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	Commenti a: Dentro il cappotto di Proust	</title>
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		<title>
		Di: Emilia Aru		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/26/dentro-il-cappotto-di-proust/#comment-129082</link>

		<dc:creator><![CDATA[Emilia Aru]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 12:07:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Mauro, bell&#039;approfondimento il suo articolo, e grazie per aver citato Portaparole, tuttavia, la prego non mi giudichi antipatica, le segnalo che in italiano non si usa Ricerca per riferirsi a Alla ricerca del tempo perduto, ma Recherche, come in francese. Le perdono più volentieri le altre tante imprecisioni presenti in questo articolo perché sono retaggio dell&#039;articolo dell&#039;Expresso. 
Cordialmente, Emilia Aru]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Mauro, bell&#8217;approfondimento il suo articolo, e grazie per aver citato Portaparole, tuttavia, la prego non mi giudichi antipatica, le segnalo che in italiano non si usa Ricerca per riferirsi a Alla ricerca del tempo perduto, ma Recherche, come in francese. Le perdono più volentieri le altre tante imprecisioni presenti in questo articolo perché sono retaggio dell&#8217;articolo dell&#8217;Expresso.<br />
Cordialmente, Emilia Aru</p>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/26/dentro-il-cappotto-di-proust/#comment-128084</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 17:53:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Mauro: è une bello regalo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Mauro: è une bello regalo!</p>
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		Di: mauro baldrati		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mauro baldrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 13:03:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Segnalo un filmato (in tre parti) sul mondo di Proust, con molte immagini e testimonianze, tra cui Céleste, Mauriac e Cocteeau, realizzato a cura di Attilio Bertolucci:

http://www.youtube.com/watch?v=-VMQYjA5nBc&#038;feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=iBsqX992NZM&#038;feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=dnG2avgBnCw&#038;feature=related]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo un filmato (in tre parti) sul mondo di Proust, con molte immagini e testimonianze, tra cui Céleste, Mauriac e Cocteeau, realizzato a cura di Attilio Bertolucci:</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=-VMQYjA5nBc&#038;feature=related" rel="nofollow ugc">http://www.youtube.com/watch?v=-VMQYjA5nBc&#038;feature=related</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=iBsqX992NZM&#038;feature=related" rel="nofollow ugc">http://www.youtube.com/watch?v=iBsqX992NZM&#038;feature=related</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=dnG2avgBnCw&#038;feature=related" rel="nofollow ugc">http://www.youtube.com/watch?v=dnG2avgBnCw&#038;feature=related</a></p>
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		Di: azzurra		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[azzurra]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 12:34:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ero d&#039;accordissimo con fabrizio finché non ho letto il libro. 
la storia della madeleine al museo  nel bel libro di mari è divertente e sagace. Resta il fatto che, per chi esce dalla recherche, nel nome Illiers-Combray è il primo a non esistere, non il secondo. Il che forse dovrebbe far desistere dal visitarla, questo ci sta. Ma pure...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ero d&#8217;accordissimo con fabrizio finché non ho letto il libro.<br />
la storia della madeleine al museo  nel bel libro di mari è divertente e sagace. Resta il fatto che, per chi esce dalla recherche, nel nome Illiers-Combray è il primo a non esistere, non il secondo. Il che forse dovrebbe far desistere dal visitarla, questo ci sta. Ma pure&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: nadia agustoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/26/dentro-il-cappotto-di-proust/#comment-127956</link>

		<dc:creator><![CDATA[nadia agustoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 14:51:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un grazie a Mauro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un grazie a Mauro.</p>
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		<title>
		Di: mauro baldrati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/26/dentro-il-cappotto-di-proust/#comment-127931</link>

		<dc:creator><![CDATA[mauro baldrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 12:25:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sul presunto feticismo di alcuni appassionati di scrittori, ma non solo, in parte è lo stesso Proust che risponde, nel passo che ho campionato: un caricare gli oggetti di significati, di segni, come se conservassero tracce o essenze della personalità di chi li ha posseduti. Il senso mi sembra proprio questo, il significato di &quot;possesso&quot;.

Poi: un&#039;opera che il suo traduttore Raboni ha definito &quot;una discesa agli inferi&quot;, e l&#039;autore - che è parte di essa come un tutto organico - definito tra l&#039;altro &quot;l&#039;angelo della notte&quot; o &quot;angelo notturno&quot; (Giovanni Macchia), sarebbe esente da sfumature dark. Bene, questioni di opinioni direi. E la scena di Saint Loup che balza sui tavolini e corre a prendere il cappotto per l&#039;amico infreddolito non ha nulla di mitico. Beniamino - intanto ti ringrazio per il passo che hai riportato - tu non credi all&#039;esistenza del &quot;mitico&quot;, e non sarò certo io a contraddirti.

