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	Commenti a: Letteratura e editoria (il caso Germania)	</title>
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		Di: links for 2009-12-12		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/letteratura-e-editoria-il-caso-germania/#comment-125491</link>

		<dc:creator><![CDATA[links for 2009-12-12]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 05:02:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Letteratura e editoria (il caso Germania) – Nazione Indiana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Letteratura e editoria (il caso Germania) – Nazione Indiana [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: jan		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jan]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 13:05:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questa osservazione di Helena mi pare importante:
&lt;blockquote&gt;Il primo paradosso è che ancora oggi in Germania molti scrittori – e spesso ancora più poeti – riescano a vivere facendo quasi esclusivamente gli scrittori e i poeti, ma NON dei propri libri. Dei premi, delle borse di studio, delle loro presenze a festival e dei reading che – sempre- vengono pagati. Nel senso che io lettore pago per andare a sentire lo scrittore o il poeta che legge.&lt;/blockquote&gt;
Anche io riflettevo di come lo scrittore (in Italia, in USA) spesso non guadagni DI CIO&#039; che scrive, ma PERCHE&#039; scrive, con delle attività collaterali (conferenze, incontri pubblici, promozione di propri progetti, consulenze ed altri) rese possibili dalla sua autorevolezza di scrittore. Che poi riesca a guadagnarsi da vivere senza lavorare in un call center poi è tutto da vedere. Sono ottimista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa osservazione di Helena mi pare importante:</p>
<blockquote><p>Il primo paradosso è che ancora oggi in Germania molti scrittori – e spesso ancora più poeti – riescano a vivere facendo quasi esclusivamente gli scrittori e i poeti, ma NON dei propri libri. Dei premi, delle borse di studio, delle loro presenze a festival e dei reading che – sempre- vengono pagati. Nel senso che io lettore pago per andare a sentire lo scrittore o il poeta che legge.</p></blockquote>
<p>Anche io riflettevo di come lo scrittore (in Italia, in USA) spesso non guadagni DI CIO&#8217; che scrive, ma PERCHE&#8217; scrive, con delle attività collaterali (conferenze, incontri pubblici, promozione di propri progetti, consulenze ed altri) rese possibili dalla sua autorevolezza di scrittore. Che poi riesca a guadagnarsi da vivere senza lavorare in un call center poi è tutto da vedere. Sono ottimista.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: helena		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/letteratura-e-editoria-il-caso-germania/#comment-125217</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 06:33:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono sostanzialmente d&#039;accordo con l&#039;analisi qui presentata, anche se vorrei cercare di far emergere alcuni aspetti di differenza con l&#039;Italia che forse non si colgono abbastanza.
Il primo paradosso è che ancora oggi in Germania molti scrittori - e spesso ancora più poeti - riescano a vivere facendo quasi esclusivamente gli scrittori e i poeti, ma NON dei propri libri. Dei premi, delle borse di studio, delle loro presenze a festival e dei reading che - sempre- vengono pagati. Nel senso che io lettore pago per andare a sentire lo scrittore o il poeta che legge.
Mentre il mercato, per alcuni aspetti, è diventato più violento di quello italiano. E&#039; pressoché scomparsa dal catalogo delle grandi case editrici di cultura la poesia. E le piccole qui citate ad esempio Wallstein, Blumenbar e tante altre, somigliano per presenza in libreria ossia distribuzione  più alle nostre molto piccole che non a Minimum Fax o Nottetempo.
I libri in Germania sono costosissimi e il mercato è enorme. Questo spiega credo in parte la sua maggiore aggressività.
Detto questo, ho avuto l&#039;impressione che la presentazione dei due maggiori e recenti premi letterari, rispecchi un punto di vista  assai di parte (della letteratura che non vuole sottostare ai dettami del mercato). Il che è legittimo, ma forse non fa un&#039;altra volta capire le differenze. Qui però si entra nel campo di valutazioni personali. Per come la vedo io, è innegabile che molti vincitori del Deutscher Buchpreis e del Preis der Leipziger Buchmesse, rappresentano la tendenza a un main-stream di livello. Romanzi di famiglia, Romanzi storici ecc. Ma quei premi sono andati pure a scrittori non facilmente commestibili per stile o volume  come Uwe Tellkamp, Terezia Mora, quest&#039; anno Kathrin Schmidt (con un romanzo che narra del processo di riapprpriazione di sé di chi è stato colpito da un ictus) dopo che Herta Mueller, la candidata più accreditata ha avuto il Nobel.
