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	Commenti a: Il paese abbagliato senza Politica &#8211; in margine alle questioni Saviano, Mondadori, legge Levi etc. etc.	</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 23 Sep 2010 22:17:09 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: Valter Binaghi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valter Binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 22:17:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Ansuini
Difficile per me dare cifre. Io ho pubblicato un&#039;antologia letteraria per la scuola media qualche anno fa (MursiaScuola, in realtà marchio Mondadori) ma dai guadagni (buoni) che ne ho tratto in dieci anni mi sono fatto un&#039;idea  solo vaga di quello che può essere il volume d&#039;affari. Fai conto che con un libro di testo che va mediamente bene si guadagnano anche duecentomila euro in dieci anni. Hai idea di quanti romanzi dovrebbe vendere uno per guadagnare una cifra così?
Il problema è che gli editori si sono parati ben bene il culo e hanno resa non solo obbligatoria l&#039;adozione di un testo per ogni materia, ma anche la conferma del testo per l&#039;intero ciclo (biennio o triennio che sia) cioè vietando il cambiamento dopo un solo anno.
L&#039;e book renderebbe non solo meno costoso il testo, ma anche molto più semplice il copia incolla e la riscrittura di materiali per un testo &quot;personalizzato&quot;
La domanda è: cosa ti succede legalmente se lo fai?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Ansuini<br />
Difficile per me dare cifre. Io ho pubblicato un&#8217;antologia letteraria per la scuola media qualche anno fa (MursiaScuola, in realtà marchio Mondadori) ma dai guadagni (buoni) che ne ho tratto in dieci anni mi sono fatto un&#8217;idea  solo vaga di quello che può essere il volume d&#8217;affari. Fai conto che con un libro di testo che va mediamente bene si guadagnano anche duecentomila euro in dieci anni. Hai idea di quanti romanzi dovrebbe vendere uno per guadagnare una cifra così?<br />
Il problema è che gli editori si sono parati ben bene il culo e hanno resa non solo obbligatoria l&#8217;adozione di un testo per ogni materia, ma anche la conferma del testo per l&#8217;intero ciclo (biennio o triennio che sia) cioè vietando il cambiamento dopo un solo anno.<br />
L&#8217;e book renderebbe non solo meno costoso il testo, ma anche molto più semplice il copia incolla e la riscrittura di materiali per un testo &#8220;personalizzato&#8221;<br />
La domanda è: cosa ti succede legalmente se lo fai?</p>
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		<title>
		Di: marco rovelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/21/il-paese-abbagliato-senza-politica-in-margine-alle-questioni-saviano-mondadori-legge-levi-etc-etc/#comment-140762</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 11:05:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Valter, hai ragione, non è un campo abbastanza indagato quello, sarebbe interessante saperne di più.
Lorenzo, non ci sono spunti nuovi nel merito, anzi nel merito tiro i fili della discussione che abbiamo svolto qui nel tempo. Tentavo piuttosto di svolgere un &quot;meta-discorso&quot; diciamo, di individuare la natura delle discussioni svolte e di quelle non svolte, di individuare appunto un minimo comun denominatore. Non mi interessa dunque rientrare nel merito, perché ci siamo già chiariti abbastanza le rispettive posizioni. Mi interessava piuttosto, a partire da qui, di avanzare di un passo, per uscire dall&#039;impasse. Che è un&#039;impasse immanente alla questione, peraltro, alla sua natura: e in questo mi sento di sottoscrivere il commento di Nevio. Ma, come dice lui, questo dubbio non può essere taciuto, ma nemmeno &quot;superato&quot;: questo significa che siamo in presenza di una situazione letteralmente &quot;tragica&quot; (come scrivevo nell&#039;articolo) e non ci possono essere certezza definitorie e scelte nette di campo che siano efficaci armi politiche, di ricostruzione di una politica che non c&#039;è.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Valter, hai ragione, non è un campo abbastanza indagato quello, sarebbe interessante saperne di più.<br />
Lorenzo, non ci sono spunti nuovi nel merito, anzi nel merito tiro i fili della discussione che abbiamo svolto qui nel tempo. Tentavo piuttosto di svolgere un &#8220;meta-discorso&#8221; diciamo, di individuare la natura delle discussioni svolte e di quelle non svolte, di individuare appunto un minimo comun denominatore. Non mi interessa dunque rientrare nel merito, perché ci siamo già chiariti abbastanza le rispettive posizioni. Mi interessava piuttosto, a partire da qui, di avanzare di un passo, per uscire dall&#8217;impasse. Che è un&#8217;impasse immanente alla questione, peraltro, alla sua natura: e in questo mi sento di sottoscrivere il commento di Nevio. Ma, come dice lui, questo dubbio non può essere taciuto, ma nemmeno &#8220;superato&#8221;: questo significa che siamo in presenza di una situazione letteralmente &#8220;tragica&#8221; (come scrivevo nell&#8217;articolo) e non ci possono essere certezza definitorie e scelte nette di campo che siano efficaci armi politiche, di ricostruzione di una politica che non c&#8217;è.</p>
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		<title>
		Di: Massimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 10:54:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@robertobugliani

