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	Commenti a: Il discorso letterario alla prova del reale	</title>
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		<title>
		Di: dimitri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dimitri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 20:38:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Siamo solo &quot;altro da te&quot;, Paolo. Buon Natale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo solo &#8220;altro da te&#8221;, Paolo. Buon Natale.</p>
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		Di: paolo sciola		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo sciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 18:08:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[che segheria inutile.
quelli che scrivono davvero, per fortuna, sono &quot;altri da voi&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>che segheria inutile.<br />
quelli che scrivono davvero, per fortuna, sono &#8220;altri da voi&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Ares		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ares]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 17:03:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;arte, come l&#039;amore, è cosa semplice..]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;arte, come l&#8217;amore, è cosa semplice..</p>
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		<title>
		Di: Ares		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ares]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 17:02:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oggettività del valore artistico ?!?


.. è una meta che un artista non dovrebbe mai perseguire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggettività del valore artistico ?!?</p>
<p>.. è una meta che un artista non dovrebbe mai perseguire.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: sandro dell'orco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/18/il-discorso-letterario-alla-prova-del-reale/#comment-126240</link>

		<dc:creator><![CDATA[sandro dell'orco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 15:41:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Enrico Macioci

&quot;...io credo fermamente in un’oggettività del valore artistico...&quot; 

Ne prendo atto, scusami se ti ho frainteso, colpa della mia disattenzione e, come dici tu, della forma del blog. Grazie anche a te.

Sandro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Enrico Macioci</p>
<p>&#8220;&#8230;io credo fermamente in un’oggettività del valore artistico&#8230;&#8221; </p>
<p>Ne prendo atto, scusami se ti ho frainteso, colpa della mia disattenzione e, come dici tu, della forma del blog. Grazie anche a te.</p>
<p>Sandro</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Enrico Macioci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/18/il-discorso-letterario-alla-prova-del-reale/#comment-126238</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enrico Macioci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 13:59:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@dell&#039;orco
Il cosiddetto lettore serio sarebbe appunto il critico. Poi se mi avessi letto con più attenzione avresti notato che ho detto, testuale: &quot;un lettore serio [il critico] percepisce a pelle e nelle viscere che Proust è un gigante e Faletti un nano. E speriamo che tale percezione non venga mai meno.&quot; A pelle e nelle viscere a casa mia significa percepire, come auspichi tu, col corpo. Ancora: io credo fermamente in un&#039;oggettività del valore artistico, ma non credo in un&#039;oggettività del valore critico, che è ben diverso. Ho infatti in un altro post (che non devi parimenti aver letto con attenzione) contestato l&#039;attitudine critica post-sessantottina a negare una gerarchia di valori, ad assumere una tendenza pianeggiante, pareggiante, piallante, una tendenza ad affermare che tutto vale tutto; atteggiamento a mio avviso deleterio e sciagurato. Se tu poi intravedi una possibilità di critica universalmente oggettiva, che metta tutti d&#039;accordo sulla &quot;oggettività dell&#039;opera d&#039;arte&quot; a partire dalle sensazioni psichico/corporee che ciascuno nella propria irripetibile singolarità espercisce, delle due l&#039;una: o debbo farti i complimenti per aver trovato la pietra filosofale, oppure gli auguri di pronta guarigione dal mondo di Utopia.
ps: adesso credo sia giunto il momento di tirarmi fuori da questa discussione; la quale discussione, come tutte le discussioni serie, non può avere fine; infinitezza poi acuita dalla forma del blog, ove la possibilità di spiegarsi e capirsi è giocoforza limitata e rimanda continuamente a ulteriori delucidazioni. Grazie a tutti e a tutti buon proseguimento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@dell&#8217;orco<br />
Il cosiddetto lettore serio sarebbe appunto il critico. Poi se mi avessi letto con più attenzione avresti notato che ho detto, testuale: &#8220;un lettore serio [il critico] percepisce a pelle e nelle viscere che Proust è un gigante e Faletti un nano. E speriamo che tale percezione non venga mai meno.&#8221; A pelle e nelle viscere a casa mia significa percepire, come auspichi tu, col corpo. Ancora: io credo fermamente in un&#8217;oggettività del valore artistico, ma non credo in un&#8217;oggettività del valore critico, che è ben diverso. Ho infatti in un altro post (che non devi parimenti aver letto con attenzione) contestato l&#8217;attitudine critica post-sessantottina a negare una gerarchia di valori, ad assumere una tendenza pianeggiante, pareggiante, piallante, una tendenza ad affermare che tutto vale tutto; atteggiamento a mio avviso deleterio e sciagurato. Se tu poi intravedi una possibilità di critica universalmente oggettiva, che metta tutti d&#8217;accordo sulla &#8220;oggettività dell&#8217;opera d&#8217;arte&#8221; a partire dalle sensazioni psichico/corporee che ciascuno nella propria irripetibile singolarità espercisce, delle due l&#8217;una: o debbo farti i complimenti per aver trovato la pietra filosofale, oppure gli auguri di pronta guarigione dal mondo di Utopia.<br />
ps: adesso credo sia giunto il momento di tirarmi fuori da questa discussione; la quale discussione, come tutte le discussioni serie, non può avere fine; infinitezza poi acuita dalla forma del blog, ove la possibilità di spiegarsi e capirsi è giocoforza limitata e rimanda continuamente a ulteriori delucidazioni. Grazie a tutti e a tutti buon proseguimento.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Simone Ghelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/18/il-discorso-letterario-alla-prova-del-reale/#comment-126236</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone Ghelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 13:30:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Sandro: ecco, per me il ruolo principale del critico sta proprio nello stimolare quelle &quot;capacità tecnico – culturale di leggere l’opera&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Sandro: ecco, per me il ruolo principale del critico sta proprio nello stimolare quelle &#8220;capacità tecnico – culturale di leggere l’opera&#8221;</p>
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		<title>
		Di: sandro dell'orco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/18/il-discorso-letterario-alla-prova-del-reale/#comment-126235</link>

