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	Commenti a: Baarìa (ovvero, il tempo dei sorvolatori)	</title>
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		Di: Flogisto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Flogisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 13:16:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Moby Dick, Il vecchio e il mare e Un pesce di nome Wanda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Moby Dick, Il vecchio e il mare e Un pesce di nome Wanda.</p>
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		Di: Ares		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ares]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 12:42:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo Vattelapesca mi sfugge.. che film ha fatto?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo Vattelapesca mi sfugge.. che film ha fatto?</p>
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		Di: Flogisto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Flogisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 10:22:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Totalmente d&#039;accordo con Evelina Santangelo. &quot;Baaria&quot; è uno sfilacciato armarcord in cui manca il raccordo unificante, chiarificatore, di uno sguardo infantile intriso di stupore e di senso dell&#039;avventura. E, nello stesso tempo, è una  narrazione corale, collettiva, desolatamente povera di èpos: forse  perché per fare &quot;epica&quot; occorrerebbe una condivisione profonda dei valori della collettività di cui si azzarda la descrizione. Cosa pressochè impossibile per un intellettuale di sinistra del profondo sud maturato negli anni della speculazione edilizia e della proliferazione mafiosa...Già la militanza politica, di per sé, si frappone come un    diafaramma invalicabile tra il soggetto e l&#039;oggetto della narrazione, e di politica ce n&#039;è fin troppa in questa pellicola di lunghezza sesquipedale! L&#039;altro elemento davvero insopportabile, dal mio punto di vista, è l&#039;assordante silenzio di una corda tragica convinta a stemperare il susseguirsi frenetico delle situazioni comediche e delle gag, neanche eccessivamente originali. L&#039;elemento più interessante del film, la dialettica tra passato e presente, è solo lasciato intuire nel titolo e nella scena finale (la catabasi del protagonista-bambino scaraventato di colpo nel presente). Tornatore ha avuto tra le mani una materia incandescente, interessantissima. Ma il suo peccato originale è stato quello di essere Tornatore, e di non chiamarsi Fellini, o Kusturica, o Bertolucci, o vattelapesca.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Totalmente d&#8217;accordo con Evelina Santangelo. &#8220;Baaria&#8221; è uno sfilacciato armarcord in cui manca il raccordo unificante, chiarificatore, di uno sguardo infantile intriso di stupore e di senso dell&#8217;avventura. E, nello stesso tempo, è una  narrazione corale, collettiva, desolatamente povera di èpos: forse  perché per fare &#8220;epica&#8221; occorrerebbe una condivisione profonda dei valori della collettività di cui si azzarda la descrizione. Cosa pressochè impossibile per un intellettuale di sinistra del profondo sud maturato negli anni della speculazione edilizia e della proliferazione mafiosa&#8230;Già la militanza politica, di per sé, si frappone come un    diafaramma invalicabile tra il soggetto e l&#8217;oggetto della narrazione, e di politica ce n&#8217;è fin troppa in questa pellicola di lunghezza sesquipedale! L&#8217;altro elemento davvero insopportabile, dal mio punto di vista, è l&#8217;assordante silenzio di una corda tragica convinta a stemperare il susseguirsi frenetico delle situazioni comediche e delle gag, neanche eccessivamente originali. L&#8217;elemento più interessante del film, la dialettica tra passato e presente, è solo lasciato intuire nel titolo e nella scena finale (la catabasi del protagonista-bambino scaraventato di colpo nel presente). Tornatore ha avuto tra le mani una materia incandescente, interessantissima. Ma il suo peccato originale è stato quello di essere Tornatore, e di non chiamarsi Fellini, o Kusturica, o Bertolucci, o vattelapesca.</p>
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		<title>
		Di: La storia al cinema: stoici o epicurei? &#171; La Botte di Diogene &#8211; blog filosofico		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-121182</link>

		<dc:creator><![CDATA[La storia al cinema: stoici o epicurei? &#171; La Botte di Diogene &#8211; blog filosofico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 18:02:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] possibile quell&#8217;incanto, sia sui contenuti (in buona parte vi ha contribuito un bell&#8217;articolo comparso su Nazione Indiana, molto critico in verità, con il dibattito che ne è seguito). Devo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] possibile quell&#8217;incanto, sia sui contenuti (in buona parte vi ha contribuito un bell&#8217;articolo comparso su Nazione Indiana, molto critico in verità, con il dibattito che ne è seguito). Devo [&#8230;]</p>
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		Di: Addosso alla dittatura mediatica! E poi scoprire di esserne foraggiati… &#171; nabanassar		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-121077</link>

