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	Commenti a: Andrea Cortellessa, un dialogo	</title>
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		<title>
		Di: georgia		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/10/andrea-cortellessa-un-dialogo/#comment-127092</link>

		<dc:creator><![CDATA[georgia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 10:31:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2010/01/10/andrea-cortellessa-un-dialogo/#comment-127033&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Saverio che dice&lt;/a&gt;
&lt;i&gt;Rispetto, poi, a ciò che scrivi sul “prima si scrive e poi si teorizza”, non è del tutto vero per Gadda. A meno che non si creda che la sua “tecnica” sia casuale.&lt;/i&gt;

la rete è buffa, perché è molto difficile che il ricevente riceva il messaggio uguale a come lo ha inviato il mittente.
Certo non mi sono mai sognata di dire che ogni autore non abbia una sua teoria anche se penso che teoria e scrittura vadano di pari passo, e quindi non possano essere scisse, NELLO SCRITTORE, altrimenti la scrittura sarebbe, non la cosa grandiosa che è ma una cosa banalissima e replicabile a piacimento come uno spot pubblicitario. Diverso quando un critico (il teorico della scrittura altrui, per lo meno nel momento che fa il critico) afferma, a priori, come si debba o non si debba scrivere, di cosa si debba o non si debba parlare, a che ora si debba uscire o entrare .. Questo non è possibile, lo si può e lo si deve fare solo quando si ha il libro sotto gli occhi, e che detto libro inizi alla Gadda o con la marchesa che esce alle cinque ... è cosa del tutto secondaria.
Perché mai scrivere come Gadda dovrebbe essere l&#039;unica maniera di narrare? (lo era per Gadda questo è innegabile, ma solo per lui). Quando ho citato Landolfi pensavo ad un bellissimo pezzo nel diario Des Mois in cui dice che l&#039;arte, a differenza della scienza, non fa mai centro una volta per tutte, nel senso che se uno scopre una formula matematica o una legge fisica quella è poi per sempre, e se ha fatto centro una volte (poi viene teorizzato) e da quel momento farà sempre centro, altra cosa è l&#039;arte: è  possibile, a volte, fare centro (trovare un modo di narrare, un ritmo poetico ecc.) ma non è detto che con quella formula si faccia poi sempre centro. NON è detto per lo stesso scrittore figuriamoci addirittura per gli altri scrittori che verranno dopo. Non esiste un modo di scrivere migliore di un altro, esiste solo lo scrittore che rende il suo modo di scrivere (e neppure sempre) un aver fatto Centro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/01/10/andrea-cortellessa-un-dialogo/#comment-127033" rel="nofollow">Saverio che dice</a><br />
<i>Rispetto, poi, a ciò che scrivi sul “prima si scrive e poi si teorizza”, non è del tutto vero per Gadda. A meno che non si creda che la sua “tecnica” sia casuale.</i></p>
<p>la rete è buffa, perché è molto difficile che il ricevente riceva il messaggio uguale a come lo ha inviato il mittente.<br />
Certo non mi sono mai sognata di dire che ogni autore non abbia una sua teoria anche se penso che teoria e scrittura vadano di pari passo, e quindi non possano essere scisse, NELLO SCRITTORE, altrimenti la scrittura sarebbe, non la cosa grandiosa che è ma una cosa banalissima e replicabile a piacimento come uno spot pubblicitario. Diverso quando un critico (il teorico della scrittura altrui, per lo meno nel momento che fa il critico) afferma, a priori, come si debba o non si debba scrivere, di cosa si debba o non si debba parlare, a che ora si debba uscire o entrare .. Questo non è possibile, lo si può e lo si deve fare solo quando si ha il libro sotto gli occhi, e che detto libro inizi alla Gadda o con la marchesa che esce alle cinque &#8230; è cosa del tutto secondaria.<br />
Perché mai scrivere come Gadda dovrebbe essere l&#8217;unica maniera di narrare? (lo era per Gadda questo è innegabile, ma solo per lui). Quando ho citato Landolfi pensavo ad un bellissimo pezzo nel diario Des Mois in cui dice che l&#8217;arte, a differenza della scienza, non fa mai centro una volta per tutte, nel senso che se uno scopre una formula matematica o una legge fisica quella è poi per sempre, e se ha fatto centro una volte (poi viene teorizzato) e da quel momento farà sempre centro, altra cosa è l&#8217;arte: è  possibile, a volte, fare centro (trovare un modo di narrare, un ritmo poetico ecc.) ma non è detto che con quella formula si faccia poi sempre centro. NON è detto per lo stesso scrittore figuriamoci addirittura per gli altri scrittori che verranno dopo. Non esiste un modo di scrivere migliore di un altro, esiste solo lo scrittore che rende il suo modo di scrivere (e neppure sempre) un aver fatto Centro.</p>
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		<title>
		Di: Giancarlo Tramutoli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/10/andrea-cortellessa-un-dialogo/#comment-127091</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Tramutoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 10:13:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qui ci si sente a  proprio agio come il generale Custer a Little Bighorn...
