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	Commenti a: Achille finalmente raggiunge la tartaruga	</title>
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		Di: gigi e la cremeria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gigi e la cremeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 21:29:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusa zio Dag, ammetto che non sono stato elegante. Ho raccolto questa idea sparsa per i post e mi è sembrato appropriato metterla di continuo nei commenti. Mi scusa ancora.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa zio Dag, ammetto che non sono stato elegante. Ho raccolto questa idea sparsa per i post e mi è sembrato appropriato metterla di continuo nei commenti. Mi scusa ancora.</p>
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		Di: zio dag		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[zio dag]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 17:48:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sì, senti, ne ha già parlato Godel. In modo più elegante. Poi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sì, senti, ne ha già parlato Godel. In modo più elegante. Poi?</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: gigi e la cremeria		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/03/20/achille-finalmente-raggiunge-la-tartaruga/#comment-111114</link>

		<dc:creator><![CDATA[gigi e la cremeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 17:03:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi sembra appropriato scrivere qui il dettaglio dei miei commenti di questo post, opportunamente ordinati.
(topo Gigio/TG Honeylemon Buenasorte/evo)


Una teoria dell&#039;eccedenza

Esiste una risultanza eccedente quando una misura infinita si porta ad una misura reale, dove l’eccesso è quello di una misura materiale.
Si può considerare la somma dei numeri da uno a cento, e la formula ad essa relativa, in relazione a una somma di quadrati da uno a cento, e vedere che c’è questa eccedenza nel contesto della materia; si può quindi dire che l’infinito genera l’eccedenza della materia.

Infinito = Materia + Resto

L’eccedenza è il resto. L’infinito meno il resto è uguale alla materia. Per astrazione, faccio questo ragionamento: l’infinito genera la materia, ma in questa operazione si forma una eccedenza, e questa eccedenza è il resto. Molto semplicemente, se abbiamo un infinito e lo “mettiamo” nella materia (materia quoziente) dobbiamo avere una eccedenza (resto).
Questo per contraddire coloro che credono alla materia come fabbrica di pensiero.

L’eccedenza non è il pensiero. L’eccedenza è l’amore. Una somma infinita che si fa rientrare in un quoziente di materia produce (scrivo “produce” perché non so cosa altro scrivere) un resto; questo è verificabile, per esempio, con la semplice formula:

n(n + 1)/2

La formula matematica e la formula intuitiva non si contraddicono.

Ecco, nel dettaglio, l’idea:

b(h+1)/2

In questa formula, b è la base di un triangolo rettangolo, h è l’altezza e poniamo b=h, cioè il triangolo ha i cateti uguali.
L’altra formula, quella delle serie, è:

n(n+1)/2

A questo punto scrivo l’area del triangolo:

b(h)/2

Accosto a questa formula quella delle serie, opportunamente cambiati gli n con base e altezza di un triangolo.

Questa è l’eccedenza di cui parlavo.

Immaginiamo di costruire una piramide con quadrati di un centimetro per lato. Mettiamo dieci quadrati alla base, poi nove, poi otto, e via così fino alla sommità, in cui mettiamo un quadrato. Il totale dei quadrati della piramide risulta essere 55, vale a dire 10(10+1)/2.
In pratica, ho preso la misura della base, dieci quadrati, l’ho moltiplicata per l’altezza, dieci, ho aggiunto la base o l’altezza, dieci, e ho diviso per due. L’eccedenza che mi risulta è la metà della base o dell’altezza ed è una eccedenza rispetto al disegno di un triangolo, cioè tra l’area di un triangolo disegnato e l’area di un triangolo costruito con quadrati di lato 1 (per esempio, una piramide).
Posso usare dei cubi di lato 1, al posto di usare i quadrati, e il risultato è complesso.
La misura non reale, come l’area di un triangolo perfetto, cioè immaginario, quando viene portata nel concreto, cioè costruita per esempio con quadrati di lato 1, produce una eccedenza.

