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	Commenti a: La guerra culturale su Darwin	</title>
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		<title>
		Di: Massimo Vaj		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/02/12/la-guerra-culturale-su-darwin/#comment-105881</link>

		<dc:creator><![CDATA[Massimo Vaj]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 07:35:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Darwin non risponde al quesito sull&#039;uovo e la gallina, e crede all&#039;evoluzione come se questa fosse una freccia che prosegue dritta verso il bersaglio della perfezione. La realtà è ciclica, e il pensare che sia in costante adattamento migliorativo giustifica la nefandezza dell&#039;essere peggiori delle bestie e chiamarsi uomini. Che un&#039;intera umanità presti fede a qualcuno che ha dedotto la propria &quot;verità&quot; dall&#039;osservazione dei canarini è interessante e significativo dello stadio evolutivo nel quale si trova la specie umana. Come la molteplicità è contenuta in principio nell&#039;unità, della quale rappresenta l&#039;indefinita moltiplicazione nella diversità, così la pianta sta nel proprio seme e l&#039;uomo già è potenziale nell&#039;embrione che lo produrrà. Chi non vede i principi universali dell&#039;esistenza e la gerarchia non morale nella quale questi principi stanno nei confronti dell&#039;unità dalla quale derivano, è meglio che si esprima sottovoce.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Darwin non risponde al quesito sull&#8217;uovo e la gallina, e crede all&#8217;evoluzione come se questa fosse una freccia che prosegue dritta verso il bersaglio della perfezione. La realtà è ciclica, e il pensare che sia in costante adattamento migliorativo giustifica la nefandezza dell&#8217;essere peggiori delle bestie e chiamarsi uomini. Che un&#8217;intera umanità presti fede a qualcuno che ha dedotto la propria &#8220;verità&#8221; dall&#8217;osservazione dei canarini è interessante e significativo dello stadio evolutivo nel quale si trova la specie umana. Come la molteplicità è contenuta in principio nell&#8217;unità, della quale rappresenta l&#8217;indefinita moltiplicazione nella diversità, così la pianta sta nel proprio seme e l&#8217;uomo già è potenziale nell&#8217;embrione che lo produrrà. Chi non vede i principi universali dell&#8217;esistenza e la gerarchia non morale nella quale questi principi stanno nei confronti dell&#8217;unità dalla quale derivano, è meglio che si esprima sottovoce.</p>
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		Di: Bruno Pompa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/02/12/la-guerra-culturale-su-darwin/#comment-105833</link>

		<dc:creator><![CDATA[Bruno Pompa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 17:31:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Penso che al termine antireligioso si debba preferire il più efficace e collaudato anticlericale; è una guerra tra autorità; il vero dramma contemporaneo è che bisogna riconsiderare radicalmente il concetto di opinione pubblica: frutto di troppi trattamenti mediatici, l&#039;opinione pubblica oggi è un mostro che in pochi conoscono davvero come muta e si muove.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Penso che al termine antireligioso si debba preferire il più efficace e collaudato anticlericale; è una guerra tra autorità; il vero dramma contemporaneo è che bisogna riconsiderare radicalmente il concetto di opinione pubblica: frutto di troppi trattamenti mediatici, l&#8217;opinione pubblica oggi è un mostro che in pochi conoscono davvero come muta e si muove.</p>
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		<title>
		Di: Illuminalamenta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/02/12/la-guerra-culturale-su-darwin/#comment-105814</link>

