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	Commenti a: Michele Perriera: l’interferenza necessaria	</title>
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		<title>
		Di: ng		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/27/michele-perriera-linterferenza-necessaria/#comment-141038</link>

		<dc:creator><![CDATA[ng]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 16:59:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Evelina Santangelo 

alcuni appunti:

•	In Perriera l’orgoglio della marginalità coincide con l’indipendenza e con l’irriducibilità intellettuale; sono dimensioni di uno stesso atteggiamento. Nessuno è felice di stare ai margini. Io, ad esempio, me la godrei un mondo a essere famoso: soldi, donne, viaggi, autografi … Solo che la vita m’ha spinto verso altri lidi. Ne prendo atto e me la godo lo stesso. In ogni caso, meglio orgogliosi della propria marginalità che lamentosi.

•	Non è il rivendicare la marginalità che ha dissipato molti talenti, ma il funzionamento di quello che Larry Massino chiama ‘O Sistema. Basta poco per verificarlo. 

•	La marginalità è sempre relativa. Rispetto alla cultura di Palermo, Perriera non può essere considerato un marginale. Rispetto alla storia del teatro italiano degli ultimi quarant’anni, sì. Un suo libro si sottotitolava “Trentasei anni di note ai margini”: è anche un modo di rivendicare l’orgoglio di avere resistito in un contesto non proprio agevole. 

•	Ridimensionerei la questione delle avanguardie. La mia frase voleva solo intendere che la critica può essere agita al di là del mero contenutismo. Così come, per l’appunto, hanno tentato di fare alcune tra le avanguardie. Nient’altro. 

NeGa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Evelina Santangelo </p>
<p>alcuni appunti:</p>
<p>•	In Perriera l’orgoglio della marginalità coincide con l’indipendenza e con l’irriducibilità intellettuale; sono dimensioni di uno stesso atteggiamento. Nessuno è felice di stare ai margini. Io, ad esempio, me la godrei un mondo a essere famoso: soldi, donne, viaggi, autografi … Solo che la vita m’ha spinto verso altri lidi. Ne prendo atto e me la godo lo stesso. In ogni caso, meglio orgogliosi della propria marginalità che lamentosi.</p>
<p>•	Non è il rivendicare la marginalità che ha dissipato molti talenti, ma il funzionamento di quello che Larry Massino chiama ‘O Sistema. Basta poco per verificarlo. </p>
<p>•	La marginalità è sempre relativa. Rispetto alla cultura di Palermo, Perriera non può essere considerato un marginale. Rispetto alla storia del teatro italiano degli ultimi quarant’anni, sì. Un suo libro si sottotitolava “Trentasei anni di note ai margini”: è anche un modo di rivendicare l’orgoglio di avere resistito in un contesto non proprio agevole. </p>
<p>•	Ridimensionerei la questione delle avanguardie. La mia frase voleva solo intendere che la critica può essere agita al di là del mero contenutismo. Così come, per l’appunto, hanno tentato di fare alcune tra le avanguardie. Nient’altro. </p>
<p>NeGa</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: maurizio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/27/michele-perriera-linterferenza-necessaria/#comment-141035</link>

