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	Commenti a: più precari di così	</title>
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		Di: VAGHE STELLE DELL&#039;ORSA		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/11/piu-precari-di-cosi/#comment-142203</link>

		<dc:creator><![CDATA[VAGHE STELLE DELL&#039;ORSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 21:59:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] riesco più a parlare del mio lavoro. Ci ho provato varie volte, qui dentro e, poco tempo fa, anche qui. Forse, mi sono detta, se usassi il blog per mostrarne qualche spiraglio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] riesco più a parlare del mio lavoro. Ci ho provato varie volte, qui dentro e, poco tempo fa, anche qui. Forse, mi sono detta, se usassi il blog per mostrarne qualche spiraglio, [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Valter Binaghi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/11/piu-precari-di-cosi/#comment-140497</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valter Binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 11:04:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@alcor
Discorsi già fatti: c&#039;è gente che ha scheletri, altra che ha santini nell&#039;armadio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@alcor<br />
Discorsi già fatti: c&#8217;è gente che ha scheletri, altra che ha santini nell&#8217;armadio.</p>
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		<title>
		Di: alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/11/piu-precari-di-cosi/#comment-140490</link>

		<dc:creator><![CDATA[alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 07:45:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E quest&#039;ultimo di @caracaterina  è anche  il primo commento veramente interessante tra tutti quelli che letto finora.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E quest&#8217;ultimo di @caracaterina  è anche  il primo commento veramente interessante tra tutti quelli che letto finora.</p>
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		<title>
		Di: caracaterina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/11/piu-precari-di-cosi/#comment-140488</link>

		<dc:creator><![CDATA[caracaterina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 07:26:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una cosetta ancora e poi, molto probabilmente, amen, almeno fino a giugno quando le famiglie staranno in apprensione per sapere se e quando potranno andarsene in vacanza e poi, di nuovo a settembre. Di scuola si parla solo in questi due mesi. Ecco, appunto. 
Per quanto gravissimo e a quanto pare irrisolvibile (almeno da noi che siamo soldati semplici o, al massimo, capitani) il problema dei precari non è IL problema della scuola italiana. Il problema è il funzionamento normale, la garanzia che la scuola c&#039;è, abbi fede e fac quod vis. Il problema è la polverizzazione dell&#039;attività, ad esempio, la mancanza di coesione pur nell&#039;ambito di un enorme contesto comune. Al netto di coloro che presidiano, protestano e pongono il problema-scuola da un certo punto di vista, in rappresentanza comunque di un numero non facilmente precisabile ma comunque di qualche centinaia di migliaia di persone, c&#039;è un esercito doppio che opera in una normale disaggregazione. C&#039;è chi è ancora al mare, chi ha già cominciato l&#039;aula, chi sta finendo gli scrutini dei &quot;rimandati&quot; e chi li ha finiti il 3 settembre, chi sta rompendosi la testa per studiare come applicare concretamente alla programmazione annuale le nuove linee della &quot;riforma epocale&quot;. 
Che comunque un merito (scandaloso dirlo, dato il contesto) ce l&#039;avrebbe pure: indurre a un ripensamento dell&#039;attività docente spingendo a una maggiore integrazione fra i vari curricola, un&#039;intenzione che esiste da quando lavoro a scuola e che è sempre disattesa. E&#039; questa polverizazione, secondo me, IL problema. Questo che rende possibili la manovrabilità e la precarizzazione, questo che rende inefficaci da un punto di vista culturale, questo che rende muti gli insegnanti davanti all&#039;opinione pubblica. E dietro c&#039;è l&#039;idea malintesa di &quot;libertà di insegnamento&quot;, l&#039;euforia malinconica di essere soli a istrioneggiare davanti ai ragazzini dietro alla porta chiusa di un&#039;aula. Liberi liberi siamo noi ma liberi da che cosa poi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una cosetta ancora e poi, molto probabilmente, amen, almeno fino a giugno quando le famiglie staranno in apprensione per sapere se e quando potranno andarsene in vacanza e poi, di nuovo a settembre. Di scuola si parla solo in questi due mesi. Ecco, appunto.<br />
Per quanto gravissimo e a quanto pare irrisolvibile (almeno da noi che siamo soldati semplici o, al massimo, capitani) il problema dei precari non è IL problema della scuola italiana. Il problema è il funzionamento normale, la garanzia che la scuola c&#8217;è, abbi fede e fac quod vis. Il problema è la polverizzazione dell&#8217;attività, ad esempio, la mancanza di coesione pur nell&#8217;ambito di un enorme contesto comune. Al netto di coloro che presidiano, protestano e pongono il problema-scuola da un certo punto di vista, in rappresentanza comunque di un numero non facilmente precisabile ma comunque di qualche centinaia di migliaia di persone, c&#8217;è un esercito doppio che opera in una normale disaggregazione. C&#8217;è chi è ancora al mare, chi ha già cominciato l&#8217;aula, chi sta finendo gli scrutini dei &#8220;rimandati&#8221; e chi li ha finiti il 3 settembre, chi sta rompendosi la testa per studiare come applicare concretamente alla programmazione annuale le nuove linee della &#8220;riforma epocale&#8221;.<br />
Che comunque un merito (scandaloso dirlo, dato il contesto) ce l&#8217;avrebbe pure: indurre a un ripensamento dell&#8217;attività docente spingendo a una maggiore integrazione fra i vari curricola, un&#8217;intenzione che esiste da quando lavoro a scuola e che è sempre disattesa. E&#8217; questa polverizazione, secondo me, IL problema. Questo che rende possibili la manovrabilità e la precarizzazione, questo che rende inefficaci da un punto di vista culturale, questo che rende muti gli insegnanti davanti all&#8217;opinione pubblica. E dietro c&#8217;è l&#8217;idea malintesa di &#8220;libertà di insegnamento&#8221;, l&#8217;euforia malinconica di essere soli a istrioneggiare davanti ai ragazzini dietro alla porta chiusa di un&#8217;aula. Liberi liberi siamo noi ma liberi da che cosa poi &#8230;</p>
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		<title>
		Di: alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/11/piu-precari-di-cosi/#comment-140479</link>