Dopodicché anche molti dei romanzi più tradizionali premiati presentano comunque un livello di scrittura che li distingue come autoriali e non come &quot;prodotti di mercato&quot; puri e semplici. Spiegando poi forse pure perché non &quot;funzionano&quot; che in Germania.
Il modo eminentemente funzionale al mercato di agire di questi premi credo sia primariamente un altro. La loro visibilità e pure il loro &quot;prestigio&quot; è infatti assai maggiore dello Strega nostrano. Per cui chi vince questi premi si trova addosso un enorme bollino pubblicitario, concentrando su di sé le vendite di chi vuole &quot;leggere un buon libro&quot;.
E questo è esattamente la tendenza planetaria per cui la forbice tra titoli che vendono tantissimo e titoli che non vendono quasi nulla si allarga sempre più. E per chi poteva godere di rispetto e contare su un numero di copie che mandavano l&#039;editore almeno in pari, diventa sempre più difficile.
Ultima osservazione, strettamente personale. Feridun Zaimoglu per me è uno scrittore di livello assai diverso dal simpatico Vladimir Kaminer.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono sostanzialmente d&#8217;accordo con l&#8217;analisi qui presentata, anche se vorrei cercare di far emergere alcuni aspetti di differenza con l&#8217;Italia che forse non si colgono abbastanza.<br />
Il primo paradosso è che ancora oggi in Germania molti scrittori &#8211; e spesso ancora più poeti &#8211; riescano a vivere facendo quasi esclusivamente gli scrittori e i poeti, ma NON dei propri libri. Dei premi, delle borse di studio, delle loro presenze a festival e dei reading che &#8211; sempre- vengono pagati. Nel senso che io lettore pago per andare a sentire lo scrittore o il poeta che legge.<br />
Mentre il mercato, per alcuni aspetti, è diventato più violento di quello italiano. E&#8217; pressoché scomparsa dal catalogo delle grandi case editrici di cultura la poesia. E le piccole qui citate ad esempio Wallstein, Blumenbar e tante altre, somigliano per presenza in libreria ossia distribuzione  più alle nostre molto piccole che non a Minimum Fax o Nottetempo.<br />
I libri in Germania sono costosissimi e il mercato è enorme. Questo spiega credo in parte la sua maggiore aggressività.<br />
Detto questo, ho avuto l&#8217;impressione che la presentazione dei due maggiori e recenti premi letterari, rispecchi un punto di vista  assai di parte (della letteratura che non vuole sottostare ai dettami del mercato). Il che è legittimo, ma forse non fa un&#8217;altra volta capire le differenze. Qui però si entra nel campo di valutazioni personali. Per come la vedo io, è innegabile che molti vincitori del Deutscher Buchpreis e del Preis der Leipziger Buchmesse, rappresentano la tendenza a un main-stream di livello. Romanzi di famiglia, Romanzi storici ecc. Ma quei premi sono andati pure a scrittori non facilmente commestibili per stile o volume  come Uwe Tellkamp, Terezia Mora, quest&#8217; anno Kathrin Schmidt (con un romanzo che narra del processo di riapprpriazione di sé di chi è stato colpito da un ictus) dopo che Herta Mueller, la candidata più accreditata ha avuto il Nobel.<br />
Dopodicché anche molti dei romanzi più tradizionali premiati presentano comunque un livello di scrittura che li distingue come autoriali e non come &#8220;prodotti di mercato&#8221; puri e semplici. Spiegando poi forse pure perché non &#8220;funzionano&#8221; che in Germania.<br />
Il modo eminentemente funzionale al mercato di agire di questi premi credo sia primariamente un altro. La loro visibilità e pure il loro &#8220;prestigio&#8221; è infatti assai maggiore dello Strega nostrano. Per cui chi vince questi premi si trova addosso un enorme bollino pubblicitario, concentrando su di sé le vendite di chi vuole &#8220;leggere un buon libro&#8221;.<br />
E questo è esattamente la tendenza planetaria per cui la forbice tra titoli che vendono tantissimo e titoli che non vendono quasi nulla si allarga sempre più. E per chi poteva godere di rispetto e contare su un numero di copie che mandavano l&#8217;editore almeno in pari, diventa sempre più difficile.<br />
Ultima osservazione, strettamente personale. Feridun Zaimoglu per me è uno scrittore di livello assai diverso dal simpatico Vladimir Kaminer.</p>
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		<title>
		Di: Manuel Cohen		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/letteratura-e-editoria-il-caso-germania/#comment-125197</link>

		<dc:creator><![CDATA[Manuel Cohen]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 14:26:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[molto interessante soprattutto per la lunghezza. Dove lunghezza sta per particolareggiato e approfondito: non la solita broda mercificata. Grazie Giovanni per tutte le informazioni e per lo scenario che prospetti. L&#039;accusa di &#039;rimpianto dei bei tempi andati&#039; è vecchia come il cucco, e pure molto ideologica.

