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	Commenti a: Chi ha paura delle formule #3: irragionevole efficacia?	</title>
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		<title>
		Di: carmelo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 11:00:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@diego
La realta non è mai quella che noi crediamo di vedere essendo la sua rappresentazione condizionata dalle convenzioni, dai pregiudizi e dall&#039;ignoranza, oltre che dalla nostra cultura e dal nostro immaginario. 
La realtà poi assume una forma e un senso e, per quanto ne so secondo la teroria quantistica, una sostanza,  in rapporto al soggeto che la osserva. 
Più che la realtà, in fondo, la specie ummana si sforza di descrivere il suo rapporto con il mondo. E per farlo utilizza il linguaggio dei numeri e il linguaggio dell&#039;arte. 
Quindi sarei tentato di dire, nel caso della matematica (e non so se siete d&#039;accordo), che si tratta di un linguaggio che consente la massima astrazione riducendo al minimo il carattere ambiguo e insffuciente delle parole. 
Al contrario l&#039;arte utilizza linguaggi  che consentono una descrizione del mondo, grazie al loro carattere polisemico, ambiguo, metaforico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@diego<br />
La realta non è mai quella che noi crediamo di vedere essendo la sua rappresentazione condizionata dalle convenzioni, dai pregiudizi e dall&#8217;ignoranza, oltre che dalla nostra cultura e dal nostro immaginario.<br />
La realtà poi assume una forma e un senso e, per quanto ne so secondo la teroria quantistica, una sostanza,  in rapporto al soggeto che la osserva.<br />
Più che la realtà, in fondo, la specie ummana si sforza di descrivere il suo rapporto con il mondo. E per farlo utilizza il linguaggio dei numeri e il linguaggio dell&#8217;arte.<br />
Quindi sarei tentato di dire, nel caso della matematica (e non so se siete d&#8217;accordo), che si tratta di un linguaggio che consente la massima astrazione riducendo al minimo il carattere ambiguo e insffuciente delle parole.<br />
Al contrario l&#8217;arte utilizza linguaggi  che consentono una descrizione del mondo, grazie al loro carattere polisemico, ambiguo, metaforico.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Diego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/28/chi-ha-paura-delle-formule-3-lirragionevole-efficacia/#comment-142375</link>

		<dc:creator><![CDATA[Diego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 08:15:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@piergiorgio.
 Secondo me fare matematica significa utilizzare dei modelli simbolici per sintetizzare concetti e per formulare inferenze deduttive. L&#039;oggetto della discussione a mio avviso non è se la matematica è efficace o meno nella descrizione della realtà, semmai viceversa si può discutere su che grado di importanza dare al linguaggio nella descrizione matematica. Il linguaggio verbale secondo me è uno strumento fondamentale che deve affiancare la matematica,sia a scopo didattico,sia a scopo pratico perchè da esseri umani noi abbiamo bisogno di interagire con la realtà mediante un linguaggio intuitivo. Questo non significa che le parole debbano rimpiazzare le formule o viceversa, non è una gara tra scienziati e professori di italiano, le varie discipline umane vanno usate insieme se si vuole ampliare la conoscenza. Il punto però è che la necessità di usare le parole deriva soltanto dalla nostra incapacità di ragionare in maniera astratta nella vita di tutti i giorni, mentre la necessità di usare la matematica deriva da un REALE bisogno di descrivere la realtà. Quindi il motivo per cui i fisici usano i grafici invece di usare le formule è semplicemente perchè sono esseri umani e come tutti gli umani la visualizzazione &quot;terra terra&quot; dei risultati è un modo semplice e conveniente per interpretarli; i fisici conoscono la matematica che sta alla base delle loro scoperte e se gli fai vedere un grafico o un diagramma ne capiscono certamente il significato, se invece glie lo fai vedere ad uno che la matematica non l&#039;ha studiata, puoi solo raccontargli un miliardesimo di quello che ci sarebbe da dire. 
I filosofi si occupano e si occuperanno sempre meno di affrontare argomenti sulla &quot;materia&quot;, sulla &quot;sostanza&quot; ,sulla &quot;realtà fisica&quot; perchè le parole da sole sono diventate sempre più insufficienti. Concetti come &quot;materia&quot; sono sempre più relativi e astratti. Ad esempio, non hanno neanche più senso concetti come &quot;osservare l&#039;atomo&quot; , &quot;vedere cosa c&#039;è dentro un atomo&quot; , &quot;che forma ha il protone&quot;, la nostra capacità di &quot;vedere&quot; la materia è un pregiudizio.
Senza un formalismo matematico il linguaggio da solo rimane fine a se stesso,non serve a niente. E si può dimostrare che in passato ha agito anche da ostacolo alla conoscenza, creando dei pregiudizi nelle menti di molti scienziati i quali rimasero riluttanti ad accettare la teoria della relatività o la meccanica quantistica. E&#039; molto pericoloso raccontare SOLO con le parole una realtà che oramai si è appurato funzioni a prescindere dalle parole.

