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	Commenti a: Perché Pecorella infanga don Peppe Diana?	</title>
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		<title>
		Di: Lino		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2009 16:13:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per Madeleine e chiunque altro voglia accoglierla, ecco la mia ribellione:

Lino Manella

14/08/2009, Lavello (PZ) – Basilicata

Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano

Salve Presidente, mi chiamo Pasquale Manella, per tutti Lino. Le scrivo a nome di tutti coloro che avranno firmato questo appello all’indignazione civile. Sono un cittadino trentunenne del Sud di questo magnifico paese che, seppur ancora per poco, continua a volersi chiamare Italia. Sì, sono del Sud (Lavello - PZ - Basilicata), ma &quot;ovviamente&quot; vivo, come moltissimi altri, al Nord. Perchè? Lascio a Lei intendere quale possa essere, senza abbandonarsi a troppe dietrologie antisabaude, il motivo profondo della mia decisione di &quot;emigrare&quot; all&#039;età di 19 anni verso gli Hiberna cisalpini. Se sono arrivato a scriverLe di persona ed in maniera così diretta è perchè la febbre di indignazione che da qualche tempo ormai mi &quot;scalda il cuore&quot;...e non solo, è arrivata a livelli di temperatura pari a quelli che si registrano sulla superficie della Luna quando viene baciata dal Sole.
La febbre di cui parlo è una febbre profondamente antifascista. E&#039; contro un fascismo di colore verde che oggi vogliamo esprimerci e scagliarci, un fascismo di nuova concezione estetico-percettiva, ma di uguale forza emotiva e sgangheratezza intellettuale, che al colore verde ha rubato il significato popolare profondo che da sempre lo contraddistingue come il colore della speranza, a cui oggi possiamo sostituire, a giusta ragione e se non ci diamo una mossa, solo la disperazione di vedere l&#039;Italia, la nostra Italia, quella che ci hanno insegnato a scuola, mortificata nella sua storia e sfaldata, smembrata, distrutta nelle sue istituzioni nobili e repubblicane, poichè i più grandi alleati di questo fascismo si chiamano Mafia, Camorra, P2. Lo diciamo, sperando di non eccedere in superbia, pur &quot;non avendone le prove&quot;.
L&#039;unica arma di cui per ora disponiamo è la libertà di pensiero, che ci auguriamo possa trasformarsi, anche attraverso questo canale privilegiato di comunicazione, in libertà di parola e se possibile d&#039;azione, democraticamente significativa e pervasiva...radicalmente e staminalmente eversiva.
Siamo il primo movimento eversivo che si mobilita non per la distruzione, ma per la ricostruzione di un Paese, in evidente fase di disgregazione economica, sociale e politica.
A tal proposito qui di seguito troverà una filastrocca per bambini troppo cresciuti, ma non ancora sufficientemente maturi, rimasti fermi alla legge populista del taglione, furbi rètori d&#039;assalto armati di televisione fino ai denti, abili costruttori e conservatori di interessi materiali e immateriali,  storicamente postulati a svantaggio soprattutto di quella parte di paese da cui orgogliosamente e tragicamente provengo/proveniamo.
Siamo governati da un puttaniere ur-fascista senza opposizione che attacca la libertà di informazione e avalla gabbie salariali, oltre che mentali, all’interno delle quali la perversione viene ancora confusa con l’omosessualità e la furbizia con l’intelligenza...non ce la facciamo più!
La cultura non può e non deve più continuare a concedersi il lusso di rappresentarsi ed essere, in ogni sua declinazione, come un&#039;innocua forma di libertà d&#039;espressione, al contrario deve ricominciare ad essere autentica espressione di libertà essa stessa, poichè non è il popolo che deve essere delle libertà, ma la libertà del popolo. In questo senso anche la poesia dovrà tornare ad assumersi la responsabilità del suo compito etimologico, per far &quot;Rinascere&quot; questo paese dal basso, da sotto, da Sud ed è per questo che vogliamo tornare ad urlare dai “bassifondi” della civiltà:



Viva l’Italia

Rubo questo titolo a chi lo ha già cantato,
perché sono molto preoccupato che non si sia
ancora ben capito quanto
sia importante essere non credente, ma pensante,
anche nel credere che al di là del presente, dell’immanente,
possa esistere una qualche confortevole forma di vita
misteriosamente trascendente,
affinché nessuno sia perdente,
se non in un mondo che ti costringe,
che finge,
che ti munge,
mettendoti di fronte al ricatto delle sfinge:
“Chi è quell’essere che al mattino cammina su quattro zampe,
al pomeriggio su due e alla sera su tre?”
Senza sapere che in fin dei conti si sta sempre e
comunque parlando di te, ma…
ci siamo mai chiesti chi siamo,
perché amiamo,
o più semplicemente come ci chiamiamo,
da dove veniamo, perché noi innanzitutto siamo…un plurale maiestatis,
noi viviamo in mezzo al mare eppure ancora
non abbiamo imparato a nuotare,
insieme a chi ci viene ad implorare di poter mangiare,
abbiamo una bandiera a tre colori,
ma siamo sicuri che siano quelli migliori?
A rappresentare i cuori degli spiriti nuovi?
I nuovi schiavi del volere di alcuni veri clandestini della “civiltà”,
auto-eletti populisti, razzisti
neo-mafiosi, antimassoni eppur così stranamente pro-piduisti,
integralisti, ur-fascisti:

“Viva l’Italia!”

Al bando i truffatori,
i veri traditori,
come ad esempio quelli che hanno nella testa sempre la solita,
creativa, ributtante, opportunistica, lugubre nenia:
“Padania”!

