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	Commenti a: Armi di intrattenimento di massa	</title>
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		<title>
		Di: Made in Caina		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Made in Caina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 03:30:12 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>che poraccio, ma ancora qua stete l&#8217;avanguardisti, ma nin v&#8217;eravate suicidà? ma se ve conoscono solo quelli de settant&#8217;anni, anzi de l&#8217;anni settanta&#8230; ma che patetica sta poetica.</p>
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		Di: sergio falcone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[sergio falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 13:09:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;editoria non è zona franca
di Marco Bascetta

«Mi lasciano scrivere ciò che mi pare, ci lavorano persone capaci e intelligenti, mi danno la possibilità di raggiungere molti lettori». Questi, in estrema sintesi, i tre solidissimi argomenti che gli autori pubblicati dai grandi oligopoli editoriali, compreso quello berlusconiano, oppongono a chi chiede loro conto della scelta di contribuire, con le proprie opere, ai profitti e alla crescita di quei potentati editoriali. Le tre affermazioni (cui converrebbe aggiungere anche la menzione di qualche beneficio economico) sono assolutamente vere. Ma non è questo il punto. Le società per azioni non esercitano censure ideologiche, se non contro chi non dovesse raggiungere i tassi di rendimento desiderati.
Ciò di cui un autore, o un editor, devono davvero preoccuparsi non è di essere un cattivo autore, o un cattivo editor, ma un cattivo investimento. E in effetti se ne preoccupano. Ma non è affatto detto che questa «preoccupazione» sia del tutto priva di conseguenze culturali. Nel senso che l&#039;imperativo del profitto non lo si elude a chiacchere.
Una grande azienda quanto più è vicina al potere -- e quando appartiene al presidente del consiglio gli è vicinissima - tanto più cercherà di sfruttare la situazione, come ha fatto la Mondadori. E il governo amico di facilitarle le cose. Non è poi così sorprendente. Ma gli autori, per parte loro, più che interrogarsi sulla moralità aziendale e fiscale della propria casa editrice, dovrebbero chiedersi a favore di cosa o di chi se ne amministreranno i proventi, se certi autori e certi manager valgano davvero quello che li si paga, se sia lasciato spazio e quanto all&#039;innovazione, se lo strapotere oligopolistico dei gruppi editoriali non spazzerà via dal mercato la galassia degli indipendenti e la loro funzione. Per non parlare di come e perché tanta letteratura scadente verrà a intasare le nostre librerie. Di tutto questo converrebbe parlare, e poi prendere posizione senza fare finta che esista un campo unitario e &quot;neutro&quot; della produzione culturale, dove tutti agiscono in piena libertà, come fossimo in un mercato libero e senza padroni. Non è, insomma, una questione di dentro o fuori, non lo è alla Mondadori come non lo è a Pomigliano d&#039;Arco o Melfi. Il problema è come si sta, dentro o fuori, fino a che punto e fino a che prezzo e con quali risultati.

***

Il gran rifiuto di don Gallo &quot;Mai più libri con la Mondadori&quot;
Evasione fiscale e legge &quot;ad aziendam&quot;: il prete di strada che ha pubblicato con la casa di Segrate &quot;Angelicamente anarchico&quot; e &quot;Così in terra come in cielo&quot; è il primo autore che se ne va 

