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	Commenti a: Un dialogo con Ottavio Fatica	</title>
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		<title>
		Di: anfiosso		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/10/un-dialogo-con-ottavio-fatica/#comment-113834</link>

		<dc:creator><![CDATA[anfiosso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 11:57:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[Io, per me, ruberei «i sentieri veri e propri, nella letteratura, sono i vicoli ciechi» e &lt;i&gt;poetaneo&lt;/i&gt;.
Ripasserò a rileggere].]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Io, per me, ruberei «i sentieri veri e propri, nella letteratura, sono i vicoli ciechi» e <i>poetaneo</i>.<br />
Ripasserò a rileggere].</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: Giordano Tedoldi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/10/un-dialogo-con-ottavio-fatica/#comment-113802</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giordano Tedoldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 11:42:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Pondere in latino non esiste, ho commesso una topica. Pendere, è il latino per pesare, da cui pensiero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pondere in latino non esiste, ho commesso una topica. Pendere, è il latino per pesare, da cui pensiero.</p>
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		<title>
		Di: zoydwheeler		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/10/un-dialogo-con-ottavio-fatica/#comment-113801</link>

		<dc:creator><![CDATA[zoydwheeler]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 11:15:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Lucifero
Mi riferivo senz&#039;altro al lettore (autocelebrativo nel senso: guardate quanto sono straordinariamente fico io che commento &quot;rasentano l&#039;idiozia da canzonetta eppure seducono&quot; e poi sottolineo la trivialità da nozione scolastica (?!) dell&#039;abbinamento pondere -pensare) così concentrato nello schivare la banalità da diventare la caricatura di se stesso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Lucifero<br />
Mi riferivo senz&#8217;altro al lettore (autocelebrativo nel senso: guardate quanto sono straordinariamente fico io che commento &#8220;rasentano l&#8217;idiozia da canzonetta eppure seducono&#8221; e poi sottolineo la trivialità da nozione scolastica (?!) dell&#8217;abbinamento pondere -pensare) così concentrato nello schivare la banalità da diventare la caricatura di se stesso</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Anonima de dò?		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/10/un-dialogo-con-ottavio-fatica/#comment-113781</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonima de dò?]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 21:42:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che ventata di freschezza la lettura di questa umile presentazione di sé dell’autore! Non c’è autocelebrazione, non c’è ricercatezza nel raccontarsi, tutto è diretto, efficace, comunicativo, dialogico, affascinante … come la sua poetica! Mi domando cosa mai un commento possa aggiungere a tanta grandezza, qualunque elogio potrebbe sembrare una beffa, perciò per evitare di essere fraintesa, dirò: “grazie di esistere Fatica!&quot;
E chiudo con le sue profetiche parole finali: &quot;Per il poeta tutte le età sono contemporanee. Come niente si ritrova poetaneo di nessuno.&quot;

Sua devota M.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che ventata di freschezza la lettura di questa umile presentazione di sé dell’autore! Non c’è autocelebrazione, non c’è ricercatezza nel raccontarsi, tutto è diretto, efficace, comunicativo, dialogico, affascinante … come la sua poetica! Mi domando cosa mai un commento possa aggiungere a tanta grandezza, qualunque elogio potrebbe sembrare una beffa, perciò per evitare di essere fraintesa, dirò: “grazie di esistere Fatica!&#8221;<br />
E chiudo con le sue profetiche parole finali: &#8220;Per il poeta tutte le età sono contemporanee. Come niente si ritrova poetaneo di nessuno.&#8221;</p>
<p>Sua devota M.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Diamante		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/10/un-dialogo-con-ottavio-fatica/#comment-113780</link>

