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	Commenti a: Quattro poesie di Marco Ceriani	</title>
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		Di: anfiosso		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[anfiosso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 08:06:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[M&#039;ero perso la risposta di diamante, adesso contro-rispondo, anzi m&#039;affretto, ché ne vale la pena:

&lt;i&gt;In particolare mi risulta sconcertante questa tua affermazione, perchè dimostra la distanza che ci separa:&lt;/i&gt;

Chiedo scusa: ma ti leggi, di tanto in tanto? Ti sconcerti di fronte a tutti quelli che sono distanti da te? Passerai la vita nello sconcerto, suppongo. 
Ti compiango; &#038; tiriamo innanzi:

&lt;i&gt;“non ho mai inteso, veramente, andare oltre il meramente verbale, perché la fattualità non è nelle mie corde”. Anfiosso: dal momento che parli, pensi, scrivi (scrivi!), sei già nel fattuale, che tu lo voglia o no. Il verbale è fattuale, anzi non c’è evento più fattuale del verbale; nemmeno la bomba atomica o il big bang.&lt;/i&gt;

Non ci siamo capìti, per nulla. C&#039;è scrittura e c&#039;è scrittura, quantomeno. In primis quello che dici è insostenibile, esattamente come quello che diceva la buonanima di Francesco Domenico Guerrazzi, che boastava di scrivere libri-battaglie che dovevano svolgere la loro funzione e poi potevano perire - al che il Settembrini chiedeva se un libro può valere una battaglia (&quot;altrimenti&quot;, diceva, &quot;qualunque imbrattacarte può sostenere lo stesso&quot;); in linea di massima, dato quello che hai scritto su Saviano &quot;cattivo scrittore&quot;, sono sicuro che concorderai, un libro non deve fare nulla che non sia chiamato direttamente a fare. E lo scrittore, scrivendo, compie il suo atto: anche su questo siamo d&#039;accordo. Di qui ad invertire i termini della questione, trasformando la scrittura nell&#039;&lt;i&gt;unico&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;vero&lt;/i&gt; atto ce ne corre. 
La scrittura è, si voglia o no, tutta quanta conseguenza di qualcos&#039;altro: è come un sacco in cui si raccolgono oggetti, o un cimitero. A questo punto esistono due tipi, quantomeno, di scrittura: una che cerca di avere un rapporto di circolarità continua con la vita, ossia che elabora la realtà per riconsegnarla alla realtà ed eventualmente guidare o incoraggiare l&#039;azione, come può essere il manuale del microonde o &lt;i&gt;Gomorra&lt;/i&gt; di Saviano (almeno per quello che è diventato); e questa è una scrittura che esiste come &lt;i&gt;mezzo&lt;/i&gt;, a prescindere dallo stile che può essere più o meno pregevole - sempre tenendo conto del fatto che lo stile in questo tipo di scrittura non è affatto fondamentale. 
E poi c&#039;è una scrittura che è &lt;i&gt;fine&lt;/i&gt;, e ha senso solamente in sé stessa. Io tendo, dicevo, a fare questo secondo tipo di letteratura. 
&lt;i&gt;Ei dice cose, e voi dite parole&lt;/i&gt;.
Va senza dire che è quasi impossibile trovare, in letteratura, testi che appartengano solamente all&#039;un tipo piuttosto che all&#039;altro; ma la distinzione vale finché saranno stampate parole, specie finché saranno stampati testi meno romantici di quelli che posti tu qui sotto.

Va (quasi) senza dire che la scrittura non è più essenziale del Big Bang. Posso accettare un pari merito, eventualmente, e ammettere umilmente di essere in grado di scrivere, ma non di fondare un universo. Sta di fatto che senza il Big Bang io non potrei scrivere, mentre l&#039;inverso è indimostrabile.