		<dc:creator><![CDATA[alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 23:03:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se io dovessi tirare le fila di questi commenti, temo che torneremmo all&#039;inizio del thread, io che non sono al corrente della situazione della scuola resto con quello che so, perché non ne so più di prima, visto che i giornali li leggo anch&#039;io, le trasmissioni di approfondimento sulla scuola dell&#039;inverno scorso le ho guardate e in questi giorni sono andata anche a leggermi un paio di forum dei precari organizzati.
E soprattutto non ho capito se i principali interessati ne hanno un quadro che non sia puramente apocalittico, dal commento di caracaterina mi pare di no.
Speravo che da voi mi venisse qualche chiarimento.

a @valter binaghi invece vorrei esprimere un fastidio personale dovuto a un suo inutile tono polemico miei miei confronti, quando dice:

«l’eterogeneità nel tasso di occupazione e della qualità dei servizi a nord e a sud del paese (non è un dato che riguarda la scuola, ma si rispecchia perfettamente anche nella sanità), di cui solo alòcor sembra non sapere niente»

Io vivo al sud e sono del nord e vado dall&#039;un posto all&#039;altro con una certa frequenza, ho un quadro piuttosto chiaro sia dell&#039;eterogeneità dell&#039;occupazione sia della qualità dei servizi del sud, sulle quali non ho bisogno di leggere i giornali, ma ho un quadro chiaro anche delle pecche molto più rileccate e ricche del Nord, dalle quote latte che pagheremo TUTTI, anzi, soprattutto noi che paghiamo le tasse al Sud,  alla manovra della Lega per mettere le mani sulle Fondazioni delle banche nazionali, alla non soppressione delle province voluta dalla Lega, all&#039;aumento della spesa pubblica nel momento in cui c&#039;è un ministro nordico come Tremonti, oltre all&#039;enorme evasione fiscale che paghiamo tutti, anche noi quaggiù, e che non è certo una specialità meridionale. 
 Per quanto faccia comodo pensarlo, dividendo semplicisticamente l&#039;Italia in due parti  non si va da nessuna parte.

