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	Commenti a: Appunti sulla poesia in prosa e/o viceversa	</title>
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		Di: Materiali di discussione per / su &#8220;Prosa in prosa&#8221; (a genn. 2010) &#171; slowforward		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Materiali di discussione per / su &#8220;Prosa in prosa&#8221; (a genn. 2010) &#171; slowforward]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 14:12:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Posted by mg on January 3, 2010  https://www.nazioneindiana.com/2009/12/07/appunti-sulla-poesia-in-prosa-eo-viceversa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Posted by mg on January 3, 2010  <a href="https://www.nazioneindiana.com/2009/12/07/appunti-sulla-poesia-in-prosa-eo-viceversa" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2009/12/07/appunti-sulla-poesia-in-prosa-eo-viceversa</a> [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Marco Giovenale		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/appunti-sulla-poesia-in-prosa-eo-viceversa/#comment-126364</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Giovenale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 13:04:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Recensione di Matteo Fantuzzi, su &quot;La voce di Romagna&quot; (14 dic. 2009)

Che cos’è la Poesia ? Bella domanda. Nell’immaginario è una serie di pensieri messi in un foglio in cui “ogni tanto si va a capo”. Ecco normalmente si pensa che sia questo fare Poesia e se vi capiterà di leggere questo libro scritto da alcuni dei più promettenti, conosciuti scrittori di quella generazione che va bene o male tra la seconda parte degli anni Sessanta e la prima parte degli anni Settanta ecco di “a capo” non ne troverete manco uno. Eppure sono tutte poesie. Succede in definitiva che quello che all’estero è abbastanza comune, negli Stati Uniti o in Francia ad esempio, il verso lungo, il discorso prosastico in Poesia qua in Italia lo si consideri percorso di nicchia, adatto a pochi, da pecore nere in sostanza. In realtà se ci avviciniamo a quello che questi ottimi autori ci presentano con questo libro ritroveremo un’aria che non solo ci è nota ma che è presente nel DNA, nell’ossatura del nostro modo di fare letteratura. Leggendo Broggi, Bortolotti, leggendo Raos o Inglese, Giovenale o Zaffarano non potremo non ritrovare innanzitutto il passo e il modo di quell’Elio Pagliarani da Viserba di Rimini che anche nelle nuove generazioni consciamente o meno inevitabilmente segna. E sarà così interessante ritrovare anche tratti di una Poesia che certamente considereremmo meno affine a questa, perché se giustamente questi lavori vengono accostati ad esempio all’opera di Nelo Risi certo sarà più sorprendente ritrovare come a mio avviso accade i lunghi elenchi che caratterizzavano “Il disperso” di Maurizio Cucchi, ma per avere un tramite è sufficiente tenere a mente l’epica raccontata attraverso gli oggetti che Pagliarani aveva fatto sua attraverso “La ragazza Carla”. Come allora così anche oggi il verso lungo (prosastico o meno) porta ad una maggiore riflessione, descrive con colori chiari, rende il campo lungo che questi autori vogliono rappresentare raccontando una società complessa come è quella contemporanea. Per farlo e rimanere contemporaneamente nella Poesia c’è bisogno di immagini nette e strutture anche linguistiche armoniche, per farlo c’è bisogno di un respiro che non può essere solo nostro, ma che si deve rifare all’altrove e al passato. Solo così recuperando e guardando oltre si può descrivere quello che abbiamo di fronte, se non lo si fa la funzione di chi scrive viene meno, con grave danno della letteratura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recensione di Matteo Fantuzzi, su &#8220;La voce di Romagna&#8221; (14 dic. 2009)</p>
<p>Che cos’è la Poesia ? Bella domanda. Nell’immaginario è una serie di pensieri messi in un foglio in cui “ogni tanto si va a capo”. Ecco normalmente si pensa che sia questo fare Poesia e se vi capiterà di leggere questo libro scritto da alcuni dei più promettenti, conosciuti scrittori di quella generazione che va bene o male tra la seconda parte degli anni Sessanta e la prima parte degli anni Settanta ecco di “a capo” non ne troverete manco uno. Eppure sono tutte poesie. Succede in definitiva che quello che all’estero è abbastanza comune, negli Stati Uniti o in Francia ad esempio, il verso lungo, il discorso prosastico in Poesia qua in Italia lo si consideri percorso di nicchia, adatto a pochi, da pecore nere in sostanza. In realtà se ci avviciniamo a quello che questi ottimi autori ci presentano con questo libro ritroveremo un’aria che non solo ci è nota ma che è presente nel DNA, nell’ossatura del nostro modo di fare letteratura. Leggendo Broggi, Bortolotti, leggendo Raos o Inglese, Giovenale o Zaffarano non potremo non ritrovare innanzitutto il passo e il modo di quell’Elio Pagliarani da Viserba di Rimini che anche nelle nuove generazioni consciamente o meno inevitabilmente segna. E sarà così interessante ritrovare anche tratti di una Poesia che certamente considereremmo meno affine a questa, perché se giustamente questi lavori vengono accostati ad esempio all’opera di Nelo Risi certo sarà più sorprendente ritrovare come a mio avviso accade i lunghi elenchi che caratterizzavano “Il disperso” di Maurizio Cucchi, ma per avere un tramite è sufficiente tenere a mente l’epica raccontata attraverso gli oggetti che Pagliarani aveva fatto sua attraverso “La ragazza Carla”. Come allora così anche oggi il verso lungo (prosastico o meno) porta ad una maggiore riflessione, descrive con colori chiari, rende il campo lungo che questi autori vogliono rappresentare raccontando una società complessa come è quella contemporanea. Per farlo e rimanere contemporaneamente nella Poesia c’è bisogno di immagini nette e strutture anche linguistiche armoniche, per farlo c’è bisogno di un respiro che non può essere solo nostro, ma che si deve rifare all’altrove e al passato. Solo così recuperando e guardando oltre si può descrivere quello che abbiamo di fronte, se non lo si fa la funzione di chi scrive viene meno, con grave danno della letteratura.</p>
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		Di: Marco Giovenale		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Giovenale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 12:32:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[http://slowforward.wordpress.com/2009/12/21/bina-82/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://slowforward.wordpress.com/2009/12/21/bina-82/" rel="nofollow ugc">http://slowforward.wordpress.com/2009/12/21/bina-82/</a></p>
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		<title>
		Di: Note sulla prosa / un commento da Nazione indiana &#171; slowforward		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/appunti-sulla-poesia-in-prosa-eo-viceversa/#comment-126109</link>