A proposito di quello che segue nel tuo intervento, sì: ho parlato anche dei miei gusti, ogni tanto mi càpita; ma non era questo il punto. Di là dalla mia perplessità di fronte ad atteggiamenti troppo direttivi nelle valutazioni, e soprattutto di fronte alla riduzione del significato della lettura al tuca-tuca del &#039;mi piace&#039; / [&#039;non mi piace&#039;], ammetto che queste poesie in particolare mi lasciano freddo - &lt;b&gt;ma&lt;/b&gt; mi sembra giusto in primis far riferimento ad altre cose che Ceriani ha scritto, che sono, senza meno, splendide (mi sono state inviate via mail), dunque non si tratta, in toto, della &quot;sua poesia&quot;, ma di intermittenze, semmai, della musa, che si possono, anzi si devono condonare quando c&#039;è davvero sostanza. Secundum, ed è questo che mi fa trascendere la questione dei tumultuarj mi piace/non mi piace, questi quattro componimenti sono lavorati con mano sicura, &lt;i&gt;non&lt;/i&gt; sono affatto vuoti di significato e &lt;i&gt;non&lt;/i&gt; sono accompagnati da una presentazione vacua. In &lt;i&gt;questo&lt;/i&gt; tipo di poesia non è affatto necessario che piacia o non piacia, è anche laboratorio, gesto quotidiano, manualità - impotenza, intermittenza, afasia, ricerca. Tutto compreso nella poetica a cui questo poeta, come altri, fa riferimento. 

Posso dire che non mi dispiacciono, se devo proprio pronunciarmi in grezzi termini - ma a me questo non interessa, affatto; ma è quando si dice &quot;questa roba non vale niente&quot;, o &quot;è inutile&quot;, o &quot;è vacua&quot; che ho da ridire.

Fa rabbia perché Ceriani s&#039;è fatto carico, e io lo so bene, di tutta una serie di cose che pure meriterebbero di essere considerate da chi scrive o vuol farlo, ivi compresa - parrà incredibile - anche la questione comunicativa (sennò perché il ricorso agli emblemi? alle antonomasie?), insieme con una determinata concezione formale, e - vivaddio - un&#039;&lt;i&gt;estetica&lt;/i&gt; che, anche in questi men felici pezzi, vien fuori chiaramente (potete dire altrettanto di quello che scrivete voi, diamante, &#038;c.?), e ha trovato ad accoglierlo frasi fin troppo facili da appiccicare qui sopra.

Se fosse stata una qualche sorta di perfezionismo, o la difesa di qualche elevata concezione, la vostra, o di un&#039;idea poetica più evoluta o raffinata, avrei deplorato la durezza, magari tra me, senza dire niente: ma è una posizione, quella vostra, che trovo troppo discutibile, dettata com&#039;è da una superficialità imperdonabile - qui sopra, dove si aggirano quasi esclusivamente scrittori: dall&#039;uso della parola &quot;barocco&quot; in &lt;i&gt;quel&lt;/i&gt; senso lì, senza un minimo di misura storica, quel trovare il &quot;vuoto&quot; nelle parole di Ceriani e Pane, mentre laddove ci sono parole c&#039;è sempre un pieno, che chi stronca, se vuol farlo, deve saper enucleare, al concetto tardoadolescenziale di una scrittura e una poesia (solo vagheggiata, naturalmente, e non praticata) fatte di cascami falsoromantici e preconcetti di scuola, insomma, tutto questo mi sa un po&#039; troppo di dilettantesco. 

Dal momento che in casi come questo repetita &lt;i&gt;non&lt;/i&gt; juvant, affatto, è certo (così sento) che non farò più altri interventi del genere, in cui disputo con chi evidentemente non ha i mezzi per capire. 
Questa volta una replica era, se non necessaria, almeno utile - l&#039;ho fatta fin troppo lunga e articolata -, ma una seconda volta non ci sarà.

