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	Commenti a: Seni	</title>
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		Di: marco mantello		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco mantello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 09:44:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per me un corpo femminile &#039;massificato&#039;  può essere non solo un &#039;&#039;oggetto di desiderio&#039;, o una sorta di &#039;strumento di lavoro&#039; da curare in palestra  (lavoro in televisione, ad esempio, o cartelli pubblicitari) ma anche uno &#039;strumento di potere&#039; per la donna. 

Forse gli attuali archetipi collettivi (che poi sono abbastanza vecchi, mercantili e tradizionalisti nella loro apparente carica emancipatoria) comprendono donne bellissime e al contempo con atteggiamenti imitativi del maschio/uomo di potere (a proposito di immaginario, me lo immagino appunto l&#039;harem di amanti maschi di alcune ministre della repubblica, che magari sono sposate e tornano a casa nel week-end dal marito e dai figli). Esistono del resto anche immagini pubbliche di donne che si tagliano i capelli e si &#039;maschilizzano&#039; in divise da lavoro quando gestiscono il bombardamento un paese nemico (penso a Condoleeza Rice), o donne di potere che alternano a questa sorta di durezza imposta una sorta di &#039;femminilità perduta&#039;, mitizzata nei rapporti umani/affettivi/personale, o ancora donne semplicmentre belle, associate tout court al potere (carla bruni).
Da questo punto di vista il richiamo di Martha Graham a Foucault è centrato, perché richiama la contemporaneità di situazioni/stati emotivi/rapporti umani apparentemente inconciliabili in capo  alla stessa persona. 
Insomma a volte non esistono la &#039;vittima&#039; e il &#039;&#039;carnefice&#039; allo stato puro (categorie piuttosto generiche e ambigue ma non mi viene in mente di meglio). Resta il fatto che ci sarebbe bisogno, davvero, di forme di femminismo emancipate da queste logiche, e con questo non sto negando, ovviamente, che viviamo in una società in cui domina l&#039;elmento maschile, quanto alle posizioni di potere storiche e reali, una società in cui le donne spesso si trovano costrette ad &#039;adeguarsi&#039;, ma altrettanto spesso scelgono di farlo, ci credono e avallano il &#039;modello dominante&#039; di rapporti umani. 
Non mi piacciono gli steccati di genere, mi rendo conto che il discorso si è fatto &#039;astratto&#039;, spero che non mi si dica che sto generalizzando...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per me un corpo femminile &#8216;massificato&#8217;  può essere non solo un &#8221;oggetto di desiderio&#8217;, o una sorta di &#8216;strumento di lavoro&#8217; da curare in palestra  (lavoro in televisione, ad esempio, o cartelli pubblicitari) ma anche uno &#8216;strumento di potere&#8217; per la donna. </p>
<p>Forse gli attuali archetipi collettivi (che poi sono abbastanza vecchi, mercantili e tradizionalisti nella loro apparente carica emancipatoria) comprendono donne bellissime e al contempo con atteggiamenti imitativi del maschio/uomo di potere (a proposito di immaginario, me lo immagino appunto l&#8217;harem di amanti maschi di alcune ministre della repubblica, che magari sono sposate e tornano a casa nel week-end dal marito e dai figli). Esistono del resto anche immagini pubbliche di donne che si tagliano i capelli e si &#8216;maschilizzano&#8217; in divise da lavoro quando gestiscono il bombardamento un paese nemico (penso a Condoleeza Rice), o donne di potere che alternano a questa sorta di durezza imposta una sorta di &#8216;femminilità perduta&#8217;, mitizzata nei rapporti umani/affettivi/personale, o ancora donne semplicmentre belle, associate tout court al potere (carla bruni).<br />
Da questo punto di vista il richiamo di Martha Graham a Foucault è centrato, perché richiama la contemporaneità di situazioni/stati emotivi/rapporti umani apparentemente inconciliabili in capo  alla stessa persona.<br />
Insomma a volte non esistono la &#8216;vittima&#8217; e il &#8221;carnefice&#8217; allo stato puro (categorie piuttosto generiche e ambigue ma non mi viene in mente di meglio). Resta il fatto che ci sarebbe bisogno, davvero, di forme di femminismo emancipate da queste logiche, e con questo non sto negando, ovviamente, che viviamo in una società in cui domina l&#8217;elmento maschile, quanto alle posizioni di potere storiche e reali, una società in cui le donne spesso si trovano costrette ad &#8216;adeguarsi&#8217;, ma altrettanto spesso scelgono di farlo, ci credono e avallano il &#8216;modello dominante&#8217; di rapporti umani.<br />
Non mi piacciono gli steccati di genere, mi rendo conto che il discorso si è fatto &#8216;astratto&#8217;, spero che non mi si dica che sto generalizzando&#8230;</p>
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		Di: laura		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[laura]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 20:40:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[evocativa... la cosa che mi colpisce di piu&#039; e&#039; il collegamento tra la guerra e il corpo femminile oggetto (tra la guerra e il sesso). In che senso strumento di potere dici? Per chi e&#039; uno strumento di potere?
