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	Commenti a: Roberto Bolaño, l&#8217;insopportabile!	</title>
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		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/23/roberto-bolano-linsopportabile-2/#comment-141034</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 16:09:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A proposito dell&#039;importanza del ruolo del lettore nell&#039;opera di Bolano di cui si è discusso nei precedenti post, mi capita di leggere, su segnalazione di un amico, leggo un articolo di Enrique Vila-Matas su Walter Benjamin. Lo scrittore spagnolo in viaggio verso l&#039;Italia si ripropone di leggere &quot;Ensayos escogidos&quot; di W.B. che aveva letto 30 prima e di cui l&#039;aveva colpito una frase:
&quot;&quot;Baudelaire confidava  in quei lettori ai quali  la lettura della lirica li mette in difficoltà&quot;
posegue Vila_matas:
&quot;&quot;&quot;&quot;&quot;Nell&#039;aereo, non avendo a portata di mano il saggio benjaminiano, potevo fare ben poco per comprendere nella sua interezza quella frase. Era chiaro che la frase aveva fiducia verso un tipo di lettore attivo, simile a quel  tipo di scrittore esigente nel quale Bolano percepiva una disposizione intellettuale que lo portava a vedere, nel gioco del destino umano, un problema di scacchi o una trama poliziesca da decifrare&quot;&quot;&quot;&quot;&quot;&quot;&quot;

Ecco, Il testo bolaniano,  invoca, chiede, pretende la presenza del &lt;b&gt;lettore attivo&lt;/b&gt; di un lettore-detective selvaggio. 

Non si puo&#039; spiegare altrimenti come possa reggere un romanzo mutli-centrico, composto da una infinita successione di storie, di oltre mille pagine]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito dell&#8217;importanza del ruolo del lettore nell&#8217;opera di Bolano di cui si è discusso nei precedenti post, mi capita di leggere, su segnalazione di un amico, leggo un articolo di Enrique Vila-Matas su Walter Benjamin. Lo scrittore spagnolo in viaggio verso l&#8217;Italia si ripropone di leggere &#8220;Ensayos escogidos&#8221; di W.B. che aveva letto 30 prima e di cui l&#8217;aveva colpito una frase:<br />
&#8220;&#8221;Baudelaire confidava  in quei lettori ai quali  la lettura della lirica li mette in difficoltà&#8221;<br />
posegue Vila_matas:<br />
&#8220;&#8221;&#8221;&#8221;&#8221;Nell&#8217;aereo, non avendo a portata di mano il saggio benjaminiano, potevo fare ben poco per comprendere nella sua interezza quella frase. Era chiaro che la frase aveva fiducia verso un tipo di lettore attivo, simile a quel  tipo di scrittore esigente nel quale Bolano percepiva una disposizione intellettuale que lo portava a vedere, nel gioco del destino umano, un problema di scacchi o una trama poliziesca da decifrare&#8221;&#8221;&#8221;&#8221;&#8221;&#8221;&#8221;</p>
<p>Ecco, Il testo bolaniano,  invoca, chiede, pretende la presenza del <b>lettore attivo</b> di un lettore-detective selvaggio. </p>
<p>Non si puo&#8217; spiegare altrimenti come possa reggere un romanzo mutli-centrico, composto da una infinita successione di storie, di oltre mille pagine</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/23/roberto-bolano-linsopportabile-2/#comment-140992</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 21:30:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[tra le persone che amano Bolano c&#039;e&#039; anche Patti Smith. Un suo saggi osu 2666 è in corso di traduzione da parte di Paolo Castronovo
ecco cosa dice di lui patti:
&quot;&quot;&quot;
&quot;2666 è il primo capolavoro XXI...E&#039; il nuovo  Finnegans Wake,  il romanzo del nuovo millennio. Semplicemente, mi ossessiona e credo che la sua influenza sugli altri scrittori sarà inevitabile. leggere Bolaño è stata una rivelazione per me, per la sua tenerezza, la sua poesia e la sua filosofia. Credo che il fatto che sapesse che stava per morire sia fondamentale per capire le riflessioni dei suoi libri. Il suo grande senso di umanità e,quindi,  della disumanità hanno molto a che vedere con questa imminenza della morte. Semplicemente ogni giorno apprendo da lui &quot;&quot;&quot;&quot;

il 23 luglio la cantante ha interpretato una canzone dedicata a Bolano. Il figlio lautaro  in quell&#039;occasione suonava la chitarra:

http://www.youtube.com/watch?v=ZQE8dwf5NW4]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>tra le persone che amano Bolano c&#8217;e&#8217; anche Patti Smith. Un suo saggi osu 2666 è in corso di traduzione da parte di Paolo Castronovo<br />
ecco cosa dice di lui patti:<br />
&#8220;&#8221;&#8221;<br />
&#8220;2666 è il primo capolavoro XXI&#8230;E&#8217; il nuovo  Finnegans Wake,  il romanzo del nuovo millennio. Semplicemente, mi ossessiona e credo che la sua influenza sugli altri scrittori sarà inevitabile. leggere Bolaño è stata una rivelazione per me, per la sua tenerezza, la sua poesia e la sua filosofia. Credo che il fatto che sapesse che stava per morire sia fondamentale per capire le riflessioni dei suoi libri. Il suo grande senso di umanità e,quindi,  della disumanità hanno molto a che vedere con questa imminenza della morte. Semplicemente ogni giorno apprendo da lui &#8220;&#8221;&#8221;&#8221;</p>
<p>il 23 luglio la cantante ha interpretato una canzone dedicata a Bolano. Il figlio lautaro  in quell&#8217;occasione suonava la chitarra:</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZQE8dwf5NW4" rel="nofollow ugc">http://www.youtube.com/watch?v=ZQE8dwf5NW4</a></p>
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		<title>
		Di: raffaella grasso		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/23/roberto-bolano-linsopportabile-2/#comment-140984</link>