		<dc:creator><![CDATA[Illuminalamenta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 14:55:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ancora oggi, nel mondo scientifico c&#039;è ed è presente ed evidente dai giochi linguistici che l&#039;idea della verità delle cose è presente nel mondo scientifico a livello dell&#039;&#039;inconscio della scienza.
D&#039;altra parte se la scienza non pensasse questo nel suo sottosuolo neanche esisterebbe. La scienza procede perchè ha come fine il Paradiso della Felicità. Solo che essendo il sapere ipotetico anche il paradiso delle felicità conquistata sarà ipotetica. Il signor Tashtego - che mi sembra sia l&#039;unico che pensa lucidamente - ha detto bene. Produrre l&#039;immortalità. La medicina attuale è orientata verso questo obiettivo, anche se non lo si dichiara apertamente, è evidente però da come si muove. E&#039; quindi un bene per l&#039;esistenza della scienza stessa che la pensi così. Faust ha bisogno di Mefistofele. Sì, certo la scienza si pronunzia sulle proposizioni, così il territorio si sposta dalla fenomenologia classica alle filosofie del linguaggio, per cui si fa fenomenologia del linguaggio, così alla fine non è del fenomeno che si parla ma del fenomeno del linguaggio. Si tratta in questo caso del conscio della scienza.  Ma così la scienza si riduce a poca roba (cosa che in effetti è), l&#039;idea della conoscenza della realtà si diluisce enormemente. No, preferisco una scienza che abbia la pretesa di conoscere la verità, come un mistico ha la pretesa di conoscere Dio. Fortunatamente, per la scienza, nel suo sottosuolo pensa altrimenti. Come ha detto Fitche, &quot;Tutto ciò di cui qualcuno pensa di essersi convinto, deve poter esser esposto, per quanto possa apparire pericoloso e empio (Il sistema della dottrina morale).
Dio è il mondo in quanto afferma se stesso.  Questa è una verità che non può essere data in pasto in una discussione. Non è un problema - miserabile  fortuna di un termine - ma una visione.  L&#039;esso è dato, con il quale  Kant se la sbriga, secondo Schopenhauer, col mondo sensibile, reca invece l&#039;eco della onniscienza dogmatica ripudiata: Dio come mondo, è dato egualmente. D&#039;altra parte, i dubbi e le inquietudini sono oggi preferiti alla stizzosa sicurezza di giudizio che risulta almeno inopportuna. Lo stesso concetto di certezza riguarda qualcosa che passa per la coscienza e di sicuro non delude. Mentre quello della verità, con tutto ciò che implica di estraneo, è per attardati. E così vedo la scienza e la preferisco. Del resto ciò si può vedere proprio oggi dal rapporto dell&#039;individuo con la morte di cui la coscienza classica curava di sapere persino il momento, non paga ma vogliosa dell&#039;ora e delle circostanze precise. Invece oggi oscilla tra coloro che posseggono la verità (scienziati o chierici che siano) e coloro che sguazzano nel dubbio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora oggi, nel mondo scientifico c&#8217;è ed è presente ed evidente dai giochi linguistici che l&#8217;idea della verità delle cose è presente nel mondo scientifico a livello dell&#8221;inconscio della scienza.<br />
D&#8217;altra parte se la scienza non pensasse questo nel suo sottosuolo neanche esisterebbe. La scienza procede perchè ha come fine il Paradiso della Felicità. Solo che essendo il sapere ipotetico anche il paradiso delle felicità conquistata sarà ipotetica. Il signor Tashtego &#8211; che mi sembra sia l&#8217;unico che pensa lucidamente &#8211; ha detto bene. Produrre l&#8217;immortalità. La medicina attuale è orientata verso questo obiettivo, anche se non lo si dichiara apertamente, è evidente però da come si muove. E&#8217; quindi un bene per l&#8217;esistenza della scienza stessa che la pensi così. Faust ha bisogno di Mefistofele. Sì, certo la scienza si pronunzia sulle proposizioni, così il territorio si sposta dalla fenomenologia classica alle filosofie del linguaggio, per cui si fa fenomenologia del linguaggio, così alla fine non è del fenomeno che si parla ma del fenomeno del linguaggio. Si tratta in questo caso del conscio della scienza.  Ma così la scienza si riduce a poca roba (cosa che in effetti è), l&#8217;idea della conoscenza della realtà si diluisce enormemente. No, preferisco una scienza che abbia la pretesa di conoscere la verità, come un mistico ha la pretesa di conoscere Dio. Fortunatamente, per la scienza, nel suo sottosuolo pensa altrimenti. Come ha detto Fitche, &#8220;Tutto ciò di cui qualcuno pensa di essersi convinto, deve poter esser esposto, per quanto possa apparire pericoloso e empio (Il sistema della dottrina morale).<br />
Dio è il mondo in quanto afferma se stesso.  Questa è una verità che non può essere data in pasto in una discussione. Non è un problema &#8211; miserabile  fortuna di un termine &#8211; ma una visione.  L&#8217;esso è dato, con il quale  Kant se la sbriga, secondo Schopenhauer, col mondo sensibile, reca invece l&#8217;eco della onniscienza dogmatica ripudiata: Dio come mondo, è dato egualmente. D&#8217;altra parte, i dubbi e le inquietudini sono oggi preferiti alla stizzosa sicurezza di giudizio che risulta almeno inopportuna. Lo stesso concetto di certezza riguarda qualcosa che passa per la coscienza e di sicuro non delude. Mentre quello della verità, con tutto ciò che implica di estraneo, è per attardati. E così vedo la scienza e la preferisco. Del resto ciò si può vedere proprio oggi dal rapporto dell&#8217;individuo con la morte di cui la coscienza classica curava di sapere persino il momento, non paga ma vogliosa dell&#8217;ora e delle circostanze precise. Invece oggi oscilla tra coloro che posseggono la verità (scienziati o chierici che siano) e coloro che sguazzano nel dubbio.</p>
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		<title>
		Di: alanine		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/02/12/la-guerra-culturale-su-darwin/#comment-105790</link>

