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	Commenti a: Premio Stephen Dedalus 2009	</title>
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		<title>
		Di: Manuel Cohen		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuel Cohen]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 09:23:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[dare notizia di un premio, per poi non parlarne, allora basta l&#039;Ansa, non c&#039;è bisogno di scomodare NI.]]></description>
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		Di: Manuel Cohen		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuel Cohen]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 13:50:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[errata corrige: ho scritto LELLO VOCE in luogo di MARIANO BAINO, un lapsus di area, evidentemente]]></description>
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		<title>
		Di: Manuel Cohen		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/07/10/premio-stephen-dedalus-2009/#comment-115409</link>

		<dc:creator><![CDATA[Manuel Cohen]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 13:38:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[vedo che in qualche modo c&#039;è stato qualche bel contributo alla discussione. mi spiace che le questioni da me sollevate (sia beninteso, non perché le abbia sollevate io) sono ripiombate in un  silenzio complice.

penso anch&#039;io, con Diamante, che occorre fare attenzione a riporre tutta la fiducia nell&#039;università: vedo poeti spolpati vivi e morti negli istituti di filologia, ma non tutte le scritture favoriscono certi bisturi. c&#039;è poi il rischio di congelamento o di imbalsamazione dell&#039;opera, e vada bene per un classico, ma fino a un certo punto, e non di certo per un contemporaneo.

quello che si perde, Caro Lorenzo Carlucci, e che è precipuo compito di una critica autenticamente  militante  (e non dell&#039;università) è la discussione su libri che riverberano sul presente, con addentellati o ipotesi o prospettive: perderli di vista, ognorarli, cioè snobbarli, è il servizio peggiore che possa essere reso : &#039;Zamel&#039; di Buffoni, tutta &#039;La descrizione in atto&#039; e la monumentale (non pubblicata se non in lacerti) &#039;L&#039;Italia sepolta sotto la neve&#039; di Roversi, &#039;Fabrica&#039; di Fabio Franzin ( più e meglio di qualsiasi trattato di sociologia, di qualsiasi inchiesta, pietra di paragone della &#039;Condizione operaia&#039; di Simone Weil),e &#039;Rumeni&#039; di Anna Lamberti Bocconi, ad esempio. Ma come vede, si sono tutti espressi con i più disparati pareri, con le partigianerie solite, e le consorterie, a proposito del premio Strega, una vetrina per tutti, non solo per chi l&#039;ha vinto e per chi l&#039;ha perso, una ubriacatura mediatica paragonabile a quella a cui si assiste puntualmente con il festival di Sanremo. 

