Intervallo

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  1. Grazie a Domenico Pinto per questa intelligente proposta di Bach in duplice versione, quella classicheggiante di Narciso Yepes e quella “rock progressive” dei Jethro Tull, la quale non sfigura affatto, anzi, dopo trentotto anni dalla sua prima esecuzione, rimane ancora fresca e piena di fragranze, aperte a nuovissimi sviluppi e che apre -ahimè- in chi aveva allora diciassette anni e che ora riascolta- mondi ancora vivi, slanci ancora forti e suggestivi…va beh, abbassate il volume per favore….

  2. splendida proposta – anni (decenni) fa a Messina ebbi modo di assistere ad un concerto di Yepes – grande, asciutto, essenziale

    al momento apprezzavo tuttavia i Jethro, più vicini al più “baroccamente” ideologico mondo della mia generazione

    segno dell’età, oggi preferisco Yepes

  3. Avevo il terrore di aprire la “finestra” dei commenti e puntualmente il temuto sconforto (di questo avevo terrore) si è materializzato sul commento di enrico. C’è poco da fare evidentemente, con gli anni che passano e le rughe che si moltiplicano in molti pensano che la cultura sia quella “seria” dei secoli passati e che i linguaggi contemporanei non possano che farcene sentire una sconfinata nostalgia. L’incapacità critica a valutare una qualsiasi evoluzione dell’espressione artistica collegandone gli sviluppi a quelli della specie (umana) che tra conquiste tecniche e nuovi contesti storici può (e deve) esprimersi diversamente, è sconfortante per quanti sappiano leggere il loro tempo con gli occhi del presente (e del proprio corpo, a questo punto).
    L’irritante spocchia di quelli che “io ascolto solo la classica”, che all’epoca della contestazione sessantottesca era la posa dei “padri” contro i figli capelloni adoranti Hendrix, fa oggi ancora più rabbia venendo proprio da chi allora era “baroccamente ideologico” ma che evidentemente oggi se ne vergogna non essendo probabilmente mai stato capace (nè allora nè oggi) di filtrarne gli aspetti folcloristici per coglierne la sostanza.
    Il discorso è piuttosto complesso e non è certo questo l’ambito per tirare in ballo fenomenologie o sociologie di cui studi sugli ultimi decenni abbondano, è tuttavia singolare che persone vissute in epoche di rinnovamento culturale e all’epoca ancora capaci di assorbirne i significati non essendo cerebralmente sclerotizzati, oggi siano portatori di un revisionismo acritico sentendosi forse in tal modo “maturi” individui che possono guardare con affettuosa indulgenza le ingenue presunzioni artistiche della loro gioventù: oggi anche loro “ascoltano la classica”.
    Anche io ho i capelli bianchi ma per fortuna pur acoltando Segovia e Yespes oggi ringrazio e preferisco i Jethro Tull.

  4. Al 100% con Rattazzi e poi, ancora co’ sta palla del “baroccamente ideologico”, e di questi tempi poi! Ah, quanto farebbe bene un po’ di critica ideologica a questo presente di predatori che ci vogliono imporre la loro ideologia della “morte delle ideologie”. Va be’, lasciamo perdere e godiamoci Yepes , i Jetho Tull e soprattutto il loro padre Bach.
    Ah, secondo me, sono più vicini allo spirito bachiano i Jethro e non Yepes, che si limita, seppure con grande classe, a ripercorrerlo .

  5. e tuttavia vorrei precisare che la mia piccola intemerata prescinde da Enrico in quanto tale, ma non prescinde dall’immane falsificazione della storia e della realtà che si sta attuando, con la scusa della “morte delle ideologie “. Sia ben chiaro.

  6. Ho anni 68 però non ho la benché minima idea di chi fossero o siano i Jetho Tull; è un nome che mi gira per la capoccia, già sentito, ma che non associo a nessuna musica.
    Tuttavia ho un sacco di cd e vinili di Jimi Hendrix e me li godo assai, tuttora, già, più gran jazz, be bop, etcetera, ecco.
    Un po’ di questo e di quello: ma roba buona!!

    MarioB.

  7. Eccellente la scelta di quel video di Yepes. Anche se finora ero affezionato alla vecchia versione su vinile di John Williams. Ultimamente adoro il Bach chitarristico di Yamashita (semplicemente un mostro).

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domenico pinto
domenico pintohttps://www.nazioneindiana.com/
Domenico Pinto (1976). È traduttore. Collabora alle pagine di «Alias» e «L'Indice». Si occupa di letteratura tedesca contemporanea. Cura questa collana.