		<dc:creator><![CDATA[alanine]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 11:54:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[eggià. 
quello che mi ha stupito è che mi ha suscitato le stesse identiche reazioni PRIMA di capire che era lui. 
è proprio vero che c&#039;è il reale esiste, non c&#039;è niente da fare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>eggià.<br />
quello che mi ha stupito è che mi ha suscitato le stesse identiche reazioni PRIMA di capire che era lui.<br />
è proprio vero che c&#8217;è il reale esiste, non c&#8217;è niente da fare.</p>
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		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/02/12/la-guerra-culturale-su-darwin/#comment-105787</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 11:28:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ah, cara alanina, eppure aveva giurato di non tornare su NI, mai dire mai:-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ah, cara alanina, eppure aveva giurato di non tornare su NI, mai dire mai:-)</p>
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		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/02/12/la-guerra-culturale-su-darwin/#comment-105784</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 10:20:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non capisco come può pretendere di dare/dire giudizi sulla scienza chi parte, parlando di scienza, da un presupposto tipo: &quot;la scienza ci permette di arrivare alla verità delle cose?&quot;

La scienza non ha alcuna pretesa &quot;di arrivare alla verità dele cose&quot;. Se pretendesse questo, sarebbe altro, non certo scienza.


Quando si parla della &quot;verità delle cose&quot; si tratta di metafisica. Cosa significa la &quot;verità&quot; delle cose?

La scienza formula proposizioni, tali che possano essere verificate, e quindi giudicate o vere o false.
L&#039;essere vero o falso attiene a porzioni di linguaggio: proposizioni o  teorie. 
Per attribuire questo carattere di vero o falso ci si serve di metodi stabiliti convenzionalmente e che come tali  fanno parte degli statuti delle singole dscipline scientifiche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non capisco come può pretendere di dare/dire giudizi sulla scienza chi parte, parlando di scienza, da un presupposto tipo: &#8220;la scienza ci permette di arrivare alla verità delle cose?&#8221;</p>
<p>La scienza non ha alcuna pretesa &#8220;di arrivare alla verità dele cose&#8221;. Se pretendesse questo, sarebbe altro, non certo scienza.</p>
<p>Quando si parla della &#8220;verità delle cose&#8221; si tratta di metafisica. Cosa significa la &#8220;verità&#8221; delle cose?</p>
<p>La scienza formula proposizioni, tali che possano essere verificate, e quindi giudicate o vere o false.<br />
L&#8217;essere vero o falso attiene a porzioni di linguaggio: proposizioni o  teorie.<br />
Per attribuire questo carattere di vero o falso ci si serve di metodi stabiliti convenzionalmente e che come tali  fanno parte degli statuti delle singole dscipline scientifiche.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Illuminalamenta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/02/12/la-guerra-culturale-su-darwin/#comment-105782</link>

