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	Commenti a: Tomada, un attraversamento	</title>
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		<title>
		Di: francesco t.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/04/francesco-tomada-un-attraversamento/#comment-111941</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco t.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2009 15:21:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì, avevo scritto &quot;infinito leopardiano...&quot; solo per indicare il testo a cui mi riferivo.

Ciao!
Francesco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, avevo scritto &#8220;infinito leopardiano&#8230;&#8221; solo per indicare il testo a cui mi riferivo.</p>
<p>Ciao!<br />
Francesco</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: natàlia castaldi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/04/francesco-tomada-un-attraversamento/#comment-111931</link>

		<dc:creator><![CDATA[natàlia castaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2009 13:56:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Francesco T.: il tuo &quot;infinito&quot;, come ho tentato di dire prima, è il ribaltamento dell&#039;infinito &quot;leopardiano&quot;.

grazie davvero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Francesco T.: il tuo &#8220;infinito&#8221;, come ho tentato di dire prima, è il ribaltamento dell&#8217;infinito &#8220;leopardiano&#8221;.</p>
<p>grazie davvero.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco t.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/04/francesco-tomada-un-attraversamento/#comment-111925</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco t.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2009 13:17:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie anche di questi interventi, uno ad uno.

@ Salvatore: leggendo i tuoi post, in particolare sulla poesia di Arminio, capisco meglio cosa intendi. Posso essere d&#039;accordo o meno sull&#039;analisi del singolo testo, ma il tuo modo di porre osservazioni mi sembra molto costruttivo, come lo stesso Arminio ha notato. E&#039; di questo tipo di &quot;critica&quot; - positiva o negativa che sia - che un autore ha bisogno, almeno come spunto personale di riflessione.

@ Natalia: grazie per la tua lettura così personale. Su quanto detto prima: a me servono questi stimoli soprattutto quando smontano il giocattolo-scrittura nei suoi elementi costitutivi, e mi servono ancora di più perchè nella scrittura sono più inconsapevole che razionale. Sottolineo che i testi che trovi qui appartengono a tempi abbastanza diversi: alcuni (fra cui l&#039;infinito leopardiano...) sono piuttosto vecchi, adesso non so se vorrei e riuscirei a riscriverlo. Altri (In suo nome) sono invece molto più recenti, e fm ha fatto bene ad inserire diversi brani in sequenza, perchè è un percorso unico che mi sembra molto più chiuso in sè, ed al tempo stesso molto istintivo. L&#039;ho lasciato come è nato, anche a discapito della forma.

@ Lorenzo: ribadisco quanto ho detto prima sulla necessità di letture differenti: la tua in particolare, approfondita ma condotta secondo una visuale così differente dalla mia, è stata per me illuminanante, e di questo ti ringrazio ancora. Così colgo l&#039;occasione per ribadirti anche qui la mia stima.

Francesco t.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie anche di questi interventi, uno ad uno.</p>
<p>@ Salvatore: leggendo i tuoi post, in particolare sulla poesia di Arminio, capisco meglio cosa intendi. Posso essere d&#8217;accordo o meno sull&#8217;analisi del singolo testo, ma il tuo modo di porre osservazioni mi sembra molto costruttivo, come lo stesso Arminio ha notato. E&#8217; di questo tipo di &#8220;critica&#8221; &#8211; positiva o negativa che sia &#8211; che un autore ha bisogno, almeno come spunto personale di riflessione.</p>
<p>@ Natalia: grazie per la tua lettura così personale. Su quanto detto prima: a me servono questi stimoli soprattutto quando smontano il giocattolo-scrittura nei suoi elementi costitutivi, e mi servono ancora di più perchè nella scrittura sono più inconsapevole che razionale. Sottolineo che i testi che trovi qui appartengono a tempi abbastanza diversi: alcuni (fra cui l&#8217;infinito leopardiano&#8230;) sono piuttosto vecchi, adesso non so se vorrei e riuscirei a riscriverlo. Altri (In suo nome) sono invece molto più recenti, e fm ha fatto bene ad inserire diversi brani in sequenza, perchè è un percorso unico che mi sembra molto più chiuso in sè, ed al tempo stesso molto istintivo. L&#8217;ho lasciato come è nato, anche a discapito della forma.</p>
<p>@ Lorenzo: ribadisco quanto ho detto prima sulla necessità di letture differenti: la tua in particolare, approfondita ma condotta secondo una visuale così differente dalla mia, è stata per me illuminanante, e di questo ti ringrazio ancora. Così colgo l&#8217;occasione per ribadirti anche qui la mia stima.</p>
<p>Francesco t.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/04/francesco-tomada-un-attraversamento/#comment-111905</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2009 09:44:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi permetto di segnalare che una recensione all&#039;ultimo libro di Tomada &quot;A ogni cosa il suo nome&quot; (ed. Le voci della luna, 2008) apparirà nel prossimo numero della rivista quadrimestrale Pagine (ed. Zone) di Vincenzo Anania, in uscita a fine Luglio. una recensione a firma di Viola Amarelli si trova invece qui: www.vicoacitillo.net/recen/2009/271.pdf