		<dc:creator><![CDATA[Addosso alla dittatura mediatica! E poi scoprire di esserne foraggiati… &#171; nabanassar]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 18:48:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] , domina con queste parole (tratte da un intervento a chiusura di questo post su Nazione Indiana, https://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comments) la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] , domina con queste parole (tratte da un intervento a chiusura di questo post su Nazione Indiana, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comments" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comments</a>) la [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Evelina Santangelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120957</link>

		<dc:creator><![CDATA[Evelina Santangelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 11:38:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non ho avuto modo di seguire il dibattito nei giorni scorsi e mi scuso.

Adesso, leggendo gli interventi, di Salvatore D’Angelo, di Helena, di Franz, di Ama, di Magda, di Giuseppe Zucco, di Francesco Pecoraro... e di quanti hanno portato il loro contributo alla mia riflessione iniziale sul film di Tornatore (senza cedere al pregiudizio), non posso che sentirmi confortata.
C&#039;è ancora spazio per un confronto serio e serrato, senza che si debba cadere nell&#039;offesa (pregiudiziale).

La mia riflessione si concentrava su uno degli aspetti (a mio parere macroscopici) di Baarìa, la sproporzione tra i mezzi, le intenzioni, le ambizioni e gli esiti. E per questo ho cercato di argomentare in modo circostanziato il senso di disagio che ho provato uscendo dal cinema, senza mettere in campo questioni che qualcuno mi ha attribuito, e che, a mio parere, sarebbero del tutto fuorvianti.

A me non interessa, in termini assoluti, quanta analisi sociologica, quanta analisi storica o psicologica ci sia in un’opera o in quest’opera, né credo sia questo il modo più fruttuoso per giudicare qualsiasi opera, anzi!
A me non interessa il «messaggio» in sé, che sento parola pericolosissima, se brandita come una spada, né interessa (in assoluto) chi ha prodotto quell’opera e con quanti soldi (perché tutto ciò avrebbe a che fare con un altro genere di riflessioni e un altro genere di problemi, rilevanti, ma di natura diversa. Problemi, per inciso, che mi riguardano, certo, e mi toccano personalmente, avendo pubblicato anche io con Einaudi gran parte dei miei libri).

Quel che ho cercato di sottolineare, con quel mio intervento (e ho cercato di argomentare), è un aspetto che ha a che vedere con il farsi stesso di un’opera non concepita puramente con intenti (e alchimie) commerciali, e cioè: quanta avventura umana, intellettuale, affettiva, artistica, visiva... c’è in Baarìa? E quel che c’è trova davvero la sua misura nelle scelte espressive compiute? O c’è piuttosto una terribile sproporzione... al punto che, a volte, si ha addirittura l’impressione di contemplare semplicemente uno splendido abito, fastoso, magnifico?
Il che, ripeto, andrebbe benissimo! Come mi andrebbero benissimo persino i cliché e le macchiette... se non fosse che di continuo si ha la sensazione di esser chiamati a più «alti fini» (non dalle proprie aspettative) ma dal film stesso, dalla sua epicità... dalla quantità di mondo che sembra voler toccare o evocare...

Era (ed è ancora) questo il mio interrogativo. E su questo ho cercato di concentrare la mia riflessione.

