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	Commenti a: LENIN ON-LINE	</title>
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		Di: mordecaj		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/21/vladimir-ilyich-ulyanov-in-arte-lenin/#comment-127906</link>

		<dc:creator><![CDATA[mordecaj]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 08:17:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E’ proprio nell’ultimo anno dell’attività di Lenin che l’asimmetria con la successiva fase staliniana risulta evidente e fondata nella forma e nell’articolato contenuto. Tutto ciò è documentato dall’aureo libretto di Moshe Lewin “L’ultima battaglia di Lenin”, ma anche dallo storico Edward H.Carr nella “La morte di Lenin- L’interregno 1923-1924” ed a completamento il notevole scritto di C.Rakowski su “I pericoli professionali del potere – Lettera a Valentinov”. Questi scritti più attinenti al problema posto, più di quello sicuramente interessante di L.Cortesi, ma che dal titolo rimanda ai gramsciani “brevi cenni sull’universo”, documentano in modo esaustivo che la genesi della degenerazione staliniana è da rintracciarsi nel periodo considerato.
La debilitazione fisica di V.I.L. inizia a negli ultimi mesi del 1921 e si radicalizza dal maggio 1922. Ma il rivoluzionario russo, sentendo l’approssimarsi della morte, interviene su tutto il possibile, con scritti e comunicazioni, attraverso le sue segretarie, sorprendenti per acume realistico e lungimiranza. Interviene sulla questione del monopolio del commercio estero, con energia e contro Stalin e Ordzonikidze sulla questione dell’indipendenza georgiana; attraverso il Testamento ed ancor  nel supplemento noto come Lettera al Congresso sulla natura delle singole personalità che rimarranno alla guida del partito. In “Meglio meno ma meglio” la sua riflessione si apre al destino storico della Russia in relazione al risveglio dei popoli dell’Oriente, 
si concentra sui problemi dell’arretratezza culturale, e quindi sull’onnipresente problema dell’espandersi della burocrazia. Già in questi anni Lenin definiva la Russia uno stato operaio con evidenti deformazioni burocratiche.
Quindi il successivo consolidarsi della burocrazia staliniana, che non proveniva da un’astronave di Alpha Centauri, ma dai settori demoralizzati e corrotti del partito, ormai decimato e demoralizzato  nella sua avanguardia dalla guerra civile, dall’arretramento della rivoluzione in occidente e dalla Nep, si colloca proprioa ridosso dell’esito negativo dell’ultima battaglia di Lenin.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ proprio nell’ultimo anno dell’attività di Lenin che l’asimmetria con la successiva fase staliniana risulta evidente e fondata nella forma e nell’articolato contenuto. Tutto ciò è documentato dall’aureo libretto di Moshe Lewin “L’ultima battaglia di Lenin”, ma anche dallo storico Edward H.Carr nella “La morte di Lenin- L’interregno 1923-1924” ed a completamento il notevole scritto di C.Rakowski su “I pericoli professionali del potere – Lettera a Valentinov”. Questi scritti più attinenti al problema posto, più di quello sicuramente interessante di L.Cortesi, ma che dal titolo rimanda ai gramsciani “brevi cenni sull’universo”, documentano in modo esaustivo che la genesi della degenerazione staliniana è da rintracciarsi nel periodo considerato.<br />
La debilitazione fisica di V.I.L. inizia a negli ultimi mesi del 1921 e si radicalizza dal maggio 1922. Ma il rivoluzionario russo, sentendo l’approssimarsi della morte, interviene su tutto il possibile, con scritti e comunicazioni, attraverso le sue segretarie, sorprendenti per acume realistico e lungimiranza. Interviene sulla questione del monopolio del commercio estero, con energia e contro Stalin e Ordzonikidze sulla questione dell’indipendenza georgiana; attraverso il Testamento ed ancor  nel supplemento noto come Lettera al Congresso sulla natura delle singole personalità che rimarranno alla guida del partito. In “Meglio meno ma meglio” la sua riflessione si apre al destino storico della Russia in relazione al risveglio dei popoli dell’Oriente,<br />
si concentra sui problemi dell’arretratezza culturale, e quindi sull’onnipresente problema dell’espandersi della burocrazia. Già in questi anni Lenin definiva la Russia uno stato operaio con evidenti deformazioni burocratiche.<br />
