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	Commenti a: ELAINE FEINSTEIN	</title>
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		<title>
		Di: robertobugliani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/08/24/elaine-feinstein/#comment-139238</link>

		<dc:creator><![CDATA[robertobugliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 18:36:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ carmelo, sono un po&#039; scettico a proposito della fedeltà della traduzione, per questo non ritengo che il timbro particolare, impalpabile e comunque ossatura fonico-timbrica di un testo, possa venir &quot;riprodotto&quot; o ad ogni modo reso nella sua natura fonetica originale da una traduzione, per cui la traduzione assolve bene al suo mestiere quando è fedele semanticamente al testo, quanto al ritmo, al metro e alla rima, ogni traduttore se la sbriga come può, e non a caso ottimi traduttori di baudelaire, rimbaud ecc. hanno ovviato a &quot;riprodurre&quot; le rime affidandosi al verso libero. 
non conosco quell&#039;affermazione di javier marias (autore che amo), ma penso che sia riduttivo ascrivere la costante novità della lettura ai soli lettori stranieri della commedia o del quijote a seconda di come li traducono i diversi traduttori nel corso degli anni, un testo letterario vive con il tempo, per cui anche un lettore italiano della commedia oggi la legge in modo relativamente nuovo rispetto, che so, a un secolo fa, perché il tempo storico conferisce al testo di dante nuovi significati supplementari. se la critica avesse già detto tutto sulla commedia di dante, non ci sarebbero più da tempo nuove esegesi. se ci sono, come è, è perché lo stesso testo si rinnova grazie al tempo storico e alla conoscenza umana determinata di una certa epoca storica.
@ franco buffoni,  quel &quot;deve&quot; riguarda non già un astratto dover-essere, bensì la necessità del computo e di far quadrare i conti che mi è parso di capire abbia la teoria dei compensi. ritengo che in tema di traduzione non ci possa essere una parola definitiva, perché si ha a che fare anche con un &quot;tradimento&quot; (ovvio che sto scoprendo l&#039;acqua calda), ossia si ha comunque a che fare con una forzatura del testo originario nell&#039;adattare la sua lingua, dunque anche i suoi tratti fonico-ritmici, in un&#039;altra. dipende poi dalla bravura del traduttore di far risultare leggera o meno questa forzatura. sull&#039;impossibilità della traduzione, la intendevo come una provocazione, tant&#039;è che ho aggiunto anche che penso che la traduzione sia necessaria. e non mi pare che in tema di &quot;impossibilità&quot; siano gli idealisti i soli ad aver detto la loro. ma la questione è vecchia come il mondo, e io non ho idee chiare, al di là di questo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ carmelo, sono un po&#8217; scettico a proposito della fedeltà della traduzione, per questo non ritengo che il timbro particolare, impalpabile e comunque ossatura fonico-timbrica di un testo, possa venir &#8220;riprodotto&#8221; o ad ogni modo reso nella sua natura fonetica originale da una traduzione, per cui la traduzione assolve bene al suo mestiere quando è fedele semanticamente al testo, quanto al ritmo, al metro e alla rima, ogni traduttore se la sbriga come può, e non a caso ottimi traduttori di baudelaire, rimbaud ecc. hanno ovviato a &#8220;riprodurre&#8221; le rime affidandosi al verso libero.<br />
non conosco quell&#8217;affermazione di javier marias (autore che amo), ma penso che sia riduttivo ascrivere la costante novità della lettura ai soli lettori stranieri della commedia o del quijote a seconda di come li traducono i diversi traduttori nel corso degli anni, un testo letterario vive con il tempo, per cui anche un lettore italiano della commedia oggi la legge in modo relativamente nuovo rispetto, che so, a un secolo fa, perché il tempo storico conferisce al testo di dante nuovi significati supplementari. se la critica avesse già detto tutto sulla commedia di dante, non ci sarebbero più da tempo nuove esegesi. se ci sono, come è, è perché lo stesso testo si rinnova grazie al tempo storico e alla conoscenza umana determinata di una certa epoca storica.<br />
@ franco buffoni,  quel &#8220;deve&#8221; riguarda non già un astratto dover-essere, bensì la necessità del computo e di far quadrare i conti che mi è parso di capire abbia la teoria dei compensi. ritengo che in tema di traduzione non ci possa essere una parola definitiva, perché si ha a che fare anche con un &#8220;tradimento&#8221; (ovvio che sto scoprendo l&#8217;acqua calda), ossia si ha comunque a che fare con una forzatura del testo originario nell&#8217;adattare la sua lingua, dunque anche i suoi tratti fonico-ritmici, in un&#8217;altra. dipende poi dalla bravura del traduttore di far risultare leggera o meno questa forzatura. sull&#8217;impossibilità della traduzione, la intendevo come una provocazione, tant&#8217;è che ho aggiunto anche che penso che la traduzione sia necessaria. e non mi pare che in tema di &#8220;impossibilità&#8221; siano gli idealisti i soli ad aver detto la loro. ma la questione è vecchia come il mondo, e io non ho idee chiare, al di là di questo.</p>
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		Di: lucia cossu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/08/24/elaine-feinstein/#comment-139237</link>

