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	Commenti a: IL SOGNO DI EVADERE TUTTO	</title>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 09:09:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Giorgio, sei la memoria di/per tutti noi.
Un caro saluto.]]></description>
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Un caro saluto.</p>
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		Di: Giorgio Di Costanzo (Ischia)		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Di Costanzo (Ischia)]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 12:36:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Naturalmente, 9 febbraio 1987!!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Naturalmente, 9 febbraio 1987!!!</p>
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		<title>
		Di: Giorgio Di Costanzo (Ischia)		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/19/il-sogno-di-evadere-tutto/#comment-117404</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Di Costanzo (Ischia)]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 08:15:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[- Frammenti di un&#039;intervista, in parte pubblicata su un giornaletto locale, 
nel marzo 1987 -


&quot;... Più che la parola è il suono la radice dell&#039;essere. Non è importante ciò che il poeta pensa, ma ciò che dice e fa. La persona è tutt&#039;uno con l&#039;opera. Non è possibile essere dei grandi creativi se non vivi creativamente rischiando. Dante, Artaud, Genet hanno avuto una vita difficile, dolorosa e in quache modo epica, avendo alla base un bisogno di eticità. La parola è verità assoluta da portare agli uomini che ne valuteranno l&#039;autenticità...

&quot;... Quando Pound leggeva le sue cose c&#039;era una tale tensione, pur non comprendendo i testi si veniva coinvolti emotivamente, a livello profondo, di coscienza. Questo stesso dono lo possedeva anche Ungaretti... &quot;


&quot;... Il Gruppo &#039;63 come movimento è chiuso definitivamente. Già nel 1967 molti scrittori smisero di scrivere, scegliendo un&#039;attività di tipo politico, eravamo già nel &#039;68, oppure di meditazione, per quanto riguarda la scrittura.  Fino al 1975 non è stato prodotto alcunché di nuovo, nemmeno Sanguineti né Pagliarani hanno pubblicato cose decenti...&quot;



“…10 mesi di galera in seguito al processo Braibanti. Fino all&#039;80 ero &quot;incastrata&quot;.
 Ricorderai certamente il processo a Braibanti, in un clima liberticida, da caccia alle streghe, il “diverso” di qualsiasi specie è sempre stato perseguitato dal potere, fui arrestata nell’aprile 1968, qualche mese dopo la cattura di Aldo Braibanti e poi… una latitanza durata circa 11 anni, in Marocco, ma la storia sarebbe troppo lunga e complessa…

 A Tangeri incontrai Vittorio Reta che venne apposta per conoscermi, era timido, introverso, con frequenti crisi depressive, lessi le sue poesie, mi sembravano un po’ immature, “grezze” ( ammetto di essere stata allora un po&#039; rigida),   riscrisse ben tre volte il manoscritto e poi… Nanni Balestrini lo pubblicò nel 1976 da Feltrinelli con il titolo: “Visas”, cioè visti, passaporti, ma anche cose viste. Mi dedicò il libro, ma dopo qualche mese, come ben sai, Vittorio si ammazzò con un colpo di pistola in bocca. Era nato nel 1947, aveva problemi esistenziali con la famiglia, mi telefonò due giorni prima… ero a letto, febbricitante”.

&quot;... Per quanto riguarda i contemporanei non amo Antonio Porta, Roberto Roversi, Andrea Zanzotto, tanto per fare qualche nome; pur essendo famosi non li considero degni della fama di cui godono...

“… Preferisco Emilio Villa, Edoardo Cacciatore, Nanni Balestrini, Amelia Rosselli, Giulia Niccolai ed anche Gian Pio Torricelli, anche se da tempo non scrive più, con lui sperimentai poesia fonetica (eravamo i primi), Giangiacomo Feltrinelli ci spronò a leggere in giro e così venne fuori il primo disco. Attualmente Torricelli  vive, ignorato, a Modena”.

