<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Rolf Dieter Brinkmann: Roma, sguardi.	</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/2010/07/17/rolf-dieter-brinkmann-roma-sguardi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/07/17/rolf-dieter-brinkmann-roma-sguardi/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Jul 2010 14:10:16 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
	<item>
		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/07/17/rolf-dieter-brinkmann-roma-sguardi/#comment-137611</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 14:10:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36107#comment-137611</guid>

					<description><![CDATA[roma è sopravvalutata, è vero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>roma è sopravvalutata, è vero.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco pecoraro		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/07/17/rolf-dieter-brinkmann-roma-sguardi/#comment-137558</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco pecoraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 13:20:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36107#comment-137558</guid>

					<description><![CDATA[La sintesi non c’è. 
Stiamo discutendo dell’immagine di Roma, non certo di Roma-Roma.
C’è un trattino, lo so.
Roma forse più di ogni altra città è parassita e allo stesso tempo succube della propria immagine.
Un’immagine che la precede e la segue senza coincidere mai con la così detta realtà.
Ne è parassita perché se ne giova al di là di ogni ragionevole decenza, auto-riscattandosi (cazzo, un altro trattino) come bellezza, là dove è chiaramente condannabile sotto ogni altro profilo, o quasi.
Ne è succube perché la bellezza non le consente di mostrare qualche eventuale sua altra qualità, che però, a ben vedere potrebbe non risultare al visitatore più avvertito.
L’altra condanna a vita di una città come Roma è il Barocco, cioè la bellezza sub specie barocca, che non si dà per se stessa, ma sempre e comunque al fine di docere et delectare, cioè del confondere le carte, del distrarre dalla sostanza con un eccesso di apparenza.
Trappola nella quale i visitatori come Bonifazio cadono poi con tutte le scarpe, fascinati e respinti dall’apparente contraddizione massima che la città esibisce nel suo essere Santa da un lato e Puttana dall’altro, inscindibilmente.
Questa compresenza di due dati così opposti e per di più così esibita nello sfarzo degli ori barocchi, nei fasci ritorti di cornici, nell’«ornato che si fa struttura», nei panneggi esagerati, eccetera si fa più urticante per le anime credenti nel cristianismo più puro, per coloro i quali aspirano al distacco tra cose spirituali e cose materiali, che invece in Roma sono così indissolubilmente avviluppate, e da secoli.
Questo nucleo storico irriducibile annidato al centro di un’immensa frittella edilizia spalmata sull’agro è ancora capace di marcare di sé la città intera, altrove diversissima, multi-forme e multi-culturale (altri due trattini), distante e ignara di questo suo cuore antico e corrotto, anche se essa stessa piena di colpe, ma di altro tipo.
Ed è anche capace di marcare la mente del visitatore prima ancora che egli si appresti a partire, per poi dargli puntuale conferma di quello che lui già pensava.
Cos’altro è il turismo, del resto, se non la ricerca in loco di idee pre-concette?
Con quest’ultimo trattino, ho finito, Nadia.
Aggiungo che io odio Roma.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La sintesi non c’è.<br />
Stiamo discutendo dell’immagine di Roma, non certo di Roma-Roma.<br />
C’è un trattino, lo so.<br />
Roma forse più di ogni altra città è parassita e allo stesso tempo succube della propria immagine.<br />
Un’immagine che la precede e la segue senza coincidere mai con la così detta realtà.<br />
Ne è parassita perché se ne giova al di là di ogni ragionevole decenza, auto-riscattandosi (cazzo, un altro trattino) come bellezza, là dove è chiaramente condannabile sotto ogni altro profilo, o quasi.<br />
Ne è succube perché la bellezza non le consente di mostrare qualche eventuale sua altra qualità, che però, a ben vedere potrebbe non risultare al visitatore più avvertito.<br />
L’altra condanna a vita di una città come Roma è il Barocco, cioè la bellezza sub specie barocca, che non si dà per se stessa, ma sempre e comunque al fine di docere et delectare, cioè del confondere le carte, del distrarre dalla sostanza con un eccesso di apparenza.<br />
Trappola nella quale i visitatori come Bonifazio cadono poi con tutte le scarpe, fascinati e respinti dall’apparente contraddizione massima che la città esibisce nel suo essere Santa da un lato e Puttana dall’altro, inscindibilmente.<br />
Questa compresenza di due dati così opposti e per di più così esibita nello sfarzo degli ori barocchi, nei fasci ritorti di cornici, nell’«ornato che si fa struttura», nei panneggi esagerati, eccetera si fa più urticante per le anime credenti nel cristianismo più puro, per coloro i quali aspirano al distacco tra cose spirituali e cose materiali, che invece in Roma sono così indissolubilmente avviluppate, e da secoli.<br />
Questo nucleo storico irriducibile annidato al centro di un’immensa frittella edilizia spalmata sull’agro è ancora capace di marcare di sé la città intera, altrove diversissima, multi-forme e multi-culturale (altri due trattini), distante e ignara di questo suo cuore antico e corrotto, anche se essa stessa piena di colpe, ma di altro tipo.<br />
Ed è anche capace di marcare la mente del visitatore prima ancora che egli si appresti a partire, per poi dargli puntuale conferma di quello che lui già pensava.<br />
Cos’altro è il turismo, del resto, se non la ricerca in loco di idee pre-concette?<br />
Con quest’ultimo trattino, ho finito, Nadia.<br />
Aggiungo che io odio Roma.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/07/17/rolf-dieter-brinkmann-roma-sguardi/#comment-137540</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 06:07:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36107#comment-137540</guid>