Ciò che è escogitato dal pensiero, quando è adattato alla realtà concreta genera una eccedenza. Una cosa che il pensiero può escogitare, se si può pensare nel pensiero, da qualche parte è possibile, e la cosa reale è vera, perché chiunque anche senza misurazioni la può verificare con l’esperienza diretta; così, per quanto sopra detto, misurando un&#039;idea nella realtà concreta si trova una eccedenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra appropriato scrivere qui il dettaglio dei miei commenti di questo post, opportunamente ordinati.<br />
(topo Gigio/TG Honeylemon Buenasorte/evo)</p>
<p>Una teoria dell&#8217;eccedenza</p>
<p>Esiste una risultanza eccedente quando una misura infinita si porta ad una misura reale, dove l’eccesso è quello di una misura materiale.<br />
Si può considerare la somma dei numeri da uno a cento, e la formula ad essa relativa, in relazione a una somma di quadrati da uno a cento, e vedere che c’è questa eccedenza nel contesto della materia; si può quindi dire che l’infinito genera l’eccedenza della materia.</p>
<p>Infinito = Materia + Resto</p>
<p>L’eccedenza è il resto. L’infinito meno il resto è uguale alla materia. Per astrazione, faccio questo ragionamento: l’infinito genera la materia, ma in questa operazione si forma una eccedenza, e questa eccedenza è il resto. Molto semplicemente, se abbiamo un infinito e lo “mettiamo” nella materia (materia quoziente) dobbiamo avere una eccedenza (resto).<br />
Questo per contraddire coloro che credono alla materia come fabbrica di pensiero.</p>
<p>L’eccedenza non è il pensiero. L’eccedenza è l’amore. Una somma infinita che si fa rientrare in un quoziente di materia produce (scrivo “produce” perché non so cosa altro scrivere) un resto; questo è verificabile, per esempio, con la semplice formula:</p>
<p>n(n + 1)/2</p>
<p>La formula matematica e la formula intuitiva non si contraddicono.</p>
<p>Ecco, nel dettaglio, l’idea:</p>
<p>b(h+1)/2</p>
<p>In questa formula, b è la base di un triangolo rettangolo, h è l’altezza e poniamo b=h, cioè il triangolo ha i cateti uguali.<br />
L’altra formula, quella delle serie, è:</p>
<p>n(n+1)/2</p>
<p>A questo punto scrivo l’area del triangolo:</p>
<p>b(h)/2</p>
<p>Accosto a questa formula quella delle serie, opportunamente cambiati gli n con base e altezza di un triangolo.</p>
<p>Questa è l’eccedenza di cui parlavo.</p>
<p>Immaginiamo di costruire una piramide con quadrati di un centimetro per lato. Mettiamo dieci quadrati alla base, poi nove, poi otto, e via così fino alla sommità, in cui mettiamo un quadrato. Il totale dei quadrati della piramide risulta essere 55, vale a dire 10(10+1)/2.<br />
In pratica, ho preso la misura della base, dieci quadrati, l’ho moltiplicata per l’altezza, dieci, ho aggiunto la base o l’altezza, dieci, e ho diviso per due. L’eccedenza che mi risulta è la metà della base o dell’altezza ed è una eccedenza rispetto al disegno di un triangolo, cioè tra l’area di un triangolo disegnato e l’area di un triangolo costruito con quadrati di lato 1 (per esempio, una piramide).<br />
Posso usare dei cubi di lato 1, al posto di usare i quadrati, e il risultato è complesso.<br />
La misura non reale, come l’area di un triangolo perfetto, cioè immaginario, quando viene portata nel concreto, cioè costruita per esempio con quadrati di lato 1, produce una eccedenza.</p>
<p>Ciò che è escogitato dal pensiero, quando è adattato alla realtà concreta genera una eccedenza. Una cosa che il pensiero può escogitare, se si può pensare nel pensiero, da qualche parte è possibile, e la cosa reale è vera, perché chiunque anche senza misurazioni la può verificare con l’esperienza diretta; così, per quanto sopra detto, misurando un&#8217;idea nella realtà concreta si trova una eccedenza.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/03/20/achille-finalmente-raggiunge-la-tartaruga/#comment-110221</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2009 09:27:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Casualmente - mentre leggo un libro che niente ha a che vedere con Zenone - vengo rimandato all&#039;Iliade.

Non ricordavo certi particolari. 

La domanda che mi pongo ora è questa: sono stati questi versi ad ispirare Zenone nella scelta delle figure con cui rivestire il suo paradosso? Infatti, non c&#039;è soltanto il &quot;pie&#039; veloce&quot; Achille, ma anche &quot;colui che non raggiunge&quot;.