Quindi il successivo consolidarsi della burocrazia staliniana, che non proveniva da un’astronave di Alpha Centauri, ma dai settori demoralizzati e corrotti del partito, ormai decimato e demoralizzato  nella sua avanguardia dalla guerra civile, dall’arretramento della rivoluzione in occidente e dalla Nep, si colloca proprioa ridosso dell’esito negativo dell’ultima battaglia di Lenin.</p>
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		Di: Ennio Abate		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ennio Abate]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 20:09:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E se si provasse a riparlare di Lenin non a ruota libera o solo a partire dal suo testamento, ma dopo essersi letto il volume di L. Cortesi
Storia del comunismo. Da Utopia al termidoro sovietico, Manifestolibri 2010
 appena annunciato in questi giorni?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E se si provasse a riparlare di Lenin non a ruota libera o solo a partire dal suo testamento, ma dopo essersi letto il volume di L. Cortesi<br />
Storia del comunismo. Da Utopia al termidoro sovietico, Manifestolibri 2010<br />
 appena annunciato in questi giorni?</p>
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		<title>
		Di: robugliani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/21/vladimir-ilyich-ulyanov-in-arte-lenin/#comment-127759</link>

		<dc:creator><![CDATA[robugliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 14:26:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Credo che nelle contingenze storiche bisogna trovarcisi, viverle, per avere un&#039;idea esperienziale sul che fare. In una Unione Sovietica circondata, a livello mondiale, da paesi capitalistici, suoi mortali nemici, che hanno appoggiato o fomentato controrivoluzioni bianche (ah, questa faccenda delle rivoluzioni colorate...), mi pare non si potesse mettere dei fiori nei cannoni. Se poi l&#039;iniziale autodifesa, che non era un pranzo di gala o un esercizio di ricamo, &quot;degenerò&quot;, e produsse lo sconquasso che ha prodotto, è questione anche dei gravi errori successivi, di una concezione sbagliata del socialismo in un paese solo, della supremazia a tutto campo dell&#039;economicismo, di &quot;tradimenti&quot;, ecc. Del resto, qual è quello Stato che non reprime con la violenza situazioni interne di disordine o di destabilizzazione? Soprattutto oggi, che, con l&#039;accordo della maggior parte degli Stati, non ci si limita più a individuare il pericolo nazionale all&#039;interno del paese, ma lo si va a cercare a migliaia di chilometri di distanza, e si bombardano intere popolazioni in nome degli interessi e della difesa nazionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che nelle contingenze storiche bisogna trovarcisi, viverle, per avere un&#8217;idea esperienziale sul che fare. In una Unione Sovietica circondata, a livello mondiale, da paesi capitalistici, suoi mortali nemici, che hanno appoggiato o fomentato controrivoluzioni bianche (ah, questa faccenda delle rivoluzioni colorate&#8230;), mi pare non si potesse mettere dei fiori nei cannoni. Se poi l&#8217;iniziale autodifesa, che non era un pranzo di gala o un esercizio di ricamo, &#8220;degenerò&#8221;, e produsse lo sconquasso che ha prodotto, è questione anche dei gravi errori successivi, di una concezione sbagliata del socialismo in un paese solo, della supremazia a tutto campo dell&#8217;economicismo, di &#8220;tradimenti&#8221;, ecc. Del resto, qual è quello Stato che non reprime con la violenza situazioni interne di disordine o di destabilizzazione? Soprattutto oggi, che, con l&#8217;accordo della maggior parte degli Stati, non ci si limita più a individuare il pericolo nazionale all&#8217;interno del paese, ma lo si va a cercare a migliaia di chilometri di distanza, e si bombardano intere popolazioni in nome degli interessi e della difesa nazionale.</p>
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		Di: Carlo Capone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Capone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 12:49:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel pensiero e nell&#039;azione politica  di Lenin ci sono aspetti inquietanti. L&#039;ossessione verso i nemici della rivoluzione, veri o presunti,  all&#039;interno del partito e nel variegato ambiente  russo post bellico, e di conseguenza l’occhiutismo,  originato dal  maniacale  controllo su tutto e tutti,  quasi subito  approdato alla fondazione della Ceka di  Feliks Ėdmundovič Dzeržinskij, sodale di Lenin nonché da lui designato  Ministro degli Interni, tutto questo getta le basi per i futuri massacri. 
