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	Commenti a: Il coraggio che manca alla &#8220;sinistra&#8221; che parla come la destra	</title>
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		<title>
		Di: robugliani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[robugliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 13:35:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Non è solo questione di parole, ma di idee e di valori che stanno dietro alle parole&quot;, ecco, io, forse un po&#039; rozzamente, mi femerei qui (oltre a ritenere che il paragone tra liberals statunitensi e sinistra italiana - come tradizione politica, non come surrogato attuale - mi pare un po&#039; forzato). La &quot;questione linguistica&quot; da sola non spiega nulla. E altrettanto rozzamente direi: le idee movimentano le parole. E se di idee (valori politici autoctoni) a &quot;&quot;&quot;sinistra&quot;&quot;&quot; non ce ne sono, le parole sono solo simulacri raffazzonati qui e là. L&#039;altra sera in tv dalla Dandini il linguista De Mauro ricordava i (bei) tempi in cui gli editoriali dell&#039;&quot;Unità&quot; si concludevano con l&#039;espressione: Hic Rhodus, hic salta. Da linguista, appunto, De Mauro interpretava il mutamento, io lo interpreterei sotto il profilo prettamente politico. La celebre espressione di Marx (oltre che di Esopo) aveva senso linguistico quando ancora l&#039;&quot;Unità&quot;, con tutti i suoi limiti e contraddizioni politiche, ospitava sulle sue pagine il &quot;dibattito&quot; interno al marxismo, ossia l&#039;uso linguistico era determinato dal senso politico complessivo. Adesso che senso avrebbe quell&#039;espressione marxiana sull&#039;&quot;Unità&quot;, dopo che Marx è stato sepolto, e senza gli onori del caso? Non è che oggi i redattori dell&#039;&quot;Unità&quot; siano più ignoranti di quelli di ieri, si sono solo ri-posizionati (a destra) politicamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Non è solo questione di parole, ma di idee e di valori che stanno dietro alle parole&#8221;, ecco, io, forse un po&#8217; rozzamente, mi femerei qui (oltre a ritenere che il paragone tra liberals statunitensi e sinistra italiana &#8211; come tradizione politica, non come surrogato attuale &#8211; mi pare un po&#8217; forzato). La &#8220;questione linguistica&#8221; da sola non spiega nulla. E altrettanto rozzamente direi: le idee movimentano le parole. E se di idee (valori politici autoctoni) a &#8220;&#8221;&#8221;sinistra&#8221;&#8221;&#8221; non ce ne sono, le parole sono solo simulacri raffazzonati qui e là. L&#8217;altra sera in tv dalla Dandini il linguista De Mauro ricordava i (bei) tempi in cui gli editoriali dell'&#8221;Unità&#8221; si concludevano con l&#8217;espressione: Hic Rhodus, hic salta. Da linguista, appunto, De Mauro interpretava il mutamento, io lo interpreterei sotto il profilo prettamente politico. La celebre espressione di Marx (oltre che di Esopo) aveva senso linguistico quando ancora l'&#8221;Unità&#8221;, con tutti i suoi limiti e contraddizioni politiche, ospitava sulle sue pagine il &#8220;dibattito&#8221; interno al marxismo, ossia l&#8217;uso linguistico era determinato dal senso politico complessivo. Adesso che senso avrebbe quell&#8217;espressione marxiana sull'&#8221;Unità&#8221;, dopo che Marx è stato sepolto, e senza gli onori del caso? Non è che oggi i redattori dell'&#8221;Unità&#8221; siano più ignoranti di quelli di ieri, si sono solo ri-posizionati (a destra) politicamente.</p>
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		<title>
		Di: Il coraggio che manca alla “sinistra” che parla come la destra &#8230;		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Il coraggio che manca alla “sinistra” che parla come la destra &#8230;]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 02:46:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Continua la lettura con la fonte di questo articolo: Il coraggio che manca alla “sinistra” che parla come la destra ... [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Continua la lettura con la fonte di questo articolo: Il coraggio che manca alla “sinistra” che parla come la destra &#8230; [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Robin Masters		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Robin Masters]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 18:48:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Saltate le virgolette su pugliese di D&#039;alema (d&#039;adozione e feudo). Vendola è di Terlizzi e non di Bari, paesino in provincia. Sulla diversità abbiam detto la stessa cosa, sul resto sono opinioni. Spero che Vendola faccia un buon lavoro, è un uomo di potere anche lui, e molto di quello che ha fatto a me non piace.