Iliade, XXII, 199 e sgg.:

&quot;Come in sogno non si riesce a inseguire un  fuggente
ché né l&#039;uno riesce a scampare né l&#039;altro a raggiungerlo,
così né Achille riusciva a raggiungere Ettore con la corsa,
né Ettore a sottrarglisi.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Casualmente &#8211; mentre leggo un libro che niente ha a che vedere con Zenone &#8211; vengo rimandato all&#8217;Iliade.</p>
<p>Non ricordavo certi particolari. </p>
<p>La domanda che mi pongo ora è questa: sono stati questi versi ad ispirare Zenone nella scelta delle figure con cui rivestire il suo paradosso? Infatti, non c&#8217;è soltanto il &#8220;pie&#8217; veloce&#8221; Achille, ma anche &#8220;colui che non raggiunge&#8221;.</p>
<p>Iliade, XXII, 199 e sgg.:</p>
<p>&#8220;Come in sogno non si riesce a inseguire un  fuggente<br />
ché né l&#8217;uno riesce a scampare né l&#8217;altro a raggiungerlo,<br />
così né Achille riusciva a raggiungere Ettore con la corsa,<br />
né Ettore a sottrarglisi.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: evo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/03/20/achille-finalmente-raggiunge-la-tartaruga/#comment-109688</link>

		<dc:creator><![CDATA[evo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 19:12:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Secondo me quando ciò che il pensiero escogita viene adattato alla realtà concreta si forma una eccedenza (gli scalini tagliati); allo stesso modo, l&#039;affermazione formulata dal pensiero di Zenone (non raggiungerà mai...), verificata nella realtà concreta eccede (in più o in meno - non ha importanza).
Il pensiero di una figura geometrica è vero; la realizzazione di una figura geometrica perfettamente rispondente, nella realtà concreta, all&#039;idea non è realizzabile. Sono vere entrambi, l&#039;idea e la figura reali, come sono vere le esposizioni del paradosso: 1. Non raggiungerà mai la tartaruga; 2. Raggiungerà la tartaruga dopo tot spazio in tot tempo. 
L&#039;ipotesi 1 è vera, perché il pensiero la può escogitare e se si può pensare nel pensiero vuol dire che da qualche parte è possibile. La 2 è vera perché chiunque anche senza misurazioni la può verificare con l&#039;esperienza diretta. Quindi, se il mio ragionamento fin qui è corretto, la misurazione del paradosso nella realtà concreta dovrà dare un&#039;eccedenza, sempre che il paradosso debba dare un resto, in questa ipotesi, per essere vero, e non si debba invece dire che è vero solo se non ammette il resto di eccedenza.
Nella realtà concreta, a pensarci bene, il paradosso non dà eccedenza, perché riguarda due affermazioni entrambe valide, che, guarda caso, si annullano a vicenda, come x=y; non come x=y+n (cioè Infinito=Materia+Resto), bensì come 0=0 (oppure Infinito=Reale; impossibile ai giorni nostri, almeno fino alla fine dei tempi).
Se non c&#039;è resto, il paradosso è vero.

Topo G.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo me quando ciò che il pensiero escogita viene adattato alla realtà concreta si forma una eccedenza (gli scalini tagliati); allo stesso modo, l&#8217;affermazione formulata dal pensiero di Zenone (non raggiungerà mai&#8230;), verificata nella realtà concreta eccede (in più o in meno &#8211; non ha importanza).<br />
Il pensiero di una figura geometrica è vero; la realizzazione di una figura geometrica perfettamente rispondente, nella realtà concreta, all&#8217;idea non è realizzabile. Sono vere entrambi, l&#8217;idea e la figura reali, come sono vere le esposizioni del paradosso: 1. Non raggiungerà mai la tartaruga; 2. Raggiungerà la tartaruga dopo tot spazio in tot tempo.<br />
L&#8217;ipotesi 1 è vera, perché il pensiero la può escogitare e se si può pensare nel pensiero vuol dire che da qualche parte è possibile. La 2 è vera perché chiunque anche senza misurazioni la può verificare con l&#8217;esperienza diretta. Quindi, se il mio ragionamento fin qui è corretto, la misurazione del paradosso nella realtà concreta dovrà dare un&#8217;eccedenza, sempre che il paradosso debba dare un resto, in questa ipotesi, per essere vero, e non si debba invece dire che è vero solo se non ammette il resto di eccedenza.<br />
Nella realtà concreta, a pensarci bene, il paradosso non dà eccedenza, perché riguarda due affermazioni entrambe valide, che, guarda caso, si annullano a vicenda, come x=y; non come x=y+n (cioè Infinito=Materia+Resto), bensì come 0=0 (oppure Infinito=Reale; impossibile ai giorni nostri, almeno fino alla fine dei tempi).<br />
Se non c&#8217;è resto, il paradosso è vero.</p>
<p>Topo G.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: liviobo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/03/20/achille-finalmente-raggiunge-la-tartaruga/#comment-109367</link>

