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	Commenti a: La dismissione	</title>
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		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/09/la-dismissione/#comment-112445</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2009 09:02:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bravissimo Fabio. Gran bella prova! C&#039;è ottima sensibilità poetica, una naturale propensione a &quot;cavar poesia&quot; da quadri urbani da post catastrofe. Leggendo, potentemente riaffioravano in me le atmosfere di The Atrocity Exhibition ,letto in inglese, di  Ballard (morto di recente), i suoi procedimenti narrativi, fatti di flussi di immagini con flashes sequenza molto brevi. Nei tuoi brani questo è ottimizzato all&#039;ennessima potenza, e non poteva essere altrimenti, dato il &quot;medium&quot; formale. Davvero ti faccio i miei complimenti,: finalmente, c&#039;è tutta la lezione delle avanguardie e neoavanguardie senza gli inevitabili &quot;gnagnà&quot; teorici di scuola, sensibilità  che si fonda con una liricità contenutissima e antiretorica. Un  miracolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bravissimo Fabio. Gran bella prova! C&#8217;è ottima sensibilità poetica, una naturale propensione a &#8220;cavar poesia&#8221; da quadri urbani da post catastrofe. Leggendo, potentemente riaffioravano in me le atmosfere di The Atrocity Exhibition ,letto in inglese, di  Ballard (morto di recente), i suoi procedimenti narrativi, fatti di flussi di immagini con flashes sequenza molto brevi. Nei tuoi brani questo è ottimizzato all&#8217;ennessima potenza, e non poteva essere altrimenti, dato il &#8220;medium&#8221; formale. Davvero ti faccio i miei complimenti,: finalmente, c&#8217;è tutta la lezione delle avanguardie e neoavanguardie senza gli inevitabili &#8220;gnagnà&#8221; teorici di scuola, sensibilità  che si fonda con una liricità contenutissima e antiretorica. Un  miracolo.</p>
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		<title>
		Di: Fabio Teti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/09/la-dismissione/#comment-112319</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fabio Teti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2009 08:17:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quisquilie, queste anagrafiche. Da quanto ho visto frequentando NI, i tuoi (continuo col &quot;tu&quot;) commenti - come le impressionanti citazioni che spesso proponi - sono sempre tra i/le migliori. Poi sul vettore Contini-Pizzuto, solo da sbrodolare ammirazione. Vediamo cosa ne pensa l&#039;autore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quisquilie, queste anagrafiche. Da quanto ho visto frequentando NI, i tuoi (continuo col &#8220;tu&#8221;) commenti &#8211; come le impressionanti citazioni che spesso proponi &#8211; sono sempre tra i/le migliori. Poi sul vettore Contini-Pizzuto, solo da sbrodolare ammirazione. Vediamo cosa ne pensa l&#8217;autore.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/09/la-dismissione/#comment-112312</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2009 04:55:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Impressionato dalle date di nascita esibite dall&#039;autore e dai colloquianti in questo trhead. Ammirato per le capacità espressive e compositive del poeta e dalle competenze critiche dei commentatori, avevo deciso prudentemente di starne fuori. 

Largo ai giovani che sono più bravi di noi. Facciamo silenzio.

Ma gli antenati reclamano sempre di essere riconosciuti, ricordati. E spesso la funzione dei vecchi si riduce a questo. Proporre una verifica delle ascendenze.

La pongo come domanda a Fabio Orecchini: si tratta di un rapporto diretto, o è soltanto deriva? 

Sono, queste, solo suggestioni di un vecchio lettore che colora il presente con i suoi ricordi?

1964. Antonio Pizzuto scriveva in appendice a &quot;Paginette&quot;:

&quot;&quot;Raccontare è proporsi di rappresentare un&#039;azione, cioè uno svolgimento di fatti, ma, anziché rappresentarli, il racconto in ultima analisi li documenta. Personaggi, eventi, dati psicologici, tutto si va pietrificando via via che lo si racconta. La narrazione vince l&#039;assurdo di tradurre l&#039;azione in rappresentazione poiché riconosce che il fatto è un&#039;astrazione [rispetto al flusso vitale]. Se i personaggi raccontati sono dei documenti, i personaggi narrati sono dei testimoni, la rappresentazione non è più offerta ab extra, come una planimetria sottoposta al lettore, ma scaturisce intuitivamente da ciò che legge, con una compartecipazione attiva&quot;.