		<dc:creator><![CDATA[lucia cossu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 18:33:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[credo che oltre che idealistico l&#039;approccio rischi di diventare limitante dell&#039;oggetto o della forma che si deve tradurre: davvero un testo poetico è solo l&#039;insieme di rime e versi e parole di quella lingua o comunque di quella parte che si può analizzare o non c&#039;è un qualcosa che funziona e che si sente che funziona senza saperlo mai analizzare davvero fino in fondo? Se fosse vera la prima i migliori poeti sarebbero i critici e i migliori musicisti i robot. E invece come diceva Gustav Mahler l&#039;importante della musica è ciò che non è scritto e se si deve rispetto profondissimo al testo e alla forma e alla coerenza che si deve tradurre proprio per questo rispetto si deve tradurre quella forma in aspetti anche non subito evidenti, ma fondamentali (e come ho già sostenuto anche arrivare a darne uno sguardo vlutamente parziale, ma dichiarandolo per correttezza) anche a rischio di sbagliarsi e tradirli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>credo che oltre che idealistico l&#8217;approccio rischi di diventare limitante dell&#8217;oggetto o della forma che si deve tradurre: davvero un testo poetico è solo l&#8217;insieme di rime e versi e parole di quella lingua o comunque di quella parte che si può analizzare o non c&#8217;è un qualcosa che funziona e che si sente che funziona senza saperlo mai analizzare davvero fino in fondo? Se fosse vera la prima i migliori poeti sarebbero i critici e i migliori musicisti i robot. E invece come diceva Gustav Mahler l&#8217;importante della musica è ciò che non è scritto e se si deve rispetto profondissimo al testo e alla forma e alla coerenza che si deve tradurre proprio per questo rispetto si deve tradurre quella forma in aspetti anche non subito evidenti, ma fondamentali (e come ho già sostenuto anche arrivare a darne uno sguardo vlutamente parziale, ma dichiarandolo per correttezza) anche a rischio di sbagliarsi e tradirli.</p>
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		Di: franco buffoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/08/24/elaine-feinstein/#comment-139235</link>