		<dc:creator><![CDATA[Note sulla prosa / un commento da Nazione indiana &#171; slowforward]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 10:09:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Posted by mg on December 20, 2009  da qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Posted by mg on December 20, 2009  da qui [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Marco Giovenale		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/appunti-sulla-poesia-in-prosa-eo-viceversa/#comment-125848</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Giovenale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 22:39:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie a Marco per questa bella opportunità di entrare nel laboratorio della prosa in prosa e di sondare soprattutto due scritture vicine/differenti come quella di Alessandro Broggi e di Gherardo Bortolotti. 

inoltre:
avverto una affinità di fondo nelle sei scritture del libro fuoriformato, ed è un&#039;affinità probabilmente (e felicemente) riferibile, per tutti i sei autori, non tanto a modelli passati o a una dialettica di prosa e verso, quanto a sintonie precise con testi (fuori-genere) e linee di ricerca che sono 1, non italiane; 2, contemporanee; 3, legate al (ma anche libere dal) digitale.

sui punti 1 e 2 torno sempre, tutte le volte che, per esempio in letture pubbliche o incontri sulla poesia contemporanea in giro per l’Italia, si omette di dire (e si omette sempre) che da circa 30 e forse quasi 40 anni la scrittura di ricerca francofona e anglofona, che si fa in tutto il mondo, in italiano semplicemente *non è tradotta*. non c&#039;è, non la trovate sugli scaffali, o non la trovate con quella facilità che vi fa pescare Rimbaud, Cummings, Woolf, Stein, al massimo Noël.

se vai in libreria trovi Bonnefoy, non Tarkos, Espitallier, né tutti i nomi che gammm.org traduce (sono parecchi). trovi il beato beatificato beat, non Derksen, ma nemmeno Bernstein, Hejinian, Silliman, Watten... 