La politica (e tutto il resto, fin nelle midolla) è influenzata dagli States. 
Così si fa un bel post su Sakineh e non uno su Teresa Lewis. 
Così si fanno post chilometrici sul nano di arcore e non si toccano tutte le manovre che ci hanno portato fino a lui. 
Non sono antiamericano,, adoro la letteratura americana, amo buona parte della musica americana.
Ma questo non mi impedisce di vedere che se c&#039;è un nemico dell&#039;umanità in questo periodo storico, non è l&#039;Iran.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@robertobugliani</p>
<p>La politica (e tutto il resto, fin nelle midolla) è influenzata dagli States.<br />
Così si fa un bel post su Sakineh e non uno su Teresa Lewis.<br />
Così si fanno post chilometrici sul nano di arcore e non si toccano tutte le manovre che ci hanno portato fino a lui.<br />
Non sono antiamericano,, adoro la letteratura americana, amo buona parte della musica americana.<br />
Ma questo non mi impedisce di vedere che se c&#8217;è un nemico dell&#8217;umanità in questo periodo storico, non è l&#8217;Iran.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maria		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/21/il-paese-abbagliato-senza-politica-in-margine-alle-questioni-saviano-mondadori-legge-levi-etc-etc/#comment-140758</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 08:38:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@lorenzo galbiati
oh santo cielo, adesso escludi anche Il foglio che è un giornale di una certa qualità anche se di destra.
Ma lorenzo dimmi quali sono i giornali su cui sarebbe lecito scrivere ?
C&#039;è chi sostiene che Il foglio non si dovrebbe nemmeno leggere.
Ma allora, che si fa, ci chiudiamo nel nostro bel recinto ritenendoci gli unici particolarmente colti, eticamente a posto e di sinistra? E quel che è peggio tutti gli altri oggettivamente  e inconsapevoli quinte colonne del potere berlusconiano?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@lorenzo galbiati<br />
oh santo cielo, adesso escludi anche Il foglio che è un giornale di una certa qualità anche se di destra.<br />
Ma lorenzo dimmi quali sono i giornali su cui sarebbe lecito scrivere ?<br />
C&#8217;è chi sostiene che Il foglio non si dovrebbe nemmeno leggere.<br />
Ma allora, che si fa, ci chiudiamo nel nostro bel recinto ritenendoci gli unici particolarmente colti, eticamente a posto e di sinistra? E quel che è peggio tutti gli altri oggettivamente  e inconsapevoli quinte colonne del potere berlusconiano?</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/21/il-paese-abbagliato-senza-politica-in-margine-alle-questioni-saviano-mondadori-legge-levi-etc-etc/#comment-140750</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 00:12:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Purtroppo riesco a trovare pochi spunti nuovi in questo articolo di marco. 

per esempio, su saviano, sarebbe utile analizzare il meccanismo mediatico che ha prodotto l&#039;icona. certo. ma non è che facendo così non si analizzerebbe anche il comportamento di saviano, che ha contribuito non poco a ergersi a icona. cose che a marco ho già dette. e se non è lui che ha portato alla spoliticizzazione, certo lui ne è parte, la alimenta, con il suo non prendere posizione.