“… Questo proliferare di letture, festival, etc. da un lato è stato come se la poesia si affermasse come arte sublime, rendendola popolare, a livello di massa, si è un po&#039; dequalificata. Ci vuole più rigore, è prematuro il tempo della poesia per tutti, anche perché nelle scuole viene fatto di tutto, da parte degli insegnanti impreparati, perché i ragazzi odino la poesia.. Tanta gente, oggi, si improvvisa poeta, non è un fatto di scrittura essere poeta, ma forse esperienza di una certa qualità. Se riesci a sopravvivere a un tipo di esperienze che la gente non ha il coraggio di fare e se dopo tutto questo hai qualità linguistiche e creative che te lo permettono, ossia la tua cultura si può esprimere attraverso il linguaggio, sei un poeta. Non è dato a tutti. E’ come un destino, difficile da accettare. Quando lo accetti comincia la tua storia di poeta…
 Bisogna passare attraverso la poesia per arrivare ad essere uomini e vivere sempre, con tutte le proprie forze...&quot;

&quot;... Nel riflusso attuale, in questi momenti il poeta riesce ad esprimersi al meglio perché la funzione del poeta è quella d&#039;interpretare il proprio tempo e lo fa sempre con un certo anticipo sui tempi reali. In un momento così chiuso creativamente i poeti autentici riescono a vedere i germi che questo porta. Il poeta in parte &quot;fa&quot; il mondo, aiuta gli altri a diventare persona, a prendere coscienza di se stessa e in questo senso ha un ruolo sociale importante...&quot;

&quot;... Certamente non un poeta aulico, cantore infelice alla Leopardi, è irreale, non è più questo concetto retrivo, riduttivo, pieno di sé e dei suoi dolori... E&#039; più attuale come figurazione del poeta il maudit alla Baudelaire, Rimbaud e Lautréamont, o guerriero come Omero, mi sta bene anche Dante; amo i poeti che stanno dentro il mondo, che riescono a sperimentare i conflitti, sia nei problemi &quot;assoluti&quot; che in quelli contingenti...&quot; 



&quot;... Nell&#039;80 &quot;Messmer&quot;, un romanzo fiume, con un linguaggio violento e un ritmo molto sostenuto, ambientato in una non troppo lontana III guerra mondiale; la storia di una donna che cerca la propria coscienza, ancora in progress. 10 capitoli ognuno 10 cartelle. Attraversare il mondo dentro le manifestazioni di buio e di luce...

&quot;... Il poeta crepa letteralmente di fame... Non scrivendo canzonette attiriamo soltanto chi vuole un po&#039; di cultura... Dal 15 marzo su alcune tv commerciali ci sarà questo filmato in cui leggo una poesia futurista, in calzamaglia, per reclamizzare i prodotti sanitari della &#039;Tenax&#039;. lo scorso anno era toccato ad Arrigo Lora Totino... eravamo i più adatti...

… Sto lavorando in questi giorni, alla stesura di quattro quartetti con un titolo collettivo: ‘I fondamenti dell’essere’, divisi in: 1) Il Cavaliere di Graal; 2) Tempo di Saturno; 3) Eros e Thanatos; 4) Up and down.
A proposito dei “Fondamenti”, Gianni Castagnoli  curerà la direzione artistica per uno spettacolo tratto da quest’opera che verrà dato nella Chiesa di San Carpoforo, a Milano, il 4 aprile, con musiche di Giusepe Chiari… 
E poi mi piacebbe leggere le mie poesie nella tua isola, non ci sono mai stata e conto di venirci al più presto...”.



