<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Caro Papà	</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/30/caro-papa/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/30/caro-papa/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 07 Dec 2009 21:48:39 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
	<item>
		<title>
		Di: Gertrude Casalinga Per Forza (senza Italia)		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/30/caro-papa/#comment-125168</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gertrude Casalinga Per Forza (senza Italia)]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 21:48:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=26926#comment-125168</guid>

					<description><![CDATA[Papino caro, 

solo per dirti che è stata già aggiornata la tua biografia su wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Luigi_Celli):

“Il 30 novembre 2009 è autore di una discussa lettera indirizzata al figlio Mattia e pubblicata sul quotidiano La Repubblica, [...] mentre il 3 dicembre dello stesso anno presenta il suo nuovo libro Coraggio, Don Abbondio”...

Ed è da quel giorno che ancora si parla di te... Bravo, bravo, papino!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Papino caro, </p>
<p>solo per dirti che è stata già aggiornata la tua biografia su wikipedia (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Luigi_Celli" rel="nofollow ugc">http://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Luigi_Celli</a>):</p>
<p>“Il 30 novembre 2009 è autore di una discussa lettera indirizzata al figlio Mattia e pubblicata sul quotidiano La Repubblica, [&#8230;] mentre il 3 dicembre dello stesso anno presenta il suo nuovo libro Coraggio, Don Abbondio”&#8230;</p>
<p>Ed è da quel giorno che ancora si parla di te&#8230; Bravo, bravo, papino!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: beppe s.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/30/caro-papa/#comment-125139</link>

		<dc:creator><![CDATA[beppe s.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 20:32:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=26926#comment-125139</guid>

					<description><![CDATA[caro piero, sono contento di avere letto (e che tu hai scritto) questo pezzo. grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro piero, sono contento di avere letto (e che tu hai scritto) questo pezzo. grazie.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Nicola Cocco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/30/caro-papa/#comment-125118</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicola Cocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 10:46:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=26926#comment-125118</guid>

					<description><![CDATA[(da http://circolopasolini.splinder.com/ )

Caro Papà,

ho aspettato un po&#039; che la polvere e il trambusto si posassero, prima di abbozzare una risposta alla tua lettera. Ora, dopo le parole dei quasi-nobel e delle quasi-puttane d&#039;ogni rango ed età, ti scrivo io. Ti scrivono i miei occhi e i ventisei anni che già pesano nei loro bulbi, e i chissà quanti che già pesano tra i miei lobi cerebrali.

Tu mi dici “parti”, anzi, “prendi la strada dell&#039;estero”, con quel gusto della perifrasi che ami tanto per indorare la pillola; e poi mi dici che tanto sai che non gliela darò vinta, con la retorica che vi siete insegnati in università o in azienda; e che non sai se preoccuparti o rallegrarti di ciò. E poi glossi e ritratti, come ogni politico che si rispetti, e allora mi rendo conto di quanto ferocemente e teneramente “politica” fosse la tua lettera.

Perché ti giuro, all&#039;inizio, quasi divertito, le tue parole mi avevano suggerito questo quadro: immaginati Roma, primi secoli dopo cristo; un attila a mezzo chilometro che gozzoviglia; senatori in tunica lisa, che piangono dopo avergli permesso di entrare in città e scorrazzare; e tra questi tu che, tossendo ancora per il fumo, mi dici: “Figlio mio, parti”. E solo ora mi rendo conto di quanto ferocemente ed ingenuamente “politica” sia stata questa prima impressione.

So che con te le metafore non funzionano, sei un uomo pragmatico, hai costruito tutto con la fatica delle mani e del cervello, e l&#039;unica arte che stimi è quella del compromesso, non certo quella dell&#039;immaginazione. Parliamo tra “uomini”, allora, come piace fare a te, pugni stretti e nervi tesi dietro una calma apparente, niente parole facili da lettera aperta.

Tu dici cose vere, amaramente sacrosante; chi potrebbe smentire la tua disamina dello stato degradato del Paese? Solo gli ipocriti e gli indifferenti.

Il problema, caro Papà, è che, mentre mi arrovellavo su cosa risponderti, ho maturato finalmente una mezza certezza (hai presente le “certezze”, quelle che non avete saputo darci, a parte la “sicurezza economica”, almeno per i più fortunati...). Questa: tu non puoi dire quelle cose vere amaramente sacrosante, non puoi lamentarti dello stato delle cose, non puoi consigliarmi su quale angolo del mondo andare a sbattere il muso.