		<dc:creator><![CDATA[raffaella grasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 18:23:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36718#comment-140984</guid>

					<description><![CDATA[bolano è ossessionato dalla letturatura, ma non da concezioni mistiche, mitologiche o palingenetiche di essa. anzi, mi sembra che in bolano la letteratura non riscatti niente e nessuno, che la pretesa è per lui in sè aberrante (forse ineludibile, ma immorale).
la polemica su questo fronte viene condotta su più livelli. quelli più immediatamente evidenti, già indagati da altri grandi romanzieri (l&#039;intelligenza non intelligente di musil, lo scrittore talentuoso e grottescamente stupido di kundera), resi ancora più abissali nei personaggi bolaniani (in stella distante, ma anche in 2666). quelli più reconditi, l&#039;incapacità dell&#039;opera di &quot;risolvere&quot; alcunché anche quando sembra stia risolvendo, il restare aperta anche quando va (e sembra vada) a chiudersi. 
un bug nel cuore stesso del motore letterario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bolano è ossessionato dalla letturatura, ma non da concezioni mistiche, mitologiche o palingenetiche di essa. anzi, mi sembra che in bolano la letteratura non riscatti niente e nessuno, che la pretesa è per lui in sè aberrante (forse ineludibile, ma immorale).<br />
la polemica su questo fronte viene condotta su più livelli. quelli più immediatamente evidenti, già indagati da altri grandi romanzieri (l&#8217;intelligenza non intelligente di musil, lo scrittore talentuoso e grottescamente stupido di kundera), resi ancora più abissali nei personaggi bolaniani (in stella distante, ma anche in 2666). quelli più reconditi, l&#8217;incapacità dell&#8217;opera di &#8220;risolvere&#8221; alcunché anche quando sembra stia risolvendo, il restare aperta anche quando va (e sembra vada) a chiudersi.<br />
un bug nel cuore stesso del motore letterario.</p>
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		<title>
		Di: raffaella grasso		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/23/roberto-bolano-linsopportabile-2/#comment-140983</link>

		<dc:creator><![CDATA[raffaella grasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 18:07:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@carmelo: hai ragione che il punto non è sapere se l&#039;assassino è il maggiordomo. volevo semplicemente mettere in evidenza il ruolo che ha la narrazione (i registri, le scelte stilistiche) nel mettere in orbita domande e nel farle poi tramontare o cadere. l&#039;immoralità della letteratura, a cui facevo riferimento, compromette pure il lettore, che è parte attiva, personaggio dentro la storia e non fuori, responsabile delle proprie domande, delle proprie curiosità oltre che della mancanza di esse. credo poi che bolano ci prenda in giro sul fatto che una storia abbia senso, che dia il proprio contributo a &quot;spiegare&quot;. sensazione che si fa strada nel lettore alle prese con l&#039;ultima parte, ma che, a mio avviso, è pura illusione, gioco di specchi e di incastri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@carmelo: hai ragione che il punto non è sapere se l&#8217;assassino è il maggiordomo. volevo semplicemente mettere in evidenza il ruolo che ha la narrazione (i registri, le scelte stilistiche) nel mettere in orbita domande e nel farle poi tramontare o cadere. l&#8217;immoralità della letteratura, a cui facevo riferimento, compromette pure il lettore, che è parte attiva, personaggio dentro la storia e non fuori, responsabile delle proprie domande, delle proprie curiosità oltre che della mancanza di esse. credo poi che bolano ci prenda in giro sul fatto che una storia abbia senso, che dia il proprio contributo a &#8220;spiegare&#8221;. sensazione che si fa strada nel lettore alle prese con l&#8217;ultima parte, ma che, a mio avviso, è pura illusione, gioco di specchi e di incastri.</p>
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		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/23/roberto-bolano-linsopportabile-2/#comment-140982</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 17:50:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@zucco
sono convinto che hai toccato un punto essenziale: il ruolo del lettore, il rapporto del letteroe con la letteratura per Bolano è speculare  e altrettanto importante del rapporto tra la letteratura e lo scrittore;
bisogna coniugare vita e letteratura; la letteratura non è un passatempo, e leggere, non è mero godimento di un&#039;opera estetica. La letteratura è in forma di conoscenza di indagine della realtà e nello stesso tempo un modo per cambiartla o perlomeno per tentare di cambiarla, perchè la lettaratura ti apre gli occhi e ti rende consapevole.