è perfino citabile il caso del ‘decano’ Ashbery, ora ultraottantenne, lasciato per quasi 3o anni pressoché senza traduzioni (esaustive/complessive/comprensive). come fosse stato normale, ad esempio, non tradurre Eliot per altrettanti decenni, nel secolo passato.

i sei autori di gammm e di *Prosa in prosa* sono tutti anche traduttori o per lo meno lettori avidi di traduzioni (di testi contemporanei). o sono lettori dei testi di cui sopra, in lingua originale. (oltre che, normalmente, interlocutori o talvolta amici e sodali di alcuni dei tradotti).

hélas, c&#039;è un vero e proprio cono di buio editoriale sulla scrittura ‘di ricerca’ francofona e anglofona degli ultimi trenta-quarant&#039;anni. 

[questo, per inciso, ha contribuito a quella prospettiva a mio avviso falsata che induce alcuni critici della sperimentazione e della ricerca a ricondurre *ogni* esperimento a codici ‘datati’ o (addirittura!) ‘perdenti’. la mancata traduzione, nel trentennio demo-craxiano e poi fininvest, di opere di ricerca, ha creato o meglio favorito in loro l’illusione che il blocco italiano fosse mondiale, dunque ha perfettamente funzionato da mancata mappatura di ciò che di vivo e attivo succedeva e continuava a succedere quasi ovunque]

gli autori che *poi* si sono ritrovati in gammm hanno bypassato o anzi combattuto questa non trasmissione, questa mancata traduzione e tradizione, quel buio, praticamente da sempre. in particolare penso al lavoro di traduzione di Inglese, Raos, Bortolotti, Zaffarano.

e non è per niente un caso che siano giusto loro, si può dire, a tentare di rendere giustizia a queste pagine, a portarle in italiano. e, in simmetria e sintonia, e in piena indipendenza, a discorrere in italiano, tra differenze e analogie, con quelle esperienze. non sono (del tutto) esperienze italiane. di qui la necessità – e la bella opportunità – di spiegarne taluni caratteri, come sembra accada (anche qui, nel thread di questi giorni).

sul punto 3

i primi testi di ricerca (certo pubblicati in rivista) praticamente da tutti gli autori di gammm – nati fra 1967 e 1973 – non solo non erano online (non c&#039;era la “line”) ma talvolta nemmeno registrati come files. tutti o quasi tutti noi abbiamo vissuto una fase anche lunga di primi contatti con riviste e prime traduzioni attraverso dattiloscritti.

forse si può generalizzare, questo appunto accodato alle riflessioni fatte? non so. per alcuni tra noi (un “noi” qui forse generico) la scrittura dialoga sicuramente e volentieri con i bytes, con tutti i mezzi elettronici (a dirlo è un “avid blogger”). ma nasce e smargina dagli spazi normali della tipografia e dei generi per motivi e modi e moods che (anche) prescindono dalla plasticità e ricchezza della rete come dello stesso pc.

sicuramente, l&#039;ipotesi del testo *post* non è solo un&#039;ipotesi ma un fatto, e le pagine di draft in blogspot o wordpress che usiamo non raramente come blocchetto di appunti e prime stesure sono realissime. ma quel che voglio dire è che questo è uno strumento che intreccia rapporti di reciprocità (causa-effetto con freccia in due direzioni) venendo comunque – cronologicamente – davvero post, dopo, rispetto a esperienze ed esperimenti fatti (e conosciuti) con scritture e letture degli anni – ormai decenni – andati. siamo vecchietti, si vuole dire. 

se si parla di “nuove testualità” (anche recentemente a RicercaBo) non è perché siano così folgoranti-nuove le scritture, ma perché è formidabilmente fuori sincrono e ostruente o proprio sordo il discorso o meglio decorso editoriale italiano (mainstream soprattutto).

