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	Commenti a: Scuola di calore II	</title>
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		<title>
		Di: Il presente è più sacro del perdono &#171; La dimora del tempo sospeso		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/10/scuola-di-calore-ii/#comment-141840</link>

		<dc:creator><![CDATA[Il presente è più sacro del perdono &#171; La dimora del tempo sospeso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 09:04:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] prossimo libro di Massimo Rizzante. Altri testi tratti dalla stessa opera sono leggibili qui, qui, qui e qui. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] prossimo libro di Massimo Rizzante. Altri testi tratti dalla stessa opera sono leggibili qui, qui, qui e qui. [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/10/scuola-di-calore-ii/#comment-140373</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 21:45:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@max rizzante
ti ringrazio per il testo che hai voluto &quot;postare&quot; che definisce meglio la tua poetica (si puo&#039; dire così ? ) e che conferma in parte le mie sensazioni. 
Il mio entusiasmo nasce dall&#039;avere scoperto il mondo della poesia, e dalla gioia che mi restituisce la lettura della poesia.  

Quello che mi ha da subito sorpreso nel leggere i tuoi saggi (non siamo gli ultimi)  è la loro singolrità nel panorama letterario italiano. 
Almeno questo avverto come lettore. 
Facendo un rapido confronto, non dico delle riviste specializzate o dei testi accademici ( sarei sciocco se non ammettessi la mia ignoranza ) ma delle riviste italiane che si possono trovare nelle edicole, delle pagine culturali dei giornali italiani, (dei dibattiti pubblici tra intellettuali),  con analoghe pubblicazione estere, 
certe questioni ormai dibattute da anni negli paesi sono assenti da noi. 
L&#039;idea che non esista una letteratura nazionale  (esiste una letteratura italiana ci mancherebbe, ma la lingua non coincide con &quot;la nazione&quot;, e credo che forse saranno gli stranieri che porteranno qualcosa di nuovo, e già ce ne sono che scrivono in italiano), concetti come &quot;letteratura extra-territoriale, transgenere, ibridazione dei generi (il garnde poeta Nicanor parra diceva che il miglior romanzo è scritto in endecasillabi),  vengono discussi da anni, vengono sperimentati  da anni.
Nessuno tra i grandi scrittori (ovviamente stranieri) crede che nel terzo millennio si possa parlare di una &quot;cultura nazionale&quot; cui attingere.
Io ho l&#039;impressione che la nostra è rimasta una cultura provinciale, chiusa, sterile, refrattaria alle contaminazioni. 
Io trovo che il dibattito culturale in questo paese è deprimente. 
Io non so se massimo Rizzante é un grande poeta (per me, lettore e non critico, lo è) 
probabilmente carmine vitale non lo ritiene un poeta particolarmente bravo, e ha tutto il diritto di pensarlo e magari ha piu&#039; argomenti di quanti non ne abbia io per dirlo. 
Ma l&#039;ironia su quanto scritto da rizzante è fuori luogo. 
Forse che lui trova aberrante che si leggano romanzi non italiani?
(beh allora anch&#039;io sono un lettore aberrante perchè 9 su 10 sono stranieri?
Trova lui aberrante che uno scrittore sperimenti la sua letteratura in una lingua che non sia la madrelingua? 
 