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saltate le virgolette su pugliese di D&#8217;alema (d&#8217;adozione e feudo). Vendola è di Terlizzi e non di Bari, paesino in provincia. Sulla diversità abbiam detto la stessa cosa, sul resto sono opinioni. Spero che Vendola faccia un buon lavoro, è un uomo di potere anche lui, e molto di quello che ha fatto a me non piace.</p>
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		<title>
		Di: girolamo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[girolamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 18:39:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[No, RM, hai capito veramente poco. Intanto perché D&#039;Alema non è pugliese, e soprattutto perché non è percepito come tale dai pugliesi (e questa è una questione di modelli). E non basta essere nati in un paesino (posto che Bari non è un paesino) per essere &quot;pop&quot;: e, consentimi, sarà Nichi anche pugliese, ma riuscire a non far percepire la sua diversità sessuale come ostacolo non è cosa da poco, né soprattutto accade in modo spontaneo, soprattutto nel sud. L&#039;approccio batesoniano è utilissimo a capire il mondo, ma se quello che capisci non lo sai comunicare (o non sai come fare a comunicarlo) con Bateson perdi le elezioni. Anche Gramsci è imprescindibile (e anche più importante di Lakoff, a livello teorico), ma finché il PCI-PDS-DS si è fidato di Beppe Vacca ha infilato una batosta dietro l&#039;altra. È a questo che serve Lakoff: a strappare all&#039;avversario l&#039;egemonia sull&#039;interpretazione del mondo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, RM, hai capito veramente poco. Intanto perché D&#8217;Alema non è pugliese, e soprattutto perché non è percepito come tale dai pugliesi (e questa è una questione di modelli). E non basta essere nati in un paesino (posto che Bari non è un paesino) per essere &#8220;pop&#8221;: e, consentimi, sarà Nichi anche pugliese, ma riuscire a non far percepire la sua diversità sessuale come ostacolo non è cosa da poco, né soprattutto accade in modo spontaneo, soprattutto nel sud. L&#8217;approccio batesoniano è utilissimo a capire il mondo, ma se quello che capisci non lo sai comunicare (o non sai come fare a comunicarlo) con Bateson perdi le elezioni. Anche Gramsci è imprescindibile (e anche più importante di Lakoff, a livello teorico), ma finché il PCI-PDS-DS si è fidato di Beppe Vacca ha infilato una batosta dietro l&#8217;altra. È a questo che serve Lakoff: a strappare all&#8217;avversario l&#8217;egemonia sull&#8217;interpretazione del mondo.</p>
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		<title>
		Di: Robin Masters		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/26/il-coraggio-che-manca-alla-sinistra-che-parla-come-la-destra/#comment-127991</link>

		<dc:creator><![CDATA[Robin Masters]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 17:16:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ girolamo

equazione di sintesi semplice semplice

pd/modello lakoff contra vendola/modello Bateson

Vendola è avvertito come genuino, non corrotto o meno corrotto di altri
viene da un piccolo paesino, la puglia è una regione molto pop, ecco lui è stato accettato, la sua &quot;diversità&quot; ( a diversi livelli intendo) è stata accettata e non è cosa da poco. Anche D&#039;alema è pugliese, ma Vendola è sentito come tale, è pugliese due volte. Te le saluto le teorie di Lakoff, son fredde, mentre lui è Batesoniano, produce metaloghi, certo tradotti perché arrivino a tutti. Guardando le cose da semplice cittadino era impossibile che il pd riuscisse nell&#039;impresa di imporre un altro, non ho davvero capito come gli sia passato per la testa, davvero una scarsa conoscenza del territorio e della popolazione in virtù appunto di fredde teorie da copy, geometrie di un certo tipo di potere, che si è sentito come ingerente e non garante. Metto da parte considerazioni strettamente politiche, non mi interessano, vedo solo i fatti in se ed uso degli strumenti di lettura. Se parti dal presupposto che praticamente volevano farlo fuori politicamente ed invecesarà di nuovo governatore, c&#039;è un errore strategico da parte del pd, potere a parte, notevole. E siccome queste geometrie alla Lakoff le vedo già in azione mi chiedo dove si vada a parare a livello nazionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ girolamo</p>
