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	Commenti a: La dimora unica	</title>
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		<title>
		Di: sandro dell'orco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/14/la-dimora-unica/#comment-126621</link>

		<dc:creator><![CDATA[sandro dell'orco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 11:14:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusate per la precedente versione della recensione: qui di seguito quella graficamente più corretta.
Sandro Dell&#039;Orco 


La dimora unica

Due uomini in una grande stanza grigio piombo, dapprima buia poi illuminata da una impietosa luce bianca. L&#039;uno – Arturo – è un sessantenne brizzolato, l&#039;altro – Sergio – è una versione vent&#039;anni più giovane del compagno di sventure. Perché sventure? Perché i due a quanto pare si sono rifugiati in quel luogo per sfuggire a un tremendo diluvio, un&#039;inondazione che minaccia la sopravvivenza stessa del genere umano. Ma sarà davvero questa la verità? Mentre esplorano palmo a palmo la loro nuova spoglia dimora, i due si interrogano sul loro passato nebuloso, sulla loro identità e soprattutto sul loro futuro. Fino a quando l&#039;apparizione di una figura femminile velta non li strappa alle loro elucubrazioni...
Dopo il noir kafkiano di Delfi Sandro Dell&#039;Orco pubblica un po&#039; a sorpresa una breve ma suggestiva pièce teatrale. L&#039;impianto drammaturgico è innegabilmente di derivazione e atmosfere beckettiane; l&#039;approccio filosofico forse ricorda di più Sartre, ma comunque siamo dalle parti della grande tradizione esistenzialista-simbolista-fantastica del &#039;900. Sin da subito appare infatti evidente che al centro dell&#039;attenzione di Dell&#039;Orco non c&#039;è la vicenda strettamente intesa – poco più che un mero pretesto – ma piuttosto un sottotesto ricco di allusioni, richiami ed enigmi. Cosa è esattamente questa dimora (unica?) nella quale i protagonisti si svelano e nascondono in un gioco di trasparenze e dissolvenze? Una prigione o una tana? Un luogo dell&#039;anima o un bunker? Il mood escatologico che aleggia sulle pagine rimanda a una apocalisse concreta o a un simbolo, magari un inganno? I due protagonisti – l&#039;uno doppelgänger più giovane dell&#039;altro – sono legati da vincoli di parentela o sono due aspetti della stessa persona (presenti contemporaneamente grazie a un paradosso temporale o a una proiezione psichica non si sa)? La mattanza da serial killer della quale cade vittima Elvira è davvero opera di una oscura forza esterna o peggio i mostri vanno cercati nell&#039;anima di Arturo e Sergio? Interrogativi che non sta a noi sciogliere e che forse nessuno – neanche l&#039;autore – può sciogliere, ma che rappresentano la spina dorsale del testo assieme alle considerazioni più o meno filosofiche che via via i protagonisti propongono al lettore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate per la precedente versione della recensione: qui di seguito quella graficamente più corretta.<br />
Sandro Dell&#8217;Orco </p>
<p>La dimora unica</p>
<p>Due uomini in una grande stanza grigio piombo, dapprima buia poi illuminata da una impietosa luce bianca. L&#8217;uno – Arturo – è un sessantenne brizzolato, l&#8217;altro – Sergio – è una versione vent&#8217;anni più giovane del compagno di sventure. Perché sventure? Perché i due a quanto pare si sono rifugiati in quel luogo per sfuggire a un tremendo diluvio, un&#8217;inondazione che minaccia la sopravvivenza stessa del genere umano. Ma sarà davvero questa la verità? Mentre esplorano palmo a palmo la loro nuova spoglia dimora, i due si interrogano sul loro passato nebuloso, sulla loro identità e soprattutto sul loro futuro. Fino a quando l&#8217;apparizione di una figura femminile velta non li strappa alle loro elucubrazioni&#8230;<br />
Dopo il noir kafkiano di Delfi Sandro Dell&#8217;Orco pubblica un po&#8217; a sorpresa una breve ma suggestiva pièce teatrale. L&#8217;impianto drammaturgico è innegabilmente di derivazione e atmosfere beckettiane; l&#8217;approccio filosofico forse ricorda di più Sartre, ma comunque siamo dalle parti della grande tradizione esistenzialista-simbolista-fantastica del &#8216;900. Sin da subito appare infatti evidente che al centro dell&#8217;attenzione di Dell&#8217;Orco non c&#8217;è la vicenda strettamente intesa – poco più che un mero pretesto – ma piuttosto un sottotesto ricco di allusioni, richiami ed enigmi. Cosa è esattamente questa dimora (unica?) nella quale i protagonisti si svelano e nascondono in un gioco di trasparenze e dissolvenze? Una prigione o una tana? Un luogo dell&#8217;anima o un bunker? Il mood escatologico che aleggia sulle pagine rimanda a una apocalisse concreta o a un simbolo, magari un inganno? I due protagonisti – l&#8217;uno doppelgänger più giovane dell&#8217;altro – sono legati da vincoli di parentela o sono due aspetti della stessa persona (presenti contemporaneamente grazie a un paradosso temporale o a una proiezione psichica non si sa)? La mattanza da serial killer della quale cade vittima Elvira è davvero opera di una oscura forza esterna o peggio i mostri vanno cercati nell&#8217;anima di Arturo e Sergio? Interrogativi che non sta a noi sciogliere e che forse nessuno – neanche l&#8217;autore – può sciogliere, ma che rappresentano la spina dorsale del testo assieme alle considerazioni più o meno filosofiche che via via i protagonisti propongono al lettore.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: sandro dell'orco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/14/la-dimora-unica/#comment-126620</link>