noi italiani dovremmo imparare quello roger bartra (antropologo messicano) chiama la &quot;otredad&quot; (cioè l&#039;essere altro).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@max rizzante<br />
ti ringrazio per il testo che hai voluto &#8220;postare&#8221; che definisce meglio la tua poetica (si puo&#8217; dire così ? ) e che conferma in parte le mie sensazioni.<br />
Il mio entusiasmo nasce dall&#8217;avere scoperto il mondo della poesia, e dalla gioia che mi restituisce la lettura della poesia.  </p>
<p>Quello che mi ha da subito sorpreso nel leggere i tuoi saggi (non siamo gli ultimi)  è la loro singolrità nel panorama letterario italiano.<br />
Almeno questo avverto come lettore.<br />
Facendo un rapido confronto, non dico delle riviste specializzate o dei testi accademici ( sarei sciocco se non ammettessi la mia ignoranza ) ma delle riviste italiane che si possono trovare nelle edicole, delle pagine culturali dei giornali italiani, (dei dibattiti pubblici tra intellettuali),  con analoghe pubblicazione estere,<br />
certe questioni ormai dibattute da anni negli paesi sono assenti da noi.<br />
L&#8217;idea che non esista una letteratura nazionale  (esiste una letteratura italiana ci mancherebbe, ma la lingua non coincide con &#8220;la nazione&#8221;, e credo che forse saranno gli stranieri che porteranno qualcosa di nuovo, e già ce ne sono che scrivono in italiano), concetti come &#8220;letteratura extra-territoriale, transgenere, ibridazione dei generi (il garnde poeta Nicanor parra diceva che il miglior romanzo è scritto in endecasillabi),  vengono discussi da anni, vengono sperimentati  da anni.<br />
Nessuno tra i grandi scrittori (ovviamente stranieri) crede che nel terzo millennio si possa parlare di una &#8220;cultura nazionale&#8221; cui attingere.<br />
Io ho l&#8217;impressione che la nostra è rimasta una cultura provinciale, chiusa, sterile, refrattaria alle contaminazioni.<br />
Io trovo che il dibattito culturale in questo paese è deprimente.<br />
Io non so se massimo Rizzante é un grande poeta (per me, lettore e non critico, lo è)<br />
probabilmente carmine vitale non lo ritiene un poeta particolarmente bravo, e ha tutto il diritto di pensarlo e magari ha piu&#8217; argomenti di quanti non ne abbia io per dirlo.<br />
Ma l&#8217;ironia su quanto scritto da rizzante è fuori luogo.<br />
Forse che lui trova aberrante che si leggano romanzi non italiani?<br />
(beh allora anch&#8217;io sono un lettore aberrante perchè 9 su 10 sono stranieri?<br />
Trova lui aberrante che uno scrittore sperimenti la sua letteratura in una lingua che non sia la madrelingua? </p>
<p>noi italiani dovremmo imparare quello roger bartra (antropologo messicano) chiama la &#8220;otredad&#8221; (cioè l&#8217;essere altro).</p>
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		<title>
		Di: carmine vitale		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/10/scuola-di-calore-ii/#comment-140361</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmine vitale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 20:11:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel mio breve cammino di poeta ho incontrato quasi esclusivamente grandi romanzieri non italiani. Questo la dice lunga sul nocciolo prosaico della mia poesia, sul fatto che io non mi ritengo un puro scopritore di versi (una parte di me, solo una parte) e sul mio contrastato rapporto con l’Italia: «vivaio di gerarchetti e pater nostri/paradiso terrestre per chiunque cammini a quattro zampe». Sono un poeta che legge soprattutto romanzi non italiani 

Meno male aggiungerei
non avremmo scoperto una poesia altissima
c.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mio breve cammino di poeta ho incontrato quasi esclusivamente grandi romanzieri non italiani. Questo la dice lunga sul nocciolo prosaico della mia poesia, sul fatto che io non mi ritengo un puro scopritore di versi (una parte di me, solo una parte) e sul mio contrastato rapporto con l’Italia: «vivaio di gerarchetti e pater nostri/paradiso terrestre per chiunque cammini a quattro zampe». Sono un poeta che legge soprattutto romanzi non italiani </p>
<p>Meno male aggiungerei<br />
non avremmo scoperto una poesia altissima<br />
c.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: max rizzante		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/10/scuola-di-calore-ii/#comment-140350</link>

		<dc:creator><![CDATA[max rizzante]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 12:35:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Carmelo e @Berta: vi ringrazio. Carmelo, il tuo entusiasmo è contagioso, ma 
c&#039;è troppa carne al fuoco!
In ogni caso, aggiungo qui sotto un pezzo di un testo (&quot;Storie di scoperte&quot;, in &quot;La scoperta della poesia&quot;, Metauro, Pesaro 2008) che ho scritto qualche anno fa e che esprime abbastanza bene quello che provo a fare. Forse può aiutare.