Inoltre,secondo me la matematica è un sinolo di logica e deduzione, usare la logica vuol dire saper schematizzare le cose nella maniera più intelligente possibile,non a casaccio. Quindi chi utilizza il linguaggio macchina invece delle le finestre, chi memorizza i numeri telefonici invece dei nomi, non è uno che fa matematica, ma è uno schizzato,pragmatico ,che non ha capito niente della vita. Fare matematica non significa necessariamente schematizzare tutto e fare tutto in forma di numeri, la matematica è anche arte, bellezza,intuizione, anche la musica è matematica, è qualcosa di molto più acuto ed elevato rispetto alla semplice scrittura schematica, e nelle formule c&#039;è un grado di saggezza e di umanità molto più elevato di quello che noi pensiamo leggendo il semplice simboletto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@piergiorgio.<br />
 Secondo me fare matematica significa utilizzare dei modelli simbolici per sintetizzare concetti e per formulare inferenze deduttive. L&#8217;oggetto della discussione a mio avviso non è se la matematica è efficace o meno nella descrizione della realtà, semmai viceversa si può discutere su che grado di importanza dare al linguaggio nella descrizione matematica. Il linguaggio verbale secondo me è uno strumento fondamentale che deve affiancare la matematica,sia a scopo didattico,sia a scopo pratico perchè da esseri umani noi abbiamo bisogno di interagire con la realtà mediante un linguaggio intuitivo. Questo non significa che le parole debbano rimpiazzare le formule o viceversa, non è una gara tra scienziati e professori di italiano, le varie discipline umane vanno usate insieme se si vuole ampliare la conoscenza. Il punto però è che la necessità di usare le parole deriva soltanto dalla nostra incapacità di ragionare in maniera astratta nella vita di tutti i giorni, mentre la necessità di usare la matematica deriva da un REALE bisogno di descrivere la realtà. Quindi il motivo per cui i fisici usano i grafici invece di usare le formule è semplicemente perchè sono esseri umani e come tutti gli umani la visualizzazione &#8220;terra terra&#8221; dei risultati è un modo semplice e conveniente per interpretarli; i fisici conoscono la matematica che sta alla base delle loro scoperte e se gli fai vedere un grafico o un diagramma ne capiscono certamente il significato, se invece glie lo fai vedere ad uno che la matematica non l&#8217;ha studiata, puoi solo raccontargli un miliardesimo di quello che ci sarebbe da dire.<br />
I filosofi si occupano e si occuperanno sempre meno di affrontare argomenti sulla &#8220;materia&#8221;, sulla &#8220;sostanza&#8221; ,sulla &#8220;realtà fisica&#8221; perchè le parole da sole sono diventate sempre più insufficienti. Concetti come &#8220;materia&#8221; sono sempre più relativi e astratti. Ad esempio, non hanno neanche più senso concetti come &#8220;osservare l&#8217;atomo&#8221; , &#8220;vedere cosa c&#8217;è dentro un atomo&#8221; , &#8220;che forma ha il protone&#8221;, la nostra capacità di &#8220;vedere&#8221; la materia è un pregiudizio.<br />
Senza un formalismo matematico il linguaggio da solo rimane fine a se stesso,non serve a niente. E si può dimostrare che in passato ha agito anche da ostacolo alla conoscenza, creando dei pregiudizi nelle menti di molti scienziati i quali rimasero riluttanti ad accettare la teoria della relatività o la meccanica quantistica. E&#8217; molto pericoloso raccontare SOLO con le parole una realtà che oramai si è appurato funzioni a prescindere dalle parole.</p>
<p>Inoltre,secondo me la matematica è un sinolo di logica e deduzione, usare la logica vuol dire saper schematizzare le cose nella maniera più intelligente possibile,non a casaccio. Quindi chi utilizza il linguaggio macchina invece delle le finestre, chi memorizza i numeri telefonici invece dei nomi, non è uno che fa matematica, ma è uno schizzato,pragmatico ,che non ha capito niente della vita. Fare matematica non significa necessariamente schematizzare tutto e fare tutto in forma di numeri, la matematica è anche arte, bellezza,intuizione, anche la musica è matematica, è qualcosa di molto più acuto ed elevato rispetto alla semplice scrittura schematica, e nelle formule c&#8217;è un grado di saggezza e di umanità molto più elevato di quello che noi pensiamo leggendo il semplice simboletto.</p>
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		<title>
		Di: piergiorgio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/28/chi-ha-paura-delle-formule-3-lirragionevole-efficacia/#comment-141768</link>