Anche in considerazione di tutto quello che si posta qui sopra (non si può leggere &lt;i&gt;tutto&lt;/i&gt;, giustamente), d&#039;ora in poi farò attenzione solo alle scritture che m&#039;interessano (dico anche e soprattutto di quelle dei commentatori).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>M&#8217;ero perso la risposta di diamante, adesso contro-rispondo, anzi m&#8217;affretto, ché ne vale la pena:</p>
<p><i>In particolare mi risulta sconcertante questa tua affermazione, perchè dimostra la distanza che ci separa:</i></p>
<p>Chiedo scusa: ma ti leggi, di tanto in tanto? Ti sconcerti di fronte a tutti quelli che sono distanti da te? Passerai la vita nello sconcerto, suppongo.<br />
Ti compiango; &amp; tiriamo innanzi:</p>
<p><i>“non ho mai inteso, veramente, andare oltre il meramente verbale, perché la fattualità non è nelle mie corde”. Anfiosso: dal momento che parli, pensi, scrivi (scrivi!), sei già nel fattuale, che tu lo voglia o no. Il verbale è fattuale, anzi non c’è evento più fattuale del verbale; nemmeno la bomba atomica o il big bang.</i></p>
<p>Non ci siamo capìti, per nulla. C&#8217;è scrittura e c&#8217;è scrittura, quantomeno. In primis quello che dici è insostenibile, esattamente come quello che diceva la buonanima di Francesco Domenico Guerrazzi, che boastava di scrivere libri-battaglie che dovevano svolgere la loro funzione e poi potevano perire &#8211; al che il Settembrini chiedeva se un libro può valere una battaglia (&#8220;altrimenti&#8221;, diceva, &#8220;qualunque imbrattacarte può sostenere lo stesso&#8221;); in linea di massima, dato quello che hai scritto su Saviano &#8220;cattivo scrittore&#8221;, sono sicuro che concorderai, un libro non deve fare nulla che non sia chiamato direttamente a fare. E lo scrittore, scrivendo, compie il suo atto: anche su questo siamo d&#8217;accordo. Di qui ad invertire i termini della questione, trasformando la scrittura nell&#8217;<i>unico</i> e <i>vero</i> atto ce ne corre.<br />
La scrittura è, si voglia o no, tutta quanta conseguenza di qualcos&#8217;altro: è come un sacco in cui si raccolgono oggetti, o un cimitero. A questo punto esistono due tipi, quantomeno, di scrittura: una che cerca di avere un rapporto di circolarità continua con la vita, ossia che elabora la realtà per riconsegnarla alla realtà ed eventualmente guidare o incoraggiare l&#8217;azione, come può essere il manuale del microonde o <i>Gomorra</i> di Saviano (almeno per quello che è diventato); e questa è una scrittura che esiste come <i>mezzo</i>, a prescindere dallo stile che può essere più o meno pregevole &#8211; sempre tenendo conto del fatto che lo stile in questo tipo di scrittura non è affatto fondamentale.<br />
E poi c&#8217;è una scrittura che è <i>fine</i>, e ha senso solamente in sé stessa. Io tendo, dicevo, a fare questo secondo tipo di letteratura.<br />
<i>Ei dice cose, e voi dite parole</i>.<br />
Va senza dire che è quasi impossibile trovare, in letteratura, testi che appartengano solamente all&#8217;un tipo piuttosto che all&#8217;altro; ma la distinzione vale finché saranno stampate parole, specie finché saranno stampati testi meno romantici di quelli che posti tu qui sotto.</p>
<p>Va (quasi) senza dire che la scrittura non è più essenziale del Big Bang. Posso accettare un pari merito, eventualmente, e ammettere umilmente di essere in grado di scrivere, ma non di fondare un universo. Sta di fatto che senza il Big Bang io non potrei scrivere, mentre l&#8217;inverso è indimostrabile.</p>
<p>A proposito di quello che segue nel tuo intervento, sì: ho parlato anche dei miei gusti, ogni tanto mi càpita; ma non era questo il punto. Di là dalla mia perplessità di fronte ad atteggiamenti troppo direttivi nelle valutazioni, e soprattutto di fronte alla riduzione del significato della lettura al tuca-tuca del &#8216;mi piace&#8217; / [&#8216;non mi piace&#8217;], ammetto che queste poesie in particolare mi lasciano freddo &#8211; <b>ma</b> mi sembra giusto in primis far riferimento ad altre cose che Ceriani ha scritto, che sono, senza meno, splendide (mi sono state inviate via mail), dunque non si tratta, in toto, della &#8220;sua poesia&#8221;, ma di intermittenze, semmai, della musa, che si possono, anzi si devono condonare quando c&#8217;è davvero sostanza. Secundum, ed è questo che mi fa trascendere la questione dei tumultuarj mi piace/non mi piace, questi quattro componimenti sono lavorati con mano sicura, <i>non</i> sono affatto vuoti di significato e <i>non</i> sono accompagnati da una presentazione vacua. In <i>questo</i> tipo di poesia non è affatto necessario che piacia o non piacia, è anche laboratorio, gesto quotidiano, manualità &#8211; impotenza, intermittenza, afasia, ricerca. Tutto compreso nella poetica a cui questo poeta, come altri, fa riferimento. </p>
<p>Posso dire che non mi dispiacciono, se devo proprio pronunciarmi in grezzi termini &#8211; ma a me questo non interessa, affatto; ma è quando si dice &#8220;questa roba non vale niente&#8221;, o &#8220;è inutile&#8221;, o &#8220;è vacua&#8221; che ho da ridire.</p>
<p>Fa rabbia perché Ceriani s&#8217;è fatto carico, e io lo so bene, di tutta una serie di cose che pure meriterebbero di essere considerate da chi scrive o vuol farlo, ivi compresa &#8211; parrà incredibile &#8211; anche la questione comunicativa (sennò perché il ricorso agli emblemi? alle antonomasie?), insieme con una determinata concezione formale, e &#8211; vivaddio &#8211; un&#8217;<i>estetica</i> che, anche in questi men felici pezzi, vien fuori chiaramente (potete dire altrettanto di quello che scrivete voi, diamante, &amp;c.?), e ha trovato ad accoglierlo frasi fin troppo facili da appiccicare qui sopra.</p>
<p>Se fosse stata una qualche sorta di perfezionismo, o la difesa di qualche elevata concezione, la vostra, o di un&#8217;idea poetica più evoluta o raffinata, avrei deplorato la durezza, magari tra me, senza dire niente: ma è una posizione, quella vostra, che trovo troppo discutibile, dettata com&#8217;è da una superficialità imperdonabile &#8211; qui sopra, dove si aggirano quasi esclusivamente scrittori: dall&#8217;uso della parola &#8220;barocco&#8221; in <i>quel</i> senso lì, senza un minimo di misura storica, quel trovare il &#8220;vuoto&#8221; nelle parole di Ceriani e Pane, mentre laddove ci sono parole c&#8217;è sempre un pieno, che chi stronca, se vuol farlo, deve saper enucleare, al concetto tardoadolescenziale di una scrittura e una poesia (solo vagheggiata, naturalmente, e non praticata) fatte di cascami falsoromantici e preconcetti di scuola, insomma, tutto questo mi sa un po&#8217; troppo di dilettantesco. </p>
<p>Dal momento che in casi come questo repetita <i>non</i> juvant, affatto, è certo (così sento) che non farò più altri interventi del genere, in cui disputo con chi evidentemente non ha i mezzi per capire.<br />
Questa volta una replica era, se non necessaria, almeno utile &#8211; l&#8217;ho fatta fin troppo lunga e articolata -, ma una seconda volta non ci sarà.</p>
<p>Anche in considerazione di tutto quello che si posta qui sopra (non si può leggere <i>tutto</i>, giustamente), d&#8217;ora in poi farò attenzione solo alle scritture che m&#8217;interessano (dico anche e soprattutto di quelle dei commentatori).</p>
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		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/13/quattro-poesie-di-marco-ceriani/#comment-114131</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 17:28:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[morgillo fai il coming out, se sei gay dillo, davanti a dio e agli uomini di buona volontà siamo tutti uguali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>morgillo fai il coming out, se sei gay dillo, davanti a dio e agli uomini di buona volontà siamo tutti uguali.</p>
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		Di: Lucifero		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/13/quattro-poesie-di-marco-ceriani/#comment-114102</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lucifero]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 12:47:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[.... e poi parlano di chat!!!]]></description>
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		Di: Alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/13/quattro-poesie-di-marco-ceriani/#comment-114101</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 12:42:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[scusa se ti ho dato del testone, ma mi è venuta d&#039;istinto perchè non c&#039;è verso di farti capire che si tratta d&#039;altro e più complicato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>scusa se ti ho dato del testone, ma mi è venuta d&#8217;istinto perchè non c&#8217;è verso di farti capire che si tratta d&#8217;altro e più complicato</p>
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		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/13/quattro-poesie-di-marco-ceriani/#comment-114100</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 12:41:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Morgillo, ma sei testone, cosa c&#039;entra il complesso di edipo invertito con il dare dell&#039;invertito a qualcuno?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Morgillo, ma sei testone, cosa c&#8217;entra il complesso di edipo invertito con il dare dell&#8217;invertito a qualcuno?</p>
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		<title>
		Di: AMA		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/13/quattro-poesie-di-marco-ceriani/#comment-114094</link>