D&#039;altra parte la violenza come mezzo irrinunciabile – ancorché  legittimato dalle analisi storiche di Lenin -    ai fini della  conquista del potere  del proletariato è un pilastro della dottrina marxista e di tutto il pensiero comunista dai tempi della prima Internazionale.
Lo stesso Lenin scrisse: 
&quot;La necessità di educare sistematicamente le masse in questa - e solamente in questa - idea della rivoluzione violenta, è alla base di tutta la dottrina di Marx e di Engels&quot;. 
Ed ancora (in Stato e Rivoluzione): &quot;La sostituzione dello Stato proletario allo Stato borghese non è possibile senza rivoluzione violenta&quot;.

Qui emergono due aspetti basilari del pensiero marxsista- leninista. Il primo è l&#039;educazione brutale  delle masse alla violenza.
Il secondo è la intrinseca natura aggressiva del bolscevismo, così come si era andato affermando sin dagli ultimi decenni dell&#039;800. 
Ad essa  si accompagna, anzi la integra, il culto robespierriano della Virtù. Come non pensare che in un tale  terreno di coltura, in questo scientifico laboratorio dell&#039;odio, sia pure di classe e in vista di una società salvifica, e dell&#039;assassinio come strumento legittimo, non emergessero le istanze più rozze, unitamente  al culto del Leader come suprema incarnazione di quella Virtù?
E come non capire che l&#039;intento di educare le masse con metodi coercitivi  recava in sè la cultura del sospetto e conseguente punizione a morte per chi ritenuto non ortodosso se non proprio avversario? 
Da qui all&#039;accusa di virtù insufficiente  nei confronti degli avversari di partito il passo è breve. Quando si teorizza la violenza, qualunque ne sia il fine, si giunge presto a un tribale regolamento di conti,  in cui prevale il più scaltro, il più infido, il più cinico e bugiardo,  e soprattutto colui al quale la natura ha destinato il peggiore istinto criminale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel pensiero e nell&#8217;azione politica  di Lenin ci sono aspetti inquietanti. L&#8217;ossessione verso i nemici della rivoluzione, veri o presunti,  all&#8217;interno del partito e nel variegato ambiente  russo post bellico, e di conseguenza l’occhiutismo,  originato dal  maniacale  controllo su tutto e tutti,  quasi subito  approdato alla fondazione della Ceka di  Feliks Ėdmundovič Dzeržinskij, sodale di Lenin nonché da lui designato  Ministro degli Interni, tutto questo getta le basi per i futuri massacri.<br />
D&#8217;altra parte la violenza come mezzo irrinunciabile – ancorché  legittimato dalle analisi storiche di Lenin &#8211;    ai fini della  conquista del potere  del proletariato è un pilastro della dottrina marxista e di tutto il pensiero comunista dai tempi della prima Internazionale.<br />
Lo stesso Lenin scrisse:<br />
&#8220;La necessità di educare sistematicamente le masse in questa &#8211; e solamente in questa &#8211; idea della rivoluzione violenta, è alla base di tutta la dottrina di Marx e di Engels&#8221;.<br />
Ed ancora (in Stato e Rivoluzione): &#8220;La sostituzione dello Stato proletario allo Stato borghese non è possibile senza rivoluzione violenta&#8221;.</p>
<p>Qui emergono due aspetti basilari del pensiero marxsista- leninista. Il primo è l&#8217;educazione brutale  delle masse alla violenza.<br />
Il secondo è la intrinseca natura aggressiva del bolscevismo, così come si era andato affermando sin dagli ultimi decenni dell&#8217;800.<br />
