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	Commenti a: Su letteratura e politica (la penso proprio come George Orwell e Danilo Kiš)	</title>
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		<title>
		Di: La responsabilità dell&#8217;autore: Claudio Piersanti &#8211; Nazione Indiana		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La responsabilità dell&#8217;autore: Claudio Piersanti &#8211; Nazione Indiana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 07:54:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] gli interventi di Helena Janeczek e Andrea Inglese, abbiamo pensato di mettere a punto un questionario composto di 10 domande, e di mandarlo a un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] gli interventi di Helena Janeczek e Andrea Inglese, abbiamo pensato di mettere a punto un questionario composto di 10 domande, e di mandarlo a un [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: La responsabilità dell’autore: Luigi Bernardi &#8211; Nazione Indiana		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La responsabilità dell’autore: Luigi Bernardi &#8211; Nazione Indiana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 10:01:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] del dibattito sulla responsabilità dell&#039;autore, dopo gli interventi di Helena Janeczek e Andrea Inglese, rispondendo a una nostra richiesta Luigi Bernardi ci ha gentilmente mandato le risposte che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] del dibattito sulla responsabilità dell&#39;autore, dopo gli interventi di Helena Janeczek e Andrea Inglese, rispondendo a una nostra richiesta Luigi Bernardi ci ha gentilmente mandato le risposte che [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: La responsabilità dell&#8217;autore: Erri De Luca &#8211; Nazione Indiana		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La responsabilità dell&#8217;autore: Erri De Luca &#8211; Nazione Indiana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 08:07:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] del dibattito sulla responsabilità dell&#039;autore, dopo gli interventi di Helena Haneczek e Andrea Inglese, rispondendo a una nostra richiesta De Luca ci ha gentilmente mandato il pezzo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] del dibattito sulla responsabilità dell&#39;autore, dopo gli interventi di Helena Haneczek e Andrea Inglese, rispondendo a una nostra richiesta De Luca ci ha gentilmente mandato il pezzo che [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Andrea Raos		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 15:37:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[su quanto dice helena, una cosa del genere, per esempio:

http://www.centrenationaldulivre.fr/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>su quanto dice helena, una cosa del genere, per esempio:</p>
<p><a href="http://www.centrenationaldulivre.fr/" rel="nofollow ugc">http://www.centrenationaldulivre.fr/</a></p>
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		<title>
		Di: helena		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 15:30:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusate l&#039;assenza, ma sono stata LONTANA da ogni connessione.
Rispondo brevemente e poi mi trasferisco su (thread Giglioli).
Il mercato è qualcosa di complicato e contradditorio: coesiste la spinta alla diversicazione delle offerte dove si gioca la parte per cui è stato definito libero con quella opposta verso l&#039;omologazione e il monopolio. Semplifico ovviamente. Per questo la storia dell&#039;autoregolamentazione ovviamente è - nella migliore delle ipotesi - una pia illusione.
Elio, forse non ci siamo capiti: non credo che si stesse pensando (almeno per me è così) a un ruolo di potere all&#039;interno dello Stato, tipo Commissario alla Cultura, (anche ministro), ma alla possibilità che degli organi in qualche modo istituzionali aiutino a sostenere le forme e/o espressioni d&#039;arte meno appetibili per il mercato. Questo, soprattutto in un paese come il nostro, spesso non da&#039; garanzie di cose fatte bene e ci sono certi ambiti - per quel che ne so e ammetto di saperne troppo poco- dove la distribuzione delle sovvenzioni produce esiti assai opinabili: il teatro, anche il cinema. Eppure credo che non sia da contestare la prassi in sé, quanto piuttosto in modo puntale la gestione.