Perché?

I perché li sai, passi la vita a fingere di fabbricare perché (o, peggio ancora, risposte ai perché di turno).

Perché sei uno dei complici della generazione che lascia ai figli un mondo peggiore. Certo, con internet a 24 Mbps e qualche betabloccante in più, ma un mondo peggiore, senz&#039;altro, una vita peggiore.

“Ma” - dirai - “io ci ho provato a migliorare le cose, ho costruito una famiglia cui non faccio mancare nulla, ho anche cercato di lottare contro la disillusione...”. E&#039; vero, nessuno lo nega, e hai pieno possesso del passato. Ma non puoi dire altro sul presente, tanto meno sul futuro.

Ecco, hai perso il diritto di esprimerti sul mio futuro.

Perché?

Eh, perché. Perché attila è lì che guarda porno su un portatile.

Dimenticavo, niente metafore.

Forse, semplicemente perché non voglio e non posso odiarti.

Papà, io resto. E parto. E torno. E a volte te lo dirò, ma spesso non ne saprai più di tanto. Non mi toccano le parole di chi parla di mondo globalizzato e dell&#039;america a poche ore di volo, e a chissà quante migliaia di euro di vita. E quanti quintali di difficoltà, per chi parte con le spalle scoperte.

Io guardo e vivo gli occhi dei miei coetanei, di quelli non privilegiati che, semplicemente, non possono. Non possono partire, parlare, spesso neanche restare.

Forse ti avevo raccontato di un sogno ricorrente, o probabilmente no: cosa avrei fatto sessantaquattro anni fa, in una nebbia padana anche più densa e cattiva, urla tedesche nell&#039;aria e i morti per lo più fuori dagli obitori, cosa avrei fatto? mi sarei rinchiuso in un casale a finire di preparare gli esami per una qualche laurea? avrei preso un treno per la svizzera? avrei raggiunto in collina quelli che si erano stancati di “non potere”?

Lo so: che discorsi, che paragoni infantili.

Però, Papà, ora avverto davvero di essere cresciuto, non proprio come avresti voluto tu, e vabbe&#039;, però sono cresciuto. E quando tutto scricchiola, quando l&#039;acqua è alta; quanto più c&#039;è bisogno di braccia e cervelli; beh, la mia nuova acerba maturità mi dice che, in questi casi, non si parte. Non si scappa.

E che si fa?

Ci si stanca. Ci si stanca di “non potere”.

“Voi” (il contrasto generazionale, Papà, lo ricordi?) avete avuto una grande opportunità, l&#039;avete conquistata a denti stretti, avete avuto padri e fratelli maggiori immensi. Avete sprecato tutto nel fumo di qualche spinello, o di una carriera assicurata.

“Noi”? Noi a volte ci sorprendiamo ad aver nostalgia di un passato neanche mai vissuto, il vostro forse, “dovevamo nascere nel &#039;49” “eh, già”, ci diciamo.

Insomma, Papà, se propria hai voglia di parlare di partenze, soste, residenze, pensa alle impronte dei tuoi piedi. Vedrai, anche attila applaudirà alle tue lettere, e con lui gli altri epigoni di bach e dell&#039;arte della fuga, per usare la tua dotta ironia.

Io vedo le stesse macerie e respiro la stessa polvere che vedi e respiri tu. Ma io non sono ancora macerie, né polvere.

“Restare” e “resistere”: per me ora sono due parole e due concetti troppo simili.

C&#039;è troppo da fare, c&#039;è da combattere il silenzio, il razzismo e le mafie, ci sono da combattere le noie e l&#039;happy-hour e il cerone; e il dolore, e la paura della paura, e i dinosauri incravattati. Ci sono da difendere i fiori e la musica e le parole, e il diritto di scegliersi il “dove” e il “per chi” sfibrarsi i muscoli; e c&#039;è da difendere il coraggio quotidiano e l&#039;umiltà di chi comunque va avanti, anche senza tempo o soldi per pensare parole di partenza o di fuga.

C&#039;è da combattere anche per voi, da difendere anche per voi.

Buon viaggio, Papà, may you stay forever young.