		<dc:creator><![CDATA[sandro dell'orco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 12:25:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Simone Ghelli

L&#039;oggettività di una cosa è il suo avere lo stesso effetto in tutti gli individui. Essa rimanda necessariamente alla identità spazio temporale della cosa stessa. Dunque l&#039;opera d&#039;arte, cosa tra le cose, deve avere in sé, cristallizzata nella propria struttura, una quota di espressione, di pathos dell&#039;autore, che viene percepita quando viene rieseguita o letta dagli uomini. Non c&#039;è nulla di strano. Accade la stessa cosa nelle merci. Non c&#039;è in ogni merce una quota di lavoro umano cristallizzato, che viene goduto dagli uomini? Anzi, tutto il mondo che ci circonda, oggi, è fatto da tali cose piene di attività umana cristallizzata, come può verificare chiunque viva in un ambiente urbano e si guardi attorno. Dunque non è spiritualismo, o superstizione, pensare che l&#039;opera è una cosa empirica piena di attività umana cristallizzata, la quale, invece di essere goduta o consumata, richiede al suo &quot;fruitore&quot; L&#039;ESECUZIONE DELLA STESSA ATTIVITA&#039; CHE L&#039;HA CREATA, CON LA STESSA SERIETA&#039;, GLI STESSI SFORZI DELL&#039;AUTORE, E LO STESSO SUO COMPENSO.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Simone Ghelli</p>
<p>L&#8217;oggettività di una cosa è il suo avere lo stesso effetto in tutti gli individui. Essa rimanda necessariamente alla identità spazio temporale della cosa stessa. Dunque l&#8217;opera d&#8217;arte, cosa tra le cose, deve avere in sé, cristallizzata nella propria struttura, una quota di espressione, di pathos dell&#8217;autore, che viene percepita quando viene rieseguita o letta dagli uomini. Non c&#8217;è nulla di strano. Accade la stessa cosa nelle merci. Non c&#8217;è in ogni merce una quota di lavoro umano cristallizzato, che viene goduto dagli uomini? Anzi, tutto il mondo che ci circonda, oggi, è fatto da tali cose piene di attività umana cristallizzata, come può verificare chiunque viva in un ambiente urbano e si guardi attorno. Dunque non è spiritualismo, o superstizione, pensare che l&#8217;opera è una cosa empirica piena di attività umana cristallizzata, la quale, invece di essere goduta o consumata, richiede al suo &#8220;fruitore&#8221; L&#8217;ESECUZIONE DELLA STESSA ATTIVITA&#8217; CHE L&#8217;HA CREATA, CON LA STESSA SERIETA&#8217;, GLI STESSI SFORZI DELL&#8217;AUTORE, E LO STESSO SUO COMPENSO.</p>
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		<title>
		Di: sandro dell'orco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/18/il-discorso-letterario-alla-prova-del-reale/#comment-126234</link>