		<dc:creator><![CDATA[Diamante]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 21:27:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho criticato alcune poesie di Fatica qualche tempo fa. La linea letteraria che lui segue mi sembra però assolutamente giusta, oserei dire necessaria al tempo d&#039;oggi. Si comincia PER FORZA con Rimbaud, che non abbiamo nemmeno iniziato a capire (tant&#039;è che ancora spacciano per primo poeta moderno l&#039;accademico Baudelaire), e si finisce in mezzo a tanti casi disperati, Artaud, Dylan Thomas, Celan, Trakl, Cvetaeva, Rilke, Benn, Mandel&#039;stam ecc. ecc.; gente che ha pagato LETTERALMENTE CON LA VITA la propria vocazione, che ci ha mostrato quanto sia pericoloso (oggi più di ieri) essere poeti. Poiché essere davvero poeti vuol dire interpretare il proprio tempo (e il tempo d&#039;oggi è terminale), e più in generale il dramma della condizione umana, per sé e per gli altri, il &quot;mestiere&quot; del poeta è al limite; io spero che, con nuovi strumenti di conoscenza, questo limite si riesca a farlo rientrare nel bordo della vita, a bruciarcisi senza morire, a capirlo e carpirlo meglio, insomma. Non a caso anche Fatica parla di confini, inabissamenti, parti emerse e immerse, pellicole e gabbie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho criticato alcune poesie di Fatica qualche tempo fa. La linea letteraria che lui segue mi sembra però assolutamente giusta, oserei dire necessaria al tempo d&#8217;oggi. Si comincia PER FORZA con Rimbaud, che non abbiamo nemmeno iniziato a capire (tant&#8217;è che ancora spacciano per primo poeta moderno l&#8217;accademico Baudelaire), e si finisce in mezzo a tanti casi disperati, Artaud, Dylan Thomas, Celan, Trakl, Cvetaeva, Rilke, Benn, Mandel&#8217;stam ecc. ecc.; gente che ha pagato LETTERALMENTE CON LA VITA la propria vocazione, che ci ha mostrato quanto sia pericoloso (oggi più di ieri) essere poeti. Poiché essere davvero poeti vuol dire interpretare il proprio tempo (e il tempo d&#8217;oggi è terminale), e più in generale il dramma della condizione umana, per sé e per gli altri, il &#8220;mestiere&#8221; del poeta è al limite; io spero che, con nuovi strumenti di conoscenza, questo limite si riesca a farlo rientrare nel bordo della vita, a bruciarcisi senza morire, a capirlo e carpirlo meglio, insomma. Non a caso anche Fatica parla di confini, inabissamenti, parti emerse e immerse, pellicole e gabbie.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lucifero		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/10/un-dialogo-con-ottavio-fatica/#comment-113779</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lucifero]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 20:45:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Mr. Wheeler:

Lei dice:

&quot;Certo, scrivere di “illuminazioni che rasentano l’idiozia” e di “abbinamenti triviali” non sembra essere una lettura critica del testo ma un tentativo (disperato) di apparire originale a ogni costo tipico di chi con la scrittura intrattiene relazioni solo in termini di autocelebrazione.&quot;

Solo perché da povero diavolo non ho ben capito, caro Wheeler, le chiedo di spiegarmi a chi si riferisce questa frase &quot;ma un tentativo (disperato) di apparire originale&quot;... il tentativo disperato sarebbe quindi del lettore poco critico o dello scrittore? ... me lo chiedo - e glielo chiedo -perchè sintatticamente sembrerebbe riferirsi al lettore poco critico, ma concludendosi con &quot;l&#039;autocelebrazione&quot; mi sono sorti seri dubbi.

(tutto bene con la vetrina quest&#039;anno?)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Mr. Wheeler:</p>
<p>Lei dice:</p>
<p>&#8220;Certo, scrivere di “illuminazioni che rasentano l’idiozia” e di “abbinamenti triviali” non sembra essere una lettura critica del testo ma un tentativo (disperato) di apparire originale a ogni costo tipico di chi con la scrittura intrattiene relazioni solo in termini di autocelebrazione.&#8221;</p>
<p>Solo perché da povero diavolo non ho ben capito, caro Wheeler, le chiedo di spiegarmi a chi si riferisce questa frase &#8220;ma un tentativo (disperato) di apparire originale&#8221;&#8230; il tentativo disperato sarebbe quindi del lettore poco critico o dello scrittore? &#8230; me lo chiedo &#8211; e glielo chiedo -perchè sintatticamente sembrerebbe riferirsi al lettore poco critico, ma concludendosi con &#8220;l&#8217;autocelebrazione&#8221; mi sono sorti seri dubbi.</p>
<p>(tutto bene con la vetrina quest&#8217;anno?)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: zoydwheeler		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/10/un-dialogo-con-ottavio-fatica/#comment-113775</link>

		<dc:creator><![CDATA[zoydwheeler]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 19:11:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giordano Tedoldi scrive:
Propongo qui una poesia di Ottavio Fatica, non so francamente che pensarne, ho un embrione di giudizio positivo, mi piace il loro tono squinternato, ci sono singole illuminazioni (”pensare è pensare babilonia”) che rasentano l’idiozia da canzonetta eppure seducono. Altri abbinamenti “il cuore pesa pensa” sono triviali, che ‘pensiero’ derivi da pondere (pesare) è nozione scolastica. Comunque è un poeta contemporaneo che val la pena conoscere.

