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	Commenti a: New York, tornare a casa	</title>
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		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/03/new-york-tornare-a-casa/#comment-116721</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 21:38:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bella scrittura. Precisa. Attenta. Nulla è fuori posto. Tutto è terribilmente nitido e fa strame da subito di qualsiasi illusione sul sogno americano. Perchè l&#039; America vera , dura, terribilmente strutturata, è proprio quella che &quot;vede&quot; Graziano, a cominicare dalla dogana (tutto verissmo, quel &quot;rinunciare a discutere qualsiasi deliberazione dei doganieri&quot; dev&#039;essere una pragmatica aggiunta a quanto capitatoci nel 1990, anno in cui - appena sbarcati - consegnammo le &quot;targhette&quot; di pre-admittance compilate in aereo con una dichiarazione di protesta contro il divieto di sbarco in USA dei &quot;malati di mente&quot;...ero con  una delegazione di &quot;diversamente abili&quot;  italiani invitati dal DPI di San Francisco.Passammo molto tempo a insistere sulla &quot;liceità&quot; di quella  protesta , col giovane doganiere di &quot;colore&quot; spiazzato e affascinato da quel gruppo di svitati italiani che, ancora non entrati, già volevano dire a loro come ci si comporta..) Sì, tutto verissimo, anche  la &quot;nitida&quot; visione delle gerarchie e dei rapporti di forza così bene illustrata dal tassista ispanico. Dietro il brillìo e i lustrini c&#039;è proprio quell&#039;America dura e &quot;immobile&quot; come sistema  nonostante  la &quot;grande mobilità&quot; sociale &quot;disegnata da un meccanismo economico terribilmente competitivo, esasperato al massimo. Insomma, cambia tutto per non cambiare niente. Un &quot;falso movimento&quot;, appunto. Graziano coglie con esattezza tutto questo, lo fa dire da ciò che vede, con occhio fotografico, un po&#039; come la vecchia gloriosa leica di Tony Vaccaro...noblesse oblige! Bella la foto di Rita Castiello della banidera americana, bello il taglio e l&#039;angolatura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bella scrittura. Precisa. Attenta. Nulla è fuori posto. Tutto è terribilmente nitido e fa strame da subito di qualsiasi illusione sul sogno americano. Perchè l&#8217; America vera , dura, terribilmente strutturata, è proprio quella che &#8220;vede&#8221; Graziano, a cominicare dalla dogana (tutto verissmo, quel &#8220;rinunciare a discutere qualsiasi deliberazione dei doganieri&#8221; dev&#8217;essere una pragmatica aggiunta a quanto capitatoci nel 1990, anno in cui &#8211; appena sbarcati &#8211; consegnammo le &#8220;targhette&#8221; di pre-admittance compilate in aereo con una dichiarazione di protesta contro il divieto di sbarco in USA dei &#8220;malati di mente&#8221;&#8230;ero con  una delegazione di &#8220;diversamente abili&#8221;  italiani invitati dal DPI di San Francisco.Passammo molto tempo a insistere sulla &#8220;liceità&#8221; di quella  protesta , col giovane doganiere di &#8220;colore&#8221; spiazzato e affascinato da quel gruppo di svitati italiani che, ancora non entrati, già volevano dire a loro come ci si comporta..) Sì, tutto verissimo, anche  la &#8220;nitida&#8221; visione delle gerarchie e dei rapporti di forza così bene illustrata dal tassista ispanico. Dietro il brillìo e i lustrini c&#8217;è proprio quell&#8217;America dura e &#8220;immobile&#8221; come sistema  nonostante  la &#8220;grande mobilità&#8221; sociale &#8220;disegnata da un meccanismo economico terribilmente competitivo, esasperato al massimo. Insomma, cambia tutto per non cambiare niente. Un &#8220;falso movimento&#8221;, appunto. Graziano coglie con esattezza tutto questo, lo fa dire da ciò che vede, con occhio fotografico, un po&#8217; come la vecchia gloriosa leica di Tony Vaccaro&#8230;noblesse oblige! Bella la foto di Rita Castiello della banidera americana, bello il taglio e l&#8217;angolatura.</p>
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		<title>
		Di: bruniz		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/03/new-york-tornare-a-casa/#comment-116652</link>