Persino da noi ci sono esempi dove invece il coinvolgimento di finanziamenti pubblici sembra funzionare bene. Penso, per esempio, a Pordenonelegge che è sovvenzionato - se non mi sbaglio - si dalla Camera di Commercio che dalla Regione Autonoma. Li hanno incaricato un gruppo di persone, fra le quali anche scrittori e poeti, a mettere su una cosa che concili incontri di richiamo a un pubblico vasto con altri molto più di nicchia (poesia, saggistica &quot;tosta&quot;, autori stranieri semisconosciuti). E dato che quegli organizzatori non hanno mai pensato di invitare e dunque foraggiare a spese altrui solo i propri amici e amichetti, il festival ha preso piede ed è cresciuto sempre di più di anno in anno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate l&#8217;assenza, ma sono stata LONTANA da ogni connessione.<br />
Rispondo brevemente e poi mi trasferisco su (thread Giglioli).<br />
Il mercato è qualcosa di complicato e contradditorio: coesiste la spinta alla diversicazione delle offerte dove si gioca la parte per cui è stato definito libero con quella opposta verso l&#8217;omologazione e il monopolio. Semplifico ovviamente. Per questo la storia dell&#8217;autoregolamentazione ovviamente è &#8211; nella migliore delle ipotesi &#8211; una pia illusione.<br />
Elio, forse non ci siamo capiti: non credo che si stesse pensando (almeno per me è così) a un ruolo di potere all&#8217;interno dello Stato, tipo Commissario alla Cultura, (anche ministro), ma alla possibilità che degli organi in qualche modo istituzionali aiutino a sostenere le forme e/o espressioni d&#8217;arte meno appetibili per il mercato. Questo, soprattutto in un paese come il nostro, spesso non da&#8217; garanzie di cose fatte bene e ci sono certi ambiti &#8211; per quel che ne so e ammetto di saperne troppo poco- dove la distribuzione delle sovvenzioni produce esiti assai opinabili: il teatro, anche il cinema. Eppure credo che non sia da contestare la prassi in sé, quanto piuttosto in modo puntale la gestione.<br />
Persino da noi ci sono esempi dove invece il coinvolgimento di finanziamenti pubblici sembra funzionare bene. Penso, per esempio, a Pordenonelegge che è sovvenzionato &#8211; se non mi sbaglio &#8211; si dalla Camera di Commercio che dalla Regione Autonoma. Li hanno incaricato un gruppo di persone, fra le quali anche scrittori e poeti, a mettere su una cosa che concili incontri di richiamo a un pubblico vasto con altri molto più di nicchia (poesia, saggistica &#8220;tosta&#8221;, autori stranieri semisconosciuti). E dato che quegli organizzatori non hanno mai pensato di invitare e dunque foraggiare a spese altrui solo i propri amici e amichetti, il festival ha preso piede ed è cresciuto sempre di più di anno in anno.</p>
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		<title>
		Di: AMA		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[AMA]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 10:20:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E comunque che lo Stato Italiano non sovvenzioni le baronie, le consorterie, i feudi. Davvero non se ne sente il bisogno. Se la cavino da soli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E comunque che lo Stato Italiano non sovvenzioni le baronie, le consorterie, i feudi. Davvero non se ne sente il bisogno. Se la cavino da soli.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: elio_c		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elio_c]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 08:00:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Helena e robugliani: non sono certo in disaccordo con tutto quanto affermate – anche se non prenderei proprio le banche e le corporations quali campioni del “libero mercato”, ma semmai di un mercato falsato, con l&#039;ovvia complicità dello Stato. Però mi rimane forte la sensazione di “conti” che non tornano, la percezione di una disarmonia di fondo, di camuffamenti alla buona, non lo so.. mi sembra un&#039;impresa disperata conciliare la spontaneità, la nudità, la radicalità priva di compromessi che dovrebbe caratterizzare la poesia, con la scaltrezza, il calcolo fra sodali, l&#039;inganno deliberato che sono invece presupposti dalla conquista di particelle di Stato, cioè di “leve del potere”, per quanto microscopiche. E mi sembra un&#039;incongruenza del tutto parallela, forse omologa, alla commistione fra una dimensione estetica che è chiaramente opzionale ed elettiva, in quanto legata a stili di