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	Commenti a: Autoritratto con sisma	</title>
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		<title>
		Di: luigi martegiani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/16/autoritratto-con-sisma/#comment-113268</link>

		<dc:creator><![CDATA[luigi martegiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 19:02:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Gianluca solo oggi due giugno ho letto il tuo pezzo. Sai, ero un po&#039; agitato perchè avevo il mio piccolo ruolo nel racconto (scherzo!). Sapevo che avresti colto nel segno! Non è un complimento, ma solo un grazie per essere riuscito a  descrivere  e rendere quindi vivi parte dei sentimenti di chi quella citta&#039; la vive e l&#039;ha vissuta. 
Ho letto con piacere anche il commento della cara professoressa Anna Tellini, che saluto affettuosamente insieme a tutti gli aquilani
Luigi Martegiani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Gianluca solo oggi due giugno ho letto il tuo pezzo. Sai, ero un po&#8217; agitato perchè avevo il mio piccolo ruolo nel racconto (scherzo!). Sapevo che avresti colto nel segno! Non è un complimento, ma solo un grazie per essere riuscito a  descrivere  e rendere quindi vivi parte dei sentimenti di chi quella citta&#8217; la vive e l&#8217;ha vissuta.<br />
Ho letto con piacere anche il commento della cara professoressa Anna Tellini, che saluto affettuosamente insieme a tutti gli aquilani<br />
Luigi Martegiani</p>
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		<title>
		Di: bm		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/16/autoritratto-con-sisma/#comment-112678</link>

		<dc:creator><![CDATA[bm]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2009 16:54:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Segnalo Lorenzo Cairoli sui preparativi del G8 a L&#039;Aquila e la segregazione delle tendopoli:

&lt;blockquote&gt;Sto collaborando con una troupe di ‘Presadiretta’ che in queste settimane è stata spesso in Abruzzo. I loro racconti di tendopoli militarizzate, di abruzzesi esasperati da un regime di coprifuoco ottuso e delirante, mi hanno sconvolto ma confermavano le molte testimonianze che avevo raccolte in rete. Poi stamattina Flavio mi segnala &lt;a href=&quot;http://nautilusmagazine.blogspot.com/2009/05/prove-tecniche-di-regime.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;questa lettera&lt;/a&gt;. Che va oltre e che racconta la promiscuità e la sofferenza degli aquilani in tutto il suo inferno.&lt;/blockquote&gt;

http://cairoli.simplicissimus.it/2009/05/arbeitslager-abruzzo.html]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo Lorenzo Cairoli sui preparativi del G8 a L&#8217;Aquila e la segregazione delle tendopoli:</p>
<blockquote><p>Sto collaborando con una troupe di ‘Presadiretta’ che in queste settimane è stata spesso in Abruzzo. I loro racconti di tendopoli militarizzate, di abruzzesi esasperati da un regime di coprifuoco ottuso e delirante, mi hanno sconvolto ma confermavano le molte testimonianze che avevo raccolte in rete. Poi stamattina Flavio mi segnala <a href="http://nautilusmagazine.blogspot.com/2009/05/prove-tecniche-di-regime.html" rel="nofollow">questa lettera</a>. Che va oltre e che racconta la promiscuità e la sofferenza degli aquilani in tutto il suo inferno.</p></blockquote>
<p><a href="http://cairoli.simplicissimus.it/2009/05/arbeitslager-abruzzo.html" rel="nofollow ugc">http://cairoli.simplicissimus.it/2009/05/arbeitslager-abruzzo.html</a></p>
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		<title>
		Di: Silvio Paolini Merlo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/16/autoritratto-con-sisma/#comment-112614</link>