Con affetto,

tuo figlio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(da <a href="http://circolopasolini.splinder.com/" rel="nofollow ugc">http://circolopasolini.splinder.com/</a> )</p>
<p>Caro Papà,</p>
<p>ho aspettato un po&#8217; che la polvere e il trambusto si posassero, prima di abbozzare una risposta alla tua lettera. Ora, dopo le parole dei quasi-nobel e delle quasi-puttane d&#8217;ogni rango ed età, ti scrivo io. Ti scrivono i miei occhi e i ventisei anni che già pesano nei loro bulbi, e i chissà quanti che già pesano tra i miei lobi cerebrali.</p>
<p>Tu mi dici “parti”, anzi, “prendi la strada dell&#8217;estero”, con quel gusto della perifrasi che ami tanto per indorare la pillola; e poi mi dici che tanto sai che non gliela darò vinta, con la retorica che vi siete insegnati in università o in azienda; e che non sai se preoccuparti o rallegrarti di ciò. E poi glossi e ritratti, come ogni politico che si rispetti, e allora mi rendo conto di quanto ferocemente e teneramente “politica” fosse la tua lettera.</p>
<p>Perché ti giuro, all&#8217;inizio, quasi divertito, le tue parole mi avevano suggerito questo quadro: immaginati Roma, primi secoli dopo cristo; un attila a mezzo chilometro che gozzoviglia; senatori in tunica lisa, che piangono dopo avergli permesso di entrare in città e scorrazzare; e tra questi tu che, tossendo ancora per il fumo, mi dici: “Figlio mio, parti”. E solo ora mi rendo conto di quanto ferocemente ed ingenuamente “politica” sia stata questa prima impressione.</p>
<p>So che con te le metafore non funzionano, sei un uomo pragmatico, hai costruito tutto con la fatica delle mani e del cervello, e l&#8217;unica arte che stimi è quella del compromesso, non certo quella dell&#8217;immaginazione. Parliamo tra “uomini”, allora, come piace fare a te, pugni stretti e nervi tesi dietro una calma apparente, niente parole facili da lettera aperta.</p>
<p>Tu dici cose vere, amaramente sacrosante; chi potrebbe smentire la tua disamina dello stato degradato del Paese? Solo gli ipocriti e gli indifferenti.</p>
<p>Il problema, caro Papà, è che, mentre mi arrovellavo su cosa risponderti, ho maturato finalmente una mezza certezza (hai presente le “certezze”, quelle che non avete saputo darci, a parte la “sicurezza economica”, almeno per i più fortunati&#8230;). Questa: tu non puoi dire quelle cose vere amaramente sacrosante, non puoi lamentarti dello stato delle cose, non puoi consigliarmi su quale angolo del mondo andare a sbattere il muso.</p>
<p>Perché?</p>
<p>I perché li sai, passi la vita a fingere di fabbricare perché (o, peggio ancora, risposte ai perché di turno).</p>
<p>Perché sei uno dei complici della generazione che lascia ai figli un mondo peggiore. Certo, con internet a 24 Mbps e qualche betabloccante in più, ma un mondo peggiore, senz&#8217;altro, una vita peggiore.</p>
<p>“Ma” &#8211; dirai &#8211; “io ci ho provato a migliorare le cose, ho costruito una famiglia cui non faccio mancare nulla, ho anche cercato di lottare contro la disillusione&#8230;”. E&#8217; vero, nessuno lo nega, e hai pieno possesso del passato. Ma non puoi dire altro sul presente, tanto meno sul futuro.</p>
<p>Ecco, hai perso il diritto di esprimerti sul mio futuro.</p>
<p>Perché?</p>
<p>Eh, perché. Perché attila è lì che guarda porno su un portatile.</p>
<p>Dimenticavo, niente metafore.</p>
<p>Forse, semplicemente perché non voglio e non posso odiarti.</p>
<p>Papà, io resto. E parto. E torno. E a volte te lo dirò, ma spesso non ne saprai più di tanto. Non mi toccano le parole di chi parla di mondo globalizzato e dell&#8217;america a poche ore di volo, e a chissà quante migliaia di euro di vita. E quanti quintali di difficoltà, per chi parte con le spalle scoperte.</p>
<p>Io guardo e vivo gli occhi dei miei coetanei, di quelli non privilegiati che, semplicemente, non possono. Non possono partire, parlare, spesso neanche restare.</p>
<p>Forse ti avevo raccontato di un sogno ricorrente, o probabilmente no: cosa avrei fatto sessantaquattro anni fa, in una nebbia padana anche più densa e cattiva, urla tedesche nell&#8217;aria e i morti per lo più fuori dagli obitori, cosa avrei fatto? mi sarei rinchiuso in un casale a finire di preparare gli esami per una qualche laurea? avrei preso un treno per la svizzera? avrei raggiunto in collina quelli che si erano stancati di “non potere”?</p>
<p>Lo so: che discorsi, che paragoni infantili.</p>
<p>Però, Papà, ora avverto davvero di essere cresciuto, non proprio come avresti voluto tu, e vabbe&#8217;, però sono cresciuto. E quando tutto scricchiola, quando l&#8217;acqua è alta; quanto più c&#8217;è bisogno di braccia e cervelli; beh, la mia nuova acerba maturità mi dice che, in questi casi, non si parte. Non si scappa.</p>
<p>E che si fa?</p>
<p>Ci si stanca. Ci si stanca di “non potere”.</p>
<p>“Voi” (il contrasto generazionale, Papà, lo ricordi?) avete avuto una grande opportunità, l&#8217;avete conquistata a denti stretti, avete avuto padri e fratelli maggiori immensi. Avete sprecato tutto nel fumo di qualche spinello, o di una carriera assicurata.</p>
<p>“Noi”? Noi a volte ci sorprendiamo ad aver nostalgia di un passato neanche mai vissuto, il vostro forse, “dovevamo nascere nel &#8217;49” “eh, già”, ci diciamo.</p>
<p>Insomma, Papà, se propria hai voglia di parlare di partenze, soste, residenze, pensa alle impronte dei tuoi piedi. Vedrai, anche attila applaudirà alle tue lettere, e con lui gli altri epigoni di bach e dell&#8217;arte della fuga, per usare la tua dotta ironia.</p>
<p>Io vedo le stesse macerie e respiro la stessa polvere che vedi e respiri tu. Ma io non sono ancora macerie, né polvere.</p>
<p>“Restare” e “resistere”: per me ora sono due parole e due concetti troppo simili.</p>
<p>C&#8217;è troppo da fare, c&#8217;è da combattere il silenzio, il razzismo e le mafie, ci sono da combattere le noie e l&#8217;happy-hour e il cerone; e il dolore, e la paura della paura, e i dinosauri incravattati. Ci sono da difendere i fiori e la musica e le parole, e il diritto di scegliersi il “dove” e il “per chi” sfibrarsi i muscoli; e c&#8217;è da difendere il coraggio quotidiano e l&#8217;umiltà di chi comunque va avanti, anche senza tempo o soldi per pensare parole di partenza o di fuga.</p>
<p>C&#8217;è da combattere anche per voi, da difendere anche per voi.</p>
<p>Buon viaggio, Papà, may you stay forever young.</p>
<p>Con affetto,</p>
<p>tuo figlio</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: matteo ciucci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/30/caro-papa/#comment-125093</link>