- Bologna, Via Siepelunga 22 - 9 febbraio 1997
Pat risponde ad alcune domande di Giorgio Di Costanzo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8211; Frammenti di un&#8217;intervista, in parte pubblicata su un giornaletto locale,<br />
nel marzo 1987 &#8211;</p>
<p>&#8220;&#8230; Più che la parola è il suono la radice dell&#8217;essere. Non è importante ciò che il poeta pensa, ma ciò che dice e fa. La persona è tutt&#8217;uno con l&#8217;opera. Non è possibile essere dei grandi creativi se non vivi creativamente rischiando. Dante, Artaud, Genet hanno avuto una vita difficile, dolorosa e in quache modo epica, avendo alla base un bisogno di eticità. La parola è verità assoluta da portare agli uomini che ne valuteranno l&#8217;autenticità&#8230;</p>
<p>&#8220;&#8230; Quando Pound leggeva le sue cose c&#8217;era una tale tensione, pur non comprendendo i testi si veniva coinvolti emotivamente, a livello profondo, di coscienza. Questo stesso dono lo possedeva anche Ungaretti&#8230; &#8221;</p>
<p>&#8220;&#8230; Il Gruppo &#8217;63 come movimento è chiuso definitivamente. Già nel 1967 molti scrittori smisero di scrivere, scegliendo un&#8217;attività di tipo politico, eravamo già nel &#8217;68, oppure di meditazione, per quanto riguarda la scrittura.  Fino al 1975 non è stato prodotto alcunché di nuovo, nemmeno Sanguineti né Pagliarani hanno pubblicato cose decenti&#8230;&#8221;</p>
<p>“…10 mesi di galera in seguito al processo Braibanti. Fino all&#8217;80 ero &#8220;incastrata&#8221;.<br />
 Ricorderai certamente il processo a Braibanti, in un clima liberticida, da caccia alle streghe, il “diverso” di qualsiasi specie è sempre stato perseguitato dal potere, fui arrestata nell’aprile 1968, qualche mese dopo la cattura di Aldo Braibanti e poi… una latitanza durata circa 11 anni, in Marocco, ma la storia sarebbe troppo lunga e complessa…</p>
<p> A Tangeri incontrai Vittorio Reta che venne apposta per conoscermi, era timido, introverso, con frequenti crisi depressive, lessi le sue poesie, mi sembravano un po’ immature, “grezze” ( ammetto di essere stata allora un po&#8217; rigida),   riscrisse ben tre volte il manoscritto e poi… Nanni Balestrini lo pubblicò nel 1976 da Feltrinelli con il titolo: “Visas”, cioè visti, passaporti, ma anche cose viste. Mi dedicò il libro, ma dopo qualche mese, come ben sai, Vittorio si ammazzò con un colpo di pistola in bocca. Era nato nel 1947, aveva problemi esistenziali con la famiglia, mi telefonò due giorni prima… ero a letto, febbricitante”.</p>
<p>&#8220;&#8230; Per quanto riguarda i contemporanei non amo Antonio Porta, Roberto Roversi, Andrea Zanzotto, tanto per fare qualche nome; pur essendo famosi non li considero degni della fama di cui godono&#8230;</p>
<p>“… Preferisco Emilio Villa, Edoardo Cacciatore, Nanni Balestrini, Amelia Rosselli, Giulia Niccolai ed anche Gian Pio Torricelli, anche se da tempo non scrive più, con lui sperimentai poesia fonetica (eravamo i primi), Giangiacomo Feltrinelli ci spronò a leggere in giro e così venne fuori il primo disco. Attualmente Torricelli  vive, ignorato, a Modena”.</p>