		<dc:creator><![CDATA[Silvio Paolini Merlo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2009 11:59:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;amico Gianluca ha illustrato da par suo quello che i media hanno riportato con la solita propensione a riempire di falsità retoriche e di superficiali pletoricismi pubblicistici. Ma è ora di dire con forza: benedetto sia il terremoto! L&#039;Aquila e l&#039;Abruzzo erano già da tempo in uno stato di profondo degrado culturale, cui solo in casi eclatanti come lo scandalo sanitopoli si è parlato a livello nazionale e diffuso. Penso che di &quot;scosse&quot; più o meno telluriche la nostra disgraziata regione avrebbe bisogno almeno una volta all&#039;anno. E invece, purtroppo, tutto orbita intorno all&#039;IMMOTA MANET. Città tetra L&#039;Aquila, stanca, ostile a ogni cambiamento, a ogni confronto. Popolo forte ma insensibile a ogni innovazione, a ogni mutamento, a ogni autocoscienza critica. Le vere macerie sono queste, anche se si vedono meno. Persone di cultura come Gianluca, che naturalmente non può tacerlo, sono state costrette a migrare. A fuggire lontano. Chi scrive vive a Teramo, ma la situazione è più o meno la stessa. Si pensa all&#039;indotto, all&#039;apertura di nuove attività commerciali, di nuove associazioni culturali (leggi sportivo-dilettantesche e/o ludico-ricreative) e a come queste possano tutte assieme fare &quot;turismo&quot; e sviluppo economico, ma cosa si è costruito realmente? Poco o nulla, a parte qualche spazio vuoto o qualche svincolo o qualche palazzina. La realtà è che in Abruzzo non c&#039;è da ricostruire proprio nulla, se ricostruire significa ritornare a come si stava prima, ma c&#039;è da far rinascere ogni cosa, e farla rinascere sulla base di quelle realtà culturali e artistiche - per lo più dimenticate perché inutili nell&#039;immediato a &quot;fare cassa&quot; - che sono la parte vera e sana della nostra storia. In momenti di tracollo finanziario globale sono proprio eventi naturali come questo sisma a dare il senso della totale inutilità della stragrande maggioranza delle azioni umane. Ma è anche una straordinaria opportunità che ci viene data per ridare un senso e una dignità a quelle cose e a quelle realtà che da tempo non ne hanno più. Per precisa responsabilità nostra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;amico Gianluca ha illustrato da par suo quello che i media hanno riportato con la solita propensione a riempire di falsità retoriche e di superficiali pletoricismi pubblicistici. Ma è ora di dire con forza: benedetto sia il terremoto! L&#8217;Aquila e l&#8217;Abruzzo erano già da tempo in uno stato di profondo degrado culturale, cui solo in casi eclatanti come lo scandalo sanitopoli si è parlato a livello nazionale e diffuso. Penso che di &#8220;scosse&#8221; più o meno telluriche la nostra disgraziata regione avrebbe bisogno almeno una volta all&#8217;anno. E invece, purtroppo, tutto orbita intorno all&#8217;IMMOTA MANET. Città tetra L&#8217;Aquila, stanca, ostile a ogni cambiamento, a ogni confronto. Popolo forte ma insensibile a ogni innovazione, a ogni mutamento, a ogni autocoscienza critica. Le vere macerie sono queste, anche se si vedono meno. Persone di cultura come Gianluca, che naturalmente non può tacerlo, sono state costrette a migrare. A fuggire lontano. Chi scrive vive a Teramo, ma la situazione è più o meno la stessa. Si pensa all&#8217;indotto, all&#8217;apertura di nuove attività commerciali, di nuove associazioni culturali (leggi sportivo-dilettantesche e/o ludico-ricreative) e a come queste possano tutte assieme fare &#8220;turismo&#8221; e sviluppo economico, ma cosa si è costruito realmente? Poco o nulla, a parte qualche spazio vuoto o qualche svincolo o qualche palazzina. La realtà è che in Abruzzo non c&#8217;è da ricostruire proprio nulla, se ricostruire significa ritornare a come si stava prima, ma c&#8217;è da far rinascere ogni cosa, e farla rinascere sulla base di quelle realtà culturali e artistiche &#8211; per lo più dimenticate perché inutili nell&#8217;immediato a &#8220;fare cassa&#8221; &#8211; che sono la parte vera e sana della nostra storia. In momenti di tracollo finanziario globale sono proprio eventi naturali come questo sisma a dare il senso della totale inutilità della stragrande maggioranza delle azioni umane. Ma è anche una straordinaria opportunità che ci viene data per ridare un senso e una dignità a quelle cose e a quelle realtà che da tempo non ne hanno più. Per precisa responsabilità nostra.</p>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/16/autoritratto-con-sisma/#comment-112578</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2009 09:54:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un racconto bellissimo.
Scrivere per raccogliere i frammenti del paese,
una scrittura da cui la fessura lascia aperta
il cielo invisibile, l&#039;intimità di una vita sotto piena luce, sventrata.
E forse questo che mi fa commozione, l&#039;intimità della casa, della vita segreta di una famiglia svelato come caos, anche la disperazione muta. degli anziani. Qualche volto rimane nella memoria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un racconto bellissimo.<br />
Scrivere per raccogliere i frammenti del paese,<br />
una scrittura da cui la fessura lascia aperta<br />
il cielo invisibile, l&#8217;intimità di una vita sotto piena luce, sventrata.<br />
E forse questo che mi fa commozione, l&#8217;intimità della casa, della vita segreta di una famiglia svelato come caos, anche la disperazione muta. degli anziani. Qualche volto rimane nella memoria.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/16/autoritratto-con-sisma/#comment-112570</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2009 08:42:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Gianluca, mi scuserò di persona con te... 
Sono comunque contento di leggerti, e che tu abbia trovato senso e forza di scrivere un pezzo come questo: in mezzo a tanta cattiva letteratura fatta dai giornalisti nostrani. E anche perché prima di denunciare quello che già si annuncia, ogni volta che in Italia la natura distrugge, aprendo fecondi squarci di speculazione e arricchimento di pochi, è bene descrivere quello che è semplicemente successo. L&#039;inospitalità crudele del mondo, nonostante gli sforzi di millenaria civiltà per renderlo innocuo e sicuro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Gianluca, mi scuserò di persona con te&#8230;<br />
Sono comunque contento di leggerti, e che tu abbia trovato senso e forza di scrivere un pezzo come questo: in mezzo a tanta cattiva letteratura fatta dai giornalisti nostrani. E anche perché prima di denunciare quello che già si annuncia, ogni volta che in Italia la natura distrugge, aprendo fecondi squarci di speculazione e arricchimento di pochi, è bene descrivere quello che è semplicemente successo. L&#8217;inospitalità crudele del mondo, nonostante gli sforzi di millenaria civiltà per renderlo innocuo e sicuro.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marco Palasciano		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/16/autoritratto-con-sisma/#comment-112565</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Palasciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2009 01:33:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[:((((( Posso solo abbracciare e scusarmi del fatto che non ricordavo che il carissimo Gigliozzi fosse dell&#039;Aquila, superfluo poi dire l&#039;effetto che fa questo suo diario.