quest&#039;ultima nota non vuole affatto ridimensionare il ruolo della rete, e della scrittura elettronica soprattutto, ma sottolineare come gli esperimenti o alcuni esperimenti di nuove testualità (con tabulazioni particolari o meno, così come in blocchi di prosa nudi e crudi, o comunque con  linee retoriche non usuali) hanno un punto forte di sintonia, semmai, nelle invenzioni degli anni Sessanta-Settanta, poi in una linea (sempre non italiana) di continuità nelle esperienze dei poeti successivi, fino a questi anni recenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie a Marco per questa bella opportunità di entrare nel laboratorio della prosa in prosa e di sondare soprattutto due scritture vicine/differenti come quella di Alessandro Broggi e di Gherardo Bortolotti. </p>
<p>inoltre:<br />
avverto una affinità di fondo nelle sei scritture del libro fuoriformato, ed è un&#8217;affinità probabilmente (e felicemente) riferibile, per tutti i sei autori, non tanto a modelli passati o a una dialettica di prosa e verso, quanto a sintonie precise con testi (fuori-genere) e linee di ricerca che sono 1, non italiane; 2, contemporanee; 3, legate al (ma anche libere dal) digitale.</p>
<p>sui punti 1 e 2 torno sempre, tutte le volte che, per esempio in letture pubbliche o incontri sulla poesia contemporanea in giro per l’Italia, si omette di dire (e si omette sempre) che da circa 30 e forse quasi 40 anni la scrittura di ricerca francofona e anglofona, che si fa in tutto il mondo, in italiano semplicemente *non è tradotta*. non c&#8217;è, non la trovate sugli scaffali, o non la trovate con quella facilità che vi fa pescare Rimbaud, Cummings, Woolf, Stein, al massimo Noël.</p>
<p>se vai in libreria trovi Bonnefoy, non Tarkos, Espitallier, né tutti i nomi che gammm.org traduce (sono parecchi). trovi il beato beatificato beat, non Derksen, ma nemmeno Bernstein, Hejinian, Silliman, Watten&#8230; </p>
<p>è perfino citabile il caso del ‘decano’ Ashbery, ora ultraottantenne, lasciato per quasi 3o anni pressoché senza traduzioni (esaustive/complessive/comprensive). come fosse stato normale, ad esempio, non tradurre Eliot per altrettanti decenni, nel secolo passato.</p>
<p>i sei autori di gammm e di *Prosa in prosa* sono tutti anche traduttori o per lo meno lettori avidi di traduzioni (di testi contemporanei). o sono lettori dei testi di cui sopra, in lingua originale. (oltre che, normalmente, interlocutori o talvolta amici e sodali di alcuni dei tradotti).</p>
<p>hélas, c&#8217;è un vero e proprio cono di buio editoriale sulla scrittura ‘di ricerca’ francofona e anglofona degli ultimi trenta-quarant&#8217;anni. </p>
<p>[questo, per inciso, ha contribuito a quella prospettiva a mio avviso falsata che induce alcuni critici della sperimentazione e della ricerca a ricondurre *ogni* esperimento a codici ‘datati’ o (addirittura!) ‘perdenti’. la mancata traduzione, nel trentennio demo-craxiano e poi fininvest, di opere di ricerca, ha creato o meglio favorito in loro l’illusione che il blocco italiano fosse mondiale, dunque ha perfettamente funzionato da mancata mappatura di ciò che di vivo e attivo succedeva e continuava a succedere quasi ovunque]</p>
<p>gli autori che *poi* si sono ritrovati in gammm hanno bypassato o anzi combattuto questa non trasmissione, questa mancata traduzione e tradizione, quel buio, praticamente da sempre. in particolare penso al lavoro di traduzione di Inglese, Raos, Bortolotti, Zaffarano.</p>
<p>e non è per niente un caso che siano giusto loro, si può dire, a tentare di rendere giustizia a queste pagine, a portarle in italiano. e, in simmetria e sintonia, e in piena indipendenza, a discorrere in italiano, tra differenze e analogie, con quelle esperienze. non sono (del tutto) esperienze italiane. di qui la necessità – e la bella opportunità – di spiegarne taluni caratteri, come sembra accada (anche qui, nel thread di questi giorni).</p>
<p>sul punto 3</p>
<p>i primi testi di ricerca (certo pubblicati in rivista) praticamente da tutti gli autori di gammm – nati fra 1967 e 1973 – non solo non erano online (non c&#8217;era la “line”) ma talvolta nemmeno registrati come files. tutti o quasi tutti noi abbiamo vissuto una fase anche lunga di primi contatti con riviste e prime traduzioni attraverso dattiloscritti.</p>
<p>forse si può generalizzare, questo appunto accodato alle riflessioni fatte? non so. per alcuni tra noi (un “noi” qui forse generico) la scrittura dialoga sicuramente e volentieri con i bytes, con tutti i mezzi elettronici (a dirlo è un “avid blogger”). ma nasce e smargina dagli spazi normali della tipografia e dei generi per motivi e modi e moods che (anche) prescindono dalla plasticità e ricchezza della rete come dello stesso pc.</p>
<p>sicuramente, l&#8217;ipotesi del testo *post* non è solo un&#8217;ipotesi ma un fatto, e le pagine di draft in blogspot o wordpress che usiamo non raramente come blocchetto di appunti e prime stesure sono realissime. ma quel che voglio dire è che questo è uno strumento che intreccia rapporti di reciprocità (causa-effetto con freccia in due direzioni) venendo comunque – cronologicamente – davvero post, dopo, rispetto a esperienze ed esperimenti fatti (e conosciuti) con scritture e letture degli anni – ormai decenni – andati. siamo vecchietti, si vuole dire. </p>
<p>se si parla di “nuove testualità” (anche recentemente a RicercaBo) non è perché siano così folgoranti-nuove le scritture, ma perché è formidabilmente fuori sincrono e ostruente o proprio sordo il discorso o meglio decorso editoriale italiano (mainstream soprattutto).</p>
<p>quest&#8217;ultima nota non vuole affatto ridimensionare il ruolo della rete, e della scrittura elettronica soprattutto, ma sottolineare come gli esperimenti o alcuni esperimenti di nuove testualità (con tabulazioni particolari o meno, così come in blocchi di prosa nudi e crudi, o comunque con  linee retoriche non usuali) hanno un punto forte di sintonia, semmai, nelle invenzioni degli anni Sessanta-Settanta, poi in una linea (sempre non italiana) di continuità nelle esperienze dei poeti successivi, fino a questi anni recenti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Andrea Raos		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/appunti-sulla-poesia-in-prosa-eo-viceversa/#comment-125446</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 15:50:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non così davanti a tutti, gher, ti prego... :-D]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non così davanti a tutti, gher, ti prego&#8230; :-D</p>
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		<title>
		Di: gherardo bortolotti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/appunti-sulla-poesia-in-prosa-eo-viceversa/#comment-125443</link>

