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	Commenti a: Cinque poesie di Ottavio Fatica	</title>
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		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2009 16:46:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Passata è la tempesta, odo augelli far festa…”

Beh, raccolgo l’invito a concentrarmi sui testi presentati. 
Mille sono i modi di far poesia, le  tecniche, gli  stili, i  contenuti, i  ritmi.  Mi pare cosa interessante  la proposta di Domenico Pinto. Che poi Ottavio Fatica eccella nella traduzione o in altra branca letteraria, lo trovo secondario, e trovo fuori contesto la discussione su come e dove pubblichi. Qui, quel che interessa in modo particolare sono gli “oggetti”  proposti.

Le  poesie l’ho lette quattro e cinque volte. Ho provato a dirle a voce alta, come si dovrebbe fare sempre, data la loro natura, o il mondo di “silenzio” in cui ci stanno precipitando le attuali circostanze. 

Che dire, l’incontro è stato come….un coitus interruptus : si presentano in veste accattivante, come una bella donna che prima dell’appuntamento amoroso bada ad avere tutto a posto: si liscia e riliscia, si guarda allo specchio - e ha un brivido d’ erotisme al pensiero di ciò che accadrà di lì a poco, e uscendo si rimira un’ultima volta prima di chiudere la porta.  La vedi, le vai incontro con tutti i sentimenti, l’abbracci la stringi la palpi, preso dall’ appeal… ma sul più bello t’accorgi che c’è qualcosa che ti blocca; prima della ragione è il sentimento a dirti che quella donna  sta giocando.. ha un che d’artificiale che ti svia…

Intendiamoci, le poesie di Ottavio Fatica tecnicamente sono perfette: si vede ( e si sente) un duro lavoro di cesello, un’attenzione – e tensione al gioco dei rimandi e delle assonanze; se ne apprezza la cura del ritmo e la veste grafica (la foggia del vestito) a  far da contrappunto alla felice anarchia metrica, la cui struttura è tuttavia capace di organizzare un ritmo interno quasi perfetto : è il caso di “Celidonia o la Risma”, che ha un incipit bello, misurato, la pietruzza calidonia che fa da silenzioso custode quarantennale  all’impalpabile mondo di ambizioni e/o illusioni poetiche, mi segnala che è  

“dura radiante cuore d’illusione
……………………….e d’incredulità
che cova ancora e ha già dormito il suo
secondo sonno. Una pietra sopra
……………………….come unica cura.”

e  mi fa sperare in un prosieguo denso di  sentimento della caducità delle cose, strette nella morsa del tempo delle occasioni perse. Ma dalla seconda stanza in poi (“l’inchiostro spanto è inchiostro fatto/in casa….”) mi sento scivolare in un di più  d’artificio,  lentamente ma inesorabilmente 
non ritrovo  l’ equilibrio tra gli elementi costituitivi della sua sostanza : forma, sentimento, struttura. Allora mi distraggo dietro alla  ricerca della combinazione di parole; la maniera (degna scelta di stile, per carità) tende a debordare ,   guasta l’ equilibrio della composizione, a tutto danno del “metatesto” e dell’ affabulazione, che in poesia, per me, è soprattutto affabulazione di “sentimento”, di sentire che va trasmesso con sincerità ( o immediatezza) al lettore. E’ quest’affabulazione che si va perdendo, secondo me, perché tende a prevalere il  “bell’effetto” delle parole, peraltro ricercate e fini ( a parte alcune  abusate nel canone accademico, come  “calami, cimase, spanto, scialbare” eccetera). Mi ha colpito il disequilibrio tra la misura della prima stanza d’incipit e il fuoco d’artificio fonico dell’ultima stanza, dove  la maniera prevarica, soffocando un po’ il valore semantico della chiosa. Ma forse mi sbaglio, forse il titolo  “Celidonia”, richiama la struttura di questa pianta papaveracea, il cui frutto è a capsula con le foglie lobate: non sarà che il virtuosismo tecnico, via via che si procede nella lettura, vuole ricordare proprio  l’ interna composizione di quel fiore? Il papavero è bello alla vista, ma poi si affloscia e il suo profumo intenso e sottile tende a sfumare inesorabilmente.