da: Gianfranco Contini, Letteratura dell&#039;Italia unita 1861-1968, Sansoni 1969.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Impressionato dalle date di nascita esibite dall&#8217;autore e dai colloquianti in questo trhead. Ammirato per le capacità espressive e compositive del poeta e dalle competenze critiche dei commentatori, avevo deciso prudentemente di starne fuori. </p>
<p>Largo ai giovani che sono più bravi di noi. Facciamo silenzio.</p>
<p>Ma gli antenati reclamano sempre di essere riconosciuti, ricordati. E spesso la funzione dei vecchi si riduce a questo. Proporre una verifica delle ascendenze.</p>
<p>La pongo come domanda a Fabio Orecchini: si tratta di un rapporto diretto, o è soltanto deriva? </p>
<p>Sono, queste, solo suggestioni di un vecchio lettore che colora il presente con i suoi ricordi?</p>
<p>1964. Antonio Pizzuto scriveva in appendice a &#8220;Paginette&#8221;:</p>
<p>&#8220;&#8221;Raccontare è proporsi di rappresentare un&#8217;azione, cioè uno svolgimento di fatti, ma, anziché rappresentarli, il racconto in ultima analisi li documenta. Personaggi, eventi, dati psicologici, tutto si va pietrificando via via che lo si racconta. La narrazione vince l&#8217;assurdo di tradurre l&#8217;azione in rappresentazione poiché riconosce che il fatto è un&#8217;astrazione [rispetto al flusso vitale]. Se i personaggi raccontati sono dei documenti, i personaggi narrati sono dei testimoni, la rappresentazione non è più offerta ab extra, come una planimetria sottoposta al lettore, ma scaturisce intuitivamente da ciò che legge, con una compartecipazione attiva&#8221;.</p>
<p>da: Gianfranco Contini, Letteratura dell&#8217;Italia unita 1861-1968, Sansoni 1969.</p>
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		<title>
		Di: Fabio Teti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/09/la-dismissione/#comment-112309</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fabio Teti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2009 22:51:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17373#comment-112309</guid>

					<description><![CDATA[@ Fabio Orecchini 

(e continuo anch’io col ‘tu’, come si conviene tra un ’85 e un ’81). 

Ti ringrazio della risposta, e ripalleggio una domanda: ho scovato un file della Dismissione su Absolute Poetry: considerato che la pubblicazione non è lontana, m’interesserebbe sapere quanto quella versione sia prossima a quella che approderà in stampa. Perché, a fronte di modifiche importanti, aspetterei allora, per la lettura, la lezione definitiva (che comunque ne avrò con l’università almeno sino a Luglio). Devo dire poi che, anche ad un’occhiata cursoria, specie rispetto alle deformazioni grafiche createsi qui nella colonna di NI, trovo assai calzante quanto dice più su Bitetto: «il [colla[ge]ne] attua linguisticamente l’equivalente della fusione a freddo, lo fa per realizzare fisicamente l’accostamento di tasselli mentali scorrevoli, a scomparsa, e non [solo] per stuzzicare curiosi accostamenti semiotici». Specie per la sezione “II – Rovine”, con quella rottura del principio di segmentazione versale e galleggiamento (proprio da piombi raffreddati, o assi di naufragio) sulla pagina che mi ricorda, con qualche differenza, le ‘linee’ di Florinda Fusco. Sarebbe interessante – anche posta la malattia come base diciamo ontologica e in un certo senso causale della morfologia di questa organismo linguistico – tu ci parlassi un poco, se ne hai il tempo, delle motivazioni/intenzioni che stanno dietro all’evidente sincretismo formale e strutturale del poemetto. Per evitare infine l’encomio a tutto campo, ch’è credo dannoso, faccio mie, in parte, le perplessità espresse da Galimberti (al quale, approfitto dell’occasione, devo fare i complimenti per “La placca adriatica impattò”). Ma ti sei, ad ogni modo, guadagnato un lettore (per quel che vale: questo lettore, dico). 