Per la documentazione sul terremoto ecco anche questo film di un giornalista mio gentile amico http://58richter.finotti.info/ e questo resoconto di uno dei ragazzi napoletani che sono andati a portare un po&#039; d&#039;aiuto in quegli stessi giorni http://palasciania.splinder.com/post/20304263]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>:((((( Posso solo abbracciare e scusarmi del fatto che non ricordavo che il carissimo Gigliozzi fosse dell&#8217;Aquila, superfluo poi dire l&#8217;effetto che fa questo suo diario.</p>
<p>Per la documentazione sul terremoto ecco anche questo film di un giornalista mio gentile amico <a href="http://58richter.finotti.info/" rel="nofollow ugc">http://58richter.finotti.info/</a> e questo resoconto di uno dei ragazzi napoletani che sono andati a portare un po&#8217; d&#8217;aiuto in quegli stessi giorni <a href="http://palasciania.splinder.com/post/20304263" rel="nofollow ugc">http://palasciania.splinder.com/post/20304263</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giuseppe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/16/autoritratto-con-sisma/#comment-112562</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2009 22:57:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Abito a pochi chilometri dall’Abruzzo, ci ho lasciato molti ricordi, una vertebra cadendo da cavallo- Rosciolo, frazione di Magliano dei Marsi-, il senso del lavoro disciplinato della marsica (trasacco), le lunghe passeggiate senza la fretta del tempo (villavallelonga). 
Sabato notte dopo alcuni anni ho sognato il terremoto, prima la casa in Calabria poi quella da cui scrivo si sbriciolavano in un senso di precarietà che governava ogni mio pensiero e ogni mio gesto onirico. Ad un certo punto ho anche vissuto la morte: invece di aspettare la fine della scossa mi sono precipitato per le scale, che, senza pazienza, mi hanno prontamente inghiottito. 
Pochi, veloci istanti per dirmi: “Sono morto, non mi sveglierò più”.
La domenica mattina mi sveglio presto, mia moglie e mio figlio se ne stanno tranquilli al piano di sopra, accendo il computer e noiosamente cerco meraviglie su google. 
Trovo il tuo articolo su nazione indiana, leggo qua e là, si sveglia la donna che amo, racconto qualcosa, lei parla, io leggo, poi ricomincio. Il silenzio, che sempre accompagna letture come la tua, è titubante. “Quale casa crollava?”. “Tutte e due”.  In Calabria, la nostra, al piano di sopra, ripiegata su un fianco, quella di mamma, al piano di sotto, era intatta; anche qui spaventato mi sono precipitato per le scale, poi mentre tutto tremava mi sono detto “le scale no!” quelle cedono per prima, ma neanche il tempo di pensarlo che ero già risucchiato dalla polvere. Ho avuto il tempo di pensare “questa volta non mi sveglio” “Che modo banale di morire”.
Ho fatto in tempo a leggere solo l’inizio dell’articolo, penso che, come sempre, chi si cerca si trova: il sogno, l’articolo, ed adesso che sono passati 3 giorni questo mio scritto frammentario.
Allegria di naufraghi sapere l’euforia di chi, pur di lasciare il travagliato esilio, gioisce del non dover ritornare tra le onde dell’esilio, che fanno meno paura di quelle che lo costringe a dormire vestito.
Il vino rosso, sfrontato compagno. 
Il giorno con la sua consuetudine pretende attenzione. Mio figlio si sveglia, ed io corro da lui che si nasconde tra le lenzuola. “papà vieni qui”. 
Ci regaliamo il rituale, la conferma, il patto che noi siamo.
“arrivoooooo, arrrivooooo”. E lui che ride nascosto sotto il cuscino mentre faccio finta di cercarlo. “dove sei? Mannaggia non c’è più, è andato via”. Poche frasi, pochi secondi finché come il coniglio del prestigiatore vien fuori e la catarsi convince tutti. Me che non ho cercato inutilmente e lui che sa di sentirsi importante.
La mattina vado a Carsoli, non ci sono mai stato, il mio lavoro spesso mi costringe a lavorare anche di domenica, ci fermiamo a mangiare in una locanda, e mentre riprendo la macchina per ritornare a casa mia moglie mi chiede di andare verso l’Aquila. Io vorrei andare a Tempera da Assunta a vedere se c’è ancora il ristorante. Assunta è l’impero delle donne. Pensate alle vostre case, lì è solo alla rovescia. Gli uomini preparano la tavola, sparecchiano, portano le porzioni. Gli uomini non sono i camerieri, siamo noi e guai se una donna prova a riprendersi il ruolo. Assunta urla, sbraita, difende la tentazione della profanazione.
Arrivo all’Aquila. La città è ferma. Ci sono solo militari ovunque. Di rado gente che cammina con un pass al collo; non sono giornalisti, saranno persone a cui è consentito superare lo sbarramento. Gente che di là dal confine, fatto da camionette e uomini in divisa, ha lasciato una casa e la propria vita. E di tanto intanto va a farli visita. Come a un vecchio compagno.
Come a un vecchio ricordo, come a un sogno che ormai è svanito. Come al mio sogno che, per fortuna, mi ha lasciato ancora in vita.