		<dc:creator><![CDATA[piergiorgio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 16:51:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una domanda che mi è sempre sorta spontanea riguardo la querelle dell&#039;efficacia delle matematiche nella descrizione della realtà:
perchè nemmeno i matematici utilizzano il linguaggio macchina, ma preferiscono le finestre?
perchè i fisici necessitano di visualizzare le loro simulazioni in forma grafica e non in forma simbolica?
perchè quando cerco nell&#039;elenco del telefono, cerco un nome per trovare un numero e non un numero per trovare un nome?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una domanda che mi è sempre sorta spontanea riguardo la querelle dell&#8217;efficacia delle matematiche nella descrizione della realtà:<br />
perchè nemmeno i matematici utilizzano il linguaggio macchina, ma preferiscono le finestre?<br />
perchè i fisici necessitano di visualizzare le loro simulazioni in forma grafica e non in forma simbolica?<br />
perchè quando cerco nell&#8217;elenco del telefono, cerco un nome per trovare un numero e non un numero per trovare un nome?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Helgoland, o il primo distacco dall’intuizione &#171; La poesia e lo spirito		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/28/chi-ha-paura-delle-formule-3-lirragionevole-efficacia/#comment-141747</link>

		<dc:creator><![CDATA[Helgoland, o il primo distacco dall’intuizione &#171; La poesia e lo spirito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 06:02:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] nuova realizzazione, o forse un rovesciamento, della formula di Tommaso. Siamo sempre vicini al tema del funzionamento della matematica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] nuova realizzazione, o forse un rovesciamento, della formula di Tommaso. Siamo sempre vicini al tema del funzionamento della matematica, [&#8230;]</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sparz		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/28/chi-ha-paura-delle-formule-3-lirragionevole-efficacia/#comment-141076</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Oct 2010 07:07:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[gentile Anna Maria, per consigli bibliografici (non facili!) mi scriva all&#039;indirizzo nazioneindiana@gmail.com, che cercherò di pensare qualcosa di sensato. Grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>gentile Anna Maria, per consigli bibliografici (non facili!) mi scriva all&#8217;indirizzo <a href="mailto:nazioneindiana@gmail.com">nazioneindiana@gmail.com</a>, che cercherò di pensare qualcosa di sensato. Grazie.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/28/chi-ha-paura-delle-formule-3-lirragionevole-efficacia/#comment-141025</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 07:43:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@diego
le tue argomentazioni sono molto interessanti e richiamano sulla necessità o almeno sull osforzo costante che deve fare la scienza per sottrarre ambiguità al suo discorso. 