Un saluto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Fabio Orecchini </p>
<p>(e continuo anch’io col ‘tu’, come si conviene tra un ’85 e un ’81). </p>
<p>Ti ringrazio della risposta, e ripalleggio una domanda: ho scovato un file della Dismissione su Absolute Poetry: considerato che la pubblicazione non è lontana, m’interesserebbe sapere quanto quella versione sia prossima a quella che approderà in stampa. Perché, a fronte di modifiche importanti, aspetterei allora, per la lettura, la lezione definitiva (che comunque ne avrò con l’università almeno sino a Luglio). Devo dire poi che, anche ad un’occhiata cursoria, specie rispetto alle deformazioni grafiche createsi qui nella colonna di NI, trovo assai calzante quanto dice più su Bitetto: «il [colla[ge]ne] attua linguisticamente l’equivalente della fusione a freddo, lo fa per realizzare fisicamente l’accostamento di tasselli mentali scorrevoli, a scomparsa, e non [solo] per stuzzicare curiosi accostamenti semiotici». Specie per la sezione “II – Rovine”, con quella rottura del principio di segmentazione versale e galleggiamento (proprio da piombi raffreddati, o assi di naufragio) sulla pagina che mi ricorda, con qualche differenza, le ‘linee’ di Florinda Fusco. Sarebbe interessante – anche posta la malattia come base diciamo ontologica e in un certo senso causale della morfologia di questa organismo linguistico – tu ci parlassi un poco, se ne hai il tempo, delle motivazioni/intenzioni che stanno dietro all’evidente sincretismo formale e strutturale del poemetto. Per evitare infine l’encomio a tutto campo, ch’è credo dannoso, faccio mie, in parte, le perplessità espresse da Galimberti (al quale, approfitto dell’occasione, devo fare i complimenti per “La placca adriatica impattò”). Ma ti sei, ad ogni modo, guadagnato un lettore (per quel che vale: questo lettore, dico). </p>
<p>Un saluto</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: fabio orecchini		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/09/la-dismissione/#comment-112287</link>

		<dc:creator><![CDATA[fabio orecchini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2009 11:35:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Valerio

vale, [iloveyou4volponi] - mi sembra interessante tornare al tema della musicalità e del testo - come rispondevo già a Teti, &quot;l&#039;acqua nei polmoni&quot; può essere una chiave di lettura, anche per le tue/mie ....
certamente è la narrazione simbolica e reale della malattia, delle persone affette da mesotelioma..ma è anche un tossire, un vomitare - linguistico, fonetico? anche..

in certi casi &quot;i suoni pendono nella gola come stalagmiti&quot; (dice Galimberti) - alcuni versi tattili, avevano bisogno di altri suoni, rumori..

grazie, ti rispondo con più calma più tardi, devo scappare!!

fabio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Valerio</p>
<p>vale, [iloveyou4volponi] &#8211; mi sembra interessante tornare al tema della musicalità e del testo &#8211; come rispondevo già a Teti, &#8220;l&#8217;acqua nei polmoni&#8221; può essere una chiave di lettura, anche per le tue/mie &#8230;.<br />
certamente è la narrazione simbolica e reale della malattia, delle persone affette da mesotelioma..ma è anche un tossire, un vomitare &#8211; linguistico, fonetico? anche..</p>
<p>in certi casi &#8220;i suoni pendono nella gola come stalagmiti&#8221; (dice Galimberti) &#8211; alcuni versi tattili, avevano bisogno di altri suoni, rumori..</p>
<p>grazie, ti rispondo con più calma più tardi, devo scappare!!</p>
<p>fabio</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: fabio orecchini		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/09/la-dismissione/#comment-112280</link>

		<dc:creator><![CDATA[fabio orecchini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2009 10:52:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Fabio Teti

caro fabio, grazie per il commento, interessante la tua lettura in asfissia..
c&#039;è un &quot;tossire&quot;, fisico e linguistico, sintattico e semantico, un rovinare, un cadere continuo - ma allo stesso tempo mi interessava molto la dimensione liquida, di un &quot;galleggiare&quot; quasi, una sospensione storica ed esistenziale, acqua nei polmoni..

grazie ancora, è sempre una bellissima sensazione, sentire ciò che passa, dove, nel lettore, si vanno a depositare i versi..