		<dc:creator><![CDATA[bruniz]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 16:54:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Leggere il tuo reportage mi ha fatto pensare a quanto l&#039;America ce l&#039;abbiamo sempre nella pelle, a quanto la odiamo, a quanto la amiamo pure. A quanto ancora adesso per alcuni di noi sia il sogno di una vita (me ne vado in America, lo zio d&#039;America, il viaggio coast to coast, gli scrittori americani &quot;puri&quot;). Che cos&#039;è l&#039;America, con tutte le sue contraddizioni, una specie di ricordo futuro? un monito, uno specchio?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggere il tuo reportage mi ha fatto pensare a quanto l&#8217;America ce l&#8217;abbiamo sempre nella pelle, a quanto la odiamo, a quanto la amiamo pure. A quanto ancora adesso per alcuni di noi sia il sogno di una vita (me ne vado in America, lo zio d&#8217;America, il viaggio coast to coast, gli scrittori americani &#8220;puri&#8221;). Che cos&#8217;è l&#8217;America, con tutte le sue contraddizioni, una specie di ricordo futuro? un monito, uno specchio?</p>
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		Di: alessandro sarra		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/03/new-york-tornare-a-casa/#comment-116534</link>

		<dc:creator><![CDATA[alessandro sarra]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 11:11:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che bello poter dire viva l&#039;america della memoria, per una volta, visto che noi europei spesso e volentieri pensiamo di lei che non abbia storia , ma si sa a volte siamo tronfi e prigionieri della nostra stessa storia, ....e un po invidiosi del nuovo mondo ,delle sue anpie vedute . Bravo Paolo gli incontri con i grandi vecchi fanno sempre bene a qualsiasi latitudine essi avvengano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che bello poter dire viva l&#8217;america della memoria, per una volta, visto che noi europei spesso e volentieri pensiamo di lei che non abbia storia , ma si sa a volte siamo tronfi e prigionieri della nostra stessa storia, &#8230;.e un po invidiosi del nuovo mondo ,delle sue anpie vedute . Bravo Paolo gli incontri con i grandi vecchi fanno sempre bene a qualsiasi latitudine essi avvengano</p>
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		<title>
		Di: maria v		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/03/new-york-tornare-a-casa/#comment-116528</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria v]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 09:57:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;strong&gt; ANNO ZERO,  VISEITA’ &lt;/strong&gt;

(.. )Eppure, com’è strano un viso: sistema muro bianco-buco nero (.. )viso di gesso forato dagli occhi come buco nero.
( …)
il viso costruisce il muro di cui il significante ha bisogno per rimbalzare, il muro del significante, il quadro e lo schermo. 
Il viso scava il buco di cui la soggettivazione necessita per apparire, costituisce il buco nero della soggettività come coscienza o passione, la cinepresa, il terzo occhio…
biancore suggestivo, buco accattivante, viso. Il buco nero senza dimensione e il muro bianco senza forma sarebbero là fin dall’inizio. E in questo sistema molte combinazioni sarebbero già possibili: buchi neri si distribuiscono sul muro bianco o il muro bianco si assottiglia e si approssima a un buco nero che riunisce tutti gli altri, che li precipita o li agglomera. A volte dei visi apparirebbero  sul muro coi loro buchi, altre volte apparirebbero nel buco con il loro muro linearizzato, arrotolato. Racconto dell’orrore, ma il viso stesso è un racconto dell’orrore. E’ certo che il significante non costruisce da solo il muro che gli è necessario, è certo che la soggettività non scava da sola il suo buco (… )