Il male. Il male esiste e compito dello scrittore è quello dell&#039;investigatore che indaga, le sue forme le sue cause (Il male è causale o casuale - si chiede un personaggio de i detective ); solo attraverso la letteratura si puo&#039; riscattare l&#039;orrore (lo stalinismo, il nazismo, il crimine dei criminali ed il crimine del capitale cosi&#039; ben evidenziati in 2666) e la sconfitta. 

Santa Teresa è l&#039;unico spazioo geografico al mondo dove si concentra ed è visibile l&#039;orrore del mondo contemporaneo. 
l&#039;unica frontiera tra il primo ed il terzo mondo passa per il nord del messico. 
santa teresa prefigura in qualche modo l&#039;orrore del futuro. 
non solo l&#039;orrore del crimine  dei narcotrafficanti  (con un fatturato annuo di 34 miliardi di dollari e oltre 30.000 morti negli ultimi due anni), non solo l&#039;orrore dei migranti (800 mila l&#039;anno) che dal centroamercia tentano di varcare la frontiera, esponendo i propri corpi alla fame allo stuproallo sfruttamento alla morte. 
Ma anche l&#039;orrore del capitale che si sottrae ad ogni vincolo ad ogni legge, e sfrutta in modo disumano e feroce il lavoro nei paesi del terzo mondo pagando gli operai a 2 (due) dollari al giorno nelle famose maquilladoras. 
In questo regno del profitto selvaggio, tutto diventa banale, persino ilò rapimento di giovani ragazzi a volte bambine, che vengon orapite all&#039;uscita del lavoro o delle scuole e vengo stuprate torturate bruciate e abbandonate nel deserto. 
Chiedersi chi è l&#039;assasino è un falso problema, cercare l&#039;assassino  con i metodi tradizionali dell&#039;indagine poliziesca è tempo sprecato. 

Noi che viviamo qui nel primo mondo e che magari digitiamo su pc assemblati a ciudad juarez, noi se ci illudesimo che la barbarie è altrove confinata nel deserto sperduto del sonora faremmo un grave orrore.
In quel deserto si è arenata tutta la società contemporanea]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@zucco<br />
sono convinto che hai toccato un punto essenziale: il ruolo del lettore, il rapporto del letteroe con la letteratura per Bolano è speculare  e altrettanto importante del rapporto tra la letteratura e lo scrittore;<br />
bisogna coniugare vita e letteratura; la letteratura non è un passatempo, e leggere, non è mero godimento di un&#8217;opera estetica. La letteratura è in forma di conoscenza di indagine della realtà e nello stesso tempo un modo per cambiartla o perlomeno per tentare di cambiarla, perchè la lettaratura ti apre gli occhi e ti rende consapevole.</p>
<p>Il male. Il male esiste e compito dello scrittore è quello dell&#8217;investigatore che indaga, le sue forme le sue cause (Il male è causale o casuale &#8211; si chiede un personaggio de i detective ); solo attraverso la letteratura si puo&#8217; riscattare l&#8217;orrore (lo stalinismo, il nazismo, il crimine dei criminali ed il crimine del capitale cosi&#8217; ben evidenziati in 2666) e la sconfitta. </p>
<p>Santa Teresa è l&#8217;unico spazioo geografico al mondo dove si concentra ed è visibile l&#8217;orrore del mondo contemporaneo.<br />
l&#8217;unica frontiera tra il primo ed il terzo mondo passa per il nord del messico.<br />
santa teresa prefigura in qualche modo l&#8217;orrore del futuro.<br />
non solo l&#8217;orrore del crimine  dei narcotrafficanti  (con un fatturato annuo di 34 miliardi di dollari e oltre 30.000 morti negli ultimi due anni), non solo l&#8217;orrore dei migranti (800 mila l&#8217;anno) che dal centroamercia tentano di varcare la frontiera, esponendo i propri corpi alla fame allo stuproallo sfruttamento alla morte.<br />
Ma anche l&#8217;orrore del capitale che si sottrae ad ogni vincolo ad ogni legge, e sfrutta in modo disumano e feroce il lavoro nei paesi del terzo mondo pagando gli operai a 2 (due) dollari al giorno nelle famose maquilladoras.<br />
In questo regno del profitto selvaggio, tutto diventa banale, persino ilò rapimento di giovani ragazzi a volte bambine, che vengon orapite all&#8217;uscita del lavoro o delle scuole e vengo stuprate torturate bruciate e abbandonate nel deserto.<br />
Chiedersi chi è l&#8217;assasino è un falso problema, cercare l&#8217;assassino  con i metodi tradizionali dell&#8217;indagine poliziesca è tempo sprecato. </p>
<p>Noi che viviamo qui nel primo mondo e che magari digitiamo su pc assemblati a ciudad juarez, noi se ci illudesimo che la barbarie è altrove confinata nel deserto sperduto del sonora faremmo un grave orrore.<br />
In quel deserto si è arenata tutta la società contemporanea</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/23/roberto-bolano-linsopportabile-2/#comment-140981</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 17:12:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36718#comment-140981</guid>