		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 15:21:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sul legame situazione politica/ricerca di nuove forme, mi limito a sottolineare due cose di cornice che credo possano valere per l&#039;antologia prosa in prosa e per il lavoro in genere degli autori che vi si trovano:
- quel legame non è tanto con una situazione spicciola (come in prospettiva è l&#039;ennesima scelta rozzamente autoritaria della borghesia italiana nel suo appoggio a berlusconi - in questo senso sono d&#039;accordissimo con raos: non se lo merita ;-) ma con un quadro più generale che comprende la questione della comunità, della posizione dello scrittore al suo interno, la specificità delle trasformazioni in corso negli ultimi decenni, etc. etc.
- non esiste una scrittura che non sia politica (a prescindere dai temi e dalle intenzioni) perché la scrittura è uno dei punti in cui la comunità si forma. inoltre, però, ci sono alcuni testi che coscientemente si pongono il problema di fornire degli strumenti alla propria comunità, anche nell&#039;ottica di una sua &quot;deformazione&quot;, di un suo riposizionamente. tra questi metterei certamente i testi di prosa in prosa.

ps: raos! dopo tutto quello che c&#039;è stato tra di noi mi consideri solo sotto il freddo segno della scrittura... io che credevo, io che speravo... ;-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sul legame situazione politica/ricerca di nuove forme, mi limito a sottolineare due cose di cornice che credo possano valere per l&#8217;antologia prosa in prosa e per il lavoro in genere degli autori che vi si trovano:<br />
&#8211; quel legame non è tanto con una situazione spicciola (come in prospettiva è l&#8217;ennesima scelta rozzamente autoritaria della borghesia italiana nel suo appoggio a berlusconi &#8211; in questo senso sono d&#8217;accordissimo con raos: non se lo merita ;-) ma con un quadro più generale che comprende la questione della comunità, della posizione dello scrittore al suo interno, la specificità delle trasformazioni in corso negli ultimi decenni, etc. etc.<br />
&#8211; non esiste una scrittura che non sia politica (a prescindere dai temi e dalle intenzioni) perché la scrittura è uno dei punti in cui la comunità si forma. inoltre, però, ci sono alcuni testi che coscientemente si pongono il problema di fornire degli strumenti alla propria comunità, anche nell&#8217;ottica di una sua &#8220;deformazione&#8221;, di un suo riposizionamente. tra questi metterei certamente i testi di prosa in prosa.</p>
<p>ps: raos! dopo tutto quello che c&#8217;è stato tra di noi mi consideri solo sotto il freddo segno della scrittura&#8230; io che credevo, io che speravo&#8230; ;-)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Andrea Raos		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/appunti-sulla-poesia-in-prosa-eo-viceversa/#comment-125424</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 10:23:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Marco, non riduco tutte le mie scelte di scrittura a una cura omeopatica nei confronti dell&#039;attuale PdC (non se lo merita) - ma più globalmente sì, sono convinto che si scrive anche per reagire alla realtà, e ho sempre trovato naturale far interagire e cozzare le forme con questa. Poi si fa anche altro ovviamente: si viaggia, si traduce, si allarga il mondo. Per fortuna.
*
Mi sono accorto di non avere davvero risposto alla tua domanda sui rapporti fra me e gli altri autori di prosiprosa. 
Inglese è un caso un po&#039; a parte: siamo amici da più di vent&#039;anni, e ho perso il conto delle idee che lui ha fregato a me e io a lui :-)