C&#039;è una disposizione al riso che manco in oriente. Ci vediamo tutti martedì a Roma al processo del collaborazionista Nori. Non disturbiamo più che c&#039;è chi deve preparare la requisitoria finale. Allegrìa!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qui ci si sente a  proprio agio come il generale Custer a Little Bighorn&#8230;<br />
C&#8217;è una disposizione al riso che manco in oriente. Ci vediamo tutti martedì a Roma al processo del collaborazionista Nori. Non disturbiamo più che c&#8217;è chi deve preparare la requisitoria finale. Allegrìa!</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Giancarlo Tramutoli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/10/andrea-cortellessa-un-dialogo/#comment-127090</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Tramutoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 09:23:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il critico non sopporta d&#039;essere criticato.
La matita rossoblù la uso io la usi tu.
Vivaddio e abbassobelzebù.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il critico non sopporta d&#8217;essere criticato.<br />
La matita rossoblù la uso io la usi tu.<br />
Vivaddio e abbassobelzebù.</p>
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		<title>
		Di: Andrea Cortellessa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/10/andrea-cortellessa-un-dialogo/#comment-127089</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cortellessa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 08:59:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ egli e unsignorechepassava
Stiamo per definizione partecipando a un gioco di società, anche se non amo chiamarlo &quot;della torre&quot;. Dunque nessuno ovviamente - lo si dica anche a uso di chi improvvisamente decide di munirsi, qui, di matita rossa e blu (la stessa che poi disama in chi fa il critico, proprio) - pretende di impiantare un discorso critico articolato, in questa occasione. Epperò ci tengo a precisare che non ho detto qui, e non mi sognerei mai di dire neppure ubriaco, che non &quot;si possa che partire da Gadda per scrivere romanzi…&quot;. Ho scritto anzi proprio il contrario, tantissime volte: e dell&#039;eredità di Gadda, che però negli ultimi dieci anni pare appassita assai fra i narratori nostrani; e delle altre e più produttive eredità che si possono leggere invece in controluce (faccio notare per es. che la discussione parte, qui, da un mio libro dove sostengo l&#039;esistenza di &quot;una &#039;funzione&#039; (per dirla con Gianfranco Contini) ad altre alternativa e, di esse, più sottilmente operante: nella poesia e nella narrativa italiana di secondo Novecento&quot;). Ho detto bensì che lo straordinario risultato &lt;em&gt;anche e soprattutto narrativo&lt;/em&gt; di Gadda dimostra, vivaddio e una volta per tutte!, come non si possa più fare &quot;un certo tipo di romanzo&quot; - quello che è in gran parte lui a decostruire, in Italia, peraltro in parte preterintenzionalmente (per convenire col giudizio di Georgia la quale sostiene che non valgono gli a priori: gli a priori esistono eccome, solo che poi ad agire veramente, e a lento rilascio, non sono mai esattamente loro). Quello che si può fare dopo questa violenta ridefinizione lo vediamo bene leggendo quello che appunto dopo di lui s&#039;è scritto: che non viene solo (e nemmeno tanto, da ultimo) da Gadda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ egli e unsignorechepassava<br />
Stiamo per definizione partecipando a un gioco di società, anche se non amo chiamarlo &#8220;della torre&#8221;. Dunque nessuno ovviamente &#8211; lo si dica anche a uso di chi improvvisamente decide di munirsi, qui, di matita rossa e blu (la stessa che poi disama in chi fa il critico, proprio) &#8211; pretende di impiantare un discorso critico articolato, in questa occasione. Epperò ci tengo a precisare che non ho detto qui, e non mi sognerei mai di dire neppure ubriaco, che non &#8220;si possa che partire da Gadda per scrivere romanzi…&#8221;. Ho scritto anzi proprio il contrario, tantissime volte: e dell&#8217;eredità di Gadda, che però negli ultimi dieci anni pare appassita assai fra i narratori nostrani; e delle altre e più produttive eredità che si possono leggere invece in controluce (faccio notare per es. che la discussione parte, qui, da un mio libro dove sostengo l&#8217;esistenza di &#8220;una &#8216;funzione&#8217; (per dirla con Gianfranco Contini) ad altre alternativa e, di esse, più sottilmente operante: nella poesia e nella narrativa italiana di secondo Novecento&#8221;). Ho detto bensì che lo straordinario risultato <em>anche e soprattutto narrativo</em> di Gadda dimostra, vivaddio e una volta per tutte!, come non si possa più fare &#8220;un certo tipo di romanzo&#8221; &#8211; quello che è in gran parte lui a decostruire, in Italia, peraltro in parte preterintenzionalmente (per convenire col giudizio di Georgia la quale sostiene che non valgono gli a priori: gli a priori esistono eccome, solo che poi ad agire veramente, e a lento rilascio, non sono mai esattamente loro). Quello che si può fare dopo questa violenta ridefinizione lo vediamo bene leggendo quello che appunto dopo di lui s&#8217;è scritto: che non viene solo (e nemmeno tanto, da ultimo) da Gadda.</p>
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		<title>
		Di: unsignorechepassava		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/10/andrea-cortellessa-un-dialogo/#comment-127086</link>

