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	Commenti a: Un commento al saggio di Andrea Inglese	</title>
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		<title>
		Di: madhu		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[madhu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 17:33:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di chi è ancora &quot;sodale&quot; massimo sannelli?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di chi è ancora &#8220;sodale&#8221; massimo sannelli?</p>
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		<title>
		Di: replica: INTEGRAZIONI &#171; slowforward		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[replica: INTEGRAZIONI &#171; slowforward]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2009 14:06:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Posted by mg on May 25, 2009  Questo il thread più recente in tema di scrittura di ricerca (e autori francesi, e implicitamente italiani): https://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/un-commento-al-saggio-di-andrea-inglese/ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Posted by mg on May 25, 2009  Questo il thread più recente in tema di scrittura di ricerca (e autori francesi, e implicitamente italiani): <a href="https://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/un-commento-al-saggio-di-andrea-inglese/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/un-commento-al-saggio-di-andrea-inglese/</a> [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Integrazioni &#171; slowforward		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/04/23/un-commento-al-saggio-di-andrea-inglese/#comment-112644</link>

		<dc:creator><![CDATA[Integrazioni &#171; slowforward]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2009 06:06:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Posted by mg on May 21, 2009  Questo il thread più recente in tema di scrittura di ricerca (e autori francesi, e implicitamente italiani): https://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/un-commento-al-saggio-di-andrea-inglese/ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Posted by mg on May 21, 2009  Questo il thread più recente in tema di scrittura di ricerca (e autori francesi, e implicitamente italiani): <a href="https://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/un-commento-al-saggio-di-andrea-inglese/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/un-commento-al-saggio-di-andrea-inglese/</a> [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Marco Aragno		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/04/23/un-commento-al-saggio-di-andrea-inglese/#comment-112044</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Aragno]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2009 16:36:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto con immenso interesse i vari commenti che mi hanno preceduto. Non ho, ahimé, né la stoffa né la cultura per competere in un dibattito del genere. Sono un modesto appassionato di poesia. Tuttavia voglio aggiungere una riflessione personale sul tema della tradizione: non credo che un buon poeta debba necessariamente affiliarsi ad una delle tante tradizioni accreditate dalla critica milintante, identificarsi con una corrente, darsi un marchio di fabbrica per far sì che la sua opera venga riconosciuta dai contemporeanei e consegnata all&#039;ammirazione dei posteri. La scelta del linguaggio, del lessico, della metrica, delle immagini nasce in maniera imprescindibile dall&#039;ispirazione e dalla prossimità più o meno consapevole del poeta ad alcuni autori. Di certo, quasi mai dall&#039;assunzione volontaria di un&#039;ideologia o dall&#039;adesione ad un manifesto programmatico. Spetta alla singola sensibilità poetica recepire un tipo di letteratura che lo metta in rapporto critico con la realtà. E proprio dall&#039;incontro del poeta-recettore col mondo che viene ad esistere una tradizione. Ho sempre diffidato dei movimenti d&#039;avanguardia - persino quelli storicizzati come il futurismo - nati spesso a tavolino e programmaticamente orientati allo scardinamento di tutto ciò che li ha preceduti. La tradizione non è Tradizione, non è un monolite o un dogma da abbattere. La tradizione è qualcosa di vivo, dinamico che vive ed entra in circolo solo nel futuro di chi la in-venta. Per questo son d&#039;accordo quando si parla di pluralità di &#039;tradizioni&#039;,  in particolare dell&#039;impossibilità di identificare un&#039;unica tradizione in una contemporeanità, come la nostra, sempre più liquida e votata al &#039;postumanesimo&#039; dei pensieri deboli. In questo, credo che sia proprio il poeta dell&#039;oggi a creare con la sua ricerca la tradizione di ieri.  Una tradizione si crea, ad essa non si aderisce.