Al bando i maiali immorali,
senza ideali,
che prima fanno “porcate” per poi mettere in scena la parte delle pie donne pentite,
ma in realtà animate da istinti primordiali, o dicasi più semplicemente bestiali,
che parlano di territori senza rendersi conto di costruire cimiteri,
da recintare a custodia dei propri imperi,
ma noi resteremo tutti interi,
basta con le guerre tra poveri,
che ci rendono miseri, per non dire miserabili, tragicamente ridicoli,
impariamo ad esser sinceri, uomini veri, non duri,
poiché non serve indossare giubbetti fosforescenti per apparire intelligenti,
o tornare a parlare in dialetto per inseguire il già detto e fuggire il nuovo,
il naturale divenire degli eventi che tocca tutti gli esseri viventi,
non basta alzare le gambe come fanno i cani
per preservare i propri confini,
perché noi siamo italiani, non talebani e se non vi sta bene,
non sono certo problemi nostri, ma vostri,
cari feroci furbastri, nuovi mostri di efficienza,
arroganza e facile auto-proclamazione del diritto all’autodeterminazione,
come se già non esistesse una nazione da condividere, in cui poter vivere…anziché morire,
io invece, che sono un libero cittadino di questo libero Stato, privo di ogni difesa da opporre alla sua libera Chiesa, io che sono indignato
come lo era quel Peppino Impastato, di cui ognuno di noi si è maldestramente sbarazzato,
io che sono italiano, come lo è ad esempio, se permettete, Roberto Saviano,
avanzo solo una banale, già sentita e instancabile
rivendicazione:

“Viva l’Italia!”

e la sua Costituzione…Repubblicana,
non repubblichina,
oh mia dolce, cara,
bela Madunina!