a presto
Fabio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Fabio Teti</p>
<p>caro fabio, grazie per il commento, interessante la tua lettura in asfissia..<br />
c&#8217;è un &#8220;tossire&#8221;, fisico e linguistico, sintattico e semantico, un rovinare, un cadere continuo &#8211; ma allo stesso tempo mi interessava molto la dimensione liquida, di un &#8220;galleggiare&#8221; quasi, una sospensione storica ed esistenziale, acqua nei polmoni..</p>
<p>grazie ancora, è sempre una bellissima sensazione, sentire ciò che passa, dove, nel lettore, si vanno a depositare i versi..</p>
<p>a presto<br />
Fabio</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gaspare Bitetto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/09/la-dismissione/#comment-112276</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gaspare Bitetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2009 10:26:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17373#comment-112276</guid>

					<description><![CDATA[Parlare di poesia non aiuta la poesia, e di questo sono pienamente convinto. Parlare a chi legge, invece, è un atto quasi dovuto, specie nei confronti di chi, per la prima volta, si avvicina ad un testo che ha molto da dire e, con coraggio, accetta la sfida di addentrarsi nel microcosmo fondato sulle sue pagine per raccoglierne i piccoli tesori nascosti. 
Esiste, ormai, tutta una serie di presupposti linguistici e sociali che permettono di vivere l’esperienza di un’opera passando direttamente attraverso il suo autore, senza la necessità di ripulire reperti polverosi, innalzando ipotesi su pensieri espliciti evidenti o su significati nascosti tra le righe, tra le parole, nelle parole. Disquisire su qualcosa che vive di per sé a chi giova? a cosa giova? (questo è particolarmente vero nel caso in cui ci si trovi ad esplorare componimenti ancora giovani, liberi dallo strato di polvere che ricopre produzioni più datate). A che pro leggere queste righe, dunque? semplice: esistono casi sporadici (pochi, ma di livello) in cui il quid letterario diventa particolarmente peculiare e adatto a palati più avvezzi a determinati canoni di gusto; in questi casi diventa utile offrire al lettore una lente d’ingrandimento che lo aiuti a godere al meglio non solo dei contenuti dell’opera in questione, ma della loro forma espressiva che, per quanto se ne possa dire, non è mera tecnica, ma abnegazione nei confronti di un risultato. Esprimere un pensiero è qualcosa alla portata di tutti, esprimerlo in modo tale da farlo arrivare esattamente per come è nato, molto meno. Poesia non è dire qualcosa e mandarla a capo a casaccio: il verso non si scrive, ma si compone.
La Dismissione raccoglie in sé un’allettante quantità di strati di lettura, in ognuno dei quali ogni parola pesa come un macigno intelligente, mirato a colpire bersagli precisi della corteccia cerebrale, oscillando nelle anse più anguste del metalinguaggio. Il timbro e il ritmo si fanno verbo, le parole si sublimano nella sonorità; ci si trova di fronte melodie senza musica in cui le vibrazioni nascono dal concetto e su di esso fanno eco, rimbalzano, riverberano e si dissolvono di schianto, sdrucciolando e polverizzandosi come Eternit (con effetti similari), generando un impianto stilistico profondamente neo[n]estetico, sia per il lessico che per la sintassi, sia per i temi coinvolti che per il modus narrandi.
Si dimentichi la foresta di simboli, la percezione e la rielaborazione: in queste pagine domina la crudezza del significato e dell’uso che se ne fa, nient’altro. Nessun trabocchetto sinestetico (a meno di non voler considerare la sinestesia nella sua accezione più strettamente psicologica). Se il corpo diventa corpo[razione], lo fa per estroflessione naturale e non per chissà quale lambiccamento, se il [colla[ge]ne] attua linguisticamente l’equivalente della fusione a freddo, lo fa per realizzare fisicamente l’accostamento di tasselli mentali scorrevoli, a scomparsa, e non [solo] per stuzzicare curiosi accostamenti semiotici. È la lingua che si adegua al mondo che descrive, rinascendo dalle sue stesse ceneri e schivando i Rifiuti Solidi Urbani che la circondano. Unica tecnica possibile: Voltare Pagina, fino a raggiungere una Deflagrazione Interiore di struttura inquietantemente sindònica.