		<dc:creator><![CDATA[maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 16:10:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Visto che stiamo parlando di artisti di teatro marginalizzati, sarebbe bello che qualcuno dei suoi allievi potesse ricordare la figura di Mario Montagna, che, tra l&#039;altro, aveva fondato a Milano il Teatro I, oggi in mano ad persone diverse. Anche Leopoldo Mestelloni rappresenta un conflitto interessante da questo punto di vista. Grazie Nevio Gambula per l&#039;artico pieno di citazioni memorabili. 
Non intendo ridurre la levatura del discorso, ma vorrei tuttavia anche ammettere che, soffrendo di una disdicevole fobia per gli attori che rantolano in scena, mi è impedito di appassionarmi al filmato proposto da Orsola. Spiace, ma proprio mi viene il raptus del colpo di grazia. Tale fobia, che forse non è solo mia, suggerirebbe una scusante per una parte degli spettatori i quali, senza essere delle anime morte, si sono tenuti purtroppo distanti da molte opere di pregio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che stiamo parlando di artisti di teatro marginalizzati, sarebbe bello che qualcuno dei suoi allievi potesse ricordare la figura di Mario Montagna, che, tra l&#8217;altro, aveva fondato a Milano il Teatro I, oggi in mano ad persone diverse. Anche Leopoldo Mestelloni rappresenta un conflitto interessante da questo punto di vista. Grazie Nevio Gambula per l&#8217;artico pieno di citazioni memorabili.<br />
Non intendo ridurre la levatura del discorso, ma vorrei tuttavia anche ammettere che, soffrendo di una disdicevole fobia per gli attori che rantolano in scena, mi è impedito di appassionarmi al filmato proposto da Orsola. Spiace, ma proprio mi viene il raptus del colpo di grazia. Tale fobia, che forse non è solo mia, suggerirebbe una scusante per una parte degli spettatori i quali, senza essere delle anime morte, si sono tenuti purtroppo distanti da molte opere di pregio.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/27/michele-perriera-linterferenza-necessaria/#comment-141028</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 09:33:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi paiono giuste le osservazioni di Larry Massino. 
Io direi che cio&#039; che conta è la qualità estetica dell&#039;opera. 
E direi anche che:
1): le opere innovative, que sovvertono i canoni stabiliti, sono per definizione marginali rispetto alle istituzioni culturali e rispetto al mercato. Succede sempre cosi&#039; finche non si impongono i nuovi canoni
2): rivendicare la propria distanza dalle congreghe  e dalle mafie letterarie, rifiutare ogni compromesso con le istituzioni (è il caso del teatro) e con il mercato, pagando di persona in termini economici e di diffusione della propria opera, io l otrovo lodevole sul piano etico e non solo.
3): puo&#039; succedere e succede che artisti, nonostante il rifiuto di ogni tipo di compromesso riescano ad imporsi nel mondo istituzionale della critica e del mercato, perdendo (in questo caso è un fatto positivo) la condizione di marginalità

4): se invece un cattivo autore che  produce opere di scarso valore estetico, utilizza la propria condizione di marginalità come alibi per nascondere la propria mediocrità, beh allora in questo caso vale quanto dice evelina]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi paiono giuste le osservazioni di Larry Massino.<br />
Io direi che cio&#8217; che conta è la qualità estetica dell&#8217;opera.<br />
E direi anche che:<br />
1): le opere innovative, que sovvertono i canoni stabiliti, sono per definizione marginali rispetto alle istituzioni culturali e rispetto al mercato. Succede sempre cosi&#8217; finche non si impongono i nuovi canoni<br />
2): rivendicare la propria distanza dalle congreghe  e dalle mafie letterarie, rifiutare ogni compromesso con le istituzioni (è il caso del teatro) e con il mercato, pagando di persona in termini economici e di diffusione della propria opera, io l otrovo lodevole sul piano etico e non solo.<br />
3): puo&#8217; succedere e succede che artisti, nonostante il rifiuto di ogni tipo di compromesso riescano ad imporsi nel mondo istituzionale della critica e del mercato, perdendo (in questo caso è un fatto positivo) la condizione di marginalità</p>
<p>4): se invece un cattivo autore che  produce opere di scarso valore estetico, utilizza la propria condizione di marginalità come alibi per nascondere la propria mediocrità, beh allora in questo caso vale quanto dice evelina</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Larry Massino		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/27/michele-perriera-linterferenza-necessaria/#comment-141027</link>

		<dc:creator><![CDATA[Larry Massino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 08:51:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Evelina Santangelo

nessuno gode della condizione di marginalità in cui si trova, nessuno se ne deve compiacere, l&#039;abbiamo già detto. Ma il suo messaggio di terrore verso qualunque condizione di marginalità sembra sottindere la necessità di venire  a patti con &#039;O Sistema, coi linguaggi dominanti, con le esigenze del pubblico e del mercato, detto in una parola, con la cultura. Un artista è quello che è, nel bene e nel male è portato a esprimersi coerentemente nel suo linguaggio: una volta si troverà integrato, cento volte marginale. I posti a sedere da integrati sono limitati, e il più delle volte sono occupati da culi di  impostori, come sappiamo tutti. Nel teatro ci sono stati, negli ultimi 40 anni, tanti esempi di artisti marginali decisivi. Non sto a fare nomi, anzi uno lo faccio, anche in onore alla sua memoria, Perla Peragallo, che era di sicuro una grande attrice, che  smise di teatrare molto presto, intorno ai 40 anni. A volte sono stati gli stessi teatranti degli anni &#039;70, che da marginali erano innovativi ed eversivi, ad aver  perso quasi del tutto la loro valenza artistica una volta integrati. Ci sono stati anche casi di integrati che non hanno perso nulla del loro linguaggio originale, Carmelo Bene, ad esempio, forse il teatrante più importante del mondo nella seconda metà del secolo scorso, che però in Italia veniva considerato un &quot; pazzo &quot; e non ebbe mai un teatro suo. 