		<dc:creator><![CDATA[liviobo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 17:30:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mah, ho il timore che le posizioni siano troppo lontane per tentare una confutazione, già di per sè indaginosissima. l&#039;anatra-lepre non sarebbe  un paradosso percettivo, come quelli di Escher a tanti altri? perchè? e zenone non tentava forse di esemplificare la visione unitaria e atemporale dell&#039;essere parmenidea? ecc. ecc. a ma pare che sparz ed altri che non posso non definire scientisti (senza voler fare del debolismo) se la cavino molto ingenuamente e comodamente relegando nello spazio del &quot;bizzarro&quot; , del &quot;terrificante&quot; e via dicendo tutto ciò che non gli torna: in realtà quelle bizzarrie pregiudicano, corrompono e più sostanzialmente costituiscono tutta la nostra logica. i paradossi, che gli scientisti di ogni generazione si illudono di aver risolto, risolti e dunque irrisolti eternamente, sono semploicemente le faglie spalancate sugli abissi &quot;bizzarri&quot;. dovrei argomentare sulla questione specifica? certo, ma data la scarsezza di presupposti comuni, ci vorrebbe un libro...
saluto con stima e perplessità]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mah, ho il timore che le posizioni siano troppo lontane per tentare una confutazione, già di per sè indaginosissima. l&#8217;anatra-lepre non sarebbe  un paradosso percettivo, come quelli di Escher a tanti altri? perchè? e zenone non tentava forse di esemplificare la visione unitaria e atemporale dell&#8217;essere parmenidea? ecc. ecc. a ma pare che sparz ed altri che non posso non definire scientisti (senza voler fare del debolismo) se la cavino molto ingenuamente e comodamente relegando nello spazio del &#8220;bizzarro&#8221; , del &#8220;terrificante&#8221; e via dicendo tutto ciò che non gli torna: in realtà quelle bizzarrie pregiudicano, corrompono e più sostanzialmente costituiscono tutta la nostra logica. i paradossi, che gli scientisti di ogni generazione si illudono di aver risolto, risolti e dunque irrisolti eternamente, sono semploicemente le faglie spalancate sugli abissi &#8220;bizzarri&#8221;. dovrei argomentare sulla questione specifica? certo, ma data la scarsezza di presupposti comuni, ci vorrebbe un libro&#8230;<br />
saluto con stima e perplessità</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sparz		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/03/20/achille-finalmente-raggiunge-la-tartaruga/#comment-109306</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 20:48:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[no, Tash, Jung non era fesso: testimone Wolfgang Pauli, fisico teorico militante tra i più brillanti del Novecento. E testimone il loro interessantissimo carteggio (di cui tempo fa già si parlò qui in qualche commento).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>no, Tash, Jung non era fesso: testimone Wolfgang Pauli, fisico teorico militante tra i più brillanti del Novecento. E testimone il loro interessantissimo carteggio (di cui tempo fa già si parlò qui in qualche commento).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sparz		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/03/20/achille-finalmente-raggiunge-la-tartaruga/#comment-109305</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 20:45:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@topo gigio, va bene l&#039;esempio del triangolo con l&#039;ipotenusa a scaletta: se il cateto è &lt;i&gt;n&lt;/i&gt; allora l&#039;area del triangolo con la scaletta è &lt;i&gt;n(n+1)/2&lt;/i&gt;, mentre l&#039;area del triangolo con gli scalini &quot;tagliati&quot; è &lt;i&gt;n n/2&lt;/i&gt;, avanza &lt;i&gt;n/2&lt;/i&gt; che è appunto l&#039;area degli scalini tagliati. La cosa interessante dell&#039;esempio è che, se si mantiene costante la misura del cateto del triangolo e si aumenta a piacere il numero degli scalini, l&#039;eccedenza diminuisce a piacere. &quot;Al limite&quot; l&#039;eccedenza è per l&#039;appunto nulla; il ché però non ha molte affinità col cosiddetto paradosso, se non per la presenza dell&#039;idea di limite, che peraltro è la base di tutta l&#039;analisi.