		<dc:creator><![CDATA[Illuminalamenta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 09:48:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dovrebbe essere Lamarck il padre dell&#039;evoluzionismo e non Darwin. E&#039; anche la posizione di diversi storici della scienza. Quantomeno è discutibile. Darwin rimane cmq uno dei primi veri scienziati che pensa in maniera olistica. 

Il mistero della vita aumenta, aumentando l&#039;entropia (della scoperta)

Un tempo la relatività di einstein o l&#039;indeterminismo quantistico, più recentemente la teoria della catastrfofi e il Big Bang e ora il caos dinamico o la teoria degli equilibri punteggiati, fanno ormai parte dei luoghi comuni più triti. Nulla è più evidente del fatto che l&#039;utilizzo di questi termini abbia una chiara motivazione ideologica e che tramite essi si cerchi di dare un&#039;aura di scientificità, e quindi di autorità, ad affermazioni della cui forza argomentativa i loro stessi autori dubitano.
D&#039;altronde, non è forse altrettanto chiaro che queste immagini spesso sono solo un modo per rendere la pariglia, ovvero che la scienza va a cercare queste espressioni in un contesto culturale in cui, come per caso, esse non avranno nessuna difficoltà a collocarsi, semplicemente rivestite da un ulteriore strato di vernice ricevuto nel loro passaggio in laboratorio?
Una domanda antica ma sempre d&#039;attualità è quella che riguarda l&#039;adeguatezza della conoscenza scientifica al suo oggetto: la realtà. La scienza ci permette di arrivare alla verità delle cose?
Non ci si può accontentare di ammettere, secondo una metafora matematica, consueta ma assai povera, che questo sapere è evidentemente approssimativo, ma sempre più preciso, e dunque permette un avvicinamento asintoticamente fedele alla realtà; perchè in questo caso si trattarebbe di una petizioni di principio che presuppone riconfermata la capacità della conoscenza scientifica di tenere conto in ultima analisi della totalità del mondo.
Si sa che la matematica ha nel corso della sua evoluzione elaborato e arricchito il concetto di numero fino a permetterci di distinguerne tipi diversi. Consideriamo in particolare quelli che si chiamano numeri razionali e reali: si intuisce già da questi vocaboli il motivo del nostro interesse. I primi sono i numeri frazionari, ossia quei numeri che si possono esprimere come rapporti (ratio) tra numeri interi; i secondi sono i primi più...tutti gli altri, ossia tutti i numeri necessari a misurare una qualsiasi lunghezza, o indicare la posizione di un punto qualsiasi su una retta; più in generale si tratta di disporre di un insieme di numeri che permettano di misurare qualsiasi grandezza continua.
Per (notevole) ironia della sorte la terminologia è al tempo stesso molto arbitraria e perfettamente adeguata al nostro bisogno di trovare un senso...Effettivamente arbitraria, o in ogni caso priva di ogni significato epistemologico profondo, poiché la qualifica di questi numeri come razionali si riferisce meno al loro carattere, per cui sarebbero più ragionevoli di altri, e più alla loro natura (ratio). Per quanto riguarda la qualifica di reali, essa è un effetto conseguente alla scoperta di numeri meno familiari (come le radici quadrate dei numeri negativi) e subito chiamati immaginari; è dunque per reazione che i numeri abituali hanno guadagnato una dignità ontologica retroattiva, dato che questi numeri reali ma irrazionali sono proprio quelli che avevano scandalizzato i greci, obbligati a riconoscere che alcune lunghezze, come la diagonale di un quadrato di lato unitrio (ossia 2), non potevano essere misurate da numeri frazionari.
Analoghe considerazioni si potrebbero fare intorno ad aggettivazioni come &quot;casuale&quot;.
