperti l&#8217;autore deve armarsi di pazienza e coraggio, prendendo esempio dal prode Arminio</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/02/11/di-quand%e2%80%99ero-poeta-e-non-lo-sapevo/#comment-105512</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 09:21:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mozione d&#039;ordine - io me la sono data da sola e quel paio di volte che ho fatto eccezione mi sono pentita - chiudete i commenti sotto i post di poesia  e narrativa: finiscono per essere una pedana per la scherma
 Se lo si fa sotto un post di idee  non si offende e ferisce nessuno, si dibatte sulle reciproche opinioni, ma se lo si fa sotto il post di un autore si rischia di spargere zucchero o di ferire, o di fare entrambe le cose.
I thread sotto i testi sono quasi sempre deprimenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mozione d&#8217;ordine &#8211; io me la sono data da sola e quel paio di volte che ho fatto eccezione mi sono pentita &#8211; chiudete i commenti sotto i post di poesia  e narrativa: finiscono per essere una pedana per la scherma<br />
 Se lo si fa sotto un post di idee  non si offende e ferisce nessuno, si dibatte sulle reciproche opinioni, ma se lo si fa sotto il post di un autore si rischia di spargere zucchero o di ferire, o di fare entrambe le cose.<br />
I thread sotto i testi sono quasi sempre deprimenti.</p>
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