Insomma Evelina, la faccenda è complicata, non può essere liquidata con un processo sommario alla marginalità, anche perché la letteratura, della quale lei stessa fa parte, è piena di esempi di marginali decisivi che non  ottennero un posto a sedere,  ostacolati da culi più rassicuranti ma mai artisticamente decisivi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Evelina Santangelo</p>
<p>nessuno gode della condizione di marginalità in cui si trova, nessuno se ne deve compiacere, l&#8217;abbiamo già detto. Ma il suo messaggio di terrore verso qualunque condizione di marginalità sembra sottindere la necessità di venire  a patti con &#8216;O Sistema, coi linguaggi dominanti, con le esigenze del pubblico e del mercato, detto in una parola, con la cultura. Un artista è quello che è, nel bene e nel male è portato a esprimersi coerentemente nel suo linguaggio: una volta si troverà integrato, cento volte marginale. I posti a sedere da integrati sono limitati, e il più delle volte sono occupati da culi di  impostori, come sappiamo tutti. Nel teatro ci sono stati, negli ultimi 40 anni, tanti esempi di artisti marginali decisivi. Non sto a fare nomi, anzi uno lo faccio, anche in onore alla sua memoria, Perla Peragallo, che era di sicuro una grande attrice, che  smise di teatrare molto presto, intorno ai 40 anni. A volte sono stati gli stessi teatranti degli anni &#8217;70, che da marginali erano innovativi ed eversivi, ad aver  perso quasi del tutto la loro valenza artistica una volta integrati. Ci sono stati anche casi di integrati che non hanno perso nulla del loro linguaggio originale, Carmelo Bene, ad esempio, forse il teatrante più importante del mondo nella seconda metà del secolo scorso, che però in Italia veniva considerato un &#8221; pazzo &#8221; e non ebbe mai un teatro suo. </p>
<p>Insomma Evelina, la faccenda è complicata, non può essere liquidata con un processo sommario alla marginalità, anche perché la letteratura, della quale lei stessa fa parte, è piena di esempi di marginali decisivi che non  ottennero un posto a sedere,  ostacolati da culi più rassicuranti ma mai artisticamente decisivi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Evelina Santangelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/27/michele-perriera-linterferenza-necessaria/#comment-141022</link>