P.S.
Salò sta tornando, con tutte le sue leggi edificate su capitali sporchi, marci (da oggi in fase di rientro grazie allo scudo fiscale fissato al 5%). Non facciamoci inculare una seconda volta e ricordiamoci ciò che disse Giuseppe Mazzini mentre si occupava della costruzione di una cosa bella e vera come l’Italia: “Se Italia sarà, questa sarà ciò che il Sud sarà”. Oggi il Sud deve rifare l’Italia, è chiamato a immaginare il suo contributo pulito e se non ce la farà, molto probabilmente, di Italia non si parlerà…più. Prima di un partito però, per altro corrotto ancor prima di costituirsi, ci vuole un popolo, animato da valori ed interessi comuni…da riscoprire, da rileggere, da “rivendicare”…riscopriamoli, rileggiamoli, rivedichiamoli...e difendiamoli!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per Madeleine e chiunque altro voglia accoglierla, ecco la mia ribellione:</p>
<p>Lino Manella</p>
<p>14/08/2009, Lavello (PZ) – Basilicata</p>
<p>Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano</p>
<p>Salve Presidente, mi chiamo Pasquale Manella, per tutti Lino. Le scrivo a nome di tutti coloro che avranno firmato questo appello all’indignazione civile. Sono un cittadino trentunenne del Sud di questo magnifico paese che, seppur ancora per poco, continua a volersi chiamare Italia. Sì, sono del Sud (Lavello &#8211; PZ &#8211; Basilicata), ma &#8220;ovviamente&#8221; vivo, come moltissimi altri, al Nord. Perchè? Lascio a Lei intendere quale possa essere, senza abbandonarsi a troppe dietrologie antisabaude, il motivo profondo della mia decisione di &#8220;emigrare&#8221; all&#8217;età di 19 anni verso gli Hiberna cisalpini. Se sono arrivato a scriverLe di persona ed in maniera così diretta è perchè la febbre di indignazione che da qualche tempo ormai mi &#8220;scalda il cuore&#8221;&#8230;e non solo, è arrivata a livelli di temperatura pari a quelli che si registrano sulla superficie della Luna quando viene baciata dal Sole.<br />
La febbre di cui parlo è una febbre profondamente antifascista. E&#8217; contro un fascismo di colore verde che oggi vogliamo esprimerci e scagliarci, un fascismo di nuova concezione estetico-percettiva, ma di uguale forza emotiva e sgangheratezza intellettuale, che al colore verde ha rubato il significato popolare profondo che da sempre lo contraddistingue come il colore della speranza, a cui oggi possiamo sostituire, a giusta ragione e se non ci diamo una mossa, solo la disperazione di vedere l&#8217;Italia, la nostra Italia, quella che ci hanno insegnato a scuola, mortificata nella sua storia e sfaldata, smembrata, distrutta nelle sue istituzioni nobili e repubblicane, poichè i più grandi alleati di questo fascismo si chiamano Mafia, Camorra, P2. Lo diciamo, sperando di non eccedere in superbia, pur &#8220;non avendone le prove&#8221;.<br />
L&#8217;unica arma di cui per ora disponiamo è la libertà di pensiero, che ci auguriamo possa trasformarsi, anche attraverso questo canale privilegiato di comunicazione, in libertà di parola e se possibile d&#8217;azione, democraticamente significativa e pervasiva&#8230;radicalmente e staminalmente eversiva.<br />
Siamo il primo movimento eversivo che si mobilita non per la distruzione, ma per la ricostruzione di un Paese, in evidente fase di disgregazione economica, sociale e politica.<br />
A tal proposito qui di seguito troverà una filastrocca per bambini troppo cresciuti, ma non ancora sufficientemente maturi, rimasti fermi alla legge populista del taglione, furbi rètori d&#8217;assalto armati di televisione fino ai denti, abili costruttori e conservatori di interessi materiali e immateriali,  storicamente postulati a svantaggio soprattutto di quella parte di paese da cui orgogliosamente e tragicamente provengo/proveniamo.<br />
Siamo governati da un puttaniere ur-fascista senza opposizione che attacca la libertà di informazione e avalla gabbie salariali, oltre che mentali, all’interno delle quali la perversione viene ancora confusa con l’omosessualità e la furbizia con l’intelligenza&#8230;non ce la facciamo più!<br />
La cultura non può e non deve più continuare a concedersi il lusso di rappresentarsi ed essere, in ogni sua declinazione, come un&#8217;innocua forma di libertà d&#8217;espressione, al contrario deve ricominciare ad essere autentica espressione di libertà essa stessa, poichè non è il popolo che deve essere delle libertà, ma la libertà del popolo. In questo senso anche la poesia dovrà tornare ad assumersi la responsabilità del suo compito etimologico, per far &#8220;Rinascere&#8221; questo paese dal basso, da sotto, da Sud ed è per questo che vogliamo tornare ad urlare dai “bassifondi” della civiltà:</p>
<p>Viva l’Italia</p>
<p>Rubo questo titolo a chi lo ha già cantato,<br />
perché sono molto preoccupato che non si sia<br />
ancora ben capito quanto<br />
sia importante essere non credente, ma pensante,<br />
anche nel credere che al di là del presente, dell’immanente,<br />
possa esistere una qualche confortevole forma di vita<br />
misteriosamente trascendente,<br />
affinché nessuno sia perdente,<br />
se non in un mondo che ti costringe,<br />
che finge,<br />
che ti munge,<br />
mettendoti di fronte al ricatto delle sfinge:<br />
“Chi è quell’essere che al mattino cammina su quattro zampe,<br />
al pomeriggio su due e alla sera su tre?”<br />
Senza sapere che in fin dei conti si sta sempre e<br />
comunque parlando di te, ma…<br />
ci siamo mai chiesti chi siamo,<br />
perché amiamo,<br />
o più semplicemente come ci chiamiamo,<br />
da dove veniamo, perché noi innanzitutto siamo…un plurale maiestatis,<br />
noi viviamo in mezzo al mare eppure ancora<br />
non abbiamo imparato a nuotare,<br />
insieme a chi ci viene ad implorare di poter mangiare,<br />
abbiamo una bandiera a tre colori,<br />
ma siamo sicuri che siano quelli migliori?<br />
A rappresentare i cuori degli spiriti nuovi?<br />
I nuovi schiavi del volere di alcuni veri clandestini della “civiltà”,<br />
auto-eletti populisti, razzisti<br />
neo-mafiosi, antimassoni eppur così stranamente pro-piduisti,<br />
integralisti, ur-fascisti:</p>
<p>“Viva l’Italia!”</p>
<p>Al bando i truffatori,<br />
i veri traditori,<br />
come ad esempio quelli che hanno nella testa sempre la solita,<br />
creativa, ributtante, opportunistica, lugubre nenia:<br />
“Padania”!</p>
<p>Al bando i maiali immorali,<br />
senza ideali,<br />
che prima fanno “porcate” per poi mettere in scena la parte delle pie donne pentite,<br />
ma in realtà animate da istinti primordiali, o dicasi più semplicemente bestiali,<br />
che parlano di territori senza rendersi conto di costruire cimiteri,<br />
da recintare a custodia dei propri imperi,<br />
ma noi resteremo tutti interi,<br />
basta con le guerre tra poveri,<br />
che ci rendono miseri, per non dire miserabili, tragicamente ridicoli,<br />
impariamo ad esser sinceri, uomini veri, non duri,<br />
poiché non serve indossare giubbetti fosforescenti per apparire intelligenti,<br />
o tornare a parlare in dialetto per inseguire il già detto e fuggire il nuovo,<br />
il naturale divenire degli eventi che tocca tutti gli esseri viventi,<br />
non basta alzare le gambe come fanno i cani<br />
per preservare i propri confini,<br />
perché noi siamo italiani, non talebani e se non vi sta bene,<br />
non sono certo problemi nostri, ma vostri,<br />
cari feroci furbastri, nuovi mostri di efficienza,<br />
arroganza e facile auto-proclamazione del diritto all’autodeterminazione,<br />
come se già non esistesse una nazione da condividere, in cui poter vivere…anziché morire,<br />
io invece, che sono un libero cittadino di questo libero Stato, privo di ogni difesa da opporre alla sua libera Chiesa, io che sono indignato<br />
come lo era quel Peppino Impastato, di cui ognuno di noi si è maldestramente sbarazzato,<br />
io che sono italiano, come lo è ad esempio, se permettete, Roberto Saviano,<br />
avanzo solo una banale, già sentita e instancabile<br />
rivendicazione:</p>
<p>“Viva l’Italia!”</p>
<p>e la sua Costituzione…Repubblicana,<br />
non repubblichina,<br />
oh mia dolce, cara,<br />
bela Madunina!</p>
<p>P.S.<br />
Salò sta tornando, con tutte le sue leggi edificate su capitali sporchi, marci (da oggi in fase di rientro grazie allo scudo fiscale fissato al 5%). Non facciamoci inculare una seconda volta e ricordiamoci ciò che disse Giuseppe Mazzini mentre si occupava della costruzione di una cosa bella e vera come l’Italia: “Se Italia sarà, questa sarà ciò che il Sud sarà”. Oggi il Sud deve rifare l’Italia, è chiamato a immaginare il suo contributo pulito e se non ce la farà, molto probabilmente, di Italia non si parlerà…più. Prima di un partito però, per altro corrotto ancor prima di costituirsi, ci vuole un popolo, animato da valori ed interessi comuni…da riscoprire, da rileggere, da “rivendicare”…riscopriamoli, rileggiamoli, rivedichiamoli&#8230;e difendiamoli!</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: forever		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/02/perche-pecorella-infanga-don-peppe-diana/#comment-116754</link>