		<dc:creator><![CDATA[matteo ciucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 17:53:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=26926#comment-125093</guid>

					<description><![CDATA[Concordo con Piero.

Credo che chi scriva una lettera come quella di Celli, trovandosi temporaneamente in una posizione di privilegio, ha certamente la possibilità di denunciare lo stato delle cose, ma anche il dovere di proporre possibili miglioramenti e soprattutto, accidenti, i mezzi e l&#039;irripetibile opportunità - e quindi la responsabilità - per farlo. 

Il tema, tra l&#039;altro, non è banale: introdurre una norma dello statuto della RAI - azienda pubblica - che impedisca ai parenti di chi vi lavora di essere assunti nella stessa (il caso Angela, dove il passaggio di consegne è avvenuto senza che nessuno dicesse nulla, è lampante) potrebbe essere un passo verso la soluzione del problema, anche se in alcune situazioni potrebbe risultare un pò troppo drastico, visto che non si dovrebbe per principio impedire ai figli di seguire le orme dei padri. Solo impedire i vantaggi che ne derivano.

Se Celli volesse agire attivamente in questa direzione, dovrebbe RISCHIARE un pò del proprio potere, usando i mezzi che l&#039;azienda gli ha messo a disposizione per provare a migliorare lo stato delle cose, almeno in rai. Altrimenti, lo ringrazio per lo sfogo pubblico, ma non mi faccio abbindolare. Celli invece si limita a pubblicare una lettera aperta al proprio figlio che, nella sostanza, non cambia un accidenti di nulla a parte produrre la solita scia di costernazioni, indignazioni e impegni che si concludono alla fine con un digitoso gettare la spugna da parte di chi denuncia il pericoloso stato di degrado.