		<dc:creator><![CDATA[Evelina Santangelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 22:30:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Perriera è stato un maestro anche per chi, come la sottoscritta, non ha avuto mai modo di incrociarlo in modo diretto nel proprio percorso formativo.
Ha creato una scuola, un modo singolare e condiviso di intendere il fare teatrale, è stato un esempio di indipendenza radicale. Quella sua «radicale perplessità», il senso dell’arte come luogo per eccellenza del dubbio, della parola che interroga e rifugge dalle certezze più consolatorie è stata per molti una linfa vitale, anche per chi, come la sottoscritta, ripeto, non può ascriversi tra i suoi allievi.
Quel che non mi sento di condividere, e che non ho mai condiviso è «l’orgoglio della marginalità», che è cosa diversa dall’indipendenza e dall’irriducibilità intellettuale. E questo perché credo che pensare la marginalità come un valore in sé ha creato molti equivoci e ha dissipato molti talenti.
Se il maestro Michele Perriera può accreditare tra le eredità lasciate alla città di Palermo una scuola (la scuola immateriale dei suoi allievi) questo si deve proprio al fatto che, c’è stato un momento nella storia culturale di questo paese e della mia città, in cui si è sfidata la marginalità. La marginalità di voci forti e significative, così come l’oblio non è, a mio avviso, una vittoria, ma è un fallimento proprio per chi ha a cuore la pluralità delle voci che fanno cultura in un paese. Né restare «fedele al contenuto critico di molte avanguardie» è a mio avviso un valore in sé. Anzi è stata spesso una scelta che ha soffocato anche molti talenti che l’hanno male intesa, come una forma di fedeltà alle parole d&#039;ordine delle neoavanguardie ridotte a formule cristallizzate. E lo dico perché onorare la memoria di un maestro della statura di Michele Perriera significa, a mio avviso, anche rendere viva, dunque problematica la sua lezione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perriera è stato un maestro anche per chi, come la sottoscritta, non ha avuto mai modo di incrociarlo in modo diretto nel proprio percorso formativo.<br />
Ha creato una scuola, un modo singolare e condiviso di intendere il fare teatrale, è stato un esempio di indipendenza radicale. Quella sua «radicale perplessità», il senso dell’arte come luogo per eccellenza del dubbio, della parola che interroga e rifugge dalle certezze più consolatorie è stata per molti una linfa vitale, anche per chi, come la sottoscritta, ripeto, non può ascriversi tra i suoi allievi.<br />
Quel che non mi sento di condividere, e che non ho mai condiviso è «l’orgoglio della marginalità», che è cosa diversa dall’indipendenza e dall’irriducibilità intellettuale. E questo perché credo che pensare la marginalità come un valore in sé ha creato molti equivoci e ha dissipato molti talenti.<br />
Se il maestro Michele Perriera può accreditare tra le eredità lasciate alla città di Palermo una scuola (la scuola immateriale dei suoi allievi) questo si deve proprio al fatto che, c’è stato un momento nella storia culturale di questo paese e della mia città, in cui si è sfidata la marginalità. La marginalità di voci forti e significative, così come l’oblio non è, a mio avviso, una vittoria, ma è un fallimento proprio per chi ha a cuore la pluralità delle voci che fanno cultura in un paese. Né restare «fedele al contenuto critico di molte avanguardie» è a mio avviso un valore in sé. Anzi è stata spesso una scelta che ha soffocato anche molti talenti che l’hanno male intesa, come una forma di fedeltà alle parole d&#8217;ordine delle neoavanguardie ridotte a formule cristallizzate. E lo dico perché onorare la memoria di un maestro della statura di Michele Perriera significa, a mio avviso, anche rendere viva, dunque problematica la sua lezione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: massimiliano manganelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/27/michele-perriera-linterferenza-necessaria/#comment-141014</link>

		<dc:creator><![CDATA[massimiliano manganelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 16:51:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Nevio Gambula
Grazie, questo ricordo serviva davvero. 
E serve anche per (ri)pensare che cos&#039;è oggi il teatro in Italia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Nevio Gambula<br />
Grazie, questo ricordo serviva davvero.<br />
E serve anche per (ri)pensare che cos&#8217;è oggi il teatro in Italia.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: johnny doe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/27/michele-perriera-linterferenza-necessaria/#comment-140991</link>

		<dc:creator><![CDATA[johnny doe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 21:28:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Il punto è proprio questo: il grado zero dell’etica ha coinciso con il grado zero dell’arte, con gli artisti che invece di produrre bellezza producono pensiero, per meglio dire “ pensierini “ alla portata dei loro committenti, il comune, la regione, lo stato, la televisione, e, più vergnosamente ancora, le teste dei loro immaturi spettatori, che non a caso affollano le orazioni dei teatranti cosiddetti civili (che civili non sono affatto, perché non sono etici, non rispettando i principi del loro linguaggio)&quot;.

L&#039;arte dei chiagnefotte!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il punto è proprio questo: il grado zero dell’etica ha coinciso con il grado zero dell’arte, con gli artisti che invece di produrre bellezza producono pensiero, per meglio dire “ pensierini “ alla portata dei loro committenti, il comune, la regione, lo stato, la televisione, e, più vergnosamente ancora, le teste dei loro immaturi spettatori, che non a caso affollano le orazioni dei teatranti cosiddetti civili (che civili non sono affatto, perché non sono etici, non rispettando i principi del loro linguaggio)&#8221;.</p>
<p>L&#8217;arte dei chiagnefotte!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/27/michele-perriera-linterferenza-necessaria/#comment-140989</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 19:47:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ng
Non c&#039;e&#039; oblio per l&#039;arte almeno io voglio illudermi che sia così.

