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	Commenti a: La Lettera del Veggente	</title>
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		<title>
		Di: Enrico Macioci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/10/20/la-lettera-del-veggente/#comment-122056</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enrico Macioci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 19:09:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Leggere la Lettera del Veggente e poi subito dopo le lettere dall&#039;Africa, specie quelle cui accennava Visconti, significa realizzare l&#039;essenza stessa della massima &quot;Io è un Altro.&quot; La scissione di Rimbaud ha qualche cosa di atomico, irriducibile, temo, a una qualsivoglia esauriente spiegazione, letteraria piuttosto che psicologica. Come disse Mallarmé: &quot;Il caso pesonale permane, con forza.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggere la Lettera del Veggente e poi subito dopo le lettere dall&#8217;Africa, specie quelle cui accennava Visconti, significa realizzare l&#8217;essenza stessa della massima &#8220;Io è un Altro.&#8221; La scissione di Rimbaud ha qualche cosa di atomico, irriducibile, temo, a una qualsivoglia esauriente spiegazione, letteraria piuttosto che psicologica. Come disse Mallarmé: &#8220;Il caso pesonale permane, con forza.&#8221;</p>
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		<title>
		Di: Alberto Visconti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/10/20/la-lettera-del-veggente/#comment-121984</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alberto Visconti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 07:53:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ringrazio il signor Baldrati della gentile e acuta riposta. Sono daccordo, e credo che entrambe le interpretazioni abbiano del vero: se da un lato è credibile che a un certo momento (a Londra?) Arthur si sia reso dolorosamente conto che le aspettative che aveva risposto nella propria esplosione poetica l&#039;avevano portato a risultati completamente diversi da quelli che si era aspettato è vero anche che, in qualche modo, tutta l&#039;energia e la dedizione che aveva impiegato nel &quot;farsi veggente&quot; avevano qualcosa a che fare con l&#039;educazione ricevuta dalla madre (a mio avviso trattata spesso con troppa severità, di nuovo la Starkie è eccezionale per l&#039;equilibrio). Ho sempre trovato divertente pensare che poco più di un anno prima della stesura della lettera &quot;du voyant&quot; da cui parte tutta la nostra conversazione Rimbaud era ancora lo studente modello che collezionava premi per il suo latino ed era l&#039;orgoglio della madre. E in effetti il rapporto con quest&#039;ultima restò strettissimo fino all&#039;ultimo e - cosa ancora più interessante - a un po&#039; prima dell&#039;ultimo. Mi spiego: ho sempre trovato particolarmente illuminanti, sia sulla psicologia estremamente pragmatica (anche ai suoi tempi di poeta, si pensi alla confezione &quot;ad hoc&quot; del Bateau Ivre, o alla (citata nel post  e) calcolatissima menzogna riguardo alla propria età nella lettera a Théodore de Banville) sia sul rapporto con la madre, le lettere che Rimbaud le spediva da Aden: si tratta perlopiù di richieste di libri, lunghi elenchi in cui Rimbaud non si fa scrupoli di domandarle di procurargli decine e decine di volumi (esclusivamente tecnici, &quot;Il perfetto muratore&quot;, &quot;Come coltivare i legumi&quot; &quot;Fabbro in dieci lezioni&quot;) di non facile reperibilità, &quot;anticipando&quot;, oltretutto, i soldi per acquisto e spedizione... E la madre (aprendo il libro del dovere...) scrupolosamente eseguiva.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio il signor Baldrati della gentile e acuta riposta. Sono daccordo, e credo che entrambe le interpretazioni abbiano del vero: se da un lato è credibile che a un certo momento (a Londra?) Arthur si sia reso dolorosamente conto che le aspettative che aveva risposto nella propria esplosione poetica l&#8217;avevano portato a risultati completamente diversi da quelli che si era aspettato è vero anche che, in qualche modo, tutta l&#8217;energia e la dedizione che aveva impiegato nel &#8220;farsi veggente&#8221; avevano qualcosa a che fare con l&#8217;educazione ricevuta dalla madre (a mio avviso trattata spesso con troppa severità, di nuovo la Starkie è eccezionale per