		<dc:creator><![CDATA[AMA]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 12:01:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì, ma &lt;strong&gt;Biondillo&lt;/strong&gt; ha trovato il tono giusto per darmi dell&#039;&lt;em&gt;invertito&lt;/em&gt;, mentre &lt;strong&gt;Alcor&lt;/strong&gt;, dopo un timido &lt;em&gt;rovesciato&lt;/em&gt; è tornata all&#039;elogio dell&#039;&lt;em&gt;invertito&lt;/em&gt;. Solo Sparz ha dimostrato una certa classe, soprattutto quando ha sostenuto che Edipo non poteva essere un &lt;em&gt;invertito&lt;/em&gt; perché aveva figliato tanto. Un bel siparietto anni &#039;70 del secolo scorso, non trovi? La verità è che io trovo tanta ispirazione a  venire qui su NI a giocare con i miei amichetti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, ma <strong>Biondillo</strong> ha trovato il tono giusto per darmi dell&#8217;<em>invertito</em>, mentre <strong>Alcor</strong>, dopo un timido <em>rovesciato</em> è tornata all&#8217;elogio dell&#8217;<em>invertito</em>. Solo Sparz ha dimostrato una certa classe, soprattutto quando ha sostenuto che Edipo non poteva essere un <em>invertito</em> perché aveva figliato tanto. Un bel siparietto anni &#8217;70 del secolo scorso, non trovi? La verità è che io trovo tanta ispirazione a  venire qui su NI a giocare con i miei amichetti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: diamonds		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/13/quattro-poesie-di-marco-ceriani/#comment-114090</link>