Quanto a me, non vedo l&#039;ora di allattare in pubblico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>evocativa&#8230; la cosa che mi colpisce di piu&#8217; e&#8217; il collegamento tra la guerra e il corpo femminile oggetto (tra la guerra e il sesso). In che senso strumento di potere dici? Per chi e&#8217; uno strumento di potere?<br />
Quanto a me, non vedo l&#8217;ora di allattare in pubblico.</p>
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		Di: martha graham		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martha graham]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 17:42:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;A me interessa il potere che sta dietro l’immaginario collettivo che ci viene immesso in testa.&quot;
è molto foucaltiano, sotto certi aspetti anche se
  questo immaginario lo plasmiamo, un micron anche noi, penso,foss&#039;anche solo per &quot;ripeterlo&quot;, di qui l&#039;attenzione e la consapevolezza per come possibile]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;A me interessa il potere che sta dietro l’immaginario collettivo che ci viene immesso in testa.&#8221;<br />
è molto foucaltiano, sotto certi aspetti anche se<br />
  questo immaginario lo plasmiamo, un micron anche noi, penso,foss&#8217;anche solo per &#8220;ripeterlo&#8221;, di qui l&#8217;attenzione e la consapevolezza per come possibile</p>
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		<title>
		Di: marco mantello		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/04/13/seni/#comment-133086</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco mantello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 11:43:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si c&#039;è anche una bella pagina di Bergson, all&#039;inizio del saggio sulle due fonti della morale e della religione, in cui si parla di &#039;io sociale&#039; la cui memoria e la cui immaginazione vivono di ciò che una data società vi ha &#039;immesso&#039;. Su questo sono d&#039;accordo, non si dà  immaginazione al di fuori di un contesto esterno, anche se poi esiste anche la possibilià di rielaborare e di prendere coscienza di ciò che sta fuori (e in qualche misura dentro) di noi, iiconologie comprese.  Esiste poi, secondo me, un problema di sovrapposizione fra la nostra esperienza &#039;personale&#039; delle cose, i nostri stati d&#039;animo addirittura,  e un &#039;io  sociale&#039; che li doppia, in qualche modo (per esempio sono stato a Genova e mi accorgo che  le cose che ho visto di persona con il tempo si sono in qualche modo contaminate alle immagini televisive). A me interessa il potere che sta dietro l&#039;immaginario collettivo che ci viene immesso in testa
Il corpo femminile &#039;massificato&#039;  non lo vedo come  &#039;scandaloso&#039; (concordo sul tuo richiamo donna che allatta rispetto alla playmate). Quantomeno nel poemetto il corpo lo intendo come uno strumento di potere, non solo come una sorta di &#039;oggetto del desiderio&#039;, vista con gli occhi di una persona di sesso maschile (un po&#039; repressa e vendicativa, forse).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si c&#8217;è anche una bella pagina di Bergson, all&#8217;inizio del saggio sulle due fonti della morale e della religione, in cui si parla di &#8216;io sociale&#8217; la cui memoria e la cui immaginazione vivono di ciò che una data società vi ha &#8216;immesso&#8217;. Su questo sono d&#8217;accordo, non si dà  immaginazione al di fuori di un contesto esterno, anche se poi esiste anche la possibilià di rielaborare e di prendere coscienza di ciò che sta fuori (e in qualche misura dentro) di noi, iiconologie comprese.  Esiste poi, secondo me, un problema di sovrapposizione fra la nostra esperienza &#8216;personale&#8217; delle cose, i nostri stati d&#8217;animo addirittura,  e un &#8216;io  sociale&#8217; che li doppia, in qualche modo (per esempio sono stato a Genova e mi accorgo che  le cose che ho visto di persona con il tempo si sono in qualche modo contaminate alle immagini televisive). A me interessa il potere che sta dietro l&#8217;immaginario collettivo che ci viene immesso in testa<br />
Il corpo femminile &#8216;massificato&#8217;  non lo vedo come  &#8216;scandaloso&#8217; (concordo sul tuo richiamo donna che allatta rispetto alla playmate). Quantomeno nel poemetto il corpo lo intendo come uno strumento di potere, non solo come una sorta di &#8216;oggetto del desiderio&#8217;, vista con gli occhi di una persona di sesso maschile (un po&#8217; repressa e vendicativa, forse).</p>
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		<title>
		Di: marthagraham		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marthagraham]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 11:09:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[più precisamente, una grande coreografa (la Graham reale, ovviamente)..aggiungo che la prosodia restituisce bene il &quot;parlato&quot; ma una domanda: che intendi per &quot;massificato&quot; nell&#039;immaginario maschile sessuale? Ognuno di noi ha un suo immaginario (non solo  sessuale) che pesca sempre però negli archetipi collettivi e nel tempo che ci tocca in sorte: paradossalmente la playmate non scandalizza ma la mamma che allatta in pubblico sì...un saluto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>più precisamente, una grande coreografa (la Graham reale, ovviamente)..aggiungo che la prosodia restituisce bene il &#8220;parlato&#8221; ma una domanda: che intendi per &#8220;massificato&#8221; nell&#8217;immaginario maschile sessuale? Ognuno di noi ha un suo immaginario (non solo  sessuale) che pesca sempre però negli archetipi collettivi e nel tempo che ci tocca in sorte: paradossalmente la playmate non scandalizza ma la mamma che allatta in pubblico sì&#8230;un saluto</p>
