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	Commenti a: Balk Clubbing	</title>
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		Di: effeffe		</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 18:47:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[OT
io trovo affascinante il modo in cui la lingua italiana accolga i non italiani, anzi, per essere più precisi, nel modo in cui i non italiani accolgano la nostra  lingua.
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OT<br />
io trovo affascinante il modo in cui la lingua italiana accolga i non italiani, anzi, per essere più precisi, nel modo in cui i non italiani accolgano la nostra  lingua.<br />
effeffe</p>
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		Di: véronique vergé		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 17:08:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ringrazio Azra per la risposta. Ammiro la sua sincerità che è fondata sul dolore dell&#039;esperienza della guerra. Non ho conosciuto la guerra che come eco terribile. Ho solo provato orrore quando ho saputo che cosa è accaduto alle donne ( in ogni parte di questa guerra, le donne hanno subito orrore).
 Il problema è quando sei dall&#039;altro parte e che sei una ragazza, che hai l&#039;informazione su cose orribili e che non puoi agire.
E&#039; il sentimento di impotenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio Azra per la risposta. Ammiro la sua sincerità che è fondata sul dolore dell&#8217;esperienza della guerra. Non ho conosciuto la guerra che come eco terribile. Ho solo provato orrore quando ho saputo che cosa è accaduto alle donne ( in ogni parte di questa guerra, le donne hanno subito orrore).<br />
 Il problema è quando sei dall&#8217;altro parte e che sei una ragazza, che hai l&#8217;informazione su cose orribili e che non puoi agire.<br />
E&#8217; il sentimento di impotenza.</p>
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		Di: azra		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/20/balk-clubbing/#comment-124424</link>

		<dc:creator><![CDATA[azra]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 10:39:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lavoravo come fixer (uno o una che fa tutto) per i giornalisti stranieri per tre anni. Alcuni ci venivano senza minima conoscenza di cosa sta succedendo là. Potevo, tranquillamente, dirgli che si trattasse dei cowboy e indiani. Non pochi venivano perche raccontare la guerra in BiH portava al instante attenzione. Un giornalista spagnolo mi aveva detto che “grazie alla guerra in BiH aveva guadagnato per  comperare un Porsche”
Mi ricordo una TV italiana, non avevano una pallida idea, tranne che c’e la guerra, di cosa sta succedendo. Inoltre, insistevano che gli raccontassi mia storia privata, nonostante che gli avevo spiegato che quello portava un pericolo reale per me. Volevano la storia ad ogni costo. 
C’erano quelli che sula guerra in BiH scrivevano 500 chilometri lontano, cioè da Belgrado, oppure che sorseggiavano la grappa a Pale, roccaforte serba, con la figlia di Karadzic, e scrivevano come è la situazione in Sarajevo assediata.
Ancora oggi le trace di ignoranza o di indifferenza sia dei giornalisti che i politici seguono  la storia di guerra in BiH. Ad esempio che ”tutti sono colpevoli”, “si tratti di odi secolari”, “le parti coinvolte”, “le guerre tribali”. 
Questi stereotipi sono stati abbattuti (ma solo dopo la guerra, e chi gli legge oggi?) nei documenti del Tribunale D’Aia, delle Nazioni Unite, oppure con i documenti e testimonianze archiviate preso State Departement americano (una don a musulmana impichiatasi dopo di aver essere stuprata  “non era colpevole, non era esponente di un presunto odio secolare. Il suo atto disperato era la tipica reazione di qualcuno incapace di agire anche solo in autodifesa”. 
Oggi leggiamo nei vari libri, la verità. Ultimissimo è il libro di Tylora Brancha &quot;Clinton Tapes”, Simon &#038; Shuster, 2009) dove autore scrive che l’ex presidente francese François  Mitterand si opponeva  ad aiutare la BiH, perche “un paese musulmano non appartiene all’Europa”. Dalle affermazioni del genere risultavano i stereotipi che aiutavano agli politici di evitare ad aiutare la BiH, e i giornalisti citavano i politici.
I danno è già stato fato, oggi quando i lettori reagiscono a quello che scrivo, ancora oggi usano “i fati” del ministero di propaganda di Serbia di Milosevic.  
Rari sono i giornalisti  come americano Davi Reiff che nell’introduzione del suo ormai classico libro sulla guerra in BiH  “The slaughterhouse, La Bosnia e il fallimento dell’Occidente”  che  è arrivato i n Bosnia senza sapere niente, per scoprire che non si tratti del conflitto ma di mattatoio.
Mi ricordo ancora oggi il ministro italiano dell’epoca che veniva ad aiutarci facendo la parte dei diplomatici europei. Lo ricordo non per quello che aveva fato, ma per i rapporti nei giornali che quello si divertita nei vari disco club, quando non faceva le trattative. Oppure Lord Carrington inglese, che partecipava alle aste di antiquariato, e  “già-che-ci-siamo” dava interviste ali giornalisti, cosi tanto lo interessava la BiH. 
