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	Commenti a: Categorie: Agamben	</title>
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		<title>
		Di: jacopo galimberti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/03/23/categorie-agamben/#comment-131753</link>

		<dc:creator><![CDATA[jacopo galimberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 19:04:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[recensione celebrativa in cui bourdieu e&#039; citato a sproposito. Interessante invece sapere della rete di potere di Agamben, a partire dai suoi familiari, detto con il massimo rispetto per il concetto di potere.

&quot;E’ libro politico non benché ma proprio perché parla di poesia, di ciò che la poesia può essere, di ciò che la politica dovrebbe essere: l’appropriazione comune della facoltà creativa che ci appartiene come specie&quot;

&#039;sta cosa francofortiana del valore contestativo della cultura e dell&#039;arte proprio in quanto arte mi irrita terribilmente. Oltretutto prendere la poesia, che notoriamente non legge nessuno, e&#039; proprio masochista. 
In contesti in cui l&#039;arte e la letteratura erano intrise di propoganda e la battaglia ideologica un fatto lacerante e quotidiano l&#039;atteggiamento dei francofortesi era forse tatticamente interessante e in fondo propositivo. Oggi questa postura e&#039; conservatrice e anacronistica. Come Agamben, che dorme ma piglia pesci.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>recensione celebrativa in cui bourdieu e&#8217; citato a sproposito. Interessante invece sapere della rete di potere di Agamben, a partire dai suoi familiari, detto con il massimo rispetto per il concetto di potere.</p>
<p>&#8220;E’ libro politico non benché ma proprio perché parla di poesia, di ciò che la poesia può essere, di ciò che la politica dovrebbe essere: l’appropriazione comune della facoltà creativa che ci appartiene come specie&#8221;</p>
<p>&#8216;sta cosa francofortiana del valore contestativo della cultura e dell&#8217;arte proprio in quanto arte mi irrita terribilmente. Oltretutto prendere la poesia, che notoriamente non legge nessuno, e&#8217; proprio masochista.<br />
In contesti in cui l&#8217;arte e la letteratura erano intrise di propoganda e la battaglia ideologica un fatto lacerante e quotidiano l&#8217;atteggiamento dei francofortesi era forse tatticamente interessante e in fondo propositivo. Oggi questa postura e&#8217; conservatrice e anacronistica. Come Agamben, che dorme ma piglia pesci.</p>
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		<title>
		Di: viola		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/03/23/categorie-agamben/#comment-131712</link>

		<dc:creator><![CDATA[viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 15:00:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Perché c’importa la poesia? Il modo in cui si configurano le risposte a quest’interrogativo dà la misura di assoluta non trivialità della domanda. Poiché l’ambito dei rispondenti si spartisce esattamente fra coloro che affermano l’importanza della poesia solo a patto di confonderla interamente con la vita, e coloro per i quali il suo importare è, invece, funzione esclusiva del suo isolamento da quella. Entrambi i campi smentiscono così il loro intento apparente: i primi, perché sacrificano la poesia alla vita in cui la risolvono; i secondi, perché sanciscono in ultima analisi la sua impotenza rispetto alla vita. Altrettanto vani del romanticismo e dell’estetismo, che le confondono in ogni punto, sono il classicismo olimpico e il laicismo, che, tenendole in ogni punto divise, votano l’umanità a tramandarsi un patrimonio sacrosanto, ma inutile proprio per l’istanza che in ogni ordine dovrebbe risultare decisiva.

Di contro a queste due posizioni, sta l’esperienza del poeta, che afferma che, se poesie e vita divergono infinitamente sul piano della biografia e della psicologia dell’individuo, esse tornano a confondersi senza residui nel punto della loro reciproca desoggettivazione.  E – in questo punto – esse si uniscono non immediatamente, ma in un medio. Questo medio è la lingua. Poeta è colui che nella parola genera la vita. La vita, che il poeta genera nella parola, è sottratta tanto al vissuto dell’individuo psicosomatico che all’indicibilità biologica del genere..

Alle origini della poesia italiana, questa unità di vissuto e poetato, nel medio della lingua, in un punto singolare, ma senza soggetto, è stata enunciata come compito proprio del poeta nella terzina in cui Dante definisce lo Stilnovo:

Ed io a lui: “I’ mi son un che, quando

Amor mi spira, noto, e a quel modo

ch’e’ ditta vo significando”.

 

Qui l’io del poeta è fin dall’inizio de soggettivato in un generico un ed è questo un (qualcosa di più – o di meno – dell’ “esemplare universale” di cui parla Contini) che, nel dettato d’amore, fa l’esperienza dell’indissolubile unità di vissuto e poetato. L’unità di poesia e vita non ha, a questo livello,carattere metaforico: al contrario, la poesia c’importa perché il singolo, che, nel medio della lingua, esperisce quest’unità, compie, nell’ambito della sua storia naturale, una mutazione antropologica a suo modo altrettanto decisiva di quanto fu, per il primate, la liberazione della mano nella stazione eretta o, per il rettile, la trasformazione degli arti che lo mutò in uccello. 