Grazie anche a Véronique e Robin -]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul presunto feticismo di alcuni appassionati di scrittori, ma non solo, in parte è lo stesso Proust che risponde, nel passo che ho campionato: un caricare gli oggetti di significati, di segni, come se conservassero tracce o essenze della personalità di chi li ha posseduti. Il senso mi sembra proprio questo, il significato di &#8220;possesso&#8221;.</p>
<p>Poi: un&#8217;opera che il suo traduttore Raboni ha definito &#8220;una discesa agli inferi&#8221;, e l&#8217;autore &#8211; che è parte di essa come un tutto organico &#8211; definito tra l&#8217;altro &#8220;l&#8217;angelo della notte&#8221; o &#8220;angelo notturno&#8221; (Giovanni Macchia), sarebbe esente da sfumature dark. Bene, questioni di opinioni direi. E la scena di Saint Loup che balza sui tavolini e corre a prendere il cappotto per l&#8217;amico infreddolito non ha nulla di mitico. Beniamino &#8211; intanto ti ringrazio per il passo che hai riportato &#8211; tu non credi all&#8217;esistenza del &#8220;mitico&#8221;, e non sarò certo io a contraddirti.</p>
<p>Grazie anche a Véronique e Robin &#8211;</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Robin Masters		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/26/dentro-il-cappotto-di-proust/#comment-127913</link>

		<dc:creator><![CDATA[Robin Masters]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 09:16:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[articolo simpatico

non sapevo della Foschini

ma di Karpeles  http://www.erickarpeles.com/

e del suo libro molto molto bello]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>articolo simpatico</p>
<p>non sapevo della Foschini</p>
<p>ma di Karpeles  <a href="http://www.erickarpeles.com/" rel="nofollow ugc">http://www.erickarpeles.com/</a></p>
<p>e del suo libro molto molto bello</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/26/dentro-il-cappotto-di-proust/#comment-127911</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 09:05:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Proust ha esaltato la bellezza poetica di un luogo ( in particolare il fiore centro raggiante del ricordo), dell&#039;invisibile, della percezione. La prima parte evoca il luogo stretto della camera, punto di partenza verso il ricordo che dà uno spazio immenso. La scrittura sentita come giardino
sensuale, quando il corpo soffre, la respirazione manca. Con la scrittura
si delinea un quadro che supera la realtà: i frammenti del mare o di una piazza a Venezia sono cangianti, entrano nella camera, come i fantasmi della madre o della nonna.



Mi sono incantata dalle prime pagine. Il bacio aspettato dalla madre mi ha conquistato il cuore. La lettura di Proust è diversa per ciascuno. Non ho tutto letto, nemmeno nell&#039;ordine.

Per parlare dell&#039;oggetto, traccia della presenza, mi pare magico. Si immagina che l&#039;oggetto ha accaturato una forma della presenza,
ha assorto la vibrazione di una mano o la profondità di uno sguardo.
Senza parlare di feticismo, direi un&#039;attrazione ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proust ha esaltato la bellezza poetica di un luogo ( in particolare il fiore centro raggiante del ricordo), dell&#8217;invisibile, della percezione. La prima parte evoca il luogo stretto della camera, punto di partenza verso il ricordo che dà uno spazio immenso. La scrittura sentita come giardino<br />
sensuale, quando il corpo soffre, la respirazione manca. Con la scrittura<br />
si delinea un quadro che supera la realtà: i frammenti del mare o di una piazza a Venezia sono cangianti, entrano nella camera, come i fantasmi della madre o della nonna.</p>
<p>Mi sono incantata dalle prime pagine. Il bacio aspettato dalla madre mi ha conquistato il cuore. La lettura di Proust è diversa per ciascuno. Non ho tutto letto, nemmeno nell&#8217;ordine.</p>
<p>Per parlare dell&#8217;oggetto, traccia della presenza, mi pare magico. Si immagina che l&#8217;oggetto ha accaturato una forma della presenza,<br />
ha assorto la vibrazione di una mano o la profondità di uno sguardo.<br />
Senza parlare di feticismo, direi un&#8217;attrazione &#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: beniamino		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/26/dentro-il-cappotto-di-proust/#comment-127909</link>

		<dc:creator><![CDATA[beniamino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 08:43:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma perchè mai il pover&#039;uomo malato d&#039;asma avrebbe &quot;sfumature dark&quot;? 
L&#039;abusato aggettivo albionico cosa diavolo c&#039;entra?
E la &quot;scena mitica&quot; verso la fine sarebbe come dicono le ragazzette ai concerti di Giggi D&#039;alessio MIITICOOOOOOOOOOOOOOOO?!