Delle cinque dirò che mi è piaciuta molto “Stemma”, dove l’attenzione  sulla “memoria” è proiettata  all’ “esterno” del sé, con una sorta di “piano sequenza” che evoca le atmosfere felliniane di “La strada”  e il Pinocchio di Collodi, atmosfere che dal cantuccio della memoria personale si proiettano su cose e personaggi urbani che quelle atmosfere  richiamano, ampliandone la suggestione.  Ecco, in questo testo ho trovato più equilibrio tra gli elementi della composizione, dal bell’incipit

“Le cose si ritrassero da noi in luoghi di culto
inaccessibili chiese nel folto
….cuore della natura”

in testa alle due scene evocatrici di ricordi filmico/letterari, al cuore riflessivo del testo :

…”due spezzoni di oniromanzo
popolare ancora dopo mezzo secolo
occulti nel terreno vago alla periferia
…della memoria: una prigione
……e come ogni prigione
la Bastiglia Alcatraz questa prigione
dei piombi prossima alla resa.”

( bella l’immagine della memoria come un “terreno vago di periferia”, o viceversa  le immagini riviste o ripescate come un “terreno vago alla periferia della memoria” vista tuttavia come una prigione prossima alla resa), con la chiusura  misurata e “in calando” (“nessuno legge mai l’ultima pagina”).
Insomma questa mi è parsa la più immediata delle cinque, la più “comunicativa” rispetto alla mia sensibilità.
Naturalmente, mi sbaglierò e del resto non conoscevo Ottavio Fatica come poeta, se non come notorio traduttore (notorio nel senso di “noto agl’incliti” come traduttore, e non nel senso anglo/latino di “notorious”) . Dunque mi perdoni l’autore : se in qualche modo m’è sfuggito il senso del suo lavoro, gliene chiedo scusa; e farò sempre in tempo a rileggere e ricredermi, né è messa in discussione la  liceità o dignità del suo lavoro, ci mancherebbe.
Oppure potrà sempre succedere come quei brani musicali “diesel”, ostici al primo ascolto, e che  finiscono per imporsi e catturare l’attenzione col tempo, attraverso un lento e inesorabile lavorio sul gusto e sull’orecchio. 

Sul resto,  invito  tutti a una maggiore “misura” ( e quanto dico tutti, intendo anche i redattori),un giocoso invito a non prenderci troppo sul serio e a fare come quell’adorabile “dando – comunista” di effeffe, che non manca di stile, misura , raffinatezza , competenza .

Chi più, chi meno, riflettete tutti un brandello  di verità…A noi è dato coglierne, i frammenti:  si sa, iddio si diverte a frantumarcela , a spargercela tra i piedi la verità, lasciando di guardia il Tempo, che ci aspetta al varco sornione e impo (a)ssibile…Però v’appicciate subito, come zolfanelli, e ch’è!

Massì,  meglio le baruffe indiane che la tomba di silenzio in cui ci stanno rinchiudendo. Per non essere da meno – e a salutarvi – vi faccio  omaggio d’ un  sonetto e d’una  “traduzione” , che  forse non suonano male nel contesto. Sperando di non smuovere troppe suscettibilità, m’espongo con ingenuo entusiasmo.






191.

S’ AZZUFFANO I POETI, S’AZZANNANO


Sopra un verso di Elio Pagliarani


S’azzuffano i poeti, s’azzannano,
fratelli clandestini! S’affannano
a dir d’un mondo cui nessuno presta
fede, qui, nel trambusto della festa.

E tutti gridano; ma che ci resta
del vino e del banchetto?! La cesta
è vuota del pane e dell’ affanno,
l’angoscia è un ghigno, e non fa danno.