		<dc:creator><![CDATA[sandro dell'orco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 11:53:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Simone Ghelli

Domanda:
&quot;Quanto alle tre verità finali che ritrova il lettore, che poi sono quel bellissimo momento di estasi con cui abbiamo a che fare quando un libro (o un film, un quadro, etc) ci prende allo stomaco e alla testa contemporaneamente: non sono forse esse stesse soggettive e dipendenti anche dall’ambito socioculturale in cui un’opera viene fruita, nonché dai “precedenti” del lettore (studi, dicussioni, altre letture e via dicendo…)?&quot;
Risposta: Certo. Ma data in tutti i soggetti la capacità tecnico - culturale di leggere l&#039;opera, essi avranno più o meno la stessa reazione di fronte ad essa, provando in tal modo la sua oggettività.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Simone Ghelli</p>
<p>Domanda:<br />
&#8220;Quanto alle tre verità finali che ritrova il lettore, che poi sono quel bellissimo momento di estasi con cui abbiamo a che fare quando un libro (o un film, un quadro, etc) ci prende allo stomaco e alla testa contemporaneamente: non sono forse esse stesse soggettive e dipendenti anche dall’ambito socioculturale in cui un’opera viene fruita, nonché dai “precedenti” del lettore (studi, dicussioni, altre letture e via dicendo…)?&#8221;<br />
Risposta: Certo. Ma data in tutti i soggetti la capacità tecnico &#8211; culturale di leggere l&#8217;opera, essi avranno più o meno la stessa reazione di fronte ad essa, provando in tal modo la sua oggettività.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Simone Ghelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/12/18/il-discorso-letterario-alla-prova-del-reale/#comment-126233</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone Ghelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 11:21:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=27355#comment-126233</guid>

					<description><![CDATA[@Sandro: la citazione che estrapoli è di Macioci, non di Pintarelli.
Quanto all&#039;&quot;oggettività&quot; dell&#039;opera d&#039;arte io non capisco proprio in che cosa consista, e tra i tanti compiti del critico non mi pare che vi sia questa specie di caccia al tesoro. Il critico ha la responsabilità di mediare tra le opere e il mondo (il pubblico), di fornire degli strumenti d&#039;interpretazione. Se vi fosse un&#039;oggettività, non avrebbe senso il ruolo del critico, ma basterebbe semplicemente stampare un opuscolo con i criteri che corrispondono a un canone, perché poi è di questo che finiamo a parlare.
Quanto alle tre verità finali che ritrova il lettore, che poi sono quel bellissimo momento di estasi con cui abbiamo a che fare quando un libro (o un film, un quadro, etc) ci prende allo stomaco e alla testa contemporaneamente: non sono forse esse stesse soggettive e dipendenti anche dall&#039;ambito socioculturale in cui un&#039;opera viene fruita, nonché dai &quot;precedenti&quot; del lettore (studi, dicussioni, altre letture e via dicendo...)?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Sandro: la citazione che estrapoli è di Macioci, non di Pintarelli.<br />
Quanto all'&#8221;oggettività&#8221; dell&#8217;opera d&#8217;arte io non capisco proprio in che cosa consista, e tra i tanti compiti del critico non mi pare che vi sia questa specie di caccia al tesoro. Il critico ha la responsabilità di mediare tra le opere e il mondo (il pubblico), di fornire degli strumenti d&#8217;interpretazione. Se vi fosse un&#8217;oggettività, non avrebbe senso il ruolo del critico, ma basterebbe semplicemente stampare un opuscolo con i criteri che corrispondono a un canone, perché poi è di questo che finiamo a parlare.<br />
Quanto alle tre verità finali che ritrova il lettore, che poi sono quel bellissimo momento di estasi con cui abbiamo a che fare quando un libro (o un film, un quadro, etc) ci prende allo stomaco e alla testa contemporaneamente: non sono forse esse stesse soggettive e dipendenti anche dall&#8217;ambito socioculturale in cui un&#8217;opera viene fruita, nonché dai &#8220;precedenti&#8221; del lettore (studi, dicussioni, altre letture e via dicendo&#8230;)?</p>
]]></content:encoded>
		
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