Tutto il resto del suo commento è una specie di programma piuttosto generico che non mi interessa molto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se io dovessi tirare le fila di questi commenti, temo che torneremmo all&#8217;inizio del thread, io che non sono al corrente della situazione della scuola resto con quello che so, perché non ne so più di prima, visto che i giornali li leggo anch&#8217;io, le trasmissioni di approfondimento sulla scuola dell&#8217;inverno scorso le ho guardate e in questi giorni sono andata anche a leggermi un paio di forum dei precari organizzati.<br />
E soprattutto non ho capito se i principali interessati ne hanno un quadro che non sia puramente apocalittico, dal commento di caracaterina mi pare di no.<br />
Speravo che da voi mi venisse qualche chiarimento.</p>
<p>a @valter binaghi invece vorrei esprimere un fastidio personale dovuto a un suo inutile tono polemico miei miei confronti, quando dice:</p>
<p>«l’eterogeneità nel tasso di occupazione e della qualità dei servizi a nord e a sud del paese (non è un dato che riguarda la scuola, ma si rispecchia perfettamente anche nella sanità), di cui solo alòcor sembra non sapere niente»</p>
<p>Io vivo al sud e sono del nord e vado dall&#8217;un posto all&#8217;altro con una certa frequenza, ho un quadro piuttosto chiaro sia dell&#8217;eterogeneità dell&#8217;occupazione sia della qualità dei servizi del sud, sulle quali non ho bisogno di leggere i giornali, ma ho un quadro chiaro anche delle pecche molto più rileccate e ricche del Nord, dalle quote latte che pagheremo TUTTI, anzi, soprattutto noi che paghiamo le tasse al Sud,  alla manovra della Lega per mettere le mani sulle Fondazioni delle banche nazionali, alla non soppressione delle province voluta dalla Lega, all&#8217;aumento della spesa pubblica nel momento in cui c&#8217;è un ministro nordico come Tremonti, oltre all&#8217;enorme evasione fiscale che paghiamo tutti, anche noi quaggiù, e che non è certo una specialità meridionale.<br />
 Per quanto faccia comodo pensarlo, dividendo semplicisticamente l&#8217;Italia in due parti  non si va da nessuna parte.</p>
<p>Tutto il resto del suo commento è una specie di programma piuttosto generico che non mi interessa molto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: caracaterina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/11/piu-precari-di-cosi/#comment-140477</link>

		<dc:creator><![CDATA[caracaterina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 22:28:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ops, mi sa che l&#039;ultimo commento era meglio se lo inserivo sotto il post di Raimo, lissù :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ops, mi sa che l&#8217;ultimo commento era meglio se lo inserivo sotto il post di Raimo, lissù :)</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: caracaterina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/11/piu-precari-di-cosi/#comment-140474</link>