La letteratura ha un altro compito.  vorrei citare una farse di  Sergio Pitol (scrittore messicano) che in qualche modo spiega l&#039;uso diverso del linguaggio letterario:

&quot;&quot;&quot;Un’altra regola, quella definitiva: mai confondere redazione e scrittura. La redazione non tende a intensificare la vita; la scrittura ha come fine questo compito. La redazione difficilmente permetterà che la parola possegga più di un significato; la parola per la scrittura è per natura polisemica: dice e tace insieme; rivela e nasconde. La redazione è affidabile e prevedibile; la scrittura non lo è mai, gode del delirio, dell’oscurità, del mistero e del disordine, per quanto possa sembrare trasparente. Marguerite Duras: “La scrittura arriva come il vento, è nuda, è l’inchiostro, è lo scritto, e passa come nulla passa nella vita, nulla, eccetto lei, la vita&quot;&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@diego<br />
le tue argomentazioni sono molto interessanti e richiamano sulla necessità o almeno sull osforzo costante che deve fare la scienza per sottrarre ambiguità al suo discorso. </p>
<p>La letteratura ha un altro compito.  vorrei citare una farse di  Sergio Pitol (scrittore messicano) che in qualche modo spiega l&#8217;uso diverso del linguaggio letterario:</p>
<p>&#8220;&#8221;&#8221;Un’altra regola, quella definitiva: mai confondere redazione e scrittura. La redazione non tende a intensificare la vita; la scrittura ha come fine questo compito. La redazione difficilmente permetterà che la parola possegga più di un significato; la parola per la scrittura è per natura polisemica: dice e tace insieme; rivela e nasconde. La redazione è affidabile e prevedibile; la scrittura non lo è mai, gode del delirio, dell’oscurità, del mistero e del disordine, per quanto possa sembrare trasparente. Marguerite Duras: “La scrittura arriva come il vento, è nuda, è l’inchiostro, è lo scritto, e passa come nulla passa nella vita, nulla, eccetto lei, la vita&#8221;&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: elio_c		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/28/chi-ha-paura-delle-formule-3-lirragionevole-efficacia/#comment-141024</link>

		<dc:creator><![CDATA[elio_c]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 04:23:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Penso che evidenziare il lato convenzionale della matematica, per assimilarla ad altre convenzioni umane, sia profondamente sbagliato in quanto nessuna convenzione risulta più &quot;forzata&quot; dall&#039;esterno di questa: l&#039;arbitrarietà si riduce alla forma dei segni, tutto il resto va incontro immediatamente ad una sanzione (di significatività) la cui origine ontologica rimarrà, credo, sempre oscura.
Chiedo a Sparz: cosa ne pensi de &quot;La strada che porta alla realtà&quot; di Penrose, le cui mille e passa pagine mi minacciano dal comodino?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Penso che evidenziare il lato convenzionale della matematica, per assimilarla ad altre convenzioni umane, sia profondamente sbagliato in quanto nessuna convenzione risulta più &#8220;forzata&#8221; dall&#8217;esterno di questa: l&#8217;arbitrarietà si riduce alla forma dei segni, tutto il resto va incontro immediatamente ad una sanzione (di significatività) la cui origine ontologica rimarrà, credo, sempre oscura.<br />
Chiedo a Sparz: cosa ne pensi de &#8220;La strada che porta alla realtà&#8221; di Penrose, le cui mille e passa pagine mi minacciano dal comodino?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Diego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/28/chi-ha-paura-delle-formule-3-lirragionevole-efficacia/#comment-141021</link>