Gli altri 4 invece, senza distinzioni, per me sono soprattutto scrittori da cui ritengo di avere tutto da imparare. Ci provo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Marco, non riduco tutte le mie scelte di scrittura a una cura omeopatica nei confronti dell&#8217;attuale PdC (non se lo merita) &#8211; ma più globalmente sì, sono convinto che si scrive anche per reagire alla realtà, e ho sempre trovato naturale far interagire e cozzare le forme con questa. Poi si fa anche altro ovviamente: si viaggia, si traduce, si allarga il mondo. Per fortuna.<br />
*<br />
Mi sono accorto di non avere davvero risposto alla tua domanda sui rapporti fra me e gli altri autori di prosiprosa.<br />
Inglese è un caso un po&#8217; a parte: siamo amici da più di vent&#8217;anni, e ho perso il conto delle idee che lui ha fregato a me e io a lui :-)<br />
Gli altri 4 invece, senza distinzioni, per me sono soprattutto scrittori da cui ritengo di avere tutto da imparare. Ci provo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marco simonelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/appunti-sulla-poesia-in-prosa-eo-viceversa/#comment-125384</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco simonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 23:03:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=26958#comment-125384</guid>

					<description><![CDATA[cari prosainprosati,
vi ringrazio delle risposte: il volume mi ha raggiunto due giorni fa e, terminate alcune incombenze familiari/festilenziali (leggere natale) mi immergerò nella lettura (English, io i prati ce li ho! In versione camera verde, attendevo l&#039;expanded mix!) 

quest&#039;estate (la Matteoni mi sia testimone) i libri di broggi e bortolotti mi hanno molto colpito (proprio alla luce del saggio di giovannetti). questa è stata l&#039;estate dello sconquasso sessualpseudopolitico del possidente del consiglio. mi è capitato di ripensare a quando avevo 14 anni ed egli si autoungeva per la prima volta. qui adesso scatta una sorta di empatia con raos. non so quanto questa pseudotesi possa stare in piedi ma percepisco una sorta di legame fra l&#039;urgenza di una (più) forme che siano ibrid&#039;azioni e la  nostra (sua) situazione politica. come se il verso non ne reggesse più il peso? come se servisse il blocco del paragrafo a sorreggere? sia chiaro, è elucubrazione simonelliana di mezzanotte e cinque...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>cari prosainprosati,<br />
vi ringrazio delle risposte: il volume mi ha raggiunto due giorni fa e, terminate alcune incombenze familiari/festilenziali (leggere natale) mi immergerò nella lettura (English, io i prati ce li ho! In versione camera verde, attendevo l&#8217;expanded mix!) </p>
<p>quest&#8217;estate (la Matteoni mi sia testimone) i libri di broggi e bortolotti mi hanno molto colpito (proprio alla luce del saggio di giovannetti). questa è stata l&#8217;estate dello sconquasso sessualpseudopolitico del possidente del consiglio. mi è capitato di ripensare a quando avevo 14 anni ed egli si autoungeva per la prima volta. qui adesso scatta una sorta di empatia con raos. non so quanto questa pseudotesi possa stare in piedi ma percepisco una sorta di legame fra l&#8217;urgenza di una (più) forme che siano ibrid&#8217;azioni e la  nostra (sua) situazione politica. come se il verso non ne reggesse più il peso? come se servisse il blocco del paragrafo a sorreggere? sia chiaro, è elucubrazione simonelliana di mezzanotte e cinque&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Andrea Raos		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/appunti-sulla-poesia-in-prosa-eo-viceversa/#comment-125362</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 20:22:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=26958#comment-125362</guid>

					<description><![CDATA[Ciao Marco, grazie per la domanda.