					<description><![CDATA[ciao a tutti,

a proposito del legame tra la rappresentazione del male e la poetica di bolano, mi piace sempre ricordare questo passo che appare in &quot;2666&quot; a p. 251:

&quot;Una volta Amalfitano gli chiese, tanto per dire qualcosa mentre il giovane cercava sugli scaffali, quali libri gli piacevano e cosa stava leggendo in quel momento. Il farmacista gli rispose, senza voltarsi, che gli piacevano i libri tipo La metamorfosi, Bartebly, Un cuore semplice, Canto di Natale. E poi gli disse che stava leggendo Colazione da Tiffany, di Capote. Anche trascurando il fatto che Un cuore semplice e Canto di Natale erano racconti e non libri, i gusti di quel giovane farmacista colto, che forse in un&#039;altra vita era stato Trakl o a cui forse in questa era ancora riservato il destino di scrivere poesie disperate come il suo lontano collega austriaco, erano indicativi di una preferenza netta, indiscussa, per l&#039;opera minore a scapito dell&#039;opera maggiore. Sceglieva La metemorfosi invece del Processo. Sceglieva Bartebly invece di Moby Dick, sceglieva Un cuore semplice invece di Bouvard e Pécuchet e Canto di Natale invece di Le due citta o del Circolo Pickwick. Neppure i farmacisti colti osano più cimentarsi con le grandi opere, imperfette, torrenziali, in grado di aprire le vie dell&#039;ignoto. Scelgono gli esercizi perfetti dei maestri. In altre parole, vogliono vedere i grandi maestri tirare di scherma in allenamento, ma non vogliono saperne dei combattimenti veri e propri, quando i grandi maestri lottano contro quello che ci spaventa tutti, quello che atterrisce e sgomenta, e ci sono sangue e ferite mortali e fetore.&quot;

da cui si evince che:

a) i grandi romanzi (i grandi libri in generale) esistono e continueranno a esistere.

b) spetta al lettore prendersi cura dei libri: il lettore responsabile - una responsabilità che sconfina nel puro godimento - è colui che continua a interrogare le grandi opere senza disdegnare tutto il resto, comprese le opere minori.

c) le grandi opere non sono mai perfette, sono semplicemente opere umane (e di questo bisogna ricordarsene prima che tutto si trasformi in mito e marketing, così come sta avvenendo per bolano, trasformato in una specie di jim morrison della letteratura, tra l&#039;altro jim morrison ha subito lo stesso trattamento - ora che si diffonde questa aurea di gigantesca santità bisognerebbe ricordarlo prima che come scrittore come essere umano).

d) &quot;i grandi maestri lottano contro quello che ci spaventa tutti, quello che atterrisce e sgomenta, e ci sono sangue e ferite mortali e fetore&quot;: il male presente nel romanzo, o nelle grandi opere, non entra per scelta, il male esiste, e bolano e gli altri scrittori non possono fare finta di niente. in particolare in &quot;2666&quot; il male è sia un luogo, santa teresa, un posto ricalcato sul disegno reale di ciudad juarez, sia una persona fisica, un serial killer, o una molteplicità di assassini, ed entrambi sembrano non redimersi mai, sono due buchi neri che attraggono tutto quanto, dentro cui sparisce ogni speranza. ma i buchi neri sono previsti nel disegno dell&#039;universo, esistono ci piaccia o no: bolano e i grandi scrittori per questo lottano costantemente con la materia e l&#039;antimateria, il loro è uno sforzo titanico destinato alla sconfitta. il male puoi mapparlo in un romanzo, ma non sconfiggerlo. se alla conoscenza segue l&#039;azione, quella cosa si chiama politica e non letteratura. ma anche così è detta male. anche la conoscenza è una forma di politica. la conoscenza, i grandi romanzi, sono spazi di condivisione.