“Che sappiamo –noi- oggi della morte?”*
Ma nessuno presta ascolto. Il morto
lo piangono i poëti,  e a torto.

Il pesce e la fanciulla..lo sconforto
che li culla è quell’ oscuro/azzurro** porto                   
ove fluisce l’altrui – e nostra – sorte.

* da “Oggetti e argomenti per una disperazione”
(Lezioni di fisica e Fecaloro - 1964) di Elio Pagliarani

** al lettore scegliere la variante che preferisce

S. D. A.  26 – 27 . 2 . 2008


212.

FAMMA



S’i tengo ‘na voglia, chest’è
sulo  p’e prete e p’ ‘a terr’
I’ campo  ‘e aria - nèh,
‘e roccia, ‘e carbone,‘e fierr’!

Sciulìe turnàte. Passate desidèrie,
sìte prète fatte ‘e suono.
‘Nzerritàte  o’ vveléno  buono
d’’e ciùre ‘e campagna comma’ a  ‘nziérie.

Mangiàteve ‘e pretelle schiése,
o ‘e prete vecchie ’e cchiese,
o ‘e  cunzumàte ‘r’e diluvie antìche,
panélle spàrze, grigge, ‘int’ ‘e vvallàte amiche.

S. D. A.  25 . 5 . 2008 



FAIM

Si j’ai du goût, ce n’est guère
Que pour la terre et les pierres.
Je déjeunes toujours d’air,
De roc, de charbons, de fer!

Mes faims, tournez. Paissez faims,
Le pré des sons.
Attirez le gai venin
Des liserons.

Mangez les cailloux qu’ on brise,
Les vieilles pierres d’églises;
Les galets des vieux deluges,
Pains semés dans les vallées grises.



(Libero adattamento di FAIM di Arthur Rimbaud, da  Délires II, UNE SAISON EN ENFER.)