vita, incontri, accidenti, innamoramenti eccetera, ed una componente &quot;concettuale&quot; verso la quale esiste invece una sorta di &quot;costrizione etica&quot; legata all&#039;onestà intellettuale: se un ragionamento, stabiliti dei presupposti condivisi, &quot;non fa una grinza&quot; allora sono in qualche modo “obbligato” a tenerne conto, se voglio rimanere nella comunità dei pensanti. Così, io scorgo una ipocrisia implicita nella strategia che vorrebbe ottenere la forza costrittiva della seconda (che si paga in fatica, lentezza, accuratezza, apertura al rischio di una critica non addomesticata dall&#039;apparteneza) attraverso i mezzi affabulanti e rapidamente elettrizzanti della prima, ma forse si tratta della stessa ipocrisia che deve esercitare qualsiasi élite che voglia prendersi la tutela delle masse (o di una “parte buona” in esse individuata) lanciando loro slogan e modelli estetici di appartenenza, piuttosto che favorire una (forse socialmente paralizzante) autonomia di giudizio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Helena e robugliani: non sono certo in disaccordo con tutto quanto affermate – anche se non prenderei proprio le banche e le corporations quali campioni del “libero mercato”, ma semmai di un mercato falsato, con l&#8217;ovvia complicità dello Stato. Però mi rimane forte la sensazione di “conti” che non tornano, la percezione di una disarmonia di fondo, di camuffamenti alla buona, non lo so.. mi sembra un&#8217;impresa disperata conciliare la spontaneità, la nudità, la radicalità priva di compromessi che dovrebbe caratterizzare la poesia, con la scaltrezza, il calcolo fra sodali, l&#8217;inganno deliberato che sono invece presupposti dalla conquista di particelle di Stato, cioè di “leve del potere”, per quanto microscopiche. E mi sembra un&#8217;incongruenza del tutto parallela, forse omologa, alla commistione fra una dimensione estetica che è chiaramente opzionale ed elettiva, in quanto legata a stili di vita, incontri, accidenti, innamoramenti eccetera, ed una componente &#8220;concettuale&#8221; verso la quale esiste invece una sorta di &#8220;costrizione etica&#8221; legata all&#8217;onestà intellettuale: se un ragionamento, stabiliti dei presupposti condivisi, &#8220;non fa una grinza&#8221; allora sono in qualche modo “obbligato” a tenerne conto, se voglio rimanere nella comunità dei pensanti. Così, io scorgo una ipocrisia implicita nella strategia che vorrebbe ottenere la forza costrittiva della seconda (che si paga in fatica, lentezza, accuratezza, apertura al rischio di una critica non addomesticata dall&#8217;apparteneza) attraverso i mezzi affabulanti e rapidamente elettrizzanti della prima, ma forse si tratta della stessa ipocrisia che deve esercitare qualsiasi élite che voglia prendersi la tutela delle masse (o di una “parte buona” in esse individuata) lanciando loro slogan e modelli estetici di appartenenza, piuttosto che favorire una (forse socialmente paralizzante) autonomia di giudizio.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: robugliani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[robugliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 01:19:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ helena e helena,
mi pare, piccola aggiunta in tema di mercato, che si debba distinguere tra l&#039;esistenza di un complesso (o solo complicato) sistema di vendite-consumi di merci e scambi commerciali sempre più esteso e solidificato in epoca capitalistica, ossia il mercato reale, e la bufala immaginaria del libero mercato che si autoregolerebbe, e che si vede periodicamente andare a gambe all&#039;aria a ogni crisi economica, momento in cui banche e industria invocano o accettano l&#039;intervento statale, che diviene di colpo benedetto. Passata la crisi, l&#039;intervento statale ritorna maledetto, e banche e industrie riattaccano la solfa della &quot;libera concorrenza&quot; mentre fanno di tutto, giochi sporchi compresi, per raggiungere posizioni monopolistiche. Non so se tutto ciò è ideologia, io lo definirei ipocrisia e cattiva coscienza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ helena e helena,<br />