		<dc:creator><![CDATA[forever]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 19:37:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Concordo con Veronique..]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con Veronique..</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Madeleine		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/02/perche-pecorella-infanga-don-peppe-diana/#comment-116643</link>

		<dc:creator><![CDATA[Madeleine]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 15:11:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=19889#comment-116643</guid>

					<description><![CDATA[@Lino. 
Grazie per aver esplicitato soprattutto a me stessa pensieri e concetti che coltivavo confusamente, con un senso di frustrazione per l&#039;incapacità di poterli definire organicamente a me stessa e quindi poterli proporre ad altri.
Condivido gra parte del tuo intervento.
Io purtroppo non ho alcuna capacità creativa, ho solo un crescente, insopportabile peso che mi assilla, con la stessa insistenza che può avere il pensiero di un debito da saldare o di un torto inflitto da riparare. Questo perso mi tiene spesso sveglia la notte.
Vivo personalmente con una tensione interiore sempre crescente, che sta diventando uno spasimo, che è quel particolarissimo sentimento istintivo che in natura ha una madre che senta la propria prole minacciata da qualcosa di oscuro.
E&#039; così che mi sento. 
NOn sono un&#039;artista, non sono un&#039;intellettuale: sono una donna di 45 anni, faccio un lavoro umile e logorante nel corpo e nell&#039;animo, nel corso della mia vita ho attinto alla cultura come ad una bocchetta dell&#039;ossigeno: nello studio, nella riflessione ho saputo trovare lo spunto, il principio per sopravvivere ogni giorno.
Negli anni il livello dell&#039;acqua è salito costantemente, ora sono in allarme, in tensione come chi è ad un secondo dall&#039;iniziare a dibattersi senza controllo.
Ho eliminato fisicamente la televisione. 
NOn possiedo più questo elettrodomestico.
Non passa giorno che io non gioisca di questa scelta.
Non passa giorno che io non colga qualcosa di positivo nella crescita e nello sviluppo dei miei figli, grazie alla sua assenza.
Con sempre maggiore stupore mi accorgo dei silenzui imbarazzati quando comunico la mia scelta  e spiego che ho scelto la libertà da questo giogo.
 NOn consento più a nessuno di entrare nella mia casa, nella testa dei miei figli.
MI interrogo e mi chiedo se non sia trappo radicale, ma davvero, non riesco a trovare un buon motivo per possederla e tenerla accesa.
Ma questo non mi basta, non mi appaga.
Per questo vi ho detto che mi manca l&#039;aria: mi terrorizza l&#039;ottundimento che colgo intorno a me, parlo come madre, come donna-della-strada, ho paura di questo ottundimento che può fare dei miei figli dei diversi.
Penso alla ribellione e mi consolo nel dirmi che  ho realizzato l&#039;unica che mi fosse concesso fare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Lino.<br />
Grazie per aver esplicitato soprattutto a me stessa pensieri e concetti che coltivavo confusamente, con un senso di frustrazione per l&#8217;incapacità di poterli definire organicamente a me stessa e quindi poterli proporre ad altri.<br />
Condivido gra parte del tuo intervento.<br />
Io purtroppo non ho alcuna capacità creativa, ho solo un crescente, insopportabile peso che mi assilla, con la stessa insistenza che può avere il pensiero di un debito da saldare o di un torto inflitto da riparare. Questo perso mi tiene spesso sveglia la notte.<br />
Vivo personalmente con una tensione interiore sempre crescente, che sta diventando uno spasimo, che è quel particolarissimo sentimento istintivo che in natura ha una madre che senta la propria prole minacciata da qualcosa di oscuro.<br />
E&#8217; così che mi sento.<br />
NOn sono un&#8217;artista, non sono un&#8217;intellettuale: sono una donna di 45 anni, faccio un lavoro umile e logorante nel corpo e nell&#8217;animo, nel corso della mia vita ho attinto alla cultura come ad una bocchetta dell&#8217;ossigeno: nello studio, nella riflessione ho saputo trovare lo spunto, il principio per sopravvivere ogni giorno.<br />
Negli anni il livello dell&#8217;acqua è salito costantemente, ora sono in allarme, in tensione come chi è ad un secondo dall&#8217;iniziare a dibattersi senza controllo.<br />
Ho eliminato fisicamente la televisione.<br />
NOn possiedo più questo elettrodomestico.<br />
Non passa giorno che io non gioisca di questa scelta.<br />
Non passa giorno che io non colga qualcosa di positivo nella crescita e nello sviluppo dei miei figli, grazie alla sua assenza.<br />
Con sempre maggiore stupore mi accorgo dei silenzui imbarazzati quando comunico la mia scelta  e spiego che ho scelto la libertà da questo giogo.<br />
 NOn consento più a nessuno di entrare nella mia casa, nella testa dei miei figli.<br />
MI interrogo e mi chiedo se non sia trappo radicale, ma davvero, non riesco a trovare un buon motivo per possederla e tenerla accesa.<br />
Ma questo non mi basta, non mi appaga.<br />
Per questo vi ho detto che mi manca l&#8217;aria: mi terrorizza l&#8217;ottundimento che colgo intorno a me, parlo come madre, come donna-della-strada, ho paura di questo ottundimento che può fare dei miei figli dei diversi.<br />
Penso alla ribellione e mi consolo nel dirmi che  ho realizzato l&#8217;unica che mi fosse concesso fare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Angelo Benuzzi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/02/perche-pecorella-infanga-don-peppe-diana/#comment-116388</link>