l&#8217;equilibrio). Ho sempre trovato divertente pensare che poco più di un anno prima della stesura della lettera &#8220;du voyant&#8221; da cui parte tutta la nostra conversazione Rimbaud era ancora lo studente modello che collezionava premi per il suo latino ed era l&#8217;orgoglio della madre. E in effetti il rapporto con quest&#8217;ultima restò strettissimo fino all&#8217;ultimo e &#8211; cosa ancora più interessante &#8211; a un po&#8217; prima dell&#8217;ultimo. Mi spiego: ho sempre trovato particolarmente illuminanti, sia sulla psicologia estremamente pragmatica (anche ai suoi tempi di poeta, si pensi alla confezione &#8220;ad hoc&#8221; del Bateau Ivre, o alla (citata nel post  e) calcolatissima menzogna riguardo alla propria età nella lettera a Théodore de Banville) sia sul rapporto con la madre, le lettere che Rimbaud le spediva da Aden: si tratta perlopiù di richieste di libri, lunghi elenchi in cui Rimbaud non si fa scrupoli di domandarle di procurargli decine e decine di volumi (esclusivamente tecnici, &#8220;Il perfetto muratore&#8221;, &#8220;Come coltivare i legumi&#8221; &#8220;Fabbro in dieci lezioni&#8221;) di non facile reperibilità, &#8220;anticipando&#8221;, oltretutto, i soldi per acquisto e spedizione&#8230; E la madre (aprendo il libro del dovere&#8230;) scrupolosamente eseguiva.</p>
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		<title>
		Di: Mauro Baldrati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/10/20/la-lettera-del-veggente/#comment-121982</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mauro Baldrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 06:57:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alberto Visconti mi chiede cosa penso dell’ultimo Rimbaud. Forse si riferisce alla controversa questione dell’abbandono. A lungo ho ritenuto la fuga come una presa d’atto del fallimento della poesia come superamento dell’azione, come spaccatura delle convenzioni, della meschinità, dell’orrore del potere. E’ un’ipotesi tuttora valida, credo; tanto più che un’avventura come la sua, una forza come la sua, una ricerca profonda come la sua difficilmente può avere un seguito senza sconfinare in una nuova convenzione, in una nuova accademia. Forse le avanguardie hanno in loro stesse la propria estinzione, il tempo contato, limitato. Tracciano strade, danno segnali, si spingono in territori inesplorati, e consumano tutto; poi altri vanno avanti, migliorano i tracciati, trovano variabili e talvolta neanche ne sono coscienti.

Però negli ultimi tempi, accanto a quest’idea per così dire oggettiva, sono portato a credere che Rimbaud abbia agito soprattutto per problemi personali. Continuava a tornare a Charleville, dalla madre. Era dipendente, in un paio di lettere scrive che gli mancava l’indolenza della cittadina (Charlestown), la biblioteca, forse lo stesso bibliotecario che ha sbeffeggiato in una poesia. Sapeva di essere prigioniero, che le sue fughe erano a tempo limitato, che rischiava di diventare uno schiavo della propria sofferenza. Uno schiavo dell’inferno. Che è quanto era accaduto al suo predecessore Baudelaire, grandissimo poeta (da un punto di vista tecnico forse più raffinato di Rimbaud) e grandissimo cultore della sofferenza, della meschinità e dell’infelicità come forma perversa di godimento. E qui mi permetto di citare me stesso, cosa che faccio raramente, su Baudelaire:

http://www.vibrissebollettino.net/archives/2006/07/scrivere_per_ve_1.html

Insomma, ha rotto su tutto. Soprattutto sulla dipendenza dalla madre, dall’ambiente. Forse non aveva altra scelta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alberto Visconti mi chiede cosa penso dell’ultimo Rimbaud. Forse si riferisce alla controversa questione dell’abbandono. A lungo ho ritenuto la fuga come una presa d’atto del fallimento della poesia come superamento dell’azione, come spaccatura delle convenzioni, della meschinità, dell’orrore del potere. E’ un’ipotesi tuttora valida, credo; tanto più che un’avventura come la sua, una forza come la sua, una ricerca profonda come la sua difficilmente può avere un seguito senza sconfinare in una nuova convenzione, in una nuova accademia. Forse le avanguardie hanno in loro stesse la propria estinzione, il tempo contato, limitato. Tracciano strade, danno segnali, si spingono in territori inesplorati, e consumano tutto; poi altri vanno avanti, migliorano i tracciati, trovano variabili e talvolta neanche ne sono coscienti.</p>