G.A.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abito a pochi chilometri dall’Abruzzo, ci ho lasciato molti ricordi, una vertebra cadendo da cavallo- Rosciolo, frazione di Magliano dei Marsi-, il senso del lavoro disciplinato della marsica (trasacco), le lunghe passeggiate senza la fretta del tempo (villavallelonga).<br />
Sabato notte dopo alcuni anni ho sognato il terremoto, prima la casa in Calabria poi quella da cui scrivo si sbriciolavano in un senso di precarietà che governava ogni mio pensiero e ogni mio gesto onirico. Ad un certo punto ho anche vissuto la morte: invece di aspettare la fine della scossa mi sono precipitato per le scale, che, senza pazienza, mi hanno prontamente inghiottito.<br />
Pochi, veloci istanti per dirmi: “Sono morto, non mi sveglierò più”.<br />
La domenica mattina mi sveglio presto, mia moglie e mio figlio se ne stanno tranquilli al piano di sopra, accendo il computer e noiosamente cerco meraviglie su google.<br />
Trovo il tuo articolo su nazione indiana, leggo qua e là, si sveglia la donna che amo, racconto qualcosa, lei parla, io leggo, poi ricomincio. Il silenzio, che sempre accompagna letture come la tua, è titubante. “Quale casa crollava?”. “Tutte e due”.  In Calabria, la nostra, al piano di sopra, ripiegata su un fianco, quella di mamma, al piano di sotto, era intatta; anche qui spaventato mi sono precipitato per le scale, poi mentre tutto tremava mi sono detto “le scale no!” quelle cedono per prima, ma neanche il tempo di pensarlo che ero già risucchiato dalla polvere. Ho avuto il tempo di pensare “questa volta non mi sveglio” “Che modo banale di morire”.<br />
Ho fatto in tempo a leggere solo l’inizio dell’articolo, penso che, come sempre, chi si cerca si trova: il sogno, l’articolo, ed adesso che sono passati 3 giorni questo mio scritto frammentario.<br />
Allegria di naufraghi sapere l’euforia di chi, pur di lasciare il travagliato esilio, gioisce del non dover ritornare tra le onde dell’esilio, che fanno meno paura di quelle che lo costringe a dormire vestito.<br />
Il vino rosso, sfrontato compagno.<br />
Il giorno con la sua consuetudine pretende attenzione. Mio figlio si sveglia, ed io corro da lui che si nasconde tra le lenzuola. “papà vieni qui”.<br />
Ci regaliamo il rituale, la conferma, il patto che noi siamo.<br />
“arrivoooooo, arrrivooooo”. E lui che ride nascosto sotto il cuscino mentre faccio finta di cercarlo. “dove sei? Mannaggia non c’è più, è andato via”. Poche frasi, pochi secondi finché come il coniglio del prestigiatore vien fuori e la catarsi convince tutti. Me che non ho cercato inutilmente e lui che sa di sentirsi importante.<br />
La mattina vado a Carsoli, non ci sono mai stato, il mio lavoro spesso mi costringe a lavorare anche di domenica, ci fermiamo a mangiare in una locanda, e mentre riprendo la macchina per ritornare a casa mia moglie mi chiede di andare verso l’Aquila. Io vorrei andare a Tempera da Assunta a vedere se c’è ancora il ristorante. Assunta è l’impero delle donne. Pensate alle vostre case, lì è solo alla rovescia. Gli uomini preparano la tavola, sparecchiano, portano le porzioni. Gli uomini non sono i camerieri, siamo noi e guai se una donna prova a riprendersi il ruolo. Assunta urla, sbraita, difende la tentazione della profanazione.<br />
Arrivo all’Aquila. La città è ferma. Ci sono solo militari ovunque. Di rado gente che cammina con un pass al collo; non sono giornalisti, saranno persone a cui è consentito superare lo sbarramento. Gente che di là dal confine, fatto da camionette e uomini in divisa, ha lasciato una casa e la propria vita. E di tanto intanto va a farli visita. Come a un vecchio compagno.<br />
Come a un vecchio ricordo, come a un sogno che ormai è svanito. Come al mio sogno che, per fortuna, mi ha lasciato ancora in vita.</p>
<p>G.A.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Simona Carretta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/16/autoritratto-con-sisma/#comment-112561</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simona Carretta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2009 20:37:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; la condizione dell&#039;uomo, quella della periferia, anche quando ci sforziamo di raggiungere il centro delle cose.