Analoghe crepe ci sono nel linguaggio teologico-religioso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dovrebbe essere Lamarck il padre dell&#8217;evoluzionismo e non Darwin. E&#8217; anche la posizione di diversi storici della scienza. Quantomeno è discutibile. Darwin rimane cmq uno dei primi veri scienziati che pensa in maniera olistica. </p>
<p>Il mistero della vita aumenta, aumentando l&#8217;entropia (della scoperta)</p>
<p>Un tempo la relatività di einstein o l&#8217;indeterminismo quantistico, più recentemente la teoria della catastrfofi e il Big Bang e ora il caos dinamico o la teoria degli equilibri punteggiati, fanno ormai parte dei luoghi comuni più triti. Nulla è più evidente del fatto che l&#8217;utilizzo di questi termini abbia una chiara motivazione ideologica e che tramite essi si cerchi di dare un&#8217;aura di scientificità, e quindi di autorità, ad affermazioni della cui forza argomentativa i loro stessi autori dubitano.<br />
D&#8217;altronde, non è forse altrettanto chiaro che queste immagini spesso sono solo un modo per rendere la pariglia, ovvero che la scienza va a cercare queste espressioni in un contesto culturale in cui, come per caso, esse non avranno nessuna difficoltà a collocarsi, semplicemente rivestite da un ulteriore strato di vernice ricevuto nel loro passaggio in laboratorio?<br />
Una domanda antica ma sempre d&#8217;attualità è quella che riguarda l&#8217;adeguatezza della conoscenza scientifica al suo oggetto: la realtà. La scienza ci permette di arrivare alla verità delle cose?<br />
Non ci si può accontentare di ammettere, secondo una metafora matematica, consueta ma assai povera, che questo sapere è evidentemente approssimativo, ma sempre più preciso, e dunque permette un avvicinamento asintoticamente fedele alla realtà; perchè in questo caso si trattarebbe di una petizioni di principio che presuppone riconfermata la capacità della conoscenza scientifica di tenere conto in ultima analisi della totalità del mondo.<br />
Si sa che la matematica ha nel corso della sua evoluzione elaborato e arricchito il concetto di numero fino a permetterci di distinguerne tipi diversi. Consideriamo in particolare quelli che si chiamano numeri razionali e reali: si intuisce già da questi vocaboli il motivo del nostro interesse. I primi sono i numeri frazionari, ossia quei numeri che si possono esprimere come rapporti (ratio) tra numeri interi; i secondi sono i primi più&#8230;tutti gli altri, ossia tutti i numeri necessari a misurare una qualsiasi lunghezza, o indicare la posizione di un punto qualsiasi su una retta; più in generale si tratta di disporre di un insieme di numeri che permettano di misurare qualsiasi grandezza continua.<br />
Per (notevole) ironia della sorte la terminologia è al tempo stesso molto arbitraria e perfettamente adeguata al nostro bisogno di trovare un senso&#8230;Effettivamente arbitraria, o in ogni caso priva di ogni significato epistemologico profondo, poiché la qualifica di questi numeri come razionali si riferisce meno al loro carattere, per cui sarebbero più ragionevoli di altri, e più alla loro natura (ratio). Per quanto riguarda la qualifica di reali, essa è un effetto conseguente alla scoperta di numeri meno familiari (come le radici quadrate dei numeri negativi) e subito chiamati immaginari; è dunque per reazione che i numeri abituali hanno guadagnato una dignità ontologica retroattiva, dato che questi numeri reali ma irrazionali sono proprio quelli che avevano scandalizzato i greci, obbligati a riconoscere che alcune lunghezze, come la diagonale di un quadrato di lato unitrio (ossia 2), non potevano essere misurate da numeri frazionari.<br />
Analoghe considerazioni si potrebbero fare intorno ad aggettivazioni come &#8220;casuale&#8221;.<br />
Analoghe crepe ci sono nel linguaggio teologico-religioso.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/02/12/la-guerra-culturale-su-darwin/#comment-105769</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 07:17:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Garufi.