Lei Carlucci, aggiunge altri nomi e fa bene. Le dirò poi che non leggo da nessuna parte notizia dei bellissimi sonetti di Berisso, le dirò che uno sperimentale come Lello Voce ha recuperato il suo dialetto campano producendosi così in testi molto interessanti, cosa non nuova a chi viene dallo sperimentalismo , si veda pure la storia di un appartatissimo Achille Serrao....ma il capitolo sui neodialettali è una piaga ulteriore: il pregiudizio pigro nei loro confronti, come lo chiamava Mengaldo, è il più grave di tutti. Si pensa ai neodialettali come a residui di una qualche arcadia: come ancora legati al &#039;natio borgo selvaggio&#039;, alla oleografia strapaesana, reazionari, decadenti, conservatori: non si vuole assolutamente notare che i migliori operano nel meticciato, mescidando lingua e culture, aprendosi alle contaminazioni... pensi che un accademico per via dinastica, Giorgio Manacorda, sostiene, testuale: &quot;non vedo perché dovrei leggere un autore italiano in una lingua straniera&#039;... dove l&#039;aggettivo si riferisce al ricorso al dialetto... come se poi Manacorda leggesse direttamente dal cinese, o dal giapponese... senza considerare che si galleggia sempre sui luoghi comuni quando si sostiene che i dialetti sono in via di scomparizione, che non corrispondono più a una koiné, che sono archeologia...mi pare che la stessa cosa dovremo pur dirla per l&#039;italiano: non di certo tra le lingue più parlate, scritte o studiate del pianeta... e se è davvero così, occorre che al più presto ci si attrezzi per scrivere in Inglese, o in cinese, o cingalese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>vedo che in qualche modo c&#8217;è stato qualche bel contributo alla discussione. mi spiace che le questioni da me sollevate (sia beninteso, non perché le abbia sollevate io) sono ripiombate in un  silenzio complice.</p>
<p>penso anch&#8217;io, con Diamante, che occorre fare attenzione a riporre tutta la fiducia nell&#8217;università: vedo poeti spolpati vivi e morti negli istituti di filologia, ma non tutte le scritture favoriscono certi bisturi. c&#8217;è poi il rischio di congelamento o di imbalsamazione dell&#8217;opera, e vada bene per un classico, ma fino a un certo punto, e non di certo per un contemporaneo.</p>
<p>quello che si perde, Caro Lorenzo Carlucci, e che è precipuo compito di una critica autenticamente  militante  (e non dell&#8217;università) è la discussione su libri che riverberano sul presente, con addentellati o ipotesi o prospettive: perderli di vista, ognorarli, cioè snobbarli, è il servizio peggiore che possa essere reso : &#8216;Zamel&#8217; di Buffoni, tutta &#8216;La descrizione in atto&#8217; e la monumentale (non pubblicata se non in lacerti) &#8216;L&#8217;Italia sepolta sotto la neve&#8217; di Roversi, &#8216;Fabrica&#8217; di Fabio Franzin ( più e meglio di qualsiasi trattato di sociologia, di qualsiasi inchiesta, pietra di paragone della &#8216;Condizione operaia&#8217; di Simone Weil),e &#8216;Rumeni&#8217; di Anna Lamberti Bocconi, ad esempio. Ma come vede, si sono tutti espressi con i più disparati pareri, con le partigianerie solite, e le consorterie, a proposito del premio Strega, una vetrina per tutti, non solo per chi l&#8217;ha vinto e per chi l&#8217;ha perso, una ubriacatura mediatica paragonabile a quella a cui si assiste puntualmente con il festival di Sanremo. </p>
<p>Lei Carlucci, aggiunge altri nomi e fa bene. Le dirò poi che non leggo da nessuna parte notizia dei bellissimi sonetti di Berisso, le dirò che uno sperimentale come Lello Voce ha recuperato il suo dialetto campano producendosi così in testi molto interessanti, cosa non nuova a chi viene dallo sperimentalismo , si veda pure la storia di un appartatissimo Achille Serrao&#8230;.ma il capitolo sui neodialettali è una piaga ulteriore: il pregiudizio pigro nei loro confronti, come lo chiamava Mengaldo, è il più grave di tutti. Si pensa ai neodialettali come a residui di una qualche arcadia: come ancora legati al &#8216;natio borgo selvaggio&#8217;, alla oleografia strapaesana, reazionari, decadenti, conservatori: non si vuole assolutamente notare che i migliori operano nel meticciato, mescidando lingua e culture, aprendosi alle contaminazioni&#8230; pensi che un accademico per via dinastica, Giorgio Manacorda, sostiene, testuale: &#8220;non vedo perché dovrei leggere un autore italiano in una lingua straniera&#8217;&#8230; dove l&#8217;aggettivo si riferisce al ricorso al dialetto&#8230; come se poi Manacorda leggesse direttamente dal cinese, o dal giapponese&#8230; senza considerare che si galleggia sempre sui luoghi comuni quando si sostiene che i dialetti sono in via di scomparizione, che non corrispondono più a una koiné, che sono archeologia&#8230;mi pare che la stessa cosa dovremo pur dirla per l&#8217;italiano: non di certo tra le lingue più parlate, scritte o studiate del pianeta&#8230; e se è davvero così, occorre che al più presto ci si attrezzi per scrivere in Inglese, o in cinese, o cingalese.</p>
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		<title>
		Di: lorenzo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/07/10/premio-stephen-dedalus-2009/#comment-115380</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 17:14:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[gentile diamante, sono contento che la contraddizione apparente sia stata sciolta ai suoi occhi. mi scuso ma non rispondo alle sue domande di estetica (esiste il progresso in poesia?) mi limito a dirle, per restare in tema, che sono domande che possono trovare una risposta solo come risultato di uno studio approfondito, onesto e raffinato. le università che abbiamo &quot;bazzicato&quot; hanno certo mille difetti, ma la invito ancora a farne una questione di principio, al di là delle contingenze, delle sue esperienze e dello status quo: è auspicabile una critica ad alto livello, professionale, internazionale, inserita nel dibattito artistico e filosofico (e perché no, scientifico?) internazionale? una organizzazione come quella universitaria può favorire - con i suoi strumenti di selezione, di verifica, con i supporti materiali che offre allo studioso - l&#039;emergere di una tale critica? è più utopico appoggiarsi su una struttura come quella dell&#039;università - che ha pur dato i suoi frutti - o su una struttura come quella dei blog (assenza di selezione, assenza di conservazione, assenza di legittimazione, giungla) per vedere emergere una comunità scientifica come quella che mi auspico? se le piace la critica ad alto livello, da dove spera di vederla spuntare? questo sia detto sempre a meno di notevolissime eccezioni. che sono però eccezioni, e che usano anch&#039;esse, spesso, il mondo universitario come punto di riferimento e di paragone, magari in modo dialettico. parliamo della media. di un mondo - ideale, la città del sole - dove anche le mezze seghe della poesia possano ricevere attenzione critica di livello. così che non debbano più sgomitare nello stagno, spendere le energie che non spendono nell&#039;arte poetica in quella dello sgomitamento, dei favori, del livore, della frustrazione, dell&#039;ipocrisia, degli ammiccamenti etc. etc. 