Il problema è però generale. Ogni volta che mi capita di leggere queste invettive di qualunque genere sulle pagine di un grande quotidiano, ho sempre la medesima sensazione: 
1. l&#039;invettiva è corretta, ma ogni volta la critica al sistema giunge da posizioni ipocrite;
2. queste posizioni sono tuttavia le uniche che possono permettere alla critica di esprimersi.

Questa condizione è ovviamente la più forte garanzia di stabilità dello stato attuale di cose: il sistema in cui le pietre non vengono mai scagliate è quello che sterilizza la possibilità di farlo lasciando aperte solo posizioni ipocrite. Gli esempi abbondano. La chiesa critica la povertà del mondo, ma amminstra proprietà enormi. Lo scrittore di successo denuncia il predominio del sistema di distribuzione sulla sua libertà creativa, ma se ne serve. Il consigliere regionale (di sinistra, quello di destra non si pone neppure il problema) spiega al cococo/pro quanto sia difficile vivere con mille euro, ma campa con uno stipendio dieci volte superiore. La trasmissione televisiva di cultura invita alla lettura, ma il circuito è sempre quello. 

Eppure è cosa nota che Celli non sia un bieco reazionario. Tutt&#039;altro. E che non sia colpa sua se è riuscito a fare carriera. Che dire, quindi? La cosa più terribile di tutto questo meccanismo consumistico di denuncia (bisogno/soddisfazione/nausea) è però il suo risultato finale: chiunque legga la lettera di Celli, sapendo che questa giunge da una persona che ancora per lo meno si indigna di fronte al degrado dello stato di cose, assimila alla fine ANCHE il profondo messaggio di stabilità del sistema. Che dice alla nuova generazione (come ricorda alla vecchia): non provateci, o vi romperete le ossa così come se le sono rotte i vostri padri.

In più, la polemica si giustifica persino economicamente: chi parla non guadagna visibilità? Il quotidiano che la pubblica, sapendo di toccare un nervo scoperto, non incrementa il numero di copie che vende? Chi aderisce al codazzo di commenti - me compreso - non cavalca l&#039;onda della polemica per un tornaconto personale? Quindi Celli, con la sua lettera di denuncia che non cambia un accidenti di nulla, ha forse alla fine quasi ragione. Che potrebbe fare di più di così? A non far nulla, non dimostra certo di essere un eroe, ma neppure la gente comune lo è. Dunque?

Dunque: ascoltiamoci l&#039;ennesima denuncia su quanto siamo corrotti e stringiamo i denti, in attesa di qualcuno più forte di Celli - che potremmo essere anche noi, nel piccolo delle nostre vite, ovviamente ad un livello più ridotto - che abbia la forza di opporsi a questo stato di cose.  A me personalmente, alla fine rimane solo la delusione e la rabbia di aver visto un&#039;altra buona occasione per migliorare le cose, in mano a gente in gamba, andare sprecata nell&#039;ennesima sterile lettera aperta a qualche quotidiano nazionale.