... Così scoprii uno dei miei paradossi fondamentali: sulla soglia della stanza del drago, dove ha residenza fissa la mia parte poetica, c’è un usciere maligno, pieno di lusinghe, tentazioni, ricordi osceni, imprevedibili banalità, il quale pensa che ogni individuo è intoccabile in virtù della sua infima diversità rispetto a tutti gli altri individui. In altre parole, il custode della mia stanza poetica è un uomo prosaico. 
Nel mio breve cammino di poeta ho incontrato quasi esclusivamente grandi romanzieri non italiani. Questo la dice lunga sul nocciolo prosaico della mia poesia, sul fatto che io non mi ritengo un puro scopritore di versi (una parte di me, solo una parte) e sul mio contrastato rapporto con l’Italia: «vivaio di gerarchetti e pater nostri/paradiso terrestre per chiunque cammini a quattro zampe». Sono un poeta che legge soprattutto romanzi non italiani e scrive saggi, la cui prima redazione è sempre in francese. 
Per quanto non possegga alcuna certezza su quello che scrivo, mi sento di dire che i miei versi tendono a una storia e a una geografia molto ampie. La mia poesia ambirebbe a coniugare il colloquio con il passato – riuscire a descrivere un orizzonte dove tutto il passato è presente – all’«investigazione dei luoghi», a una sorta di scoperta poetica dei luoghi, che è spesso scoperta di voci poetiche. Ciò significa da una parte mettersi in una prospettiva storicamente millenaria e per forza di cose escatologica (esiste una poesia non escatologica?), dall’altra rinunciare a scavare dentro la miniera della sola tradizione italiana, atto che comporta molti rischi, non ultimo quello dell’eclettismo. Imitazioni, omaggi, traduzioni, commenti posti all’interno di un’opera poetica hanno per me proprio questa funzione: estinguere quel ridicolo monarca chiamato io, estinguere quella specie di monarchia chiamata letteratura nazionale. Resto eliotiano (sebbene di un Eliot illuminato e tradotto da Seferis, un poeta-chiave per me): «Il sentimento dell’arte è impersonale». E resto gombrowicziano: nel suo Diario, scritto quasi tutto durante il suo esilio in Argentina tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, affermava che la cultura polacca doveva, per emanciparsi dalla sua «polacchità», abbandonare ogni culto nazionale. Borges, non proprio un poeta e scrittore amato da Gombrowicz, nella stessa epoca pronunciava una conferenza intitolata Lo scrittore argentino e la tradizione nella quale si domandava: «Qual è la tradizione argentina? [...] Credo che la nostra tradizione sia l’intera cultura occidentale». Queste parole furono pronunciate nel 1953. Più di cinquant’anni dopo, nel nostro mondo che si vuole così emancipato e «multiculturale», non hanno forse assunto un significato ancora maggiore?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Carmelo e @Berta: vi ringrazio. Carmelo, il tuo entusiasmo è contagioso, ma<br />
c&#8217;è troppa carne al fuoco!<br />
In ogni caso, aggiungo qui sotto un pezzo di un testo (&#8220;Storie di scoperte&#8221;, in &#8220;La scoperta della poesia&#8221;, Metauro, Pesaro 2008) che ho scritto qualche anno fa e che esprime abbastanza bene quello che provo a fare. Forse può aiutare.</p>
<p>&#8230; Così scoprii uno dei miei paradossi fondamentali: sulla soglia della stanza del drago, dove ha residenza fissa la mia parte poetica, c’è un usciere maligno, pieno di lusinghe, tentazioni, ricordi osceni, imprevedibili banalità, il quale pensa che ogni individuo è intoccabile in virtù della sua infima diversità rispetto a tutti gli altri individui. In altre parole, il custode della mia stanza poetica è un uomo prosaico.<br />
Nel mio breve cammino di poeta ho incontrato quasi esclusivamente grandi romanzieri non italiani. Questo la dice lunga sul nocciolo prosaico della mia poesia, sul fatto che io non mi ritengo un puro scopritore di versi (una parte di me, solo una parte) e sul mio contrastato rapporto con l’Italia: «vivaio di gerarchetti e pater nostri/paradiso terrestre per chiunque cammini a quattro zampe». Sono un poeta che legge soprattutto romanzi non italiani e scrive saggi, la cui prima redazione è sempre in francese.<br />
Per quanto non possegga alcuna certezza su quello che scrivo, mi sento di dire che i miei versi tendono a una storia e a una geografia molto ampie. La mia poesia ambirebbe a coniugare il colloquio con il passato – riuscire a descrivere un orizzonte dove tutto il passato è presente – all’«investigazione dei luoghi», a una sorta di scoperta poetica dei luoghi, che è spesso scoperta di voci poetiche. Ciò significa da una parte mettersi in una prospettiva storicamente millenaria e per forza di cose escatologica (esiste una poesia non escatologica?), dall’altra rinunciare a scavare dentro la miniera della sola tradizione italiana, atto che comporta molti rischi, non ultimo quello dell’eclettismo. Imitazioni, omaggi, traduzioni, commenti posti all’interno di un’opera poetica hanno per me proprio questa funzione: estinguere quel ridicolo monarca chiamato io, estinguere quella specie di monarchia chiamata letteratura nazionale. Resto eliotiano (sebbene di un Eliot illuminato e tradotto da Seferis, un poeta-chiave per me): «Il sentimento dell’arte è impersonale». E resto gombrowicziano: nel suo Diario, scritto quasi tutto durante il suo esilio in Argentina tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, affermava che la cultura polacca doveva, per emanciparsi dalla sua «polacchità», abbandonare ogni culto nazionale. Borges, non proprio un poeta e scrittore amato da Gombrowicz, nella stessa epoca pronunciava una conferenza intitolata Lo scrittore argentino e la tradizione nella quale si domandava: «Qual è la tradizione argentina? [&#8230;] Credo che la nostra tradizione sia l’intera cultura occidentale». Queste parole furono pronunciate nel 1953. Più di cinquant’anni dopo, nel nostro mondo che si vuole così emancipato e «multiculturale», non hanno forse assunto un significato ancora maggiore?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/10/scuola-di-calore-ii/#comment-140347</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 11:56:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[buenos dias a todos !
Berta le tue osservazioni sono per me stimolanti e motivo di riflessione.  
Tra le cose che ho imparato è che......ho ancora un bel po&#039; da imparare. 