Ringrazio tutti coloro che, partendo da lì, hanno sviluppato altre riflessioni su altri aspetti  non meno rilevanti (l’idea di memoria, l’idea di cinema evocati...) o su certe tentazioni cui si concede un po’ troppo (come il modo facile di confezionare alcune emozioni, sottolineato da Magda, mi sembra).
Credo che sia merito di tutti costoro se questo mio post si sia trasformato in un’occasione di riflessione e dialogo di più ampio respiro, ben al di là delle mie intenzioni iniziali e ben al di là del film di Tornatore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho avuto modo di seguire il dibattito nei giorni scorsi e mi scuso.</p>
<p>Adesso, leggendo gli interventi, di Salvatore D’Angelo, di Helena, di Franz, di Ama, di Magda, di Giuseppe Zucco, di Francesco Pecoraro&#8230; e di quanti hanno portato il loro contributo alla mia riflessione iniziale sul film di Tornatore (senza cedere al pregiudizio), non posso che sentirmi confortata.<br />
C&#8217;è ancora spazio per un confronto serio e serrato, senza che si debba cadere nell&#8217;offesa (pregiudiziale).</p>
<p>La mia riflessione si concentrava su uno degli aspetti (a mio parere macroscopici) di Baarìa, la sproporzione tra i mezzi, le intenzioni, le ambizioni e gli esiti. E per questo ho cercato di argomentare in modo circostanziato il senso di disagio che ho provato uscendo dal cinema, senza mettere in campo questioni che qualcuno mi ha attribuito, e che, a mio parere, sarebbero del tutto fuorvianti.</p>
<p>A me non interessa, in termini assoluti, quanta analisi sociologica, quanta analisi storica o psicologica ci sia in un’opera o in quest’opera, né credo sia questo il modo più fruttuoso per giudicare qualsiasi opera, anzi!<br />
A me non interessa il «messaggio» in sé, che sento parola pericolosissima, se brandita come una spada, né interessa (in assoluto) chi ha prodotto quell’opera e con quanti soldi (perché tutto ciò avrebbe a che fare con un altro genere di riflessioni e un altro genere di problemi, rilevanti, ma di natura diversa. Problemi, per inciso, che mi riguardano, certo, e mi toccano personalmente, avendo pubblicato anche io con Einaudi gran parte dei miei libri).</p>
<p>Quel che ho cercato di sottolineare, con quel mio intervento (e ho cercato di argomentare), è un aspetto che ha a che vedere con il farsi stesso di un’opera non concepita puramente con intenti (e alchimie) commerciali, e cioè: quanta avventura umana, intellettuale, affettiva, artistica, visiva&#8230; c’è in Baarìa? E quel che c’è trova davvero la sua misura nelle scelte espressive compiute? O c’è piuttosto una terribile sproporzione&#8230; al punto che, a volte, si ha addirittura l’impressione di contemplare semplicemente uno splendido abito, fastoso, magnifico?<br />
Il che, ripeto, andrebbe benissimo! Come mi andrebbero benissimo persino i cliché e le macchiette&#8230; se non fosse che di continuo si ha la sensazione di esser chiamati a più «alti fini» (non dalle proprie aspettative) ma dal film stesso, dalla sua epicità&#8230; dalla quantità di mondo che sembra voler toccare o evocare&#8230;</p>
<p>Era (ed è ancora) questo il mio interrogativo. E su questo ho cercato di concentrare la mia riflessione.</p>
<p>Ringrazio tutti coloro che, partendo da lì, hanno sviluppato altre riflessioni su altri aspetti  non meno rilevanti (l’idea di memoria, l’idea di cinema evocati&#8230;) o su certe tentazioni cui si concede un po’ troppo (come il modo facile di confezionare alcune emozioni, sottolineato da Magda, mi sembra).<br />
Credo che sia merito di tutti costoro se questo mio post si sia trasformato in un’occasione di riflessione e dialogo di più ampio respiro, ben al di là delle mie intenzioni iniziali e ben al di là del film di Tornatore.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Ares		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120943</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ares]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 09:47:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E forse, speriamo, d&#039;immagine per l&#039;Italia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E forse, speriamo, d&#8217;immagine per l&#8217;Italia.</p>
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		<title>
		Di: Ares		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120942</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ares]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 09:44:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Magda allora avevo capito, e ripeto che il teatro è ingrado di fare quel che vuole, ci sono tecniche squisitamente teatrali, che bisogna conoscere, che in mano a un buon regista, un buon autore e un buon attore, sanno condizionare la fruizione da parte del pubblico.

Due esempi: uno spettacolo di Eugenio Barba(lo cito solo perchè è vivente, ma ha dei predecessori illustri) porta a sentirsi il destinatario privilegiato dell&#039;azione scenica che è fatta di sudore, stridori e addirittura suggestioni incosce provate degli attori, che ti investono senza che tu lo voglia e fai tue; sempre che la predisposizione all&#039;ascolto sia di buon livello.