		<dc:creator><![CDATA[caracaterina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 21:59:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho scarsissima cognizione dell&#039;università, alcor. Mi baso praticamente solo sulle informazioni di stampa, sui blog come Precariementi e sulle testimonianze di miei ex studenti, che hanno fatto ricerca per anni, in genere in facoltà come medicina o scienze (ingegneria mi risulta che funzioni meglio) con assegni ridicoli e che di solito poi abbandonano, come tanti, per andarsene qua e là per il mondo, visto che di entrare in pianta stabile in una struttura di ricerca universitaria non se ne parla e che a più di trent&#039;anni, con le competenze che hanno, ad esempio di ricerca sul cancro, che altrove sono riconosciute e pagate, è veramente umiliante rimanere a fare da, diciamo così, ghostwriter dell&#039;esimio docente. 
Ora, da insegnante della secondaria, mi può anche far piacere sapere che persone che ho contribuito nel mio piccolo a preparare si fanno onore nel mondo, ma mi dico anche che non è giusto che i miei studenti debbano per forza pensarsi un futuro da ricercatori in America, in Svizzera o in Giappone  e non si debbano aspettare proprio niente dal nostro paese. E non mi piace affatto che nessuno, ma proprio nessuno fra loro, abbia mai in mente, nemmeno come desiderio recondito,  di poter insegnare a sua volta, un giorno, nè a scuola nè all&#039;università.
A me sembra che l&#039;università stia scendendo rapidamente nello stesso vortice in cui è già precipitata la scuola: prospettive di carriera  azzerate da parecchi anni, remunerazione ridicola e intermittente per chi aspirasse a divenire una new entry, strutture da nozze coi fichi secchi, proliferazione di corsi così come nella scuola, fino alla &quot;riforma epocale&quot; , c&#039;era stata una moltiplicazione esponenziale di &quot;sperimentazioni&quot;, tutto ciò finisce per determinare nelle nuove leve l&#039;azzeramento delle aspettative e, ovviamente, delle aspirazioni a entrare in un sistema così fradicio e in gran parte miserando. 
&quot;come si pensa di poterne uscire?&quot; chiede @alcor
a me sembra che non si pensi affatto di poterne uscire, che si aspetti semplicemente che il sistema vada a esaurimento. Con l&#039;illusione idiota e alimentata ad arte che la mano invisibile del mercato, se ci si rende competitivi nel privato, aggiusti miracolosamente le cose.  Come i ragazzi che non possono fare ricerca in Italia finiscono per lo più e finiranno sempre più per andarsene,  lasciando a lavorare in università solo gli sfruttati incazzati, le mezze calzette e i protetti, i precari della scuola finiranno per sbattersi negli interstizi delle attività più o meno nere e dequalificate, se vogliono campare, o si suicideranno, o emigreranno in America o in Germania come i nonni e i bisnonni. Quelli garantiti come me andranno in pensione, se ci arriveranno, con quattro schei lasciando in eredità una scuola pubblica devastata, a tutto vantaggio delle private di vario ordine, grado e prestigio. Con quali vantaggi sociali, economici, politici e civili per il nostro paese è facile da immaginare.
Nel frattempo, in questo mondo di oligarchie e monopoli sfolgoranti in tutti i settori, compresi quelli culturali, in un bailamme di piccole e piccolissime iniziative private che ballano per una sola estate o sopravvivono ai minimi termini, risplenderà la luce da stella cadente di un novello Petrarca o un novello Machiavelli o un novello Ariosto a illuminare le curie le corti o i principati da cui dipenderanno o cercheranno di dipendere, dichiarandosi però liberi nell&#039;autenticità del loro spirito, mentre la Piazza accorrerà a berciare ai teatrini dei pupi, dei carri di tespi, ai carnasciali e alle impiccagioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho scarsissima cognizione dell&#8217;università, alcor. Mi baso praticamente solo sulle informazioni di stampa, sui blog come Precariementi e sulle testimonianze di miei ex studenti, che hanno fatto ricerca per anni, in genere in facoltà come medicina o scienze (ingegneria mi risulta che funzioni meglio) con assegni ridicoli e che di solito poi abbandonano, come tanti, per andarsene qua e là per il mondo, visto che di entrare in pianta stabile in una struttura di ricerca universitaria non se ne parla e che a più di trent&#8217;anni, con le competenze che hanno, ad esempio di ricerca sul cancro, che altrove sono riconosciute e pagate, è veramente umiliante rimanere a fare da, diciamo così, ghostwriter dell&#8217;esimio docente.<br />