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con immenso interesse i vari commenti che mi hanno preceduto. Non ho, ahimé, né la stoffa né la cultura per competere in un dibattito del genere. Sono un modesto appassionato di poesia. Tuttavia voglio aggiungere una riflessione personale sul tema della tradizione: non credo che un buon poeta debba necessariamente affiliarsi ad una delle tante tradizioni accreditate dalla critica milintante, identificarsi con una corrente, darsi un marchio di fabbrica per far sì che la sua opera venga riconosciuta dai contemporeanei e consegnata all&#8217;ammirazione dei posteri. La scelta del linguaggio, del lessico, della metrica, delle immagini nasce in maniera imprescindibile dall&#8217;ispirazione e dalla prossimità più o meno consapevole del poeta ad alcuni autori. Di certo, quasi mai dall&#8217;assunzione volontaria di un&#8217;ideologia o dall&#8217;adesione ad un manifesto programmatico. Spetta alla singola sensibilità poetica recepire un tipo di letteratura che lo metta in rapporto critico con la realtà. E proprio dall&#8217;incontro del poeta-recettore col mondo che viene ad esistere una tradizione. Ho sempre diffidato dei movimenti d&#8217;avanguardia &#8211; persino quelli storicizzati come il futurismo &#8211; nati spesso a tavolino e programmaticamente orientati allo scardinamento di tutto ciò che li ha preceduti. La tradizione non è Tradizione, non è un monolite o un dogma da abbattere. La tradizione è qualcosa di vivo, dinamico che vive ed entra in circolo solo nel futuro di chi la in-venta. Per questo son d&#8217;accordo quando si parla di pluralità di &#8216;tradizioni&#8217;,  in particolare dell&#8217;impossibilità di identificare un&#8217;unica tradizione in una contemporeanità, come la nostra, sempre più liquida e votata al &#8216;postumanesimo&#8217; dei pensieri deboli. In questo, credo che sia proprio il poeta dell&#8217;oggi a creare con la sua ricerca la tradizione di ieri.  Una tradizione si crea, ad essa non si aderisce.</p>
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		<title>
		Di: Marco Giovenale		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/04/23/un-commento-al-saggio-di-andrea-inglese/#comment-111473</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Giovenale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 15:58:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[o anche, per dire:
http://slowforward.wordpress.com/2007/11/16/cantiere/
e
http://slowforward.wordpress.com/2007/12/09/beckett-proust/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>o anche, per dire:<br />
<a href="http://slowforward.wordpress.com/2007/11/16/cantiere/" rel="nofollow ugc">http://slowforward.wordpress.com/2007/11/16/cantiere/</a><br />
e<br />
<a href="http://slowforward.wordpress.com/2007/12/09/beckett-proust/" rel="nofollow ugc">http://slowforward.wordpress.com/2007/12/09/beckett-proust/</a></p>
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		<item>
		<title>
		Di: Marco Giovenale		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/04/23/un-commento-al-saggio-di-andrea-inglese/#comment-111471</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Giovenale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 15:53:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[o anche:
http://www.anteremedizioni.it/?q=montano_newsletter_anno4_numero8_giovenale
e
http://slowforward.wordpress.com/2007/11/14/a-v-c/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>o anche:<br />
<a href="http://www.anteremedizioni.it/?q=montano_newsletter_anno4_numero8_giovenale" rel="nofollow ugc">http://www.anteremedizioni.it/?q=montano_newsletter_anno4_numero8_giovenale</a><br />
e<br />
<a href="http://slowforward.wordpress.com/2007/11/14/a-v-c/" rel="nofollow ugc">http://slowforward.wordpress.com/2007/11/14/a-v-c/</a></p>
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		<title>
		Di: Marco Giovenale		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/04/23/un-commento-al-saggio-di-andrea-inglese/#comment-111406</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Giovenale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 14:15:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[rapidissimo link/contributo scusandomi (appunto) della velocità: 
http://slowforward.wordpress.com/2007/09/05/lostfound/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>rapidissimo link/contributo scusandomi (appunto) della velocità:<br />
<a href="http://slowforward.wordpress.com/2007/09/05/lostfound/" rel="nofollow ugc">http://slowforward.wordpress.com/2007/09/05/lostfound/</a></p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/04/23/un-commento-al-saggio-di-andrea-inglese/#comment-111355</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 14:59:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a paolo febbraro,

mi rendo conto che sugli argomenti che stiamo affrontando, la forma breve del commento è sempre riduttiva. Sulla questione del ricatto dell&#039;attualità ecc., che un discorso complesso, non rispondo per ora, sperando di poterlo fare più avanti.

Riprendo però un punto, il solito sulla questione delle poetiche. E lo riprendo perché qui non vedo ancora, Paolo, sufficiente chiarezza nelle risposte.