saluti, 
lorenzo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>gentile diamante, sono contento che la contraddizione apparente sia stata sciolta ai suoi occhi. mi scuso ma non rispondo alle sue domande di estetica (esiste il progresso in poesia?) mi limito a dirle, per restare in tema, che sono domande che possono trovare una risposta solo come risultato di uno studio approfondito, onesto e raffinato. le università che abbiamo &#8220;bazzicato&#8221; hanno certo mille difetti, ma la invito ancora a farne una questione di principio, al di là delle contingenze, delle sue esperienze e dello status quo: è auspicabile una critica ad alto livello, professionale, internazionale, inserita nel dibattito artistico e filosofico (e perché no, scientifico?) internazionale? una organizzazione come quella universitaria può favorire &#8211; con i suoi strumenti di selezione, di verifica, con i supporti materiali che offre allo studioso &#8211; l&#8217;emergere di una tale critica? è più utopico appoggiarsi su una struttura come quella dell&#8217;università &#8211; che ha pur dato i suoi frutti &#8211; o su una struttura come quella dei blog (assenza di selezione, assenza di conservazione, assenza di legittimazione, giungla) per vedere emergere una comunità scientifica come quella che mi auspico? se le piace la critica ad alto livello, da dove spera di vederla spuntare? questo sia detto sempre a meno di notevolissime eccezioni. che sono però eccezioni, e che usano anch&#8217;esse, spesso, il mondo universitario come punto di riferimento e di paragone, magari in modo dialettico. parliamo della media. di un mondo &#8211; ideale, la città del sole &#8211; dove anche le mezze seghe della poesia possano ricevere attenzione critica di livello. così che non debbano più sgomitare nello stagno, spendere le energie che non spendono nell&#8217;arte poetica in quella dello sgomitamento, dei favori, del livore, della frustrazione, dell&#8217;ipocrisia, degli ammiccamenti etc. etc. </p>
<p>saluti,<br />
lorenzo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Diamante		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/07/10/premio-stephen-dedalus-2009/#comment-115377</link>