Ora, da insegnante della secondaria, mi può anche far piacere sapere che persone che ho contribuito nel mio piccolo a preparare si fanno onore nel mondo, ma mi dico anche che non è giusto che i miei studenti debbano per forza pensarsi un futuro da ricercatori in America, in Svizzera o in Giappone  e non si debbano aspettare proprio niente dal nostro paese. E non mi piace affatto che nessuno, ma proprio nessuno fra loro, abbia mai in mente, nemmeno come desiderio recondito,  di poter insegnare a sua volta, un giorno, nè a scuola nè all&#8217;università.<br />
A me sembra che l&#8217;università stia scendendo rapidamente nello stesso vortice in cui è già precipitata la scuola: prospettive di carriera  azzerate da parecchi anni, remunerazione ridicola e intermittente per chi aspirasse a divenire una new entry, strutture da nozze coi fichi secchi, proliferazione di corsi così come nella scuola, fino alla &#8220;riforma epocale&#8221; , c&#8217;era stata una moltiplicazione esponenziale di &#8220;sperimentazioni&#8221;, tutto ciò finisce per determinare nelle nuove leve l&#8217;azzeramento delle aspettative e, ovviamente, delle aspirazioni a entrare in un sistema così fradicio e in gran parte miserando.<br />
&#8220;come si pensa di poterne uscire?&#8221; chiede @alcor<br />
a me sembra che non si pensi affatto di poterne uscire, che si aspetti semplicemente che il sistema vada a esaurimento. Con l&#8217;illusione idiota e alimentata ad arte che la mano invisibile del mercato, se ci si rende competitivi nel privato, aggiusti miracolosamente le cose.  Come i ragazzi che non possono fare ricerca in Italia finiscono per lo più e finiranno sempre più per andarsene,  lasciando a lavorare in università solo gli sfruttati incazzati, le mezze calzette e i protetti, i precari della scuola finiranno per sbattersi negli interstizi delle attività più o meno nere e dequalificate, se vogliono campare, o si suicideranno, o emigreranno in America o in Germania come i nonni e i bisnonni. Quelli garantiti come me andranno in pensione, se ci arriveranno, con quattro schei lasciando in eredità una scuola pubblica devastata, a tutto vantaggio delle private di vario ordine, grado e prestigio. Con quali vantaggi sociali, economici, politici e civili per il nostro paese è facile da immaginare.<br />
Nel frattempo, in questo mondo di oligarchie e monopoli sfolgoranti in tutti i settori, compresi quelli culturali, in un bailamme di piccole e piccolissime iniziative private che ballano per una sola estate o sopravvivono ai minimi termini, risplenderà la luce da stella cadente di un novello Petrarca o un novello Machiavelli o un novello Ariosto a illuminare le curie le corti o i principati da cui dipenderanno o cercheranno di dipendere, dichiarandosi però liberi nell&#8217;autenticità del loro spirito, mentre la Piazza accorrerà a berciare ai teatrini dei pupi, dei carri di tespi, ai carnasciali e alle impiccagioni.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Valter Binaghi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/11/piu-precari-di-cosi/#comment-140472</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valter Binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 21:21:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sinceramente, dire come se ne esce è molto al di sopra delle mie possibilità (d&#039;altro canto non sono ministro o consulente di ministri della pubblica istruzion)
Quello che posso di sicuro dire è quello che bisognerebbe smettere di fare
1) usare l&#039;impiego statale come massa di manovra per creare consenso politico da una parte e dall&#039;altra (come dice caracaterina)