I visi concreti nascono da una macchina astratta di viseità, che li produrrà nello stesso tempo in cui darà al significante il suo muro bianco, alla soggettività il suo buco nero.
Il sistema muro bianco-buco nero non sarebbe già un viso, sarebbe la macchina astratta che lo produce, secondo le combinazioni deformabili dei suoi ingranaggi.
( …)

c’è qualcosa di assolutamente inumano nel viso
è un errore pensare che il viso diventi inumano solo a partire da una certa soglia: primo piano, ingrandimento esagerato, espressione insolita, ecc.  Inumano  nell’uomo, il viso lo è fin dall’inizio, è per natura primo piano, con le sue superfici bianche  inanimate, i suoi buchi neri brillanti,  il suo vuoto e la sua noia. Viso-bunker. 
&lt;b&gt;Al punto che se l’uomo ha un destino, sarà di sfuggire al viso, disfare il viso e le sue viseificazioni, divenire impercettibile, divenire clandestino&lt;/b&gt;&lt;b&gt;…divenire davvero strani, che varcheranno il muro e usciranno dai buchi neri e porteranno i tratti di viseità a sottrarsi all’organizzazione  del viso, a non lasciarsi più sussumere dal viso….
&lt;i&gt;Mille piani- G.Deleuze- F.Guattari&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> ANNO ZERO,  VISEITA’ </strong></p>
<p>(.. )Eppure, com’è strano un viso: sistema muro bianco-buco nero (.. )viso di gesso forato dagli occhi come buco nero.<br />
( …)<br />
il viso costruisce il muro di cui il significante ha bisogno per rimbalzare, il muro del significante, il quadro e lo schermo.<br />
Il viso scava il buco di cui la soggettivazione necessita per apparire, costituisce il buco nero della soggettività come coscienza o passione, la cinepresa, il terzo occhio…<br />
biancore suggestivo, buco accattivante, viso. Il buco nero senza dimensione e il muro bianco senza forma sarebbero là fin dall’inizio. E in questo sistema molte combinazioni sarebbero già possibili: buchi neri si distribuiscono sul muro bianco o il muro bianco si assottiglia e si approssima a un buco nero che riunisce tutti gli altri, che li precipita o li agglomera. A volte dei visi apparirebbero  sul muro coi loro buchi, altre volte apparirebbero nel buco con il loro muro linearizzato, arrotolato. Racconto dell’orrore, ma il viso stesso è un racconto dell’orrore. E’ certo che il significante non costruisce da solo il muro che gli è necessario, è certo che la soggettività non scava da sola il suo buco (… )</p>
<p>I visi concreti nascono da una macchina astratta di viseità, che li produrrà nello stesso tempo in cui darà al significante il suo muro bianco, alla soggettività il suo buco nero.<br />
Il sistema muro bianco-buco nero non sarebbe già un viso, sarebbe la macchina astratta che lo produce, secondo le combinazioni deformabili dei suoi ingranaggi.<br />
( …)</p>
<p>c’è qualcosa di assolutamente inumano nel viso<br />
è un errore pensare che il viso diventi inumano solo a partire da una certa soglia: primo piano, ingrandimento esagerato, espressione insolita, ecc.  Inumano  nell’uomo, il viso lo è fin dall’inizio, è per natura primo piano, con le sue superfici bianche  inanimate, i suoi buchi neri brillanti,  il suo vuoto e la sua noia. Viso-bunker.<br />
<b>Al punto che se l’uomo ha un destino, sarà di sfuggire al viso, disfare il viso e le sue viseificazioni, divenire impercettibile, divenire clandestino</b><b>…divenire davvero strani, che varcheranno il muro e usciranno dai buchi neri e porteranno i tratti di viseità a sottrarsi all’organizzazione  del viso, a non lasciarsi più sussumere dal viso….<br />
<i>Mille piani- G.Deleuze- F.Guattari</i><i></i></b></p>
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		Di: Ilaria		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/03/new-york-tornare-a-casa/#comment-116527</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 09:56:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Carissimo Giampo,
aspetto con ansia il tuo ritorno per ascoltare racconti ed emozioni come solo tu sai fare. Intanto, grazie per avermi regalato questo piccolo sogno americano che prima o poi realizzeremo insieme...
Un abbraccio a te e ai tuoi compagni di viaggio!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimo Giampo,<br />
aspetto con ansia il tuo ritorno per ascoltare racconti ed emozioni come solo tu sai fare. Intanto, grazie per avermi regalato questo piccolo sogno americano che prima o poi realizzeremo insieme&#8230;<br />
Un abbraccio a te e ai tuoi compagni di viaggio!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: giampo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/03/new-york-tornare-a-casa/#comment-116522</link>