		<dc:creator><![CDATA[Angelo Benuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 09:02:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=19889#comment-116388</guid>

					<description><![CDATA[Per Madeleine / Lino; francamente ho molti dubbi su una rifondazione concettuale del pensiero, per un movimento intellettuale che sappia sciogliere il giogo dei media. Temo invece sussulti violenti, moti di disperazione. Stanno togliendo il futuro a una generazione, si preparano a negarlo del tutto alla successiva. E&#039; il terreno ideale per fomentare uno scontro sociale, con tutto quello che ne consegue. A giustificare la reazione della popolazione non ci saranno ideologie ma l&#039;ottocentesca necessità di riavere i propri diritti, di poter lavorare e sopravvivere in un terzo millennio che ricorda sempre di più la fase pre democratica. Forse sono io che sono troppo pessimista, può essere che io non abbia capito nulla di quello che ho attorno ma percepisco un livore diffuso, una spinta violenta e intollerante che dovrà sfogarsi da qualche parte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per Madeleine / Lino; francamente ho molti dubbi su una rifondazione concettuale del pensiero, per un movimento intellettuale che sappia sciogliere il giogo dei media. Temo invece sussulti violenti, moti di disperazione. Stanno togliendo il futuro a una generazione, si preparano a negarlo del tutto alla successiva. E&#8217; il terreno ideale per fomentare uno scontro sociale, con tutto quello che ne consegue. A giustificare la reazione della popolazione non ci saranno ideologie ma l&#8217;ottocentesca necessità di riavere i propri diritti, di poter lavorare e sopravvivere in un terzo millennio che ricorda sempre di più la fase pre democratica. Forse sono io che sono troppo pessimista, può essere che io non abbia capito nulla di quello che ho attorno ma percepisco un livore diffuso, una spinta violenta e intollerante che dovrà sfogarsi da qualche parte.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: veronique (veronica)		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/02/perche-pecorella-infanga-don-peppe-diana/#comment-116366</link>

		<dc:creator><![CDATA[veronique (veronica)]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 06:42:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=19889#comment-116366</guid>

					<description><![CDATA[Quello che mi tocca lo più è la nobiltà dell&#039;articolo. C&#039;è un sentimento di amicizia, di omaggio che supera la morte.
Una testimonianza di cuore per un uomo coraggioso,
una lingua d&#039;amore verso una terra che soffre, respira a stento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che mi tocca lo più è la nobiltà dell&#8217;articolo. C&#8217;è un sentimento di amicizia, di omaggio che supera la morte.<br />
Una testimonianza di cuore per un uomo coraggioso,<br />
una lingua d&#8217;amore verso una terra che soffre, respira a stento.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lino		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/02/perche-pecorella-infanga-don-peppe-diana/#comment-116333</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 20:39:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=19889#comment-116333</guid>

					<description><![CDATA[Sì Madeleine, hai ragione manca l&#039;aria. L&#039;anestesia mediatica è asfissiante, ma d&#039;altro canto tutto questo è frutto di un progetto ben preciso portato avanti dall&#039;attuale classe politica e dell&#039;attuale presidente del consiglio il quale affermò, non ricordo esattamente quando, ma comunque all&#039;inizio della sua discesa in campo, che bisognava darsi come obiettivo politico principale quello di insinuarsi nei gangli comunicativi, culturali, politici, economci ecc...della società, occuparli secondo la ricetta gramsciana e ribaltare il sistema a vantaggio della nuova classe chiamata a dirigere il paese. Un&#039;operazione autenticamente sovversiva, rispetto ad un modello di controllo della società che, a dirla tutta, non condivido, indipendemente da chi lo propugni.
Quello di cui vorrei parlare è molto più vicino invece al concetto camusiano di &quot;rivolta&quot;, secondo la via indicata da Sisifo, attraverso la sua indolente ribellione all&#039;eterna condanna inflittagli dagli Dei e da lui trasformata in virtù, accettandola come unica condizione di vita da cui ripartire per vivere felice.
Cosa intendo dire: Dobbiamo modificarci geneticamente e diventare degli esseri anaerobi, o quanto meno capaci di vivere senza quell&#039;aria fritta che il sistema mediatico, controllato a dovere, mette a disposizione solo di chi vuol porre questioni concordi con la dottrina imposta dal regime di turno.
Bisogna tornare a parlare direttamente alla gente fuori dalla televisione e dentro le piazze, i caffè, le piccole librerie, le biblioteche, le case, proponendo idee che passino attarverso l&#039;arte, attraverso la parola scritta secondo la forma del romanzo o della poesia, attraverso la pittura, la scultura, insomma attraverso tutto ciò che possa essere in grado di accendere un dibattito, ponendosi però a diretto contatto con quel tessuto sociale che è necessario rigenerare, affinchè possa guarire dal tumore politico che lo sta affliggendo.
Bisogna farsi cellule stminali embrionali di una nuova discussione che nasca nella società. Bisogna operare fuori dai grandi canali di comunicazione, di diffusione, di distribuzione. Bisogna fare come Sisifo, basarsi sulle proprie forze (eco-nomiche), per trasformare la condanna al silenzio, in voce silenziosa, anche perchè:

Da tempo ormai i diversi Tg annunciano tagli al F.U.S., il governo italiano vuol provare a governare la libertà di tutti a vantaggio dell’unica libertà possibile, quella di chi governa, il cui strapotere economico succhia, cavalcando e se è il caso scavalcando le normali leggi di mercato, dignità dalle tasche di chi deve lavorare per comprare ogni sorta di bene e servizio, una volta garantito da una strana e ben congegnata entità istituzionale chiamata Stato Sociale, di cui oggi si celebra il tacito funerale. Allora la domanda è: “Che cos’è la ricchezza?”
Dalla risposta a questa domanda potrebbe nascere forse un nuovo concetto di potere, un nuovo sentire comune intorno a cui costruire una Nuova idea di Ci(vil)ttà.