		<dc:creator><![CDATA[sandro dell'orco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 11:08:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Colloco qui la recensione di David Frati sulla mia pièce.

Pubblicato su Mangialibri (http://mangialibri.com)


La dimora unica

Due uomini in una grande stanza grigio piombo, dapprima buia poi illuminata da una impietosa luce bianca.
L&#039;uno ? Arturo ? è un sessantenne brizzolato, l&#039;altro ? Sergio ? è una versione vent&#039;anni più giovane del
compagno di sventure. Perché sventure? Perché i due a quanto pare si sono rifugiati in quel luogo per
sfuggire a un tremendo diluvio, un&#039;inondazione che minaccia la sopravvivenza stessa del genere umano. Ma
sarà davvero questa la verità? Mentre esplorano palmo a palmo la loro nuova spoglia dimora, i due si
interrogano sul loro passato nebuloso, sulla loro identità e soprattutto sul loro futuro. Fino a quando
l&#039;apparizione di una figura femminile velta non li strappa alle loro elucubrazioni...
Dopo il noir kafkiano di Delfi Sandro Dell&#039;Orco pubblica un po&#039; a sorpresa una breve ma suggestiva pièce
teatrale. L&#039;impianto drammaturgico è innegabilmente di derivazione e atmosfere beckettiane; l&#039;approccio
filosofico forse ricorda di più Sartre, ma comunque siamo dalle parti della grande tradizione esistenzialistasimbolista-
fantastica del &#039;900. Sin da subito appare infatti evidente che al centro dell&#039;attenzione di Dell&#039;Orco
non c&#039;è la vicenda strettamente intesa ? poco più che un mero pretesto ? ma piuttosto un sottotesto ricco di
allusioni, richiami ed enigmi. Cosa è esattamente questa dimora (unica?) nella quale i protagonisti si svelano e
nascondono in un gioco di trasparenze e dissolvenze? Una prigione o una tana? Un luogo dell&#039;anima o un
bunker? Il mood escatologico che aleggia sulle pagine rimanda a una apocalisse concreta o a un simbolo,
magari un inganno? I due protagonisti ? l&#039;uno doppelgänger più giovane dell&#039;altro ? sono legati da vincoli di
parentela o sono due aspetti della stessa persona (presenti contemporaneamente grazie a un paradosso
temporale o a una proiezione psichica non si sa)? La mattanza da serial killer della quale cade vittima Elvira è
davvero opera di una oscura forza esterna o peggio i mostri vanno cercati nell&#039;anima di Arturo e Sergio?
Interrogativi che non sta a noi sciogliere e che forse nessuno ? neanche l&#039;autore ? può sciogliere, ma che
rappresentano la spina dorsale del testo assieme alle considerazioni più o meno filosofiche che via via i
protagonisti propongono al lettore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Colloco qui la recensione di David Frati sulla mia pièce.</p>
<p>Pubblicato su Mangialibri (<a href="http://mangialibri.com" rel="nofollow ugc">http://mangialibri.com</a>)</p>
<p>La dimora unica</p>
<p>Due uomini in una grande stanza grigio piombo, dapprima buia poi illuminata da una impietosa luce bianca.<br />
L&#8217;uno ? Arturo ? è un sessantenne brizzolato, l&#8217;altro ? Sergio ? è una versione vent&#8217;anni più giovane del<br />
compagno di sventure. Perché sventure? Perché i due a quanto pare si sono rifugiati in quel luogo per<br />
sfuggire a un tremendo diluvio, un&#8217;inondazione che minaccia la sopravvivenza stessa del genere umano. Ma<br />
sarà davvero questa la verità? Mentre esplorano palmo a palmo la loro nuova spoglia dimora, i due si<br />
interrogano sul loro passato nebuloso, sulla loro identità e soprattutto sul loro futuro. Fino a quando<br />
l&#8217;apparizione di una figura femminile velta non li strappa alle loro elucubrazioni&#8230;<br />
Dopo il noir kafkiano di Delfi Sandro Dell&#8217;Orco pubblica un po&#8217; a sorpresa una breve ma suggestiva pièce<br />