					<description><![CDATA[ps: è difficile seguirvi (consiglio amichevole - mi piace pecoraro, lui lo sa, più che altro su carta) qui si ritorna ai vecchi pipponi chilometrici che non legge quasi nessuno. ma dov&#039;è questa sintesi?:-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ps: è difficile seguirvi (consiglio amichevole &#8211; mi piace pecoraro, lui lo sa, più che altro su carta) qui si ritorna ai vecchi pipponi chilometrici che non legge quasi nessuno. ma dov&#8217;è questa sintesi?:-)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/07/17/rolf-dieter-brinkmann-roma-sguardi/#comment-137539</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 06:05:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36107#comment-137539</guid>

					<description><![CDATA[non vivrei a roma nemmeno per un&#039;ora scarsa. figuriamoci in un museo. io voglio il giambellino, l&#039;equipe 84, e il 29 settembre festeggio con quattro amici - genovesi di passaggio - al bar. 

io sono la gente (con una g sola) e me ne vanto. al museo solo a milano, mi costa meno, soprattutto di treno. d&#039;acordoooooooooooooooooooo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non vivrei a roma nemmeno per un&#8217;ora scarsa. figuriamoci in un museo. io voglio il giambellino, l&#8217;equipe 84, e il 29 settembre festeggio con quattro amici &#8211; genovesi di passaggio &#8211; al bar. </p>
<p>io sono la gente (con una g sola) e me ne vanto. al museo solo a milano, mi costa meno, soprattutto di treno. d&#8217;acordoooooooooooooooooooo?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Nadia C.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/07/17/rolf-dieter-brinkmann-roma-sguardi/#comment-137532</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nadia C.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 20:47:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36107#comment-137532</guid>