Una poesia di Charles Bukowsky dal titolo A VOLTE C&#039;E&#039; UN BUON MOTIVO PER SENTIRSI A TERRA recita:
 
Ci vogliono soltanto 6 o 8 leader politici inetti
o 8 o 10 scrittori, compositori e pittori pseudoartisti di merda per
far tornare indietro il corso naturale del progresso
dell&#039;umanità
di 50 anni
o più.
Magari a voi non sembrerà granchè
ma è più della metà della vostra vita
e per tutto quel tempo non avrete la possibilità di
sentire, vedere, leggere o sentire quel
dono necessario di arte straordinaria di cui
altrimenti avreste potuto godere.
Il che può non sembrarvi una tragedia
ma a volte, forse, quando non vi sentite al
massimo la
sera o al mattino o a
mezzogiorno,
forse quello che sentite mancare è
quello che dovrebbe essere lì per
voi
ma che non c&#039;è.
E non dico una bionda in
collant velati,
dico quello che vi rode le budella
anche quando lei c&#039;è.

La Città Nuova rappresenta il tentativo di cercare proprio quella cosa che “…rode le budella anche quando lei c’è”. In questo senso è dunque anche una richiesta d’aiuto, poiché è uno strano bene quello di cui si va in cerca, il quale non solo non si può cercare in solitudine, ma è del tutto inutile farlo in quanto una volta trovato, ammesso che ci si riesca, se non viene condiviso con gli altri, perde inevitabilmente di significato, invertendo in tal modo persino il rapporto di dipendenza materiale che con quello stesso bene potrebbe andare ad instaurarsi, dal momento che ad un certo punto gli schiavi non sono più coloro che non lo posseggono, ma colui o colei che al contrario lo posseggono. Si tratta di un paradosso che fa riferimento ad un bene comune che non saprei definire qui ed ora, ma di cui sento il carnale bisogno:

C’era una volta un uomo, 
che leggeva all’ombra di una albero con le natiche 
poggiate sul verde uniforme di un prato…artificiale,
nel frattempo un arabo chiama a gran voce: Shan! Shan!
Stava chiamando un ragazzo dell’Est.
L’arabo, sarcastico, voleva sapere come mai i carabinieri
non fermano un ucraìno, con la stessa veemenza utilizzata
per fermare un tunisino.
Shan risponde dicendo:
“Io ho la pelle bianca, tu no!”
A questo punto il lettore, scosso all’ombra della  sua pace si alza a va via verso casa,
realizzando in un momento che la sua pace fu scossa da chi invece non aveva casa,
presso cui poter trovare un adeguato riparo…Quel tunisino, come tanti altri, non era e non è nient’altro che un filo d’erba un po’ più alto, anomalo…poiché ancora non gli era e non gli è stato concesso di essere un uomo…che legge…

La Città Nuova dovrà essere quindi una ci(vil)ttà della lettura, poiché la prima vera forma di ricchezza è la libertà che risiede nel potersi pensare liberi, la seconda è invece direttamente collegata alla possibilità di agire liberamente, affinché la prima non finisca col configurarsi secondo la forma di una libertà giuridicamente ingannevole, dal momento che ogni dittatura è capace di garantire libertà di pensiero al popolo da cui ha “democraticamente” succhiato il consenso, a patto però che questa non si traduca in parola  o, ancora peggio, in azione…appunto.

La Città Nuova dovrà essere allora una ci(vil)ttà volta all’azione, in cui il pensiero da cui questa scaturisce e la cultura in cui lo stesso pensiero si traduce, non potranno più concedersi il lusso di essere innocue forme di libertà d’espressione, ma autentica espressione di libertà essi stessi.