		<dc:creator><![CDATA[Diego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 21:58:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36741#comment-141021</guid>

					<description><![CDATA[Ho letto tutti e tre gli articoli scritti da Lei sull&#039;argomento delle formule matematiche. Ritengo che abbia fatto un&#039;analisi molto intelligente. Penso che le argomentazioni utilizzate siano un valido stimolo a perseverare nello studio della matematica, per chi è ancora alle prime armi o per chi è rassegnato a rinunciarvi. Soprattutto, il riferimento alla musica, che se non erro nell&#039;antica grecia era considerata una vera e propria branca della matematica, fa capire che il formalismo in questione non è poi così arido e privo di anima come molti stupidi luoghi comuni lasciano a intendere.

  L&#039;unica cosa su cui mi trovo un po&#039; in disaccordo è la sua riflessione in merito alle parole di Steiner, fatta nel secondo articolo. Penso che per la scienza oggi il vocabolario sia sì necessario, ma non sufficiente, e che non si tratti tanto di &quot;complesso di inferiorità&quot; quanto di leale riconoscimento dei limiti e dei ruoli di ciascuna disciplina. Mi sono laureato da poco alla triennale di fisica a Roma. In base a quel minimo di esperienza che ho maturato, ho l&#039;impressione che a differenza delle epoche in cui &quot;regnava&quot; ancora la fisica newtoniana, oggi le parole sono fondamentali per descrivere solo una parte della realtà oggettiva che conosciamo; e laddove si possono usare le parole, il linguaggio verbale deve sempre essere accompagnato dal formalismo matematico.

  Un modo di elevare il ruolo della letteratura e di evitare le formule a mio avviso ci sarebbe, ma è quello, usato tutt&#039;ora, di coniare nuovi termini e nuove espressioni grammaticali che sintetizzano concetti matematici complessi (gradiente,lagrangiana,sistema gran canonico,prodotto tensoriale,ecc...) Però si tratta solo di parole schematiche che hanno la stessa funzione delle formule. Una letteratura che in maniera estrema si adeguasse a tale sistema, secondo me diventerebbe sterile e altro non sarebbe che un nuovo set di &quot;formule&quot; espresse in un linguaggio diverso: allora tanto vale usare direttamente le formule.

  Ritengo che sia più appropriato usare le parole in maniera limitata ma allo stesso tempo elegante, colmando le esigenze di correttezza formale con la matematica, piuttosto che tentare di fare a meno del formalismo rendendo il linguaggio prolisso. Primo perchè la scienza stessa insegna che la soluzione di un problema generico non è una tra le tante possibili, ma quella ottimale, e spesso la capacità di sintesi che ha un passaggio matematico è la via più breve per far arrivare il concetto nella testa di uno studente. Secondo, perchè a mio avviso il ruolo della letteratura in matematica(e in generale nella scienza) ha una rilevanza applicativa soprattutto con l&#039; ESEMPIO. L&#039;esempio pratico è il modo più diretto ed efficace per sintetizzare mille formule perchè permette una connessione tra astrazione matematica e realtà tangibile. Ma allo stesso tempo l&#039;esempio è limitato perchè è solo funzionale all&#039;apprendimento di una formula, non la può sostituire, serve &quot;solo&quot; da ponte. Terzo, perchè il formalismo ha in sè un potere ineguagliabile: un insieme di simboli può racchiudere in un secondo un&#039;infinità di concetti che scritti a parole ci si può mettere un&#039;ora a capire.

  Volendo riferirsi a qualche fatto concreto...