saluti, 
lorenzo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi permetto di segnalare che una recensione all&#8217;ultimo libro di Tomada &#8220;A ogni cosa il suo nome&#8221; (ed. Le voci della luna, 2008) apparirà nel prossimo numero della rivista quadrimestrale Pagine (ed. Zone) di Vincenzo Anania, in uscita a fine Luglio. una recensione a firma di Viola Amarelli si trova invece qui: <a href="http://www.vicoacitillo.net/recen/2009/271.pdf" rel="nofollow ugc">http://www.vicoacitillo.net/recen/2009/271.pdf</a></p>
<p>saluti,<br />
lorenzo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: natàlia castaldi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/04/francesco-tomada-un-attraversamento/#comment-111875</link>

		<dc:creator><![CDATA[natàlia castaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2009 20:15:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17209#comment-111875</guid>

					<description><![CDATA[la pace che viviamo ha la fragilità
delle cose che succedono per caso
essere sorpresi in strada troppo lontani da un riparo
-----
volevo capire quel poco che posso
della colpa e del dolore
ma sono un uomo troppo piccolo
e questa pianura è troppo vasta e vuota
è terra distesa a sottolineare ciò che manca
è neve caduta a coprire ciò che resta
così dovrebbe essere il silenzio
qualcosa che si vede si tocca e
congela per sempre un angolo del cuore
----
io credevo che il dentro della terra fosse buio:
non capivo dove i semi prendessero il coraggio

----

In questa prima parte di versi si palpa uno stato di attonito sbigottimento dinanzi ai contrasti delle cose: le misure: immensamente grande /troppo piccolo. 
Scorrendo le parole si entra come in un tunnel dimensionale che denuda fragilità e precarietà delle cose e di noi,  esseri umani troppo piccoli a muoverci tra d’esse, in cerca di risposte anch’esse troppo grandi o solo troppo piccole, minuscole come la meschinità, tracce di quella sconcertante banalità del male che anch’essa ci “misura” in relazione a ruoli di persone e cose in un altro tunnel, come un cono di vuoto.

----

Ho cinque nei sul braccio
…
come una costellazione
in negativo
sul cielo roseo della pelle
che delimita lo spazio alla vista 
ma non lo rinchiude
e non sai dove prosegue
l’infinito
se dentro o fuori o semplicemente
ti attraversa

----

L’eco dell’idillio leopardiano non inficia questi versi in cui il poeta rinchiude un’intera costellazione nel perimetro roseo della pelle. Non la contemplazione dell’al di là da sé, bensì la circoscrizione dell’universo in se medesimo.
Essere finito ed infinito in questa poesia magicamente si attraversano in assenza di confini, approdando in uno stato di contemplativo silenzio in cui spazio e tempo, immensità e piccolezza sono contrasti che si “riappacificano” in una condizione di quiete, in cui il poeta (si) osserva senza lasciarsi turbare dall’ansia di dover necessariamente trovare risposte all’infinito interrogativo d’esistenza.

----

Mio nonno diceva che mangiare
senza vino in tavola
gli ricordava il tempo della guerra
mia nonna gli sopravvisse a lungo
quando anche lei morì
trovammo milleduecento bottiglie vuote
allineate come soldati lungo il muro
dietro alla legnaia
dopo pranzo negli ultimi anni lei si sedeva sul divano
con un sorriso strano che allora non capivo
pensavo che fosse per qualcosa alla televisione
invece
aveva approfittato della pace

---

Quest’ultima è un capolavoro, un affresco naif, sembra di scorgerne i colori del sorriso e le gote.
Una capacità descrittiva e di sintesi pittorica ed una scelta d’immagini insieme efficace ed evocativa: 
trovammo milleduecento bottiglie vuote/allineate come soldati lungo il muro/dietro alla legnaia -
Quasi una rivincita sulla storia quell’approfittare della pace!