2) chiudere gli occhi di fronte a una questione enorme, che la Lega ha il torto di porre in forma di ultimatum secessionista, e che è l&#039;eterogeneità nel tasso di occupazione e della qualità dei servizi a nord e a sud del paese (non è un dato che riguarda la scuola, ma si rispecchia perfettamente anche nella sanità), di cui solo alòcor sembra non sapere niente, visto che Stella sul Corriere e Ricolfi sulla Stampa hanno più volte fornito dati e cifre
3) pensare che l&#039;efficienza aumenti semplicemente coi risparmi e con le razionalizzazioni nell&#039;organico, quando a chiunque entri in una scuola superiore italiana salta agli occhi quale sia il problema culturale di fondo: programmi pensati per un&#039;elite dell&#039;era gutemberg reiterati a una massa di tele e facbook-dipendenti.
4) concepire la scuola come parcheggio antropologico (parole di Ronchey, tanti anni fa) anzichè luogo di formazione. Nel primo caso qualche alunno in più nella stessa gabbia non guasta, e la qualità del mangime può lasciare a desiderare, tanto &quot;socializzano&quot;. Nel secondo caso questa tecnica è letale
5) delegare interamente allo stato (con costi ormai insostenibili) tutto quello che riguarda l&#039;istruzione e le risorse da essa richieste, e coinvolgere in modo più attivo il territorio, le famiglie, l&#039;associazionismo, l&#039;impresa, per sponsorizzare servizi che sono necessari ma per i quali la spesa pubblica sembra oberata. Trovare sponsor privati che finanzino corsi di recupero e sostegno all&#039;handicap, è così scandaloso?
Meglio non averne del tutto, come sta accadendo adesso?
Per fare tutte o alcune di queste cose occorrerebbe superare anche certe rigidità ideologiche che certo non sono nate nè si sono consolidate col berlusconismo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sinceramente, dire come se ne esce è molto al di sopra delle mie possibilità (d&#8217;altro canto non sono ministro o consulente di ministri della pubblica istruzion)<br />
Quello che posso di sicuro dire è quello che bisognerebbe smettere di fare<br />
1) usare l&#8217;impiego statale come massa di manovra per creare consenso politico da una parte e dall&#8217;altra (come dice caracaterina)<br />
2) chiudere gli occhi di fronte a una questione enorme, che la Lega ha il torto di porre in forma di ultimatum secessionista, e che è l&#8217;eterogeneità nel tasso di occupazione e della qualità dei servizi a nord e a sud del paese (non è un dato che riguarda la scuola, ma si rispecchia perfettamente anche nella sanità), di cui solo alòcor sembra non sapere niente, visto che Stella sul Corriere e Ricolfi sulla Stampa hanno più volte fornito dati e cifre<br />
3) pensare che l&#8217;efficienza aumenti semplicemente coi risparmi e con le razionalizzazioni nell&#8217;organico, quando a chiunque entri in una scuola superiore italiana salta agli occhi quale sia il problema culturale di fondo: programmi pensati per un&#8217;elite dell&#8217;era gutemberg reiterati a una massa di tele e facbook-dipendenti.<br />
4) concepire la scuola come parcheggio antropologico (parole di Ronchey, tanti anni fa) anzichè luogo di formazione. Nel primo caso qualche alunno in più nella stessa gabbia non guasta, e la qualità del mangime può lasciare a desiderare, tanto &#8220;socializzano&#8221;. Nel secondo caso questa tecnica è letale<br />
5) delegare interamente allo stato (con costi ormai insostenibili) tutto quello che riguarda l&#8217;istruzione e le risorse da essa richieste, e coinvolgere in modo più attivo il territorio, le famiglie, l&#8217;associazionismo, l&#8217;impresa, per sponsorizzare servizi che sono necessari ma per i quali la spesa pubblica sembra oberata. Trovare sponsor privati che finanzino corsi di recupero e sostegno all&#8217;handicap, è così scandaloso?<br />
Meglio non averne del tutto, come sta accadendo adesso?<br />
Per fare tutte o alcune di queste cose occorrerebbe superare anche certe rigidità ideologiche che certo non sono nate nè si sono consolidate col berlusconismo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/11/piu-precari-di-cosi/#comment-140467</link>