Mi piacerebbe che qualcuno sviluppasse per l&#039;occasione, qui o altrove, la discussione su /lirico/antilirico e anche i&#039;invito di Enrico de Vivo
&lt;b&gt;forse, si potrebbe recuperare e impostare una discussione sulla “poesia nazionale” – magari tenendo presente, in parallelo, la “poesia romanzesca” assente ingiustificata dalla prosa nazionale corrente.&lt;/b&gt;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>buenos dias a todos !<br />
Berta le tue osservazioni sono per me stimolanti e motivo di riflessione.<br />
Tra le cose che ho imparato è che&#8230;&#8230;ho ancora un bel po&#8217; da imparare. </p>
<p>Mi piacerebbe che qualcuno sviluppasse per l&#8217;occasione, qui o altrove, la discussione su /lirico/antilirico e anche i&#8217;invito di Enrico de Vivo<br />
<b>forse, si potrebbe recuperare e impostare una discussione sulla “poesia nazionale” – magari tenendo presente, in parallelo, la “poesia romanzesca” assente ingiustificata dalla prosa nazionale corrente.</b></p>
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			</item>
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		<title>
		Di: carmine vitale		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/10/scuola-di-calore-ii/#comment-140336</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmine vitale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 10:28:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[P O E S I A !
c.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>P O E S I A !<br />
c.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: berta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/10/scuola-di-calore-ii/#comment-140325</link>