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		<title>
		Di: marco mantello		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco mantello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 15:44:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In effetti la scena di Apocalypse now, alla quale non avevo pensato, mi pare un&#039;ottima citazione. Sul &#039;metro&#039;: qui ho cercato di usare di più la punteggiatura e (talora) di andare meno a capo rispetto al solito. Volevo mantenere il più possibile i toni di un discorso fatto a voce, magari da un ex della pin up, da uno &#039;scaricato&#039;, con le sue pause, i suoi silenzi in mezzo alle parole e le sue &#039;tirate&#039; più o meno moralistiche. Ma questi sono solo spunti, ovviamente, poi il testo ha diverse chiavi di lettura e in questo sono d&#039;accordo con martha graham (che poi è il nome di una ballerina defunta, se non ricordo male...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In effetti la scena di Apocalypse now, alla quale non avevo pensato, mi pare un&#8217;ottima citazione. Sul &#8216;metro&#8217;: qui ho cercato di usare di più la punteggiatura e (talora) di andare meno a capo rispetto al solito. Volevo mantenere il più possibile i toni di un discorso fatto a voce, magari da un ex della pin up, da uno &#8216;scaricato&#8217;, con le sue pause, i suoi silenzi in mezzo alle parole e le sue &#8216;tirate&#8217; più o meno moralistiche. Ma questi sono solo spunti, ovviamente, poi il testo ha diverse chiavi di lettura e in questo sono d&#8217;accordo con martha graham (che poi è il nome di una ballerina defunta, se non ricordo male&#8230;)</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 14:53:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ancora più significativo il rapporto corpo della donna/corpo della guerra  l&#039;indimenticabile sequenza dello show delle conigliette e playmates di Playboy nella Jungla del Vietnam  in Apocalypse Now di Francis F.Coppola: un vero cult, nel senso evocato da Marco Mantello, il cui testo ho apprezzato anche per il gusto del ritmo e della rima, anche se - col metro- avrebbe potuto cesellare un po&#039; di più...ma non so se questa è solo una mia &quot;manìa&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora più significativo il rapporto corpo della donna/corpo della guerra  l&#8217;indimenticabile sequenza dello show delle conigliette e playmates di Playboy nella Jungla del Vietnam  in Apocalypse Now di Francis F.Coppola: un vero cult, nel senso evocato da Marco Mantello, il cui testo ho apprezzato anche per il gusto del ritmo e della rima, anche se &#8211; col metro- avrebbe potuto cesellare un po&#8217; di più&#8230;ma non so se questa è solo una mia &#8220;manìa&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: marco mantello		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/04/13/seni/#comment-132925</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco mantello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 13:31:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;idea era trovare un qualche rapporto, attraverso le parole, 
fra immaginario sessuale maschile (massificato) e guerra. La prima poesia contiene
un richiamo alla teoria del &#039;doppio effetto&#039;, con la quale si giustificano in occidente
i bombardamenti, e al contempo al &#039;potere&#039; del &#039;corpo femminile&#039;, non solo al suo essere una sorta di &#039;oggetto&#039;. Altro spunto su cui ho ragionato, di stampo filmico, è l&#039;immagine delle &#039;conigliette&#039; americane che vanno adesso non mi ricordo nemmeno se in Iraq o in Afghanistan e scrivono messaggi d&#039;amore e di patria sulle bombe. Appunto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;idea era trovare un qualche rapporto, attraverso le parole,<br />
fra immaginario sessuale maschile (massificato) e guerra. La prima poesia contiene<br />
un richiamo alla teoria del &#8216;doppio effetto&#8217;, con la quale si giustificano in occidente<br />
i bombardamenti, e al contempo al &#8216;potere&#8217; del &#8216;corpo femminile&#8217;, non solo al suo essere una sorta di &#8216;oggetto&#8217;. Altro spunto su cui ho ragionato, di stampo filmico, è l&#8217;immagine delle &#8216;conigliette&#8217; americane che vanno adesso non mi ricordo nemmeno se in Iraq o in Afghanistan e scrivono messaggi d&#8217;amore e di patria sulle bombe. Appunto</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Daniele Barbieri		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/04/13/seni/#comment-132921</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele Barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 13:24:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bella. Inquietante.
db]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bella. Inquietante.<br />
db</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marthagraham		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/04/13/seni/#comment-132916</link>

		<dc:creator><![CDATA[marthagraham]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 12:50:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[turba, a metà tra una poesia d&#039;amore e una metafora del circostante, ma se turba significa che tocca e questo deve fare qualunque scrittura]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>turba, a metà tra una poesia d&#8217;amore e una metafora del circostante, ma se turba significa che tocca e questo deve fare qualunque scrittura</p>
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