		<dc:creator><![CDATA[Diamante]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 16:59:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@carlucci
Ritiro l&#039;accusa di contraddizione in termini, ma confermo il resto. La sua proposta mi sembra una sorta di Città del Sole, irraggiungibile e chimerica. Come possono le tante comunità mettere da parte se stesse per dare adito a una comunità gioiosamente illuminata? Sarò pessimista io, ma la vedo complicata tanto quanto annodare al buio un filo per un cieco senza mani. Le comunità, lungi dallo scioglersi, si coaguleranno ancor di più, terrorizzate dalla possibilità di perdere potere. Occorrerebbe una radicale svolta antropologico/culturale, ma questo vale anche per la politica, l&#039;economia eccetera. Non condivido poi il suo entusiasmo per le università, avendole alquanto bazzicate: luoghi spinosi, labirintici, doppi e tripli, dove la libertà è rara e l&#039;onestà intellettuale tenue come una lucciola con la tosse. E infine: siamo sicuri che il suo sogno/progetto sia, oltre che realizzabile, anche auspicabile? Che la poesia sia accostabile alle scienze sociali, e trattabile alla medesima maniera? La pongo in altri termini: Shakespeare rappresenta un superamento certo di di Sofocle? Proust ha &quot;migliorato&quot; Cervantes? Montale ha &quot;portato avanti&quot; Leopardi? Esistono in letteratura un andamento cronologico, una regola, una &quot;logica&quot;? La letteratura può essere assoggettata a una calcolata, esatta scientificità? Possiamo immaginare un&#039;efficientissima equipe all&#039;opera sulla poesia come sulla biologia, la chimica o la storia? Con ciò non voglio negare l&#039;atto di critica ai più alti livelli che Lei si auspica. Non è lo studio serio della poesia che non mi convince (ne abbiamo bisogno, sempre) ma la pretesa di non-fallibilità di detto studio (perciò avevo accennato a un campo di concentramento critico). Infine, che il mondo dei blog somigli a una giungla non ci piove; e però, ancora una volta, non è lo strumento in sé a sembrarmi fallace, ma l&#039;uso che se ne fa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@carlucci<br />
Ritiro l&#8217;accusa di contraddizione in termini, ma confermo il resto. La sua proposta mi sembra una sorta di Città del Sole, irraggiungibile e chimerica. Come possono le tante comunità mettere da parte se stesse per dare adito a una comunità gioiosamente illuminata? Sarò pessimista io, ma la vedo complicata tanto quanto annodare al buio un filo per un cieco senza mani. Le comunità, lungi dallo scioglersi, si coaguleranno ancor di più, terrorizzate dalla possibilità di perdere potere. Occorrerebbe una radicale svolta antropologico/culturale, ma questo vale anche per la politica, l&#8217;economia eccetera. Non condivido poi il suo entusiasmo per le università, avendole alquanto bazzicate: luoghi spinosi, labirintici, doppi e tripli, dove la libertà è rara e l&#8217;onestà intellettuale tenue come una lucciola con la tosse. E infine: siamo sicuri che il suo sogno/progetto sia, oltre che realizzabile, anche auspicabile? Che la poesia sia accostabile alle scienze sociali, e trattabile alla medesima maniera? La pongo in altri termini: Shakespeare rappresenta un superamento certo di di Sofocle? Proust ha &#8220;migliorato&#8221; Cervantes? Montale ha &#8220;portato avanti&#8221; Leopardi? Esistono in letteratura un andamento cronologico, una regola, una &#8220;logica&#8221;? La letteratura può essere assoggettata a una calcolata, esatta scientificità? Possiamo immaginare un&#8217;efficientissima equipe all&#8217;opera sulla poesia come sulla biologia, la chimica o la storia? Con ciò non voglio negare l&#8217;atto di critica ai più alti livelli che Lei si auspica. Non è lo studio serio della poesia che non mi convince (ne abbiamo bisogno, sempre) ma la pretesa di non-fallibilità di detto studio (perciò avevo accennato a un campo di concentramento critico). Infine, che il mondo dei blog somigli a una giungla non ci piove; e però, ancora una volta, non è lo strumento in sé a sembrarmi fallace, ma l&#8217;uso che se ne fa.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/07/10/premio-stephen-dedalus-2009/#comment-115358</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 11:42:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=19137#comment-115358</guid>

					<description><![CDATA[gentile diamante, lei fraintende il termine &quot;scientifico&quot; in questo contesto. con &quot;comunità scientifica&quot; si intende qui semplicemente una comunità di studiosi professionisti che si riconosca in un insieme di metodi condivisi e che riconosca un oggetto di studio comune, che si esprima in pubblicazioni, e specialmente in riviste - possibilmente internazionali - con standard di qualità paragonabile a quello delle migliori riviste accademiche internazionali (e basate magari sul peer-reviewing). insomma una comunità accademica, come ne esistono per tante altre discipline umanistiche e per le scienze sociali. la &quot;scientificità&quot; non è da riferirsi all&#039;oggetto, bensì al metodo di indagine intorno ad esso. spero che ora le sia chiaro che non sussiste alcuna contraddizione in termini. 

