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	Commenti a: TRISTI MONTAGNE (guida ai malesseri alpini): 2 parte	</title>
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		<title>
		Di: francesco pecoraro		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/06/16/tristi-montagne-guida-ai-malesseri-alpini-2/#comment-136426</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco pecoraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 12:09:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’idea del paesaggio come risultante di un processo lunghissimo et concomitante di costruzione/de-costruzione, l’idea che la bellezza naturale è fatta di macerie di macerie di macerie, cioè di residui et sedimenti di qualcosa che non ha mai raggiunto lo status di interezza et unità, difficilmente passa nella mente dei più, avvinti come siamo all’idea di una Natura (almeno lei!) salda et sempiterna, che NOI con la nostra depravata et perversa azione manomettiamo, creando così quello che si chiama «dissesto idrogeologico», eccetera. Motivo per cui TUTTE le frane sono colpa nostra, TUTTE le alluvioni, i tremuoti, persino, le piogge torrenziali, le eruzioni, l’erosione delle coste, eccetera. Se è vero che facciamo la nostra parte di modificatori, certamente questa parte non è più incisiva di quella giocata dal fitoplancton, dai lombrichi, dai batteri, (scusate mi ripeto, sono un po’ fissato con questa roba) eccetera. Il mondo è instabile per definizione, ma ce lo scordiamo, perché i tempi del cambiamento sono per noi inconcepibilmente lunghi. Però da quando sono in vita ho visto crollare un arco naturale (l’Arco Muto ad Anzio), uno dei faraglioni del porto di Ponza, una grotta in un’isola greca, eccetera. Per quanto tempo ancora il Cervino avrà la forma del Cervino?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’idea del paesaggio come risultante di un processo lunghissimo et concomitante di costruzione/de-costruzione, l’idea che la bellezza naturale è fatta di macerie di macerie di macerie, cioè di residui et sedimenti di qualcosa che non ha mai raggiunto lo status di interezza et unità, difficilmente passa nella mente dei più, avvinti come siamo all’idea di una Natura (almeno lei!) salda et sempiterna, che NOI con la nostra depravata et perversa azione manomettiamo, creando così quello che si chiama «dissesto idrogeologico», eccetera. Motivo per cui TUTTE le frane sono colpa nostra, TUTTE le alluvioni, i tremuoti, persino, le piogge torrenziali, le eruzioni, l’erosione delle coste, eccetera. Se è vero che facciamo la nostra parte di modificatori, certamente questa parte non è più incisiva di quella giocata dal fitoplancton, dai lombrichi, dai batteri, (scusate mi ripeto, sono un po’ fissato con questa roba) eccetera. Il mondo è instabile per definizione, ma ce lo scordiamo, perché i tempi del cambiamento sono per noi inconcepibilmente lunghi. Però da quando sono in vita ho visto crollare un arco naturale (l’Arco Muto ad Anzio), uno dei faraglioni del porto di Ponza, una grotta in un’isola greca, eccetera. Per quanto tempo ancora il Cervino avrà la forma del Cervino?</p>
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		<title>
		Di: giacomo sartori		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/06/16/tristi-montagne-guida-ai-malesseri-alpini-2/#comment-136308</link>

		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 10:22:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@pecoraro

sì chiaro, i paesaggi mutano e tanto più quelli scoscesi o, per dirla con la geomorfologia, ad &quot;alta energia di rilievo&quot; (cioè più soggetti appunto a cambiamenti);

il problema è che noi, nel nostro eterno presente, ce ne dimentichiamo;
ogni volta che crolla un pezzo di Dolomiti, come ricorda anche Arnoldi, ne nasce lo sconcerto più totale;

i geologi, con la loro abissale visione temporale, parlano di &quot;cicli orogenetici&quot; (= sostanzialmente le montagne sono destinate a erodersi, vale a dire a formare sedimenti, che a loro volta formeranno - in un ciclo successivo, appunto - altre montagne);

@jan

aggiungerei l&#039;inquinamento, che dalle valli risale, contrariamente a quello che si crede, anche in quota;