a presto

giuseppe zucco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ciao a tutti,</p>
<p>a proposito del legame tra la rappresentazione del male e la poetica di bolano, mi piace sempre ricordare questo passo che appare in &#8220;2666&#8221; a p. 251:</p>
<p>&#8220;Una volta Amalfitano gli chiese, tanto per dire qualcosa mentre il giovane cercava sugli scaffali, quali libri gli piacevano e cosa stava leggendo in quel momento. Il farmacista gli rispose, senza voltarsi, che gli piacevano i libri tipo La metamorfosi, Bartebly, Un cuore semplice, Canto di Natale. E poi gli disse che stava leggendo Colazione da Tiffany, di Capote. Anche trascurando il fatto che Un cuore semplice e Canto di Natale erano racconti e non libri, i gusti di quel giovane farmacista colto, che forse in un&#8217;altra vita era stato Trakl o a cui forse in questa era ancora riservato il destino di scrivere poesie disperate come il suo lontano collega austriaco, erano indicativi di una preferenza netta, indiscussa, per l&#8217;opera minore a scapito dell&#8217;opera maggiore. Sceglieva La metemorfosi invece del Processo. Sceglieva Bartebly invece di Moby Dick, sceglieva Un cuore semplice invece di Bouvard e Pécuchet e Canto di Natale invece di Le due citta o del Circolo Pickwick. Neppure i farmacisti colti osano più cimentarsi con le grandi opere, imperfette, torrenziali, in grado di aprire le vie dell&#8217;ignoto. Scelgono gli esercizi perfetti dei maestri. In altre parole, vogliono vedere i grandi maestri tirare di scherma in allenamento, ma non vogliono saperne dei combattimenti veri e propri, quando i grandi maestri lottano contro quello che ci spaventa tutti, quello che atterrisce e sgomenta, e ci sono sangue e ferite mortali e fetore.&#8221;</p>
<p>da cui si evince che:</p>
<p>a) i grandi romanzi (i grandi libri in generale) esistono e continueranno a esistere.</p>
<p>b) spetta al lettore prendersi cura dei libri: il lettore responsabile &#8211; una responsabilità che sconfina nel puro godimento &#8211; è colui che continua a interrogare le grandi opere senza disdegnare tutto il resto, comprese le opere minori.</p>
<p>c) le grandi opere non sono mai perfette, sono semplicemente opere umane (e di questo bisogna ricordarsene prima che tutto si trasformi in mito e marketing, così come sta avvenendo per bolano, trasformato in una specie di jim morrison della letteratura, tra l&#8217;altro jim morrison ha subito lo stesso trattamento &#8211; ora che si diffonde questa aurea di gigantesca santità bisognerebbe ricordarlo prima che come scrittore come essere umano).</p>
<p>d) &#8220;i grandi maestri lottano contro quello che ci spaventa tutti, quello che atterrisce e sgomenta, e ci sono sangue e ferite mortali e fetore&#8221;: il male presente nel romanzo, o nelle grandi opere, non entra per scelta, il male esiste, e bolano e gli altri scrittori non possono fare finta di niente. in particolare in &#8220;2666&#8221; il male è sia un luogo, santa teresa, un posto ricalcato sul disegno reale di ciudad juarez, sia una persona fisica, un serial killer, o una molteplicità di assassini, ed entrambi sembrano non redimersi mai, sono due buchi neri che attraggono tutto quanto, dentro cui sparisce ogni speranza. ma i buchi neri sono previsti nel disegno dell&#8217;universo, esistono ci piaccia o no: bolano e i grandi scrittori per questo lottano costantemente con la materia e l&#8217;antimateria, il loro è uno sforzo titanico destinato alla sconfitta. il male puoi mapparlo in un romanzo, ma non sconfiggerlo. se alla conoscenza segue l&#8217;azione, quella cosa si chiama politica e non letteratura. ma anche così è detta male. anche la conoscenza è una forma di politica. la conoscenza, i grandi romanzi, sono spazi di condivisione.</p>
<p>a presto</p>
<p>giuseppe zucco</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: raffaella grasso		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/23/roberto-bolano-linsopportabile-2/#comment-140975</link>

		<dc:creator><![CDATA[raffaella grasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 13:16:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36718#comment-140975</guid>

					<description><![CDATA[errata corrige: eliminare &quot;tuttavia&quot; da quart&#039;ultima riga, please!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>errata corrige: eliminare &#8220;tuttavia&#8221; da quart&#8217;ultima riga, please!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: raffaella grasso		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/23/roberto-bolano-linsopportabile-2/#comment-140974</link>

		<dc:creator><![CDATA[raffaella grasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 13:13:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36718#comment-140974</guid>