<p>“… Questo proliferare di letture, festival, etc. da un lato è stato come se la poesia si affermasse come arte sublime, rendendola popolare, a livello di massa, si è un po&#8217; dequalificata. Ci vuole più rigore, è prematuro il tempo della poesia per tutti, anche perché nelle scuole viene fatto di tutto, da parte degli insegnanti impreparati, perché i ragazzi odino la poesia.. Tanta gente, oggi, si improvvisa poeta, non è un fatto di scrittura essere poeta, ma forse esperienza di una certa qualità. Se riesci a sopravvivere a un tipo di esperienze che la gente non ha il coraggio di fare e se dopo tutto questo hai qualità linguistiche e creative che te lo permettono, ossia la tua cultura si può esprimere attraverso il linguaggio, sei un poeta. Non è dato a tutti. E’ come un destino, difficile da accettare. Quando lo accetti comincia la tua storia di poeta…<br />
 Bisogna passare attraverso la poesia per arrivare ad essere uomini e vivere sempre, con tutte le proprie forze&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;&#8230; Nel riflusso attuale, in questi momenti il poeta riesce ad esprimersi al meglio perché la funzione del poeta è quella d&#8217;interpretare il proprio tempo e lo fa sempre con un certo anticipo sui tempi reali. In un momento così chiuso creativamente i poeti autentici riescono a vedere i germi che questo porta. Il poeta in parte &#8220;fa&#8221; il mondo, aiuta gli altri a diventare persona, a prendere coscienza di se stessa e in questo senso ha un ruolo sociale importante&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;&#8230; Certamente non un poeta aulico, cantore infelice alla Leopardi, è irreale, non è più questo concetto retrivo, riduttivo, pieno di sé e dei suoi dolori&#8230; E&#8217; più attuale come figurazione del poeta il maudit alla Baudelaire, Rimbaud e Lautréamont, o guerriero come Omero, mi sta bene anche Dante; amo i poeti che stanno dentro il mondo, che riescono a sperimentare i conflitti, sia nei problemi &#8220;assoluti&#8221; che in quelli contingenti&#8230;&#8221; </p>
<p>&#8220;&#8230; Nell&#8217;80 &#8220;Messmer&#8221;, un romanzo fiume, con un linguaggio violento e un ritmo molto sostenuto, ambientato in una non troppo lontana III guerra mondiale; la storia di una donna che cerca la propria coscienza, ancora in progress. 10 capitoli ognuno 10 cartelle. Attraversare il mondo dentro le manifestazioni di buio e di luce&#8230;</p>
<p>&#8220;&#8230; Il poeta crepa letteralmente di fame&#8230; Non scrivendo canzonette attiriamo soltanto chi vuole un po&#8217; di cultura&#8230; Dal 15 marzo su alcune tv commerciali ci sarà questo filmato in cui leggo una poesia futurista, in calzamaglia, per reclamizzare i prodotti sanitari della &#8216;Tenax&#8217;. lo scorso anno era toccato ad Arrigo Lora Totino&#8230; eravamo i più adatti&#8230;</p>
<p>… Sto lavorando in questi giorni, alla stesura di quattro quartetti con un titolo collettivo: ‘I fondamenti dell’essere’, divisi in: 1) Il Cavaliere di Graal; 2) Tempo di Saturno; 3) Eros e Thanatos; 4) Up and down.<br />
A proposito dei “Fondamenti”, Gianni Castagnoli  curerà la direzione artistica per uno spettacolo tratto da quest’opera che verrà dato nella Chiesa di San Carpoforo, a Milano, il 4 aprile, con musiche di Giusepe Chiari…<br />
E poi mi piacebbe leggere le mie poesie nella tua isola, non ci sono mai stata e conto di venirci al più presto&#8230;”.</p>
<p>&#8211; Bologna, Via Siepelunga 22 &#8211; 9 febbraio 1997<br />
Pat risponde ad alcune domande di Giorgio Di Costanzo</p>
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		<title>
		Di: Fabio Teti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/08/19/il-sogno-di-evadere-tutto/#comment-117345</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fabio Teti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 13:10:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie del doppio-post, Andrea. Leggo con vero interesse. 