		<dc:creator><![CDATA[berta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 07:56:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[!Buenos dìas a todos!      Carmelo (anche le tue osservazioni offrono molti spunti!!!), credo che più o meno stiamo dicendo le stesse cose; d&#039;altra parte le definizioni  - lirico/antilirico, in questo caso - tendono spesso a creare ambiguità, perché è difficile che diano conto di realtà complesse. Secondo me, se si usa un linguaggio simbolico, che mira ad un&#039;espressività esorbitante dal quotidiano, che trasfigura il dato reale, si è già nel campo &quot;lirico&quot; (Gianni Brera scriveva di sport ma era a suo modo lirico; i quadri di Edward Hopper sono più-che-realisti, ma sono lirici; i soggetti da obitorio fotografati da Joel Peter Witkin sono lirici). Dopodiché, il risultato poetico può essere più o meno musicale, più o meno (soggettivamente) gradevole, più o meno stilisticamente riuscito, più o meno comunicativamente efficace, e così via; ma - mi viene in mente Baudelaire, &#039;La morte degli artisti&#039; - c&#039;è sempre quel &quot;desiderio infernale di smantellare l&#039;armatura dell&#039;anima e far sbocciare i fiori del cervello&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>!Buenos dìas a todos!      Carmelo (anche le tue osservazioni offrono molti spunti!!!), credo che più o meno stiamo dicendo le stesse cose; d&#8217;altra parte le definizioni  &#8211; lirico/antilirico, in questo caso &#8211; tendono spesso a creare ambiguità, perché è difficile che diano conto di realtà complesse. Secondo me, se si usa un linguaggio simbolico, che mira ad un&#8217;espressività esorbitante dal quotidiano, che trasfigura il dato reale, si è già nel campo &#8220;lirico&#8221; (Gianni Brera scriveva di sport ma era a suo modo lirico; i quadri di Edward Hopper sono più-che-realisti, ma sono lirici; i soggetti da obitorio fotografati da Joel Peter Witkin sono lirici). Dopodiché, il risultato poetico può essere più o meno musicale, più o meno (soggettivamente) gradevole, più o meno stilisticamente riuscito, più o meno comunicativamente efficace, e così via; ma &#8211; mi viene in mente Baudelaire, &#8216;La morte degli artisti&#8217; &#8211; c&#8217;è sempre quel &#8220;desiderio infernale di smantellare l&#8217;armatura dell&#8217;anima e far sbocciare i fiori del cervello&#8221;.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/10/scuola-di-calore-ii/#comment-140317</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Sep 2010 23:03:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[òberta le tue osservazioni sono feconde per me perche&#039; m icostringono a riflettere.
Prima dia ndare a dormire vorrei dire un&#039;ultima cosa sula parola Estraneità che è impiegata nei versi che ho citato e che tu citi a tua volta.
Io non credo che venga usata nel senso di indifferenza.
Sto leggendo un libretto di Ceserani intitolato lo straniero.
li si dice che &quot;lo straniamento&quot; per Sklovskij è
&lt;b&gt;un procedimento artistico di base, che consente a ogni vera opera d&#039;arte di rappresentare il mondo in modo nuovo e fresco, guardandolo quasi con gli occhi di un ostraniero&lt;/b&gt;
Oviamente Cesarani prosegue dicendo che dop oi formalisti russi il termine viene ripreso da Brecht che lo intende
&lt;b&gt;come effetto, sugli spettatori del suo teatro, di distacco critico, di distanziamento emozionale dalla vicenda .........&lt;/b&gt;

ecco mi pare che sia pure come dici tu l&#039;autore entra visceralmente dentro le donne narranti delle poesie, mantiene un distanziamento emotivo.

beh buenas noches !]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>òberta le tue osservazioni sono feconde per me perche&#8217; m icostringono a riflettere.<br />
Prima dia ndare a dormire vorrei dire un&#8217;ultima cosa sula parola Estraneità che è impiegata nei versi che ho citato e che tu citi a tua volta.<br />
Io non credo che venga usata nel senso di indifferenza.<br />
Sto leggendo un libretto di Ceserani intitolato lo straniero.<br />
li si dice che &#8220;lo straniamento&#8221; per Sklovskij è<br />
<b>un procedimento artistico di base, che consente a ogni vera opera d&#8217;arte di rappresentare il mondo in modo nuovo e fresco, guardandolo quasi con gli occhi di un ostraniero</b><br />
Oviamente Cesarani prosegue dicendo che dop oi formalisti russi il termine viene ripreso da Brecht che lo intende<br />
<b>come effetto, sugli spettatori del suo teatro, di distacco critico, di distanziamento emozionale dalla vicenda &#8230;&#8230;&#8230;</b></p>
<p>ecco mi pare che sia pure come dici tu l&#8217;autore entra visceralmente dentro le donne narranti delle poesie, mantiene un distanziamento emotivo.</p>
<p>beh buenas noches !</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/10/scuola-di-calore-ii/#comment-140316</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Sep 2010 22:28:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36559#comment-140316</guid>

					<description><![CDATA[volevo dire un&#039;altra cosa:
Sarebbe molto bello se Miguel gallego intervenisse in questa discussione. 
Por favor Miguel si estas leyendo, nos interesa mucho tu opinion sobre los asuntos que hemos discutido.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>volevo dire un&#8217;altra cosa:<br />
Sarebbe molto bello se Miguel gallego intervenisse in questa discussione.<br />
Por favor Miguel si estas leyendo, nos interesa mucho tu opinion sobre los asuntos que hemos discutido.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/10/scuola-di-calore-ii/#comment-140315</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Sep 2010 22:24:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Berta, 
i tuoi interventi dinmostrano una conoscenza del linguaggio poetico delle strutture formali che ammiro e...invidio (in senso buono) perchè io ahimè non le possiedo anche se ho tanta voglia di imparare. perciò rischiando a ogni mio intervento di essere ridicolo cerco di esprimere con un linguaggio non appropriato quelle che sono sensazioni che tento faticosamente di razionalizzare anche grazie ai vostri interventi. Grazie anche ai tuoi di cu iti sono grata.
Io non so bene cosa sia il lirismo e la tradizione lirica nella nostra poesia. Ma se usiamo la definizione che ne da Milan kundera nell&#039;intervista citata di Rizzante
&lt;b&gt;il poeta lirico, affascinato dalla sua anima, lascia parlare il suo “io” interiore per risvegliare nel lettore gli stessi sentimenti.&lt;/b&gt;
io mi sento di dire che Massimo rizzante non mi sembra un poeta lirico.