di MICHELA BOMPANI

&quot;Non pubblicherò più libri con Mondadori, dopo questa storia del romanzaccio di Segrate io zitto non ci sto&quot;. Don Andrea Gallo è un autore Mondadori e mette la parola fine al suo rapporto con la casa editrice dopo l&#039;inchiesta del vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini pubblicata tre giorni fa e la &quot;tempesta del dubbio&quot; di un autore Mondadori, il teologo Vito Mancuso, che in una lettera aperta al quotidiano ha sollevato la questione se sia eticamente corretto continuare a pubblicare il proprio lavoro con un&#039;azienda che ha pagato 8,6 milioni di euro al fisco, in vent&#039;anni, anziché 350 milioni. E poi tutto sia stato sanato da una legge &quot;ad aziendam&quot;. Tra tutti gli autori Mondadori in ambasce, don Andrea però è il primo che consuma lo strappo. &quot;Ciò che è grave sono le leggi ad personam del governo, allora dovrei dimettermi dall&#039;Italia - riflette sulla polemica la psicoterapeuta e scrittrice, Gianna Schelotto - Mondadori è un&#039;azienda con cui lavoro benissimo, ha altissime professionalità e non ha mai toccato una virgola nei miei libri&quot;. &quot;Da Mondadori me ne sono andato un anno fa - spiega Dario Vergassola, comico e autore spezzino - non mi trovavo bene; nessuna pressione, ma nei miei confronti c&#039;era indifferenza&quot;.Don Gallo invece sabato ha pagato 92 euro, la bolletta di un pensionato genovese cui avevano tagliato la luce perché non riusciva a saldarla, e non può stare zitto, dice, davanti a un&#039;evasione di 350 milioni. &quot;Sono un autore piccolissimo, minuscolo, ho compagni enormi, da Zagrebelski a Scalfari, da Saviano a Citati, ma qualcuno deve pur dire no a un certo punto, e questa vicenda: è un romanzaccio che spinge un mini-autore come me a non poter proseguire ancora con Mondadori&quot;, dice don Gallo. Il prete di strada ci tiene a precisare, però: &quot;L&#039;azienda di Segrate è un monumento dell&#039;editoria italiana e, lì dentro, ho incontrato professionalità eccellenti. Però non posso fare finta di niente davanti a una legge &quot;ad aziendam&quot; che ha messo a posto un&#039;evasione fiscale enorme. Vero che ci sono state due sentenze favorevoli, ma al terzo grado non ci si è arrivati: è invece arrivata l&#039;ennesima legge ad personam&quot;. Per Mondadori don Gallo ha pubblicato due titoli, &quot;Angelicamente anarchico&quot; nel 2004 e, a febbraio 2010, &quot;Così in terra come in cielo&quot;: &quot;È successa una cosa che mi ha incuriosito, in occasione delle presentazioni pubbliche dell&#039;ultimo libro - svela don Andrea - la Mondadori, sia a Milano, sia a Genova, dove esistono librerie dell&#039;azienda, mi ha organizzato gli incontri da Feltrinelli&quot;. Ricorda la telefonata furiosa del suo amico Beppe Grillo, appena pubblicò &quot;Angelicamente anarchico&quot; per Mondadori: &quot;Prete maledetto non dovevi farlo&quot; - ride il fondatore della Comunità di San Benedetto - ma mi avevano cercato loro, io non mi ero posto il problema, avevo incontrato persone molto competenti, e poi mi interessava soltanto che tutto ciò che il libro guadagnava, così come tutti quelli che ho scritto, andasse sul conto della Comunità e finanziasse il suo lavoro. Quando è uscito &quot;Così in terra come in cielo&quot; Grillo mi ha nuovamente telefonato (&quot;Finalmente pubblichi con Feltrinelli&quot; mi ha detto). Io gli ho risposto di no, ma anche lui era caduto nel giochetto, perché il volume veniva presentato al pubblico nella libreria di via Ceccardi&quot;. Don Gallo guarda indietro e punta il dito: &quot;Abbiamo tutti preso un grosso granchio: abbiamo sottovalutato chi sapeva e aveva capito tutto, per tempo, Indro Montanelli&quot;. &quot;Perché davanti all&#039;inchiesta di Giannini le istituzioni, le forze politiche non parlano? C&#039;è un silenzio assordante in questa crisi di sistema&quot;.Gianna Schelotto si allinea con la maggior parte di grandi autori che non vogliono rompere un rapporto di altissimo profilo con le eccellenze che lavorano in Mondadori: &quot;Ho cominciato con la casa editrice negli anni Settanta e Berlusconi non c&#039;era ancora - dice la psicoterapeuta genovese - Spero di continuare finché Berlusconi, come proprietario, non ci sarà più&quot;.


