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	Commenti a: La responsabilità dell&#8217;autore: Biagio Cepollaro	</title>
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		Di: La responsabilità dell&#8217;autore: Giorgio Vasta &#8211; Nazione Indiana		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La responsabilità dell&#8217;autore: Giorgio Vasta &#8211; Nazione Indiana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 14:40:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Alberto Abruzzese, Nicola Lagioia, Christian Raimo, Gianni Celati, Marcello Fois, Laura Pugno, Biagio Cepollaro, Ginevra Bompiani, Marco Giovenale, Vincenzo Latronico, Franz Krauspenhaar, ecco le risposte di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Alberto Abruzzese, Nicola Lagioia, Christian Raimo, Gianni Celati, Marcello Fois, Laura Pugno, Biagio Cepollaro, Ginevra Bompiani, Marco Giovenale, Vincenzo Latronico, Franz Krauspenhaar, ecco le risposte di [&#8230;]</p>
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		Di: Lello Voce		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/04/21/la-responsabilita-dellautore-biagio-cepollaro/#comment-134060</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lello Voce]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 May 2010 13:26:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi pare che buona parte delle risposte di Cepollaro siano &#039;incontrovertibili&#039;, e per una volta tanto, in questo dibattito, frutto di una riflessione approfondita. Su alcuni passaggi potrei non essere d&#039;accordo, ma la precisione dell&#039;analisi di Biagio sarebbe comunque uno stimolo ad approfondire. 
inutile sottolineare che sono felice del fatto che si sia ripreso a parlare dell&#039;inquietante attegiamento di taluni italici prosatori....
Che i commenti siano pochi, vista l&#039;aria che tira, mi pare garanzia, per certi versi, della qualità dell&#039;intervento.

lv]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi pare che buona parte delle risposte di Cepollaro siano &#8216;incontrovertibili&#8217;, e per una volta tanto, in questo dibattito, frutto di una riflessione approfondita. Su alcuni passaggi potrei non essere d&#8217;accordo, ma la precisione dell&#8217;analisi di Biagio sarebbe comunque uno stimolo ad approfondire.<br />
inutile sottolineare che sono felice del fatto che si sia ripreso a parlare dell&#8217;inquietante attegiamento di taluni italici prosatori&#8230;.<br />
Che i commenti siano pochi, vista l&#8217;aria che tira, mi pare garanzia, per certi versi, della qualità dell&#8217;intervento.</p>
<p>lv</p>
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		<title>
		Di: Nicola Vitale		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/04/21/la-responsabilita-dellautore-biagio-cepollaro/#comment-133969</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicola Vitale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 May 2010 16:40:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da decenni si parla di crisi su tutti i fronti: della cultura, dell&#039;arte, della religione, della società, della morale... ormai più di dieci anni fa sono stato invitato a un convegno organizzato dalla rivista Letture sullo stato della poesia: ricordo gli interventi di tutti i partecipanti: Luzi, Loi, Cucchi, Raboni, Viviani, Fiori e decine di altri poeti di alto livello. Le preoccupazioni, le critiche, i commenti allarmati, le proposte per migliorare la situazione... tutto ciò sembra immutato, considerato quanto emerge oggi. Con la differenza del web, che allora non era così frequentato e vorticoso. 
Il mio intervento di allora oggi mi sembra ancora valido: sostenevo che occorreva guardare il momento dall&#039;alto e cercare di intuire il percorso che sta facendo l&#039;intera nostra cultura. Quando siamo malati con la febbre a 40 possiamo anche illuderci di stare bene, o chiederci perché stiamo così male, mentre solo qualche tempo fa eravamo in piena salute, ma la saggezza consiglia di accettare la malattia e curarsi, stando sotto le coperte, assimilando sostanze adatte al nostro stato. Nietzsche parlava di questi cicli e diceva che c&#039;è un tempo in cui occorre essere buona terra, per piante che verranno. Non so esattamente se questo è uno di quei momenti invernali che non danno frutti, ma considerando la situazione generale, dove una mancanza di coralità, di senso universale grazie a cui ogni comunità possa trovare un suo equilibrio dinamico, porta alla disgregazione sociale e culturale e a una conseguente esasperazione individuale, fatta di autopromozioni, di fazioni in conflitto ecc. penso che non serva molto denunciare uno stato di fatto che è sotto gli occhi di tutti, ma continuare a lavorare credendo in quello che si fa, continuando a scrivere per chi ci riesce e ne sente la necessità, cercando nella più assoluta tolleranza di scoprire e valorizzare quanto ci sembra autentico, lontano da ogni ideologia, accettando e cercando il dialogo con la massima disponibilità.