					<description><![CDATA[Sarò franca. Ciò che in questo contesto trovo abusato è solo l’uso del trattino tra il preverbio e la radice verbale – per in-tenderci, in-appropriato qualche volta per sot-tolineare il punto di vista es-presso già in modo abbastanza chiaro. Si dia fiducia al lettore, che in-tende anche senza trattini! Sul fatto poi di rileggere un testo, dipende se vogliamo leggerlo democraticamente con il ricorso al giudizio individuale, oppure a quello critico (ma non meno legittimo) di chi indicherebbe una sola via per leggerlo. Per fortuna, la letteratura è un mondo aperto, nel quale il lettore può sg-uazzare a suo piacimento, focalizzando le immagini che gli risultano più suggestive alla vista, all’udito e persino all’olfatto se è il caso. L’esperienza romana descritta da Bonifazio (in retorica si direbbe che il passo sopra diligentemente evidenziato dal Pecoraro sia una simpatica reticenza, ma questo è un altro discorso…in ogni caso sempre efficace in letteratura più del detto a-chiare-lettere) stia proprio agli antipodi rispetto ai “Reiseberichte” settecenteschi – penso ad un Winckelmann, per esempio, a qualche lettera romana: idolatra la bellezza della città, ma non manca di evidenziarne i tratti decadenti – e lui certo qualche museo lo aveva anche visitato. La letteratura è piena di esperienze analoghe, e non solo Roma è l’imputata: si pensi, per esempio, a tutta la copia di descrizioni dal tardo ‘700 in poi di Parigi, che agli occhi di molti viaggiatori parve infestata dal maleficio della decadenza morale, immortalata come città della Senna puzzolente o della Morgue…ma qui ci perdiamo. Il punto, a mio parere, è che l’originalità della descrizione di Bonifazio risalta proprio nel consapevole sfruttamento di tale paradigma letterario, e lo fa con scanzonata voluttà: il riferimento a Bernini, per esempio, sarebbe stato consumato e convenzionale nella semplice descrizione dell’Estasi (pure chiaramente allusa), eppure resta così sospeso, come pars pro toto di quella “teatralità” della bellezza che può ottundere la serietà dell’esperienza estetica. L’occhio di Bonifazio indugia proprio su quei dettagli che non pretendono l’assolutezza, restano così mozziconi di estasi negate e forse (evidentemente) con schiettezza evitate.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarò franca. Ciò che in questo contesto trovo abusato è solo l’uso del trattino tra il preverbio e la radice verbale – per in-tenderci, in-appropriato qualche volta per sot-tolineare il punto di vista es-presso già in modo abbastanza chiaro. Si dia fiducia al lettore, che in-tende anche senza trattini! Sul fatto poi di rileggere un testo, dipende se vogliamo leggerlo democraticamente con il ricorso al giudizio individuale, oppure a quello critico (ma non meno legittimo) di chi indicherebbe una sola via per leggerlo. Per fortuna, la letteratura è un mondo aperto, nel quale il lettore può sg-uazzare a suo piacimento, focalizzando le immagini che gli risultano più suggestive alla vista, all’udito e persino all’olfatto se è il caso. L’esperienza romana descritta da Bonifazio (in retorica si direbbe che il passo sopra diligentemente evidenziato dal Pecoraro sia una simpatica reticenza, ma questo è un altro discorso…in ogni caso sempre efficace in letteratura più del detto a-chiare-lettere) stia proprio agli antipodi rispetto ai “Reiseberichte” settecenteschi – penso ad un Winckelmann, per esempio, a qualche lettera romana: idolatra la bellezza della città, ma non manca di evidenziarne i tratti decadenti – e lui certo qualche museo lo aveva anche visitato. La letteratura è piena di esperienze analoghe, e non solo Roma è l’imputata: si pensi, per esempio, a tutta la copia di descrizioni dal tardo ‘700 in poi di Parigi, che agli occhi di molti viaggiatori parve infestata dal maleficio della decadenza morale, immortalata come città della Senna puzzolente o della Morgue…ma qui ci perdiamo. Il punto, a mio parere, è che l’originalità della descrizione di Bonifazio risalta proprio nel consapevole sfruttamento di tale paradigma letterario, e lo fa con scanzonata voluttà: il riferimento a Bernini, per esempio, sarebbe stato consumato e convenzionale nella semplice descrizione dell’Estasi (pure chiaramente allusa), eppure resta così sospeso, come pars pro toto di quella “teatralità” della bellezza che può ottundere la serietà dell’esperienza estetica. L’occhio di Bonifazio indugia proprio su quei dettagli che non pretendono l’assolutezza, restano così mozziconi di estasi negate e forse (evidentemente) con schiettezza evitate.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco pecoraro		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/07/17/rolf-dieter-brinkmann-roma-sguardi/#comment-137505</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco pecoraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 11:57:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36107#comment-137505</guid>

					<description><![CDATA[Nel mio commento sostengo che l’immagine di Roma meretrice è talmente vera &#038; abusata da risultare falsa, cioè falsificante di una complessità che andrebbe considerata con maggiore attenzione. Non capisco per quale motivo essere “germanisti” dovrebbe far sì che si veda Roma sub specie germanica (pure “celtica”?), accentuandone la “decadenza” puttanesca. Roma decade da secoli. Dalla seconda metà del Settecento in poi non si è mai più riavuta dalla perdita della sua precedente centralità, divenendo una città sordida e provinciale, sia pure segnata da brevi momenti di ripresa. Oggi vive un presente di grande metropoli dis-attrezzata, piena di realtà molto diverse e periferiche, di cui il centro non è in alcun modo rappresentativo. Puoi girare quanto vuoi per le strade, entrare nelle chiese, non c’è nulla di male. Ma è meglio non tirare le somme troppo affrettatamente schiacciandosi su immagini un po’ abusate. Eccetera.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mio commento sostengo che l’immagine di Roma meretrice è talmente vera &amp; abusata da risultare falsa, cioè falsificante di una complessità che andrebbe considerata con maggiore attenzione. Non capisco per quale motivo essere “germanisti” dovrebbe far sì che si veda Roma sub specie germanica (pure “celtica”?), accentuandone la “decadenza” puttanesca. Roma decade da secoli. Dalla seconda metà del Settecento in poi non si è mai più riavuta dalla perdita della sua precedente centralità, divenendo una città sordida e provinciale, sia pure segnata da brevi momenti di ripresa. Oggi vive un presente di grande metropoli dis-attrezzata, piena di realtà molto diverse e periferiche, di cui il centro non è in alcun modo rappresentativo. Puoi girare quanto vuoi per le strade, entrare nelle chiese, non c’è nulla di male. Ma è meglio non tirare le somme troppo affrettatamente schiacciandosi su immagini un po’ abusate. Eccetera.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco pecoraro		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/07/17/rolf-dieter-brinkmann-roma-sguardi/#comment-137501</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco pecoraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 10:28:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36107#comment-137501</guid>