Ma meglio non andare oltre, almeno per ora.
Semplicemente.
Voltate pagina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parlare di poesia non aiuta la poesia, e di questo sono pienamente convinto. Parlare a chi legge, invece, è un atto quasi dovuto, specie nei confronti di chi, per la prima volta, si avvicina ad un testo che ha molto da dire e, con coraggio, accetta la sfida di addentrarsi nel microcosmo fondato sulle sue pagine per raccoglierne i piccoli tesori nascosti.<br />
Esiste, ormai, tutta una serie di presupposti linguistici e sociali che permettono di vivere l’esperienza di un’opera passando direttamente attraverso il suo autore, senza la necessità di ripulire reperti polverosi, innalzando ipotesi su pensieri espliciti evidenti o su significati nascosti tra le righe, tra le parole, nelle parole. Disquisire su qualcosa che vive di per sé a chi giova? a cosa giova? (questo è particolarmente vero nel caso in cui ci si trovi ad esplorare componimenti ancora giovani, liberi dallo strato di polvere che ricopre produzioni più datate). A che pro leggere queste righe, dunque? semplice: esistono casi sporadici (pochi, ma di livello) in cui il quid letterario diventa particolarmente peculiare e adatto a palati più avvezzi a determinati canoni di gusto; in questi casi diventa utile offrire al lettore una lente d’ingrandimento che lo aiuti a godere al meglio non solo dei contenuti dell’opera in questione, ma della loro forma espressiva che, per quanto se ne possa dire, non è mera tecnica, ma abnegazione nei confronti di un risultato. Esprimere un pensiero è qualcosa alla portata di tutti, esprimerlo in modo tale da farlo arrivare esattamente per come è nato, molto meno. Poesia non è dire qualcosa e mandarla a capo a casaccio: il verso non si scrive, ma si compone.<br />
La Dismissione raccoglie in sé un’allettante quantità di strati di lettura, in ognuno dei quali ogni parola pesa come un macigno intelligente, mirato a colpire bersagli precisi della corteccia cerebrale, oscillando nelle anse più anguste del metalinguaggio. Il timbro e il ritmo si fanno verbo, le parole si sublimano nella sonorità; ci si trova di fronte melodie senza musica in cui le vibrazioni nascono dal concetto e su di esso fanno eco, rimbalzano, riverberano e si dissolvono di schianto, sdrucciolando e polverizzandosi come Eternit (con effetti similari), generando un impianto stilistico profondamente neo[n]estetico, sia per il lessico che per la sintassi, sia per i temi coinvolti che per il modus narrandi.<br />
Si dimentichi la foresta di simboli, la percezione e la rielaborazione: in queste pagine domina la crudezza del significato e dell’uso che se ne fa, nient’altro. Nessun trabocchetto sinestetico (a meno di non voler considerare la sinestesia nella sua accezione più strettamente psicologica). Se il corpo diventa corpo[razione], lo fa per estroflessione naturale e non per chissà quale lambiccamento, se il [colla[ge]ne] attua linguisticamente l’equivalente della fusione a freddo, lo fa per realizzare fisicamente l’accostamento di tasselli mentali scorrevoli, a scomparsa, e non [solo] per stuzzicare curiosi accostamenti semiotici. È la lingua che si adegua al mondo che descrive, rinascendo dalle sue stesse ceneri e schivando i Rifiuti Solidi Urbani che la circondano. Unica tecnica possibile: Voltare Pagina, fino a raggiungere una Deflagrazione Interiore di struttura inquietantemente sindònica.<br />
Ma meglio non andare oltre, almeno per ora.<br />
Semplicemente.<br />
Voltate pagina.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: jacopo galimberti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/09/la-dismissione/#comment-112274</link>

		<dc:creator><![CDATA[jacopo galimberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2009 08:48:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17373#comment-112274</guid>

					<description><![CDATA[@fabio

(ti do del tu perché hai la mia età) sono dei gran bei testi, che non cadono in una facile invocazione dello squallore e del macabro. Apprezzo anche l&#039;attenta ricerca sulla sonorità, sull&#039;origine carnale dei fonemi (ha volte ho la sensazione che i suoni pendano nella gola come stalagmiti, vabbé...)