It&#039;s dedicated to the one i love... Helena Janeczek, sergio nonché falcone

***]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;editoria non è zona franca<br />
di Marco Bascetta</p>
<p>«Mi lasciano scrivere ciò che mi pare, ci lavorano persone capaci e intelligenti, mi danno la possibilità di raggiungere molti lettori». Questi, in estrema sintesi, i tre solidissimi argomenti che gli autori pubblicati dai grandi oligopoli editoriali, compreso quello berlusconiano, oppongono a chi chiede loro conto della scelta di contribuire, con le proprie opere, ai profitti e alla crescita di quei potentati editoriali. Le tre affermazioni (cui converrebbe aggiungere anche la menzione di qualche beneficio economico) sono assolutamente vere. Ma non è questo il punto. Le società per azioni non esercitano censure ideologiche, se non contro chi non dovesse raggiungere i tassi di rendimento desiderati.<br />
Ciò di cui un autore, o un editor, devono davvero preoccuparsi non è di essere un cattivo autore, o un cattivo editor, ma un cattivo investimento. E in effetti se ne preoccupano. Ma non è affatto detto che questa «preoccupazione» sia del tutto priva di conseguenze culturali. Nel senso che l&#8217;imperativo del profitto non lo si elude a chiacchere.<br />
Una grande azienda quanto più è vicina al potere &#8212; e quando appartiene al presidente del consiglio gli è vicinissima &#8211; tanto più cercherà di sfruttare la situazione, come ha fatto la Mondadori. E il governo amico di facilitarle le cose. Non è poi così sorprendente. Ma gli autori, per parte loro, più che interrogarsi sulla moralità aziendale e fiscale della propria casa editrice, dovrebbero chiedersi a favore di cosa o di chi se ne amministreranno i proventi, se certi autori e certi manager valgano davvero quello che li si paga, se sia lasciato spazio e quanto all&#8217;innovazione, se lo strapotere oligopolistico dei gruppi editoriali non spazzerà via dal mercato la galassia degli indipendenti e la loro funzione. Per non parlare di come e perché tanta letteratura scadente verrà a intasare le nostre librerie. Di tutto questo converrebbe parlare, e poi prendere posizione senza fare finta che esista un campo unitario e &#8220;neutro&#8221; della produzione culturale, dove tutti agiscono in piena libertà, come fossimo in un mercato libero e senza padroni. Non è, insomma, una questione di dentro o fuori, non lo è alla Mondadori come non lo è a Pomigliano d&#8217;Arco o Melfi. Il problema è come si sta, dentro o fuori, fino a che punto e fino a che prezzo e con quali risultati.</p>
<p>***</p>
<p>Il gran rifiuto di don Gallo &#8220;Mai più libri con la Mondadori&#8221;<br />
Evasione fiscale e legge &#8220;ad aziendam&#8221;: il prete di strada che ha pubblicato con la casa di Segrate &#8220;Angelicamente anarchico&#8221; e &#8220;Così in terra come in cielo&#8221; è il primo autore che se ne va </p>
<p>di MICHELA BOMPANI</p>
<p>&#8220;Non pubblicherò più libri con Mondadori, dopo questa storia del romanzaccio di Segrate io zitto non ci sto&#8221;. Don Andrea Gallo è un autore Mondadori e mette la parola fine al suo rapporto con la casa editrice dopo l&#8217;inchiesta del vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini pubblicata tre giorni fa e la &#8220;tempesta del dubbio&#8221; di un autore Mondadori, il teologo Vito Mancuso, che in una lettera aperta al quotidiano ha sollevato la questione se sia eticamente corretto continuare a pubblicare il proprio lavoro con un&#8217;azienda che ha pagato 8,6 milioni di euro al fisco, in vent&#8217;anni, anziché 350 milioni. E poi tutto sia stato sanato da una legge &#8220;ad aziendam&#8221;. Tra tutti gli autori Mondadori in ambasce, don Andrea però è il primo