Poi ci sono i Momix(i ballerini acrobati, anche se sono l&#039;esempio più banale), che l&#039;anno scorso o due anni fa non ricordo, hanno posto un diaframma in tela acrilica semi trasparente(completamente invisibile ad un occhio poco attento), tra l&#039;azione sceniche e il pubblico, a volte sembrava di essere difronte a una proiezione, e invece dietro a quella bariera di luce colori e petrolio vi erano ballerini-acrobati in carne ed ossa.

Questi sono due esempi estremi di quel può fare il teatro, poi in mezzo c&#039;e&#039; tutta una schiera di registi, autori, e attori sommersi che agiscono sul compromesso o sperimentano tecniche che provano ad indagare strade diverse; alcuni provano addirittura a ragionare sul condizionamento delle reti neurali, attraverso la stimolazione uditiva e visiva.

Comunque qui si stava parlando di Baaìa, che è un film che non ha altri scopi che vincere l&#039;oscar ed ottenere un buon ritorno economico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Magda allora avevo capito, e ripeto che il teatro è ingrado di fare quel che vuole, ci sono tecniche squisitamente teatrali, che bisogna conoscere, che in mano a un buon regista, un buon autore e un buon attore, sanno condizionare la fruizione da parte del pubblico.</p>
<p>Due esempi: uno spettacolo di Eugenio Barba(lo cito solo perchè è vivente, ma ha dei predecessori illustri) porta a sentirsi il destinatario privilegiato dell&#8217;azione scenica che è fatta di sudore, stridori e addirittura suggestioni incosce provate degli attori, che ti investono senza che tu lo voglia e fai tue; sempre che la predisposizione all&#8217;ascolto sia di buon livello.</p>
<p>Poi ci sono i Momix(i ballerini acrobati, anche se sono l&#8217;esempio più banale), che l&#8217;anno scorso o due anni fa non ricordo, hanno posto un diaframma in tela acrilica semi trasparente(completamente invisibile ad un occhio poco attento), tra l&#8217;azione sceniche e il pubblico, a volte sembrava di essere difronte a una proiezione, e invece dietro a quella bariera di luce colori e petrolio vi erano ballerini-acrobati in carne ed ossa.</p>
<p>Questi sono due esempi estremi di quel può fare il teatro, poi in mezzo c&#8217;e&#8217; tutta una schiera di registi, autori, e attori sommersi che agiscono sul compromesso o sperimentano tecniche che provano ad indagare strade diverse; alcuni provano addirittura a ragionare sul condizionamento delle reti neurali, attraverso la stimolazione uditiva e visiva.</p>
<p>Comunque qui si stava parlando di Baaìa, che è un film che non ha altri scopi che vincere l&#8217;oscar ed ottenere un buon ritorno economico.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120924</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 00:09:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[d&#039;accordo con luminamenti, ma sottolineo tutti i difetti di &quot;scrittura&quot; del film. Capisco perfettamente coloro a cui non piace la &quot;poetica&quot; di Tornatore. Tuttavia, non mi pare che faccia sempre lo stesso film; credo si confonda (per alcuni non so se in buona o cattiva fede, ma l&#039;equivoco in cui incorrono - o che propagano è lo stesso), dicevo credo si confonda la cifra stilistica  - che in un autore permane comunque, quale che sia il genere con cui si cimenta- e dunque gli stilemi e tutto quel che ne consegue, con i temi. I temi di Baarìa di sicuro non sono quelli di Stanno Tutti bene, del Camorrista,o di Nuovo Cinema Paradiso o de L&#039;uomo delle Stelle ( tralascio i film in cui T. rivisita - alla sua maniera- alcuni generi, il poliziesco, il thriller (iUna pura formalità, il Cane blu, La Sconosciuta). Io credo che i modi e le forme dell&#039;arte della narrazione, dell&#039;espressione, per immagini, parole, segni pittorici eccetera- sono molteplici, e molteplici gli stili e le  forme. Dunque, a che serve la pura denigrazione? o voler leggere un autore con le lenti del proprio gusto (operazione doverosa e legittima), ma senza minimamente oggettivizzarne la chiave di lettura? La stroncatura