		<dc:creator><![CDATA[unsignorechepassava]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 19:54:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[un po&#039; drastica la frase di egli, ma mi sembra che si riferisca alla mia stessa sensazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>un po&#8217; drastica la frase di egli, ma mi sembra che si riferisca alla mia stessa sensazione</p>
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		<title>
		Di: unsignorechepassava		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/10/andrea-cortellessa-un-dialogo/#comment-127085</link>

		<dc:creator><![CDATA[unsignorechepassava]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 19:53:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Gadda ha davvero e in sommo grado la curiositas umana, antropologica (altro che psiche piatta!), e topografica, geografica, storiografica, del vero narratore&quot;
... io la dicevo proprio (relativamente) appiattita sulla dimensione umana e mondana...
in tal senso è accostabile a manzoni... (che per le stesse ragioni, considero &quot;più&quot; scrittore che narratore)
con ciò, non vorrei fare la parte del difensore a oltranza di L, non saprei dire chi è &quot;meglio&quot; dei due, ho detto solo che, nel gioco, butterei giù gadda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Gadda ha davvero e in sommo grado la curiositas umana, antropologica (altro che psiche piatta!), e topografica, geografica, storiografica, del vero narratore&#8221;<br />
&#8230; io la dicevo proprio (relativamente) appiattita sulla dimensione umana e mondana&#8230;<br />
in tal senso è accostabile a manzoni&#8230; (che per le stesse ragioni, considero &#8220;più&#8221; scrittore che narratore)<br />
con ciò, non vorrei fare la parte del difensore a oltranza di L, non saprei dire chi è &#8220;meglio&#8221; dei due, ho detto solo che, nel gioco, butterei giù gadda.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Giancarlo Tramutoli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/10/andrea-cortellessa-un-dialogo/#comment-127084</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Tramutoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 19:20:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Saverio
Hai ragione. A volte esagero, perdirindidina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Saverio<br />
Hai ragione. A volte esagero, perdirindidina.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: egli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/10/andrea-cortellessa-un-dialogo/#comment-127083</link>