					<description><![CDATA[cerco di chiarire il mio punto di vista riprendendo un paio di osservazioni di paolo castronuovo e carmelo.
il tema bolaniano per eccellenza è la letteratura o il male? direi il punto mediano in cui i due poli si incontrano.
non soltanto, banalmente, l&#039;analogia tra vita e letteratura pone un&#039;ipoteca grossa sulla redenzione che quest&#039;ultima può offrire.
non soltanto si dà il caso che la letteratura possa essere &quot;nazista&quot;, che uno scrittore o un poeta geniali possano essere al tempo stesso perversi torturatori o crudeli assassini.
vi è un&#039;immoralità intrinseca alla letteratura stessa, a prescindere dalla biografia dell&#039;autore. 
- sia quando sembra smarrire ogni ambizione letteraria, ridursi a mera verbalizzazione (la parte dei delitti), con l&#039;effetto di devitalizzare lo sguardo del lettore.
- sia quando fa uno sforzo in più, approfondisce la psicologia dei personaggi, pur conservando un alone di neutralità (gli intermezzi dal carcere). un breve intervento condiziona, ridesta l&#039;attenzione del lettore. ma perché proprio adesso? perché questa disparità di trattamento? non è un intervento arbitrario, ingiusto rispetto a tutti gli orrori venuti prima?
- da ultimo quando si riappropria del suo mestiere, torna a raccontare una grande storia, l&#039;epopea di un uomo e del mondo che si porta dentro. la capacità di prospettare una sensatezza che non c&#039;è, data dal modo in cui si selezionano i pezzi del racconto, provoca una suggestione nel lettore. quella di capire a tal punto da poter trascurare certi &quot;dettagli laterali&quot;, il male commesso, il mal non spiegato.
in questo senso, forse, bolano è implacabile, impietoso e insopportabile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>cerco di chiarire il mio punto di vista riprendendo un paio di osservazioni di paolo castronuovo e carmelo.<br />
il tema bolaniano per eccellenza è la letteratura o il male? direi il punto mediano in cui i due poli si incontrano.<br />
non soltanto, banalmente, l&#8217;analogia tra vita e letteratura pone un&#8217;ipoteca grossa sulla redenzione che quest&#8217;ultima può offrire.<br />
non soltanto si dà il caso che la letteratura possa essere &#8220;nazista&#8221;, che uno scrittore o un poeta geniali possano essere al tempo stesso perversi torturatori o crudeli assassini.<br />
vi è un&#8217;immoralità intrinseca alla letteratura stessa, a prescindere dalla biografia dell&#8217;autore.<br />
&#8211; sia quando sembra smarrire ogni ambizione letteraria, ridursi a mera verbalizzazione (la parte dei delitti), con l&#8217;effetto di devitalizzare lo sguardo del lettore.<br />
&#8211; sia quando fa uno sforzo in più, approfondisce la psicologia dei personaggi, pur conservando un alone di neutralità (gli intermezzi dal carcere). un breve intervento condiziona, ridesta l&#8217;attenzione del lettore. ma perché proprio adesso? perché questa disparità di trattamento? non è un intervento arbitrario, ingiusto rispetto a tutti gli orrori venuti prima?<br />
&#8211; da ultimo quando si riappropria del suo mestiere, torna a raccontare una grande storia, l&#8217;epopea di un uomo e del mondo che si porta dentro. la capacità di prospettare una sensatezza che non c&#8217;è, data dal modo in cui si selezionano i pezzi del racconto, provoca una suggestione nel lettore. quella di capire a tal punto da poter trascurare certi &#8220;dettagli laterali&#8221;, il male commesso, il mal non spiegato.<br />
in questo senso, forse, bolano è implacabile, impietoso e insopportabile.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Enrico Macioci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/23/roberto-bolano-linsopportabile-2/#comment-140969</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enrico Macioci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 12:25:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36718#comment-140969</guid>

					<description><![CDATA[Bello ed esaustivo il commento di Raffaella Grasso. Questo straordinario romanzo è del 2003; e pensare che c&#039;è chi si ostina a dichiarare - parlo di parecchi critici nostrani - la morte del romanzo. Bah.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bello ed esaustivo il commento di Raffaella Grasso. Questo straordinario romanzo è del 2003; e pensare che c&#8217;è chi si ostina a dichiarare &#8211; parlo di parecchi critici nostrani &#8211; la morte del romanzo. Bah.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: raffaella grasso		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/23/roberto-bolano-linsopportabile-2/#comment-140964</link>

		<dc:creator><![CDATA[raffaella grasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 10:17:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36718#comment-140964</guid>

					<description><![CDATA[un mio tentativo di recensione a 2666.
lo trovate anche sul mio blog: http://la-gi-raffa.blogspot.com



Roberto Bolaño, 2666, secondo volume

Chiunque cerchi svago, divertimento, riflessione sì, ma condita da un velo d’ironia, una strizzatina d’occhio ogni tanto, può tenersi alla larga da questo romanzo.
2666 è un’opera mastodontica, eccessiva, implacabile, per certi versi mostruosa. Non di meno, se, al termine della lettura del primo volume e dopo il breve interludio di Stella distante, mi ero convinta che i romanzi brevi di Bolaño fossero meglio, quanto meno per prendere le misure, ora ho cambiato parere. Di 2666 si continuerà a parlare, ognuna delle sue 1105 pagine continuerà a parlare ancora per molto, di qui bisogna passare prima o poi. Tanto vale cimentarsi e accada quel che accada!
Per me è stata dura, ne esco stremata come dopo una lunga apnea, trasformata anch’io nel bambino-alga che salta fuori a un certo punto del racconto, quasi a ricordarmi chi sono mentre leggo, quale parte ho nella narrazione, che tutto era previsto, nulla affidato al caso, compreso il mio bisogno impellente di venir fuori a prendere aria, la disperazione ingolfata, scomposta, paonazza che mi coglie quasi subito all’inizio del secondo volume, che, poco a poco, si fa serena, a tratti persino piacevole. E alla fine (ma solo alla fine) vorrei ricominciasse daccapo. «Ancora una volta!» come le favole ascoltate da piccoli, i racconti del terrore o le dipendenze, tutte un po’ tossiche, sviluppate qualche anno più in là.
C’è un che di perverso in questa narcosi del lettore nel romanzo, e un che di prodigioso. Bello non è l’aggettivo appropriato per un libro del genere, che forse non è neppure un romanzo ma cinque, e forse non è neppure un romanzo ma una storia universale dal percorso accidentato, faticoso, a tratti snervante, una selva di incastri, di digressioni narrative, didascaliche, enciclopediche che non vanno da nessuna parte, perché è precisamente lì che devono andare, come nei canti omerici o nell’epopea di Gilgamesh.