P.S.
L&#039;acqua cheta rompe i ponti...io, voglio crederci.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì Madeleine, hai ragione manca l&#8217;aria. L&#8217;anestesia mediatica è asfissiante, ma d&#8217;altro canto tutto questo è frutto di un progetto ben preciso portato avanti dall&#8217;attuale classe politica e dell&#8217;attuale presidente del consiglio il quale affermò, non ricordo esattamente quando, ma comunque all&#8217;inizio della sua discesa in campo, che bisognava darsi come obiettivo politico principale quello di insinuarsi nei gangli comunicativi, culturali, politici, economci ecc&#8230;della società, occuparli secondo la ricetta gramsciana e ribaltare il sistema a vantaggio della nuova classe chiamata a dirigere il paese. Un&#8217;operazione autenticamente sovversiva, rispetto ad un modello di controllo della società che, a dirla tutta, non condivido, indipendemente da chi lo propugni.<br />
Quello di cui vorrei parlare è molto più vicino invece al concetto camusiano di &#8220;rivolta&#8221;, secondo la via indicata da Sisifo, attraverso la sua indolente ribellione all&#8217;eterna condanna inflittagli dagli Dei e da lui trasformata in virtù, accettandola come unica condizione di vita da cui ripartire per vivere felice.<br />
Cosa intendo dire: Dobbiamo modificarci geneticamente e diventare degli esseri anaerobi, o quanto meno capaci di vivere senza quell&#8217;aria fritta che il sistema mediatico, controllato a dovere, mette a disposizione solo di chi vuol porre questioni concordi con la dottrina imposta dal regime di turno.<br />
Bisogna tornare a parlare direttamente alla gente fuori dalla televisione e dentro le piazze, i caffè, le piccole librerie, le biblioteche, le case, proponendo idee che passino attarverso l&#8217;arte, attraverso la parola scritta secondo la forma del romanzo o della poesia, attraverso la pittura, la scultura, insomma attraverso tutto ciò che possa essere in grado di accendere un dibattito, ponendosi però a diretto contatto con quel tessuto sociale che è necessario rigenerare, affinchè possa guarire dal tumore politico che lo sta affliggendo.<br />
Bisogna farsi cellule stminali embrionali di una nuova discussione che nasca nella società. Bisogna operare fuori dai grandi canali di comunicazione, di diffusione, di distribuzione. Bisogna fare come Sisifo, basarsi sulle proprie forze (eco-nomiche), per trasformare la condanna al silenzio, in voce silenziosa, anche perchè:</p>
<p>Da tempo ormai i diversi Tg annunciano tagli al F.U.S., il governo italiano vuol provare a governare la libertà di tutti a vantaggio dell’unica libertà possibile, quella di chi governa, il cui strapotere economico succhia, cavalcando e se è il caso scavalcando le normali leggi di mercato, dignità dalle tasche di chi deve lavorare per comprare ogni sorta di bene e servizio, una volta garantito da una strana e ben congegnata entità istituzionale chiamata Stato Sociale, di cui oggi si celebra il tacito funerale. Allora la domanda è: “Che cos’è la ricchezza?”<br />
Dalla risposta a questa domanda potrebbe nascere forse un nuovo concetto di potere, un nuovo sentire comune intorno a cui costruire una Nuova idea di Ci(vil)ttà.</p>
<p>Una poesia di Charles Bukowsky dal titolo A VOLTE C&#8217;E&#8217; UN BUON MOTIVO PER SENTIRSI A TERRA recita:</p>
<p>Ci vogliono soltanto 6 o 8 leader politici inetti<br />
o 8 o 10 scrittori, compositori e pittori pseudoartisti di merda per<br />
far tornare indietro il corso naturale del progresso<br />
dell&#8217;umanità<br />
di 50 anni<br />
o più.<br />
Magari a voi non sembrerà granchè<br />
ma è più della metà della vostra vita<br />
e per tutto quel tempo non avrete la possibilità di<br />
sentire, vedere, leggere o sentire quel<br />
dono necessario di arte straordinaria di cui<br />
altrimenti avreste potuto godere.<br />
Il che può non sembrarvi una tragedia<br />
ma a volte, forse, quando non vi sentite al<br />
massimo la<br />
sera o al mattino o a<br />
mezzogiorno,<br />
forse quello che sentite mancare è<br />
quello che dovrebbe essere lì per<br />
voi<br />
ma che non c&#8217;è.<br />
E non dico una bionda in<br />
collant velati,<br />
dico quello che vi rode le budella<br />
anche quando lei c&#8217;è.</p>
<p>La Città Nuova rappresenta il tentativo di cercare proprio quella cosa che “…rode le budella anche quando lei c’è”. In questo senso è dunque anche una richiesta d’aiuto, poiché è uno strano bene quello di cui si va in cerca, il quale non solo non si può cercare in solitudine, ma è del tutto inutile farlo in quanto una volta trovato, ammesso che ci si riesca, se non viene condiviso con gli altri, perde inevitabilmente di significato, invertendo in tal modo persino il rapporto di dipendenza materiale che con quello stesso bene potrebbe andare ad instaurarsi, dal momento che ad un certo punto gli schiavi non sono più coloro che non lo posseggono, ma colui o colei che al contrario lo posseggono. Si tratta di un paradosso che fa riferimento ad un bene comune che non saprei definire qui ed ora, ma di cui sento il carnale bisogno:</p>
<p>C’era una volta un uomo,<br />
che leggeva all’ombra di una albero con le natiche<br />
poggiate sul verde uniforme di un prato…artificiale,<br />
nel frattempo un arabo chiama a gran voce: Shan! Shan!<br />
Stava chiamando un ragazzo dell’Est.<br />
L’arabo, sarcastico, voleva sapere come mai i carabinieri<br />
non fermano un ucraìno, con la stessa veemenza utilizzata<br />
per fermare un tunisino.<br />
Shan risponde dicendo:<br />
“Io ho la pelle bianca, tu no!”<br />
A questo punto il lettore, scosso all’ombra della  sua pace si alza a va via verso casa,<br />
realizzando in un momento che la sua pace fu scossa da chi invece non aveva casa,<br />
presso cui poter trovare un adeguato riparo…Quel tunisino, come tanti altri, non era e non è nient’altro che un filo d’erba un po’ più alto, anomalo…poiché ancora non gli era e non gli è stato concesso di essere un uomo…che legge…</p>
<p>La Città Nuova dovrà essere quindi una ci(vil)ttà della lettura, poiché la prima vera forma di ricchezza è la libertà che risiede nel potersi pensare liberi, la seconda è invece direttamente collegata alla possibilità di agire liberamente, affinché la prima non finisca col configurarsi secondo la forma di una libertà giuridicamente ingannevole, dal momento che ogni dittatura è capace di garantire libertà di pensiero al popolo da cui ha “democraticamente” succhiato il consenso, a patto però che questa non si traduca in parola  o, ancora peggio, in azione…appunto.</p>
<p>La Città Nuova dovrà essere allora una ci(vil)ttà volta all’azione, in cui il pensiero da cui questa scaturisce e la cultura in cui lo stesso pensiero si traduce, non potranno più concedersi il lusso di essere innocue forme di libertà d’espressione, ma autentica espressione di libertà essi stessi.</p>
<p>P.S.<br />
L&#8217;acqua cheta rompe i ponti&#8230;io, voglio crederci.</p>
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		Di: no/made		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[no/made]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 17:26:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi riferisco alle affermazioni fatte da Pecorella, ovviamente, senza equivocare con alcuno dei presenti.]]></description>
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		Di: no/made		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[no/made]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 17:21:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[affermazioni come queste hanno lo scopo di delegittimare davanti alla popolazione la lotta di quanti ancora si ostinano a combatterla. Il vero tentativo non è tanto quello di colpire la memoria di chi diventato martire è diventato segno di emancipazione e di ribellione, o di insinuare il dubbio sulla sua opera, ma  quello ancora piu pericoloso, perchè efficace, di iniettare paura, spaventare, serrare i ranghi tra coloro che nei tentennamenti stavano quasi per passare dall altro lato della barricata... .     Pecorella sa che può dire queste cose perchè può dirle solo adesso come chi sa di restare impunito  .  Cmq, l italia è un paese sempre più sporco, dal 1992 ad oggi ho visto l ennesimo genocidio di cui parlava Pasolini, ma ancora più mostruoso perchè ci hanno tolto ogni speranza. L italiano è stato ridotto a un alieno, non nutre sentimenti che di sottomissione . E tuttavia, la lotta continua...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>affermazioni come queste hanno lo scopo di delegittimare davanti alla popolazione la lotta di quanti ancora si ostinano a combatterla. Il vero tentativo non è tanto quello di colpire la memoria di chi diventato martire è diventato segno di emancipazione e di ribellione, o di insinuare il dubbio sulla sua opera, ma  quello ancora piu pericoloso, perchè efficace, di iniettare paura, spaventare, serrare i ranghi tra coloro che nei tentennamenti stavano quasi per passare dall altro lato della barricata&#8230; .     Pecorella sa che può dire queste cose perchè può dirle solo adesso come chi sa di restare impunito  .  Cmq, l italia è un paese sempre più sporco, dal 1992 ad oggi ho visto l ennesimo genocidio di cui parlava Pasolini, ma ancora più mostruoso perchè ci hanno tolto ogni speranza. L italiano è stato ridotto a un alieno, non nutre sentimenti che di sottomissione . E tuttavia, la lotta continua&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Madeleine		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/02/perche-pecorella-infanga-don-peppe-diana/#comment-116305</link>