Ad essa  si accompagna, anzi la integra, il culto robespierriano della Virtù. Come non pensare che in un tale  terreno di coltura, in questo scientifico laboratorio dell&#8217;odio, sia pure di classe e in vista di una società salvifica, e dell&#8217;assassinio come strumento legittimo, non emergessero le istanze più rozze, unitamente  al culto del Leader come suprema incarnazione di quella Virtù?<br />
E come non capire che l&#8217;intento di educare le masse con metodi coercitivi  recava in sè la cultura del sospetto e conseguente punizione a morte per chi ritenuto non ortodosso se non proprio avversario?<br />
Da qui all&#8217;accusa di virtù insufficiente  nei confronti degli avversari di partito il passo è breve. Quando si teorizza la violenza, qualunque ne sia il fine, si giunge presto a un tribale regolamento di conti,  in cui prevale il più scaltro, il più infido, il più cinico e bugiardo,  e soprattutto colui al quale la natura ha destinato il peggiore istinto criminale.</p>
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		<title>
		Di: elio_c		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elio_c]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 12:27:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E la critica economica di Mises al socialismo? (il cercare di comprendere questa crisi mi sta facendo diventare &quot;austriaco&quot;).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E la critica economica di Mises al socialismo? (il cercare di comprendere questa crisi mi sta facendo diventare &#8220;austriaco&#8221;).</p>
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		<title>
		Di: sparz		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 23:24:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ragazzi, se invece di disquisire di cicale e formiche e di sadismo, portassimo l&#039;attenzione su un tema a mio avviso cruciale e forse mai abbastanza deciso dagli storici, neppure quelli di parte marxista, e cioè se già nell&#039;impostazione leninista stava il germe di un fallimento e quale era questo germe; per esempio -- provo a dire rozzamente -- il problema dell&#039;accumulazione primitiva e della enorme prevalenza data agli ovviamente irrinunciabili aspetti economici, ma trascurando e anzi volutamente eliminando per anni qualunque intervento su aspetti che potremmo chiamare culturali, più ancora che ideologici, eh?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ragazzi, se invece di disquisire di cicale e formiche e di sadismo, portassimo l&#8217;attenzione su un tema a mio avviso cruciale e forse mai abbastanza deciso dagli storici, neppure quelli di parte marxista, e cioè se già nell&#8217;impostazione leninista stava il germe di un fallimento e quale era questo germe; per esempio &#8212; provo a dire rozzamente &#8212; il problema dell&#8217;accumulazione primitiva e della enorme prevalenza data agli ovviamente irrinunciabili aspetti economici, ma trascurando e anzi volutamente eliminando per anni qualunque intervento su aspetti che potremmo chiamare culturali, più ancora che ideologici, eh?</p>
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		Di: genseki		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/21/vladimir-ilyich-ulyanov-in-arte-lenin/#comment-127716</link>

		<dc:creator><![CDATA[genseki]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 21:16:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentile callettino,

apprezzo davvero la raffinatezza della sua argomentazione. Squisita. Specialemente in quel tocco zoologico finale. Che cosa vuole che le dica noi cicale non condividiamo le conoscenze delle dottissime formichine semplicemente ci dilettiamo a cantare prima dell&#039;inverno. 
L&#039;argumenteum ad emeritum erano anni e anni che non lo avevo incontrato esposto con tanta intelligente acribia.