Torna a riproporsi la metafora dell’acqua, del racconto fiume che travolge, a ondate e reflussi, in cui è difficile stare a galla. Ne La parte dei delitti, che apre il secondo tomo, mi sono letteralmente impantanata e ho temuto di non sortirne più. I femminicidi di Santa Teresa - città di frontiera nel nord del Messico trasposizione letteraria di Ciudad Juarez dove i fatti in questione accadono davvero, sfondo narrativo della sezione precedente - occupano la scena, diventano oggetto principale del racconto. Oggetto non a caso, dal momento che di ogni singolo evento delittuoso viene offerto un quadretto sintetico e dettagliato, più consono ai toni devitalizzati, professionali e asettici, dei verbali di polizia, dei referti autoptici, delle pagine di cronaca nera. Di bozzetti, contenenti ogni tipo di atrocità, se ne affastellano un bel po’, uno dopo l’altro, centinaia fino a perdere il conto. Tanti che non do più peso alle aberrazioni che leggo, quasi non me ne accorgo, quasi non riconosco più (io, una donna) nell’ennesima morta una mia simile, un’altra donna.
La mia sensibilità si risveglia in certi intermezzi ambientati in carcere. La violenza tra maschi, descritta con dovizia di particolari, mi sembra atroce, insopportabile. Anche questo deve essere voluto, frutto di estrema maestria nella composizione e nel dosaggio, come il gusto per l’elenco, la catalogazione degli orrori, il ritmo ricorsivo, cadenzato, ipnotico, con cui Bolaño ammucchia cadaveri femminili rendendomeli indifferenti. E, tuttavia, è pur sempre noia quella che provo, e della peggior specie, d’una qualità oscena, una noia che non “dovrei” provare.