10 o 20 o 50 anni non sono niente. Ci sono epoche che non si meritano gli artisti loro  contemporanei.    L&#039;arte sopravviverà  anche a questi tempi bui.  Infine tanto per cambiare io sto con R:Bolano
&lt;b&gt;&quot;La nostra etica è la Rivoluzione, la nostra estetica la Vita&quot;&lt;/b&gt;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ng<br />
Non c&#8217;e&#8217; oblio per l&#8217;arte almeno io voglio illudermi che sia così.</p>
<p>10 o 20 o 50 anni non sono niente. Ci sono epoche che non si meritano gli artisti loro  contemporanei.    L&#8217;arte sopravviverà  anche a questi tempi bui.  Infine tanto per cambiare io sto con R:Bolano<br />
<b>&#8220;La nostra etica è la Rivoluzione, la nostra estetica la Vita&#8221;</b></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ng		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/27/michele-perriera-linterferenza-necessaria/#comment-140986</link>

		<dc:creator><![CDATA[ng]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 18:36:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Viola, Ares e Orsola
many thanks!

@ Larry Massino

Sul rapporto tra etica ed estetica non credo che riuscirei a dirlo meglio di così:

“Uscire dalla configurazione etica attuale, tornare a conferire alle invenzioni della politica e a quella dell’arte le loro specificità e differenze significa anche rifiutare il fantasma della loro purezza, ridare a queste invenzioni il carattere di tagli sempre ambigui, precari e conflittuali. Questo suppone inevitabilmente di sottrarle a ogni teologia del tempo, a ogni pensiero del trauma originario o della salvezza a venire.” 
[J. Rancière, Il disagio dell’estetica]

Concordo sulla necessità di “rifiutarsi di collaborare”. Sui finanziamenti pubblici, più che accettarli o respingerli andrebbe analizzato il meccanismo – per altro meramente QUANTITATIVO – che sottende l’elargizione. Chissà, magari si potrebbe dimostrare che allo Stato non importa il teatro, ma l’intrattenimento. Ma sulla “rappresentazione di Stato” ha già detto tutto CB. Si tratta di essere conseguenti.

Io, nel mio piccolo, ormai giro solo “a incasso”. Quando va bene ci cavo fuori le spese (e infatti ho dovuto accettare un incarico di docenza). Sono sempre meno le realtà che possono garantire un cachet; la scelta di mettere in gara d’appalto i teatri pubblici (gare il più delle volte a ribasso mascherato) non potrà che peggiorare la situazione. Forse la crisi ci darà una mano …

[Sarebbe ora di fare un’analisi economica del sistema teatrale]

Completamente d’accordo – infine – sul tuo ultimo capoverso. Chissà, magari nel fondo della mia psiche, laggiù dove il rimosso s’agita scomposto, c’era il fantasma del capocomicato che mi portava a fare tre figli …

@ Luca T
tutta la tua frase è un esempio di sintesi critica perfetta. 

@ Carmelo
sì, Michele Perriera ha scelto coraggiosamente di restare a Palermo. In molti gli suggerivano di andarsene; lui ha scelto di restare e di resistere. A che prezzo? Ma l’oblio è davvero meglio dell’inganno. 