  Einstein, nel suo geniale e famoso articolo sulla relatività ristretta, è arrivato all&#039;estremo dell&#039;eleganza letteraria, trovando l&#039;intimo significato fisico delle equazioni di maxwell senza tutto quel formalismo pesante che veniva usato nell&#039;elettromagnetismo. Ma non ha potuto certo fare a meno di scrivere formule, e io non so quanto avrei capito di quell&#039;articolo se non avessi studiato a priori qualche altro formalismo.
  Brian greene ha scritto dei libri senza usare nessun simbolo, ma senza studiare la matematica che ne sta alla base, a mio avviso si capisce poco.
  Se nella scienza (parlo solo di fisica perchè è il mio punto di vista) è difficile prescindere dalle formule, figuriamoci in matematica. Leggendo un testo di sintesi sui principia mathematica di Bertrand Russel, mi è risultato difficile comprendere la maggior parte dei concetti, che lui ha espresso(essendo stato soprattutto un filosofo) sottoforma letteraria, scrivendo poche formule.

Spero di non aver scritto osservazioni superflue fraintendendo le sue parole. 

i miei più cordiali saluti

Diego]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto tutti e tre gli articoli scritti da Lei sull&#8217;argomento delle formule matematiche. Ritengo che abbia fatto un&#8217;analisi molto intelligente. Penso che le argomentazioni utilizzate siano un valido stimolo a perseverare nello studio della matematica, per chi è ancora alle prime armi o per chi è rassegnato a rinunciarvi. Soprattutto, il riferimento alla musica, che se non erro nell&#8217;antica grecia era considerata una vera e propria branca della matematica, fa capire che il formalismo in questione non è poi così arido e privo di anima come molti stupidi luoghi comuni lasciano a intendere.</p>
<p>  L&#8217;unica cosa su cui mi trovo un po&#8217; in disaccordo è la sua riflessione in merito alle parole di Steiner, fatta nel secondo articolo. Penso che per la scienza oggi il vocabolario sia sì necessario, ma non sufficiente, e che non si tratti tanto di &#8220;complesso di inferiorità&#8221; quanto di leale riconoscimento dei limiti e dei ruoli di ciascuna disciplina. Mi sono laureato da poco alla triennale di fisica a Roma. In base a quel minimo di esperienza che ho maturato, ho l&#8217;impressione che a differenza delle epoche in cui &#8220;regnava&#8221; ancora la fisica newtoniana, oggi le parole sono fondamentali per descrivere solo una parte della realtà oggettiva che conosciamo; e laddove si possono usare le parole, il linguaggio verbale deve sempre essere accompagnato dal formalismo matematico.</p>
<p>  Un modo di elevare il ruolo della letteratura e di evitare le formule a mio avviso ci sarebbe, ma è quello, usato tutt&#8217;ora, di coniare nuovi termini e nuove espressioni grammaticali che sintetizzano concetti matematici complessi (gradiente,lagrangiana,sistema gran canonico,prodotto tensoriale,ecc&#8230;) Però si tratta solo di parole schematiche che hanno la stessa funzione delle formule. Una letteratura che in maniera estrema si adeguasse a tale sistema, secondo me diventerebbe sterile e altro non sarebbe che un nuovo set di &#8220;formule&#8221; espresse in un linguaggio diverso: allora tanto vale usare direttamente le formule.</p>
<p>  Ritengo che sia più appropriato usare le parole in maniera limitata ma allo stesso tempo elegante, colmando le esigenze di correttezza formale con la matematica, piuttosto che tentare di fare a meno del formalismo rendendo il linguaggio prolisso. Primo perchè la scienza stessa insegna che la soluzione di un problema generico non è una tra le tante possibili, ma quella ottimale, e spesso la capacità di sintesi che ha un passaggio matematico è la via più breve per far arrivare il concetto nella testa di uno studente. Secondo, perchè a mio avviso il ruolo della letteratura in matematica(e in generale nella scienza) ha una rilevanza applicativa soprattutto con l&#8217; ESEMPIO. L&#8217;esempio pratico è il modo più diretto ed efficace per sintetizzare mille formule perchè permette una connessione tra astrazione matematica e realtà tangibile. Ma allo stesso tempo l&#8217;esempio è limitato perchè è solo funzionale all&#8217;apprendimento di una formula, non la può sostituire, serve &#8220;solo&#8221; da ponte. Terzo, perchè il formalismo ha in sè un potere ineguagliabile: un insieme di simboli può racchiudere in un secondo un&#8217;infinità di concetti che scritti a parole ci si può mettere un&#8217;ora a capire.</p>