Se si tratta di questo, chiedo scusa.

Ma vedi, in me, esiste una certa l&#039;inerzia mentale. Quando mi capita di discutere di teismo e ateismo, generalmente mi metto in una disposizione di sincerità e serietà, perchè la considero importante. 
Ma non tanto perchè mi piace disquisire sull&#039;esistenza o meno di Qualcosa, il che considero totalmente inutile. Soltanto perché penso che, dalla scelta del tutto gratuita su questo pseudo dilemma della maggioranza delle persone, possano derivarne delle conseguenze sulla mia libertà pesonale.

L&#039;acredine, la violenza con cui reagisco a certe posizioni di certi credenti è dovuta al timore che, in particolari condizioni, loro stessi possano trasformarsi in militanti oppressivi, dopo essere stati, oggettivamente, fiancheggiatori di una struttura clericale che già da adesso tenta di limitare la libertà di noi tutti.

Quello che poi succede è che anche i credenti credono che noi miriamo a limitare la loro libertà.

E&#039; una questione di linguaggio, di forma di vita, e queste due sembrano inconcialiabili. Non ci si intende, nessuno modifica il proprio quadro concettuale tendendo a produrre &quot;teorie provvisorie&quot; sull&#039;altro, continuamente modificandole, per vedere se si arriva a un accordo. 
Invece ci si accoltella.

La resposabilità maggiore? &quot;Questo principio non è contrattabile&quot;.

Quando questo viene detto non soltanto da chi può solo pensarlo per sé, ma da chi possiede anche il potere - di qualunque tipo sia - di imporlo a una massa di individui, la mia opinione in merito è che si tratta di una operazione di eversione delle regole democratiche, condotta da uno stato estero ai danni del nostro paese, servendosi di quelli che una voltavenivano chiamati &quot;quinta colonna&quot;.

E non c&#039;è niente da ridere, normalmente. Messa così.
E così era messa, prima del tuo intervento che io non ho capito fosse ironico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Garufi.</p>
<p>Se si tratta di questo, chiedo scusa.</p>
<p>Ma vedi, in me, esiste una certa l&#8217;inerzia mentale. Quando mi capita di discutere di teismo e ateismo, generalmente mi metto in una disposizione di sincerità e serietà, perchè la considero importante.<br />
Ma non tanto perchè mi piace disquisire sull&#8217;esistenza o meno di Qualcosa, il che considero totalmente inutile. Soltanto perché penso che, dalla scelta del tutto gratuita su questo pseudo dilemma della maggioranza delle persone, possano derivarne delle conseguenze sulla mia libertà pesonale.</p>
<p>L&#8217;acredine, la violenza con cui reagisco a certe posizioni di certi credenti è dovuta al timore che, in particolari condizioni, loro stessi possano trasformarsi in militanti oppressivi, dopo essere stati, oggettivamente, fiancheggiatori di una struttura clericale che già da adesso tenta di limitare la libertà di noi tutti.</p>
<p>Quello che poi succede è che anche i credenti credono che noi miriamo a limitare la loro libertà.</p>
<p>E&#8217; una questione di linguaggio, di forma di vita, e queste due sembrano inconcialiabili. Non ci si intende, nessuno modifica il proprio quadro concettuale tendendo a produrre &#8220;teorie provvisorie&#8221; sull&#8217;altro, continuamente modificandole, per vedere se si arriva a un accordo.<br />
Invece ci si accoltella.</p>
<p>La resposabilità maggiore? &#8220;Questo principio non è contrattabile&#8221;.</p>
<p>Quando questo viene detto non soltanto da chi può solo pensarlo per sé, ma da chi possiede anche il potere &#8211; di qualunque tipo sia &#8211; di imporlo a una massa di individui, la mia opinione in merito è che si tratta di una operazione di eversione delle regole democratiche, condotta da uno stato estero ai danni del nostro paese, servendosi di quelli che una voltavenivano chiamati &#8220;quinta colonna&#8221;.</p>
<p>E non c&#8217;è niente da ridere, normalmente. Messa così.<br />
E così era messa, prima del tuo intervento che io non ho capito fosse ironico.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sergio garufi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/02/12/la-guerra-culturale-su-darwin/#comment-105757</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio garufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 22:59:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=14098#comment-105757</guid>