&quot;tali comunità ce ne sono già abbastanza&quot; lei scrive. appunto, le dico. e: ne è sicuro? cioè: da una parte credo che sarebbe estremamente prolifico se queste micro-comunità si riconoscessero l&#039;un l&#039;altra, legittimandosi invece di insultarsi o ignorarsi, e questo potrebbe avvenire se queste comunità si riconoscessero in qualche linea di metodo condiviso, e nella definizione del comune oggetto di studio. d&#039;altra parte, siamo sicuri che esistano comunità scientifiche nel senso di cui sopra? riviste di livello con meccanismi trasparenti e standard internazionali? cattedre per lo studio della poesia contemporanea in numero sufficiente? riconoscimento della disciplina da parte della più larga comunità accademica? 

infine, per quanto mi riguarda l&#039;istituzione universitaria è un bene, è la condizione per uno studio approfondito, per la trasmissione del metodo e del sapere. la giungla in cui vive la poesia oggi, le varie nazioni indiane, mi sembrano invece, appunto, più vicine alle riserve o ai lager che lei - forse con eccessiva leggerezza - evoca, diamante.

saluti, 
lorenzo carlucci]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>gentile diamante, lei fraintende il termine &#8220;scientifico&#8221; in questo contesto. con &#8220;comunità scientifica&#8221; si intende qui semplicemente una comunità di studiosi professionisti che si riconosca in un insieme di metodi condivisi e che riconosca un oggetto di studio comune, che si esprima in pubblicazioni, e specialmente in riviste &#8211; possibilmente internazionali &#8211; con standard di qualità paragonabile a quello delle migliori riviste accademiche internazionali (e basate magari sul peer-reviewing). insomma una comunità accademica, come ne esistono per tante altre discipline umanistiche e per le scienze sociali. la &#8220;scientificità&#8221; non è da riferirsi all&#8217;oggetto, bensì al metodo di indagine intorno ad esso. spero che ora le sia chiaro che non sussiste alcuna contraddizione in termini. </p>
<p>&#8220;tali comunità ce ne sono già abbastanza&#8221; lei scrive. appunto, le dico. e: ne è sicuro? cioè: da una parte credo che sarebbe estremamente prolifico se queste micro-comunità si riconoscessero l&#8217;un l&#8217;altra, legittimandosi invece di insultarsi o ignorarsi, e questo potrebbe avvenire se queste comunità si riconoscessero in qualche linea di metodo condiviso, e nella definizione del comune oggetto di studio. d&#8217;altra parte, siamo sicuri che esistano comunità scientifiche nel senso di cui sopra? riviste di livello con meccanismi trasparenti e standard internazionali? cattedre per lo studio della poesia contemporanea in numero sufficiente? riconoscimento della disciplina da parte della più larga comunità accademica? </p>
<p>infine, per quanto mi riguarda l&#8217;istituzione universitaria è un bene, è la condizione per uno studio approfondito, per la trasmissione del metodo e del sapere. la giungla in cui vive la poesia oggi, le varie nazioni indiane, mi sembrano invece, appunto, più vicine alle riserve o ai lager che lei &#8211; forse con eccessiva leggerezza &#8211; evoca, diamante.</p>
<p>saluti,<br />
lorenzo carlucci</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Diamante		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/07/10/premio-stephen-dedalus-2009/#comment-115355</link>

		<dc:creator><![CDATA[Diamante]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 11:05:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=19137#comment-115355</guid>

					<description><![CDATA[@ lorenzo carlucci
Lei parla di una &quot;comunità scientifica&quot; per la poesia contemporanea in Italia. Mi sembra una contraddizione in termini. Che cos&#039;ha la poesia di scientifico? E come sarebbe possibile smembrare le già numerose &quot;comunità scientifiche&quot; esistenti per crearne una solamente? In che modo sradicare gl&#039;innumerevoli interessi delle caste? Basta dare un&#039;occhiata alle antologie poetiche (troppe) per comprendere che ognuno si fa la sua, che di tali comunità ce ne sono già abbastanza. A me pare che l&#039;attuale frantumazione culturale, quasi priva di punti di riferimento credibili, sia sintomo di una deriva; ma al tempo stesso la creazione di una &quot;comunità scientifica&quot; per la poesia, più che la soluzione, rappresenterebbe un pericoloso accentramento, una sorta di campo di concentramento alla rovescia: se non ne fai parte, non vali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ lorenzo carlucci<br />
Lei parla di una &#8220;comunità scientifica&#8221; per la poesia contemporanea in Italia. Mi sembra una contraddizione in termini. Che cos&#8217;ha la poesia di scientifico? E come sarebbe possibile smembrare le già numerose &#8220;comunità scientifiche&#8221; esistenti per crearne una solamente? In che modo sradicare gl&#8217;innumerevoli interessi delle caste? Basta dare un&#8217;occhiata alle antologie poetiche (troppe) per comprendere che ognuno si fa la sua, che di tali comunità ce ne sono già abbastanza. A me pare che l&#8217;attuale frantumazione culturale, quasi priva di punti di riferimento credibili, sia sintomo di una deriva; ma al tempo stesso la creazione di una &#8220;comunità scientifica&#8221; per la poesia, più che la soluzione, rappresenterebbe un pericoloso accentramento, una sorta di campo di concentramento alla rovescia: se non ne fai parte, non vali.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/07/10/premio-stephen-dedalus-2009/#comment-115353</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 09:18:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=19137#comment-115353</guid>