Per l&#039;approccio necrofilo alle vite degli scrittori e l&#039;idolatria dei loro oggetti:

Michele Mari 
da &quot;Tutto il ferro della Torre Eiffel&quot;
Einaudi, 2002

&quot;Combray non si chiama Combray ma Illiers: oggi però i cartelli stradali e le guide lo designano per Illiers-Combray. Quivi, un museo intitolato a Marcel Proust: otto sale di prime edizioni, fotografie, calamai, flaconi di pastiglie per l&#039;asma, giacche da camera, fazzoletti cifrati, canne da passeggio, ricco materiale tuttavia svalutato dalla sua stessa collocazione, che distendendosi dalla seconda all&#039;ultima sala lo fa successivo all&#039;unico oggetto presente nella prima sala, in una teca di plexiglas cm 35x20x25: la madeleine.
Nei primi anni del museo la madeleine era di autentica frolla: ad essa provvedeva il custode, che ogni lunedì mattina apriva la teca, rimuoveva il biscotto e lo sostituiva con uno fresco. Cosa poi il custode facesse del vecchio non è dato sapere: è verosimile lo mangiasse, non per questo deducendone alla crassità dei suoi lobi illuminazioni mnemoniche. La sostituzione settimanale della madeleine era dovuta alta sua impossibilità di indurirsi seccando: anzi come porosa e burrosa l&#039;instabile pasta tendeva a disgregarsi perdendo dopo una dozzina di giorni uno spolviglio di forfora rancia, cui si aggiungevano più cospicui frammenti se qualcuno urtasse la teca. Il direttore del museo aveva chiesto al pasticcere di mettere più burro nell&#039;impasto, ma l&#039;esito non era stato buono: concotto dal calore degli interni faretti, quel sovrappiù di manteca allargava ben presto nella superficie spugnosa della madeleine fiori brunastri che le davano un incongruo aspetto leopardato: quando non evocassero la sofferenza della foglia di vite arrugginita dalla peronòspora. A non dir delle camole e dei piccoli vermi che, a dispetto di ogni ermetismo, nascevano sponte nella pasta rafferma: uscendone poi per darsi all&#039;avventurosa esplorazione del loro tabernacolo-mondo, come a irridere ancora, i putrigeniti, alle positive dimostrazioni di Spallanzani e Pasteur.
Cosi il custode sostituiva, e continuò a sostituire fino al giorno in cui andò in pensione. Quello stesso giorno il direttore si trovò ad affrontare un problema sindacale. Il nuovo custode fece notare che il proprio mansionario non prevedeva quella speciale corvée, e che se proprio si doveva, gli fosse pagata a parte. Uomo puntiglioso, il direttore non volle sottostare: onde, dopo aver lasciato invecchiare quell&#039;ultima madeleine ben oltre i limiti tollerabili, elaborò la soluzione che vige tuttora. Fu cosi che, commissionata a un laboratorio di giocattoli di Rouen, venne acquisita al museo una madeleine di plastica: un&#039;imitazione perfetta, non fosse per il segno della saldatura fra le due valve della conchiglia-biscotto: secondo infallibile legge del PVC.
Tu la vedi, questa cosa, e ridi: ma è un pianto; e dici: se la letteratura genera questo, è questo, la letteratura. Ed è la vendetta del mondo, perché la letteratura che non si difenda dal mondo cos&#039;è, se non mondo? E il mondo è qui polimero fuso: ma fuso a forma di letteratura, così, volessimo uscire, sappiamo che non si può, nemmeno ogni tanto.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma perchè mai il pover&#8217;uomo malato d&#8217;asma avrebbe &#8220;sfumature dark&#8221;?<br />
L&#8217;abusato aggettivo albionico cosa diavolo c&#8217;entra?<br />
E la &#8220;scena mitica&#8221; verso la fine sarebbe come dicono le ragazzette ai concerti di Giggi D&#8217;alessio MIITICOOOOOOOOOOOOOOOO?!</p>
<p>Per l&#8217;approccio necrofilo alle vite degli scrittori e l&#8217;idolatria dei loro oggetti:</p>
<p>Michele Mari<br />
da &#8220;Tutto il ferro della Torre Eiffel&#8221;<br />
Einaudi, 2002</p>