<p>equazione di sintesi semplice semplice</p>
<p>pd/modello lakoff contra vendola/modello Bateson</p>
<p>Vendola è avvertito come genuino, non corrotto o meno corrotto di altri<br />
viene da un piccolo paesino, la puglia è una regione molto pop, ecco lui è stato accettato, la sua &#8220;diversità&#8221; ( a diversi livelli intendo) è stata accettata e non è cosa da poco. Anche D&#8217;alema è pugliese, ma Vendola è sentito come tale, è pugliese due volte. Te le saluto le teorie di Lakoff, son fredde, mentre lui è Batesoniano, produce metaloghi, certo tradotti perché arrivino a tutti. Guardando le cose da semplice cittadino era impossibile che il pd riuscisse nell&#8217;impresa di imporre un altro, non ho davvero capito come gli sia passato per la testa, davvero una scarsa conoscenza del territorio e della popolazione in virtù appunto di fredde teorie da copy, geometrie di un certo tipo di potere, che si è sentito come ingerente e non garante. Metto da parte considerazioni strettamente politiche, non mi interessano, vedo solo i fatti in se ed uso degli strumenti di lettura. Se parti dal presupposto che praticamente volevano farlo fuori politicamente ed invecesarà di nuovo governatore, c&#8217;è un errore strategico da parte del pd, potere a parte, notevole. E siccome queste geometrie alla Lakoff le vedo già in azione mi chiedo dove si vada a parare a livello nazionale.</p>
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		Di: girolamo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[girolamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 16:51:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non so se Marco Rovelli abbia riassunto &quot;male e in fretta&quot; questo libro di Lakoff, io mi ci sono ritrovato, ma è vero che ho letto già altre sue (di Lakoff) cose e forse questo mi ha pre-condizionato. Mentre faccio fatica a capire, Lakoff alla mano, alcune note polemiche più verso la recensione che verso il testo recensito.
Come che sia: io ho qualche perplessità ad accettare Lakoff sino al livello neurologico (il legame tra metafore e sinapsi), ma mi sembra che non ci sia bisogno di condividerlo fino a questo punto per accettare la sua analisi dell&#039;effetto persuasivo delle metafore nel discorso politico.
Quelle dei modelli genitoriali sono, per l&#039;appunto, metafore. Ieri avrei detto: basta guardare la campagna comunicativa di Obama, e confrontarla con i suoi perdenti predecessori democratici, per capire che le strategie che Lakoff da anni suggeriva ai democratici americani erano performative, cioè potevano vincere. Oggi dico, avendo una discreta conoscenza di quello che accade in Puglia, che Vendola (credo più per istinto) ha saputo presentarsi come un modello positivo agli occhi di un elettorato tradizionalmente conservatore proprio suscitando un&#039;immagine di familiarità e vicinanza. Sarebbe interessante un confronto con il modello-Emiliano, molto più vicino a quello del &quot;padre comprensivo&quot; (con qualche azzeccata punta di severità): ma il consenso conquistato da Vendola, i cui partiti di riferimento hanno percentuali bassissime, conferma, piuttosto che smentire, le analisi di Lakoff. Che poi Lakoff non sia un Lacan, un Deleuze, forse neanche un Chomsky, non è una scoperta: ma Lakoff si occupa, teoria a parte, dei concreti enunciati linguistici - è a metà strada tra il torico e il copy - cosa che in altri autori non accade. Non è né un pregio né un difetto, ma una ovvia divisione dei compiti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se Marco Rovelli abbia riassunto &#8220;male e in fretta&#8221; questo libro di Lakoff, io mi ci sono ritrovato, ma è vero che ho letto già altre sue (di Lakoff) cose e forse questo mi ha pre-condizionato. Mentre faccio fatica a capire, Lakoff alla mano, alcune note polemiche più verso la recensione che verso il testo recensito.<br />