---

e non sapremo mai se il nostro bene/è così grande da superare il tempo/o se è stata l’abitudine dei gesti ripetuti/a indurire l’amore/fino a trasformarlo in pietra
L’immagine della pietra, da sempre e banalmente abbinata al cuore in senso di mancanza di calore, vita e freddezza, qui si ricopre di altro nuovo senso, materia che si intreccia di vita oltre la morte.

---
c’è una stanza intera di capelli
sono ingrigiti sul pavimento aspettando i giovani di allora
che nella vecchiaia
non li hanno mai raggiunti
---

Non commentabile la sospensione del tempo che aspetta se stesso, il  permanere delle cose in disfacimento alla loro stessa parentesi d’esistenza, poesia che fissa ciò che è stato in un punto di non ritorno, come un’attesa senza senso.
Solo l’occhio di chi passa, vita che transita in un luogo d’indefinito.

---

“Un giorno voglio crocefiggerti sul letto usando le mie braccia
riprendermi il piacere ed il dolore della prima volta
per ogni notte in cui sei stato indifferente sarò il giudice e la pena
tu sarai la terra dove scavo un solco passando e ripassando con i piedi]
la traccia a semicerchio consumata dai cani alla catena”

E ancora:

“Io non sono mai stata brava con la rabbia
l’ho sempre mantenuta fino a consumarmi
l’ho trasformata in silenzi così lunghi da disimparare le parole
in espressioni così misurate da dimenticare i sorrisi
credo che per questo le spalle mi si siano incurvate
sotto una tensione che le prende da dentro
come se un cavo legasse le scapole alle ginocchia
lo sento il cavo che passa proprio in mezzo al cuore
lo sento il cuore che pulsa come un uccello nella sua gabbia di costole
a volte ho pensato che se non fosse stato per i figli
avrei aperto questa gabbia
l’avrei lasciato volare via”
---
Un corposo senso d’appartenenza, appartenenza delle cose al mondo e degli affetti alla carne, un imperativo che si fa preghiera d’immanenza. Un appartenere che scava con i piedi, con le mani la terra che ritorna in molti versi, quasi a dire che non è una passeggiata questo soffio di anni che è la vita, ma lavoro, pazienza, fatica cui ci aggrappiamo con la rabbia ed i silenzi, di cui istintivamente amiamo tutti i chiodi e le parti dure come cicatrici sul cuore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la pace che viviamo ha la fragilità<br />
delle cose che succedono per caso<br />
essere sorpresi in strada troppo lontani da un riparo<br />
&#8212;&#8211;<br />
volevo capire quel poco che posso<br />
della colpa e del dolore<br />
ma sono un uomo troppo piccolo<br />
e questa pianura è troppo vasta e vuota<br />
è terra distesa a sottolineare ciò che manca<br />
è neve caduta a coprire ciò che resta<br />
così dovrebbe essere il silenzio<br />
qualcosa che si vede si tocca e<br />
congela per sempre un angolo del cuore<br />
&#8212;-<br />
io credevo che il dentro della terra fosse buio:<br />
non capivo dove i semi prendessero il coraggio</p>
<p>&#8212;-</p>
<p>In questa prima parte di versi si palpa uno stato di attonito sbigottimento dinanzi ai contrasti delle cose: le misure: immensamente grande /troppo piccolo.<br />
Scorrendo le parole si entra come in un tunnel dimensionale che denuda fragilità e precarietà delle cose e di noi,  esseri umani troppo piccoli a muoverci tra d’esse, in cerca di risposte anch’esse troppo grandi o solo troppo piccole, minuscole come la meschinità, tracce di quella sconcertante banalità del male che anch’essa ci “misura” in relazione a ruoli di persone e cose in un altro tunnel, come un cono di vuoto.</p>
<p>&#8212;-</p>
<p>Ho cinque nei sul braccio<br />
…<br />
come una costellazione<br />
in negativo<br />
sul cielo roseo della pelle<br />
che delimita lo spazio alla vista<br />
ma non lo rinchiude<br />
e non sai dove prosegue<br />
l’infinito<br />
se dentro o fuori o semplicemente<br />
ti attraversa</p>
<p>&#8212;-</p>
<p>L’eco dell’idillio leopardiano non inficia questi versi in cui il poeta rinchiude un’intera costellazione nel perimetro roseo della pelle. Non la contemplazione dell’al di là da sé, bensì la circoscrizione dell’universo in se medesimo.<br />