Anche se oggi ci fossero (e ci sono sicuramente) autori di grande valore, il momento di confusione collettivo impedisce una convergenza su valori comuni, impedendo che possano emergere, cosa che porta a una sfiducia generale, sia la comunità letteraria dove si lamenta l&#039;impotenza, sia il pubblico che si disinteressa al mondo della cultura e alla cultura.
Il nostro lavoro è andare avanti nel cercare quel senso, quel valore collettivo, ma fino a quando ci saranno fazioni, schieramenti, barricate, non credo che si potrà fare molto. Ecco come misteriosamente l&#039;estetica si lega all&#039;etica. La disponibilità collettiva a cercare autenticamente la verità porta a sintetizzare la bellezza, a valorizzarla e promuoverla (come viceversa)
E questo credo che sia l’unico modo per uscire dalla crisi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da decenni si parla di crisi su tutti i fronti: della cultura, dell&#8217;arte, della religione, della società, della morale&#8230; ormai più di dieci anni fa sono stato invitato a un convegno organizzato dalla rivista Letture sullo stato della poesia: ricordo gli interventi di tutti i partecipanti: Luzi, Loi, Cucchi, Raboni, Viviani, Fiori e decine di altri poeti di alto livello. Le preoccupazioni, le critiche, i commenti allarmati, le proposte per migliorare la situazione&#8230; tutto ciò sembra immutato, considerato quanto emerge oggi. Con la differenza del web, che allora non era così frequentato e vorticoso.<br />
Il mio intervento di allora oggi mi sembra ancora valido: sostenevo che occorreva guardare il momento dall&#8217;alto e cercare di intuire il percorso che sta facendo l&#8217;intera nostra cultura. Quando siamo malati con la febbre a 40 possiamo anche illuderci di stare bene, o chiederci perché stiamo così male, mentre solo qualche tempo fa eravamo in piena salute, ma la saggezza consiglia di accettare la malattia e curarsi, stando sotto le coperte, assimilando sostanze adatte al nostro stato. Nietzsche parlava di questi cicli e diceva che c&#8217;è un tempo in cui occorre essere buona terra, per piante che verranno. Non so esattamente se questo è uno di quei momenti invernali che non danno frutti, ma considerando la situazione generale, dove una mancanza di coralità, di senso universale grazie a cui ogni comunità possa trovare un suo equilibrio dinamico, porta alla disgregazione sociale e culturale e a una conseguente esasperazione individuale, fatta di autopromozioni, di fazioni in conflitto ecc. penso che non serva molto denunciare uno stato di fatto che è sotto gli occhi di tutti, ma continuare a lavorare credendo in quello che si fa, continuando a scrivere per chi ci riesce e ne sente la necessità, cercando nella più assoluta tolleranza di scoprire e valorizzare quanto ci sembra autentico, lontano da ogni ideologia, accettando e cercando il dialogo con la massima disponibilità.<br />
Anche se oggi ci fossero (e ci sono sicuramente) autori di grande valore, il momento di confusione collettivo impedisce una convergenza su valori comuni, impedendo che possano emergere, cosa che porta a una sfiducia generale, sia la comunità letteraria dove si lamenta l&#8217;impotenza, sia il pubblico che si disinteressa al mondo della cultura e alla cultura.<br />
Il nostro lavoro è andare avanti nel cercare quel senso, quel valore collettivo, ma fino a quando ci saranno fazioni, schieramenti, barricate, non credo che si potrà fare molto. Ecco come misteriosamente l&#8217;estetica si lega all&#8217;etica. La disponibilità collettiva a cercare autenticamente la verità porta a sintetizzare la bellezza, a valorizzarla e promuoverla (come viceversa)<br />
E questo credo che sia l’unico modo per uscire dalla crisi.</p>
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		<title>
		Di: Enrico Macioci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/04/21/la-responsabilita-dellautore-biagio-cepollaro/#comment-133588</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enrico Macioci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 21:03:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[harzie
Rimbaud lo leggo e rileggo, come credo molti, da quando avevo 16 anni. Il Circolo Pickwick è la prima volta che lo leggo. Nella vita insegno precariamente e scrivo ancor più precariamente.
ps: sto anche leggendo lo splendido saggio di Bennefoy su Rimbaud intitolato Speranza e lucidità -:)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>harzie<br />
Rimbaud lo leggo e rileggo, come credo molti, da quando avevo 16 anni. Il Circolo Pickwick è la prima volta che lo leggo. Nella vita insegno precariamente e scrivo ancor più precariamente.<br />
ps: sto anche leggendo lo splendido saggio di Bennefoy su Rimbaud intitolato Speranza e lucidità -:)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: harzie		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/04/21/la-responsabilita-dellautore-biagio-cepollaro/#comment-133586</link>

		<dc:creator><![CDATA[harzie]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 20:20:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[OT
Scusa, Macioci, posso chiederti che cosa fai nella vita? Più precisamente, dove lo trovi il tempo per (ri)leggere «in questi giorni» (e quindi nel giro di alcuni giorni, non di settimane o mesi) Dickens e Rimbaud? (Anche perché, se li hai già letti in precedenza, non sarai proprio un ragazzino e quindi ti sarai già lasciato alle spalle l&#039;età libera e piena degli studi.) Insomma, qual è la tua fortuna? Te lo chiedo per invidia, mica per altro.