Qualche incertezza, mi pare, tipo:   

Madama Eternit sorseggia un caffé in cucina
mio padre che fuma e indurisce ancora
come grezza materia estrattiva
mia madre la scava coi denti
lo respira.

bella stanza ma &quot;lo respira&quot; mi sembra inutile.

&quot;monospermica&quot;, &quot;subnullo&quot; : ne abbiamo davvero bisogno?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@fabio</p>
<p>(ti do del tu perché hai la mia età) sono dei gran bei testi, che non cadono in una facile invocazione dello squallore e del macabro. Apprezzo anche l&#8217;attenta ricerca sulla sonorità, sull&#8217;origine carnale dei fonemi (ha volte ho la sensazione che i suoni pendano nella gola come stalagmiti, vabbé&#8230;)</p>
<p>Qualche incertezza, mi pare, tipo:   </p>
<p>Madama Eternit sorseggia un caffé in cucina<br />
mio padre che fuma e indurisce ancora<br />
come grezza materia estrattiva<br />
mia madre la scava coi denti<br />
lo respira.</p>
<p>bella stanza ma &#8220;lo respira&#8221; mi sembra inutile.</p>
<p>&#8220;monospermica&#8221;, &#8220;subnullo&#8221; : ne abbiamo davvero bisogno?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Valerio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/09/la-dismissione/#comment-112261</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2009 23:44:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17373#comment-112261</guid>

					<description><![CDATA[ho visto iniziare questa dismissione e ora la trovo a uno stadio molto avanzato:  

e non c&#039;è nulla che possa fermare
   la [ri]produzione dell&#039;ovvio
                         l&#039;abitudine al male 

un leopardi passato per la catena di montaggio: volponi?

l&#039;esperimento non era semplice: matematica dell&#039;urlo, geometria dello strazio, ma in certi accordi mi sembra ancora che la musica si perda.

Rifiuti Solidi Urbani anche i soliti discorsi [questo verso suona]
riverso nel tuo incubo in vita [questo no: “nel tuo incubo in vita” non suona, forse per l&#039;incompatibilità inc / inv]
pasticche, sieri, bromici preparati [“bromici preparati” neanche, forse una questione di accenti]

de la musique avant toute chose: a una poesia che rinuncia alle regole del discorso comune servono ritmo e musicalità, consustanziali certo, non estrinsechi (come invece spesso accade in tanta nostra poesia “automatica”) al senso. 
una musica corrosiva, con molte consonanze, ma anche liquida, tutta v e l, e perché no, minerale, come suggerisce véronique: un cristallo musicale, ecco fabio, un cristallo minerale!
penso a rebora e govoni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ho visto iniziare questa dismissione e ora la trovo a uno stadio molto avanzato:  </p>
<p>e non c&#8217;è nulla che possa fermare<br />
   la [ri]produzione dell&#8217;ovvio<br />
                         l&#8217;abitudine al male </p>
<p>un leopardi passato per la catena di montaggio: volponi?</p>
<p>l&#8217;esperimento non era semplice: matematica dell&#8217;urlo, geometria dello strazio, ma in certi accordi mi sembra ancora che la musica si perda.</p>
<p>Rifiuti Solidi Urbani anche i soliti discorsi [questo verso suona]<br />
riverso nel tuo incubo in vita [questo no: “nel tuo incubo in vita” non suona, forse per l&#8217;incompatibilità inc / inv]<br />
pasticche, sieri, bromici preparati [“bromici preparati” neanche, forse una questione di accenti]</p>
<p>de la musique avant toute chose: a una poesia che rinuncia alle regole del discorso comune servono ritmo e musicalità, consustanziali certo, non estrinsechi (come invece spesso accade in tanta nostra poesia “automatica”) al senso.<br />
una musica corrosiva, con molte consonanze, ma anche liquida, tutta v e l, e perché no, minerale, come suggerisce véronique: un cristallo musicale, ecco fabio, un cristallo minerale!<br />
penso a rebora e govoni.</p>
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		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/09/la-dismissione/#comment-112238</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2009 15:37:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie per la bella risposta e trovo un cammino per meglio conoscere il poeta. 
Vita giovane, ma già ben realizzata.
Aspetto altre letture.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per la bella risposta e trovo un cammino per meglio conoscere il poeta.<br />
Vita giovane, ma già ben realizzata.<br />
Aspetto altre letture.</p>
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