					<description><![CDATA[caro Manuel Cohen, la ringrazio per la risposta. Vorrei capire meglio, perché la questione mi interessa. Lei dice di non aver nulla da obiettare al coinvolgimento dell&#039;Università nello studio e nella diffusione della poesia contemporanea, ma dice anche che vede un &quot;conflitto di interessi&quot;. che intende? che i critici universitari giovani (magari ricercatori) devono fare piaceri ai poeti universitari vecchi (magari ordinari)? quanto incide questa pratica sui premi di poesia, sulle recensioni di poesia, sulle classifiche? per esempio, per i risultati del premio qui sopra, il discorso sembra valere solo per Magrelli? o anche per Buffoni? non le sembra che accanto a questo meccanismo ne esiste anche un altro, meno chiaro? Lei fa una lista di &quot;outsiders&quot;, assenti dai risultati del Premio Dedalus. Ma sono &quot;outsiders&quot; rispetto all&#039;Università o - anche o forse principalmente - outsiders rispetto a un &quot;giro&quot; che è trasversale a Università, giornali, riviste, eventi, etc.? Io non vedo, per esempio tra i poeti più nuovi portati avanti da Cortellessa, Mazzoni e Casadei come curatori di collane di poesia, poeti &quot;insiders&quot; rispetto all&#039;Università. Prenda Giovenale e Pugno. Sono &quot;insiders&quot; dell&#039;Accademia? Non mi risulta. Inglese è un insider dell&#039;Accademia al quale si devono favori? Non mi pare. A me sembra che esistano altri meccanismi assai più incidenti di quello che lei denuncia. Sbaglio?  

Ciò detto, credo che si debba andare oltre i nomi, oltre lo &quot;specifico&quot;, e guardare ai principii. Lei fa una lista di poeti di nuova generazione assenti da questa finale, o anche orfani di un&#039;attenzione critica che meriterebbero. Ma alla lista che fa lei se ne potrebbero sostituire altre dieci, senza intersezione tra loro. Analogamente, lei dice di non avere nulla da ridire - nello specifico - a Casadei, Mazzoni e Cortellessa, ma anche qui: quanto contano gli individui? A me personalmente le scelte critiche di Cortellessa non piacciono affatto, ma mi sento di appoggiare - moralmente, s&#039;intende - alcune iniziative di cui è promotore. Il loro coinvolgimento può stimolare altri critici - universitari magari - a prendere posizione sulla poesia contemporanea. Può contribuire a creare i presupposti per la formazione di una vera comunità scientifica per la poesia contemporanea in Italia. La costituzione di una tale comunità è un obiettivo - credo - da anteporre a quello della costituizione di un pubblico della poesia. Solo all&#039;interno di una tale comunità possono trovare spazio le sua liste di poeti giovani imprescindibili e anche le mie, e quelle di altri. Nella giungla invece, nel mercato, ciascuno di noi può continuare a sbandierare le proprie liste di irriducibili, e tutte soccomberanno al tempo (senza tradizione, senza trasmissione, senza cura critica). 