N.B: In merito alla polemica sollevata, mi permetto di aggiungere per esperienza personale che vivere all&#039;estero non è la soluzione a tutti i mali propri e dell&#039;Italia. I problemi che si aprono quando si salta da una cultura ad un&#039;altra che non sia troppo simile a quella originaria sono, a chi non ha mai vissuto l&#039;esperienza, difficilmente riassumibili. Quanto al nepotismo, questo esiste anche all&#039;estero, ma viene notato soltanto dopo alcuni anni, quando, superata la fase di illusione di aver scovato una società migliore, si ritorna a fare i conti con ciò che si credeva non esistesse altrove.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con Piero.</p>
<p>Credo che chi scriva una lettera come quella di Celli, trovandosi temporaneamente in una posizione di privilegio, ha certamente la possibilità di denunciare lo stato delle cose, ma anche il dovere di proporre possibili miglioramenti e soprattutto, accidenti, i mezzi e l&#8217;irripetibile opportunità &#8211; e quindi la responsabilità &#8211; per farlo. </p>
<p>Il tema, tra l&#8217;altro, non è banale: introdurre una norma dello statuto della RAI &#8211; azienda pubblica &#8211; che impedisca ai parenti di chi vi lavora di essere assunti nella stessa (il caso Angela, dove il passaggio di consegne è avvenuto senza che nessuno dicesse nulla, è lampante) potrebbe essere un passo verso la soluzione del problema, anche se in alcune situazioni potrebbe risultare un pò troppo drastico, visto che non si dovrebbe per principio impedire ai figli di seguire le orme dei padri. Solo impedire i vantaggi che ne derivano.</p>
<p>Se Celli volesse agire attivamente in questa direzione, dovrebbe RISCHIARE un pò del proprio potere, usando i mezzi che l&#8217;azienda gli ha messo a disposizione per provare a migliorare lo stato delle cose, almeno in rai. Altrimenti, lo ringrazio per lo sfogo pubblico, ma non mi faccio abbindolare. Celli invece si limita a pubblicare una lettera aperta al proprio figlio che, nella sostanza, non cambia un accidenti di nulla a parte produrre la solita scia di costernazioni, indignazioni e impegni che si concludono alla fine con un digitoso gettare la spugna da parte di chi denuncia il pericoloso stato di degrado.</p>
<p>Il problema è però generale. Ogni volta che mi capita di leggere queste invettive di qualunque genere sulle pagine di un grande quotidiano, ho sempre la medesima sensazione:<br />
1. l&#8217;invettiva è corretta, ma ogni volta la critica al sistema giunge da posizioni ipocrite;<br />
2. queste posizioni sono tuttavia le uniche che possono permettere alla critica di esprimersi.</p>
<p>Questa condizione è ovviamente la più forte garanzia di stabilità dello stato attuale di cose: il sistema in cui le pietre non vengono mai scagliate è quello che sterilizza la possibilità di farlo lasciando aperte solo posizioni ipocrite. Gli esempi abbondano. La chiesa critica la povertà del mondo, ma amminstra proprietà enormi. Lo scrittore di successo denuncia il predominio del sistema di distribuzione sulla sua libertà creativa, ma se ne serve. Il consigliere regionale (di sinistra, quello di destra non si pone neppure il problema) spiega al cococo/pro quanto sia difficile vivere con mille euro, ma campa con uno stipendio dieci volte superiore. La trasmissione televisiva di cultura invita alla lettura, ma il circuito è sempre quello. </p>
<p>Eppure è cosa nota che Celli non sia un bieco reazionario. Tutt&#8217;altro. E che non sia colpa sua se è riuscito a fare carriera. Che dire, quindi? La cosa più terribile di tutto questo meccanismo consumistico di denuncia (bisogno/soddisfazione/nausea) è però il suo risultato finale: chiunque legga la lettera di Celli, sapendo che questa giunge da una persona che ancora per lo meno si indigna di fronte al degrado dello stato di cose, assimila alla fine ANCHE il profondo messaggio di stabilità del sistema. Che dice alla nuova generazione (come ricorda alla vecchia): non provateci, o vi romperete le ossa così come se le sono rotte i vostri padri.</p>
<p>In più, la polemica si giustifica persino economicamente: chi parla non guadagna visibilità? Il quotidiano che la pubblica, sapendo di toccare un nervo scoperto, non incrementa il numero di copie che vende? Chi aderisce al codazzo di commenti &#8211; me compreso &#8211; non cavalca l&#8217;onda della polemica per un tornaconto personale? Quindi Celli, con la sua lettera di denuncia che non cambia un accidenti di nulla, ha forse alla fine quasi ragione. Che potrebbe fare di più di così? A non far nulla, non dimostra certo di essere un eroe, ma neppure la gente comune lo è. Dunque?</p>
<p>Dunque: ascoltiamoci l&#8217;ennesima denuncia su quanto siamo corrotti e stringiamo i denti, in attesa di qualcuno più forte di Celli &#8211; che potremmo essere anche noi, nel piccolo delle nostre vite, ovviamente ad un livello più ridotto &#8211; che abbia la forza di opporsi a questo stato di cose.  A me personalmente, alla fine rimane solo la delusione e la rabbia di aver visto un&#8217;altra buona occasione per migliorare le cose, in mano a gente in gamba, andare sprecata nell&#8217;ennesima sterile lettera aperta a qualche quotidiano nazionale.</p>
<p>N.B: In merito alla polemica sollevata, mi permetto di aggiungere per esperienza personale che vivere all&#8217;estero non è la soluzione a tutti i mali propri e dell&#8217;Italia. I problemi che si aprono quando si salta da una cultura ad un&#8217;altra che non sia troppo simile a quella originaria sono, a chi non ha mai vissuto l&#8217;esperienza, difficilmente riassumibili. Quanto al nepotismo, questo esiste anche all&#8217;estero, ma viene notato soltanto dopo alcuni anni, quando, superata la fase di illusione di aver scovato una società migliore, si ritorna a fare i conti con ciò che si credeva non esistesse altrove.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: johnny doe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/30/caro-papa/#comment-124997</link>

