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	Commenti a: Le stalle fetide [Eracle #6]	</title>
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		Di: Le cavalle sanguinarie [Eracle #7] - Nazione Indiana		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Le cavalle sanguinarie [Eracle #7] - Nazione Indiana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 09:13:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] prima fatica di Eracle è qui, la seconda qui, la terza qui, la quarta qui, la quinta qui, la sesta qui.   Questo articolo è stato scritto da chiara valerio, e pubblicato il 30 Agosto 2009 alle 10:00, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] prima fatica di Eracle è qui, la seconda qui, la terza qui, la quarta qui, la quinta qui, la sesta qui.   Questo articolo è stato scritto da chiara valerio, e pubblicato il 30 Agosto 2009 alle 10:00, [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: chi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2009 15:39:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[l&#039;ostensione del corpo.
l&#039;ostensione della bellezza.
l&#039;ostensione della perdita.
e la benedizione della letteratura.
oggi mi sento così. 
a &quot;nascondere la vista della morte, per permettere a ciascuno di continuare il suo giorno&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>l&#8217;ostensione del corpo.<br />
l&#8217;ostensione della bellezza.<br />
l&#8217;ostensione della perdita.<br />
e la benedizione della letteratura.<br />
oggi mi sento così.<br />
a &#8220;nascondere la vista della morte, per permettere a ciascuno di continuare il suo giorno&#8221;</p>
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		Di: lucia cossu		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lucia cossu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2009 13:15:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sarebbe bello se riimparassimo a seppellire i morti invece che chiuderli a non diventare terra e sterco e pianta in quelle oscene librerie dove vai a ricordare guardando el terzo piano seconda file mentre la tua vicina deve fino al sesto ordine salire e in bare tanto rinforzate da sfidare ogni trasformazione finalmente in lombrico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sarebbe bello se riimparassimo a seppellire i morti invece che chiuderli a non diventare terra e sterco e pianta in quelle oscene librerie dove vai a ricordare guardando el terzo piano seconda file mentre la tua vicina deve fino al sesto ordine salire e in bare tanto rinforzate da sfidare ogni trasformazione finalmente in lombrico.</p>
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		Di: Elisa		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2009 10:02:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La prima volta che mi hanno insegnato la morte avevo quattro anni e ne sarebbero passato altri prima di vederla in un corpo di famiglia. Il letto vuoto allora mi sembrò uno scandalo: se la morte era un sonno, perché mai mio zio non poteva continuare a dormire nel suo letto? Dov’era mai la giustizia di questo cielo se per arrivarci dovevi chiudere gli occhi alla famiglia e alla mia voce che chiamava? Avevo molto da imparare. Bisognava capire in fondo, ma forse aveva ragione Canetti quando scriveva “perché andare in fondo?ci sono tante cose in mezzo.” E in mezzo c’era molto, c’era la pietà. Sarebbero passati anni ancora prima di avere le idee più chiare sul sonno, sul cielo e le sue giustizie, sulla pietà d’una sottrazione e il candore testardo dei bambini. Poi un giorno ho letto L’Antigone di Sofocle: ero cresciuta abbastanza da accostarmi al greco antico e da giudicare. In quel caso Creonte mi sembrò un sovrano che conserva una scintilla di puntiglio infantile ben nascosto sotto la ragion di stato, la legittimità delle leggi scritte contro quelle dogmatiche degli dei, e la preferenza data allo Stato sul “ghenos (la famiglia, la stirpe)”. Oggi ho ripensato a tutto questo. E mentre Eracle “insegnava agli uomini la sepoltura”, ho rivisto Antigone che cosparge Polinice di polvere e intona per lui il compianto negato, e le due pietà mi sono sembrate gemelle. Confesso di non averci mai pensato prima di questo racconto. Si cresce forse per diventare forti abbastanza da sopportare un’assenza e la loro somma. Per ripetere il gesto di Eracle ogni volta che la morte fa un passo avanti. 
P.S. trovo che il finale sia splendido. Ma non solo lì si è impigliata la bellezza…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima volta che mi hanno insegnato la morte avevo quattro anni e ne sarebbero passato altri prima di vederla in un corpo di famiglia. Il letto vuoto allora mi sembrò uno scandalo: se la morte era un sonno, perché mai mio zio non poteva continuare a dormire nel suo letto? Dov’era mai la giustizia di questo cielo se per arrivarci dovevi chiudere gli occhi alla famiglia e alla mia voce che chiamava? Avevo molto da imparare. Bisognava capire in fondo, ma forse aveva ragione Canetti quando scriveva “perché andare in fondo?ci sono tante cose in mezzo.” E in mezzo c’era molto, c’era la pietà. Sarebbero passati anni ancora prima di avere le idee più chiare sul sonno, sul cielo e le sue giustizie, sulla pietà d’una sottrazione e il candore testardo dei bambini. Poi un giorno ho letto L’Antigone di Sofocle: ero cresciuta abbastanza da accostarmi al greco antico e da giudicare. In quel caso Creonte mi sembrò un sovrano che conserva una scintilla di puntiglio infantile ben nascosto sotto la ragion di stato, la legittimità delle leggi scritte contro quelle dogmatiche degli dei, e la preferenza data allo Stato sul “ghenos (la famiglia, la stirpe)”. Oggi ho ripensato a tutto questo. E mentre Eracle “insegnava agli uomini la sepoltura”, ho rivisto Antigone che cosparge Polinice di polvere e intona per lui il compianto negato, e le due pietà mi sono sembrate gemelle. Confesso di non averci mai pensato prima di questo racconto. Si cresce forse per diventare forti abbastanza da sopportare un’assenza e la loro somma. Per ripetere il gesto di Eracle ogni volta che la morte fa un passo avanti.<br />
P.S. trovo che il finale sia splendido. Ma non solo lì si è impigliata la bellezza…</p>
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