Giorgio Agamben,  da “Disappropriata maniera”, prefazione a   Res  amissa di Giorgio Caproni,, Milano, 1991]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché c’importa la poesia? Il modo in cui si configurano le risposte a quest’interrogativo dà la misura di assoluta non trivialità della domanda. Poiché l’ambito dei rispondenti si spartisce esattamente fra coloro che affermano l’importanza della poesia solo a patto di confonderla interamente con la vita, e coloro per i quali il suo importare è, invece, funzione esclusiva del suo isolamento da quella. Entrambi i campi smentiscono così il loro intento apparente: i primi, perché sacrificano la poesia alla vita in cui la risolvono; i secondi, perché sanciscono in ultima analisi la sua impotenza rispetto alla vita. Altrettanto vani del romanticismo e dell’estetismo, che le confondono in ogni punto, sono il classicismo olimpico e il laicismo, che, tenendole in ogni punto divise, votano l’umanità a tramandarsi un patrimonio sacrosanto, ma inutile proprio per l’istanza che in ogni ordine dovrebbe risultare decisiva.</p>
<p>Di contro a queste due posizioni, sta l’esperienza del poeta, che afferma che, se poesie e vita divergono infinitamente sul piano della biografia e della psicologia dell’individuo, esse tornano a confondersi senza residui nel punto della loro reciproca desoggettivazione.  E – in questo punto – esse si uniscono non immediatamente, ma in un medio. Questo medio è la lingua. Poeta è colui che nella parola genera la vita. La vita, che il poeta genera nella parola, è sottratta tanto al vissuto dell’individuo psicosomatico che all’indicibilità biologica del genere..</p>
<p>Alle origini della poesia italiana, questa unità di vissuto e poetato, nel medio della lingua, in un punto singolare, ma senza soggetto, è stata enunciata come compito proprio del poeta nella terzina in cui Dante definisce lo Stilnovo:</p>
<p>Ed io a lui: “I’ mi son un che, quando</p>
<p>Amor mi spira, noto, e a quel modo</p>
<p>ch’e’ ditta vo significando”.</p>
<p>Qui l’io del poeta è fin dall’inizio de soggettivato in un generico un ed è questo un (qualcosa di più – o di meno – dell’ “esemplare universale” di cui parla Contini) che, nel dettato d’amore, fa l’esperienza dell’indissolubile unità di vissuto e poetato. L’unità di poesia e vita non ha, a questo livello,carattere metaforico: al contrario, la poesia c’importa perché il singolo, che, nel medio della lingua, esperisce quest’unità, compie, nell’ambito della sua storia naturale, una mutazione antropologica a suo modo altrettanto decisiva di quanto fu, per il primate, la liberazione della mano nella stazione eretta o, per il rettile, la trasformazione degli arti che lo mutò in uccello. </p>
<p>Giorgio Agamben,  da “Disappropriata maniera”, prefazione a   Res  amissa di Giorgio Caproni,, Milano, 1991</p>
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		Di: L. Tedoldi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/03/23/categorie-agamben/#comment-131705</link>

		<dc:creator><![CDATA[L. Tedoldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 13:41:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;La perdita di valore del discorso sul valore (non è questa una definizione accettabile della filosofia?), in un mondo che si è postmodernamente reso indiscernibile dal discorso sul valore di scambio, è l’orizzonte incontornabile contro cui deve stagliarsi ogni enunciato che si voglia dotato di un senso non immediatamente fungibile, consumabile, asservito.&quot;
Che periodo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La perdita di valore del discorso sul valore (non è questa una definizione accettabile della filosofia?), in un mondo che si è postmodernamente reso indiscernibile dal discorso sul valore di scambio, è l’orizzonte incontornabile contro cui deve stagliarsi ogni enunciato che si voglia dotato di un senso non immediatamente fungibile, consumabile, asservito.&#8221;<br />
Che periodo!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Qualunque &#171; currenti calamo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/03/23/categorie-agamben/#comment-131685</link>

		<dc:creator><![CDATA[Qualunque &#171; currenti calamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 11:39:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Categorie: Agamben · da Nazione Indiana [...]]]></description>
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		<title>
		Di: georgia		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/03/23/categorie-agamben/#comment-131671</link>

		<dc:creator><![CDATA[georgia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 10:39:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ammazza, che bbono che era agamben! :-)
geo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ammazza, che bbono che era agamben! :-)<br />
geo</p>
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		Di: sergio garufi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/03/23/categorie-agamben/#comment-131662</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio garufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 09:38:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bella recensione, me lo prendo sicuramente. poi agamben critico letterario che parla di manganelli e caproni e con la prefazione di cortellessa mi attira moltissimo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bella recensione, me lo prendo sicuramente. poi agamben critico letterario che parla di manganelli e caproni e con la prefazione di cortellessa mi attira moltissimo.</p>
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