<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Oro nero, ultimo nemico dell&#8217;Amazzonia	</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/2010/08/05/oro-nero-ultimo-nemico-dellamazzonia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/08/05/oro-nero-ultimo-nemico-dellamazzonia/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 05 Aug 2010 22:29:18 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
	<item>
		<title>
		Di: robugliani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/08/05/oro-nero-ultimo-nemico-dellamazzonia/#comment-138160</link>

		<dc:creator><![CDATA[robugliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 22:29:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36353#comment-138160</guid>

					<description><![CDATA[I &quot;derrames petroleros&quot; sono all&#039;ordine del giorno nell&#039;Amazzonia, attraversata per centinaia di chilometri degli oleodotti che portano l&#039;&quot;oro negro&quot; dai pozzi petroliferi alle raffinerie della costa pacifica, ed è piuttosto abituale che si verifichino fuoriuscite di petrolio dai tubi che vanno a inquinare ampie zone di territorio. La regione nord amazzonica del vicino Ecuador, ad esempio, è stata a lungo inquinata (dal 1964 al 1992) dall&#039;attività estrattiva e dal versamento dei rifiuti tossici nelle acque dei fiumi circostanti da parte della compagnia Texaco, acquistata dalla Chevron nel 2001. Quando la Texaco se ne è andata dal paese nel 1992, ha lasciato un disastro ecologico di proporzioni enormi. Oltre all&#039;ambiente, l&#039;inquinamento ha danneggiato le 125.000 persone che abitano quella regione amazzonica e la cui vita dipende dai fiumi, e nel corso degli anni si sono verificate 1401 morti per cancro tra le popolazioni indigene locali. Da circa 17 anni è in corso una causa contro la Chevron-Texaco intentata da 30.000 abitanti della zona, che chiedono alla compagnia petrolifera un risarcimento di 27.000 milioni di dollari per i danni ambientali provocati e le opere di pulizia e ripristino ambientale. Va da sé che la Chevron ha mobilitato i suoi migliori avvocati per opporsi alla richiesta di risarcimento.
Ora una notizia che si spera buona. Sempre in Ecuador è stato scoperto un giacimento petrolifero di notevoli proporzioni nella zona del Parco Nazionale Yasunì (situato a nord), territorio ad altissima biodiversità dove vivono popoli indigeni in isolamento volontario, dichiarato dall&#039;ONU riserva mondiale della biosfera. L&#039;attuale governo progressista dell&#039;Ecuador ha fatto a questo proposito una proposta del tutto insolita e innovativa in tema di difesa ambientale: si impegna a lasciare sottoterra gli oltre 900 milioni di barili di greggio lì individuati, in cambio di un contributo economico da parte della comunità internazionale valutato in 350 milioni di dollari annuali per un arco di tempo di 10 anni, che il governo ecuadoriano utilizzerebbe per progetti di riforestazione e per sostenere il suo welfare state. A parte i &quot;soliti&quot; danni ambientali legati all&#039;estrazione del petrolio, 9000 milioni di barili comporterebbero, una volta raffinati e consumati, una emissione nell&#039;atmosfera di 410 milioni di tonnellate di CO2. Questa è la posta in gioco. La proposta è di tre anni fa, finora la comunità internazionale si è dimostrata &quot;tiepida&quot;, il governo ecuadoriano ha dato un limite di tempo al suo accoglimento dopodiché passerà alla licitazione dei campi petroliferi e all&#039;estrazione del petrolio da parte della compagnia multinazionale che vincerà l&#039;asta. Purtroppo qui non ci sono banche da salvare, solo c&#039;è da salvare la salute del pianeta.
Maggiori informazioni sul sito: www.amazoniaporlavida.org]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I &#8220;derrames petroleros&#8221; sono all&#8217;ordine del giorno nell&#8217;Amazzonia, attraversata per centinaia di chilometri degli oleodotti che portano l'&#8221;oro negro&#8221; dai pozzi petroliferi alle raffinerie della costa pacifica, ed è piuttosto abituale che si verifichino fuoriuscite di petrolio dai tubi che vanno a inquinare ampie zone di territorio. La regione nord amazzonica del vicino Ecuador, ad esempio, è stata a lungo inquinata (dal 1964 al 1992) dall&#8217;attività estrattiva e dal versamento dei rifiuti tossici nelle acque dei fiumi circostanti da parte della compagnia Texaco, acquistata dalla Chevron nel 2001. Quando la Texaco se ne è andata dal paese nel 1992, ha lasciato un disastro ecologico di proporzioni enormi. Oltre all&#8217;ambiente, l&#8217;inquinamento ha danneggiato le 125.000 persone che abitano quella regione amazzonica e la cui vita dipende dai fiumi, e nel corso degli anni si sono verificate 1401 morti per cancro tra le popolazioni indigene locali. Da circa 17 anni è in corso una causa contro la Chevron-Texaco intentata da 30.000 abitanti della zona, che chiedono alla compagnia petrolifera un risarcimento di 27.000 milioni di dollari per i danni ambientali provocati e le opere di pulizia e ripristino ambientale. Va da sé che la Chevron ha mobilitato i suoi migliori avvocati per opporsi alla richiesta di risarcimento.<br />
Ora una notizia che si spera buona. Sempre in Ecuador è stato scoperto un giacimento petrolifero di notevoli proporzioni nella zona del Parco Nazionale Yasunì (situato a nord), territorio ad altissima biodiversità dove vivono popoli indigeni in isolamento volontario, dichiarato dall&#8217;ONU riserva mondiale della biosfera. L&#8217;attuale governo progressista dell&#8217;Ecuador ha fatto a questo proposito una proposta del tutto insolita e innovativa in tema di difesa ambientale: si impegna a lasciare sottoterra gli oltre 900 milioni di barili di greggio lì individuati, in cambio di un contributo economico da parte della comunità internazionale valutato in 350 milioni di dollari annuali per un arco di tempo di 10 anni, che il governo ecuadoriano utilizzerebbe per progetti di riforestazione e per sostenere il suo welfare state. A parte i &#8220;soliti&#8221; danni ambientali legati all&#8217;estrazione del petrolio, 9000 milioni di barili comporterebbero, una volta raffinati e consumati, una emissione nell&#8217;atmosfera di 410 milioni di tonnellate di CO2. Questa è la posta in gioco. La proposta è di tre anni fa, finora la comunità internazionale si è dimostrata &#8220;tiepida&#8221;, il governo ecuadoriano ha dato un limite di tempo al suo accoglimento dopodiché passerà alla licitazione dei campi petroliferi e all&#8217;estrazione del petrolio da parte della compagnia multinazionale che vincerà l&#8217;asta. Purtroppo qui non ci sono banche da salvare, solo c&#8217;è da salvare la salute del pianeta.<br />
Maggiori informazioni sul sito: <a href="http://www.amazoniaporlavida.org" rel="nofollow ugc">http://www.amazoniaporlavida.org</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-04-17 13:27:26 by W3 Total Cache
-->