E  ch’ amma fa, siamo tutti poeti laureati !]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Passata è la tempesta, odo augelli far festa…”</p>
<p>Beh, raccolgo l’invito a concentrarmi sui testi presentati.<br />
Mille sono i modi di far poesia, le  tecniche, gli  stili, i  contenuti, i  ritmi.  Mi pare cosa interessante  la proposta di Domenico Pinto. Che poi Ottavio Fatica eccella nella traduzione o in altra branca letteraria, lo trovo secondario, e trovo fuori contesto la discussione su come e dove pubblichi. Qui, quel che interessa in modo particolare sono gli “oggetti”  proposti.</p>
<p>Le  poesie l’ho lette quattro e cinque volte. Ho provato a dirle a voce alta, come si dovrebbe fare sempre, data la loro natura, o il mondo di “silenzio” in cui ci stanno precipitando le attuali circostanze. </p>
<p>Che dire, l’incontro è stato come….un coitus interruptus : si presentano in veste accattivante, come una bella donna che prima dell’appuntamento amoroso bada ad avere tutto a posto: si liscia e riliscia, si guarda allo specchio &#8211; e ha un brivido d’ erotisme al pensiero di ciò che accadrà di lì a poco, e uscendo si rimira un’ultima volta prima di chiudere la porta.  La vedi, le vai incontro con tutti i sentimenti, l’abbracci la stringi la palpi, preso dall’ appeal… ma sul più bello t’accorgi che c’è qualcosa che ti blocca; prima della ragione è il sentimento a dirti che quella donna  sta giocando.. ha un che d’artificiale che ti svia…</p>
<p>Intendiamoci, le poesie di Ottavio Fatica tecnicamente sono perfette: si vede ( e si sente) un duro lavoro di cesello, un’attenzione – e tensione al gioco dei rimandi e delle assonanze; se ne apprezza la cura del ritmo e la veste grafica (la foggia del vestito) a  far da contrappunto alla felice anarchia metrica, la cui struttura è tuttavia capace di organizzare un ritmo interno quasi perfetto : è il caso di “Celidonia o la Risma”, che ha un incipit bello, misurato, la pietruzza calidonia che fa da silenzioso custode quarantennale  all’impalpabile mondo di ambizioni e/o illusioni poetiche, mi segnala che è  </p>
<p>“dura radiante cuore d’illusione<br />
……………………….e d’incredulità<br />
che cova ancora e ha già dormito il suo<br />
secondo sonno. Una pietra sopra<br />
……………………….come unica cura.”</p>
<p>e  mi fa sperare in un prosieguo denso di  sentimento della caducità delle cose, strette nella morsa del tempo delle occasioni perse. Ma dalla seconda stanza in poi (“l’inchiostro spanto è inchiostro fatto/in casa….”) mi sento scivolare in un di più  d’artificio,  lentamente ma inesorabilmente<br />
non ritrovo  l’ equilibrio tra gli elementi costituitivi della sua sostanza : forma, sentimento, struttura. Allora mi distraggo dietro alla  ricerca della combinazione di parole; la maniera (degna scelta di stile, per carità) tende a debordare ,   guasta l’ equilibrio della composizione, a tutto danno del “metatesto” e dell’ affabulazione, che in poesia, per me, è soprattutto affabulazione di “sentimento”, di sentire che va trasmesso con sincerità ( o immediatezza) al lettore. E’ quest’affabulazione che si va perdendo, secondo me, perché tende a prevalere il  “bell’effetto” delle parole, peraltro ricercate e fini ( a parte alcune  abusate nel canone accademico, come  “calami, cimase, spanto, scialbare” eccetera). Mi ha colpito il disequilibrio tra la misura della prima stanza d’incipit e il fuoco d’artificio fonico dell’ultima stanza, dove  la maniera prevarica, soffocando un po’ il valore semantico della chiosa. Ma forse mi sbaglio, forse il titolo  “Celidonia”, richiama la struttura di questa pianta papaveracea, il cui frutto è a capsula con le foglie lobate: non sarà che il virtuosismo tecnico, via via che si procede nella lettura, vuole ricordare proprio  l’ interna composizione di quel fiore? Il papavero è bello alla vista, ma poi si affloscia e il suo profumo intenso e sottile tende a sfumare inesorabilmente.</p>
<p>Delle cinque dirò che mi è piaciuta molto “Stemma”, dove l’attenzione  sulla “memoria” è proiettata  all’ “esterno” del sé, con una sorta di “piano sequenza” che evoca le atmosfere felliniane di “La strada”  e il Pinocchio di Collodi, atmosfere che dal cantuccio della memoria personale si proiettano su cose e personaggi urbani che quelle atmosfere  richiamano, ampliandone la suggestione.  Ecco, in questo testo ho trovato più equilibrio tra gli elementi della composizione, dal bell’incipit</p>
<p>“Le cose si ritrassero da noi in luoghi di culto<br />
inaccessibili chiese nel folto<br />
….cuore della natura”</p>
<p>in testa alle due scene evocatrici di ricordi filmico/letterari, al cuore riflessivo del testo :</p>
<p>…”due spezzoni di oniromanzo<br />
popolare ancora dopo mezzo secolo<br />
occulti nel terreno vago alla periferia<br />