<p>&#8220;Combray non si chiama Combray ma Illiers: oggi però i cartelli stradali e le guide lo designano per Illiers-Combray. Quivi, un museo intitolato a Marcel Proust: otto sale di prime edizioni, fotografie, calamai, flaconi di pastiglie per l&#8217;asma, giacche da camera, fazzoletti cifrati, canne da passeggio, ricco materiale tuttavia svalutato dalla sua stessa collocazione, che distendendosi dalla seconda all&#8217;ultima sala lo fa successivo all&#8217;unico oggetto presente nella prima sala, in una teca di plexiglas cm 35x20x25: la madeleine.<br />
Nei primi anni del museo la madeleine era di autentica frolla: ad essa provvedeva il custode, che ogni lunedì mattina apriva la teca, rimuoveva il biscotto e lo sostituiva con uno fresco. Cosa poi il custode facesse del vecchio non è dato sapere: è verosimile lo mangiasse, non per questo deducendone alla crassità dei suoi lobi illuminazioni mnemoniche. La sostituzione settimanale della madeleine era dovuta alta sua impossibilità di indurirsi seccando: anzi come porosa e burrosa l&#8217;instabile pasta tendeva a disgregarsi perdendo dopo una dozzina di giorni uno spolviglio di forfora rancia, cui si aggiungevano più cospicui frammenti se qualcuno urtasse la teca. Il direttore del museo aveva chiesto al pasticcere di mettere più burro nell&#8217;impasto, ma l&#8217;esito non era stato buono: concotto dal calore degli interni faretti, quel sovrappiù di manteca allargava ben presto nella superficie spugnosa della madeleine fiori brunastri che le davano un incongruo aspetto leopardato: quando non evocassero la sofferenza della foglia di vite arrugginita dalla peronòspora. A non dir delle camole e dei piccoli vermi che, a dispetto di ogni ermetismo, nascevano sponte nella pasta rafferma: uscendone poi per darsi all&#8217;avventurosa esplorazione del loro tabernacolo-mondo, come a irridere ancora, i putrigeniti, alle positive dimostrazioni di Spallanzani e Pasteur.<br />
Cosi il custode sostituiva, e continuò a sostituire fino al giorno in cui andò in pensione. Quello stesso giorno il direttore si trovò ad affrontare un problema sindacale. Il nuovo custode fece notare che il proprio mansionario non prevedeva quella speciale corvée, e che se proprio si doveva, gli fosse pagata a parte. Uomo puntiglioso, il direttore non volle sottostare: onde, dopo aver lasciato invecchiare quell&#8217;ultima madeleine ben oltre i limiti tollerabili, elaborò la soluzione che vige tuttora. Fu cosi che, commissionata a un laboratorio di giocattoli di Rouen, venne acquisita al museo una madeleine di plastica: un&#8217;imitazione perfetta, non fosse per il segno della saldatura fra le due valve della conchiglia-biscotto: secondo infallibile legge del PVC.<br />
Tu la vedi, questa cosa, e ridi: ma è un pianto; e dici: se la letteratura genera questo, è questo, la letteratura. Ed è la vendetta del mondo, perché la letteratura che non si difenda dal mondo cos&#8217;è, se non mondo? E il mondo è qui polimero fuso: ma fuso a forma di letteratura, così, volessimo uscire, sappiamo che non si può, nemmeno ogni tanto.&#8221;</p>
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		<title>
		Di: Fabrizio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/26/dentro-il-cappotto-di-proust/#comment-127904</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 08:12:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sinceramente non ho mi capito il feticismo che porta taluni ad adorare ed inseguire sputacchiere e serviziali, pancere e pedalini degli scrittori famosi. L&#039;ozioso snobismo di molti &#039;proustiani&#039;, poi, raggiunge punte davvero irritanti. Con tutto il rispetto per questo articolo che è anche scritto in modo intelligente. Mah.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sinceramente non ho mi capito il feticismo che porta taluni ad adorare ed inseguire sputacchiere e serviziali, pancere e pedalini degli scrittori famosi. L&#8217;ozioso snobismo di molti &#8216;proustiani&#8217;, poi, raggiunge punte davvero irritanti. Con tutto il rispetto per questo articolo che è anche scritto in modo intelligente. Mah.</p>
]]></content:encoded>
		
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