					<description><![CDATA[fa un effetto curioso raccontare una storiella socievole e vederla accolta seriosamente come un abbozzo di Weltanschauung o &quot;un’analisi psicanalitica&quot;, il tutto ricorda certi dialoghi ioneschiani. sarò più esplicito: io non credo in dio, caro soldato blu, ma non ho nulla a che spartire con quella mesta &quot;barzelletta da oratorio&quot; che è l&#039;ateismo di certuni qui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>fa un effetto curioso raccontare una storiella socievole e vederla accolta seriosamente come un abbozzo di Weltanschauung o &#8220;un’analisi psicanalitica&#8221;, il tutto ricorda certi dialoghi ioneschiani. sarò più esplicito: io non credo in dio, caro soldato blu, ma non ho nulla a che spartire con quella mesta &#8220;barzelletta da oratorio&#8221; che è l&#8217;ateismo di certuni qui.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/02/12/la-guerra-culturale-su-darwin/#comment-105738</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 20:08:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vedo che si spacciano ancora delle cretinate come qualcosa di serio: dicendo per esempio che non si può essere convinti dell&#039;inesistenza di dio perché non si hanno prove di questa inesistenza.

Se è per questo non si hanno prove nemmeno dell&#039;inesistenza del Pisellone Cosmico.
L&#039;unico modo per assicurarsi dell&#039;inesistenza del Pisellone Cosmico, consiste infatti nell&#039;evitare di chiamarlo dio. 
Perché, se lo facessimo, la sua esistenza verrebbe assicurata.

Anche se mi accorgo che non ho preso in considerazione &quot;l&#039;anello mancante&quot; che potrebbe salvare qualcuno dalla medesima accusa di &quot;cretino&quot; che rivolge ad altri. 

In virtù di ragionamenti che non hanno né capo né coda, ma che dimostrano soltanto la volontà di offendere e di esibire nozioni psicanalistiche degni della cultura del protettore dello stalliere di Arcore. 

La prova, cioè, che dio esista. Senza la quale, @ Garufi, il tuo è un ragionamento da scemo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vedo che si spacciano ancora delle cretinate come qualcosa di serio: dicendo per esempio che non si può essere convinti dell&#8217;inesistenza di dio perché non si hanno prove di questa inesistenza.</p>
<p>Se è per questo non si hanno prove nemmeno dell&#8217;inesistenza del Pisellone Cosmico.<br />
L&#8217;unico modo per assicurarsi dell&#8217;inesistenza del Pisellone Cosmico, consiste infatti nell&#8217;evitare di chiamarlo dio.<br />
Perché, se lo facessimo, la sua esistenza verrebbe assicurata.</p>
<p>Anche se mi accorgo che non ho preso in considerazione &#8220;l&#8217;anello mancante&#8221; che potrebbe salvare qualcuno dalla medesima accusa di &#8220;cretino&#8221; che rivolge ad altri. </p>
<p>In virtù di ragionamenti che non hanno né capo né coda, ma che dimostrano soltanto la volontà di offendere e di esibire nozioni psicanalistiche degni della cultura del protettore dello stalliere di Arcore. </p>
<p>La prova, cioè, che dio esista. Senza la quale, @ Garufi, il tuo è un ragionamento da scemo.</p>
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