					<description><![CDATA[forse non hai riletto bene Nadia:
&quot;nelle chiese soprattutto ho trovato le prove evidenti dell’assoluta e definitiva inclinazione al meretricio di Roma – e non penso solo alle vecchie puttane modello deputata Pdl, al loro passo elastico per le vie dello shopping, né all’ossessivo movimento di masse di turisti, nemmeno alle monete per illuminare un affresco o farsene raccontare la storia, o ancora a bar e ristoranti che offrono artificiose e pittoresche illusioni per il palato. Lì dove esseri umani hanno fissato la gloria terrena di altri esseri umani, usando la religione a paravento, dove gente come Bernini è riuscita a mettere insieme l’estasi mistica e il godimento sessuale – uno scherzo? o un serissimo tentativo di asserire la verità, l’unica possibile, della pulsione biologica, molto al di là delle ipocrisie clericali? –, dove l’impianto architettonico è così smaccatamente teatrale, e la scenografia è costituita per lo più da sanguinolente immagini di martirio (terribile voluttà cattolica del dolore, nella quale la carne negata si riprende la sua centralità!), proprio lì mi sono sentito in un gigantesco bordello, estraneo alle province in cui mi muovo di solito, Torino e Catania, così estreme e così simili, così infinitamente più serie di questa capitale.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>forse non hai riletto bene Nadia:<br />
&#8220;nelle chiese soprattutto ho trovato le prove evidenti dell’assoluta e definitiva inclinazione al meretricio di Roma – e non penso solo alle vecchie puttane modello deputata Pdl, al loro passo elastico per le vie dello shopping, né all’ossessivo movimento di masse di turisti, nemmeno alle monete per illuminare un affresco o farsene raccontare la storia, o ancora a bar e ristoranti che offrono artificiose e pittoresche illusioni per il palato. Lì dove esseri umani hanno fissato la gloria terrena di altri esseri umani, usando la religione a paravento, dove gente come Bernini è riuscita a mettere insieme l’estasi mistica e il godimento sessuale – uno scherzo? o un serissimo tentativo di asserire la verità, l’unica possibile, della pulsione biologica, molto al di là delle ipocrisie clericali? –, dove l’impianto architettonico è così smaccatamente teatrale, e la scenografia è costituita per lo più da sanguinolente immagini di martirio (terribile voluttà cattolica del dolore, nella quale la carne negata si riprende la sua centralità!), proprio lì mi sono sentito in un gigantesco bordello, estraneo alle province in cui mi muovo di solito, Torino e Catania, così estreme e così simili, così infinitamente più serie di questa capitale.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: fabio teti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/07/17/rolf-dieter-brinkmann-roma-sguardi/#comment-137498</link>

		<dc:creator><![CDATA[fabio teti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 09:48:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36107#comment-137498</guid>

					<description><![CDATA[concordo. e, seppure non da germanista, ricorderei anche il Passagenwerk benjaminiano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>concordo. e, seppure non da germanista, ricorderei anche il Passagenwerk benjaminiano.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Nadia C.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/07/17/rolf-dieter-brinkmann-roma-sguardi/#comment-137493</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nadia C.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 07:17:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36107#comment-137493</guid>