teatrale. L&#8217;impianto drammaturgico è innegabilmente di derivazione e atmosfere beckettiane; l&#8217;approccio<br />
filosofico forse ricorda di più Sartre, ma comunque siamo dalle parti della grande tradizione esistenzialistasimbolista-<br />
fantastica del &#8216;900. Sin da subito appare infatti evidente che al centro dell&#8217;attenzione di Dell&#8217;Orco<br />
non c&#8217;è la vicenda strettamente intesa ? poco più che un mero pretesto ? ma piuttosto un sottotesto ricco di<br />
allusioni, richiami ed enigmi. Cosa è esattamente questa dimora (unica?) nella quale i protagonisti si svelano e<br />
nascondono in un gioco di trasparenze e dissolvenze? Una prigione o una tana? Un luogo dell&#8217;anima o un<br />
bunker? Il mood escatologico che aleggia sulle pagine rimanda a una apocalisse concreta o a un simbolo,<br />
magari un inganno? I due protagonisti ? l&#8217;uno doppelgänger più giovane dell&#8217;altro ? sono legati da vincoli di<br />
parentela o sono due aspetti della stessa persona (presenti contemporaneamente grazie a un paradosso<br />
temporale o a una proiezione psichica non si sa)? La mattanza da serial killer della quale cade vittima Elvira è<br />
davvero opera di una oscura forza esterna o peggio i mostri vanno cercati nell&#8217;anima di Arturo e Sergio?<br />
Interrogativi che non sta a noi sciogliere e che forse nessuno ? neanche l&#8217;autore ? può sciogliere, ma che<br />
rappresentano la spina dorsale del testo assieme alle considerazioni più o meno filosofiche che via via i<br />
protagonisti propongono al lettore.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Elio Matassi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/14/la-dimora-unica/#comment-125225</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elio Matassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 16:16:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si tratterà pure di un discorso intellettuale, ma non è separabile dall&#039;esperienza specifica della regia e della recitazione. Senza un chiarimento pregiudiziale (intellettuale), anche la ragia e la recitazione sarebbero prive della loro vita e autenticità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si tratterà pure di un discorso intellettuale, ma non è separabile dall&#8217;esperienza specifica della regia e della recitazione. Senza un chiarimento pregiudiziale (intellettuale), anche la ragia e la recitazione sarebbero prive della loro vita e autenticità.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alexia		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/14/la-dimora-unica/#comment-125223</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alexia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 15:30:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Veramente nella mia esperienza di attrice nella fition non mi sembra che c&#039;erano tutti questi problemi. Secondo me ve ne state facendo troppi. Cioè, se gli attori sono bravi e il regista pure, l&#039;importante è che lo spettacolo riesce. All&#039;autore che gliene importa del resto? Mi sembra che ormai si sta facendo solo un discorso intelletuale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Veramente nella mia esperienza di attrice nella fition non mi sembra che c&#8217;erano tutti questi problemi. Secondo me ve ne state facendo troppi. Cioè, se gli attori sono bravi e il regista pure, l&#8217;importante è che lo spettacolo riesce. All&#8217;autore che gliene importa del resto? Mi sembra che ormai si sta facendo solo un discorso intelletuale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sandro dell'orco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/14/la-dimora-unica/#comment-125099</link>