Come che sia: io ho qualche perplessità ad accettare Lakoff sino al livello neurologico (il legame tra metafore e sinapsi), ma mi sembra che non ci sia bisogno di condividerlo fino a questo punto per accettare la sua analisi dell&#8217;effetto persuasivo delle metafore nel discorso politico.<br />
Quelle dei modelli genitoriali sono, per l&#8217;appunto, metafore. Ieri avrei detto: basta guardare la campagna comunicativa di Obama, e confrontarla con i suoi perdenti predecessori democratici, per capire che le strategie che Lakoff da anni suggeriva ai democratici americani erano performative, cioè potevano vincere. Oggi dico, avendo una discreta conoscenza di quello che accade in Puglia, che Vendola (credo più per istinto) ha saputo presentarsi come un modello positivo agli occhi di un elettorato tradizionalmente conservatore proprio suscitando un&#8217;immagine di familiarità e vicinanza. Sarebbe interessante un confronto con il modello-Emiliano, molto più vicino a quello del &#8220;padre comprensivo&#8221; (con qualche azzeccata punta di severità): ma il consenso conquistato da Vendola, i cui partiti di riferimento hanno percentuali bassissime, conferma, piuttosto che smentire, le analisi di Lakoff. Che poi Lakoff non sia un Lacan, un Deleuze, forse neanche un Chomsky, non è una scoperta: ma Lakoff si occupa, teoria a parte, dei concreti enunciati linguistici &#8211; è a metà strada tra il torico e il copy &#8211; cosa che in altri autori non accade. Non è né un pregio né un difetto, ma una ovvia divisione dei compiti.</p>
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		Di: Robin Masters		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/26/il-coraggio-che-manca-alla-sinistra-che-parla-come-la-destra/#comment-127976</link>

		<dc:creator><![CDATA[Robin Masters]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 16:08:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;con lui&quot; - uno come Lakoff intendevo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;con lui&#8221; &#8211; uno come Lakoff intendevo</p>
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		Di: Robin Masters		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Robin Masters]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 15:52:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ marco rovelli

si i toni...purtroppo quando mi trovo di fronte a cose che per me son mistificazione, dato il mio percorso, trancio di netto, ma non erano rivolti a te anche se tempo e voglia vai a vedere bene in che ambito opera Lakoff in America, chi sono i suoi &quot;sponsor&quot;. Battaglia culturale dici, a me spaventa già il concetto in se, ho già ribadito che la battaglia è prima con se stessi e cmq sia che gli strumenti siano quelli di Lakoff, abbiamo bisogno d&#039;altro, parere personale. Trovo disumanizzante quel suo discorrere della mente in quel modo, sento odor di manipolazione e parlo di politically correct perché mi sembrano teorie lacaniane già attaccate da Del/Guat in salsa americana, rimasticamenti per l&#039;occasione, diffido molto di questi americani. Non ho citato a vanvera l&#039;affaire in Puglia a proposito di geometrie e teorie e impossibilità di comprendere gli affetti. Discorso lungo cmq. Adoro Bateson, non mi troverò mai d&#039;accordo con lui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ marco rovelli</p>
<p>si i toni&#8230;purtroppo quando mi trovo di fronte a cose che per me son mistificazione, dato il mio percorso, trancio di netto, ma non erano rivolti a te anche se tempo e voglia vai a vedere bene in che ambito opera Lakoff in America, chi sono i suoi &#8220;sponsor&#8221;. Battaglia culturale dici, a me spaventa già il concetto in se, ho già ribadito che la battaglia è prima con se stessi e cmq sia che gli strumenti siano quelli di Lakoff, abbiamo bisogno d&#8217;altro, parere personale. Trovo disumanizzante quel suo discorrere della mente in quel modo, sento odor di manipolazione e parlo di politically correct perché mi sembrano teorie lacaniane già attaccate da Del/Guat in salsa americana, rimasticamenti per l&#8217;occasione, diffido molto di questi americani. Non ho citato a vanvera l&#8217;affaire in Puglia a proposito di geometrie e teorie e impossibilità di comprendere gli affetti. Discorso lungo cmq. Adoro Bateson, non mi troverò mai d&#8217;accordo con lui.</p>