		<dc:creator><![CDATA[giampo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 09:16:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie a tutti dei commenti, sono in Estonia ora, e New York sembra cosi lontana (scusate, ma scrivo con una tastiera che non ha gli accenti...)
Preciso che le foto del reportage sono di Rita Castiello, e la ringrazio
a tutti un saluto
giampaolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a tutti dei commenti, sono in Estonia ora, e New York sembra cosi lontana (scusate, ma scrivo con una tastiera che non ha gli accenti&#8230;)<br />
Preciso che le foto del reportage sono di Rita Castiello, e la ringrazio<br />
a tutti un saluto<br />
giampaolo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Luisa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/03/new-york-tornare-a-casa/#comment-116440</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 15:12:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bellissimo!!!un bacio e buon viaggio...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bellissimo!!!un bacio e buon viaggio&#8230;</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Gena		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/03/new-york-tornare-a-casa/#comment-116422</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 12:26:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un bel racconto di viaggio, ogni racconto porta con se frammenti di realtà nascoste, bello.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un bel racconto di viaggio, ogni racconto porta con se frammenti di realtà nascoste, bello.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: maria v		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/03/new-york-tornare-a-casa/#comment-116372</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria v]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 07:15:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bello sì, e agghiacciante quanto accade alla dogana: «You are the Face of our Nation». Un mio amico mi ha raccontato che il peggior incubo della sua vita è esattamente quello: secondo i loro parametri, lui ha una tipica &quot;faccia da arabo&quot; (!!!??), vaghe somiglianze con qualche loro ricercato, pare, per cui l&#039;hanno trattenuto ore ed ore sotto interrogatorio, con minacce, intimidazioni, continuavano a ripetergli: patteggiamo, patteggiamo. confessi e sconti un po&#039; di carcere ed è tutto ok. Il mio amico,  sbianca, traumatizzato,  pensava che non sarebbe più uscito vivo da quella frontiera. Finalmente a notte fonda lo rilasciano, solo come un cane, costretto a chiamare un taxi, con un importante appuntamento saltato, ma almeno liberato dall&#039;incubo del carcere cui è semplicemente la sua faccia a condannarlo...quando me lo racconta stento a crederci, mi dice: non sono mai stato tanto contento di essere italiano, la mia libertà dipendeva solo da questo malinteso, anche se erano convinti che mentissi, prima o poi avrebbero dovuto arrendersi... tu pensa come dev&#039;essere per quella gente, invece: scrutati, sospettati, costretti a difendersi dai loro stessi volti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bello sì, e agghiacciante quanto accade alla dogana: «You are the Face of our Nation». Un mio amico mi ha raccontato che il peggior incubo della sua vita è esattamente quello: secondo i loro parametri, lui ha una tipica &#8220;faccia da arabo&#8221; (!!!??), vaghe somiglianze con qualche loro ricercato, pare, per cui l&#8217;hanno trattenuto ore ed ore sotto interrogatorio, con minacce, intimidazioni, continuavano a ripetergli: patteggiamo, patteggiamo. confessi e sconti un po&#8217; di carcere ed è tutto ok. Il mio amico,  sbianca, traumatizzato,  pensava che non sarebbe più uscito vivo da quella frontiera. Finalmente a notte fonda lo rilasciano, solo come un cane, costretto a chiamare un taxi, con un importante appuntamento saltato, ma almeno liberato dall&#8217;incubo del carcere cui è semplicemente la sua faccia a condannarlo&#8230;quando me lo racconta stento a crederci, mi dice: non sono mai stato tanto contento di essere italiano, la mia libertà dipendeva solo da questo malinteso, anche se erano convinti che mentissi, prima o poi avrebbero dovuto arrendersi&#8230; tu pensa come dev&#8217;essere per quella gente, invece: scrutati, sospettati, costretti a difendersi dai loro stessi volti&#8230;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mariagiovanna		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/03/new-york-tornare-a-casa/#comment-116364</link>

		<dc:creator><![CDATA[mariagiovanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 06:34:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=19900#comment-116364</guid>

					<description><![CDATA[Bellissimo: grazie per averci regalato i tuoi pensieri in viaggio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissimo: grazie per averci regalato i tuoi pensieri in viaggio.</p>
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			</item>
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