mi pare, piccola aggiunta in tema di mercato, che si debba distinguere tra l&#8217;esistenza di un complesso (o solo complicato) sistema di vendite-consumi di merci e scambi commerciali sempre più esteso e solidificato in epoca capitalistica, ossia il mercato reale, e la bufala immaginaria del libero mercato che si autoregolerebbe, e che si vede periodicamente andare a gambe all&#8217;aria a ogni crisi economica, momento in cui banche e industria invocano o accettano l&#8217;intervento statale, che diviene di colpo benedetto. Passata la crisi, l&#8217;intervento statale ritorna maledetto, e banche e industrie riattaccano la solfa della &#8220;libera concorrenza&#8221; mentre fanno di tutto, giochi sporchi compresi, per raggiungere posizioni monopolistiche. Non so se tutto ciò è ideologia, io lo definirei ipocrisia e cattiva coscienza.</p>
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		<title>
		Di: robugliani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[robugliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 00:50:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ elio,
credo di essere meno stalinista di quanto tu possa pensare, forse mi sono spiegato male, ma l&#039;intervento che auspicavo da parte dello stato non c&#039;entra con le pagine culturali dei giornali, però mi pare degno d&#039;un paese che vanta una tradizione e una ricchezza artistico-culturale di prim&#039;ordine, superiore a molte altre, che lo stato non si fermi solo alla contribuzione per la rottamazione degli autoveicoli, ma intervenga economicamente verso gli editori favorendo, oppure creando in proprio, collane di letteratura (soprattutto poesia) di qualità. Lo stesso dicasi per iniziative sul teatro, la musica, ecc. Si verrebbero a creare, così facendo, nuove conventicole, lobbies, confraternite e quant&#039;altro? Forse, se si lascia in mano la gestione alla politica. Ma non invece attuando controlli e trasparenza, anche dal basso. Del resto, viviamo in una democrazia il cui pilastro è la delega, tutti la accettiamo in ogni momento della nostra vita sociale, dalle elezioni alla gestione delle catastrofi ambientali, e solo in campo culturale la si porrebbe invece radicalmente in questione?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ elio,<br />
credo di essere meno stalinista di quanto tu possa pensare, forse mi sono spiegato male, ma l&#8217;intervento che auspicavo da parte dello stato non c&#8217;entra con le pagine culturali dei giornali, però mi pare degno d&#8217;un paese che vanta una tradizione e una ricchezza artistico-culturale di prim&#8217;ordine, superiore a molte altre, che lo stato non si fermi solo alla contribuzione per la rottamazione degli autoveicoli, ma intervenga economicamente verso gli editori favorendo, oppure creando in proprio, collane di letteratura (soprattutto poesia) di qualità. Lo stesso dicasi per iniziative sul teatro, la musica, ecc. Si verrebbero a creare, così facendo, nuove conventicole, lobbies, confraternite e quant&#8217;altro? Forse, se si lascia in mano la gestione alla politica. Ma non invece attuando controlli e trasparenza, anche dal basso. Del resto, viviamo in una democrazia il cui pilastro è la delega, tutti la accettiamo in ogni momento della nostra vita sociale, dalle elezioni alla gestione delle catastrofi ambientali, e solo in campo culturale la si porrebbe invece radicalmente in questione?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: georgia		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[georgia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 23:17:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;i&gt;nessuno dei grandi successi librai sono stati costruiti a tavolino, nessuno prometteva di diventare ciò che è diventato. E’ solo dopo che si crea il filone&lt;/i&gt;

Verissimo e direi anche del tutto normale :-) altrimenti ...

&lt;i&gt;L’ideologia che premia, anzi riconosce solo ciò che già esiste, secondo certi criteri, non crea nessun impulso. Anzi rischia di trasmettere una noia che rasenta l’entropia&lt;/i&gt;

e infatti in italia, a parte qualche eccezione che conferma la regola, è una noia mortale :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>nessuno dei grandi successi librai sono stati costruiti a tavolino, nessuno prometteva di diventare ciò che è diventato. E’ solo dopo che si crea il filone</i></p>
<p>Verissimo e direi anche del tutto normale :-) altrimenti &#8230;</p>
<p><i>L’ideologia che premia, anzi riconosce solo ciò che già esiste, secondo certi criteri, non crea nessun impulso. Anzi rischia di trasmettere una noia che rasenta l’entropia</i></p>
<p>e infatti in italia, a parte qualche eccezione che conferma la regola, è una noia mortale :-)</p>
]]></content:encoded>
		
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