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		<title>
		Di: marco rovelli		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 15:40:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[r.m., anzitutto grazie per i toni mutati. Dopodiché, la tradizione a cui fai riferimento è anche la mia (i miei libri, che non pretendo ovviamente che tu abbia letto, partono esattamente da quelle coordinate). Ma quando trovo stimoli nuovi non li escludo a priori. A me non pare che il discorso di Lakoff abbia a che fare col politically correct, ma anzi, insista invece sulla necessità di chiamare le cose col loro nome, di creare nomi per cose nuove (ovvero, imporre letture nuove per fenomeni che altrimenti vengono occultati), ecc. Questo non è politically correct, che invece è troppo spesso chiamare le stesse cose con un nome diverso, ma che sta nello stesso campo semantico del nome uncorrect. Insomma, al di là della genealogia della teoria, e della sua correttezza ontologica (che per quanto mi riguarda sta nel campo dell&#039;inverificabile), Lakoff fornisce degli strumenti utili per una battaglia culturale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>r.m., anzitutto grazie per i toni mutati. Dopodiché, la tradizione a cui fai riferimento è anche la mia (i miei libri, che non pretendo ovviamente che tu abbia letto, partono esattamente da quelle coordinate). Ma quando trovo stimoli nuovi non li escludo a priori. A me non pare che il discorso di Lakoff abbia a che fare col politically correct, ma anzi, insista invece sulla necessità di chiamare le cose col loro nome, di creare nomi per cose nuove (ovvero, imporre letture nuove per fenomeni che altrimenti vengono occultati), ecc. Questo non è politically correct, che invece è troppo spesso chiamare le stesse cose con un nome diverso, ma che sta nello stesso campo semantico del nome uncorrect. Insomma, al di là della genealogia della teoria, e della sua correttezza ontologica (che per quanto mi riguarda sta nel campo dell&#8217;inverificabile), Lakoff fornisce degli strumenti utili per una battaglia culturale.</p>
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		<title>
		Di: Robin Masters		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/01/26/il-coraggio-che-manca-alla-sinistra-che-parla-come-la-destra/#comment-127963</link>

		<dc:creator><![CDATA[Robin Masters]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 15:29:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Rovelli

Non ti accorgi che Lakoff, il linguaggio che utilizza è nel politically correct ? Hai letto il libro di Robert Hughes su questo ? Una pappa pronta ben servita. Disinnescare l&#039;equazione clandestino=criminale, conoscerai i lavori di Dal lago su questo (poi altri autori francesi). Nella scatola degli attrezzi non dobbiamo avere arnesi che facilitano il compito ma dobbiamo complicare le cose, almeno le persone che vogliono interrogarsi (sempre che lo si voglia) devono complicarle. Mente/politica linguaggio, abbiamo la Weil, la Arendt, Foucault, abbiamo una tradizione europea su questo, Lacan e poi Deleuze/Guattari con i loro limiti. Ecco non cediamo al politically correct, complichiamo le cose.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Rovelli</p>
<p>Non ti accorgi che Lakoff, il linguaggio che utilizza è nel politically correct ? Hai letto il libro di Robert Hughes su questo ? Una pappa pronta ben servita. Disinnescare l&#8217;equazione clandestino=criminale, conoscerai i lavori di Dal lago su questo (poi altri autori francesi). Nella scatola degli attrezzi non dobbiamo avere arnesi che facilitano il compito ma dobbiamo complicare le cose, almeno le persone che vogliono interrogarsi (sempre che lo si voglia) devono complicarle. Mente/politica linguaggio, abbiamo la Weil, la Arendt, Foucault, abbiamo una tradizione europea su questo, Lacan e poi Deleuze/Guattari con i loro limiti. Ecco non cediamo al politically correct, complichiamo le cose.</p>
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