		<dc:creator><![CDATA[Madeleine]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 16:45:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Davvero i movimenti di protesta nelle piazze possono essere ancora efficaci? La notizia del sangue di giovani inermi potrà davvero sovvertire qualcosa? O non saranno moti come sempre contenuti, e con sempre maggiore raffinatezza, convogliati in direzioni &quot;utili&quot;? Anche i movimenti nelle piazze degli anni &#039;70, in fondo lo erano, così come è stato per Genova..
Quale possibilità avranno i singoli che nelle strade grideranno, se a veicolare le loro voci sarà soprattutto la televisione? Se dunque la loro non sarà più una voce di protesta ma qualcos&#039;altro, quella melassa anestetica della quale parlavo, che sovrasta ogni gesto, anche quello più forte e disperato?
Non so davvero se ci saranno mai più operai che faranno paura a qualcuno, e se anche fosse, non avranno modo di farsi sentire, se non tra uno spot e l&#039;altro.
MI manca l&#039;aria.
(Angelo:grazie per avermi ascoltata)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Davvero i movimenti di protesta nelle piazze possono essere ancora efficaci? La notizia del sangue di giovani inermi potrà davvero sovvertire qualcosa? O non saranno moti come sempre contenuti, e con sempre maggiore raffinatezza, convogliati in direzioni &#8220;utili&#8221;? Anche i movimenti nelle piazze degli anni &#8217;70, in fondo lo erano, così come è stato per Genova..<br />
Quale possibilità avranno i singoli che nelle strade grideranno, se a veicolare le loro voci sarà soprattutto la televisione? Se dunque la loro non sarà più una voce di protesta ma qualcos&#8217;altro, quella melassa anestetica della quale parlavo, che sovrasta ogni gesto, anche quello più forte e disperato?<br />
Non so davvero se ci saranno mai più operai che faranno paura a qualcuno, e se anche fosse, non avranno modo di farsi sentire, se non tra uno spot e l&#8217;altro.<br />
MI manca l&#8217;aria.<br />
(Angelo:grazie per avermi ascoltata)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Angelo Benuzzi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/02/perche-pecorella-infanga-don-peppe-diana/#comment-116297</link>

		<dc:creator><![CDATA[Angelo Benuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 16:04:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per Madeleine; per quanto sia assurdo, dobbiamo sperare nella crisi. Secondo gli studi più seri, tra il secondo semestre del 2009 e il primo del 2010 in Italia andranno persi almeno 800.000 posti di lavoro (stima considerata prudente). In pratica anche il fecondo nord-est rischia il crollo, con tutto quello che ne consegue. Se non basta neppure questo a svegliare i nostri connazionali...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per Madeleine; per quanto sia assurdo, dobbiamo sperare nella crisi. Secondo gli studi più seri, tra il secondo semestre del 2009 e il primo del 2010 in Italia andranno persi almeno 800.000 posti di lavoro (stima considerata prudente). In pratica anche il fecondo nord-est rischia il crollo, con tutto quello che ne consegue. Se non basta neppure questo a svegliare i nostri connazionali&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
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