		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 18:03:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Carmelo, anch&#039;io ci credo, e comunque lavoro in questa direzione. 
Robertorobugliani, attenzione ai &quot;deve&quot;. Es. il suo: &quot;una rima c’era nell’originale e una rima deve risultare nella traduzione&quot;. Ho la sensazione che il suo sia ancora un approccio idealistico, essenzialistico, tant&#039;è che parla di &quot;impossibilità&quot;. Attenzione, l&#039;estetica italiana post crociana, con Banfi, Anceschi, Formaggio, Mattioli ha abbandonato queste posizioni da decenni. Se le interessa approfondire, mi permetto di consigliarle:
FB, a cura di, La traduzione del testo poetico, ed. Marcos y Marcos 
FB, Con il testo a fronte, ed. Interlinea.
Grazie, anyway, per i suoi interventi. fb]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carmelo, anch&#8217;io ci credo, e comunque lavoro in questa direzione.<br />
Robertorobugliani, attenzione ai &#8220;deve&#8221;. Es. il suo: &#8220;una rima c’era nell’originale e una rima deve risultare nella traduzione&#8221;. Ho la sensazione che il suo sia ancora un approccio idealistico, essenzialistico, tant&#8217;è che parla di &#8220;impossibilità&#8221;. Attenzione, l&#8217;estetica italiana post crociana, con Banfi, Anceschi, Formaggio, Mattioli ha abbandonato queste posizioni da decenni. Se le interessa approfondire, mi permetto di consigliarle:<br />
FB, a cura di, La traduzione del testo poetico, ed. Marcos y Marcos<br />
FB, Con il testo a fronte, ed. Interlinea.<br />
Grazie, anyway, per i suoi interventi. fb</p>
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		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/08/24/elaine-feinstein/#comment-139224</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 15:06:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[scusami roberto io parlo da analfabeta in materia e quindi perdona se le mie osservazioni sono poco pertinenti se non stupide. 
Una poesia ha come dire un suo timbro, una sua armonia interna come una partitura musicale. 

Se grazie a quel sacrificio si riesce a restituire quell&#039;armonia perche&#039; non farlo ?

Io non credo che tradurre poesia sia impossibile, caso mai e&#039; un atto creativo, che forse solo i poeti sono in grado di portare a termine.

Come dice javier marias in uno dei suoi romanzi non ricordo quale, il vantaggio per esempio dei lettori stranieri della divina commedia o del don quijote e&#039; che possono ri-leggere la divina commedia nel corso dei secoli nelle diverse traduzioni che vengono fatte, secondo i lcontesto culturale del tempo e la sensibilita&#039; del traduttore. Io un po&#039; ci credo a questa cosa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>scusami roberto io parlo da analfabeta in materia e quindi perdona se le mie osservazioni sono poco pertinenti se non stupide.<br />
Una poesia ha come dire un suo timbro, una sua armonia interna come una partitura musicale. </p>
<p>Se grazie a quel sacrificio si riesce a restituire quell&#8217;armonia perche&#8217; non farlo ?</p>
<p>Io non credo che tradurre poesia sia impossibile, caso mai e&#8217; un atto creativo, che forse solo i poeti sono in grado di portare a termine.</p>
<p>Come dice javier marias in uno dei suoi romanzi non ricordo quale, il vantaggio per esempio dei lettori stranieri della divina commedia o del don quijote e&#8217; che possono ri-leggere la divina commedia nel corso dei secoli nelle diverse traduzioni che vengono fatte, secondo i lcontesto culturale del tempo e la sensibilita&#8217; del traduttore. Io un po&#8217; ci credo a questa cosa</p>
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		<title>
		Di: robertobugliani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/08/24/elaine-feinstein/#comment-139205</link>