IT
Sono d&#039;accordo con Alcor che sottoscrive Santangelo. 
Non mi aspettavo che a siffatte domande qualcuno avrebbe saputo rispondere con tanta intelligenza. Cepollaro, per così dire, è davvero &lt;i&gt;qualcuno&lt;/i&gt;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OT<br />
Scusa, Macioci, posso chiederti che cosa fai nella vita? Più precisamente, dove lo trovi il tempo per (ri)leggere «in questi giorni» (e quindi nel giro di alcuni giorni, non di settimane o mesi) Dickens e Rimbaud? (Anche perché, se li hai già letti in precedenza, non sarai proprio un ragazzino e quindi ti sarai già lasciato alle spalle l&#8217;età libera e piena degli studi.) Insomma, qual è la tua fortuna? Te lo chiedo per invidia, mica per altro.</p>
<p>IT<br />
Sono d&#8217;accordo con Alcor che sottoscrive Santangelo.<br />
Non mi aspettavo che a siffatte domande qualcuno avrebbe saputo rispondere con tanta intelligenza. Cepollaro, per così dire, è davvero <i>qualcuno</i>.</p>
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		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/04/21/la-responsabilita-dellautore-biagio-cepollaro/#comment-133580</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 19:46:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; previsto un trattamento statistico delle risposte a queste interviste?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; previsto un trattamento statistico delle risposte a queste interviste?</p>
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		<title>
		Di: Enrico Macioci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/04/21/la-responsabilita-dellautore-biagio-cepollaro/#comment-133578</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enrico Macioci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 19:31:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Condivido appieno il commento di Inglese delle 15,34. La radicalità della poesia e l&#039;ellissi della prosa, miscelate, producono un allargamento di coscienza. In questi giorni sto ri-leggendo Rimbaud (la Saison, i Derniers Vers, le Illumination) e mi sto gustando Il Circolo Pickwick: mi sembra quasi che il piano verticale e quello orizzontale delle possibilità cognitive s&#039;incrocino, assi cartesiani del campo riflessivo ed estetico umano. Secondo me i due mondi poesia/prosa dovrebbero comunicare di più.  D&#039;altronde, nel caso mio personale, quando mi dedico all&#039;una è perchè non mi sto dedicando all&#039;altra, come se un pendolo automatico oscillasse a seconda del momento, senza mai far coincidere le due forme di pensiero e di stile, e anzi allontanadole e impedendo loro un contatto, un raschiare e cozzare.
ps: la miracolosa prosa di Rimbaud non s&#039;è trasformata in romanzo, pur egli avendo qualità eccelse anche riguardo l&#039;ironia, il sarcasmo, la caratterizzazione (vedi la Vergine folle o gli abbozzi de le Prose evangeliche o de i Deserti dell&#039;amore): questione di temperamento impaziente, certo. Ma soltanto?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido appieno il commento di Inglese delle 15,34. La radicalità della poesia e l&#8217;ellissi della prosa, miscelate, producono un allargamento di coscienza. In questi giorni sto ri-leggendo Rimbaud (la Saison, i Derniers Vers, le Illumination) e mi sto gustando Il Circolo Pickwick: mi sembra quasi che il piano verticale e quello orizzontale delle possibilità cognitive s&#8217;incrocino, assi cartesiani del campo riflessivo ed estetico umano. Secondo me i due mondi poesia/prosa dovrebbero comunicare di più.  D&#8217;altronde, nel caso mio personale, quando mi dedico all&#8217;una è perchè non mi sto dedicando all&#8217;altra, come se un pendolo automatico oscillasse a seconda del momento, senza mai far coincidere le due forme di pensiero e di stile, e anzi allontanadole e impedendo loro un contatto, un raschiare e cozzare.<br />
ps: la miracolosa prosa di Rimbaud non s&#8217;è trasformata in romanzo, pur egli avendo qualità eccelse anche riguardo l&#8217;ironia, il sarcasmo, la caratterizzazione (vedi la Vergine folle o gli abbozzi de le Prose evangeliche o de i Deserti dell&#8217;amore): questione di temperamento impaziente, certo. Ma soltanto?</p>
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		<title>
		Di: giuseppe catozzella		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/04/21/la-responsabilita-dellautore-biagio-cepollaro/#comment-133546</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe catozzella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 12:19:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[un&#039;enorme]]></description>
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		<title>
		Di: giuseppe catozzella		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/04/21/la-responsabilita-dellautore-biagio-cepollaro/#comment-133545</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe catozzella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 12:18:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Credo che sia di questo che c&#039;è un enorme mancanza: di autorevolezza. 