…della memoria: una prigione<br />
……e come ogni prigione<br />
la Bastiglia Alcatraz questa prigione<br />
dei piombi prossima alla resa.”</p>
<p>( bella l’immagine della memoria come un “terreno vago di periferia”, o viceversa  le immagini riviste o ripescate come un “terreno vago alla periferia della memoria” vista tuttavia come una prigione prossima alla resa), con la chiusura  misurata e “in calando” (“nessuno legge mai l’ultima pagina”).<br />
Insomma questa mi è parsa la più immediata delle cinque, la più “comunicativa” rispetto alla mia sensibilità.<br />
Naturalmente, mi sbaglierò e del resto non conoscevo Ottavio Fatica come poeta, se non come notorio traduttore (notorio nel senso di “noto agl’incliti” come traduttore, e non nel senso anglo/latino di “notorious”) . Dunque mi perdoni l’autore : se in qualche modo m’è sfuggito il senso del suo lavoro, gliene chiedo scusa; e farò sempre in tempo a rileggere e ricredermi, né è messa in discussione la  liceità o dignità del suo lavoro, ci mancherebbe.<br />
Oppure potrà sempre succedere come quei brani musicali “diesel”, ostici al primo ascolto, e che  finiscono per imporsi e catturare l’attenzione col tempo, attraverso un lento e inesorabile lavorio sul gusto e sull’orecchio. </p>
<p>Sul resto,  invito  tutti a una maggiore “misura” ( e quanto dico tutti, intendo anche i redattori),un giocoso invito a non prenderci troppo sul serio e a fare come quell’adorabile “dando – comunista” di effeffe, che non manca di stile, misura , raffinatezza , competenza .</p>
<p>Chi più, chi meno, riflettete tutti un brandello  di verità…A noi è dato coglierne, i frammenti:  si sa, iddio si diverte a frantumarcela , a spargercela tra i piedi la verità, lasciando di guardia il Tempo, che ci aspetta al varco sornione e impo (a)ssibile…Però v’appicciate subito, come zolfanelli, e ch’è!</p>
<p>Massì,  meglio le baruffe indiane che la tomba di silenzio in cui ci stanno rinchiudendo. Per non essere da meno – e a salutarvi – vi faccio  omaggio d’ un  sonetto e d’una  “traduzione” , che  forse non suonano male nel contesto. Sperando di non smuovere troppe suscettibilità, m’espongo con ingenuo entusiasmo.</p>
<p>191.</p>
<p>S’ AZZUFFANO I POETI, S’AZZANNANO</p>
<p>Sopra un verso di Elio Pagliarani</p>
<p>S’azzuffano i poeti, s’azzannano,<br />
fratelli clandestini! S’affannano<br />
a dir d’un mondo cui nessuno presta<br />
fede, qui, nel trambusto della festa.</p>
<p>E tutti gridano; ma che ci resta<br />
del vino e del banchetto?! La cesta<br />
è vuota del pane e dell’ affanno,<br />
l’angoscia è un ghigno, e non fa danno.</p>
<p>“Che sappiamo –noi- oggi della morte?”*<br />
Ma nessuno presta ascolto. Il morto<br />
lo piangono i poëti,  e a torto.</p>
<p>Il pesce e la fanciulla..lo sconforto<br />
che li culla è quell’ oscuro/azzurro** porto<br />
ove fluisce l’altrui – e nostra – sorte.</p>
<p>* da “Oggetti e argomenti per una disperazione”<br />
(Lezioni di fisica e Fecaloro &#8211; 1964) di Elio Pagliarani</p>
<p>** al lettore scegliere la variante che preferisce</p>
<p>S. D. A.  26 – 27 . 2 . 2008</p>
<p>212.</p>
<p>FAMMA</p>
<p>S’i tengo ‘na voglia, chest’è<br />
sulo  p’e prete e p’ ‘a terr’<br />
I’ campo  ‘e aria &#8211; nèh,<br />
‘e roccia, ‘e carbone,‘e fierr’!</p>
<p>Sciulìe turnàte. Passate desidèrie,<br />
sìte prète fatte ‘e suono.<br />
‘Nzerritàte  o’ vveléno  buono<br />
d’’e ciùre ‘e campagna comma’ a  ‘nziérie.</p>
<p>Mangiàteve ‘e pretelle schiése,<br />
o ‘e prete vecchie ’e cchiese,<br />
o ‘e  cunzumàte ‘r’e diluvie antìche,<br />
panélle spàrze, grigge, ‘int’ ‘e vvallàte amiche.</p>
<p>S. D. A.  25 . 5 . 2008 </p>
<p>FAIM</p>
<p>Si j’ai du goût, ce n’est guère<br />
Que pour la terre et les pierres.<br />
Je déjeunes toujours d’air,<br />
De roc, de charbons, de fer!</p>
<p>Mes faims, tournez. Paissez faims,<br />
Le pré des sons.<br />
Attirez le gai venin<br />
Des liserons.</p>
<p>Mangez les cailloux qu’ on brise,<br />
Les vieilles pierres d’églises;<br />
Les galets des vieux deluges,<br />
Pains semés dans les vallées grises.</p>
<p>(Libero adattamento di FAIM di Arthur Rimbaud, da  Délires II, UNE SAISON EN ENFER.)</p>
<p>E  ch’ amma fa, siamo tutti poeti laureati !</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/18/cinque-poesie-di-ottavio-fatica/#comment-112813</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2009 20:57:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Be&#039;, Dottor G. Baudo, meglio soli che male accompagnati, no? ;-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Be&#8217;, Dottor G. Baudo, meglio soli che male accompagnati, no? ;-)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: natàlia castaldi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/18/cinque-poesie-di-ottavio-fatica/#comment-112808</link>