		<dc:creator><![CDATA[robertobugliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 23:33:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questa teoria dei compensi nella traduzione poetica -che peraltro non conoscevo - mi convince poco, per l&#039;operazione di de-significazione poetica che è alla base. Se in una poesia a verso libero (perché di questo mi pare si tratti, dato che in una poesia classica rimata l&#039;alternativa è o &quot;rifare&quot; tutte le rime o passare tout court al verso libero come molti traduttori hanno fatto) il traduttore non può rendere, per ragioni linguistiche oggettive, una certa rima, o quasi-rima o assonanza ecc. in un dato punto del testo, dove le parole in rima acquistano necessariamente per induzione un particolare surplus di significato, ossia una peculiarità qualitativa, recuperare il tutto inventandosi una rima tra due parole in clausola di altri versi, fa perdere alla poesia in oggetto il suo particolare valore fonetico-semantico, ossia vien meno la qualità a vantaggio della quantità: una rima c&#039;era nell&#039;originale e una rima deve risultare nella traduzione, indipendentemente dalla sua posizione testuale. Insomma, la traduzione poetica è, a mio avviso, operazione tanto necessaria quanto impossibile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa teoria dei compensi nella traduzione poetica -che peraltro non conoscevo &#8211; mi convince poco, per l&#8217;operazione di de-significazione poetica che è alla base. Se in una poesia a verso libero (perché di questo mi pare si tratti, dato che in una poesia classica rimata l&#8217;alternativa è o &#8220;rifare&#8221; tutte le rime o passare tout court al verso libero come molti traduttori hanno fatto) il traduttore non può rendere, per ragioni linguistiche oggettive, una certa rima, o quasi-rima o assonanza ecc. in un dato punto del testo, dove le parole in rima acquistano necessariamente per induzione un particolare surplus di significato, ossia una peculiarità qualitativa, recuperare il tutto inventandosi una rima tra due parole in clausola di altri versi, fa perdere alla poesia in oggetto il suo particolare valore fonetico-semantico, ossia vien meno la qualità a vantaggio della quantità: una rima c&#8217;era nell&#8217;originale e una rima deve risultare nella traduzione, indipendentemente dalla sua posizione testuale. Insomma, la traduzione poetica è, a mio avviso, operazione tanto necessaria quanto impossibile.</p>
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		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/08/24/elaine-feinstein/#comment-139097</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 16:44:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie e mi permetto di sottolineare la chiarezza espressiva  della tua  scrittura (che sempre sottintende chiarezza di pensiero). La mia domanda nasce dal fatto che quando, da autodidatta, mi sono avventurato nella traduzione di saggi dallo spagnolo, ho avvertito questa sensazione di perdita di equilibrio e di armonia del testo. 
Tanto più l&#039;ho avvertita quando ho osato avventurarmi nella traduzione delle poesie di roberto bolano, il cui linguaggio è molto semplice in apparenza,  e mi sono guardato bene dal proseguire. 
E ho capito il senso di una risposta di  javier marias nel corso di  una intervista  
Roberto Carnero: Lei ha anche tradotto molti autori dall’inglese (da Sterne a Conrad, da Stevenson a Hardy). Che cosa ha imparato come scrittore da questa attività?

Javier Marias:«Moltissimo. Soprattutto a calibrare le parole. Non credo nelle scuole di scrittura: penso che si possa insegnare come non bisogna scrivere, ma che sia difficile spiegare come si dovrebbe farlo. Tuttavia, se mai dovessi dirigerne una, richiederei come pre-requisito agli aspiranti corsisti la conoscenza di una o più lingue straniere e li farei tradurre. ”Riscrivere” e ”ricreare” un grande libro (perché per me questo è il compito del traduttore), è il modo migliore per imparare a farne altri».

In realtà forse tutto questo è pretestuoso. In realtà io non so se tu oltre all&#039;inglese traduci lo spagnolo,  ma io vorrei fare un appello ai poeti qui presenti se per caso traducono dall ospagnolo di tradurre alcune poesie di Bolano, io ho  los perros romanticos e  Tres e posso benissimo mandarli via mail]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie e mi permetto di sottolineare la chiarezza espressiva  della tua  scrittura (che sempre sottintende chiarezza di pensiero). La mia domanda nasce dal fatto che quando, da autodidatta, mi sono avventurato nella traduzione di saggi dallo spagnolo, ho avvertito questa sensazione di perdita di equilibrio e di armonia del testo.<br />
Tanto più l&#8217;ho avvertita quando ho osato avventurarmi nella traduzione delle poesie di roberto bolano, il cui linguaggio è molto semplice in apparenza,  e mi sono guardato bene dal proseguire.<br />
E ho capito il senso di una risposta di  javier marias nel corso di  una intervista<br />
Roberto Carnero: Lei ha anche tradotto molti autori dall’inglese (da Sterne a Conrad, da Stevenson a Hardy). Che cosa ha imparato come scrittore da questa attività?</p>
<p>Javier Marias:«Moltissimo. Soprattutto a calibrare le parole. Non credo nelle scuole di scrittura: penso che si possa insegnare come non bisogna scrivere, ma che sia difficile spiegare come si dovrebbe farlo. Tuttavia, se mai dovessi dirigerne una, richiederei come pre-requisito agli aspiranti corsisti la conoscenza di una o più lingue straniere e li farei tradurre. ”Riscrivere” e ”ricreare” un grande libro (perché per me questo è il compito del traduttore), è il modo migliore per imparare a farne altri».</p>
<p>In realtà forse tutto questo è pretestuoso. In realtà io non so se tu oltre all&#8217;inglese traduci lo spagnolo,  ma io vorrei fare un appello ai poeti qui presenti se per caso traducono dall ospagnolo di tradurre alcune poesie di Bolano, io ho  los perros romanticos e  Tres e posso benissimo mandarli via mail</p>
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		<title>
		Di: franco buffoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/08/24/elaine-feinstein/#comment-139091</link>