		<dc:creator><![CDATA[johnny doe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 14:50:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=26926#comment-124997</guid>

					<description><![CDATA[x carmelo
Il pretesto retorico della lettera non è l&#039;invettiva,fuori luogo per uno che ha fatto parte fino al midollo del bordello che viene pateticamente illustrando.Non ne ha i titoli e non è nemmeno il solito pentito.Poverino!
L&#039;unico pretesto è di accreditarsi verso possibili nuovi padroni del vapore,per dire ci sono anch&#039;io nel mazzo.Tenetemi presente.Ma chi vuol incantare questo chiagne e fotte? E&#039; semplicemente ridicolo.Che c&#039;entra il Papi in tutto cio? Qua si parla solo di un ipocrita che vuol rifarsi una verginità scrivendo cose da strappalacrime coccodrillesche che nemmeno il peggior romanzo d&#039;appendice tollererebbe.
Ma come fate ad esser così ingenui ?Addirittura c&#039;è gente che si commuove per queste tartuferie.
Sorrentino ha usato il fioretto,ma il succo è questo.
Ripeto,l&#039;unico sputtanato in questa storia è il figlio,alquanto imbarazzato quando richiesto di commentare la vicenda, e a ragione.
Quanto a Celli padre,invece di invitare il figlio ad andarsene,dovrebbe togliersi lui dai coglioni,così ci riaparmierebbe altri danni oltre quelli già fatti in passato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>x carmelo<br />
Il pretesto retorico della lettera non è l&#8217;invettiva,fuori luogo per uno che ha fatto parte fino al midollo del bordello che viene pateticamente illustrando.Non ne ha i titoli e non è nemmeno il solito pentito.Poverino!<br />
L&#8217;unico pretesto è di accreditarsi verso possibili nuovi padroni del vapore,per dire ci sono anch&#8217;io nel mazzo.Tenetemi presente.Ma chi vuol incantare questo chiagne e fotte? E&#8217; semplicemente ridicolo.Che c&#8217;entra il Papi in tutto cio? Qua si parla solo di un ipocrita che vuol rifarsi una verginità scrivendo cose da strappalacrime coccodrillesche che nemmeno il peggior romanzo d&#8217;appendice tollererebbe.<br />
Ma come fate ad esser così ingenui ?Addirittura c&#8217;è gente che si commuove per queste tartuferie.<br />
Sorrentino ha usato il fioretto,ma il succo è questo.<br />
Ripeto,l&#8217;unico sputtanato in questa storia è il figlio,alquanto imbarazzato quando richiesto di commentare la vicenda, e a ragione.<br />
Quanto a Celli padre,invece di invitare il figlio ad andarsene,dovrebbe togliersi lui dai coglioni,così ci riaparmierebbe altri danni oltre quelli già fatti in passato.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sebastian76		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/30/caro-papa/#comment-124991</link>

		<dc:creator><![CDATA[sebastian76]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 11:05:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=26926#comment-124991</guid>

					<description><![CDATA[Celli ha ragione su tutta la linea, concordo con Michele Monina che considera la laurea del figlio come un pretesto retorico per la scrittura di una invettiva circa la gelida immobilità della società italiana di oggi. Invece l&#039;articolo di Sorrentino è fuori luogo, guarda al dito che punta la luna e non alla luna. Dei fatti personali di Celli junior possiamo legittimamente non interessarci, ma la paralisi che Celli senior denuncia usando Celli junior come pretesto è il pantano di mastice nel quale ci dibattiamo con sempre minor vigore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Celli ha ragione su tutta la linea, concordo con Michele Monina che considera la laurea del figlio come un pretesto retorico per la scrittura di una invettiva circa la gelida immobilità della società italiana di oggi. Invece l&#8217;articolo di Sorrentino è fuori luogo, guarda al dito che punta la luna e non alla luna. Dei fatti personali di Celli junior possiamo legittimamente non interessarci, ma la paralisi che Celli senior denuncia usando Celli junior come pretesto è il pantano di mastice nel quale ci dibattiamo con sempre minor vigore</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/30/caro-papa/#comment-124981</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 09:31:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=26926#comment-124981</guid>