su mondadori. stessa osservazione che ho fatto ad andrea inglese. la questione non è mai stata il boicottaggio, ma il pubblicare per altre case editrici. e questa questione non è un abbaglio, non nasconde quella di non scrivere per Giornale e Libero (e io ci metterei anche Tempo e Foglio). è più evidente e all&#039;ordine del giorno perchè gran parte degli autori di sinistra pubblicano per Mondadori/Einaudi. pochi scrivono su Libero e Giornale. e quei pochi, anche se l&#039;han fatto una sola volta come Scarpa, sono stati costretti a riflettere sul loro gesto in modo molto più forte rispetto a quanto sia mai capitato a un autore mondadori.
mi sembra quindi poco onesta la domanda di marco &quot;di cosa stiamo parlando, quando parliamo di boicottaggio? Chi deve boicottare: gli autori, i lettori, i redattori, tutti quanti insieme?&quot; dato che nessuno ha mai chiesto agli autori e ai redattori di mondadori di licenziarsi o, se si parla di vero boicottaggio, di non comprare libri mondadori. è solo un piccolo gruppo facente capo a mascia, di cui qui su NI non si è mai parlato, che chiede il boicottaggio, quello vero. quindi, la domanda &quot;di costa stai parlando&quot; sarebbe per marco. verrebbe anche da dire: la discussione sul pubblicare o no per mondadori (pubblicare o no: non boicottare) l&#039;ha messa in piedi Helena Janeczek, qui su NI. ed è continuata perchè voi indiani avete postato altre cose, vostre o di altri autori. perchè allora si chiede ai lettori, a chi ha partecipato, di cosa si sta parlando? siete voi autori che ne discutete, che ne dovete rendere conto, non noi commentatori. a meno che lo si chiede agli autori, ma allora, a chi si sta facendo la domanda? 

sul boicottaggio marco dice che se non si danno le condizioni sociali adatte risulta un’arma spuntata. sarebbe utile capire perchè pensa che non ci siano le condizioni adatte. i primi boicottaggi televisivi delle reti fininvest proposti da mascia hanno avuto un grande successo. e quando è passato a standa e mondadori mascia è stato aggredito. è sintomo di insuccesso? in base a cosa si pensa che il boicottaggio non sarebbe un&#039;arma produttiva di trasformazione? non sono mai state date risposte.
anch&#039;io credo che sia doveroso in questo campo calcolare costi e benefici: ma dove sono questi calcoli per il boicottaggio? e i benefici del pubblicare per mondadori risiedono solo nel fatto che gli autori pubblicando lì hanno maggiore diffusione e visibilità dei testi? - come se i libri contassero qualcosa a livello politico: non contano niente, rispetto a giornali e tv, non spostano un voto, per intenderci. e poi, non conta il contenuto dei testi? no perchè, se conta, allora più che abbandonare mondadori, sarebbero buttati fuori da mondadori, se scrivessero certe cose di B. e non conta calcolare la visibilità mediatica che gli autori di spicco di mondadori/einaudi avrebbero su stampa e tv se facessero un&#039;azione studiata collettiva di abbandono con lancio di campagna mediatico-politica? 
I ragionamenti di Cortellessa, ben venuti per marco, che grado di verosomiglianza hanno? su quali studi poggiano?

si esclude dunque questa possibilità di lotta.
per rilanciare cosa?

l&#039;autoproduzione. beh insomma, se chi sostiene il boicottaggio è utopista, chi sostiene l&#039;autoproduzione cos&#039;è?

dibattiti sulle legge ad aziendam.
&quot;E ancora: quanto più importante...sarebbe (stato) un dibattito approfondito, con interventi impegnati e appassionati degli intellettuali di maggior peso, intorno alla legge Levi, quella legge che, come ha scritto Ginevra Bompiani, “ufficializza la trasformazione del libro in merce d’occasione e delle librerie in spazi di promozioni commerciali”, a tutto vantaggio di ipermercati e grossi editori, favorendo la concentrazione editoriale – e del resto, per citare ancora la Bompiani, “questa legge è il miglior compromesso che si poteva strappare al maggior gruppo editoriale italiano, Mondadori, e dunque al suo proprietario, presidente del consiglio. Ancora una volta i suoi interessi dettano legge.” Ecco, allora, che mettere tali questioni al centro del dibattito, farne pietre di scandalo, sarebbe cominciare a rimettere al centro la politica.&quot;