Un saluto,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; la condizione dell&#8217;uomo, quella della periferia, anche quando ci sforziamo di raggiungere il centro delle cose.</p>
<p>Un saluto,</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Renzo Marrucci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/16/autoritratto-con-sisma/#comment-112544</link>

		<dc:creator><![CDATA[Renzo Marrucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2009 14:03:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bhè adesso dell&#039;imbecille ci sarebbe da darlo ad altri ma se state zitti o paura che lo prendiamo tutti isieme a chi del trauma ha purtroppo vissuto e vive e potrà ritrovarselo sulla groppa anche in futuro... 
Avete sentito che il sindaco di Aquila ha chiesto a Fuskas M. di portare un pò di nuvole in città? Certamente se fossero nuvole vere sarebbe anche bello e rischeremmo volentieri l&#039;acquazzone !]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bhè adesso dell&#8217;imbecille ci sarebbe da darlo ad altri ma se state zitti o paura che lo prendiamo tutti isieme a chi del trauma ha purtroppo vissuto e vive e potrà ritrovarselo sulla groppa anche in futuro&#8230;<br />
Avete sentito che il sindaco di Aquila ha chiesto a Fuskas M. di portare un pò di nuvole in città? Certamente se fossero nuvole vere sarebbe anche bello e rischeremmo volentieri l&#8217;acquazzone !</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Renzo Marrucci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/16/autoritratto-con-sisma/#comment-112543</link>

		<dc:creator><![CDATA[Renzo Marrucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2009 13:52:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentili signori, andate a dare una piccola occhiata ai commenti ultimi su Anthitesi. Sarebbe bene che anche i cari letterati di nazione indiana o non indiana si occupassero di dire qualche cosa sulla ricostruzione di Aquila esprimendo qualche bella opinione &quot; in &quot; un tantino più &quot;in&quot; visto che almeno per ora c&#039;è tanto bisogno...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentili signori, andate a dare una piccola occhiata ai commenti ultimi su Anthitesi. Sarebbe bene che anche i cari letterati di nazione indiana o non indiana si occupassero di dire qualche cosa sulla ricostruzione di Aquila esprimendo qualche bella opinione &#8221; in &#8221; un tantino più &#8220;in&#8221; visto che almeno per ora c&#8217;è tanto bisogno&#8230;</p>
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