(a presto e più diffusamente),

F.T.]]></description>
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<p>(a presto e più diffusamente),</p>
<p>F.T.</p>
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		<title>
		Di: maria v		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[maria v]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 07:53:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chissà perché, tra tutte, l&#039; opera della Vicinelli è sempre risultata ostica, respingente, se ne avesse dimestichezza oppure no, voglio dire che, sovente, mi è capitato di difenderla anche da chi non mi sarei aspettata: audace ma sterile, ambiziosa al punto da scegliersi maestri a lei infinitamnete superiori, nessuna originalità ma mero epigonismo..e tanto tanto altro che non le rende giustizia. bersaglio preferito è il suo lavoro sul suono disarticolato che si può o meno apprezzare o sforzarsi piuttosto che rinunciare del tutto  a comprendere, e finire per ignorare, a patto però di ammettere quanto mutata ne sia la ricezione, isolata, di un esperimento che non si sa bene come classificare rispetto allo stesso, appena appena contestualizzato, vuoi in una cornice terorica vuoi  cinematografica, come in &lt;strong&gt;Transfert per Camera&lt;/strong&gt; di Alberto Grifi (disponibile in rete solo un anno fa, ora non più, purtroppo http://www.youtube.com/view_play_list?p=C23B47AB2E1398F8). detto questo, però, ricordo perfettamente che la mia stessa reazione ad una prima lettura delle sue opere non fu delle più pacifiche, combattuta tra attrazione e ripulsa, ingaggiai un corpo a corpo personale per darne una lettura delle più ingenue, parziali, assolutamente incompetente, dettata solo dalla mia incoscienza, ma che può dare la misura della difficoltà di un puro esercizio di lettura, di quanto sia complicato il mondo poetico delle Vicinelli e di come sia altrettanto complicato entrare in contatto con quel mondo, nonostante la sua insistita, assidua, molteplice, plurima, disperata richiesta o ricerca di contatto. 
http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article412

ad ogni modo, mi scuso per la rudimentalità dei miei strumenti.
fortunatamente oggi ho abbandonato del tutto certe velleità, che riporto qui solo come testimonianza di una difficoltà che fu anche, prima di tutto, inizialmente la  mia e ringrazio invece i veri critici come Cecilia Bello o Niva Lorenzini per il loro prezioso contributo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chissà perché, tra tutte, l&#8217; opera della Vicinelli è sempre risultata ostica, respingente, se ne avesse dimestichezza oppure no, voglio dire che, sovente, mi è capitato di difenderla anche da chi non mi sarei aspettata: audace ma sterile, ambiziosa al punto da scegliersi maestri a lei infinitamnete superiori, nessuna originalità ma mero epigonismo..e tanto tanto altro che non le rende giustizia. bersaglio preferito è il suo lavoro sul suono disarticolato che si può o meno apprezzare o sforzarsi piuttosto che rinunciare del tutto  a comprendere, e finire per ignorare, a patto però di ammettere quanto mutata ne sia la ricezione, isolata, di un esperimento che non si sa bene come classificare rispetto allo stesso, appena appena contestualizzato, vuoi in una cornice terorica vuoi  cinematografica, come in <strong>Transfert per Camera</strong> di Alberto Grifi (disponibile in rete solo un anno fa, ora non più, purtroppo <a href="http://www.youtube.com/view_play_list?p=C23B47AB2E1398F8" rel="nofollow ugc">http://www.youtube.com/view_play_list?p=C23B47AB2E1398F8</a>). detto questo, però, ricordo perfettamente che la mia stessa reazione ad una prima lettura delle sue opere non fu delle più pacifiche, combattuta tra attrazione e ripulsa, ingaggiai un corpo a corpo personale per darne una lettura delle più ingenue, parziali, assolutamente incompetente, dettata solo dalla mia incoscienza, ma che può dare la misura della difficoltà di un puro esercizio di lettura, di quanto sia complicato il mondo poetico delle Vicinelli e di come sia altrettanto complicato entrare in contatto con quel mondo, nonostante la sua insistita, assidua, molteplice, plurima, disperata richiesta o ricerca di contatto.<br />
<a href="http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article412" rel="nofollow ugc">http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article412</a></p>
<p>ad ogni modo, mi scuso per la rudimentalità dei miei strumenti.<br />
fortunatamente oggi ho abbandonato del tutto certe velleità, che riporto qui solo come testimonianza di una difficoltà che fu anche, prima di tutto, inizialmente la  mia e ringrazio invece i veri critici come Cecilia Bello o Niva Lorenzini per il loro prezioso contributo.</p>
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