		<dc:creator><![CDATA[sandro dell'orco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 20:23:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cioè:

...a emendarli da sé ove sia il regista di se stesso, oppure lasciarli
 emendare dal regista, ove non lo sia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cioè:</p>
<p>&#8230;a emendarli da sé ove sia il regista di se stesso, oppure lasciarli<br />
 emendare dal regista, ove non lo sia.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sandro dell'orco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/14/la-dimora-unica/#comment-125098</link>

		<dc:creator><![CDATA[sandro dell'orco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 20:11:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Nevio

Torno adesso dalla manifestazione del No - Berlusconi day, che è andata benissimo. Se la mia lunga esperienza di sessantottino non m’inganna si è trattato di qualcosa di unico: piazza S.Giovanni era piena come negli anni settanta, e soprattutto – cosa abbastanza inedita – di giovani. Spero che contribuisca a cambiare le cose. Ma torniamo a noi.

Grazie del testo che ci sottoponi. Ti confesso che conosco Perriera solo come narratore, per cui non sono autorizzato a parlarne in questa sede: l’ultimo suo libro che ho letto mi pare sia stato “Delirium cordis” , nel 97 o giù di lì. Comunque, stando al pezzo che ci sottoponi mi pare di poter concordare con lui, e per gli stessi motivi per cui ho concordato ieri con Orsola Puecher. Entrambi valorizzano la pagina scritta, rilevandone però  la profonda differenza dalla sua concreta realizzazione, che può anche costringere l’autore a lottare contro il suo stesso testo. Perché un conto è far muovere i personaggi nel proprio cervello, e un conto sulle assi del palcoscenico. E dunque l’autore è tenuto ad emendare gli errori, le ridondanze, i passi falsi, o addirittura impossibili, che INEVITABILMENTE la sua onnipotenza fantastica gli ha fatto compiere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Nevio</p>
<p>Torno adesso dalla manifestazione del No &#8211; Berlusconi day, che è andata benissimo. Se la mia lunga esperienza di sessantottino non m’inganna si è trattato di qualcosa di unico: piazza S.Giovanni era piena come negli anni settanta, e soprattutto – cosa abbastanza inedita – di giovani. Spero che contribuisca a cambiare le cose. Ma torniamo a noi.</p>
<p>Grazie del testo che ci sottoponi. Ti confesso che conosco Perriera solo come narratore, per cui non sono autorizzato a parlarne in questa sede: l’ultimo suo libro che ho letto mi pare sia stato “Delirium cordis” , nel 97 o giù di lì. Comunque, stando al pezzo che ci sottoponi mi pare di poter concordare con lui, e per gli stessi motivi per cui ho concordato ieri con Orsola Puecher. Entrambi valorizzano la pagina scritta, rilevandone però  la profonda differenza dalla sua concreta realizzazione, che può anche costringere l’autore a lottare contro il suo stesso testo. Perché un conto è far muovere i personaggi nel proprio cervello, e un conto sulle assi del palcoscenico. E dunque l’autore è tenuto ad emendare gli errori, le ridondanze, i passi falsi, o addirittura impossibili, che INEVITABILMENTE la sua onnipotenza fantastica gli ha fatto compiere.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: nevio gambula		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/14/la-dimora-unica/#comment-125075</link>

		<dc:creator><![CDATA[nevio gambula]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 07:17:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Così, per sintetizzare cos’è, nella realtà, il rapporto testo-scena:

“Certo la pagina scritta non è (non può essere mai) la stessa cosa del teatro: il teatro è azione qui e ora, la scrittura è azione che può essere avvenuta o che può avvenire. In altre parole, la scrittura scenica è sempre un’epigrafe. Ne consegue che se il mio spettacolo è un labirinto, il mio teatro scritto è un criptogramma. Se dunque il mio spettatore ideale ha il cervello del navigatore (dell’esploratore), il mio lettore ideale ha il cervello dell’archeologo. Ho già detto altrove che il mio teatro somiglia, in senso laico, a una seduta spiritica. Posso aggiungere ora che il mio teatro scritto - con le sue minuziose didascalie, che non sono accessori ma forme dell’evento scritto - somiglia al libro nero della magia: contiene cioè le “istruzioni” e le “parole magiche” in grado di evocare, nel rito scenico, i fantasmi della coscienza e della storia. E certo ognuno sa che la seduta spiritica è cosa assai diversa dal libro nero. Se, quando metto in scena un mio testo, lavoro anche contro il testo, è perché sto cercando di rendere presenti e attivi i fantasmi fossilizzati nella scrittura. Ma senza una “scrittura scenica” non è possibile alcun vero teatro: perché il teatro è presentificazione di un evento misterioso “scritto - fossilizzato - nella mente di una civiltà. E la scrittura conserva a sua volta la possibilità di rivelare fisicamente (nello spettacolo) i profondi dilemmi di un’epoca e i dubbi vitali di tutte le epoche.”

Michele Perriera, regista e drammaturgo (e narratore)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Così, per sintetizzare cos’è, nella realtà, il rapporto testo-scena:</p>
<p>“Certo la pagina scritta non è (non può essere mai) la stessa cosa del teatro: il teatro è azione qui e ora, la scrittura è azione che può essere avvenuta o che può avvenire. In altre parole, la scrittura scenica è sempre un’epigrafe. Ne consegue che se il mio spettacolo è un labirinto, il mio teatro scritto è un criptogramma. Se dunque il mio spettatore ideale ha il cervello del navigatore (dell’esploratore), il mio lettore ideale ha il cervello dell’archeologo. Ho già detto altrove che il mio teatro somiglia, in senso laico, a una seduta spiritica. Posso aggiungere ora che il mio teatro scritto &#8211; con le sue minuziose didascalie, che non sono accessori ma forme dell’evento scritto &#8211; somiglia al libro nero della magia: contiene cioè le “istruzioni” e le “parole magiche” in grado di evocare, nel rito scenico, i fantasmi della coscienza e della storia. E certo ognuno sa che la seduta spiritica è cosa assai diversa dal libro nero. Se, quando metto in scena un mio testo, lavoro anche contro il testo, è perché sto cercando di rendere presenti e attivi i fantasmi fossilizzati nella scrittura. Ma senza una “scrittura scenica” non è possibile alcun vero teatro: perché il teatro è presentificazione di un evento misterioso “scritto &#8211; fossilizzato &#8211; nella mente di una civiltà. E la scrittura conserva a sua volta la possibilità di rivelare fisicamente (nello spettacolo) i profondi dilemmi di un’epoca e i dubbi vitali di tutte le epoche.”</p>
<p>Michele Perriera, regista e drammaturgo (e narratore)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sandro dell'orco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/14/la-dimora-unica/#comment-125072</link>

		<dc:creator><![CDATA[sandro dell'orco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 23:08:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Enough

Grazie per i progressi. Cosa vuoi, non siamo tutti così dotati. Io, benché sia l&#039;abc, ci ho messo una vita per arrivarci.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Enough</p>
<p>Grazie per i progressi. Cosa vuoi, non siamo tutti così dotati. Io, benché sia l&#8217;abc, ci ho messo una vita per arrivarci.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Enough		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/14/la-dimora-unica/#comment-125068</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enough]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 21:56:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=26293#comment-125068</guid>

					<description><![CDATA[&quot;Io ho solo riaffermato l’oggettività dell’opera d’arte, l’abc, il pilastro di ogni comprensione estetica&quot;

vedo che hai fatto progressi, Sandro. Condivido in pieno]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Io ho solo riaffermato l’oggettività dell’opera d’arte, l’abc, il pilastro di ogni comprensione estetica&#8221;</p>
<p>vedo che hai fatto progressi, Sandro. Condivido in pieno</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Enough		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/14/la-dimora-unica/#comment-125067</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enough]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 21:52:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=26293#comment-125067</guid>

					<description><![CDATA[&quot;Io ho solo riaffermato l’oggettività dell’opera d’arte, l’abc, il pilastro di ogni comprensione estetica.&quot;

vedo che hai fatto progressi, Sandro. Condivido e constimo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Io ho solo riaffermato l’oggettività dell’opera d’arte, l’abc, il pilastro di ogni comprensione estetica.&#8221;</p>
<p>vedo che hai fatto progressi, Sandro. Condivido e constimo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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