certo, un bel dibattito in tv con intellettuali di maggior peso, con magari belpietro o chi volete a chiedere a quegli intellettuali: ma allora voi perchè pubblicate per mondadori (o per einaudi)? se siete coerenti dovreste andarvene via, invece continuate a sputare nel piatto in cui mangiate. e avrebbero ragione. e la &quot;gggente&quot; lo capirebbe.&quot; anche perchè gli intellettuali non potrebbero che rispondere lodando quanto mondadori paga puntualmente, abbia bravi editori, non li abbia mai censurati ecc: insomma lodando mondadori - cioè chi?

ps sto ancora aspettando che, rapporto benefici/costi alla mano, mi si dica i risultati di questa &quot;lotta dall&#039;interno&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo riesco a trovare pochi spunti nuovi in questo articolo di marco. </p>
<p>per esempio, su saviano, sarebbe utile analizzare il meccanismo mediatico che ha prodotto l&#8217;icona. certo. ma non è che facendo così non si analizzerebbe anche il comportamento di saviano, che ha contribuito non poco a ergersi a icona. cose che a marco ho già dette. e se non è lui che ha portato alla spoliticizzazione, certo lui ne è parte, la alimenta, con il suo non prendere posizione.</p>
<p>su mondadori. stessa osservazione che ho fatto ad andrea inglese. la questione non è mai stata il boicottaggio, ma il pubblicare per altre case editrici. e questa questione non è un abbaglio, non nasconde quella di non scrivere per Giornale e Libero (e io ci metterei anche Tempo e Foglio). è più evidente e all&#8217;ordine del giorno perchè gran parte degli autori di sinistra pubblicano per Mondadori/Einaudi. pochi scrivono su Libero e Giornale. e quei pochi, anche se l&#8217;han fatto una sola volta come Scarpa, sono stati costretti a riflettere sul loro gesto in modo molto più forte rispetto a quanto sia mai capitato a un autore mondadori.<br />
mi sembra quindi poco onesta la domanda di marco &#8220;di cosa stiamo parlando, quando parliamo di boicottaggio? Chi deve boicottare: gli autori, i lettori, i redattori, tutti quanti insieme?&#8221; dato che nessuno ha mai chiesto agli autori e ai redattori di mondadori di licenziarsi o, se si parla di vero boicottaggio, di non comprare libri mondadori. è solo un piccolo gruppo facente capo a mascia, di cui qui su NI non si è mai parlato, che chiede il boicottaggio, quello vero. quindi, la domanda &#8220;di costa stai parlando&#8221; sarebbe per marco. verrebbe anche da dire: la discussione sul pubblicare o no per mondadori (pubblicare o no: non boicottare) l&#8217;ha messa in piedi Helena Janeczek, qui su NI. ed è continuata perchè voi indiani avete postato altre cose, vostre o di altri autori. perchè allora si chiede ai lettori, a chi ha partecipato, di cosa si sta parlando? siete voi autori che ne discutete, che ne dovete rendere conto, non noi commentatori. a meno che lo si chiede agli autori, ma allora, a chi si sta facendo la domanda? </p>
<p>sul boicottaggio marco dice che se non si danno le condizioni sociali adatte risulta un’arma spuntata. sarebbe utile capire perchè pensa che non ci siano le condizioni adatte. i primi boicottaggi televisivi delle reti fininvest proposti da mascia hanno avuto un grande successo. e quando è passato a standa e mondadori mascia è stato aggredito. è sintomo di insuccesso? in base a cosa si pensa che il boicottaggio non sarebbe un&#8217;arma produttiva di trasformazione? non sono mai state date risposte.<br />
anch&#8217;io credo che sia doveroso in questo campo calcolare costi e benefici: ma dove sono questi calcoli per il boicottaggio? e i benefici del pubblicare per mondadori risiedono solo nel fatto che gli autori pubblicando lì hanno maggiore diffusione e visibilità dei testi? &#8211; come se i libri contassero qualcosa a livello politico: non contano niente, rispetto a giornali e tv, non spostano un voto, per intenderci. e poi, non conta il contenuto dei testi? no perchè, se conta, allora più che abbandonare mondadori, sarebbero buttati fuori da mondadori, se scrivessero certe cose di B. e non conta calcolare la visibilità mediatica che gli autori di spicco di mondadori/einaudi avrebbero su stampa e tv se facessero un&#8217;azione studiata collettiva di abbandono con lancio di campagna mediatico-politica?<br />
I ragionamenti di Cortellessa, ben venuti per marco, che grado di verosomiglianza hanno? su quali studi poggiano?</p>
<p>si esclude dunque questa possibilità di lotta.<br />
per rilanciare cosa?</p>
<p>l&#8217;autoproduzione. beh insomma, se chi sostiene il boicottaggio è utopista, chi sostiene l&#8217;autoproduzione cos&#8217;è?</p>
<p>dibattiti sulle legge ad aziendam.<br />
&#8220;E ancora: quanto più importante&#8230;sarebbe (stato) un dibattito approfondito, con interventi impegnati e appassionati degli intellettuali di maggior peso, intorno alla legge Levi, quella legge che, come ha scritto Ginevra Bompiani, “ufficializza la trasformazione del libro in merce d’occasione e delle librerie in spazi di promozioni commerciali”, a tutto vantaggio di ipermercati e grossi editori, favorendo la concentrazione editoriale – e del resto, per citare ancora la Bompiani, “questa legge è il miglior compromesso che si poteva strappare al maggior gruppo editoriale italiano, Mondadori, e dunque al suo proprietario, presidente del consiglio. Ancora una volta i suoi interessi dettano legge.” Ecco, allora, che mettere tali questioni al centro del dibattito, farne pietre di scandalo, sarebbe cominciare a rimettere al centro la politica.&#8221;</p>
<p>certo, un bel dibattito in tv con intellettuali di maggior peso, con magari belpietro o chi volete a chiedere a quegli intellettuali: ma allora voi perchè pubblicate per mondadori (o per einaudi)? se siete coerenti dovreste andarvene via, invece continuate a sputare nel piatto in cui mangiate. e avrebbero ragione. e la &#8220;gggente&#8221; lo capirebbe.&#8221; anche perchè gli intellettuali non potrebbero che rispondere lodando quanto mondadori paga puntualmente, abbia bravi editori, non li abbia mai censurati ecc: insomma lodando mondadori &#8211; cioè chi?</p>
<p>ps sto ancora aspettando che, rapporto benefici/costi alla mano, mi si dica i risultati di questa &#8220;lotta dall&#8217;interno&#8221;.</p>
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		Di: ng		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ng]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 21:18:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ha ragione Marco: la questione Mondadori è politica, e come tale va pensata. Provo a farlo. Così, per mero esercizio dialettico.