@liviobo: quello dell&#039;anatra/coniglio non è minimamenteun paradosso; è un problema di &lt;i&gt;Gestalt&lt;/i&gt;, e cioè delle capacità e modalità di percezione del nostro bizzarro cervello.
@l&#039;ignorante ecc.: il problema di applicare la meccanica quantistica a un oggetto macroscopico, la pentola o la freccia o altro, è terrificante e non risolto neppure minimamente; non si può dire alcunché di ragionevole su quando si fa un osservazione su un sistema che contiene un numero dell&#039;ordine del numero di Avogadro di oggetti (particelle elementari).  O meglio si può dire solo quello che insegna, e con successo, la fisica classica.
Aggiungo en passant che la tesi di Wigner sulla supposta &quot;irragionevole efficacia della matematica nelle scienze della natura&quot; è certo suggestiva, ma non tiene conto dell&#039;aspetto evolutivo; ovvero, semplificando al massimo: la matematica si è sviluppata nel modo che conosciamo attraverso un processo di accurato e graduale adattamento di quanto veniva escogitato dal pensiero alla realtà concreta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@topo gigio, va bene l&#8217;esempio del triangolo con l&#8217;ipotenusa a scaletta: se il cateto è <i>n</i> allora l&#8217;area del triangolo con la scaletta è <i>n(n+1)/2</i>, mentre l&#8217;area del triangolo con gli scalini &#8220;tagliati&#8221; è <i>n n/2</i>, avanza <i>n/2</i> che è appunto l&#8217;area degli scalini tagliati. La cosa interessante dell&#8217;esempio è che, se si mantiene costante la misura del cateto del triangolo e si aumenta a piacere il numero degli scalini, l&#8217;eccedenza diminuisce a piacere. &#8220;Al limite&#8221; l&#8217;eccedenza è per l&#8217;appunto nulla; il ché però non ha molte affinità col cosiddetto paradosso, se non per la presenza dell&#8217;idea di limite, che peraltro è la base di tutta l&#8217;analisi.<br />
@liviobo: quello dell&#8217;anatra/coniglio non è minimamenteun paradosso; è un problema di <i>Gestalt</i>, e cioè delle capacità e modalità di percezione del nostro bizzarro cervello.<br />
@l&#8217;ignorante ecc.: il problema di applicare la meccanica quantistica a un oggetto macroscopico, la pentola o la freccia o altro, è terrificante e non risolto neppure minimamente; non si può dire alcunché di ragionevole su quando si fa un osservazione su un sistema che contiene un numero dell&#8217;ordine del numero di Avogadro di oggetti (particelle elementari).  O meglio si può dire solo quello che insegna, e con successo, la fisica classica.<br />
Aggiungo en passant che la tesi di Wigner sulla supposta &#8220;irragionevole efficacia della matematica nelle scienze della natura&#8221; è certo suggestiva, ma non tiene conto dell&#8217;aspetto evolutivo; ovvero, semplificando al massimo: la matematica si è sviluppata nel modo che conosciamo attraverso un processo di accurato e graduale adattamento di quanto veniva escogitato dal pensiero alla realtà concreta.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/03/20/achille-finalmente-raggiunge-la-tartaruga/#comment-109274</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 11:41:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=15859#comment-109274</guid>

					<description><![CDATA[rileggendo: nel mio intervento 28.03, 10:27

&quot;lunghezza d&#039;onda&quot; è &quot;funzione d&#039;onda&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>rileggendo: nel mio intervento 28.03, 10:27</p>
<p>&#8220;lunghezza d&#8217;onda&#8221; è &#8220;funzione d&#8217;onda&#8221;</p>
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		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/03/20/achille-finalmente-raggiunge-la-tartaruga/#comment-109273</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 11:39:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ma dai tash...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ma dai tash&#8230;</p>
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