Saluti, 
Lorenzo Carlucci]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro Manuel Cohen, la ringrazio per la risposta. Vorrei capire meglio, perché la questione mi interessa. Lei dice di non aver nulla da obiettare al coinvolgimento dell&#8217;Università nello studio e nella diffusione della poesia contemporanea, ma dice anche che vede un &#8220;conflitto di interessi&#8221;. che intende? che i critici universitari giovani (magari ricercatori) devono fare piaceri ai poeti universitari vecchi (magari ordinari)? quanto incide questa pratica sui premi di poesia, sulle recensioni di poesia, sulle classifiche? per esempio, per i risultati del premio qui sopra, il discorso sembra valere solo per Magrelli? o anche per Buffoni? non le sembra che accanto a questo meccanismo ne esiste anche un altro, meno chiaro? Lei fa una lista di &#8220;outsiders&#8221;, assenti dai risultati del Premio Dedalus. Ma sono &#8220;outsiders&#8221; rispetto all&#8217;Università o &#8211; anche o forse principalmente &#8211; outsiders rispetto a un &#8220;giro&#8221; che è trasversale a Università, giornali, riviste, eventi, etc.? Io non vedo, per esempio tra i poeti più nuovi portati avanti da Cortellessa, Mazzoni e Casadei come curatori di collane di poesia, poeti &#8220;insiders&#8221; rispetto all&#8217;Università. Prenda Giovenale e Pugno. Sono &#8220;insiders&#8221; dell&#8217;Accademia? Non mi risulta. Inglese è un insider dell&#8217;Accademia al quale si devono favori? Non mi pare. A me sembra che esistano altri meccanismi assai più incidenti di quello che lei denuncia. Sbaglio?  </p>
<p>Ciò detto, credo che si debba andare oltre i nomi, oltre lo &#8220;specifico&#8221;, e guardare ai principii. Lei fa una lista di poeti di nuova generazione assenti da questa finale, o anche orfani di un&#8217;attenzione critica che meriterebbero. Ma alla lista che fa lei se ne potrebbero sostituire altre dieci, senza intersezione tra loro. Analogamente, lei dice di non avere nulla da ridire &#8211; nello specifico &#8211; a Casadei, Mazzoni e Cortellessa, ma anche qui: quanto contano gli individui? A me personalmente le scelte critiche di Cortellessa non piacciono affatto, ma mi sento di appoggiare &#8211; moralmente, s&#8217;intende &#8211; alcune iniziative di cui è promotore. Il loro coinvolgimento può stimolare altri critici &#8211; universitari magari &#8211; a prendere posizione sulla poesia contemporanea. Può contribuire a creare i presupposti per la formazione di una vera comunità scientifica per la poesia contemporanea in Italia. La costituzione di una tale comunità è un obiettivo &#8211; credo &#8211; da anteporre a quello della costituizione di un pubblico della poesia. Solo all&#8217;interno di una tale comunità possono trovare spazio le sua liste di poeti giovani imprescindibili e anche le mie, e quelle di altri. Nella giungla invece, nel mercato, ciascuno di noi può continuare a sbandierare le proprie liste di irriducibili, e tutte soccomberanno al tempo (senza tradizione, senza trasmissione, senza cura critica). </p>
<p>Saluti,<br />
Lorenzo Carlucci</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: daniela		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/07/10/premio-stephen-dedalus-2009/#comment-115349</link>

		<dc:creator><![CDATA[daniela]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 06:58:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ gianni
scusa se rispondo solo ora. nessuna polemica in vista. la mia era solo una sensazione. mi andava solo di precisare. proprio per problei di scrittura webbica  lo faccio con ritardo. ciao.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ gianni<br />
scusa se rispondo solo ora. nessuna polemica in vista. la mia era solo una sensazione. mi andava solo di precisare. proprio per problei di scrittura webbica  lo faccio con ritardo. ciao.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Diamante		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/07/10/premio-stephen-dedalus-2009/#comment-115341</link>

		<dc:creator><![CDATA[Diamante]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 21:49:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In Italia i premi letterari, tranne rarissime eccezioni, sono una buffonata. In questo caso, secondo me, l&#039;iniziativa ha del buono perchè serve a promuovere. Dopo di che, è inevitabile che alcuni nomi rimbombino più di altri. Credo non sia importante &quot;vincere&quot;, quanto esserci. Se ci sei, cominci a esistere (sempre che ti interessi).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia i premi letterari, tranne rarissime eccezioni, sono una buffonata. In questo caso, secondo me, l&#8217;iniziativa ha del buono perchè serve a promuovere. Dopo di che, è inevitabile che alcuni nomi rimbombino più di altri. Credo non sia importante &#8220;vincere&#8221;, quanto esserci. Se ci sei, cominci a esistere (sempre che ti interessi).</p>
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