Come suggerisce Rancière, la politica non è solo la gestione del potere o la lotta contro il potere; è anche la configurazione di uno spazio comune. La Mondadori fa la sua politica, che coincide con quella del Presidente del Consiglio. Quale spazio materiale e simbolico contribuisce a creare?

Se osservo, anche solo sommariamente, il processo di concentrazione editoriale in corso, e le sue ricadute in termini di messa all’angolo delle piccole case editrici e di abbassamento del livello medio delle attese, è innegabile che le responsabilità di Mondadori (e di Rizzoli-RCS e del gruppo Mauri-Spagnol) sono pesanti (e ben più rilevanti che non quelle di Libero!). Con la sua prassi quotidiana la Mondadori contribuisce a creare uno spazio degradato, dove trova sfogo un pragmatismo che separa l’evasione dalla sapienza, l’effimero dalla profondità, il guadagno dall’arte. 

Se questo è vero, allora un passo fondamentale da compiere in direzione di un ripensamento politico della questione è di smettere di considerare Mondadori (e Einaudi, certo) in positivo, come “una pluralità di libri pubblicati” o come luogo abitato da persone intelligenti e capaci. Mondadori, insomma, non è solo un catalogo plurale o un insieme di professionalità. È anche – e forse soprattutto – un’azienda che uccide quotidianamente la cultura. 