		<dc:creator><![CDATA[natàlia castaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2009 16:48:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Wheeler, Wheeler ...

(legga con tono sospirato, sommesso, disincantato...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Wheeler, Wheeler &#8230;</p>
<p>(legga con tono sospirato, sommesso, disincantato&#8230;)</p>
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		<title>
		Di: Zoyd Wheeler		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/18/cinque-poesie-di-ottavio-fatica/#comment-112807</link>

		<dc:creator><![CDATA[Zoyd Wheeler]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2009 16:12:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ok Alcor, in buona sostanza, se ho ben capito,  era solo una questione di volume (ma che piacere ritrovarti pungente come ai bei di&#039;). Quanto all&#039;indecoroso &quot;livida cafona&quot; credo sia ricaduto come una secchiata di liquidi poco nobili su chi te lo ha lanciato, chunque sia ha mancato di stile.
Non ti ho difesa? Sono Zoyd Wheeler  e sfondo vetrate ( come sa il preparatissimo Pinto) mica Zorro.  Alle prossime]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ok Alcor, in buona sostanza, se ho ben capito,  era solo una questione di volume (ma che piacere ritrovarti pungente come ai bei di&#8217;). Quanto all&#8217;indecoroso &#8220;livida cafona&#8221; credo sia ricaduto come una secchiata di liquidi poco nobili su chi te lo ha lanciato, chunque sia ha mancato di stile.<br />
Non ti ho difesa? Sono Zoyd Wheeler  e sfondo vetrate ( come sa il preparatissimo Pinto) mica Zorro.  Alle prossime</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/18/cinque-poesie-di-ottavio-fatica/#comment-112804</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2009 15:38:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17790#comment-112804</guid>

					<description><![CDATA[Un esperimento per @Zoyd Wheeler (solo per te che mi hai interpellata, ché torno da un paio di giorni d&#039;assenza e vi ritrovo ancora qui)

leggi i miei commenti senza presumere un tono, anzi, mmagina un tono fiacco  e vedrai che non c&#039;è niente di scomposto, per scomporsi bisogna avere energie. Al massimo nella mia fiacchezza ho avuto un fremito.


Non so quando si è insinuata la convinzione che i commentatori possano dire qualsiasi cosa del postato, senza essere a loro volta sottoposti a dura critica da altri commentatori.
Non funzia così, in ogni commento ognuno si espone ed esponendosi si espone alla critica.