		<dc:creator><![CDATA[egli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 19:09:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gadda fa tintinnare le chiavi del linguaggio senza aprire nessuna porta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gadda fa tintinnare le chiavi del linguaggio senza aprire nessuna porta</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: saverio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/10/andrea-cortellessa-un-dialogo/#comment-127033</link>

		<dc:creator><![CDATA[saverio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 14:30:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Georgia
che la “vulgata” ami leggere à-là-Gadda (o che affermi la fine di un certo tipo di nararre) non mi pare proprio; che tipo di narrazione va per la maggiore, oggidì? Che tipo di narrazione viene data per scontata? Proprio quella che da A procede verso B … 

In ogni caso, a scanso di equivoci, io non ho nulla con quel tipo di narrazione. Ho applaudito, di recente, “The dome” di King e “La strada” di McCarthy. Per me siamo nell’«intrattenimento» (riprendo un termine che usa spesso Cortellessa, ma che mi convince), ma anche l’intrattenimento ha la sua importanza, e può essere di qualità. Non è sempre il tempo di combattere. 

Altra cosa è però l’arte della letteratura. Arte e intrattenimento, almeno per me, è bene che restino distinte …

Rispetto, poi, a ciò che scrivi sul “prima si scrive e poi si teorizza”, non è del tutto vero per Gadda. A meno che non si creda che la sua “tecnica” sia casuale. Quanti inserti dedicati al “procedimento” ci sono nei suoi romanzi? Comunque, almeno per questi grandi autori, teoria e scrittura non sono dimensioni separate, ma una compenetrata nell’altra …

@ Tramutoli
Perché mai un critico non può, in sede di commento su di un blog, scrivere “vivvadio e una volta per tutte”? Capisco lo scrivesse su di un saggio … Ma qui, dove capita di leggere ben di peggio! 

E ha anche il diritto di scrivere in un saggio che non si possa che partire da Gadda per scrivere romanzi … Per di più si tratta di una posizione pienamente legittima, almeno rispetto alla storia della nostra letteratura, anche di quella della critica letteraria che ha studiato Gadda … Non mi pare che Cortellessa sia solo, su ciò …  