A me hanno colpito molto le parole di Miguel Gallego quando parlava
di 
&lt;b&gt; un’immaginazione più profonda, più pericolosa (la vera poesia è pericolosa, come le fiere nel camino), il pericolo della compassione totale, della totale ironia su le questione esenziale.  ....
Nelle rovine c’è l’Historia ...&lt;/b&gt;
e poi quando dice
&lt;b&gt;Imaginación y peligro se alimentan mutuamente y la escuela del calor es una escuela del oído, &lt;/b&gt;

Insomma secondo me Miguel vede l&#039;altissimo rischio che corre l&#039;autore che avvicinandosi troppo al dolore cada nella &quot;compassione&quot; e  nella contemplazione del dolore, e ne rimanga incantato.  
Ma è un rischio che bisogna correre, che deve correre la letteratura che come diceva bolano la scrittura 
&lt;b&gt;&quot; non significa scrivere bene, perché questo lo può fare chiunque, e neppure scrivere meravigliosamente bene, perché anche questo lo può fare chiunque. Allora, che cosa è la qualità della scrittura? È quello che è sempre stato: essere in grado di cacciare la testa nel buio, essere capaci di saltare nel vuoto, sapere che la letteratura è essenzialmente un mestiere pericoloso &quot;. &lt;/b&gt;

secondo me queste poesie danno la misura di una scommessa rischiosa ma vinta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Berta,<br />
i tuoi interventi dinmostrano una conoscenza del linguaggio poetico delle strutture formali che ammiro e&#8230;invidio (in senso buono) perchè io ahimè non le possiedo anche se ho tanta voglia di imparare. perciò rischiando a ogni mio intervento di essere ridicolo cerco di esprimere con un linguaggio non appropriato quelle che sono sensazioni che tento faticosamente di razionalizzare anche grazie ai vostri interventi. Grazie anche ai tuoi di cu iti sono grata.<br />
Io non so bene cosa sia il lirismo e la tradizione lirica nella nostra poesia. Ma se usiamo la definizione che ne da Milan kundera nell&#8217;intervista citata di Rizzante<br />
<b>il poeta lirico, affascinato dalla sua anima, lascia parlare il suo “io” interiore per risvegliare nel lettore gli stessi sentimenti.</b><br />
io mi sento di dire che Massimo rizzante non mi sembra un poeta lirico.</p>
<p>A me hanno colpito molto le parole di Miguel Gallego quando parlava<br />
di<br />
<b> un’immaginazione più profonda, più pericolosa (la vera poesia è pericolosa, come le fiere nel camino), il pericolo della compassione totale, della totale ironia su le questione esenziale.  &#8230;.<br />
Nelle rovine c’è l’Historia &#8230;</b><br />
e poi quando dice<br />
<b>Imaginación y peligro se alimentan mutuamente y la escuela del calor es una escuela del oído, </b></p>
<p>Insomma secondo me Miguel vede l&#8217;altissimo rischio che corre l&#8217;autore che avvicinandosi troppo al dolore cada nella &#8220;compassione&#8221; e  nella contemplazione del dolore, e ne rimanga incantato.<br />
Ma è un rischio che bisogna correre, che deve correre la letteratura che come diceva bolano la scrittura<br />
<b>&#8221; non significa scrivere bene, perché questo lo può fare chiunque, e neppure scrivere meravigliosamente bene, perché anche questo lo può fare chiunque. Allora, che cosa è la qualità della scrittura? È quello che è sempre stato: essere in grado di cacciare la testa nel buio, essere capaci di saltare nel vuoto, sapere che la letteratura è essenzialmente un mestiere pericoloso &#8220;. </b></p>
<p>secondo me queste poesie danno la misura di una scommessa rischiosa ma vinta.</p>
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