Questa considerazione, com’è ovvio, fa emergere il doppio crudele che si tende a nascondere. L’ha messo in luce, in maniera candida e netta, Marina Berlusconi, durante una recente intervista: gli autori di sinistra danno lustro alla macchina. Nel mentre contribuisce, con l’insieme delle sue pratiche economiche, alla diffusione di un populismo gregario e sempre più analfabeta, la Mondadori può permettersi di mostrarsi come garante della diversità culturale e della qualità. 

Il ripensamento politico della questione può tacere l’invadenza di questo doppio? Non può. E tacerlo fa il gioco sporco.

A onor del vero, va anche detto che probabilmente è impossibile trovare una sintesi che sappia dire addio a questo doppio. O meglio, una sintesi, quand’anche esistesse, non farebbe che spostare la contraddizione su un piano diverso. Più agevole? E chi può dirlo con certezza? È un problema di rapporto tra la compatibilità e la difformità. Può delinearsi, all’interno del gruppo Mondadori, un comportamento difforme che mini le fondamenta di quello spazio degradato di cui s’è detto poco sopra? Ho molti dubbi. Anzi, se resto ancorato alle mie predilezioni in materia estetica e politica, direi proprio di no. Ma io, al contrario di chi si autoassolve, non ho certezze. E ascolto con attenzione sincera tutte le posizioni. Posso solo dire – questo sì, posso farlo – che non chiederei mai a nessun “salariato” di auto-licenziarsi (e posso altresì dire – sì, con altrettanta certezza posso farlo – che un autore “salariato” - e dico proprio un &quot;autore&quot;, non un magazziniere o un tipografo - specialmente se autore “di sinistra”, dovrebbe porsi dei seri problemi sulla natura della letteratura che produce; sulla questione, però, rimando alle famose note marxiane sull’artista come baco da seta).

Sì, la questione Mondadori è politica, e come tale va pensata. Invero, resto dell’idea che bisognerebbe abitare il campo d’azione politico più adatto alla contingenza. Rimanendo convinto che quello del lavoro (o del non-lavoro), quello dell’educazione e quello del militarismo sono i campi decisivi, ammetto che la questione Mondadori non mi tange più di tanto, se non, appunto, nei termini già detti. Spero, in cuor mio, che la Mondadori fallisca; ma se resisterà a se stessa, pazienza; vorrà dire che la nostra azione, esterna o interna che sia, non è stata capace di accantonarla per ciò che essa è. 

Siamo orfani di una politica “di classe”: questa è la vera tragedia. Di una politica, cioè, che ci permetta di unire ciò che è separato e di dividere ciò che è integrato. Ora esco a mi faccio una birra. Non sarà una birra autoprodotta, però; anch’io ho le mie contraddizioni. 