è una forma di recensione bella e feconda ( e, a scanso di equivoci , dico subito che Evelina Santangelo la usa con stile e misura), ma deve entrare dentro il codice di una narrazione e mostrarne i difetti , le ridondanze, le ripetizioni eccetera...Ora, e posso sbagliarmi, Evelina individua &quot; a pelle&quot; dei difetti di baarìa, si pone e ci pone delle domande sul senso di questo film, ma poi ho la sensazione che lasci  tutto a mezz&#039;aria, non entra nel merito, oppure - e mi ripeto- si aspetta da Tornatore un cinema che non è nelle sue corde. Può darsi che  abbia giudicato superfluo approfondire, stimando molto più intelligenti i lettori, più intelligenti di quanto sia io (e lo dico senza ironia, con assoluto candore- ma liberi di non crederci), tuttavia credo che un blog di questo tipo abbia un senso se diviene palestra di confronto, di battaglia di idee, anche accesa, ma con il comune intento di far crescere il livello dei temi che si propongono, contribuendo così a combattere questa sorta di autismo corale o di malattia narcisistica che ci prende un po&#039; tutti e ci consuma in una assurda voglia del &quot;partito preso&quot;, del parlarsi addosso senza minimamente ascoltare, magari con  l&#039;orecchio teso alle doppiezze e pronti agli agguati.Che senso ha? E questa è un notazione di carattere generale, che va al di là di questo post.   Chiusa questa lunga parentesi buonista/moralistica - e me ne scuso- vorrei concludere dicendo che di certo il cinema di Tornatore non ha forme innovative, ma è comunque un cinema &quot;positivo&quot;, che ha diritto di cittadinanza , e che chi si candida ad elaborare forme nuove, originali di espessione, non fa male a tenerne conto: c&#039;è sempre da imparare qualcosa da tutti. Inoltre, e non sembri un paradosso, non c&#039;è tanta lontananza tra il cinema di Tornatore e quello di Tarantino: entrambi usano all&#039;ennesima potenza la tecnica della &quot;citazione&quot;, dell&#039;ibridamento; Tornatore all&#039;interno di una lettura &quot;autoriale&quot; , con forme e ritmi un  po&#039; d&#039;altri tempi ( e magari anche un po&#039; paludate/i  questo è sicuro), Tarantino completamente affascinato dai codici di &quot;genere&quot;, con un ritmo travolgente e un amore sviscerato per &quot;i generi&quot;: ecco, se Tornatore mutuasse  da Tarantino la bravura nello scrivere&quot; se ne gioverebbe molto  ...ma entrambi fanno la stessa operazione &quot;citazionista&quot;, ossessiva e pervasiva, e rendono lo stesso omaggio a quell&#039;arte meraviglosa che è il cinema.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>d&#8217;accordo con luminamenti, ma sottolineo tutti i difetti di &#8220;scrittura&#8221; del film. Capisco perfettamente coloro a cui non piace la &#8220;poetica&#8221; di Tornatore. Tuttavia, non mi pare che faccia sempre lo stesso film; credo si confonda (per alcuni non so se in buona o cattiva fede, ma l&#8217;equivoco in cui incorrono &#8211; o che propagano è lo stesso), dicevo credo si confonda la cifra stilistica  &#8211; che in un autore permane comunque, quale che sia il genere con cui si cimenta- e dunque gli stilemi e tutto quel che ne consegue, con i temi. I temi di Baarìa di sicuro non sono quelli di Stanno Tutti bene, del Camorrista,o di Nuovo Cinema Paradiso o de L&#8217;uomo delle Stelle ( tralascio i film in cui T. rivisita &#8211; alla sua maniera- alcuni generi, il poliziesco, il thriller (iUna pura formalità, il Cane blu, La Sconosciuta). Io credo che i modi e le forme dell&#8217;arte della narrazione, dell&#8217;espressione, per immagini, parole, segni pittorici eccetera- sono molteplici, e molteplici gli stili e le  forme. Dunque, a che serve la pura denigrazione? o voler leggere un autore con le lenti del proprio gusto (operazione doverosa e legittima), ma senza minimamente oggettivizzarne la chiave di lettura? La stroncatura è una forma di recensione bella e feconda ( e, a scanso di equivoci , dico subito che Evelina Santangelo la usa con stile e misura), ma deve entrare dentro il codice