Rispetto al lavoro degli altri, sul mio la prima cosa da dire è forse che in prosainprosa ho deciso di mettere un pezzo di un libro (mai pubblicato per intero) che ho scritto tra i 10 e i 15 anni fa, più o meno. Quindi niente blog né (quasi) internet, è una scrittura molto più selvaggia da questo punto di vista.

A livello formale, l&#039;idea era di prendere i tratti essenziali della poesia (l&#039;espressione ritmata di un io lirico, più o meno) e della prosa (la terza persona, la narratività - altrettanto più o meno) e di iniettare gli uni nel corpo degli altri, fino a metterli in cortocircuito costante.

Sullo sfondo musica, cinema e arti figurative (e le relative &quot;scritture&quot;) come proiezioni o &quot;terze persone&quot; possibili. 

E &lt;em&gt;dietro&lt;/em&gt; lo sfondo, una reazione fisica di rifiuto nei confronti de 1) gli schemi della produzione intellettuale, 2) le &lt;em&gt;forme&lt;/em&gt; di costruzione dell&#039;identità sociale e dell&#039;interazione (Goffman era all&#039;epoca uno dei miei numi), 3) un conato di vomito nei confronti dell&#039;Italia in quanto (di nuovo) soggetto sociale e politico (si era all&#039;indomani della prima vittoria elettorale dell&#039;attuale Presidente del Consiglio e del mio espatrio, in parte provocato da questa).

Alla partenza e all&#039;arrivo del libro, in modi diversi, le stesse domande: è possibile &lt;em&gt;uscire&lt;/em&gt; dalla letteratura? e dalla società? e (già che ci siamo) dalla vita? Uscire, intendo, il più possibile indenni dal dolore e dal male - subiti e soprattutto causati.

Più o meno è questo.

Il risultato, come puoi immaginare, è un solenne, sereno casino :-) 
Rileggendolo, le uniche cose di quel libro che ancora oggi mi convincono sono l&#039;irriducibilità e il grande amore – non so in che altro modo chiamarlo – che lo spingevano.

Thank you for your time :-)

Ciao,

Andrea]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Marco, grazie per la domanda.</p>
<p>Rispetto al lavoro degli altri, sul mio la prima cosa da dire è forse che in prosainprosa ho deciso di mettere un pezzo di un libro (mai pubblicato per intero) che ho scritto tra i 10 e i 15 anni fa, più o meno. Quindi niente blog né (quasi) internet, è una scrittura molto più selvaggia da questo punto di vista.</p>
<p>A livello formale, l&#8217;idea era di prendere i tratti essenziali della poesia (l&#8217;espressione ritmata di un io lirico, più o meno) e della prosa (la terza persona, la narratività &#8211; altrettanto più o meno) e di iniettare gli uni nel corpo degli altri, fino a metterli in cortocircuito costante.</p>
<p>Sullo sfondo musica, cinema e arti figurative (e le relative &#8220;scritture&#8221;) come proiezioni o &#8220;terze persone&#8221; possibili. </p>
<p>E <em>dietro</em> lo sfondo, una reazione fisica di rifiuto nei confronti de 1) gli schemi della produzione intellettuale, 2) le <em>forme</em> di costruzione dell&#8217;identità sociale e dell&#8217;interazione (Goffman era all&#8217;epoca uno dei miei numi), 3) un conato di vomito nei confronti dell&#8217;Italia in quanto (di nuovo) soggetto sociale e politico (si era all&#8217;indomani della prima vittoria elettorale dell&#8217;attuale Presidente del Consiglio e del mio espatrio, in parte provocato da questa).</p>
<p>Alla partenza e all&#8217;arrivo del libro, in modi diversi, le stesse domande: è possibile <em>uscire</em> dalla letteratura? e dalla società? e (già che ci siamo) dalla vita? Uscire, intendo, il più possibile indenni dal dolore e dal male &#8211; subiti e soprattutto causati.</p>
<p>Più o meno è questo.</p>
<p>Il risultato, come puoi immaginare, è un solenne, sereno casino :-)<br />
Rileggendolo, le uniche cose di quel libro che ancora oggi mi convincono sono l&#8217;irriducibilità e il grande amore – non so in che altro modo chiamarlo – che lo spingevano.</p>
<p>Thank you for your time :-)</p>
<p>Ciao,</p>
<p>Andrea</p>
]]></content:encoded>
		
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