<p>Però negli ultimi tempi, accanto a quest’idea per così dire oggettiva, sono portato a credere che Rimbaud abbia agito soprattutto per problemi personali. Continuava a tornare a Charleville, dalla madre. Era dipendente, in un paio di lettere scrive che gli mancava l’indolenza della cittadina (Charlestown), la biblioteca, forse lo stesso bibliotecario che ha sbeffeggiato in una poesia. Sapeva di essere prigioniero, che le sue fughe erano a tempo limitato, che rischiava di diventare uno schiavo della propria sofferenza. Uno schiavo dell’inferno. Che è quanto era accaduto al suo predecessore Baudelaire, grandissimo poeta (da un punto di vista tecnico forse più raffinato di Rimbaud) e grandissimo cultore della sofferenza, della meschinità e dell’infelicità come forma perversa di godimento. E qui mi permetto di citare me stesso, cosa che faccio raramente, su Baudelaire:</p>
<p><a href="http://www.vibrissebollettino.net/archives/2006/07/scrivere_per_ve_1.html" rel="nofollow ugc">http://www.vibrissebollettino.net/archives/2006/07/scrivere_per_ve_1.html</a></p>
<p>Insomma, ha rotto su tutto. Soprattutto sulla dipendenza dalla madre, dall’ambiente. Forse non aveva altra scelta.</p>
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		<title>
		Di: Alessandro Ansuini		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/10/20/la-lettera-del-veggente/#comment-121976</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Ansuini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 22:30:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie alberto. sguinzaglio i segugi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie alberto. sguinzaglio i segugi.</p>
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		<title>
		Di: metello		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/10/20/la-lettera-del-veggente/#comment-121968</link>

		<dc:creator><![CDATA[metello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 20:02:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[molto bello. &quot;la lettera&quot; dopotutto è la stesura in prosa, e grazie ai tempi (in cui la demiurgia terrena, perché la terra è un Dio, permetteva ancora di rendere la prosa tale), allegorica, della &quot;vocali&quot;. la sensazione fatta verso, fatta parola, fatta lettera. la sensazione immediata, anche se, sotto forma letteraria, riveduta levigata appuntita e smussata. e anche a me per questo suona strano l&#039;accostamento a proust, che, come (mal?)diceva joice, cachinnava sulla stessa frase quando il lettore era già alla pagina successiva. bel post.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>molto bello. &#8220;la lettera&#8221; dopotutto è la stesura in prosa, e grazie ai tempi (in cui la demiurgia terrena, perché la terra è un Dio, permetteva ancora di rendere la prosa tale), allegorica, della &#8220;vocali&#8221;. la sensazione fatta verso, fatta parola, fatta lettera. la sensazione immediata, anche se, sotto forma letteraria, riveduta levigata appuntita e smussata. e anche a me per questo suona strano l&#8217;accostamento a proust, che, come (mal?)diceva joice, cachinnava sulla stessa frase quando il lettore era già alla pagina successiva. bel post.</p>
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		<title>
		Di: Enrico Macioci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/10/20/la-lettera-del-veggente/#comment-121967</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enrico Macioci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 20:01:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[D&#039;accordo su Starkie (e sul resto). Segnalo, fra le biografie recenti, il RIMBAUD di Graham Robb, Carocci editore. Non si fa intimorire dal mito e al tempo stesso non lo rinnega.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo su Starkie (e sul resto). Segnalo, fra le biografie recenti, il RIMBAUD di Graham Robb, Carocci editore. Non si fa intimorire dal mito e al tempo stesso non lo rinnega.