<p>  Volendo riferirsi a qualche fatto concreto&#8230;</p>
<p>  Einstein, nel suo geniale e famoso articolo sulla relatività ristretta, è arrivato all&#8217;estremo dell&#8217;eleganza letteraria, trovando l&#8217;intimo significato fisico delle equazioni di maxwell senza tutto quel formalismo pesante che veniva usato nell&#8217;elettromagnetismo. Ma non ha potuto certo fare a meno di scrivere formule, e io non so quanto avrei capito di quell&#8217;articolo se non avessi studiato a priori qualche altro formalismo.<br />
  Brian greene ha scritto dei libri senza usare nessun simbolo, ma senza studiare la matematica che ne sta alla base, a mio avviso si capisce poco.<br />
  Se nella scienza (parlo solo di fisica perchè è il mio punto di vista) è difficile prescindere dalle formule, figuriamoci in matematica. Leggendo un testo di sintesi sui principia mathematica di Bertrand Russel, mi è risultato difficile comprendere la maggior parte dei concetti, che lui ha espresso(essendo stato soprattutto un filosofo) sottoforma letteraria, scrivendo poche formule.</p>
<p>Spero di non aver scritto osservazioni superflue fraintendendo le sue parole. </p>
<p>i miei più cordiali saluti</p>
<p>Diego</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Anna Maria Papi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/28/chi-ha-paura-delle-formule-3-lirragionevole-efficacia/#comment-141020</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anna Maria Papi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 21:57:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Troppo ignorante per partecipare (ai commenti).Però affascinata.
Domanda: Esiste un libro sulla meccanica quantistica e gli spazi vettoriali che sia ( divulgazione ) comprensibile ai profani?
P.S.Tra l&#039;altro, i segni misteriosi della tabella sopra riportata hanno un intensità grafica particolare.
Thank you, Professor Sparz]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Troppo ignorante per partecipare (ai commenti).Però affascinata.<br />
Domanda: Esiste un libro sulla meccanica quantistica e gli spazi vettoriali che sia ( divulgazione ) comprensibile ai profani?<br />
P.S.Tra l&#8217;altro, i segni misteriosi della tabella sopra riportata hanno un intensità grafica particolare.<br />
Thank you, Professor Sparz</p>
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		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/09/28/chi-ha-paura-delle-formule-3-lirragionevole-efficacia/#comment-141018</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 20:45:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie sparz della tua pazienza e della tua disponibilità. Ho letto alcune tue recensioni e ho avuto mododi apprezzare il tuo pensiero;  l&#039;argomento mi interessava anche perchè in una conferenza (sono dei video contenuti nello stesso blog) farinelli afferma in modo non certo molto chiaro, che oggi, nel momento in cui sono andati in crisi i modelli di pensiero, la letteratura ha molto da dire, insomma puo&#039; svolgere un ruolo importante. 
Ecco io vorrei al di la delle affermazioni, cercare di capire meglio le ragioni e le implicazioni - se fondate - di questa affermazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie sparz della tua pazienza e della tua disponibilità. Ho letto alcune tue recensioni e ho avuto mododi apprezzare il tuo pensiero;  l&#8217;argomento mi interessava anche perchè in una conferenza (sono dei video contenuti nello stesso blog) farinelli afferma in modo non certo molto chiaro, che oggi, nel momento in cui sono andati in crisi i modelli di pensiero, la letteratura ha molto da dire, insomma puo&#8217; svolgere un ruolo importante.<br />
Ecco io vorrei al di la delle affermazioni, cercare di capire meglio le ragioni e le implicazioni &#8211; se fondate &#8211; di questa affermazione.</p>
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