NeGa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha ragione Marco: la questione Mondadori è politica, e come tale va pensata. Provo a farlo. Così, per mero esercizio dialettico.</p>
<p>Come suggerisce Rancière, la politica non è solo la gestione del potere o la lotta contro il potere; è anche la configurazione di uno spazio comune. La Mondadori fa la sua politica, che coincide con quella del Presidente del Consiglio. Quale spazio materiale e simbolico contribuisce a creare?</p>
<p>Se osservo, anche solo sommariamente, il processo di concentrazione editoriale in corso, e le sue ricadute in termini di messa all’angolo delle piccole case editrici e di abbassamento del livello medio delle attese, è innegabile che le responsabilità di Mondadori (e di Rizzoli-RCS e del gruppo Mauri-Spagnol) sono pesanti (e ben più rilevanti che non quelle di Libero!). Con la sua prassi quotidiana la Mondadori contribuisce a creare uno spazio degradato, dove trova sfogo un pragmatismo che separa l’evasione dalla sapienza, l’effimero dalla profondità, il guadagno dall’arte. </p>
<p>Se questo è vero, allora un passo fondamentale da compiere in direzione di un ripensamento politico della questione è di smettere di considerare Mondadori (e Einaudi, certo) in positivo, come “una pluralità di libri pubblicati” o come luogo abitato da persone intelligenti e capaci. Mondadori, insomma, non è solo un catalogo plurale o un insieme di professionalità. È anche – e forse soprattutto – un’azienda che uccide quotidianamente la cultura. </p>
<p>Questa considerazione, com’è ovvio, fa emergere il doppio crudele che si tende a nascondere. L’ha messo in luce, in maniera candida e netta, Marina Berlusconi, durante una recente intervista: gli autori di sinistra danno lustro alla macchina. Nel mentre contribuisce, con l’insieme delle sue pratiche economiche, alla diffusione di un populismo gregario e sempre più analfabeta, la Mondadori può permettersi di mostrarsi come garante della diversità culturale e della qualità. </p>
<p>Il ripensamento politico della questione può tacere l’invadenza di questo doppio? Non può. E tacerlo fa il gioco sporco.</p>
<p>A onor del vero, va anche detto che probabilmente è impossibile trovare una sintesi che sappia dire addio a questo doppio. O meglio, una sintesi, quand’anche esistesse, non farebbe che spostare la contraddizione su un piano diverso. Più agevole? E chi può dirlo con certezza? È un problema di rapporto tra la compatibilità e la difformità. Può delinearsi, all’interno del gruppo Mondadori, un comportamento difforme che mini le fondamenta di quello spazio degradato di cui s’è detto poco sopra? Ho molti dubbi. Anzi, se resto ancorato alle mie predilezioni in materia estetica e politica, direi proprio di no. Ma io, al contrario di chi si autoassolve, non ho certezze. E ascolto con attenzione sincera tutte le posizioni. Posso solo dire – questo sì, posso farlo – che non chiederei mai a nessun “salariato” di auto-licenziarsi (e posso altresì dire – sì, con altrettanta certezza posso farlo – che un autore “salariato” &#8211; e dico proprio un &#8220;autore&#8221;, non un magazziniere o un tipografo &#8211; specialmente se autore “di sinistra”, dovrebbe porsi dei seri problemi sulla natura della letteratura che produce; sulla questione, però, rimando alle famose note marxiane sull’artista come baco da seta).</p>
<p>Sì, la questione Mondadori è politica, e come tale va pensata. Invero, resto dell’idea che bisognerebbe abitare il campo d’azione politico più adatto alla contingenza. Rimanendo convinto che quello del lavoro (o del non-lavoro), quello dell’educazione e quello del militarismo sono i campi decisivi, ammetto che la questione Mondadori non mi tange più di tanto, se non, appunto, nei termini già detti. Spero, in cuor mio, che la Mondadori fallisca; ma se resisterà a se stessa, pazienza; vorrà dire che la nostra azione, esterna o interna che sia, non è stata capace di accantonarla per ciò che essa è. </p>
<p>Siamo orfani di una politica “di classe”: questa è la vera tragedia. Di una politica, cioè, che ci permetta di unire ciò che è separato e di dividere ciò che è integrato. Ora esco a mi faccio una birra. Non sarà una birra autoprodotta, però; anch’io ho le mie contraddizioni. </p>
<p>NeGa</p>
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		<title>
		Di: Alessandro Ansuini		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/21/il-paese-abbagliato-senza-politica-in-margine-alle-questioni-saviano-mondadori-legge-levi-etc-etc/#comment-140738</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Ansuini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 19:52:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giusto Binaghi, parlare di cose più concrete mi sembra sensato. Purtroppo non conosco esattamente le cifre di cui mi parli ma posso presumere che, visto che gli studenti sono obbligati ad acquistare i libri, almeno loro qualcosa leggano.
Posso darti un parere. Una cosa molto sensata, a livello scolastico, mi sembra quela di ragionare sui futuri supporti. Ipotizzando che fra 2 anni ogni persona avrà il suo ereader, viene da pensare come si possa applicare alla scuola la rivoluzione del digitale. Al di là di non avere più gli odiosi pesantissimi libri da portare in cartella, ma un solo ereader dove poter avere tutti i libri, viene da pensare che dovranno per forza di cose costare di meno, se non essere, &quot;addirittura&quot;, gratuiti. 