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Alberto Visconti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/10/20/la-lettera-del-veggente/#comment-121949</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alberto Visconti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 15:30:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì Sì, ma non solo secondo Verlaine. Il vecchio Paul, infatti, alla fine del secolo, ai tempi in cui apprestò la sua raccolta sui poeti maledetti, cercò di ricostruirla (maledicendo la propria memoria che ne ricordava ben poco se non l&#039;assoluto splendore) e contattò gli amici di Rimbaud, mi pare Ernest Delahaye per esempio, nel tentativo che risultò però impraticabile. Ciononostante tutti concordavano nel definirla stupenda e molto lunga (sul genere del Bateau Ivre per intenderci) e, in qualche misura, felice. Credo che si tratti di una delle perdite più gravi della storia della letteratura se si considera che Rimbaud stesso, durante i giorni della sua stesura, ne aveva parlato a Verlaine come del proprio capolavoro. Comunque caro Alessandro ti consiglio davvero di lottare per entrare in possesso di una copia di &quot;Rimbaud&quot; di Enid Starkie (anche se credo che sarà difficilissimo, forse in qualche biblioteca) visto che nessuno dei testi che ho letto a proposito di questo poeta si avvicina lontanamente alla completezza e all&#039;intelligenza (critica e umana) di quel meraviglioso libro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì Sì, ma non solo secondo Verlaine. Il vecchio Paul, infatti, alla fine del secolo, ai tempi in cui apprestò la sua raccolta sui poeti maledetti, cercò di ricostruirla (maledicendo la propria memoria che ne ricordava ben poco se non l&#8217;assoluto splendore) e contattò gli amici di Rimbaud, mi pare Ernest Delahaye per esempio, nel tentativo che risultò però impraticabile. Ciononostante tutti concordavano nel definirla stupenda e molto lunga (sul genere del Bateau Ivre per intenderci) e, in qualche misura, felice. Credo che si tratti di una delle perdite più gravi della storia della letteratura se si considera che Rimbaud stesso, durante i giorni della sua stesura, ne aveva parlato a Verlaine come del proprio capolavoro. Comunque caro Alessandro ti consiglio davvero di lottare per entrare in possesso di una copia di &#8220;Rimbaud&#8221; di Enid Starkie (anche se credo che sarà difficilissimo, forse in qualche biblioteca) visto che nessuno dei testi che ho letto a proposito di questo poeta si avvicina lontanamente alla completezza e all&#8217;intelligenza (critica e umana) di quel meraviglioso libro.</p>
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		<title>
		Di: Alessandro Ansuini		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/10/20/la-lettera-del-veggente/#comment-121947</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Ansuini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 14:53:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caccia spiriturale. decisamente più bello. :) 
Ed era una sola poesia? Si trovano pochissime informazioni al riguardo. però se verlaine ha detto che era la sua più bella probabilmente non era vero, eheh, non mi fido del gusto di verlaine. per chiosare penso anche io che le illuminazioni, al di là della datazione, siano la creazione migliore del ragazzino di charleville.
Grazie per gli spunti ragazzi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caccia spiriturale. decisamente più bello. :)<br />
Ed era una sola poesia? Si trovano pochissime informazioni al riguardo. però se verlaine ha detto che era la sua più bella probabilmente non era vero, eheh, non mi fido del gusto di verlaine. per chiosare penso anche io che le illuminazioni, al di là della datazione, siano la creazione migliore del ragazzino di charleville.<br />
Grazie per gli spunti ragazzi.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Alberto Visconti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/10/20/la-lettera-del-veggente/#comment-121946</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alberto Visconti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 14:45:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ancora in risposta ad Alessandro. La &quot;Chasse Spirituelle&quot; (caccia, non sedia!) non era un libro ma una singola poesia, secondo Verlaine &quot;La migliore che Rimbaud avesse mai scritto&quot;, andata poi irrimediabilmente perduta. Divertende ricordare che fu oggetto di un clamoroso ritrovamento - bufala (in stile teste di Modigliani) da parte di due studenti burloni, mi pare negli anni &#039;40. Quanto alla Saison è molto probabile (e, sì, bello pensare) che sia stata scritta durante l&#039;estate, nel pagliaio della fattoria di Roche dove Rimbaud si era rifugiato convalescente di ritorno da Londra (Nel