					<description><![CDATA[Ho riletto il pezzo di Bonifazio, che già in parte conoscevo. Possibile che mi sia sfuggita a prima lettura la convenzionalità trita o addirittura lo “sguazzare nell’immagine di Roma Meretrice, vecchia come il cucco”? – per citare il Pecoraro. Sì, in effetti, mi avvedo ad una seconda e terza lettura che questo “sguazzare” nella banalità mi era sfuggito – e per un semplice fatto: la convenzionalità “falsa” e “superficiale” nelle descrizioni della città meretrice non è così convenzionale! Sulla “Roma ladrona” ci sarebbe da obiettare che l’eco della Padania non inficia né una sola battuta né mi sembra allusa tra le righe o tra le sillabe. D’altro canto, credo che Bonifazio (e lo ha dimostrato in un componimento dedicato a Sartorius) dal Sud o dal Centro ricava solo estasi, altro che Padania…
Germanista lui, germanista anche io: Lutero ci condiziona nelle visioni, sarebbe insensato il contrario. Lo ammette pure. E poi lo scrive a chiare lettere all’interno del suo pezzo: “religione a paravento”, “mozziconi di messe”, “ipocrisie clericali”...
Che non sia entrato in un museo. Peccato. Certo. Ma il pezzo ci sussurra un volontario percorso a rovescio: il nuovo promeneur solitaire non cerca estasi, ma squarci di autenticità, sui quali riflettere, dai quali probabilmente misurare il controcanto tra falsa retorica e schiettezza provinciale. Da un museo avrebbe ricavato l’incanto dell’universalità del luogo, della sua incommensurabile forza irradiante. Più convenzionale sarebbe stato a Roma l’habitus sentimentale, ma non meno mummificato, del semicosciente in preda a continue crisi da sindrome di Stendhal. Seducente è invece l’attonita, e non meno semicosciente, osservazione scheggiata di dettagli che pretendono la validità di un giudizio sull’intero: il passo elastico di donne del pdl per le vie dello shopping o l’intermittenza delle lampadine che reclamano monete per illuminare la bellezza - sono dettagli che, se vogliamo, a Lutero non sarebbero sfuggiti per colorare qualche sua riflessione sulla decadenza di una città che offre bellezza e religione ad intermittenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho riletto il pezzo di Bonifazio, che già in parte conoscevo. Possibile che mi sia sfuggita a prima lettura la convenzionalità trita o addirittura lo “sguazzare nell’immagine di Roma Meretrice, vecchia come il cucco”? – per citare il Pecoraro. Sì, in effetti, mi avvedo ad una seconda e terza lettura che questo “sguazzare” nella banalità mi era sfuggito – e per un semplice fatto: la convenzionalità “falsa” e “superficiale” nelle descrizioni della città meretrice non è così convenzionale! Sulla “Roma ladrona” ci sarebbe da obiettare che l’eco della Padania non inficia né una sola battuta né mi sembra allusa tra le righe o tra le sillabe. D’altro canto, credo che Bonifazio (e lo ha dimostrato in un componimento dedicato a Sartorius) dal Sud o dal Centro ricava solo estasi, altro che Padania…<br />
Germanista lui, germanista anche io: Lutero ci condiziona nelle visioni, sarebbe insensato il contrario. Lo ammette pure. E poi lo scrive a chiare lettere all’interno del suo pezzo: “religione a paravento”, “mozziconi di messe”, “ipocrisie clericali”&#8230;<br />
Che non sia entrato in un museo. Peccato. Certo. Ma il pezzo ci sussurra un volontario percorso a rovescio: il nuovo promeneur solitaire non cerca estasi, ma squarci di autenticità, sui quali riflettere, dai quali probabilmente misurare il controcanto tra falsa retorica e schiettezza provinciale. Da un museo avrebbe ricavato l’incanto dell’universalità del luogo, della sua incommensurabile forza irradiante. Più convenzionale sarebbe stato a Roma l’habitus sentimentale, ma non meno mummificato, del semicosciente in preda a continue crisi da sindrome di Stendhal. Seducente è invece l’attonita, e non meno semicosciente, osservazione scheggiata di dettagli che pretendono la validità di un giudizio sull’intero: il passo elastico di donne del pdl per le vie dello shopping o l’intermittenza delle lampadine che reclamano monete per illuminare la bellezza &#8211; sono dettagli che, se vogliamo, a Lutero non sarebbero sfuggiti per colorare qualche sua riflessione sulla decadenza di una città che offre bellezza e religione ad intermittenza.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco pecoraro		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/07/17/rolf-dieter-brinkmann-roma-sguardi/#comment-137475</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco pecoraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 13:01:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36107#comment-137475</guid>

					<description><![CDATA[se avrò tempo porterò alcuni esempi a riprova di quanto affermo. è un argomento che mi sta a cuore, molto più di &quot;Roma puttana&quot; (che vorrà dire?). se poi uno si accontenta delle strade (lì c&#039;è la ggente! lì c&#039;è la vita! nei negozzi, nei bars! nei pubbe!) faccia pure.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>se avrò tempo porterò alcuni esempi a riprova di quanto affermo. è un argomento che mi sta a cuore, molto più di &#8220;Roma puttana&#8221; (che vorrà dire?). se poi uno si accontenta delle strade (lì c&#8217;è la ggente! lì c&#8217;è la vita! nei negozzi, nei bars! nei pubbe!) faccia pure.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-04-17 13:26:31 by W3 Total Cache
-->