		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 11:00:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Morgi’, Diamante masculo è, inutile che cce provi&quot;:&quot;Beh, nessuno è perfetto&quot;.
Tolleranza gente,tolleranza.Personalmente ho smesso di leggere Scerbanenco,per dirottare su Ecuba,quando ho visto che usava il termine invertito con la stessa frequenza di un congiuntivo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Morgi’, Diamante masculo è, inutile che cce provi&#8221;:&#8221;Beh, nessuno è perfetto&#8221;.<br />
Tolleranza gente,tolleranza.Personalmente ho smesso di leggere Scerbanenco,per dirottare su Ecuba,quando ho visto che usava il termine invertito con la stessa frequenza di un congiuntivo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/13/quattro-poesie-di-marco-ceriani/#comment-114056</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 06:16:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E il film è Blade Runner, ecco fatto, adesso mi sento a posto con la coscienza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E il film è Blade Runner, ecco fatto, adesso mi sento a posto con la coscienza.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/13/quattro-poesie-di-marco-ceriani/#comment-114055</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 06:15:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[il titolo giusto del libro è &quot;Ma gli androidi sognano pecore elettriche?&quot;

scusate, sono io che sto ancora dormendo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il titolo giusto del libro è &#8220;Ma gli androidi sognano pecore elettriche?&#8221;</p>
<p>scusate, sono io che sto ancora dormendo.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/06/13/quattro-poesie-di-marco-ceriani/#comment-114054</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 06:10:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[seguendo asterischi sono andata anch&#039;io su Wiki, anzi, dietro le quinte, e ho trovato  qualcosa che non c&#039;entra con Freud, ma che potrebbe piacervi per una sua vaga affinità con quel film tratto da Sognavo pecore elettriche di Dick (o siete troppo giovani per averlo visto?) e di cui adesso non mi ricordo il titolo.

http://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni_utente:Kal-El

scusa Pinto per questo OT, ormai forse l&#039;ennesimo, ma è conciliativo:-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>seguendo asterischi sono andata anch&#8217;io su Wiki, anzi, dietro le quinte, e ho trovato  qualcosa che non c&#8217;entra con Freud, ma che potrebbe piacervi per una sua vaga affinità con quel film tratto da Sognavo pecore elettriche di Dick (o siete troppo giovani per averlo visto?) e di cui adesso non mi ricordo il titolo.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni_utente:Kal-El" rel="nofollow ugc">http://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni_utente:Kal-El</a></p>
<p>scusa Pinto per questo OT, ormai forse l&#8217;ennesimo, ma è conciliativo:-)</p>
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			</item>
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