diario, perlopiù fantasioso, della sorella si racconta degli strilli che gli si sentiva cacciare di notte mentre era barricato la sopra). Anyway concordo sulla controversia delle datazioni e, a costo di rischiare un po&#039; di pedanteria sarei curioso di sentire le opinioni del Sig Baldrati riguardo all&#039;ultimo periodo del Rimbad poeta (e a tutto il resto). Rimango però convinto che la maggior parte delle Illuminations siano state scritte prima della Saison e solo alcune dopo (Quindi non contraddico Macioci). Naturalmente sono daccordo con il fatto che altri autori dopo il nostro abbiano perseguito una &quot;verticalità&quot;, ma trovo esaustiva l&#039;affermazione di Enrico Macioci: &quot;la verticalità di Rimbaud, la sua terribile celerité, sconfina nell’intimazione apodittica, è punto luminoso che implode&quot;; in effetti è proprio quello che penso. Rimbaud deve aver sperimentato nel campo della poesia una sensazione simile a quella che prova il personaggio interpretato da Jim Carrey alla fine di &quot;The Truman Show&quot; quando, dopo aver attraversato il mare si rende conto che l&#039;orizzonte che sembrava infinito non è che un fondale in cartongesso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora in risposta ad Alessandro. La &#8220;Chasse Spirituelle&#8221; (caccia, non sedia!) non era un libro ma una singola poesia, secondo Verlaine &#8220;La migliore che Rimbaud avesse mai scritto&#8221;, andata poi irrimediabilmente perduta. Divertende ricordare che fu oggetto di un clamoroso ritrovamento &#8211; bufala (in stile teste di Modigliani) da parte di due studenti burloni, mi pare negli anni &#8217;40. Quanto alla Saison è molto probabile (e, sì, bello pensare) che sia stata scritta durante l&#8217;estate, nel pagliaio della fattoria di Roche dove Rimbaud si era rifugiato convalescente di ritorno da Londra (Nel diario, perlopiù fantasioso, della sorella si racconta degli strilli che gli si sentiva cacciare di notte mentre era barricato la sopra). Anyway concordo sulla controversia delle datazioni e, a costo di rischiare un po&#8217; di pedanteria sarei curioso di sentire le opinioni del Sig Baldrati riguardo all&#8217;ultimo periodo del Rimbad poeta (e a tutto il resto). Rimango però convinto che la maggior parte delle Illuminations siano state scritte prima della Saison e solo alcune dopo (Quindi non contraddico Macioci). Naturalmente sono daccordo con il fatto che altri autori dopo il nostro abbiano perseguito una &#8220;verticalità&#8221;, ma trovo esaustiva l&#8217;affermazione di Enrico Macioci: &#8220;la verticalità di Rimbaud, la sua terribile celerité, sconfina nell’intimazione apodittica, è punto luminoso che implode&#8221;; in effetti è proprio quello che penso. Rimbaud deve aver sperimentato nel campo della poesia una sensazione simile a quella che prova il personaggio interpretato da Jim Carrey alla fine di &#8220;The Truman Show&#8221; quando, dopo aver attraversato il mare si rende conto che l&#8217;orizzonte che sembrava infinito non è che un fondale in cartongesso.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Mauro Baldrati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/10/20/la-lettera-del-veggente/#comment-121929</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mauro Baldrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 12:08:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=23047#comment-121929</guid>

					<description><![CDATA[Saluto e ringrazio tutti per gli interessanti contributi. Alcune questioni sollevate sono impegnative e anche controverse, e ho avuto la tentazione di scrivere un commento ma sarebbe venuto lunghissimo, per le molti variabili (l&#039;abbandono della poesia, le Illuminazioni, la Stagione, Baudelaire, gli stili successivi influenzati da lui ecc), forse pedante. 

Per cui
Rimbaldiani forever!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saluto e ringrazio tutti per gli interessanti contributi. Alcune questioni sollevate sono impegnative e anche controverse, e ho avuto la tentazione di scrivere un commento ma sarebbe venuto lunghissimo, per le molti variabili (l&#8217;abbandono della poesia, le Illuminazioni, la Stagione, Baudelaire, gli stili successivi influenzati da lui ecc), forse pedante. </p>
<p>Per cui<br />
Rimbaldiani forever!</p>
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			</item>
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