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	Commenti a: La responsabilità dell&#8217;autore: Enrico Palandri	</title>
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		Di: Sanjuro » Blog Archive » Rassegnazione Stampa		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sanjuro » Blog Archive » Rassegnazione Stampa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 19:49:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Il sunto del posizionamento di Franz Krauspenhaar su Nori è: ma sì, ma dai, ma in fondo; per Enrico Palandri: why not?; per Giorgio Vasta: Charlie Brown fa bene a provare a calciare la palla che Lucy poi gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Il sunto del posizionamento di Franz Krauspenhaar su Nori è: ma sì, ma dai, ma in fondo; per Enrico Palandri: why not?; per Giorgio Vasta: Charlie Brown fa bene a provare a calciare la palla che Lucy poi gli [&#8230;]</p>
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		Di: dave		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dave]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 11:39:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molto vero. Fin qui sembra l&#039;intervento più lucido, più sensato, più vicino a una realtà non &quot;virata&quot; ideologicamente, ma ricca - appunto - di sfumature.
Lo dimostra proprio il finale su Feltri. Sarà perché sta a Londra, Palandri, ma mi pare che veda meglio l&#039;aridità e la pochezza di certe dinamiche culturali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto vero. Fin qui sembra l&#8217;intervento più lucido, più sensato, più vicino a una realtà non &#8220;virata&#8221; ideologicamente, ma ricca &#8211; appunto &#8211; di sfumature.<br />
Lo dimostra proprio il finale su Feltri. Sarà perché sta a Londra, Palandri, ma mi pare che veda meglio l&#8217;aridità e la pochezza di certe dinamiche culturali.</p>
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		Di: orsola puecher		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 08:04:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sottoscrivo con sottoscritto sollievo @harzie per quel che sottoscrive di Petrone

,\\&#039;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sottoscrivo con sottoscritto sollievo @harzie per quel che sottoscrive di Petrone</p>
<p>,\\&#8217;</p>
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		Di: harzie		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[harzie]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 07:01:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sottoscrivo con sollievo Petrone a partire dalla seconda frase del suo commento, esclusa la frase nel terzo paragrafo «Che tanto Santoro non vi invita e la camorra non vi minaccia».]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sottoscrivo con sollievo Petrone a partire dalla seconda frase del suo commento, esclusa la frase nel terzo paragrafo «Che tanto Santoro non vi invita e la camorra non vi minaccia».</p>
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		Di: Paolo Petrone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Petrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 21:54:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;intervento più lucido fino a questo punto, specialmente per quanto riguarda la nozione di letteratura civile. Non la letteratura deve essere civile, bensì gli individui. E si è civili col raziocinio più che con l&#039;immaginazione poetica, come ci insegna Sciascia, che era prima di tutto critico sociale, e che aveva una concezione autenticamente illuministica dell&#039;agire pubblico.
Invece la moda della &quot;letteratura etica&quot; non produce che sociologismi d&#039;accatto e descrizioni farlocche di ipotetiche &quot;mutazioni antropologiche&quot; (la storia, quella vera, è molto più complicata di quanto i romanzi di Genna, Lagioia, Desiati  o Sorrentino non vogliano far sembrare); rievocazioni segaiole che si travestono da saggio di antropologia e che provano a cavalcare le mode editoriali.  
Piantatela di fare i saviani in trentaduesimo, scrittori! Che tanto Santoro non vi invita e la camorra non vi minaccia. Abbasso il new Italian Realism, e ognuno scriva di quel che cavolo gli pare: di rapimenti alieni, di pasticcieri trotzkisti, di cow boy epilettici, di di gladiatori dadaisti. Recuperate energia fantastica, scrittori! Svegliatevi dall&#039;incubo della realtà!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;intervento più lucido fino a questo punto, specialmente per quanto riguarda la nozione di letteratura civile. Non la letteratura deve essere civile, bensì gli individui. E si è civili col raziocinio più che con l&#8217;immaginazione poetica, come ci insegna Sciascia, che era prima di tutto critico sociale, e che aveva una concezione autenticamente illuministica dell&#8217;agire pubblico.<br />
Invece la moda della &#8220;letteratura etica&#8221; non produce che sociologismi d&#8217;accatto e descrizioni farlocche di ipotetiche &#8220;mutazioni antropologiche&#8221; (la storia, quella vera, è molto più complicata di quanto i romanzi di Genna, Lagioia, Desiati  o Sorrentino non vogliano far sembrare); rievocazioni segaiole che si travestono da saggio di antropologia e che provano a cavalcare le mode editoriali.<br />
Piantatela di fare i saviani in trentaduesimo, scrittori! Che tanto Santoro non vi invita e la camorra non vi minaccia. Abbasso il new Italian Realism, e ognuno scriva di quel che cavolo gli pare: di rapimenti alieni, di pasticcieri trotzkisti, di cow boy epilettici, di di gladiatori dadaisti. Recuperate energia fantastica, scrittori! Svegliatevi dall&#8217;incubo della realtà!</p>
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