Perplessità su Fatica sono state già espresse qui su N.I.  Certo, scrivere di &quot;illuminazioni che rasentano l&#039;idiozia&quot; e di &quot;abbinamenti triviali&quot; non sembra essere una lettura critica del testo ma un tentativo (disperato) di apparire originale a ogni costo tipico di chi con la scrittura intrattiene relazioni solo in termini di autocelebrazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giordano Tedoldi scrive:<br />
Propongo qui una poesia di Ottavio Fatica, non so francamente che pensarne, ho un embrione di giudizio positivo, mi piace il loro tono squinternato, ci sono singole illuminazioni (”pensare è pensare babilonia”) che rasentano l’idiozia da canzonetta eppure seducono. Altri abbinamenti “il cuore pesa pensa” sono triviali, che ‘pensiero’ derivi da pondere (pesare) è nozione scolastica. Comunque è un poeta contemporaneo che val la pena conoscere.</p>
<p>Perplessità su Fatica sono state già espresse qui su N.I.  Certo, scrivere di &#8220;illuminazioni che rasentano l&#8217;idiozia&#8221; e di &#8220;abbinamenti triviali&#8221; non sembra essere una lettura critica del testo ma un tentativo (disperato) di apparire originale a ogni costo tipico di chi con la scrittura intrattiene relazioni solo in termini di autocelebrazione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giordano Tedoldi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/10/un-dialogo-con-ottavio-fatica/#comment-113768</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giordano Tedoldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 14:41:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tra l’altro, ho fatto un esperimento.
Ho postato una poesia di Fatica in un forum di appassionati di opera lirica, e ne ho ricevuto un commento grandioso.
Ecco di seguito il mio post e il commento dell’utente “Pinkerton” (che come tutti sanno è il Luogotenente di vascello che fa perdere la testa alla Madama Butterfly pucciniana).

Giordano Tedoldi scrive:
Propongo qui una poesia di Ottavio Fatica, non so francamente che pensarne, ho un embrione di giudizio positivo, mi piace il loro tono squinternato, ci sono singole illuminazioni (&quot;pensare è pensare babilonia&quot;) che rasentano l&#039;idiozia da canzonetta eppure seducono. Altri abbinamenti &quot;il cuore pesa pensa&quot; sono triviali, che &#039;pensiero&#039; derivi da pondere (pesare) è nozione scolastica. Comunque è un poeta contemporaneo che val la pena conoscere. 

UN PIENO DI

C’è un pieno di rumori e di discordie
…un coro una babele di rumori
……e di discordie di’ di no c’è un muro
…di rumori di’ di no se il fuoco ti ha parlato

corpi celesti gravitano
…grazie a una grande pesantezza il cuore
……pesa di più se il fuoco ti ha parlato di’ di no

i sensi rampicanti fanno presa
…al muro di rumori e di discordie
……statue senza lo sguardo affacciano
…dai parapetti dei giardini pensili
………sulla laguna

pensare è pensare babilonia
…il cuore pesa pensa di’ di no
……se il fuoco ti ha parlato

sulla laguna di silenzi e calami la lingua
…che balbetti una fiammella fioca ormai
…….balbetta il fuoco ti ha parlato e quando
….e quante volte quante? è un censimento
…….il tuo? che fai? che pensi? di’
…di’ no
.
che aspetti?

---

Commento di “Pinkerton”