&quot;Andrea, che ha riconosciuto come gli scrittori di cui ha parlato non fossero certo gli unici, ma solo quelli per lui più interessanti, gli ha fatto ammettere che i “suoi” scrittori prediletti sono i rappresentanti di “una” tradizione attiva in Francia, una fra le altre. Io ho cercato di spiegare a lui e a me stesso perché quella tradizione è debole, equivoca, nichilistica, aureferenziale, persino (se vogliamo) attardata.&quot;

O le tradizioni sono molteplici o ne vale solo una. Se siamo in un&#039;ottica dogmatica e militante, una sola vale, e tutte le altre no. Cosa vuole fare l&#039;annuario? Se chiede a me un articolo, è perchè conosce la mia storia e mi si fornisce un&#039;apertura di credito di questo tipo: Inglese (si spera) ci andrà a prendere tra le cose migliori delle tradizioni che gli sono familiari: le forme anche più sperimentali e di rottura nate dal modernismo, senza rischiare un&#039;ottica troppo ristretta e unilaterale da partigiano dell&#039;avanguardia. A questo punto resta semmai il problema di vedere se io abbia saputo cogliere i buoni talenti di quella tradizione, e non i suoi interpreti più deboli. Ammesso che tale tradizione produca ancora dei talenti. Io sono abbastanza convinto delle mie scelte, anche se quei nomi non sono gli unici, e magari altri avrebbero potuto convincere di più. Sono inoltre convinto che davvero in Francia si sia prodotta una nuova stagione, e non semplicemente una ripetizione stanca di Ponge o, peggio, di Tel Quel.
Ma se tu Paolo mi squalifichi in blocco tutta la tradizione: da Ponge, a Beckett, a Perec, allora non accetti la coesistenza di più poetiche. Pensi che solo una o solo alcune abbiano diritto di esistere. Allora stai facendo come i neoavanguardisti chessò con Bassani, ma sopratutto quale poteva essere il senso di un invito sull&#039;Annuario.
Il problema è ovviamente più generale, e a me sembra che su questo non ci sia ancora grande chiarezza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a paolo febbraro,</p>
<p>mi rendo conto che sugli argomenti che stiamo affrontando, la forma breve del commento è sempre riduttiva. Sulla questione del ricatto dell&#8217;attualità ecc., che un discorso complesso, non rispondo per ora, sperando di poterlo fare più avanti.</p>
<p>Riprendo però un punto, il solito sulla questione delle poetiche. E lo riprendo perché qui non vedo ancora, Paolo, sufficiente chiarezza nelle risposte.</p>
<p>&#8220;Andrea, che ha riconosciuto come gli scrittori di cui ha parlato non fossero certo gli unici, ma solo quelli per lui più interessanti, gli ha fatto ammettere che i “suoi” scrittori prediletti sono i rappresentanti di “una” tradizione attiva in Francia, una fra le altre. Io ho cercato di spiegare a lui e a me stesso perché quella tradizione è debole, equivoca, nichilistica, aureferenziale, persino (se vogliamo) attardata.&#8221;</p>
<p>O le tradizioni sono molteplici o ne vale solo una. Se siamo in un&#8217;ottica dogmatica e militante, una sola vale, e tutte le altre no. Cosa vuole fare l&#8217;annuario? Se chiede a me un articolo, è perchè conosce la mia storia e mi si fornisce un&#8217;apertura di credito di questo tipo: Inglese (si spera) ci andrà a prendere tra le cose migliori delle tradizioni che gli sono familiari: le forme anche più sperimentali e di rottura nate dal modernismo, senza rischiare un&#8217;ottica troppo ristretta e unilaterale da partigiano dell&#8217;avanguardia. A questo punto resta semmai il problema di vedere se io abbia saputo cogliere i buoni talenti di quella tradizione, e non i suoi interpreti più deboli. Ammesso che tale tradizione produca ancora dei talenti. Io sono abbastanza convinto delle mie scelte, anche se quei nomi non sono gli unici, e magari altri avrebbero potuto convincere di più. Sono inoltre convinto che davvero in Francia si sia prodotta una nuova stagione, e non semplicemente una ripetizione stanca di Ponge o, peggio, di Tel Quel.<br />
Ma se tu Paolo mi squalifichi in blocco tutta la tradizione: da Ponge, a Beckett, a Perec, allora non accetti la coesistenza di più poetiche. Pensi che solo una o solo alcune abbiano diritto di esistere. Allora stai facendo come i neoavanguardisti chessò con Bassani, ma sopratutto quale poteva essere il senso di un invito sull&#8217;Annuario.<br />
Il problema è ovviamente più generale, e a me sembra che su questo non ci sia ancora grande chiarezza.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Paolo Febbraro		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/04/23/un-commento-al-saggio-di-andrea-inglese/#comment-111348</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo Febbraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 13:04:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Rispondo a Gherardo Bortolotti
Non si tratta di qui di non leggere, ma di non leggere come lo spirito dei tempi ci fa leggere, secondo la sua induzione eterodiretta; non leggere in modo da trarre conclusioni o modi di scrivere &quot;necessari&quot;, logicamente discendenti, grammaticalmente riconosciuti. Saba ha fatto benissimo a leggere Nietzsche, ma ha fatto ancora meglio a non leggerlo come lo hanno letto le avanguardie (fin troppo smaccate conseguenze estetiche del capitalismo maturo e delle sue fughe tecnologiche in avanti) o Heidegger.