Molto seria la critica che fai alle politiche d&#039;impresa: è la critica di chi vive nella scrittura, nella cultura. Starà ad altri, magari economisti, o addetti culturali meno vincolati alle strategie di vendita, proporre modelli o alternative.ciao gio.na!
credibili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>molto interessante soprattutto per la lunghezza. Dove lunghezza sta per particolareggiato e approfondito: non la solita broda mercificata. Grazie Giovanni per tutte le informazioni e per lo scenario che prospetti. L&#8217;accusa di &#8216;rimpianto dei bei tempi andati&#8217; è vecchia come il cucco, e pure molto ideologica.</p>
<p>Molto seria la critica che fai alle politiche d&#8217;impresa: è la critica di chi vive nella scrittura, nella cultura. Starà ad altri, magari economisti, o addetti culturali meno vincolati alle strategie di vendita, proporre modelli o alternative.ciao gio.na!<br />
credibili.</p>
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		<title>
		Di: domenico pinto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/letteratura-e-editoria-il-caso-germania/#comment-125180</link>

		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 09:54:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@jan
Non conosco il sistema delle Remittenden tedesche, ma forse Helena ne sa di più. A ogni modo cercherò di raccogliere informazioni. 
Non ho, poi, un&#039;opinione sugli e-book. Forse perché la comunità di lettori a cui guardo è fisiologicamente molto esigua, e potrebbe ancora essere raggiunta con i metodi tradizionali (carta, librerie). Questo, oggi, non accade. Non accade mai. Le interruzioni di linea fra il libro e il lettore sono talmente numerose che ho rinunciato a ripararle (quando ciò è possibile). Per il momento aspetto che Lavieri migliori la sua posizione distributiva e promozionale. Ma si trattarà comunque di variazioni &quot;fra il nulla e lo zero&quot;. 

Sarà interessante, invece, vedere se la Rete possa giocare un ruolo nello spazio conflittuale della letteratura, lateralmente al sistema di mercato. Per farlo occorre accumulare capitale simbolico, e dialogare con i nostri lettori. Un tentativo in questa direzione è, come sappiamo, la collana Murene di Nazione Indiana, in via di preparazione. 

@giacomo
L&#039;unico che va ringraziato è l&#039;autore dell&#039;articolo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@jan<br />
Non conosco il sistema delle Remittenden tedesche, ma forse Helena ne sa di più. A ogni modo cercherò di raccogliere informazioni.<br />
Non ho, poi, un&#8217;opinione sugli e-book. Forse perché la comunità di lettori a cui guardo è fisiologicamente molto esigua, e potrebbe ancora essere raggiunta con i metodi tradizionali (carta, librerie). Questo, oggi, non accade. Non accade mai. Le interruzioni di linea fra il libro e il lettore sono talmente numerose che ho rinunciato a ripararle (quando ciò è possibile). Per il momento aspetto che Lavieri migliori la sua posizione distributiva e promozionale. Ma si trattarà comunque di variazioni &#8220;fra il nulla e lo zero&#8221;. </p>
<p>Sarà interessante, invece, vedere se la Rete possa giocare un ruolo nello spazio conflittuale della letteratura, lateralmente al sistema di mercato. Per farlo occorre accumulare capitale simbolico, e dialogare con i nostri lettori. Un tentativo in questa direzione è, come sappiamo, la collana Murene di Nazione Indiana, in via di preparazione. </p>
<p>@giacomo<br />
L&#8217;unico che va ringraziato è l&#8217;autore dell&#8217;articolo!</p>
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		<title>
		Di: Almanacco del Giorno &#8211; 7 Dec. 2009 &#171; Almanacco Americano		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/letteratura-e-editoria-il-caso-germania/#comment-125174</link>