La partenza è migliore dello sviluppo, che incappa nel &quot;già detto, anche in quel modo&quot; ( cosa curiosa in una poesia che fa gran sfoggio di &quot;non detto&quot;). Di &quot;statue senza lo sguardo&quot; e di &quot;lagune di silenzi&quot; son piene le fosse. Sul metonimico &quot;Pensare è pensare babilonia&quot; che ha una laconicità di estrazione vagamente pubblicitaria, direi che , se non altro, è &quot;a la page&quot;, insomma possiede una sua modernità formale.
In definitiva il poeta gestisce lo stilema adottato, criptico e frammentario, con sufficiente asciuttezza e anche con una certa eleganza ( delizioso l&#039;intercalare &quot;dì di no&quot;, non punteggiato. L&#039;altro intercalare è un sostantivo (&quot;il fuoco&quot;)).
Insomma Giordano, malgrado certe ingenuità ( ah, tutti quei punti interrogativi sul finale!...), a me sembra una cosa delicata e venuta bene.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra l’altro, ho fatto un esperimento.<br />
Ho postato una poesia di Fatica in un forum di appassionati di opera lirica, e ne ho ricevuto un commento grandioso.<br />
Ecco di seguito il mio post e il commento dell’utente “Pinkerton” (che come tutti sanno è il Luogotenente di vascello che fa perdere la testa alla Madama Butterfly pucciniana).</p>
<p>Giordano Tedoldi scrive:<br />
Propongo qui una poesia di Ottavio Fatica, non so francamente che pensarne, ho un embrione di giudizio positivo, mi piace il loro tono squinternato, ci sono singole illuminazioni (&#8220;pensare è pensare babilonia&#8221;) che rasentano l&#8217;idiozia da canzonetta eppure seducono. Altri abbinamenti &#8220;il cuore pesa pensa&#8221; sono triviali, che &#8216;pensiero&#8217; derivi da pondere (pesare) è nozione scolastica. Comunque è un poeta contemporaneo che val la pena conoscere. </p>
<p>UN PIENO DI</p>
<p>C’è un pieno di rumori e di discordie<br />
…un coro una babele di rumori<br />
……e di discordie di’ di no c’è un muro<br />
…di rumori di’ di no se il fuoco ti ha parlato</p>
<p>corpi celesti gravitano<br />
…grazie a una grande pesantezza il cuore<br />
……pesa di più se il fuoco ti ha parlato di’ di no</p>
<p>i sensi rampicanti fanno presa<br />
…al muro di rumori e di discordie<br />
……statue senza lo sguardo affacciano<br />
…dai parapetti dei giardini pensili<br />
………sulla laguna</p>
<p>pensare è pensare babilonia<br />
…il cuore pesa pensa di’ di no<br />
……se il fuoco ti ha parlato</p>
<p>sulla laguna di silenzi e calami la lingua<br />
…che balbetti una fiammella fioca ormai<br />
…….balbetta il fuoco ti ha parlato e quando<br />
….e quante volte quante? è un censimento<br />
…….il tuo? che fai? che pensi? di’<br />
…di’ no<br />
.<br />
che aspetti?</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Commento di “Pinkerton”</p>
<p>La partenza è migliore dello sviluppo, che incappa nel &#8220;già detto, anche in quel modo&#8221; ( cosa curiosa in una poesia che fa gran sfoggio di &#8220;non detto&#8221;). Di &#8220;statue senza lo sguardo&#8221; e di &#8220;lagune di silenzi&#8221; son piene le fosse. Sul metonimico &#8220;Pensare è pensare babilonia&#8221; che ha una laconicità di estrazione vagamente pubblicitaria, direi che , se non altro, è &#8220;a la page&#8221;, insomma possiede una sua modernità formale.<br />
In definitiva il poeta gestisce lo stilema adottato, criptico e frammentario, con sufficiente asciuttezza e anche con una certa eleganza ( delizioso l&#8217;intercalare &#8220;dì di no&#8221;, non punteggiato. L&#8217;altro intercalare è un sostantivo (&#8220;il fuoco&#8221;)).<br />
Insomma Giordano, malgrado certe ingenuità ( ah, tutti quei punti interrogativi sul finale!&#8230;), a me sembra una cosa delicata e venuta bene.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giordano Tedoldi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/10/un-dialogo-con-ottavio-fatica/#comment-113767</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giordano Tedoldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 14:35:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=18440#comment-113767</guid>

					<description><![CDATA[Bellissima intervista e dopo una prima perplessità le poesie di Fatica mi piacciono sempre più (per quello che vale, cioè niente).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissima intervista e dopo una prima perplessità le poesie di Fatica mi piacciono sempre più (per quello che vale, cioè niente).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ivan		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/10/un-dialogo-con-ottavio-fatica/#comment-113766</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ivan]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 13:52:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Il pensiero si crede in gabbia nel corpo. E non capisce che è quello il suo plancton. Se solo si vedesse com’è - come una seppia nel mare, il mare nostro. Hai parlato di claustrofilia: il pensiero gode di questa clausura. È la sua gabbia dorata. Come avere altrimenti idee così sublimi? Anche le più torbide o cruente, morbose, nichilistiche o suicide. Tutto torna a maggior gloria… di se stesso.&quot;

è interessante anche il partire dalla piaga Rimbaud per giungere ad Artaud, parola scritta come prolungamento dei sensi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il pensiero si crede in gabbia nel corpo. E non capisce che è quello il suo plancton. Se solo si vedesse com’è &#8211; come una seppia nel mare, il mare nostro. Hai parlato di claustrofilia: il pensiero gode di questa clausura. È la sua gabbia dorata. Come avere altrimenti idee così sublimi? Anche le più torbide o cruente, morbose, nichilistiche o suicide. Tutto torna a maggior gloria… di se stesso.&#8221;</p>
<p>è interessante anche il partire dalla piaga Rimbaud per giungere ad Artaud, parola scritta come prolungamento dei sensi&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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