In questo ipotetico futuro se tu insegnante pubblicassi il tuo libro con una casa editrice digitale, oltre a bypassare la distrubuzione, potresti diventare proprietario di quasi tutti i tuoi diritti. Li si sottrae terreno ai grossi gruppi che, immagino lo sai, stanno già cercando di fare dei contratti cappio che lasciano tutto com&#039;è coi romanzieri, coi poeti, coi narratori e immagino sia facile imporlo ai libri di testo. Bisogna cominciare a dire qualche non e a rifiutare fin d&#039;ora. A cercare di prevedere cosa accadrà e come farsi trovare. Mi faresti sapere a quanto ammonta questa cifra che gira intorno ai libri scolastici? sono davvero interessato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giusto Binaghi, parlare di cose più concrete mi sembra sensato. Purtroppo non conosco esattamente le cifre di cui mi parli ma posso presumere che, visto che gli studenti sono obbligati ad acquistare i libri, almeno loro qualcosa leggano.<br />
Posso darti un parere. Una cosa molto sensata, a livello scolastico, mi sembra quela di ragionare sui futuri supporti. Ipotizzando che fra 2 anni ogni persona avrà il suo ereader, viene da pensare come si possa applicare alla scuola la rivoluzione del digitale. Al di là di non avere più gli odiosi pesantissimi libri da portare in cartella, ma un solo ereader dove poter avere tutti i libri, viene da pensare che dovranno per forza di cose costare di meno, se non essere, &#8220;addirittura&#8221;, gratuiti.<br />
In questo ipotetico futuro se tu insegnante pubblicassi il tuo libro con una casa editrice digitale, oltre a bypassare la distrubuzione, potresti diventare proprietario di quasi tutti i tuoi diritti. Li si sottrae terreno ai grossi gruppi che, immagino lo sai, stanno già cercando di fare dei contratti cappio che lasciano tutto com&#8217;è coi romanzieri, coi poeti, coi narratori e immagino sia facile imporlo ai libri di testo. Bisogna cominciare a dire qualche non e a rifiutare fin d&#8217;ora. A cercare di prevedere cosa accadrà e come farsi trovare. Mi faresti sapere a quanto ammonta questa cifra che gira intorno ai libri scolastici? sono davvero interessato.</p>
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		Di: Valter Binaghi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/21/il-paese-abbagliato-senza-politica-in-margine-alle-questioni-saviano-mondadori-legge-levi-etc-etc/#comment-140737</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valter Binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 18:59:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusate l&#039;apostrofo, fate finta che sia una caccola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate l&#8217;apostrofo, fate finta che sia una caccola</p>
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		<title>
		Di: Valter Binaghi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/21/il-paese-abbagliato-senza-politica-in-margine-alle-questioni-saviano-mondadori-legge-levi-etc-etc/#comment-140735</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valter Binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 18:14:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi piacerebbe che qualcuno cominciasse a sovvertire il potere editoriale a cominciare da dove si fanno i soldi veri: l&#039;editoria scolastica.
Non tutti sanno infatti che a parte i casi editoriali (Moccia Saviano Avallone) mai più di quattro o cinque all&#039;anno, le cifre grosse nell&#039;editoria si muovono sui libri di testo.
Che strumenti ha oggi un&#039;insegnante per farsi da sè il libro di testo senza finire in tribunale?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piacerebbe che qualcuno cominciasse a sovvertire il potere editoriale a cominciare da dove si fanno i soldi veri: l&#8217;editoria scolastica.<br />
Non tutti sanno infatti che a parte i casi editoriali (Moccia Saviano Avallone) mai più di quattro o cinque all&#8217;anno, le cifre grosse nell&#8217;editoria si muovono sui libri di testo.<br />
Che strumenti ha oggi un&#8217;insegnante per farsi da sè il libro di testo senza finire in tribunale?</p>
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		<title>
		Di: charles		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/21/il-paese-abbagliato-senza-politica-in-margine-alle-questioni-saviano-mondadori-legge-levi-etc-etc/#comment-140731</link>

		<dc:creator><![CDATA[charles]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 16:46:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[concordo con alcor,
tornare alla prassi quotidiana e informarla alle idee che predichiamo
tornare alla cura
e cominciare ad esempio dai figli
....
forse un bel passo sarebbe dargli la possibilità di risvegliare le loro mille risorse togliendogli quasi tutta la televisione ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>concordo con alcor,<br />
tornare alla prassi quotidiana e informarla alle idee che predichiamo<br />
tornare alla cura<br />
e cominciare ad esempio dai figli<br />
&#8230;.<br />
forse un bel passo sarebbe dargli la possibilità di risvegliare le loro mille risorse togliendogli quasi tutta la televisione &#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
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