		<dc:creator><![CDATA[Almanacco del Giorno &#8211; 7 Dec. 2009 &#171; Almanacco Americano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 05:20:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Nazione Indiana &#8211; Letteratura ed Editoria (Il Caso Germania) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Nazione Indiana &#8211; Letteratura ed Editoria (Il Caso Germania) [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Letteratura e editoria (il caso Germania) – Nazione Indiana		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/letteratura-e-editoria-il-caso-germania/#comment-125167</link>

		<dc:creator><![CDATA[Letteratura e editoria (il caso Germania) – Nazione Indiana]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 19:39:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Articolo completo fonte:  Letteratura e editoria (il caso Germania) – Nazione Indiana [...]]]></description>
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		<title>
		Di: jan reister		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/letteratura-e-editoria-il-caso-germania/#comment-125164</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 18:15:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/letteratura-e-editoria-il-caso-germania/#comment-125162&quot;&gt;robugliani&lt;/a&gt;.

robugliani: lo stesso autore dell&#039;articolo però dice &quot;utenti&quot; invece di &quot;lettori&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/letteratura-e-editoria-il-caso-germania/#comment-125162">robugliani</a>.</p>
<p>robugliani: lo stesso autore dell&#8217;articolo però dice &#8220;utenti&#8221; invece di &#8220;lettori&#8221;.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: robugliani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/letteratura-e-editoria-il-caso-germania/#comment-125162</link>

		<dc:creator><![CDATA[robugliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 17:47:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La Germania ha valenze proprie a livello di produzione e &quot;welfare&quot; letterari (del resto, fino a 20 anni fa erano due), ma in senso complessivo e generale direi che la Germania è specchio dell&#039;Italia che è specchio della Francia che è ecc. e tutte si riflettono nel mercato (letterario) che non vuole lettori ma consumatori.
Quanto alla &quot;creatività collettiva&quot;, &quot;Genettique&quot; a parte, a mio avviso consiste ancora nella &quot;cretività&quot; che annusa e perviene al romanziere immerso nel sociale, che esce in strada, guarda e ascolta, a prescindere se scriva poi Harry Potter o Gomorra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Germania ha valenze proprie a livello di produzione e &#8220;welfare&#8221; letterari (del resto, fino a 20 anni fa erano due), ma in senso complessivo e generale direi che la Germania è specchio dell&#8217;Italia che è specchio della Francia che è ecc. e tutte si riflettono nel mercato (letterario) che non vuole lettori ma consumatori.<br />
Quanto alla &#8220;creatività collettiva&#8221;, &#8220;Genettique&#8221; a parte, a mio avviso consiste ancora nella &#8220;cretività&#8221; che annusa e perviene al romanziere immerso nel sociale, che esce in strada, guarda e ascolta, a prescindere se scriva poi Harry Potter o Gomorra.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luca ricci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/07/letteratura-e-editoria-il-caso-germania/#comment-125157</link>

		<dc:creator><![CDATA[luca ricci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 12:17:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=27228#comment-125157</guid>

					<description><![CDATA[Interessante il concetto di &quot;messa in scena&quot;, cioè tutta quella serie di operazioni a cui la filiera editoriale si dà pur di relegare il libro sullo sfondo (e ci metto anche i cosidetti materiali on line, i cosiddetti siti creati ad hoc, magari dagli stessi autori, in occasione di ogni nuova uscita- risorsa o immiserimento del testo?). Insomma, pare proprio che il libro da solo non ce la faccia più (ma un testo, in quanto tale, non dovrebbe essere autosufficiente per quanto concerne le sue implicazioni?). Invece oggi saremmo disposti a inventarci qualsiasi cosa, pur di non dover leggere ANCHE il libro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Interessante il concetto di &#8220;messa in scena&#8221;, cioè tutta quella serie di operazioni a cui la filiera editoriale si dà pur di relegare il libro sullo sfondo (e ci metto anche i cosidetti materiali on line, i cosiddetti siti creati ad hoc, magari dagli stessi autori, in occasione di ogni nuova uscita- risorsa o immiserimento del testo?). Insomma, pare proprio che il libro da solo non ce la faccia più (ma un testo, in quanto tale, non dovrebbe essere autosufficiente per quanto concerne le sue implicazioni?). Invece oggi saremmo disposti a inventarci qualsiasi cosa, pur di non dover leggere ANCHE il libro.</p>
]]></content:encoded>
		
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