Torno a prender fiato ne La parte di Arcimboldi. Proprio quando il bambino-alga comincia ad immergersi, per me ha inizio la risalita.
Dentro questo ragazzino schivo e allampanato, che diventa uomo, gigante, sotto i miei occhi, ci stanno due guerre, una generazione, un secolo, i Mari del Nord Europa, le steppe siberiane, il deserto del Sonora, il mondo intero. Tutto condensato in un unico personaggio, un filamento flessibile, esile, lungo e stretto che proprio in virtù della sua adattabilità, del suo anonimato riesce a strisciare, a insinuarsi in situazioni incredibili, costellate da coincidenze siderali, assurde, impensate, che però non puzzano mai di finto, di forzoso o artefatto. Un anonimato il suo che non è mancanza di personalità, ma filtro, amore per il sedimento.
Con i suoi piedi enormi attraverso lande mai viste, per sbucare all’improvviso su incroci già noti, vicoli ciechi che avevo abbandonato e che ora rivelano un passaggio.
Imparo ad amare il timido omaccione, intriso di disciplina prussiana e furore rumeno, fiumi di vodka russa e gelo polare, anche per questo, perché grazie a lui tutto sembra trovare un senso, una precisa collocazione, perché in sua compagnia sembra possibile tornare indietro, rifare la strada, che è costata tanta fatica, evitando, ’sta volta, dubbi e smarrimenti.
Una bugia meravigliosa e tremenda, di cui sono saldamente convinta alla fine, tanto da aver voglia di rituffarmi subito in una seconda lettura. Il trucco finale, l’ultima ironia raffinata e crudele di Bolaño, che racconta un uomo, una storia, il mondo, ma non spiega l’arcano, che di nuovo mi porta, questa volta dolcemente, sfruttando a pieno l’incantamento del racconto, faccia a faccia con l’oscenità e l’abisso.
Chi è l’assassino di tutte quelle donne? Ora che conosco Arcimboldi, che so tutto di lui, posso veramente escludere che c’entri qualcosa? O non accade piuttosto che, avendolo visto da vicino, semplicemente non mi interessa più se sia o meno un assassino, che non significa nulla perché, come si dice a un certo punto, anche “un assassino, in fondo, è buono”?
Questo al fondo mi sembra il nucleo duro dell’opera di Bolaño, che la letteratura è capace di tali e altre simili atrocità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>un mio tentativo di recensione a 2666.<br />
lo trovate anche sul mio blog: <a href="http://la-gi-raffa.blogspot.com" rel="nofollow ugc">http://la-gi-raffa.blogspot.com</a></p>
<p>Roberto Bolaño, 2666, secondo volume</p>
<p>Chiunque cerchi svago, divertimento, riflessione sì, ma condita da un velo d’ironia, una strizzatina d’occhio ogni tanto, può tenersi alla larga da questo romanzo.<br />
2666 è un’opera mastodontica, eccessiva, implacabile, per certi versi mostruosa. Non di meno, se, al termine della lettura del primo volume e dopo il breve interludio di Stella distante, mi ero convinta che i romanzi brevi di Bolaño fossero meglio, quanto meno per prendere le misure, ora ho cambiato parere. Di 2666 si continuerà a parlare, ognuna delle sue 1105 pagine continuerà a parlare ancora per molto, di qui bisogna passare prima o poi. Tanto vale cimentarsi e accada quel che accada!<br />
Per me è stata dura, ne esco stremata come dopo una lunga apnea, trasformata anch’io nel bambino-alga che salta fuori a un certo punto del racconto, quasi a ricordarmi chi sono mentre leggo, quale parte ho nella narrazione, che tutto era previsto, nulla affidato al caso, compreso il mio bisogno impellente di venir fuori a prendere aria, la disperazione ingolfata, scomposta, paonazza che mi coglie quasi subito all’inizio del secondo volume, che, poco a poco, si fa serena, a tratti persino piacevole. E alla fine (ma solo alla fine) vorrei ricominciasse daccapo. «Ancora una volta!» come le favole ascoltate da piccoli, i racconti del terrore o le dipendenze, tutte un po’ tossiche, sviluppate qualche anno più in là.<br />
C’è un che di perverso in questa narcosi del lettore nel romanzo, e un che di prodigioso. Bello non è l’aggettivo appropriato per un libro del genere, che forse non è neppure un romanzo ma cinque, e forse non è neppure un romanzo ma una storia universale dal percorso accidentato, faticoso, a tratti snervante, una selva di incastri, di digressioni narrative, didascaliche, enciclopediche che non vanno da nessuna parte, perché è precisamente lì che devono andare, come nei canti omerici o nell’epopea di Gilgamesh.</p>
<p>Torna a riproporsi la metafora dell’acqua, del racconto fiume che travolge, a ondate e reflussi, in cui è difficile stare a galla. Ne La parte dei delitti, che apre il secondo tomo, mi sono letteralmente impantanata e ho temuto di non sortirne più. I femminicidi di Santa Teresa &#8211; città di frontiera nel nord del Messico trasposizione letteraria di Ciudad Juarez dove i fatti in questione accadono davvero, sfondo narrativo della sezione precedente &#8211; occupano la scena, diventano oggetto principale del racconto. Oggetto non a caso, dal momento che di ogni singolo evento delittuoso viene offerto un quadretto sintetico e dettagliato, più consono ai toni devitalizzati, professionali e asettici, dei verbali di polizia, dei referti autoptici, delle pagine di cronaca nera. Di bozzetti, contenenti ogni tipo di atrocità, se ne affastellano un bel po’, uno dopo l’altro, centinaia fino a perdere il conto. Tanti che non do più peso alle aberrazioni che leggo, quasi non me ne accorgo, quasi non riconosco più (io, una donna) nell’ennesima morta una mia simile, un’altra donna.<br />
La mia sensibilità si risveglia in certi intermezzi ambientati in carcere. La violenza tra maschi, descritta con dovizia di particolari, mi sembra atroce, insopportabile. Anche questo deve essere voluto, frutto di estrema maestria nella composizione e nel dosaggio, come il gusto per l’elenco, la catalogazione degli orrori, il ritmo ricorsivo, cadenzato, ipnotico, con cui Bolaño ammucchia cadaveri femminili rendendomeli indifferenti. E, tuttavia, è pur sempre noia quella che provo, e della peggior specie, d’una qualità oscena, una noia che non “dovrei” provare.</p>
<p>Torno a prender fiato ne La parte di Arcimboldi. Proprio quando il bambino-alga comincia ad immergersi, per me ha inizio la risalita.<br />
Dentro questo ragazzino schivo e allampanato, che diventa uomo, gigante, sotto i miei occhi, ci stanno due guerre, una generazione, un secolo, i Mari del Nord Europa, le steppe siberiane, il deserto del Sonora, il mondo intero. Tutto condensato in un unico personaggio, un filamento flessibile, esile, lungo e stretto che proprio in virtù della sua adattabilità, del suo anonimato riesce a strisciare, a insinuarsi in situazioni incredibili, costellate da coincidenze siderali, assurde, impensate, che però non puzzano mai di finto, di forzoso o artefatto. Un anonimato il suo che non è mancanza di personalità, ma filtro, amore per il sedimento.<br />
Con i suoi piedi enormi attraverso lande mai viste, per sbucare all’improvviso su incroci già noti, vicoli ciechi che avevo abbandonato e che ora rivelano un passaggio.<br />
Imparo ad amare il timido omaccione, intriso di disciplina prussiana e furore rumeno, fiumi di vodka russa e gelo polare, anche per questo, perché grazie a lui tutto sembra trovare un senso, una precisa collocazione, perché in sua compagnia sembra possibile tornare indietro, rifare la strada, che è costata tanta fatica, evitando, ’sta volta, dubbi e smarrimenti.<br />
Una bugia meravigliosa e tremenda, di cui sono saldamente convinta alla fine, tanto da aver voglia di rituffarmi subito in una seconda lettura. Il trucco finale, l’ultima ironia raffinata e crudele di Bolaño, che racconta un uomo, una storia, il mondo, ma non spiega l’arcano, che di nuovo mi porta, questa volta dolcemente, sfruttando a pieno l’incantamento del racconto, faccia a faccia con l’oscenità e l’abisso.<br />
Chi è l’assassino di tutte quelle donne? Ora che conosco Arcimboldi, che so tutto di lui, posso veramente escludere che c’entri qualcosa? O non accade piuttosto che, avendolo visto da vicino, semplicemente non mi interessa più se sia o meno un assassino, che non significa nulla perché, come si dice a un certo punto, anche “un assassino, in fondo, è buono”?<br />
Questo al fondo mi sembra il nucleo duro dell’opera di Bolaño, che la letteratura è capace di tali e altre simili atrocità.</p>
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