che consuma lo strappo. &#8220;Ciò che è grave sono le leggi ad personam del governo, allora dovrei dimettermi dall&#8217;Italia &#8211; riflette sulla polemica la psicoterapeuta e scrittrice, Gianna Schelotto &#8211; Mondadori è un&#8217;azienda con cui lavoro benissimo, ha altissime professionalità e non ha mai toccato una virgola nei miei libri&#8221;. &#8220;Da Mondadori me ne sono andato un anno fa &#8211; spiega Dario Vergassola, comico e autore spezzino &#8211; non mi trovavo bene; nessuna pressione, ma nei miei confronti c&#8217;era indifferenza&#8221;.Don Gallo invece sabato ha pagato 92 euro, la bolletta di un pensionato genovese cui avevano tagliato la luce perché non riusciva a saldarla, e non può stare zitto, dice, davanti a un&#8217;evasione di 350 milioni. &#8220;Sono un autore piccolissimo, minuscolo, ho compagni enormi, da Zagrebelski a Scalfari, da Saviano a Citati, ma qualcuno deve pur dire no a un certo punto, e questa vicenda: è un romanzaccio che spinge un mini-autore come me a non poter proseguire ancora con Mondadori&#8221;, dice don Gallo. Il prete di strada ci tiene a precisare, però: &#8220;L&#8217;azienda di Segrate è un monumento dell&#8217;editoria italiana e, lì dentro, ho incontrato professionalità eccellenti. Però non posso fare finta di niente davanti a una legge &#8220;ad aziendam&#8221; che ha messo a posto un&#8217;evasione fiscale enorme. Vero che ci sono state due sentenze favorevoli, ma al terzo grado non ci si è arrivati: è invece arrivata l&#8217;ennesima legge ad personam&#8221;. Per Mondadori don Gallo ha pubblicato due titoli, &#8220;Angelicamente anarchico&#8221; nel 2004 e, a febbraio 2010, &#8220;Così in terra come in cielo&#8221;: &#8220;È successa una cosa che mi ha incuriosito, in occasione delle presentazioni pubbliche dell&#8217;ultimo libro &#8211; svela don Andrea &#8211; la Mondadori, sia a Milano, sia a Genova, dove esistono librerie dell&#8217;azienda, mi ha organizzato gli incontri da Feltrinelli&#8221;. Ricorda la telefonata furiosa del suo amico Beppe Grillo, appena pubblicò &#8220;Angelicamente anarchico&#8221; per Mondadori: &#8220;Prete maledetto non dovevi farlo&#8221; &#8211; ride il fondatore della Comunità di San Benedetto &#8211; ma mi avevano cercato loro, io non mi ero posto il problema, avevo incontrato persone molto competenti, e poi mi interessava soltanto che tutto ciò che il libro guadagnava, così come tutti quelli che ho scritto, andasse sul conto della Comunità e finanziasse il suo lavoro. Quando è uscito &#8220;Così in terra come in cielo&#8221; Grillo mi ha nuovamente telefonato (&#8220;Finalmente pubblichi con Feltrinelli&#8221; mi ha detto). Io gli ho risposto di no, ma anche lui era caduto nel giochetto, perché il volume veniva presentato al pubblico nella libreria di via Ceccardi&#8221;. Don Gallo guarda indietro e punta il dito: &#8220;Abbiamo tutti preso un grosso granchio: abbiamo sottovalutato chi sapeva e aveva capito tutto, per tempo, Indro Montanelli&#8221;. &#8220;Perché davanti all&#8217;inchiesta di Giannini le istituzioni, le forze politiche non parlano? C&#8217;è un silenzio assordante in questa crisi di sistema&#8221;.Gianna Schelotto si allinea con la maggior parte di grandi autori che non vogliono rompere un rapporto di altissimo profilo con le eccellenze che lavorano in Mondadori: &#8220;Ho cominciato con la casa editrice negli anni Settanta e Berlusconi non c&#8217;era ancora &#8211; dice la psicoterapeuta genovese &#8211; Spero di continuare finché Berlusconi, come proprietario, non ci sarà più&#8221;.</p>
<p>It&#8217;s dedicated to the one i love&#8230; Helena Janeczek, sergio nonché falcone</p>
<p>***</p>
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