		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 16:23:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie, ancora a tutti. Carmelo, sì certo che la teoria dei compensi ha a che vedere con la traduzione poetica. Molto in sintesi consiste nel &quot;far quadrare&quot; da parte del traduttore non il singolo verso, ma l&#039;insieme del testo tradotto. Per esempio, puoi perdere una rima al verso 4, ma la recuperi al v 14 in un&#039;altra situazione traduttiva assente nell&#039;originale; &quot;sacrifichi&quot; un aggettivo al v 7 ma compensi la perdita usando un verbo più espressivo (che in qualche modo includa l&#039;aggettivo sacrificato) al v19. Perché secondo questa teoria ciò che conta è l&#039;equilibrio complessivo della traduzione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie, ancora a tutti. Carmelo, sì certo che la teoria dei compensi ha a che vedere con la traduzione poetica. Molto in sintesi consiste nel &#8220;far quadrare&#8221; da parte del traduttore non il singolo verso, ma l&#8217;insieme del testo tradotto. Per esempio, puoi perdere una rima al verso 4, ma la recuperi al v 14 in un&#8217;altra situazione traduttiva assente nell&#8217;originale; &#8220;sacrifichi&#8221; un aggettivo al v 7 ma compensi la perdita usando un verbo più espressivo (che in qualche modo includa l&#8217;aggettivo sacrificato) al v19. Perché secondo questa teoria ciò che conta è l&#8217;equilibrio complessivo della traduzione.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: robertobugliani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/08/24/elaine-feinstein/#comment-139081</link>

		<dc:creator><![CDATA[robertobugliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 15:01:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Apprezzo moltissimo, di questa poetessa (non ho mai amato la Spaziani, tantomeno ora la sua battuta) che ignoravo, o almeno di questa poesia, la datità oggettiva dello sguardo, i reperti asettici e rarefatti di realtà, e il loro parziale rovesciamento finale prodotto dall&#039; &quot;I remember&quot;. Niente, insomma, a che vedere con gli ombelichi lirici della poesia contemporanea.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Apprezzo moltissimo, di questa poetessa (non ho mai amato la Spaziani, tantomeno ora la sua battuta) che ignoravo, o almeno di questa poesia, la datità oggettiva dello sguardo, i reperti asettici e rarefatti di realtà, e il loro parziale rovesciamento finale prodotto dall&#8217; &#8220;I remember&#8221;. Niente, insomma, a che vedere con gli ombelichi lirici della poesia contemporanea.</p>
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		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/08/24/elaine-feinstein/#comment-139080</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 15:01:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sono noiso se ti chiedo di spiegare la teoria che citi?
voglio dire, ha a che vedere con la traduzione o con la poesia?
perdona la mia assoluta ignoranza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sono noiso se ti chiedo di spiegare la teoria che citi?<br />
voglio dire, ha a che vedere con la traduzione o con la poesia?<br />
perdona la mia assoluta ignoranza</p>
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		<title>
		Di: lucia cossu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/08/24/elaine-feinstein/#comment-139072</link>

		<dc:creator><![CDATA[lucia cossu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 12:46:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi sembrava difficile non lo fosse. Grazie ancora]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi sembrava difficile non lo fosse. Grazie ancora</p>
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