per l&#039;autostrada del Brennero passano 2.000.000 di camion all&#039;anno; e adesso i nostri governanti si stanno battendo, quando la Convenzione delle Alpi, organo più che ufficiale, ha decretato da anni che non si possono più costruire grandi arterie sulle Alpi, a ultimare la nefasta autostrada PIRUBI;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@pecoraro</p>
<p>sì chiaro, i paesaggi mutano e tanto più quelli scoscesi o, per dirla con la geomorfologia, ad &#8220;alta energia di rilievo&#8221; (cioè più soggetti appunto a cambiamenti);</p>
<p>il problema è che noi, nel nostro eterno presente, ce ne dimentichiamo;<br />
ogni volta che crolla un pezzo di Dolomiti, come ricorda anche Arnoldi, ne nasce lo sconcerto più totale;</p>
<p>i geologi, con la loro abissale visione temporale, parlano di &#8220;cicli orogenetici&#8221; (= sostanzialmente le montagne sono destinate a erodersi, vale a dire a formare sedimenti, che a loro volta formeranno &#8211; in un ciclo successivo, appunto &#8211; altre montagne);</p>
<p>@jan</p>
<p>aggiungerei l&#8217;inquinamento, che dalle valli risale, contrariamente a quello che si crede, anche in quota;</p>
<p>per l&#8217;autostrada del Brennero passano 2.000.000 di camion all&#8217;anno; e adesso i nostri governanti si stanno battendo, quando la Convenzione delle Alpi, organo più che ufficiale, ha decretato da anni che non si possono più costruire grandi arterie sulle Alpi, a ultimare la nefasta autostrada PIRUBI;</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: jan reister		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/06/16/tristi-montagne-guida-ai-malesseri-alpini-2/#comment-136300</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 09:34:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La società montana dopo la 2°guerra è investita da 3 eventi:

- la fabbrica ed il lavoro in pianura, che svuotano le valli e trasformano l&#039;economia locale: abbandono dell&#039;agricoltura/allevamento, delle attività artigianali locali;
- lo sfruttamento delle risorse idriche e minerarie: dighe e centrali idroelettriche cambiano il territorio, sono espressione di capitali di pianura, lasciano, dopo la costruzione poco lavoro in valle; le attività minerarie muoiono, le poche attività estrattive superstiti si accaniscono sull&#039;ambiente locali (cfr piano cave provincia di Bergamo)
- il turismo e la speculazione immobiliare, che svuotano e riempiono le valli, ne mettono in crisi il sistema culturale e portano a modifiche profonde e duraturamente costose del paesaggio (impianti sci, seconde case).

Tristi tropici. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La società montana dopo la 2°guerra è investita da 3 eventi:</p>
<p>&#8211; la fabbrica ed il lavoro in pianura, che svuotano le valli e trasformano l&#8217;economia locale: abbandono dell&#8217;agricoltura/allevamento, delle attività artigianali locali;<br />
&#8211; lo sfruttamento delle risorse idriche e minerarie: dighe e centrali idroelettriche cambiano il territorio, sono espressione di capitali di pianura, lasciano, dopo la costruzione poco lavoro in valle; le attività minerarie muoiono, le poche attività estrattive superstiti si accaniscono sull&#8217;ambiente locali (cfr piano cave provincia di Bergamo)<br />
&#8211; il turismo e la speculazione immobiliare, che svuotano e riempiono le valli, ne mettono in crisi il sistema culturale e portano a modifiche profonde e duraturamente costose del paesaggio (impianti sci, seconde case).</p>
<p>Tristi tropici. </p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco pecoraro		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/06/16/tristi-montagne-guida-ai-malesseri-alpini-2/#comment-136286</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco pecoraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 07:37:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Del resto il paesaggio alpino e le sue forme, come dimostra anche John Ruskin, derivano proprio dalla fragilità della materia, dal suo punto di rottura; sono il risultato di una lotta senza quartiere tra durezza e fragilità, dove l’epilogo varia a seconda si tratti di graniti, di calcari o di materiali composti. Nell’ambiente alpino le forme mutano e variano seguendo il carattere sostanziale della materia, si plasmano seguendo le nodosità e le porosità della roccia. Contrariamente alle credenze comuni, il destino delle montagne non è legato ad un processo di elevazione bensì a quello di erosione, di appiattimento&quot;. eccetera.
direi che, senza far torto a Ruskin, questo è il processo di de-confomazione di tutti i paesaggi, o quasi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Del resto il paesaggio alpino e le sue forme, come dimostra anche John Ruskin, derivano proprio dalla fragilità della materia, dal suo punto di rottura; sono il risultato di una lotta senza quartiere tra durezza e fragilità, dove l’epilogo varia a seconda si tratti di graniti, di calcari o di materiali composti. Nell’ambiente alpino le forme mutano e variano seguendo il carattere sostanziale della materia, si plasmano seguendo le nodosità e le porosità della roccia. Contrariamente alle credenze comuni, il destino delle montagne non è legato ad un processo di elevazione bensì a quello di erosione, di appiattimento&#8221;. eccetera.<br />
direi che, senza far torto a Ruskin, questo è il processo di de-confomazione di tutti i paesaggi, o quasi.</p>
]]></content:encoded>
		
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