Di uno sguardo senza condizioni, radicato senza pudicizie in un pensiero strutturato, filosofico. Biagio, torna a scrivere di più!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che sia di questo che c&#8217;è un enorme mancanza: di autorevolezza.<br />
Di uno sguardo senza condizioni, radicato senza pudicizie in un pensiero strutturato, filosofico. Biagio, torna a scrivere di più!!</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Simona Carretta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/04/21/la-responsabilita-dellautore-biagio-cepollaro/#comment-133530</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simona Carretta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 11:02:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A proposito dei rapporti tra poesia e romanzo, non saprei dire a cosa possa essere attribuita - se a superficialità, o a mancata conoscenza dei fondamentali alla base delle due arti - l&#039;indifferenza che gli esponenti o studiosi dell&#039;una e dell&#039;altro si dimostrano reciprocamente, e che almeno stavolta non mi sembra una tara tipicamente italiana, visto che anche in Francia, dove temporaneamente vivo, mi capita alle volte di discutere con scrittori o critici del romanzo che, in alcuni casi (non vorrei generalizzare), non hanno alcun problema a dichiarare un&#039;assoluta noncuranza verso la poesia, in tutte le sue forme.
Come se le arti non fossero tutte vasi comunicanti, e fra tutte specialmente quelle che adoperano lo stesso materiale (in questo caso, la parola).

Per quanto riguarda le possibilità derivanti dai tentativi di commistione delle due arti, mi pare che queste possano essere certo benefiche, se non altro perchè questo amalgama costituisce in un certo senso un ritorno alle origini, dunque all&#039;esame di alcuni nodi essenziali.
E lo affermo anche nella convinzione che ogni romanzo degno di questo nome debba custodire un nocciolo poetico, ovvero una cifra formale, l&#039;impronta di un&#039;ipotesi ontologica, che permetta al romanzo di accogliere armoniosamente l&#039;estrema varietà del reale.

Per quanto riguarda i modi concreti di operare tale commistione, qualcosa mi dice che possano avere a che fare con l&#039;influenza della musica: credo che il romanzo, impiegando strutture mutuate dalla musica (contrappunto, fuga...), possa acquisire una sorta di temporalità circolare che mi sembra caratteristica della poesia e che gli consenta di concentrarsi attorno ai temi essenziali sfrondando il superfluo.
Ma su quest&#039;ultima idea, che al momento resta un&#039;intuizione, spero avrò modo di ritornare più approfonditamente, qui in futuro oppure in altri contesti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito dei rapporti tra poesia e romanzo, non saprei dire a cosa possa essere attribuita &#8211; se a superficialità, o a mancata conoscenza dei fondamentali alla base delle due arti &#8211; l&#8217;indifferenza che gli esponenti o studiosi dell&#8217;una e dell&#8217;altro si dimostrano reciprocamente, e che almeno stavolta non mi sembra una tara tipicamente italiana, visto che anche in Francia, dove temporaneamente vivo, mi capita alle volte di discutere con scrittori o critici del romanzo che, in alcuni casi (non vorrei generalizzare), non hanno alcun problema a dichiarare un&#8217;assoluta noncuranza verso la poesia, in tutte le sue forme.<br />
Come se le arti non fossero tutte vasi comunicanti, e fra tutte specialmente quelle che adoperano lo stesso materiale (in questo caso, la parola).</p>
<p>Per quanto riguarda le possibilità derivanti dai tentativi di commistione delle due arti, mi pare che queste possano essere certo benefiche, se non altro perchè questo amalgama costituisce in un certo senso un ritorno alle origini, dunque all&#8217;esame di alcuni nodi essenziali.<br />
E lo affermo anche nella convinzione che ogni romanzo degno di questo nome debba custodire un nocciolo poetico, ovvero una cifra formale, l&#8217;impronta di un&#8217;ipotesi ontologica, che permetta al romanzo di accogliere armoniosamente l&#8217;estrema varietà del reale.</p>
<p>Per quanto riguarda i modi concreti di operare tale commistione, qualcosa mi dice che possano avere a che fare con l&#8217;influenza della musica: credo che il romanzo, impiegando strutture mutuate dalla musica (contrappunto, fuga&#8230;), possa acquisire una sorta di temporalità circolare che mi sembra caratteristica della poesia e che gli consenta di concentrarsi attorno ai temi essenziali sfrondando il superfluo.<br />
Ma su quest&#8217;ultima idea, che al momento resta un&#8217;intuizione, spero avrò modo di ritornare più approfonditamente, qui in futuro oppure in altri contesti&#8230;</p>
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