di una narrazione e mostrarne i difetti , le ridondanze, le ripetizioni eccetera&#8230;Ora, e posso sbagliarmi, Evelina individua &#8221; a pelle&#8221; dei difetti di baarìa, si pone e ci pone delle domande sul senso di questo film, ma poi ho la sensazione che lasci  tutto a mezz&#8217;aria, non entra nel merito, oppure &#8211; e mi ripeto- si aspetta da Tornatore un cinema che non è nelle sue corde. Può darsi che  abbia giudicato superfluo approfondire, stimando molto più intelligenti i lettori, più intelligenti di quanto sia io (e lo dico senza ironia, con assoluto candore- ma liberi di non crederci), tuttavia credo che un blog di questo tipo abbia un senso se diviene palestra di confronto, di battaglia di idee, anche accesa, ma con il comune intento di far crescere il livello dei temi che si propongono, contribuendo così a combattere questa sorta di autismo corale o di malattia narcisistica che ci prende un po&#8217; tutti e ci consuma in una assurda voglia del &#8220;partito preso&#8221;, del parlarsi addosso senza minimamente ascoltare, magari con  l&#8217;orecchio teso alle doppiezze e pronti agli agguati.Che senso ha? E questa è un notazione di carattere generale, che va al di là di questo post.   Chiusa questa lunga parentesi buonista/moralistica &#8211; e me ne scuso- vorrei concludere dicendo che di certo il cinema di Tornatore non ha forme innovative, ma è comunque un cinema &#8220;positivo&#8221;, che ha diritto di cittadinanza , e che chi si candida ad elaborare forme nuove, originali di espessione, non fa male a tenerne conto: c&#8217;è sempre da imparare qualcosa da tutti. Inoltre, e non sembri un paradosso, non c&#8217;è tanta lontananza tra il cinema di Tornatore e quello di Tarantino: entrambi usano all&#8217;ennesima potenza la tecnica della &#8220;citazione&#8221;, dell&#8217;ibridamento; Tornatore all&#8217;interno di una lettura &#8220;autoriale&#8221; , con forme e ritmi un  po&#8217; d&#8217;altri tempi ( e magari anche un po&#8217; paludate/i  questo è sicuro), Tarantino completamente affascinato dai codici di &#8220;genere&#8221;, con un ritmo travolgente e un amore sviscerato per &#8220;i generi&#8221;: ecco, se Tornatore mutuasse  da Tarantino la bravura nello scrivere&#8221; se ne gioverebbe molto  &#8230;ma entrambi fanno la stessa operazione &#8220;citazionista&#8221;, ossessiva e pervasiva, e rendono lo stesso omaggio a quell&#8217;arte meraviglosa che è il cinema.</p>
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		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120905</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 11:31:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@giuseppe zucco scrive un discorso ben articolato e sopratutto si comprende come a differenza di altri non sia fazioso, figlio dell&#039;ideologia.
La memoria, non quella storica, ma quella individuale, non è come un mero deposito di informazioni, che vanno recuperate, ricordate, messe in sequenza e legate da un filo narrativo.
Ma, questa, appunto, non è la memoria individuale. Insisto sull&#039;incomprensione. Questo è un film d&#039;autore, dell&#039;autore. E poeticamente riuscito, perchè ciò che fotografa è impressione passiva e per nulla nostalgia, piuttosto mancata liberazione di &quot;quella&quot; sicilianità]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@giuseppe zucco scrive un discorso ben articolato e sopratutto si comprende come a differenza di altri non sia fazioso, figlio dell&#8217;ideologia.<br />
La memoria, non quella storica, ma quella individuale, non è come un mero deposito di informazioni, che vanno recuperate, ricordate, messe in sequenza e legate da un filo narrativo.<br />
Ma, questa, appunto, non è la memoria individuale. Insisto sull&#8217;incomprensione. Questo è un film d&#8217;autore, dell&#8217;autore. E poeticamente riuscito, perchè ciò che fotografa è impressione passiva e per nulla nostalgia, piuttosto mancata liberazione di &#8220;quella&#8221; sicilianità</p>
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