NeGa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Viola, Ares e Orsola<br />
many thanks!</p>
<p>@ Larry Massino</p>
<p>Sul rapporto tra etica ed estetica non credo che riuscirei a dirlo meglio di così:</p>
<p>“Uscire dalla configurazione etica attuale, tornare a conferire alle invenzioni della politica e a quella dell’arte le loro specificità e differenze significa anche rifiutare il fantasma della loro purezza, ridare a queste invenzioni il carattere di tagli sempre ambigui, precari e conflittuali. Questo suppone inevitabilmente di sottrarle a ogni teologia del tempo, a ogni pensiero del trauma originario o della salvezza a venire.”<br />
[J. Rancière, Il disagio dell’estetica]</p>
<p>Concordo sulla necessità di “rifiutarsi di collaborare”. Sui finanziamenti pubblici, più che accettarli o respingerli andrebbe analizzato il meccanismo – per altro meramente QUANTITATIVO – che sottende l’elargizione. Chissà, magari si potrebbe dimostrare che allo Stato non importa il teatro, ma l’intrattenimento. Ma sulla “rappresentazione di Stato” ha già detto tutto CB. Si tratta di essere conseguenti.</p>
<p>Io, nel mio piccolo, ormai giro solo “a incasso”. Quando va bene ci cavo fuori le spese (e infatti ho dovuto accettare un incarico di docenza). Sono sempre meno le realtà che possono garantire un cachet; la scelta di mettere in gara d’appalto i teatri pubblici (gare il più delle volte a ribasso mascherato) non potrà che peggiorare la situazione. Forse la crisi ci darà una mano …</p>
<p>[Sarebbe ora di fare un’analisi economica del sistema teatrale]</p>
<p>Completamente d’accordo – infine – sul tuo ultimo capoverso. Chissà, magari nel fondo della mia psiche, laggiù dove il rimosso s’agita scomposto, c’era il fantasma del capocomicato che mi portava a fare tre figli …</p>
<p>@ Luca T<br />
tutta la tua frase è un esempio di sintesi critica perfetta. </p>
<p>@ Carmelo<br />
sì, Michele Perriera ha scelto coraggiosamente di restare a Palermo. In molti gli suggerivano di andarsene; lui ha scelto di restare e di resistere. A che prezzo? Ma l’oblio è davvero meglio dell’inganno. </p>
<p>NeGa</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/27/michele-perriera-linterferenza-necessaria/#comment-140980</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 16:44:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36738#comment-140980</guid>

					<description><![CDATA[Ha scritto romanzi, editi da Sellerio (“Romanzo d’amore” e “La casa”, i più recenti) e saggi, da “Marcello Cimino, vita e morte di un comunista soave” all’antologia “L’avvenire della memoria”, sull’antifascismo siciliano. Ed è stato soprattutto autore di testi teatrali, regista, fondatore e animatore di una grande scuola di teatro d’avanguardia, “Teatés”. Perriera e il teatro. Il teatro di Perriera (da “Morte  per vanto” alle riscritture originalissime de “Le sedie” di Jonesco, del “Macbeth” di Shakespeare e de “Il gabbiano” di Cechov, sino ai testi come “Anticamera e “Atti del bradipo”)

Nonostante i limiti di Palermo, la sordità delle pubbliche amministrazioni (per anni “Teatés”, scuola apprezzata in tutta Europa, non ha avuto nemmeno una sede stabile, per insipienza del Comune), la volgarità cultuyrale e sociale dei ceti dominanti. Perriera, pur spesso provato, stanco, deluso, non si è mai arreso.
http://www.acalabro.com/index.php/2010/09/12/la-morte-di-michele-perriera-maestro-di-teatro-e-lavvenire-della-memoria/

ci vuole tanto  coraggio e tanto amore per un siciliano restare in sicilia e fare lavoro culturale in sicilia. 

i libri di michele perreira
http://www.ibs.it/libri/perriera+michele/libri+di+michele+perriera.html]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha scritto romanzi, editi da Sellerio (“Romanzo d’amore” e “La casa”, i più recenti) e saggi, da “Marcello Cimino, vita e morte di un comunista soave” all’antologia “L’avvenire della memoria”, sull’antifascismo siciliano. Ed è stato soprattutto autore di testi teatrali, regista, fondatore e animatore di una grande scuola di teatro d’avanguardia, “Teatés”. Perriera e il teatro. Il teatro di Perriera (da “Morte  per vanto” alle riscritture originalissime de “Le sedie” di Jonesco, del “Macbeth” di Shakespeare e de “Il gabbiano” di Cechov, sino ai testi come “Anticamera e “Atti del bradipo”)</p>
<p>Nonostante i limiti di Palermo, la sordità delle pubbliche amministrazioni (per anni “Teatés”, scuola apprezzata in tutta Europa, non ha avuto nemmeno una sede stabile, per insipienza del Comune), la volgarità cultuyrale e sociale dei ceti dominanti. Perriera, pur spesso provato, stanco, deluso, non si è mai arreso.<br />
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<p>ci vuole tanto  coraggio e tanto amore per un siciliano restare in sicilia e fare lavoro culturale in sicilia. </p>
<p>i libri di michele perreira<br />
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