					<description><![CDATA[x johnny doe
giusto! la lettera non ha niente a che vedere con il figlio, la lettera a che vedere con la situazione di questo paese, con la classe dirigente di questo paese, pessima  per non dire di peggio, autoreferenziale, chiusa, non frutto di una selezione trasparente e  &quot;democratica&quot;
quanto ai tuoi sfoghi di pancia &quot;un boiardo che è stato verme nel verminaio&quot; 
che forse ti gratificheranno ma di certo non aiutano a cambiare le cose, sono gli stessi  che Berlusconi eccita per fondare il suo consenso e il potere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>x johnny doe<br />
giusto! la lettera non ha niente a che vedere con il figlio, la lettera a che vedere con la situazione di questo paese, con la classe dirigente di questo paese, pessima  per non dire di peggio, autoreferenziale, chiusa, non frutto di una selezione trasparente e  &#8220;democratica&#8221;<br />
quanto ai tuoi sfoghi di pancia &#8220;un boiardo che è stato verme nel verminaio&#8221;<br />
che forse ti gratificheranno ma di certo non aiutano a cambiare le cose, sono gli stessi  che Berlusconi eccita per fondare il suo consenso e il potere.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maria teresa melodia		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/30/caro-papa/#comment-124964</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria teresa melodia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 23:37:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=26926#comment-124964</guid>

					<description><![CDATA[Un&#039; Italia patrigna...di cui aveva recentemente parlato Francis Ford Coppola, passato in sordina. A Campus, mensile per studenti, di ladri di futuro dei giovani parliamo da tempo sul blog

http://www.campus.it/blog/2009/11/20/padri-d%E2%80%99italia/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217; Italia patrigna&#8230;di cui aveva recentemente parlato Francis Ford Coppola, passato in sordina. A Campus, mensile per studenti, di ladri di futuro dei giovani parliamo da tempo sul blog</p>
<p><a href="http://www.campus.it/blog/2009/11/20/padri-d%E2%80%99italia/" rel="nofollow ugc">http://www.campus.it/blog/2009/11/20/padri-d%E2%80%99italia/</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: johnny doe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/30/caro-papa/#comment-124959</link>

		<dc:creator><![CDATA[johnny doe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 20:42:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=26926#comment-124959</guid>

					<description><![CDATA[Qua molti fan trattati di sociologia su una ridicola lettera che col figlio non ha nulla a che fare,altrimenti l&#039;avrebbe preso da parte al caffè per dirgli quelle quattro minchiate,come farebbe ogni padre.Che mi frega dei suoi problemi,un boiardo che è stato verme nel verminaio! Questa è solo una lettera di accreditamento ad altri per un nuovo posto a tavola,se ci sarà un nuovo desco.Ha messo solo le mani avanti e una tal lettera può dolo far presa sulla famosa casalinga di Voghera.
Un pretesto di un patetico rosicchiatore di Stato,definito &quot;supermanager per caso&quot; e che per pura ipocrisia ha sputtanato solo il figlio 
Una vicenda circense meritevole solo di finire tra l&#039;album delle cretinerie e delle tartuferie.Altro che sociologia!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qua molti fan trattati di sociologia su una ridicola lettera che col figlio non ha nulla a che fare,altrimenti l&#8217;avrebbe preso da parte al caffè per dirgli quelle quattro minchiate,come farebbe ogni padre.Che mi frega dei suoi problemi,un boiardo che è stato verme nel verminaio! Questa è solo una lettera di accreditamento ad altri per un nuovo posto a tavola,se ci sarà un nuovo desco.Ha messo solo le mani avanti e una tal lettera può dolo far presa sulla famosa casalinga di Voghera.<br />
Un pretesto di un patetico rosicchiatore di Stato,definito &#8220;supermanager per caso&#8221; e che per pura ipocrisia ha sputtanato solo il figlio<br />
Una vicenda circense meritevole solo di finire tra l&#8217;album delle cretinerie e delle tartuferie.Altro che sociologia!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/30/caro-papa/#comment-124955</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 18:10:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=26926#comment-124955</guid>

					<description><![CDATA[pezzo necessario. è la parola giusta. un bravo a piero sorrentino che usa la penna come la spada.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>pezzo necessario. è la parola giusta. un bravo a piero sorrentino che usa la penna come la spada.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-04-17 12:58:49 by W3 Total Cache
-->