Essere finito ed infinito in questa poesia magicamente si attraversano in assenza di confini, approdando in uno stato di contemplativo silenzio in cui spazio e tempo, immensità e piccolezza sono contrasti che si “riappacificano” in una condizione di quiete, in cui il poeta (si) osserva senza lasciarsi turbare dall’ansia di dover necessariamente trovare risposte all’infinito interrogativo d’esistenza.</p>
<p>&#8212;-</p>
<p>Mio nonno diceva che mangiare<br />
senza vino in tavola<br />
gli ricordava il tempo della guerra<br />
mia nonna gli sopravvisse a lungo<br />
quando anche lei morì<br />
trovammo milleduecento bottiglie vuote<br />
allineate come soldati lungo il muro<br />
dietro alla legnaia<br />
dopo pranzo negli ultimi anni lei si sedeva sul divano<br />
con un sorriso strano che allora non capivo<br />
pensavo che fosse per qualcosa alla televisione<br />
invece<br />
aveva approfittato della pace</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Quest’ultima è un capolavoro, un affresco naif, sembra di scorgerne i colori del sorriso e le gote.<br />
Una capacità descrittiva e di sintesi pittorica ed una scelta d’immagini insieme efficace ed evocativa:<br />
trovammo milleduecento bottiglie vuote/allineate come soldati lungo il muro/dietro alla legnaia &#8211;<br />
Quasi una rivincita sulla storia quell’approfittare della pace!</p>
<p>&#8212;</p>
<p>e non sapremo mai se il nostro bene/è così grande da superare il tempo/o se è stata l’abitudine dei gesti ripetuti/a indurire l’amore/fino a trasformarlo in pietra<br />
L’immagine della pietra, da sempre e banalmente abbinata al cuore in senso di mancanza di calore, vita e freddezza, qui si ricopre di altro nuovo senso, materia che si intreccia di vita oltre la morte.</p>
<p>&#8212;<br />
c’è una stanza intera di capelli<br />
sono ingrigiti sul pavimento aspettando i giovani di allora<br />
che nella vecchiaia<br />
non li hanno mai raggiunti<br />
&#8212;</p>
<p>Non commentabile la sospensione del tempo che aspetta se stesso, il  permanere delle cose in disfacimento alla loro stessa parentesi d’esistenza, poesia che fissa ciò che è stato in un punto di non ritorno, come un’attesa senza senso.<br />
Solo l’occhio di chi passa, vita che transita in un luogo d’indefinito.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>“Un giorno voglio crocefiggerti sul letto usando le mie braccia<br />
riprendermi il piacere ed il dolore della prima volta<br />
per ogni notte in cui sei stato indifferente sarò il giudice e la pena<br />
tu sarai la terra dove scavo un solco passando e ripassando con i piedi]<br />
la traccia a semicerchio consumata dai cani alla catena”</p>
<p>E ancora:</p>
<p>“Io non sono mai stata brava con la rabbia<br />
l’ho sempre mantenuta fino a consumarmi<br />
l’ho trasformata in silenzi così lunghi da disimparare le parole<br />
in espressioni così misurate da dimenticare i sorrisi<br />
credo che per questo le spalle mi si siano incurvate<br />
sotto una tensione che le prende da dentro<br />
come se un cavo legasse le scapole alle ginocchia<br />
lo sento il cavo che passa proprio in mezzo al cuore<br />
lo sento il cuore che pulsa come un uccello nella sua gabbia di costole<br />
a volte ho pensato che se non fosse stato per i figli<br />
avrei aperto questa gabbia<br />
l’avrei lasciato volare via”<br />
&#8212;<br />
Un corposo senso d’appartenenza, appartenenza delle cose al mondo e degli affetti alla carne, un imperativo che si fa preghiera d’immanenza. Un appartenere che scava con i piedi, con le mani la terra che ritorna in molti versi, quasi a dire che non è una passeggiata questo soffio di anni che è la vita, ma lavoro, pazienza, fatica cui ci aggrappiamo con la rabbia ed i silenzi, di cui istintivamente amiamo tutti i chiodi e le parti dure come cicatrici sul cuore.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/04/francesco-tomada-un-attraversamento/#comment-111791</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2009 06:09:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17209#comment-111791</guid>

					<description><![CDATA[Un&#039; aria dolce e triste, un cuore raccolto nei versi.
Sono commossa.
Poesia umana, fragile.
Parola dall&#039;infanzia per fare asilio all&#039;orrore della Storia.
Un uomo trop piccolo ma con un cuore immenso
il nome di Rose
unito alla sua anima odierna
vede tutto
disteso di schiena
con il cielo
rifletto dell&#039;ombra umana.