Tra l&#039;altro, sono stata chiamata &quot;livida cafona&quot; e tu non mi hai difeso, ah Zoyd, che dolor!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un esperimento per @Zoyd Wheeler (solo per te che mi hai interpellata, ché torno da un paio di giorni d&#8217;assenza e vi ritrovo ancora qui)</p>
<p>leggi i miei commenti senza presumere un tono, anzi, mmagina un tono fiacco  e vedrai che non c&#8217;è niente di scomposto, per scomporsi bisogna avere energie. Al massimo nella mia fiacchezza ho avuto un fremito.</p>
<p>Non so quando si è insinuata la convinzione che i commentatori possano dire qualsiasi cosa del postato, senza essere a loro volta sottoposti a dura critica da altri commentatori.<br />
Non funzia così, in ogni commento ognuno si espone ed esponendosi si espone alla critica.</p>
<p>Tra l&#8217;altro, sono stata chiamata &#8220;livida cafona&#8221; e tu non mi hai difeso, ah Zoyd, che dolor!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Dottor G. Baudo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/18/cinque-poesie-di-ottavio-fatica/#comment-112796</link>

		<dc:creator><![CDATA[Dottor G. Baudo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2009 23:23:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17790#comment-112796</guid>

					<description><![CDATA[Scrive Gianni Biondillo il 22 Maggio 2009 alle 16:41:

“Calmiamoci tutti ed evitiamo il “noi” contro “voi”, che non esiste.”

Non avevo un kaktus da fare e ho passato un’ora a leggere e rileggere tutto il thread…

In verità, caro Biondillo, credo proprio che tu sia rimasto da solo…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrive Gianni Biondillo il 22 Maggio 2009 alle 16:41:</p>
<p>“Calmiamoci tutti ed evitiamo il “noi” contro “voi”, che non esiste.”</p>
<p>Non avevo un kaktus da fare e ho passato un’ora a leggere e rileggere tutto il thread…</p>
<p>In verità, caro Biondillo, credo proprio che tu sia rimasto da solo…</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marco Palasciano		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/18/cinque-poesie-di-ottavio-fatica/#comment-112783</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Palasciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2009 16:55:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17790#comment-112783</guid>

					<description><![CDATA[:) Dài dài! se avete finito di massacrare le &lt;i&gt;Cinque poesie&lt;/i&gt; di Fatica, venite a massacrare anche le &lt;i&gt;Cinque poesie&lt;/i&gt; di Palasciano, anche queste proposte dal vostro odiato Pinto!, qui:

https://www.nazioneindiana.com/2009/05/14/cinque-poesie-damore-del-duemila/

Dài dài! ci stiamo divertendo come i matti :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>:) Dài dài! se avete finito di massacrare le <i>Cinque poesie</i> di Fatica, venite a massacrare anche le <i>Cinque poesie</i> di Palasciano, anche queste proposte dal vostro odiato Pinto!, qui:</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2009/05/14/cinque-poesie-damore-del-duemila/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2009/05/14/cinque-poesie-damore-del-duemila/</a></p>
<p>Dài dài! ci stiamo divertendo come i matti :)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: GiusCo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/18/cinque-poesie-di-ottavio-fatica/#comment-112772</link>

		<dc:creator><![CDATA[GiusCo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2009 13:27:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17790#comment-112772</guid>

					<description><![CDATA[Effeeffe, ultima nota: la tua carta -carmilla, il primo amore, nazione indiana- propone istanze, idee, migliorismi che oramai sono diventati extraparlamentari, ma che dal punto di vista economico/editoriale hanno spesso il papi capitalistico, disinnescato con varie capriole. 

Questo e&#039; un primo attrito di prassi che altri luoghi (come i qui citati marotta, cerrai e poesia &#038; spirito) non hanno, questo compromesso tra le alte idee e la bassa pratica che agli occhi di chi non e&#039; affine al ragionamento, e&#039; troppo grosso da digerire. Tantopiu&#039; che lo stato di salute della comunita&#039; editorial/bibliofila/leggente non e&#039; ai massimi di gaiezza, di suo. L&#039;incrudimento recente e&#039; allora percepito come un inasprimento politico, di condizioni materiali, di lotta, come usa a dire in queste sedi. E giocoforza allontana una fetta di lettori o li rende piu&#039; rumorosi. 