		<dc:creator><![CDATA[alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 19:31:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36554#comment-140467</guid>

					<description><![CDATA[@caracaterina

non ti avevo letto, il tuo commento è apparso solo adesso.

sì, in generale capisco quello che dici, ma appunto, se il computo è così vago,  come si pensa di poterne uscire?

sono poi un po&#039; perplessa sui precari universitari, a chi esattamente ti riferisci con questa categoria? gli assegnisti di ricerca? o si considera precario anche un docente a contratto? a volte, almeno in certe facoltà, è gente che non ha nessuna intenzione né prospettiva di entrare,  per fare un esempio pratico, se in una facoltà di ingegneria viene dato un corso di venti ore a un signore che ha sempre fatto un altro lavoro e che tiene il corso proprio  per portare dentro l&#039;esperienza pratica fatta in un&#039;azienda, non si può definire un precario, anch&#039;io ho fatto spesso moduli del genere, in un altro campo, e non mi verrebbe in mente di definirmi una precaria universitaria, o anche lui e io siamo entrati per qualche ragione nel mucchio? anche qui mi pare che le figure siano numerose e difficilmente computabili

ma in generale, se c&#039;è incertezza persino sui numeri e sulla distribuzione, che dire?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@caracaterina</p>
<p>non ti avevo letto, il tuo commento è apparso solo adesso.</p>
<p>sì, in generale capisco quello che dici, ma appunto, se il computo è così vago,  come si pensa di poterne uscire?</p>
<p>sono poi un po&#8217; perplessa sui precari universitari, a chi esattamente ti riferisci con questa categoria? gli assegnisti di ricerca? o si considera precario anche un docente a contratto? a volte, almeno in certe facoltà, è gente che non ha nessuna intenzione né prospettiva di entrare,  per fare un esempio pratico, se in una facoltà di ingegneria viene dato un corso di venti ore a un signore che ha sempre fatto un altro lavoro e che tiene il corso proprio  per portare dentro l&#8217;esperienza pratica fatta in un&#8217;azienda, non si può definire un precario, anch&#8217;io ho fatto spesso moduli del genere, in un altro campo, e non mi verrebbe in mente di definirmi una precaria universitaria, o anche lui e io siamo entrati per qualche ragione nel mucchio? anche qui mi pare che le figure siano numerose e difficilmente computabili</p>
<p>ma in generale, se c&#8217;è incertezza persino sui numeri e sulla distribuzione, che dire?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/11/piu-precari-di-cosi/#comment-140464</link>

		<dc:creator><![CDATA[alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 19:01:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36554#comment-140464</guid>

					<description><![CDATA[@valter binaghi

qual è il senso di questo tuo commento? non lo capisco, nel senso che quello che dici è noto, anche se i numeri sono distribuiti su tutta l&#039;Italia che non mi sembra divisa semplicisticamente in virtuosa (o dannata) al nord e corrotta (o non si sa come salvata) al sud

mi dispiace che dal link dato da @winston non si possano vedere le tabelle e il giornale l&#039;ho già buttato, ma tabelle a parte, se i precari della scuola sono 500.000, e la situazione descritta da Rizzo è quella reale, e non ne dubito, ripeto, sono curiosa di sentire i commenti sulla situazione com&#039;è, più che interrogarmi su come si è creata, cosa che chiunque abbia una certa esperienza di questo paese capisce con poca difficoltà.

Io non posso offrire né dati né chiacchiere, ma solo domande.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@valter binaghi</p>
<p>qual è il senso di questo tuo commento? non lo capisco, nel senso che quello che dici è noto, anche se i numeri sono distribuiti su tutta l&#8217;Italia che non mi sembra divisa semplicisticamente in virtuosa (o dannata) al nord e corrotta (o non si sa come salvata) al sud</p>
<p>mi dispiace che dal link dato da @winston non si possano vedere le tabelle e il giornale l&#8217;ho già buttato, ma tabelle a parte, se i precari della scuola sono 500.000, e la situazione descritta da Rizzo è quella reale, e non ne dubito, ripeto, sono curiosa di sentire i commenti sulla situazione com&#8217;è, più che interrogarmi su come si è creata, cosa che chiunque abbia una certa esperienza di questo paese capisce con poca difficoltà.</p>
<p>Io non posso offrire né dati né chiacchiere, ma solo domande.</p>
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