Saverio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Georgia<br />
che la “vulgata” ami leggere à-là-Gadda (o che affermi la fine di un certo tipo di nararre) non mi pare proprio; che tipo di narrazione va per la maggiore, oggidì? Che tipo di narrazione viene data per scontata? Proprio quella che da A procede verso B … </p>
<p>In ogni caso, a scanso di equivoci, io non ho nulla con quel tipo di narrazione. Ho applaudito, di recente, “The dome” di King e “La strada” di McCarthy. Per me siamo nell’«intrattenimento» (riprendo un termine che usa spesso Cortellessa, ma che mi convince), ma anche l’intrattenimento ha la sua importanza, e può essere di qualità. Non è sempre il tempo di combattere. </p>
<p>Altra cosa è però l’arte della letteratura. Arte e intrattenimento, almeno per me, è bene che restino distinte …</p>
<p>Rispetto, poi, a ciò che scrivi sul “prima si scrive e poi si teorizza”, non è del tutto vero per Gadda. A meno che non si creda che la sua “tecnica” sia casuale. Quanti inserti dedicati al “procedimento” ci sono nei suoi romanzi? Comunque, almeno per questi grandi autori, teoria e scrittura non sono dimensioni separate, ma una compenetrata nell’altra …</p>
<p>@ Tramutoli<br />
Perché mai un critico non può, in sede di commento su di un blog, scrivere “vivvadio e una volta per tutte”? Capisco lo scrivesse su di un saggio … Ma qui, dove capita di leggere ben di peggio! </p>
<p>E ha anche il diritto di scrivere in un saggio che non si possa che partire da Gadda per scrivere romanzi … Per di più si tratta di una posizione pienamente legittima, almeno rispetto alla storia della nostra letteratura, anche di quella della critica letteraria che ha studiato Gadda … Non mi pare che Cortellessa sia solo, su ciò …  </p>
<p>Saverio</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Enrico Macioci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/10/andrea-cortellessa-un-dialogo/#comment-127032</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enrico Macioci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 14:27:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@cortellessa
Ma io sono d&#039;accordo con te, e infatti ho letto quasi tutto Gadda con enorme piacere, ho letto e leggo con enorme piacere Wallace (e parecchi altri), e nel mio piccolo narro in maniera tutt&#039;altro che convenzionale. Mentre Moravia, tolto AGOSTINO, lo trovo quasi micidiale. Quel che intendevo dire è proprio che Gadda non va da A a B fino a Z, il mio discorso non riguardava la qualità dunque ma il modo di narrare; ed è senz&#039;altro vero che a livello di narrazioni cosiddette classiche l&#039;Italia vanti un canone molto più esile di, che so, Francia o Germania o Russia o Inghilterra o Stati Uniti. Nessun Tolstoj o Dostoevskij o Dickens o Mann o Proust o Stendhal o Balzac o Zola o Flaubert o George Eliot o Turgenev o Melville o James o Hawthorne o Hemingway o Steinbeck eccetera, nessun creatore di storie equilibrate (narrativamente centrate, se mi spiego) che siano anche vitali e creative. Da noi si crea appunto attraverso la forma, attraverso il gorgo del linguaggio, attraverso &quot;mostri&quot; o &quot;sonnambuli&quot; della lingua come pensiero, vedi appunto Gadda o D&#039;Arrigo o, per arrivare a oggi, Moresco (non a caso siamo figli di Dante); non grandi personaggi (non Amleto o Don Chisciotte o Julien Sorel o Anna Karenina o Emma Bovary o Raskolnikov o Stavrogin o Isabel Archer e via andare) ma grande lingua che diventa grande immaginazione, che diventa essa stessa personaggio, e personaggio-mondo. Questa è la mia idea.
ps: mai mi sono sognato d&#039;affermare che la psiche di Gadda era piatta; se così fosse, allora il 99,99 per cento della popolazione mondiale al posto della psiche ha una tavola piallata di fresco (la quale ipotesi non è  in fondo del tutto peregrina).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@cortellessa<br />
Ma io sono d&#8217;accordo con te, e infatti ho letto quasi tutto Gadda con enorme piacere, ho letto e leggo con enorme piacere Wallace (e parecchi altri), e nel mio piccolo narro in maniera tutt&#8217;altro che convenzionale. Mentre Moravia, tolto AGOSTINO, lo trovo quasi micidiale. Quel che intendevo dire è proprio che Gadda non va da A a B fino a Z, il mio discorso non riguardava la qualità dunque ma il modo di narrare; ed è senz&#8217;altro vero che a livello di narrazioni cosiddette classiche l&#8217;Italia vanti un canone molto più esile di, che so, Francia o Germania o Russia o Inghilterra o Stati Uniti. Nessun Tolstoj o Dostoevskij o Dickens o Mann o Proust o Stendhal o Balzac o Zola o Flaubert o George Eliot o Turgenev o Melville o James o Hawthorne o Hemingway o Steinbeck eccetera, nessun creatore di storie equilibrate (narrativamente centrate, se mi spiego) che siano anche vitali e creative. Da noi si crea appunto attraverso la forma, attraverso il gorgo del linguaggio, attraverso &#8220;mostri&#8221; o &#8220;sonnambuli&#8221; della lingua come pensiero, vedi appunto Gadda o D&#8217;Arrigo o, per arrivare a oggi, Moresco (non a caso siamo figli di Dante); non grandi personaggi (non Amleto o Don Chisciotte o Julien Sorel o Anna Karenina o Emma Bovary o Raskolnikov o Stavrogin o Isabel Archer e via andare) ma grande lingua che diventa grande immaginazione, che diventa essa stessa personaggio, e personaggio-mondo. Questa è la mia idea.<br />
ps: mai mi sono sognato d&#8217;affermare che la psiche di Gadda era piatta; se così fosse, allora il 99,99 per cento della popolazione mondiale al posto della psiche ha una tavola piallata di fresco (la quale ipotesi non è  in fondo del tutto peregrina).</p>
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