Oppure i diplomatico norvegese Thorvald Stoltenberg che diceva che “i musulmani sono di origine serbi”, ripeteva quello che sostenevano i criminali come Radova Karadzic o Biljana Plavsic, e cosi lui stesso ha contribuito all’esito tragico di guerra in BiH. Gli esempi sono tanti e ci vuole un libro per elencare tutto e tutti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lavoravo come fixer (uno o una che fa tutto) per i giornalisti stranieri per tre anni. Alcuni ci venivano senza minima conoscenza di cosa sta succedendo là. Potevo, tranquillamente, dirgli che si trattasse dei cowboy e indiani. Non pochi venivano perche raccontare la guerra in BiH portava al instante attenzione. Un giornalista spagnolo mi aveva detto che “grazie alla guerra in BiH aveva guadagnato per  comperare un Porsche”<br />
Mi ricordo una TV italiana, non avevano una pallida idea, tranne che c’e la guerra, di cosa sta succedendo. Inoltre, insistevano che gli raccontassi mia storia privata, nonostante che gli avevo spiegato che quello portava un pericolo reale per me. Volevano la storia ad ogni costo.<br />
C’erano quelli che sula guerra in BiH scrivevano 500 chilometri lontano, cioè da Belgrado, oppure che sorseggiavano la grappa a Pale, roccaforte serba, con la figlia di Karadzic, e scrivevano come è la situazione in Sarajevo assediata.<br />
Ancora oggi le trace di ignoranza o di indifferenza sia dei giornalisti che i politici seguono  la storia di guerra in BiH. Ad esempio che ”tutti sono colpevoli”, “si tratti di odi secolari”, “le parti coinvolte”, “le guerre tribali”.<br />
Questi stereotipi sono stati abbattuti (ma solo dopo la guerra, e chi gli legge oggi?) nei documenti del Tribunale D’Aia, delle Nazioni Unite, oppure con i documenti e testimonianze archiviate preso State Departement americano (una don a musulmana impichiatasi dopo di aver essere stuprata  “non era colpevole, non era esponente di un presunto odio secolare. Il suo atto disperato era la tipica reazione di qualcuno incapace di agire anche solo in autodifesa”.<br />
Oggi leggiamo nei vari libri, la verità. Ultimissimo è il libro di Tylora Brancha &#8220;Clinton Tapes”, Simon &amp; Shuster, 2009) dove autore scrive che l’ex presidente francese François  Mitterand si opponeva  ad aiutare la BiH, perche “un paese musulmano non appartiene all’Europa”. Dalle affermazioni del genere risultavano i stereotipi che aiutavano agli politici di evitare ad aiutare la BiH, e i giornalisti citavano i politici.<br />
I danno è già stato fato, oggi quando i lettori reagiscono a quello che scrivo, ancora oggi usano “i fati” del ministero di propaganda di Serbia di Milosevic.<br />
Rari sono i giornalisti  come americano Davi Reiff che nell’introduzione del suo ormai classico libro sulla guerra in BiH  “The slaughterhouse, La Bosnia e il fallimento dell’Occidente”  che  è arrivato i n Bosnia senza sapere niente, per scoprire che non si tratti del conflitto ma di mattatoio.<br />
Mi ricordo ancora oggi il ministro italiano dell’epoca che veniva ad aiutarci facendo la parte dei diplomatici europei. Lo ricordo non per quello che aveva fato, ma per i rapporti nei giornali che quello si divertita nei vari disco club, quando non faceva le trattative. Oppure Lord Carrington inglese, che partecipava alle aste di antiquariato, e  “già-che-ci-siamo” dava interviste ali giornalisti, cosi tanto lo interessava la BiH.<br />
Oppure i diplomatico norvegese Thorvald Stoltenberg che diceva che “i musulmani sono di origine serbi”, ripeteva quello che sostenevano i criminali come Radova Karadzic o Biljana Plavsic, e cosi lui stesso ha contribuito all’esito tragico di guerra in BiH. Gli esempi sono tanti e ci vuole un libro per elencare tutto e tutti.</p>
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		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/20/balk-clubbing/#comment-124356</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 14:57:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;articolo è interessante ma mi sento a disaggio, quando il giornalismo è pensato come viaggio turistico, mi sembra la critica esagerata. credo che la parte occidentale ha visto gli orrori. C&#039;è testimonianza delle donne violentate che è arrivata nel cuore delle donne dell&#039;occidente. E mi rammenta la paura, perché la ferita nel Balkan, frontiera dolorosa, frontiera che parla alla nostra memoria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;articolo è interessante ma mi sento a disaggio, quando il giornalismo è pensato come viaggio turistico, mi sembra la critica esagerata. credo che la parte occidentale ha visto gli orrori. C&#8217;è testimonianza delle donne violentate che è arrivata nel cuore delle donne dell&#8217;occidente. E mi rammenta la paura, perché la ferita nel Balkan, frontiera dolorosa, frontiera che parla alla nostra memoria.</p>
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