Ancora complimenti
Umilmente suo 
genseki]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile callettino,</p>
<p>apprezzo davvero la raffinatezza della sua argomentazione. Squisita. Specialemente in quel tocco zoologico finale. Che cosa vuole che le dica noi cicale non condividiamo le conoscenze delle dottissime formichine semplicemente ci dilettiamo a cantare prima dell&#8217;inverno.<br />
L&#8217;argumenteum ad emeritum erano anni e anni che non lo avevo incontrato esposto con tanta intelligente acribia.<br />
Ancora complimenti<br />
Umilmente suo<br />
genseki</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: robugliani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/21/vladimir-ilyich-ulyanov-in-arte-lenin/#comment-127711</link>

		<dc:creator><![CDATA[robugliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 19:36:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ sp (su Zizek),
l&#039;osservazione di Zizek (che altrove leggo con grande interesse, e mi convince molto la sua &quot;rivalutazione&quot; di Descartes in &quot;Le sujet qui fache&quot;), in questo caso non mi convince perché:
&quot;accettare che Lenin è morto&quot;, beh, sì, lo è dal &#039;24, se non sbaglio... ma, ed è questo il punto, bisogna quindi considerare il pensiero e la politica di Lenin fino al 1924, contestualizzarlo in quella congerie storico-politica, vederlo alla luce di quegli anni cruciali, quindi giudicare il suo pensiero politico, i suoi scritti e la sua prassi fino a lì,non addebitargli il fallimento e le mostruosità successive, perché lo scarto, il divario tra il suo pensiero e la sua azione e quella di Stalin, che un pochino tanto, se non troppo, differiva, non è &quot;colpa&quot; sua.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ sp (su Zizek),<br />
l&#8217;osservazione di Zizek (che altrove leggo con grande interesse, e mi convince molto la sua &#8220;rivalutazione&#8221; di Descartes in &#8220;Le sujet qui fache&#8221;), in questo caso non mi convince perché:<br />
&#8220;accettare che Lenin è morto&#8221;, beh, sì, lo è dal &#8217;24, se non sbaglio&#8230; ma, ed è questo il punto, bisogna quindi considerare il pensiero e la politica di Lenin fino al 1924, contestualizzarlo in quella congerie storico-politica, vederlo alla luce di quegli anni cruciali, quindi giudicare il suo pensiero politico, i suoi scritti e la sua prassi fino a lì,non addebitargli il fallimento e le mostruosità successive, perché lo scarto, il divario tra il suo pensiero e la sua azione e quella di Stalin, che un pochino tanto, se non troppo, differiva, non è &#8220;colpa&#8221; sua.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: callettino		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/21/vladimir-ilyich-ulyanov-in-arte-lenin/#comment-127710</link>

		<dc:creator><![CDATA[callettino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 19:05:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[...ah lei vuole comprendere la storia in termini storici: e nel voler comprendere la storia, ritiene di poca importanza che stalin fosse sadico... interessante punto di vista.
bè  mi spiace doverglielo dire, ma a me non interessa un emerito nulla delle sue dissertazioni: né ciò che a lei premeva sottolineare, né di ciò che ritiene serio. 
del resto, non mi aspettavo di dover discutere del sadismo di stalin, visto che ho semplicemente detto una cosa che anche le formiche dovrebbero sapere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;ah lei vuole comprendere la storia in termini storici: e nel voler comprendere la storia, ritiene di poca importanza che stalin fosse sadico&#8230; interessante punto di vista.<br />
bè  mi spiace doverglielo dire, ma a me non interessa un emerito nulla delle sue dissertazioni: né ciò che a lei premeva sottolineare, né di ciò che ritiene serio.<br />
del resto, non mi aspettavo di dover discutere del sadismo di stalin, visto che ho semplicemente detto una cosa che anche le formiche dovrebbero sapere.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: genseki		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/21/vladimir-ilyich-ulyanov-in-arte-lenin/#comment-127708</link>

		<dc:creator><![CDATA[genseki]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 18:31:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che Stalin fosse o non fosse un sadico ha pochissima importanza se si cerca di comprendere la storia in termini storici. Inserire una diagnosi psicologica in un ragionamento storico politico è patetico. 
Questo non vuol dire che Stalin non soffrisse eventualmente di varie patologie psichiche e fisiche, non lo so e non mi pare interessante saperlo ai fini di una sulla storia della Rivoluzione d&#039;Ottobre e sulla Russia Sovietica. Suppongo che Stalin sia nato con un segno zodiacale, e che qualche astrologo abbia spiegato questa vicenda storica in termni astrologici altrettanto irrilevanti, in questo contesto che quelli psicologici.