Diventa paradossale avere un esercito politico, mediatico, del tutto omogeneo, contrastato da un esercitino di pensiero ed editoriale altrettanto omogeneo (il famoso &quot;noi e voi&quot;): stereotipante, stessa moneta, stesse prassi cooptative, stessi epiteti all&#039;avversario. Il testo letterario diventa un mezzo.

E comunque, di tutto questo, se ne e&#039; parlato anche troppo. Alla fine si raggiungono degli equilibri e poi si agisce di conseguenza. Fine.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Effeeffe, ultima nota: la tua carta -carmilla, il primo amore, nazione indiana- propone istanze, idee, migliorismi che oramai sono diventati extraparlamentari, ma che dal punto di vista economico/editoriale hanno spesso il papi capitalistico, disinnescato con varie capriole. </p>
<p>Questo e&#8217; un primo attrito di prassi che altri luoghi (come i qui citati marotta, cerrai e poesia &amp; spirito) non hanno, questo compromesso tra le alte idee e la bassa pratica che agli occhi di chi non e&#8217; affine al ragionamento, e&#8217; troppo grosso da digerire. Tantopiu&#8217; che lo stato di salute della comunita&#8217; editorial/bibliofila/leggente non e&#8217; ai massimi di gaiezza, di suo. L&#8217;incrudimento recente e&#8217; allora percepito come un inasprimento politico, di condizioni materiali, di lotta, come usa a dire in queste sedi. E giocoforza allontana una fetta di lettori o li rende piu&#8217; rumorosi. </p>
<p>Diventa paradossale avere un esercito politico, mediatico, del tutto omogeneo, contrastato da un esercitino di pensiero ed editoriale altrettanto omogeneo (il famoso &#8220;noi e voi&#8221;): stereotipante, stessa moneta, stesse prassi cooptative, stessi epiteti all&#8217;avversario. Il testo letterario diventa un mezzo.</p>
<p>E comunque, di tutto questo, se ne e&#8217; parlato anche troppo. Alla fine si raggiungono degli equilibri e poi si agisce di conseguenza. Fine.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: natàlia castaldi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/18/cinque-poesie-di-ottavio-fatica/#comment-112760</link>

		<dc:creator><![CDATA[natàlia castaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2009 09:40:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17790#comment-112760</guid>

					<description><![CDATA[&quot;la dimora del tempo sospeso&quot; è uno dei pochi &quot;luoghi&quot; in rete che valga realmente la pena leggere, un luogo in cui la poesia e l&#039;approfondimento letterario in genere vengono trattati con la cura, il garbo, la delicatezza e la competenza, proprie del padrone di casa.
di recente pubblicazione lì un saggio di Panella su Valéry, da leggere e goderne.

chiunque tenga un blog o sito letterario, ci perde sonno e tempo e lo fa con passione, agggratis.

buon lavoro a tutti, dunque.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;la dimora del tempo sospeso&#8221; è uno dei pochi &#8220;luoghi&#8221; in rete che valga realmente la pena leggere, un luogo in cui la poesia e l&#8217;approfondimento letterario in genere vengono trattati con la cura, il garbo, la delicatezza e la competenza, proprie del padrone di casa.<br />
di recente pubblicazione lì un saggio di Panella su Valéry, da leggere e goderne.</p>
<p>chiunque tenga un blog o sito letterario, ci perde sonno e tempo e lo fa con passione, agggratis.</p>
<p>buon lavoro a tutti, dunque.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/05/18/cinque-poesie-di-ottavio-fatica/#comment-112756</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2009 08:00:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17790#comment-112756</guid>

					<description><![CDATA[anche a me manca Franz K, molto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>anche a me manca Franz K, molto.</p>
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