L&#039;aggiornamento che avevo chiesto ad Andrea Inglese non era affatto un aggiornamento su ciò che di &quot;aggiornato&quot; si scriveva in Francia. L&#039;onestà di Andrea, che ha riconosciuto come gli scrittori di cui ha parlato non fossero certo gli unici, ma solo quelli per lui più interessanti, gli ha fatto ammettere che i &quot;suoi&quot; scrittori prediletti sono i rappresentanti di &quot;una&quot; tradizione attiva in Francia, una fra le altre. Io ho cercato di spiegare a lui e a me stesso perché quella tradizione è debole, equivoca, nichilistica, aureferenziale, persino (se vogliamo) attardata. Questione di solo gusto? O piuttosto è un rifiuto di farsi precondizionare da una ipermodernità a senso unico, lanciata in folle?
Grazie davvero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rispondo a Gherardo Bortolotti<br />
Non si tratta di qui di non leggere, ma di non leggere come lo spirito dei tempi ci fa leggere, secondo la sua induzione eterodiretta; non leggere in modo da trarre conclusioni o modi di scrivere &#8220;necessari&#8221;, logicamente discendenti, grammaticalmente riconosciuti. Saba ha fatto benissimo a leggere Nietzsche, ma ha fatto ancora meglio a non leggerlo come lo hanno letto le avanguardie (fin troppo smaccate conseguenze estetiche del capitalismo maturo e delle sue fughe tecnologiche in avanti) o Heidegger.<br />
L&#8217;aggiornamento che avevo chiesto ad Andrea Inglese non era affatto un aggiornamento su ciò che di &#8220;aggiornato&#8221; si scriveva in Francia. L&#8217;onestà di Andrea, che ha riconosciuto come gli scrittori di cui ha parlato non fossero certo gli unici, ma solo quelli per lui più interessanti, gli ha fatto ammettere che i &#8220;suoi&#8221; scrittori prediletti sono i rappresentanti di &#8220;una&#8221; tradizione attiva in Francia, una fra le altre. Io ho cercato di spiegare a lui e a me stesso perché quella tradizione è debole, equivoca, nichilistica, aureferenziale, persino (se vogliamo) attardata. Questione di solo gusto? O piuttosto è un rifiuto di farsi precondizionare da una ipermodernità a senso unico, lanciata in folle?<br />
Grazie davvero.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gherardo bortolotti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/04/23/un-commento-al-saggio-di-andrea-inglese/#comment-111324</link>

		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 07:50:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ok, va tutto bene e posso essere d&#039;accordo con molti passaggi di febbraro (tra tutti: &quot;Perché la camorra a Napoli dev’essere più “realtà” di una montagna svizzera?&quot; - io, per dire, gomorra non l&#039;ho letto). però rimane il fatto che inglese è stato chiamato a scrivere proprio perché chi lo leggesse fosse aggiornato sulla &quot;scena&quot; francese - e quindi vien da pensare che questo aggiornamento negli effetti è sentito come utile (o necessario: perché, appunto, saba avrà letto nietzsche a modo suo ma l&#039;ha letto). rimane anche da capire, per altro, com&#039;è che solo il saggio di inglese (a quanto ne so) ha avuto bisogno di una postilla che lo circostanziasse.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ok, va tutto bene e posso essere d&#8217;accordo con molti passaggi di febbraro (tra tutti: &#8220;Perché la camorra a Napoli dev’essere più “realtà” di una montagna svizzera?&#8221; &#8211; io, per dire, gomorra non l&#8217;ho letto). però rimane il fatto che inglese è stato chiamato a scrivere proprio perché chi lo leggesse fosse aggiornato sulla &#8220;scena&#8221; francese &#8211; e quindi vien da pensare che questo aggiornamento negli effetti è sentito come utile (o necessario: perché, appunto, saba avrà letto nietzsche a modo suo ma l&#8217;ha letto). rimane anche da capire, per altro, com&#8217;è che solo il saggio di inglese (a quanto ne so) ha avuto bisogno di una postilla che lo circostanziasse.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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