Quello che a me premeva sottolineare, e che mi sembra serio e importante, è ció che rivela tutta questa foga critica relativa alla forma organizzativa del Pertito Bolscevico. Considerare che il fallimento relativo della Rivoluzione d&#039;Ottobre sia dovuto alla forma organizzativa ideata da Lenin e da lui posta in opera mi pare una di quelle fallacie che si ripetono molto e si dimostrano poco. Personalmente, ripeto, mi pare che il problema sia stato invece proprio il contrario. Cioè il ritardo nei paesi a capitalismo piú avanzato, nel caso specifico la Germania nel processo di organizzazione di un Partito con caratteristiche simile a quelle dei bolscevichi. Ritardo che causó la disfatta degli operai rivoluzioari in Germania, Francia, Italia e Spagna e quindi l&#039;inevitabile falimento in Russia e la reazione termidoriano staliniana conseguente.
Quello che Zizek vuol dire mi pare andare piuttosto in questo senso. Non ci puó essere una politica rivoluzionaria senza la centralitá dell&#039;organizzazione. Non ci puó essere nessuna attivitá politica soggettiva autonoma delle classi subalterne senza uno strumento-partito adeguato. (I fori sociali e i movimentideimovimenti con i loro blocchi neri o senza blocchi neri, non sono durati nemmeno una stagione!!!!). 
Così ripetere le litanie sull&#039;inadeguatezza della forma partito è un modo elegante per porre la questione del riscatto delle classi subalterne e di una organizzazione razionale della societá umana tra le questioni irrilevanti. 
genseki]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che Stalin fosse o non fosse un sadico ha pochissima importanza se si cerca di comprendere la storia in termini storici. Inserire una diagnosi psicologica in un ragionamento storico politico è patetico.<br />
Questo non vuol dire che Stalin non soffrisse eventualmente di varie patologie psichiche e fisiche, non lo so e non mi pare interessante saperlo ai fini di una sulla storia della Rivoluzione d&#8217;Ottobre e sulla Russia Sovietica. Suppongo che Stalin sia nato con un segno zodiacale, e che qualche astrologo abbia spiegato questa vicenda storica in termni astrologici altrettanto irrilevanti, in questo contesto che quelli psicologici.<br />
Quello che a me premeva sottolineare, e che mi sembra serio e importante, è ció che rivela tutta questa foga critica relativa alla forma organizzativa del Pertito Bolscevico. Considerare che il fallimento relativo della Rivoluzione d&#8217;Ottobre sia dovuto alla forma organizzativa ideata da Lenin e da lui posta in opera mi pare una di quelle fallacie che si ripetono molto e si dimostrano poco. Personalmente, ripeto, mi pare che il problema sia stato invece proprio il contrario. Cioè il ritardo nei paesi a capitalismo piú avanzato, nel caso specifico la Germania nel processo di organizzazione di un Partito con caratteristiche simile a quelle dei bolscevichi. Ritardo che causó la disfatta degli operai rivoluzioari in Germania, Francia, Italia e Spagna e quindi l&#8217;inevitabile falimento in Russia e la reazione termidoriano staliniana conseguente.<br />
Quello che Zizek vuol dire mi pare andare piuttosto in questo senso. Non ci puó essere una politica rivoluzionaria senza la centralitá dell&#8217;organizzazione. Non ci puó essere nessuna attivitá politica soggettiva autonoma delle classi subalterne senza uno strumento-partito adeguato. (I fori sociali e i movimentideimovimenti con i loro blocchi neri o senza blocchi neri, non sono durati nemmeno una stagione!!!!).<br />
Così ripetere le litanie sull&#8217;inadeguatezza della forma partito è un modo elegante per porre la questione del riscatto delle classi subalterne e di una organizzazione razionale della societá umana tra le questioni irrilevanti.<br />
genseki</p>
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