Grazie, la commozione è ancora nel mio cuore questa mattina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217; aria dolce e triste, un cuore raccolto nei versi.<br />
Sono commossa.<br />
Poesia umana, fragile.<br />
Parola dall&#8217;infanzia per fare asilio all&#8217;orrore della Storia.<br />
Un uomo trop piccolo ma con un cuore immenso<br />
il nome di Rose<br />
unito alla sua anima odierna<br />
vede tutto<br />
disteso di schiena<br />
con il cielo<br />
rifletto dell&#8217;ombra umana.</p>
<p>Grazie, la commozione è ancora nel mio cuore questa mattina.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco t.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/04/francesco-tomada-un-attraversamento/#comment-111766</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco t.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2009 20:20:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17209#comment-111766</guid>

					<description><![CDATA[Grazie ancora, davvero, apprezzo moltissimo - e insicuro come sono sul mio lavoro vi assicuro che non è un modo di dire.

@Salvatore: anche io trovo questa grazia e forza in Arminio, sono d&#039;accordo con te. Non so, lo ammetto, quanti e quali testi siano stati pubblicati qui. Di recente ne ho letti diversi sul blog di Francesco Marotta, e lì secondo me il &quot;respiro interno&quot; di cui parli era raggiunto pienamente. Mi piace poi che Arminio non parli di poesia in senso stretto, ma pieghi la forma alla necessità, e poi spetti agli altri, se vogliono, classificarla. Io penso che la forma si costruisca attorno alla scrittura - e dico scrittura, non poesia; riuscire poi a riempirla in modo che calzi è un discorso molto più difficile, ma qui parlo di me e non di Arminio.

Francesco t.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie ancora, davvero, apprezzo moltissimo &#8211; e insicuro come sono sul mio lavoro vi assicuro che non è un modo di dire.</p>
<p>@Salvatore: anche io trovo questa grazia e forza in Arminio, sono d&#8217;accordo con te. Non so, lo ammetto, quanti e quali testi siano stati pubblicati qui. Di recente ne ho letti diversi sul blog di Francesco Marotta, e lì secondo me il &#8220;respiro interno&#8221; di cui parli era raggiunto pienamente. Mi piace poi che Arminio non parli di poesia in senso stretto, ma pieghi la forma alla necessità, e poi spetti agli altri, se vogliono, classificarla. Io penso che la forma si costruisca attorno alla scrittura &#8211; e dico scrittura, non poesia; riuscire poi a riempirla in modo che calzi è un discorso molto più difficile, ma qui parlo di me e non di Arminio.</p>
<p>Francesco t.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Diamante		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/04/francesco-tomada-un-attraversamento/#comment-111764</link>

		<dc:creator><![CDATA[Diamante]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2009 19:56:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17209#comment-111764</guid>

					<description><![CDATA[tOmada, chiedo venia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>tOmada, chiedo venia.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Diamante		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/04/francesco-tomada-un-attraversamento/#comment-111763</link>

		<dc:creator><![CDATA[Diamante]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2009 19:54:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17209#comment-111763</guid>

					<description><![CDATA[Tamada possiede una magnifica leggerezza, pare un sughero danzante sul pelo dell&#039;acqua, che è un&#039;acqua cupa e al tempo stesso limpida, l&#039;acqua della vita. Poesie d&#039;autentica bellezza e verità. Poesie che scottano e al tempo stesso lambiscono piano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tamada possiede una magnifica leggerezza, pare un sughero danzante sul pelo dell&#8217;acqua, che è un&#8217;acqua cupa e al tempo stesso limpida, l&#8217;acqua della vita. Poesie d&#8217;autentica bellezza e verità. Poesie che scottano e al tempo stesso lambiscono piano.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Agostino Cornali		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/04/francesco-tomada-un-attraversamento/#comment-111757</link>

		<dc:creator><![CDATA[Agostino Cornali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2009 18:53:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17209#comment-111757</guid>

					<description><![CDATA[Mi unisco anche io alle opinioni degli altri: Francesco Tomada è un grandissimo. Spero di riuscire a venire a Solza visto che è un bel posto ed è a pochi chilometri da casa mia. 
Grazie anche a Francesco Marotta, che spero di incontrare presto.

Agostino]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi unisco anche io alle opinioni degli altri: Francesco Tomada è un grandissimo. Spero di riuscire a venire a Solza visto che è un bel posto ed è a pochi chilometri da casa mia.<br />
Grazie anche a Francesco Marotta, che spero di incontrare presto.</p>
<p>Agostino</p>
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